Ai testimoni la postuma riga, giù sbavata.
Posted by Luca Salvatore on February 12, 2008
« Ad amalgama resa, a passi distillati subendo in piedi l’assedio di voci, la piega dignitosa delle ore; a mano stanca lavorando tenebre, implorando digiuni e spettri, una notte dietro l’altra, un bicchiere e un giorno alla volta, va avanti fino allo scadere la setta bianca e viola lutto, patito antidoto e veleno, il dover essere altrimenti, il meglio e il peggio, in attesa che suoni la propria ora in grande Stile, di forsennare l’Insensato e sbrigare il Soggettile. Tutto va per il meglio finché dura. Il solo passo, signori, è sempre e solo verso le cose stesse, dimenticare d’avere iniziato.
Agli ingordi bevitori d’essenza, alla schiere d’Impassibili la visione ampia e l’aqua santa profferte; ai precipitati a capofitto, dannati per manco di fiducia cui fa difetto l’oggetto e lo stile, esanimi che un tempo calcaron celebri palchi abietti, i fondi da innalzare, ampi calici da cui bere e dell’assenzio puro in un bicchiere d’acqua sporca. Lor fatti della stessa sostanza di cui si nutre il Niente, fatti ebbri dell’alma versata nel ventre dei cibori sanno ingannare alla maniera dei più, provando l’amara bile e dis.aenima scorsa, l’assenza o che la morte li sorprenda. Bestemmia senza uguali e un graffio crudele, si è l’insensato torpore in gola vibrante e sonoro, squarcio che non sutura, liberi dal desiderio di piacere, dalle prese inconfutabili dei reconditi, da seggi ed onori, una buona volta liberi di vendersi a porzioni.
Richiamati all’aria, al risistemarsi degli istinti si prende il largo, in rotta verso neri Tropici e miraggi artificiali, obbligati alla condotta storta, dalla parte installata a tradire e ben servire, protesi al declino con l’occhio sgranato sui topici, sulle righe e l’ombra del presagio, passo a passo, vuoto a vuoto.
In questa deriva incessante, in questo declinare continuo l’infinito del verbo andare il solo riguardo dovuto ai cosiddetti antenati e astuti sapienti. Si celebra la perdita definitiva della parola, il balenare di un nuovo inizio a cui soccombere, l’agonia d’ogni tinta e manto, si passa randagi per ogni sacrario e saturnale, stamberga e lussuoso budoir. Nessuna moralità di cui beneficiare e nessuna Ragione o sottinteso che tenga. Messa al bando l’Essenza, e date al Niente nuove corti d’assise, parlamenti e testamenti, si prende la perdita per la cosa più eccellente da dire, cavando solchi profondi e neri sull’erta del Parnaso.
Ogni cosa fuggita ci somiglia! A bordo, grazie. »

















Sparz said
testo stupefacente, ma catturante, liberi dal desiderio di piacere, sì, bello difficile, però, giù sbavando.
lorpat said
Bello, bello, proprio bello questo testo. Ma allora c’è ancora qualcuno che si diverte a scrivere, nonostante la fatica del “dover essere altrimenti”! A quando la prossima fumisteria?
nadia agustoni said
Bello e con sprazzi incredibili. Una visione ardua ma attentissima e che stile. Grazie