La rivincita delle mistiche cristiane
Posted by emanuelegiordano on February 12, 2008
di SILVIA RONCHEY
Mai come in questo periodo di opposti integralismi un nuovo medioevo sembra avere calato le sue tenebre su quella che fino a poco tempo fa non si dubitava fosse l’unica definitiva conquista del Novecento: l’emancipazione femminile. Mai come in questo periodo i pronunciamenti delle autorità religiose hanno colpito la donna: in particolare quelli provenienti dalla Chiesa cristiana, che pure dovrebbe essere interprete e anzi ispiratrice di quella che chiamiamo civiltà occidentale. I fondamentalisti cattolici tentano di rimettere in discussione l’autonomia della donna in più sfere della sua vita, la sua libertà di scelta e perfino il suo diritto all’habeas corpus. Affermazioni strumentalmente amplificate dai media e assecondate anche da esponenti della scienza, come i primari romani firmatari della petizione di diritto dei medici a decidere sul feto contro la volontà della madre, malgrado le obiezioni degli esperti di bioetica sull’impossibilità di escludere i genitori dalla decisione sul proprio figlio.
Se già quattro anni fa, nella famosa «Lettera ai vescovi», l’allora cardinale Ratzinger contrapponeva una discriminazione deterministica del ruolo della donna alla libertà di far prevalere nelle scelte di vita la parte maschile o femminile di sé, e sentenziava che la sua vocazione prioritaria è la famiglia, nei recenti portati del suo magistero papale l’opzione di scelta della donna è arretrata ulteriormente rispetto alle posizioni assunte dai teologi del Novecento. Se un ritorno di spiritualità pervade la società orfana di ideologie secolari di salvezza, tanto più le gerarchie cattoliche e i teocon dovrebbero ricordare che è proprio dal seno della Chiesa cristiana che la scrittura e la riflessione femminili sono emerse e si sono manifestate al mondo. Nell’età aurea del cristianesimo, nel pieno del «tenebroso» medioevo, un esercito di donne colte e forti, dallo spirito libero e dalla prosa superba, aveva già sfidato le oppressioni della cultura dominante. E l’aveva fatto dall’interno della Chiesa cattolica. In una prospettiva rigorosamente storica, l’attività e la scrittura delle mistiche cristiane è la più grande se non forse l’unica vera traccia femminile impressa alla storia universale della letteratura e del pensiero.
Da quell’inestimabile tesoro non può non partire oggi una Gendered History della nostra letteratura. Una consapevolezza fino a poco tempo fa privilegio di pochi iniziati – da Giovanni Pozzi a Elémire Zolla – ma oggi riconosciuta anche dalla nostra istituzione universitaria più prestigiosa, il Sum, l’Istituto Superiore di Scienze Umane, che oggi inaugura a New York, con la New York University, il più grande convegno scientifico mai organizzato sulla letteratura italiana femminile. E lo apre proprio con le mistiche: da Chiara di Assisi a Angela da Foligno, da Caterina da Siena a Brigida di Svezia, i massimi studiosi mondiali riscriveranno la storia della scrittura femminile, estirpando convenzioni, correggendo definizioni, riequilibrando il peso della più fortunata scrittura delle donne contemporanee con quello delle antiche, straordinarie voci di donne per cui il non sposarsi, il non essere madri, l’isolarsi nel nubilato era stato l’equivalente di quella «stanza tutta per sé» che Virginia Woolf avrebbe eletto a simbolo della possibilità stessa di pensare, inventare, scrivere. Lo storico convegno di New York celebra donne che elaborarono, come Ildegarda di Bingen, una scienza da cui avrebbero da imparare i medici di oggi. Donne che furono giudicate anoressiche, isteriche, forse epilettiche, ma attraverso le quali l’intelligenza e l’indipendenza femminile fecero breccia all’interno stesso di quella Chiesa cattolica oggi così avara di riconoscimenti all’identità femminile.
Dalla Stampa

















rosellapostorino said
trovo qst pezzo importantissimo.
grazie a emanuele giordano per avrelo postato.
suggerisco di leggere:
http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/02/12/fire-walk-with-me/#comment-48789
a tutte e tutti.
fanno populismo usando il nostro corpo e le nostre vite.
Gaja said
Sono d’accordo con Rosella, anche io ringrazio Emanuele.
E anche io sono qui a segnalarvi un articolo:
http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20080212&ediz=20_CITTA&npag=13&file=M_404.xml&type=STANDARD
Non si parla di mistiche, né delle pioniere che hanno fatto la storia dell’emancipazione femminile – letteraria o meno – , ma è una panoramica scoraggiante e amara sulla condizione lavorativa delle donne in Italia.
C’è troppo, ancora troppo da fare. E troppi sono i passi indietro imposti alle donne da chi, per l’appunto, sfrutta i loro corpi, le loro vite e le loro parole.
C’è ancora bisogno di una Gendered History, perché si deve ribadire che le donne che scrivono sono esistite, sono state e sono importanti. Perché si deve ribadire che il “canone” è composto anche da loro. C’è bisogno di un convegno sulla letteratura italiana femminile, per sottolineare la nostra esistenza.
“I have a dream”: sogno che in un futuro, non troppo lontano, questi convegni portino all’universale riconoscimento del valore delle donne che scrivono, del loro fondamentale apporto. Sogno che le donne vengano considerate non “altro da”, ma “nel”. Che non vengano viste come una realtà letteraria “diversa” da quella maschile, che non siano ghettizzate, ma che inizino a essere poste come cardini, come pietre di paragone, come portatrici di letteratura e non “unicamente” (notare le virgolette) di letteratura femminile. Per il momento, quello che si può – e si DEVE fare – è precisamente quanto ha scritto Silvia Ronchey nel suo articolo.
Grazie di nuovo a Emanuele.
lucy said
la letteratura è, prima di tutto, letteratura, e patria di tutti, indipendentemente da genere e provenienza. è molto importante che sia “prima di tutto” VERA letteratura più che “femminile”, “al femminile”, “sul” femminile. nel contempo però, se non si ha il coraggio di guardare in faccia la realtà, in questa fase di (paradossale) arretramento di tanti diritti, si rischia di disperdere un patrimonio della differenza che è ciò che le donne di ogni tempo hanno saputo pensare e, molto spesso, dolorosamente, scrivere. si può disperdere marcando quella differenza o non marcandola affatto. equilibrio difficile ma tanto più attraente! in una fase di maschilismo (orrendo vocabolo) serpeggiante, è il caso di ricordare il magistero di dante che volle dividere il pane della conoscenza nel suo Convivio con “i molti e MOLTE (che sono volgari e non litterati etc.)”. era il 1306, suppergiù.
un grazie a gaja che mi consente di credere alla fortuna di essere donna.
l.