Luigia Sorrentino, Poesie.
Posted by fabrizio centofanti on February 16, 2008
CONTRADA SORA
sommersa dalle acque
dalle pietre erose
l’odore del mare portato ai nostri ante-
nati,
entrando dal retro
da via san Giuseppe alle paludi
verso la torre di Bassano
le teste insanguinate dei garofani
sul petto, nel segno del padre
lampade votive
verso quel poco di mare
guadagnato dalle ringhiere
in mezzo alle foto e alle nicchie
una concessione
la scala
in cima
i nostri gesti
la gloria, sui resti di Villa Sora
o ferrovia,
che scorri come fiume di ferro
sulla contrada più a oriente
sulla sporgenza
la Turris Octavae sollevata
a otto miglia da Napoli
stella di fuoco alta nel cielo
lave di fango la spinsero,
a vampate
o strada ferrata
più nulla ricordi
dell’approdo
le calate, tra piccoli seni di mare
i cespugli di canne
la tempesta discese nel
canalone
palude, la spiaggia del cavaliere
acqua condotta ad acqua
acqua e detriti dalla montagna
la montagna ingoiata
dalla bocca di mare roboante
alla rinfusa
corpi di animali a strascico
o altra materia da espellere
spalata
bocca violenta,
sbarrata da un muro
un blocco di cemento
l’evasione di massa
un esodo annunciato dai primi casi
inaugurammo la vita
con la festa delle rificolone (2)
con le lampade distese sui fiumi d’Arno
mentre il colera giù infilava le gambe
al centro noi spingemmo il piede
guardammo da fuori
la contaminazione del sangue
laggiù, l’agglomerato abitato
il bagliore delle nuvole sulla città
ferma,
la larghezza del cuore
(1.I resti di una villa romana ai margini della ferrovia, oggi ancora visibili, e i reperti rinvenuti già nel 1800 durante la costruzione della ferrovia nella Contrada cosiddetta Sola, lasciano supporre che al disotto del tratto della ferrovia, ci possa essere ancora qualcosa da recuperare di quell’antico splendore.
2. La festa delle rificolone è una festa che si svolge tutti gli anni nel mese di settembre a Firenze. Le rificolone sono lampade di carta illuminate internamente da un lumicino. Per tradizionale usanza popolare i ragazzi di Firenze le portano accese in cima a un lungo bastone in giro per la città la sera del 7 settembre, vigilia della festa della natività di Maria Vergine, cantando canzoni e vari ritornelli.)
Da: “C’e` un padre”
qui le barriere non servono
al risveglio
la vena è più lenta
i polmoni stanno adagiati
nel petto il tempo
è pieno non ricordo quanto manca
per l’infinito
ho tenuto nell’occhio l’oceano
come un faro in quota, un ponte
con le labbra in una
materia, anima
*
come il remo che divide l’oceano
accostai l’onda alla bocca
di slancio nel mezzo
tutta sciolta l’anima
voleva inghiottirmi
abissale il braccio si prolungò
- se tu potessi esistere più
segretamente –
fino a quando tenendola per mano,
fino a quando?
*
là il fiume
va con andatura
leggera l’anima
mie acque, profonde acque
stanno distanti
la bambina si afferra
con gambe rapide
entrano i muri
stanza tutta muri
è più freddo
non riesco non riesco
a tenerlo
molte acque
in flusso
si prendono
tutto l’anno
*
questa è la stanza
pesantissima
io volevo solo staccarmi
la vena
ed espandere
l’abbraccio
*
che la memoria mi metta scalza
vi prego
di spegnere prima di entrare
la luce
la tengo là
di notte posso catturarla
bussa al vetro
sorprendendo il mio rifugio
occhi di ragazza
un attimo prima
di ridere
il viso in mezzo
abbandonata al remo
quando l’onda
solleva la rena
e mi bacia
Da: “La nascita, solo la nascita” Inedito
eresia della sera con la testa
appoggiata al tuo petto la forma
della madre vedo accetta il battito
che ritorna dall’acqua
all’orecchio e la voce giunta a
difendermi la voce delle maree
e della carezza noi siamo in una
prima di discendere in quell’abisso
custodito dal fischio del cuore
prima di entrare come spiffero
da una porta lasciata socchiusa
fui sera come dire dicembre
seduta a lei amandola
*
il melograno spontaneo ha arbusti
sottili verso il sole lo sovrasta
la quercia inabissata nel senso
della ginestra che compie la forza
e compete con il vento a steli lunghi
e compatta il contatto con la terra
trova qui il tuo bambino terrestre
dove il querceto desiderato
ha parlato con te a lunghe chiome
ha parlato con te tenendo a distanza
la fortezza del mare l’occhio sferzato
che vede l’istantanea, lo sfiancamento
della terra dove impazzano
le cicale come stormi di guerra
lascialo andare, lascialo crescere
sul binario del sole dopo l’infuriata
su di sé come un’impalcatura
a braccia sciolte sparpagliate
in un respiro di cielo
*
siamo giunti alla terra che chiedi
nessun essere più caro è entrato
nel cratere d’argento
delle lacrime lontano
ma dobbiamo fare presto
a due mani prendere i cenni
degli alberi, i limoni che le stagioni
gonfiano, e i fichi quaranta
e quelli uno sull’altro cadono
mutando aspetto fra di loro
e voce, tutti e quaranta cadono
a ciascuno il suo volgersi
eppure io vidi il cuore gonfio
dalla parte dei campi fuori città
nel frutteto con la camicia sporca
il pantalone rappezzato vidi
l’angolo retto del corpo piegato
dietro il melo a crescere pena
a metterla parve cosa utile
contro le spine dei rovi

















jolanda catalano said
Ho letto versi di una bellezza commovente,un tuffo in quel’acqua,per me madre,sulla e dentro la quale spesso l’autrice indugia con immagini che si fissano nell’anima.
…le teste insanguinate dei garofani…
grazie anche per questi versi che mi ripropongono la memoria di mio padre.
jolanda
nadia agustoni said
“il melograno spontaneo ha arbusti
sottili verso il sole lo sovrasta
la quercia inabissata nel senso
della ginestra che compie la forza
e compete con il vento a steli lunghi
e compatta il contatto con la terra”
bello , grazie
luigia sorrentino said
jolanda, grazie… è proprio mio padre quel compagno di viaggio nel cuore della poesia. E’ il padre, che mi ha iniziato al canto. L’autorità del padre. Grazie di cuore…
luigia sorrentino said
ciao Nadia…
ho impiegato giorni e giorni per scrivere quei versi. Il melograno spontaneo era in fin di vita, e ho dovuto rastrellarlo, ripulirlo per giorni interi per ridargli il respiro di cui aveva bisogno… ho dovuo recidere rami di querce per fargli ritrovare un po’ di vita… Ho faticato e sudato, giorni e giorni… che non ti sembri impossibile! Una poesia scritta col corpo del poeta che cerca il contatto con la materia della vita e nella materia trova lo spirito… Grazie ancora
carmine vitale said
bravissima
mi piacerebbe molto scriverti la mia mail è :doarki@libero.it
luigia sorrentino said
ciao Carmine
leggo solo oggi la tua e.mail. Grazie. Ti scriverò… Luigia
carlo scafa said
“a due mani”, a due mani giunte dobbiamo avere la capacita’ di cogliere la tua sensibilita’ e trasmetterla a quel bambino che sara’ sicuramente un uomo nuovo, sicuramente una grande persona come te.
Carlo Scafa
luigia sorrentino said
Ciao Carlo,
hai trovato “il bambino terrestre”? Sono felice per te…
Un caro saluto
Luigia