Francesco Balsamo, “Discorso dell’albero alle sue foglie”
Posted by giorgiomorale on February 20, 2008
tenere sempre con sé
una conchiglia rosa
in mancanza va bene anche
una brocca celeste
non farsi mai mancare
un pesce di carta
e un foglio buono
tenere sempre vicini
i pensieri bambini
e lasciare che intorno ogni cosa
tintinni
tenere sempre un nascondiglio
e un fagotto in un cassetto
guardare a lungo le ombre del giardino
e tutte le foglie
e non dimenticare l’essenziale
la poesia come un vento in tasca
*
FRANCESCO
volevi un poco di verde
e ti sei coperto di foglie
tutte così cresciute
a bocca aperta l’aria
nessuno sbaglio capita
è il verde risultato del tempo
sentivi tramare
c’erano contrazioni formicolii
assalti di venti
all’improvviso hai ritrovato
la dolce fissità della pianta
sospiri rabbrividisci
accordi sillabe con fruscii delle mani
non sarà poi così diversa la tua vita
cerca un posto fra i mobili
e ascolta.
*
dietro le facciate delle case
ci sono ore scavate come buche
la notte vi cadono pensieri.
si può piangere sopra ogni cosa:
nera pioggia della casa,
potrebbe raggiungere il soffitto
i giorni come fossero piante
sollevare il cuore,
ma è il cuore che solleva il cuore.
*
un erbario
il palmo della mano –
ecco la linea della vita
guarda la fin dove si arrampica!
e la linea della fedeltà
la vedi?
si allunga a perdifiato –
questa – solo questa
è la linea della fortuna
da qui si va alla cieca.
ecco la linea della tenerezza,
il viale alberato:
vieni
scendiamo
per di qua
*
ti penso a tentoni, o ti scrivo scherzando:
le spreco tutte le parole,
che ammiccano al cielo e si schiudono.
noi siamo diventati più saggi,
vediamo miracoli.
ogni mattina guardo il giardino nel vaso
e gli arabeschi della rosa nel piccolo orto.
ti auguro uno svago dalle piccole cose insidiose
oppure la visita di un gatto
*
scrivere fare il gatto nero
sulle ringhiere
o il cane del quartiere
quell’unico occhio
quell’unico niente
sarebbe il mio lavoro domenicale
scriver piccole parole contate
oh fare il gatto nero sulle ringhiere
o il cane del quartiere
*
se fossi morto
se fosse vero
allora sì sarei serio
come a ridirmi
sotto la lingua
una mia parola
e allora chi sa
forse spunterebbe
un ricordo
uno solo
più mite di un topo
*
qui, siamo come sempre ricchi
e ciò che è inutile è bello
e nessuno è disattento,
il tempo è calmo e pieno,
da qui, con serenità parliamo ai morti
ci dicono che è bello il mondo,
un grande colpo di cannone
*
Nota introduttiva
di Elio Pecora
Grazia e leggerezza sono le qualità precipue della scrittura in versi di Francesco Balsamo. Sono le stesse qualità dei suoi disegni: nei quali il mondo si scioglie dalle ombre, ma resta avvolto in un suo accorato segreto.
Balsamo s’aggira in un universo minimo, pure non se ne vedono i confini. Vi si aggira inquieto e innamorato, ne discorre con voce tenera e assorta. Valgono per lui le misure più dello stupore che dell’attenzione, più dell’empatia che del rispecchiamento.
Grazie e leggerezza non rischiano qui di trasformarsi, come accade negli scritti di alcuni coetanei di Balsamo, mai in elegismo melenso, mai nell’esercizio di un gusto. È che Balsamo ha cercato con pazienza e con tenacia la propria voce. E ha toccato la sola verità che un poeta può toccare: la propria singolarità. Così è diventato la sentinella e il testimone del suo cammino fra gli altri e con gli altri. E la sua compagnia comprende, oltre all’umano il vegetale, la durevole e innumerevole famiglia degli oggetti: “tenere sempre con sé/una conchiglia rosa/in mancanza va bene anche/una brocca celeste/non farsi mai mancare/un pesce di carta/e un foglio buono/tenere sempre vicini/i pensieri bambini/e lasciare che intorno ogni cosa/tintinni/tenere sempre un nascondiglio/e un fagotto in un cassetto/guardare a lungo le ombre del giardino/e tutte le foglie/e non dimenticare/l’essenziale/la poesia come un vento in tasca”.
Mi accade raramente di accostare un’opera di poesia quella di Sandro Penna. In questo caso azzardo la vicinanza. Non che Balsamo ceselli prodigiosi talismani, né che accolga nell’evento quotidiano l’intoccabile bellezza. Ma anche lui si trasferisce in un altrove che reinventa la vita con parole chiare e impalpabili e che, se esclude il rischio e il movimento, convince e accompagna.
Chiamati dentro frase ritmicamente fluide, luoghi, oggetti, animali, persone convengono a un’esistenza in cui un’amabile malinconia depura la pena. Una stanza, un giardino, un leone da circo, mari traversati nel dormiveglia, la luna che raggiunge il bosco, foglie sussurranti, e il discorso, che dà il titolo al libro e che non è più di un sussurro, trattengono chi legge e s’accosta.
Frammenti di un diario lasciati a un vento lieve, questi versi raccontano una metamorfosi. Chi si esprime traversa le ore e le stagioni, se ne appropria cancellandole, si ritrova dimenticandosi. L’immagine diventa traccia e barlume, l’orma svela il passeggero, il funambolo sul filo tremolante compie il gioco arduo e amorevole di chi si cerca l’anima per rendersi vivo, e cammina nel sogno della ragione verso una certezza intoccabile.
(da Francesco Balsamo, Discorso dell’albero alle sue foglie, Edizioni Stamperia dell’arancio 2003)
*
Francesco Balsamo è nato nel 1969 a Catania, dove vive e lavora. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e Catania e alla facoltà di Lettere dell’Università di Catania. Svolge l’attività di disegnatore e scrive versi. E’ tra i vincitori del premio Eugenio Montale nel 2001 – sezione inediti – con Appendere l’ombra a un chiodo, poesie pubblicate nell’antologia dei premiati, edita da Crocetti nel 2002. Sempre nel 2002 riceve il premio Sandro Penna, per l’inedito, con Discorso dell’albero alle sue foglie, edito da Stamperia dell’Arancio nel 2003. Alcune sue poesie sono state pubblicate su riviste: Hortus (Grottammare 2004), I racconti di Luvi (Palermo 2004), Poeti e Poesia (Roma 2004), Ore piccole (Piacenza 2007); e su antologie: Centro Montale – Vent’anni di poesia (Firenze 2001), Ci sono ancora le lucciole (Milano 2004), dieci poesie tradotte in polacco in La comunità dei vulcani (Messina 2006), Poeti e Poesia – poeti nati negli anni sessanta – (Roma 2007). Una sua raccolta è stata tradotta in finlandese e pubblicata a Helsinki nel 2004. Impegnato in una costante ricerca formale, sperimenta e precisa una tecnica pittorica adeguata ad una personale misura espressiva.


















Paola renzetti said
Immagini belle e delicate in un percorso vivace. Come quel gatto
sulla ringhiera che il poeta diventa. O quell’augurio di liberarsi dalle cose insidiose, proprio attraverso una visita,
magari ancora di un gatto!
E’ l’irruzione di cose piccole (che piccole non sono) ma destabilizzanti in positivo.
Mi sembra che rispetto a Sandro Penna, Balsamo sia molto più discorsivo. Per l’ispirazione forse entrambi attingono anche da un rapporto particolare con la natura.
Giorgio said
Grazie, Paola, della lettura e del commento. E grazie a Francesco della sua poesia. Consiglio la lettura integrale di questa raccolta, da cui sarebbe possibile trarre varie selezioni altrettanto valide di quella da me proposta.
Un caro saluto
Giorgio
Michele Ortore said
Per fortuna che Elio Pecora, quando scrive, è meno sapido di quando parla! Ho apprezzato molto il parallelismo con Sandro Penna, non tanto per la cifra stilistica, quanto per la presenza fresca, ombrosa e onnipresente dell’infanzia, e che traspare nella vivacità dello sguardo, nella ricerca del ritmo leggero e coinvolgente, nella purezza.
…E onore alla Stamperia dell’Arancio, che ora non esiste più :-(