Cordelia, traduzione di Massimo Sannelli
Posted by fabrizio centofanti on February 22, 2008
CORDELIA, da RE LEAR, I.1
Ama. Silenzio. E che dirà Cordelia?
Silenzio! Ama. Povera Cordelia!
Non sono povera. No. Questo amore,
in me, supera molto la mia lingua.
Per mia sfortuna io non posso spingere
il mio cuore all’altezza della bocca.
Amo Vostra Maestà secondo un vincolo:
così. Né più né meno. E Voi chiedete
un discorso migliore. Sire buono,
mi avete dato vita, ed allevata,
avete amato me, ed io Vi rendo
quello che è Vostro, secondo giustizia.
Io Vi obbedisco, Vi amo e Vi onoro.
Perché le mie sorelle hanno mariti,
se ognuna dice “amo solo mio padre”?
Quando sarò sposata, quel signore
che con la mano accetterà il mio pegno
dividerà con Voi amore, stima, e cura.
Il cuore parla a Voi. Non “tanto giovane
e tanto poco tenera”: ma giovane,
signore, giovane, e tanto sincera.
***
CORDELIA, da RE LEAR, I.1
Maestà, Vi prego. Io non possiedo l’arte
e la disinvoltura e l’olio viscido
che dice senza fare: prima agisco,
poi parlo. Perderò la Vostra grazia
ed il Vostro favore. Ma sia chiaro:
non fu una macchia infame, vizio o crimine,
né una mia azione fu meno che casta,
o un mio cenno fu meno che onorevole –
ma è quello che mi manca, e che mi esalta:
un occhio che lusinga ed una lingua
che aiuti l’occhio. E io ne sono priva,
felice della mia menomazione:
benché, mancando, io Vi dispiaccia, ora.
Prendo congedo dalle mie sorelle.
Gemme di nostro padre,
Cordelia vi abbandona.
Io so che cosa siete:
come sorella, è orrendo
dire il nome comune
di tutti i vostri vizi.
Amate nostro padre!
Sì, amatelo! Io lascio
il padre al vostro seno
offerto e grande. Se
io non fossi in disgrazia,
preferirei per lui un miglior nido.
Il Tempo svelerà
le cose poste tra le pieghe scaltre.
Egli copre gli errori
e li umilia alla fine:
il Tempo dirà tutto.
Vi auguro ogni bene.
Addio, sorelle. Addio alle due gemme!
***
CORDELIA, da RE LEAR, IV.7
Come sta il Re? Dite. Va bene. Dorme.
O buoni Dèi! Curate la sua grande
piaga, nella natura disprezzata.
E date l’armonia
ai sensi discordanti
e stonati del padre,
che è tornato bambino.
O caro padre, il dio della salute
mi metta sulle labbra la tua cura,
e questo bacio possa rimediare
alle violenze che le mie sorelle
hanno commesso, contro il tuo onore.
Se tu non fossi stato il loro padre,
sarebbero bastati i tuoi capelli
bianchi, per domandare la pietà.
Hai forse un viso che si possa esporre
alla furia dei venti? Chi offrirebbe
ai tuoni questo viso, ed al terribile
colpo improvviso di un fulmine sciolto?
Se il cane di un nemico
mi avesse morso, io,
in una notte simile,
l’avrei tenuto al caldo;
e tu, povero padre,
coi porci e i disperati,
sulla paglia consunta,
che marcisce? Ah! Mi chiedo:
come hai potuto rimanere in te?
come hai potuto rimanere vivo?
Guardatemi, signore. Eccomi. Alzate
la mano, su di me, per benedirmi.
Signore, non così! Non in ginocchio!

















nadia agustoni said
Bellissimo. Re Lear, lo Shakespeare che ho più amato, che continua a interrogarmi. Grazie
Gaja said
Che meraviglioso regalo! Grazie a Massimo, di aver tradotto i brani che più ho amato di Re Lear (e che, per la mia esperienza di traduttrice, sono i più citati nei romanzi di lingua inglese insieme a quelli tratti dall’Amleto)
Cordelia è indimenticabile, indimenticabili sono le sue parole.
E grazie anche a Fabry di aver pubblicato questo post.
Giuseppe Iannozzi said
Oddio!
No, il Re Lear no… abbiate pietà, perché simile scempio? :-(
La miglior traduzione a tutt’oggi rimane quella dell’insuperato Giorgio Melchiori.
massimo said
grazie, davvero; e grazie a Fabrizio, per averci creduto. e a Giuseppe: è solo un esperimento *teatrale*, e non *traduttologico*, per un’attrice che ne farà l’uso preferito (e c’è anche un Amleto, o Amleta, in tre quadri). non si tratta di poesia nel senso usuale – né di poesia *scritta*…
massimo
Giuseppe Iannozzi said
Pericolo scampato dunque. :-D
Se è un esperimento teatrale, allora bene. Ma dirlo da subito? ;-)
massimo said
e dunque (tra le righe) ti chiedo “una pupilla meno irritata”!
massimo
Chiara Daino said
@ Iannozzi:
mi scusi – ma “la miglior traduzione a tutt’oggi rimane quella dell’insuperato Giorgio Melchiori” è un’affermazione valida per lei che scrive – con valore “assoluto”.
E ancora: “Pericolo scampato dunque. Se è un esperimento teatrale, allora bene. Ma dirlo da subito?” – a quale “pericolo” si riferisce? Forse recitare un testo riduce il valore della Lettera? Sarebbe un “esperimento interessante” vederla sul palco nel ruolo di Cordelia [scelga pure la traduzione migliore per le sue corde...] – almeno aggiungerebbe una voce al suo vasto curriculum di scrittore. E’anche attore? [perdoni, ma non ho letto tutta la sua biografia in rete: dopo le accurate righe circa "le bionde/more/rosse" Nausea e Sonno mi hanno distratta]
Lei invoca “abbiate pietà” – io – ho solo pena.
Chiara Daino
massimo said
non avevo risposto al “pericolo”, ne avevo sorriso. e avevo citato – lo faccio sempre – Arthur quando parla al “caro satana” (ogni accenno di satanismo – perdonabile solo ad Isabella Santacroce, comunque cristianissima, e perdonabile per sua eccellenza e maestà tecnica e furore – mi fa scattare quell’associazione di idee). dunque correremo il pericolo performativo – L’ESECUZIONE, CHE NON A CASO SI CHIAMA “ESECUZIONE”, E’ PIU’ PERICOLOSA DI UNA PAGINA, ma che non si sappia – mercoledì prossimo, a Palazzo reale, a Genova. Maura Di Antonio – mulier non taceat in auditorio – sia Amleto (Amleta). la paura che qualcosa esca dalla pagina scritta; che il poeta con la faccia bianca e l’occhio morbido sia vagamente performer; che qualche competenza si immeticci (non dico: “si contamini”) – perché tanta paura? e dunque, ripeto: “una pupilla meno irritata!”.