Paolina Messina, Poesie
Posted by fabrizio centofanti on March 2, 2008
C’è un sentiero dalle infinite diramazioni nel mondo poetico di Paolina Messina. Un sentiero che la poetessa percorre ogni giorno, dove il ricordo, che non è mai sterile nostalgia, ma piuttosto memoria vigile e attenta, si nutre di un passato custodito fino allo spasimo. Ed è appunto dal passato che poi, in definitiva, si visualizzano altri sentieri, altri motivi di ispirazione.
Una poesia tenera come un delicato acquarello paesaggistico, quando i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza s’insinuano nel presente, attraverso la frantumazione spazio-temporale di un qualcosa che non è, ma è stato; un dipinto accorato dalle mille emozioni che vive nella memoria e attraverso la memoria si trasforma in case dirute o fiori che sbocciano quasi per miracolo da antiche fessure intristite dal tempo. Ma il dipinto, a volte, muta colore quando volti e immagini di affetti a lei cari, si perdono nell’ombra grigia della morte, in nomi da cancellare dalla propria agenda ma non dal proprio cuore. Ritratti affidati alla misericordia del tempo, tinteggiati dai veli personalissimi della memoria. Ma nel suo percorso umano e poetico, Paolina Messina racchiude e poi canta anche il dolore, testimonianza non solo del suo vissuto, sul quale la poetessa non indugia più di tanto, ma anche e con voce più ferma, di tutto il dolore che circonda e sovrasta un mondo dove Caino purtroppo non è solo passato, ma amaro presente che toglie ogni respiro.
La consapevolezza del male dunque, si muta in preghiera, in fede cristiana sentita e vissuta all’insegna di quella speranza di Luce che non dovrebbe mai abbandonare l’uomo, troppo spesso dimentico del vero significato dell’Amore.
Questa universalità di intenti ritorna nel verso che si snoda limpido e sobrio, oppure a volte forte e crudo e altre ancora caldo e soleggiato. Come se la poesia, trasfigurata e umanizzata, fosse essa stessa voce e scrittura, ispirazione e canto, dettato e inchiostro, nel labirinto magico e misterico delle parole.
*
Tra frantumi di case
Tra frantumi di case
vaga l’anima mia
In bianche mura di calce
si specchia
Il vecchio geranio
nella giara
mostra le antiche tenaci
radici
Da scale sgretolate
mi giunge
l’odore amaro della ruta
*
Paese mio
Sono rimasti gli oleandri
a sorridere nelle piazze
al sole dell’estate
Troppi amici ho perduto
per le vie di questo paese
dove le feste si inseguono
come i grani del rosario
Dov’è mai l’allegra compagnia
che le notti d’agosto
rinfrescava le angurie
nella gebbia di Fontanamurata?
*
Scale di casa mia
Questi gradini di pietra
spaccati dal sole e dalla pioggia
nido di lucertole
dove rigogliosa cresce
l’ostinata parietaria
sono lo specchio di morte stagioni
che la memoria devotamente
custodisce come un’immagine sacra
come l’orchidea rara
racchiusa
nella sua ampolla d’acqua.
*
Ad Antonino Uccello
Delicati
come le porcellane cinesi
erano i tuoi versi
Rincorrevi nel vento di marzo
il profumo della vita
che ti sfuggiva di mano
il baratro nero che ti colse
atteso e temuto
quel giorno d’ottobre.
*
Casa mia
Si insinua come il tarlo
lo sconforto
E’ nebbia di gennaio
il groviglio di pensieri
che mi affonda
In quale lontana galassia
sei
mia vecchia casa dell’infanzia
Balsamo che lenisce
il cigolio dolorante
dei tuoi cardini
e l’erba rigogliosa
che cresce sulle tue scale
consunte d’anni
e di memorie.
*
Teatro greco di Akrai
Su questi gradini di roccia
intrisi di storia
ascolto rapita
il silenzio delle pietre.
*
Viatico
Ritorna
la tua immagine gentile
nel ricordo di chi ti conobbe
Invano
passarono gli anni
a lenire un distacco
che sanguina ancora
E sei
nel profumo dei pini o madre
in questo cielo di agosto
traboccante di stelle
nella voce calda degli amici
viatico che consola
stasera sul colle ventoso
di Akrai.
*
Finchè avrò memoria
Finchè avrò memoria
dirò grazie all’Eterno
che nel sogno mi conduce
per strade di quiete
a rinfrancare la speranza
Non rinnegherò
le lacrime versate
Fu spinoso il sentiero
sul quale fui costretta
a camminare
Finchè avrò memoria
benedirò il Signore
che fu per me
largo di misericordia
Molte volte ho rischiato
l’abisso ma sempre
la Sua mano potente
mi riportò sulla via.
*
Autunno
Spoglia la pergola
il vento di scirocco
Stillicidio di giorni
che volteggiano lenti
come i pampini secchi
E tu sai che non è
un addio provvisorio.
*
Estote parati
Se ne sono andati
in punta di piedi
senza bagaglio
alla spicciolata
Hanno accostato l’uscio
in silenzio
quasi a voler tornare
incontro a un altro giorno
ma chissà dove
Ho cancellato molti nomi
dalla mia rubrica telefonica
ed ogni taglio
è una ferita al cuore
Cancelleranno anche me
mi ripeto
e quel giorno è in agguato
lo so
Mi rincorre ed io tento
un’inutile fuga
A quanti angoli ancora
mi terrà inchiodata
col respiro mozzato
in attesa e come nel vecchio
gioco dell’infanzia
sarà liberazione
il grido della scoperta.
*
Al Crocifisso della Chiesa Cep
Almeno toglierti
quell’indegna polvere dal capo
mio Signore
e poi staccarti pian piano
le mani
dalla croce
e i piedi
e asciugarti
quei rivoli rossi
e coprirti
e abbracciarti
e tenerti stretto
per riscaldarti
Perdonami Maria
se di quel tuo martoriato figlio
mi sento madre anch’io.
*
Venerdì Santo
Dal nostro orto degli ulivi
sale incessante a te o Padre
il grido dell’abbandono
La nostra croce è
non voler credere
che Tu sei l’AMORE
nonostante tutto.
*
Gerusalemme
Le mura di cinta
come una corona
Sei apparsa all’improvviso
dopo una curva
all’uscita dal deserto
lassù sull’altopiano
nel tuo regale isolamento
Le case bianche
i muri a secco
gli uliveti sparsi
sulle colline pietrose
Immagini stranamente familiari
di quel mio paese solitario
lassù sugli Iblei
Un sogno inespresso eri
la perla che il mare
porta a galla
dopo tanto inutile agitarsi
Ti aspettavo da sempre Gerusalemme
Qui tutto è successo
Ora so perché il tuo nome
sulla bocca dei profeti
era sospiro spasimo
lamento invocazione
La cupola verdeoro
sulla spianata della discordia
è un sole che brilla
Miraggio di pace
nei deserti del cuore.
*
Forse un volo di rondini
Trascino la mia ombra
nella calura estiva
che la città rinserra
tra l’asfalto e il cemento
Pure i gabbiani disertano
questa marina sciroccosa
che di rado si acquieta
nel silenzio della sera
Forse un volo di rondini
a disperdere il tedio che mi assale
Forse un volo di rondini
Forse.
*
Preghiera
Quando sarò Signore
alle porte di quel tunnel
che mi separa dalla luce
ti prego
mandami incontro mia madre
E’ tanto che mi manca
che il suo volto l’ho smarrito
nelle nebbie dei ricordi
Ritroverò il suo
morbido abbraccio
quel suo odore che avida
cercavo tra le lenzuola
Basterà un attimo
a svuotare il fiume
di parole non dette
(per lungo tempo ha premuto
ai margini del cuore)
E tornerò bambina
a cercare la sua mano
la certezza di un amore
che non ebbe mai tramonto.
*
Allora
C’erano allora le lucciole
a punteggiare di luci
le notti d’estate
e piovevano schegge di stelle
in quel cielo d’agosto
così terso e a portata di mano
Lunghissimi giorni di sole
e sere mai sazie di giochi
tra case dirute
e vicoli immersi nel buio
Echi di voci mai spente
rimbalzano nella memoria
Inseguo con Proust
il mio lontanissimo
tempo perduto.
*
Paolina Messina è nata a Palazzolo Acreide,in provincia di Siracusa,nel 1942.
Vive ormai da quasi un quarantennio ad Archi di Reggio Calabria dove ha svolto la sua attività di insegnante nella scuola elementare dello stesso quartiere.
Partecipa con assiduità e interesse alla vita culturale cittadina ed è impegnata nel volontariato cattolico..
Fa parte del Cenacolo dei poeti del Rhegium Julii. Ha collaborato per diversi anni alla rivista “La Procellaria” con poesie,racconti e recensioni.
Ha raccolto la sua produzione poetica in due sillogi: Tra frantumi di case e Finchè avrò memoria.

















Paolina said
Ringrazio Fabrizio per l’ospitalità
Paolina
Paola renzetti said
complimenti Paolina per le tue poesie. Sono molto belle!
fabry said
grazie a te, Paolina.
Pina De Felice said
Paolina,le tue nostalgie, diventano nel lettore,accorato rifugio della propria givinezza,vissuta lietamente sui gradini di pietra,ove la luce delle lucciole diventa una sfavillante luce interiore.Il verso diventa incalzante e fortemente lirico,quando la religiosità, si manifesta in una fede palpitante.
jolanda catalano said
I versi di Paolina sono fiori di prato,odori e memorie di passato da assaporare nel presente mai stanco di colori.
Paolina said
Un grazie di cuore a Paola , Jolanda, Pina.Ricordo che Pirandello ne”L’uomo dal fiore in bocca” fa dire al protagonista che la vita solo nel passato si lascia assaporare.
Domenico said
Le pooesie di Paolina Messina rivelano quel desiderio di riappropriarsi di un passato che fa parte di ognuno di noi e che non può andare perduto nei recessi della memoria. Le radici, l’amore per la propria terra deve essere stimolato dalla poesia che insegna sempre a far tesoro delle proprie esperienze. Un forte abbraccio Paolina
annamaria immesi smorto said
Ciao Paolina,per me la tua poesia e’ pura come un sorso d’acqua di sorgente,profonda come puo’ essere un sogno rincorso a lungo,vera come te.
Non sono le scale sgretolate che tu percorri ricordando frantumi di case,ma illuminata da un vecchio geranio in una giara sai che possiedi antiche tenaciradici e sti sorride ancora l’oleandro che insinua il suo profumo nelle tue narici. Tu stessa diventi come come l’ostinata parietaria dei gradini sgretolati della tua vecchia casa. Tu stai sempre bevendo da un’ampolla quell’acqua preziosa,e la tua sete si placa alla luce dei versi che modulano le melodie della tua anima.
La presenza di una fede vera ti restituisce una forza insospettata e la tua linfa vitale diventa poesia. Ti voglio bene
AnnaMaria
Paolina said
Anna Maria, ti voglio bene anch’io.Grazie
Paolina said
E’ sparito il mio grazie per Domenico! Lo ripeto ancora insieme a un abbraccio affettuoso.