Cuore di pixel, di Alessandro Simonato*
Posted by Gaja Cenciarelli on March 3, 2008
Non me ne sono resa conto ma sono già passati cinque anni da quando io e Alessio stiamo insieme. Se solo mi fermassi un secondo per pensare, se solo avessi la volontà di fare una cosa così semplice, potrei dire che con lui non mi è mai mancato nulla, almeno fino a quando tutto è cambiato.
Più o meno due mesi fa ho cominciato a giocare dentro questo mondo virtuale del quale non fanno altro che parlare tutti quanti. All’inizio, lo ammetto, non riuscivo a capire cosa ci fosse di così entusiasmante nello stare a guardare un monitor per ore, seduta su una sedia. Poi, per cocciutaggine e per curiosità, ho cominciato a conoscere un bel po’ di gente, ad apprezzare le albe sintetiche, a conoscere il mio nuovo corpo bellissimo con tutte le sue particolari esigenze. Ho pure trovato un lavoro e, devo dire, qui dentro è tutto più semplice della vita di tutti i giorni. Io che sono sempre stata schiva e intimorita dalle relazioni con le altre persone, spaventata dalla vita adulta che a trent’anni non sono ancora riuscita a comprendere, ora qui dentro mi sento di poter fare qualsiasi cosa, senza remore.
Alessio sembra non capire questa mia passione. Mi critica e, negli ultimi tempi, sembra sempre più depresso da questo mio distacco. Sinceramente non m’importa se non riesce a capirmi, perché ora mi sento completa, perché qui ho conosciuto un angelo che si chiama Nero.
* * *
Non la capisco più, non la capisco proprio. Sembra un’altra. Mi chiedo che fine abbia fatto la mia Claudia che non poteva mai fare a meno di sentirmi al telefono, che voleva sempre sapere che facevo e con chi ero, che sembrava non respirare quando non c’ero, come fossi ossigeno. Ora so che in questo momento sarà davanti al suo portatile a giocare con quello stupido gioco. Non le importa più nulla. Non esce più di casa, nemmeno per comprarsi le sigarette, soltanto quando ha il frigo completamente vuoto.
Mi sento crollare, mi sembra impossibile, sicuramente c’è in ballo qualcosa di più di un semplice gioco e il fatto che mi parli sempre più spesso di una persona che ha conosciuto lì dentro non mi fa affatto ben sperare. Attraverso il dolore, covo le prime bolle della mia gelosia e la coltivo per bene: è l’unica arma che ho in questo momento per difendermi da due mondi che mi stanno precipitando addosso feroci.
* * *
Io e Nero siamo davvero pazzi. Non avevo mai fatto sesso virtuale prima d’ora. È stato bello. Il modo brutale con cui mi ha trattata, le parole che Nero ha usato e che Alessio non mi dice mai quando mi scopa per paura di ferirmi. Non mi ero mai sentita con nessuno così disinibita e così donna al tempo stesso. Guardare i nostri bellissimi spiriti intrecciarsi (sì, io credo non siano soltanto dei simulacri ma le nostre più pure essenze), vedere Nero mentre mi prende da dietro e mi ordina di non venire fino a quando non me lo dirà lui, mi fa eccitare tanto che mi sembra di sparire per la smania di sentirmi per una volta sottomessa da un vero uomo. È tutto così nuovo che le mie mani diventano farfalle notturne tanto fremono umide dentro me.
* * *
Una sera sono andato a casa di Claudia, senza avvertirla, di sorpresa. Mi sono fatto aprire la porta dalla sua coinquilina.
«Sta in camera sua. Non ha nemmeno cenato» mi dice con un velo di preoccupazione. Provo ad aprire la porta della camera ma è chiusa a chiave.
«Chi è?».
«Sono io, amore. Mi apri?».
«Un attimo, arrivo subito».
Un rumore attutito di azioni convulse e frettolose esce dalla porta ancora chiusa. Quando apre, Claudia ha il fiato corto e il viso leggermente arrossato.
«Ciao, amore…» dice con aria tremolante e colpevole.
La scosto bruscamente di lato e vado verso il computer. Sul monitor ancora acceso l’immagine del suo alter-ego elettronico sta succhiando il cazzo a un tizio muscoloso e coi capelli rasati a zero, Nero. Leggo parole di fuoco nella finestra della chat e Claudia alle mie spalle comincia a blaterare delle scuse senza senso. Io non l’ascolto più, prendo la porta ed esco per sempre dalla sua vita.
* * *
All’inizio credevo fosse tutto un gioco e ho voluto giocare. Con Claudia mi sono divertito molto, e non riuscivo a credere che sarebbe stato così facile conquistare il cuore di una trentenne. È bastato non chiederle nulla, essere misterioso, bugiardo e sfuggevole perché lei si gettasse tra le mie braccia, senza più nessuna difesa.
Poi ho perso il controllo della situazione e sono crollato insieme a tutto il resto. Lei ha voluto incontrarmi, è venuta qui da me. Io ho prolungato il gioco e l’ho portata a cena fuori, a una festa con i pezzi grossi della capitale, personalità dello spettacolo. Lei, Claudia, aveva gli occhi vuoti. Era chiaro che voleva che la prendessi per mano, lo pretendeva, dopo aver rinunciato al suo ragazzo e alla sua vita per venire qui da me, da Nero. Non le importava nulla che io fossi più vecchio di lei.
«Claudia, tu mi piaci troppo e credo sia meglio per tutti e due se non ci vediamo più.» Così le ho detto davanti all’ingresso dell’albergo dove alloggiava, ed era la verità: mi ero innamorato. Lei mi ha baciato, poi mi ha preso per mano e siamo saliti in camera sua per amarci per la prima e ultima volta della nostra vita.
[*nota biografica dell'autore scritta dall'autore in persona:
Mi chiamo Alessandro Simonato, ho trent’anni, vivo nella bassa padovana piena di nebbia, macchine, cementifici e smog. Nonostante tutto mi ostino a girare ancora in bicicletta, ascolto parecchia musica (non tanta quanta vorrei), leggo molti libri (non tanti quanti vorrei), mi piacciono gli animali, la natura e voglio la pace nel mondo (questa è per fare bella figura), mi diverte scrivere anche se non mi ritengo uno scrittore ma uno che mette delle parole in fila, il caffè lo prendo amaro, il mio colore preferito non lo conosco, sono mancino, non ho fatto il militare perché ho una malformazione quasi impercettibile al cuore, studio, non lavoro, vado al cinema, non faccio sport, sono alto un metro e ottanta, suono la chitarra, bevo acqua ma, se capita, alcolici (anche super, ma preferisco quelli senza piombo), porto un quarantacinque di scarpe, ho gli occhi castani, sono di sesso maschile. Svolgo anche molte altre attività come, ad esempio, svegliarmi ogni mattina, lavarmi i denti con lo spazzolino, pettinarmi, apparecchiare la tavola, cucinare, suonare i campanelli, premere tasti, salire delle scale, guardare fuori dalla finestre.
La sera, prima di addormentarmi, di solito sono sveglio.]
Il titolo della foto in alto è Paper People, ed è opera di Coso.

















jolanda catalano said
Gajssima,un racconto a più voci indicativo della “follia”? da web in cui cadono molte persone.Il ragazzo è sciolto nella scrittura e la sua autopresentazione è abbastanza ironica.
un abbraccio
jolanda
Giocatore d'Azzardo said
Sempre permalosi questi uomini e integri.
Blackjack.