Incontro con Gianni Celati (primo tempo)
Posted by paolocacciolati on March 3, 2008
In una sera di fine gennaio ho assistito a un incontro con Gianni Celati, organizzato del Circolo dei Lettori di Torino. Come uno scolaretto, ho preso appunti utilizzando tutti gli spazi vuoti di una copia di Narratori delle pianure, per non perdere nemmeno una battuta di Celati. Il risultato è quello che segue.
Introduttore con barba e titolo accademico: bene, possiamo iniziare, cosa dire? È un onore questa sera avere qui Gianni Celati, scrittore, traduttore di autori come Swift, Melville, docente universitario, una delle voci più prestigiose…
Celati: sono stato anche giocatore di pallacanestro…
Introduttore: come, prego?
Celati: no, è che in queste presentazioni si elencano le mie opere, i miei titoli accademici eccetera, io invece preferirei che si ricordasse che da giovane sono stato un ottimo giocatore di pallacanestro.
Introduttore: ah sì?….. Ah beh….., allora…. vuoi dirci qualcosa del rapporto tra il Celati scrittore e il Celati cestista ? e inoltre: come si coniuga all’estero la visuale dell’intellettuale che è anche sportivo?
Celati:…………………….uhm…………………no, guarda, non saprei proprio cosa dire su questa domanda, non so che pesci pigliare, mi spiace, possiamo passare alla seconda domanda?
Introduttore: ah,beh…, era solo per rompere il ghiaccio, comunque, parliamo del traduttore di Swift, creatore di mondi impossibili ma plausibili, e della eco di questo autore nei tuoi libri, come creazione di società parallele alla nostra, ma in cui si trovano molteplici riferimenti alla attuale, con una lingua peculiare, ecco, forse possiamo partire da Swift…
Celati: ……dunque…..io ho iniziato a tradurre Swift all’estero, quando facevo vari lavori per mantenermi agli studi, insomma, ero scappato da un paese democristiano, da un paese pieno di democristiani, così sono andato a fare il lavapiatti a Londra e alla sera, quando avevo tempo, traducevo le satire di Swift, peraltro capendoci poco, però c’era qualcosa in più in questo autore, c’era qualcosa che oggi manca, manca qualcuno che metta tutto in negativo, come Swift, ma facendoti anche ridere, rappresentando un mondo fatto tutto di marionette e di matti, perché dovete sapere che Swift frequentava il manicomio di Londra e annotava che i ricchi pagavano per vedere i matti, c’era una grande curiosità per i matti, Swift aveva capito che i matti erano l’avvenire, profezia avverata, a me comunque affascinava l’idea delle popolazioni, mi affascinano i popoli, più che gli individui, perché è proprio nei popoli che si può ritrovare quello che diceva Tozzi, i nostri atti quotidiani più incomprensibili, i nostri misteriosi atti quotidiani.
Signore con sembianze di uomo di profondo cultura sedente alla sinistra di Celati: è questo che intendevi quando dichiari che scrivi per scatenare la bagarre, per fare casino?
Celati: esatto, è come nei film comici che alla fine tutti si tirano le torte in faccia, per sovvertire l’ordine normale delle cose…
Introduttore: forse qui è lecito un accostamento con Manganelli, e poi vorrei chiederti, come è cambiato, se è cambiato, il tuo passo, con il tempo?
Celati: sì, il mio passo è cambiato perché sono diventato vecchio, ho settant’anni, bisogna tener conto di come si cambia, è una delle cose più interessanti nella vita, rendersi conto del cambiamento che si produce in noi, nella prima fase della mia vita ho scritto racconti per rendere gli altri perplessi, invece nella seconda fase ho scritto racconti per rendermi perplesso,…ci sono cose che girano nella mia testa, che provo a tirar fuori, insomma, cosa ne facciamo della letteratura, a cosa ci può servire, se non a smontare le false sicurezze che abbiamo? Consideriamo i modelli che vengono proposti oggi, un mondo in cui bisogna essere ottimisti a tutti i costi, mentre in realtà il livello di angoscia cresce in tutto il mondo, negli Stati Uniti le statistiche dicono che il 60% degli adulti fa consumo di prozac e affini, e allora ecco che ci viene presentata la salvezza, il consumo, la terapia dell’acquisto, così che l’angoscia cala se compro, il capitalismo odierno vive e cresce sulle nostre angosce, quindi il consumare è presentato come l’unica scappatoia all’angoscia, e quindi possiamo tornare alla domanda da cui si è partiti, oggi cosa ci sta a fare la letteratura?
Signora con sembianze di donna di profonda cultura sedente alla destra dell’Introduttore: io invece ero curiosa di proporre un tema a Celati, l’amore e l’eros nella sua opera…ecco, come può interagire questo tema con l’idea di letteratura?
Celati: l’eros non esiste più, mi ricordo di quand’ero a Parigi e passando davanti ai bistrot ogni tanto vedevo certe coppie, bellissime, dove si vedeva che c’era un rapporto vero tra l’uomo e la donna, ora c’è un eros malato, un eros “I love you” , un eros di consumo, e quindi qui mi ricollego al discorso di prima, sul consumo, e alla domanda che mi ponevo prima, sul significato della letteratura, che può solo servire a “rendersi perplessi”, non ci sono altre funzioni, non ci sono altre risposte ai problemi contemporanei, attualmente io abito in Inghilterra, anche lì c’è una crisi anche peggiore della nostra, tre miei vicini di casa che avevano un lavoro redditizio, erano programmatori informatici o qualcosa del genere, hanno improvvisamente perso il lavoro e non riescono più a trovare occupazione, e io non ho soluzioni per questa loro situazione, quindi la letteratura può essere al massimo come un amico che ti rende perplesso.
Introduttore: potrebbe essere anche il tema che ricorre in Avventure in Africa, e c’è questo tema della letteratura di viaggio, dei taccuini di viaggio, della scrittura a caldo, della fisicità della scrittura, dello scritto sul momento, con la pila, ecco forse si può partire da quel libro per estendere l’analisi sulla letteratura…
Celati: un tempo dicevo a Calvino voglio scrivere libri gratuiti, dove non guadagno niente, e lui stava zitto e assentiva, muoveva la testa su e giù, ma io non capivo cosa pensava veramente, comunque una cosa era certa, lo mettevo di buon’umore, ecco, credo che essere allegri sia terapeutico, sicuramente all’epoca ero molto più intelligente, comunque i libri che fanno guadagnare dei soldi sono tutti libri tragici, un buon libro è quello che ti rende contento, io sono partito per l’africa con il mio amico che ero in uno stato di crisi nevrotica, allora dovevo fare qualcosa, non sopportavo più nessuno, mi ero allontanato da mia moglie e così ho accolto volentieri la proposta di questo mio amico di accompagnarlo per fare questo documentario in Africa,, era un documentario sui guaritori del Mali, non avevo alcuna intenzione di scrivere qualcosa di questo viaggio, solo che questo mio amico dormiva sempre fino alle undici del mattino, io invece alle sette avevo già gli occhi aperti, e io che dalle 7 alle 11 non avevo niente da fare non trovavo altro di meglio che scrivere, però questa cosa è bella, è bello scrivere perché non si sa cosa fare, è assurdo scrivere con l’intenzione di fare un libro, ci sono un sacco di libri tristissimi scritti che si vede che sono stati scritti come un prodotto, poi è capitato che il progetto del documentario si è sfaldato, però abbiamo deciso di proseguire nel viaggio e siamo passati in Senegal, e vedevamo anche delle cose buffe, come i turisti, l’atteggiamento che avevano i turisti come se fossero al luna park.

















Giorgio said
Non so la tua impressione, Paolo, ma la mia è questa: che palle l’introduttore, che simpatico Celati!
Paolo Cacciolati said
Giorgio, ho riempito tutti gli spazi vuoti che avevo a disposizione nella mia copia di Narratori delle pianure per non perdermi manco una battuta di Celati. Penso che abbia detto cose molto interessanti sulla letteratura e sullo scrivere.
Il nome dell’Introduttore sarà disvelato nella seconda parte..;-)
Ciao
P.
Giorgio said
Grazie, Paolo, io direi che Celati si è mostrato soprattutto una persona viva, ed è quello che, dopo aver gustato anch’io un paio di suoi libri, più mi fa piacere.
mariobianco said
Sai Paolo, secondo me ha detto cose interessanti,
sì, ma nulla di nuovo ed ha marpioneggiato parecchio,
sai, è gente che non te la conta tutta, la storia,
quel: “poi del è bello scrivere perché non si sa cosa fare”
mi fa venire il nervoso,
ti dico,
sarebbe bello che saltasse fuori Pavese dalla tomba a dirgliene due ( o tre)
Paolo Cacciolati said
Ciao Mario,
sai, al di là dei giudizi sul contenuto di quello che ha detto, quello che mi ha colpito nell’atteggiamento di Celati è invece proprio la spontaneità, il non tirarsela,insomma mi è sembrato assai meno marpione di molti altri suoi colleghi di minor valore che negli incontri sdottorano sui massimi sistemi, salvo far marchette appena girato l’angolo.
Ehm, scusa, adesso mi calmo…;-))