La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


COSA RESTA DEL ‘68? Seconda puntata: lo Stato femminardo

Posted by vbinaghi on March 8, 2008

leviatano

Care signore e signorine di LPELS, questo è il regalo della vostra pecora nera per l’8 marzo. E’ una lettera aperta a un gruppo di donne parlamentari: leggete fino alla fine, non è il solito agente della reazione, il mittente è in fondo al testo e vi stupirà

(…) In qualunque sede istituzionale, mediatica e salottiera, vi adoperate a propugnare l’immagine di una donna sempre vittima dell’onnipotenza e del dominio maschile, incapace di qualsivoglia difesa, debole economicamente, fragile emotivamente, bisognosa di costante sostegno.
Un’icona. Funzionale a chi si è fatto paladino del riscatto femminile propinando l’opportuna “protezione” in cambio di voti e potere. Ed ha quindi scalato, negli anni, buona parte di quei settori parlamentari, giudiziari, cultural-scientifici, della pubblica amministrazione e mediatici, appropriati a tale scopo. Utilizzandoli al meglio.
Cosicché al patriarcato – che della donna rappresentava la medesima immagine di debolezza, arrogandosi la tutela – si è sostituita la sorellanza del cosiddetto “branco rosa” burocratizzato.
Che facendosi interprete della persistente oppressione femminile e del necessario affrancamento, si è illuso di poter stendere a tappeto il controllo politico/elettorale sull’altra metà del cielo. Nell’intento di modificare la società, a cominciare dalla famiglia, nella direzione dei superiori valori femminili.

All’ideologia maschilista-borghese, che assegnava alla donna l’esclusiva funzione di moglie/madre economicamente marito-dipendente, si è sostituita la dottrina neofemminista della “differenza”. Che alla donna emancipata e tecnologizzata del ventunesimo secolo predica ancora la maternità come status sociale primario, simbiotico, compensativo. Ma – e qui sta la novità – anche come un diritto ed un potere. E, nel prevedibile caso di separazione/divorzio, come inesauribile carta di credito per garantirsi un vitalizio a carico del marito-bancomat e dello Stato.
Ciononostante, questa moltitudine di donne “vittime” non vota le donne.
L’ultima tornata elettorali ha pesantemente deluso le aspettative, malgrado la quota di candidate al 30% per legge – talora anche al 50% – e la massiccia pubblicità rosa-ministeriale a spese dei contribuenti
Le donne fanno un uso spudorato della protezione accordata e dei vantaggi connessi, ma non ringraziano.
Sanno benissimo che il vittimismo è un potere ricattatorio formidabile, perché occulto ed inattaccabile; ma non nutrono alcun rispetto verso chi glielo cuce addosso per arraffare un potere manifesto.
Sono del tutto consapevoli che quelli di cui godono non sono diritti e pari opportunità conquistati lealmente. Ma privilegi, ottenuti mistificando la realtà e sbaragliando il “nemico” – l’intero genere maschile – con una annosa campagna di demonizzazione e criminalizzazione spietata. A colpi di leggi, normative e giurisprudenza anticostituzionali che calpestano sistematicamente i diritti altrui, quelli veri.
Per questo non si fidano della sorellanza rappresentativa
Hanno constatato come la roboante solidarietà femminile sia solo un abbaglio collettivo, che si dissolve davanti alla pressione di consolidati interessi. Le madri rammentano quando le “sorelle” del Palazzo hanno bocciato, per presunta incostituzionalità, il DDL di un Ministro coraggioso che prevedeva l’abolizione dei Tribunali Minorili, organo competente al sequestro legalizzato dei figli alle famiglie.
E non ci credono più.
Molte tra le più convinte militanti della crociata anti-maschio stanno già sperimentando gli effetti collaterali. Vittime di se stesse, non riescono ad “emanciparsi” dalla trappola di solitudine, depressione, nevrosi ossessiva, conflittualità permanente, anaffettività e attaccamento patologico ai figli, nella quale sono imprigionate.
Altre non riescono a fronteggiare i disagi dei figli. Che agiscono lo stesso modello di comportamento vessatorio, ricattatorio e manipolante di cui sono stati vittime, strumenti e testimoni. O, in alternativa, diventano abulici, anoressici, facili prede dello “sballo” e delle baby gangs.
Le più anziane, ormai nonne, si trovano a dover difendere i figli maschi adulti, nuova generazione bersaglio della discriminazione sessista. Un autentico boomerang.
Le più previdenti si guardano bene dall’intestare qualsivoglia proprietà ad un figlio in procinto di sposarsi o diventare padre.
Il vittimismo posticcio a lungo andare presenta il conto: una sofferenza vera. Appetibile terra di conquista per l’armata dei terapeuti della psiche, sia adulta che infantile/adolescenziale.
Il loro intervento aumenta in maniera proporzionale alla natura e varietà dei disagi – volutamente indotti – ed alla incapacità/fragilità degli individui – volutamente indotta – a relazionarsi col mondo circostante.
La psichiatrizzazione del territorio si sta estendendo di pari passo al capillare controllo sociale “preventivo”, diventando anch’essa un potere. Che si somma a quello dei Tribunali Speciali e dei Servizi preposti alla “tutela” dell’infanzia. Il cerchio si è chiuso
All’autorità del padre – completamente esautorato delle sue funzioni e del suo ruolo – si è così sostituita l’autorità dello Stato. Che attraverso i suoi apparati – perlopiù al femminile – invade la famiglia e assiste, consiglia, concede benefici di varia natura, tutela, cura, sostiene. Ma al contempo controlla, valuta, diagnostica, impone, allontana, giudica e punisce. Senza consentire difesa.
Come un padre-padrone. Anzi, peggio.
Forse qualcuno ha sbagliato qualcosa? Signore Onorevoli, a voi la risposta. (…)

Lettera aperta (del 14 ottobre 2004) di Elvia Ficarra, responsabile dell’osservatorio famiglie separate, ad alcune deputate di sinistra (Onorevoli Katia Zanotti (DS-U), Tiziana Valpiana (RC), Marida Bolognesi (DS-U), Commissione Affari Sociali – Camera dei Deputati).
Il contesto è una discussione sul PdL 66 e abbinate – Affidamento condiviso dei figli in caso di separazione/divorzio
Ho tratto il testo dal blog “Il Covile” di Stefano Borselli

85 Responses to “COSA RESTA DEL ‘68? Seconda puntata: lo Stato femminardo”

  1. Paola renzetti said

    Sinceramente mi sembrano farneticazioni. La donna si trova ad essere vittima suo malgrado e lo possiamo vedere tutti.
    I disagi che la donna vive sono di una condizione pesante e non sicuramente per volontà sua. Poi non so dove si vede tutta questa tutela dell’infanzia da parte dello Stato e questa invadenza dei Tribunali per i minori. Purtroppo in queste situazioni le donne sono abbandonate a se stesse.Che poi ci possa essere qualche caso particolare contrario, non significa che si debba prendere a pretesto per una simile sparata di assurdità. Magari questa donna aveva i suoi motivi per scrivere una lettera del genere, ma non riguardano sicuramente le donne che oggi “festeggiano”( se si puo’ chiamare ancora festa) l’8 marzo. Comunque apprezzo il tentativo di muovere un po’ le acque di chi ha messo questo post.

  2. Paola renzetti said

    Scusate, mi sembrava che il commento si fosse cancellato.

  3. stefania nardini said

    Grande è la confusione sotto il cielo….:-)

  4. fabrizio centofanti said

    proviamo a mettere un po’ di ordine.
    1) sul fatto che donne e uomini debbano avere pari diritti non ci piove. qualcuno strumentalizza questo diritto? ma il problema resta e si risolverà solo con l’equiparazione.
    2) l’equiparazione del diritto dovrebbe essere anche sul tema dell’aborto, visto che donna e uomo hanno entrambi una parte in questione. rimane il problema del feto che non può richiedere diritti, pur avendone.
    3) finché le leve del potere sono in gran parte in mano maschile, ogni soluzione finisce col diventare sospetta.

  5. Carla said

    ancora per poco…sono in mano maschile!
    se solo le donne si uniscono a schiera, poveri uomini!
    e certe decisioni sarebbero sgravate dalla loro sensibilità.

  6. vbinaghi said

    Questo testo non parla dell’aborto, ma, tra le altre cose, delle conseguenze sociali e psicologiche di un’ideologia scolpita sul vittimismo e la santificazione del genere, che non basta esorcizzare con commenti di una riga.
    Farneticazioni? Confusione?
    Come mai la demonizzazione del maschile e del paterno ha prodotto sfaceli nelle ultime generazioni (frequentarle per credere)?
    Come mai il femminismo ha avuto così scarsa presa sul senso comune e le donne nei media continuano a presentarsi a colpi d’anca? Non sarà che scelgono l’aberrazione minore?

  7. fabrizio centofanti said

    visto che ci siamo, mettiamoli tutti sul tappeto i problemi. anche perché sono inevitabilmente legati.

  8. stefania nardini said

    Valter caro,
    se andiamo a caccia di documenti di questo tipo ne possiamo trovare diversi;
    Ideologia, vittimismo o santificazione: ma chi l’ha detto? Chi?
    Intanto le donne vivono da sempre una specificità. C’é diversità col maschio e allora?
    Se la cultura maschile esprime discriminazione o machismo di genere non mi pare contribuisca a migliorare la società.
    Il paterno. Nessuno dice che prevale l’egemonia del “materno”. Un figlio dovrebbe essere il risultato di una coppia, all’interno della quale ci sono dei ruoli.
    Le donne dei media?
    Detto e stradetto. C’é una regressione. Che equivale alla mercificazione dei simboli sessuali. Perché si é voluto che il mercato fosse questo. E in questo contesto abbiamo il superdotato, la sculettante, oltre a vari generi imporovvisati per esigenze di “copione”.
    Io insisto: la battaglia é culturale e nei valori umani.
    Se poi per essere fuori dal coro bisogna prendersela con le donne! Il punto é che le donne, quelle vere, resistono al bombardamento che le vuole bambole siliconate.
    Le donne, quelle vere, fanno il loro lavoro sobbarcandosi altre mille responsabilità.
    Le donne, quelle vere, non hanno bisogno di porsi come un bocconcino da portare a letto in cambio di un posto al sole.
    E mi parli delle conseguenze di un’ideologia?
    A parte che ognuno puo’ interpretare dei messaggi a modo suo, talvolta strumentalizzandoli. E poi usciamo dall’equivoco: sono i maschi, senza voler generalizzare, che avrebbero bisogno di liberarsi. Peccato che questo comporta responsabilità un po’ più pesanti!
    Sulla questione minori, separazioni etc. sarebbe molto meglio pensarci prima del concepimento. Fare i genitori, e parlo di due figure, non é facile. E troppo spesso i minori finiscono con l’essere disumanamente usati da chi ha problemi di coppia.
    Ecco perché mi pare che in questo post c’é molta confusione. E nella confusione argomenti liquidati alla men peggio. Ai quali, caro Valter, non si puo’ che rispondere con una riga e una risata.
    A Roma direbbero: “ma che se so’ fumati?”.
    Ciao
    Stefania

  9. lucy said

    che i colpi d’anca siano l’aberrazione minore non so come si faccia, nonché a dirlo, a pensarlo. anche le prostitute continuano a fare “il mestiere più antico del mondo”: fino a che ci saranno uomini che ne cercano le prestazioni o che le schiavizzano per farle fruttare.
    perché non dice, binaghi, che siamo meno intelligenti, che forse avevano ragione un tempo: che non abbiamo l’anima, tanto per cominciare?

  10. vbinaghi said

    Tanto per cominciare (e per finire)
    1) ho postato il testo di una donna.
    2) la cosa per me interessante non è stabilire chi (maschio o femmina) sia più vittima o più intelligente, ma che in una cultura caratterizzata da reciproca rivendicazione (e risentimento) gli unici a guadagnarci sono gli avvocati e i burocrati, a perderci la famiglia e la società nella sua concreto sopravvivenza (che senza la famiglia diventa un cimitero di diritti individuali)
    3) L’individuo è un’astrazione giuridico-politica. In vita, siamo sempre genitori o figli, maschi o femmine. Chiamo ideologia una rappresentazione del mondo che oppone e preferisce un’astrazione impraticabile a un’esistenza possibile.

  11. Sonia da Macerata said

    Caro Valter,credo che qui io possa(sempre in parte) darti ragione,ed in parte anche l’articolo ne ha(so che mi attirerò le ire di voi donne,ma ci tengo al mio pensiero,anche chirurgico ,se volete).Ora l’articolo:
    “le donne non si fidano delle sorelle”poiché,sostiene la lettera,davanti alla possibile perdita dei propri privilegi,le “sorelle”si arenano.Bene:questo è un male ormai endemico della nostra società,e l’attraversa tutta.Partendo da questo assunto,si può comunque dire che c’è del vero.Ma,quante sono le donne in parlamento?un gruppo sparuto che ,contandosi,probabilmente non crede molto alle proprie possibilità.Anche perché é possibile che siano portate a pensare che la loro candidatura(candidatura,non elezione!capite da dove si parte?) sia dovuta per forza alla benevolenza dei grandi uomini politici.Non le giustifico.Ma non giustifico neanche coloro (donne)che le donne non le votano:se più donne votassero donne,forse ne avremmo di più nei luoghi deputati a legiferare.E più donne=più forza,più capacità di trattare sui punti che ci stanno a cuore.E se il 16% di donne in parlamento può non trovarle tutte in unità d’intenti,in una percentuale maggiore credo sia più facile che ciò avvenga.Nota dolente:le donne non voterebbero le donne perché da esse non si sentirebbero protette.Ergo(pensano):meglio mantenere i privilegi(anche se pochi,anche se estremamente vincolanti,anche se orrendamente avviluppanti)come i bancomat etc.
    Bene,mio caro Valter,hai proprio ragione tu!Ce ne sono!Riprendo un mio pensiero che lasciai nell’altra rubrica(quando la mimosa era un fiore rosso):il vero nemico del cambiamento non è chi vi si oppone ,ma chi ha in mano l’esigenza-leva del cambiamento e non la tramuta in azione.
    E quindi,caro il mio valter-problematizzatore,su un punto ancora una volta hai fatto centro:ci sono ancora troppe donne che non vogliono bene alle altre donne;essendo le prime ancora prese dalla lotta per “accaparrarsi” il maschio(e con esso un surrogato del potere;immarcescibili,novelle Richelieu al femminile,fascino della regia dietro le quinte)dominante.Io,per conto mio,non ci sto:queste donne,le quali dimenticano che in un attimo un rovescio di fortuna può farle piombare nella condizione di donne
    disgraziate,abusate- stuprate-ecc.A loro mi rivolgo:pensato mai a l futuro di una eventuale vostra figlia?sicure di poter garantire ad essa
    gli stessi privilegi di cui godete voi?E,soprattutto:sicure di poter garantirle sicurezza,incolumità fisica e psicologica(anche tra le mura domestiche)?
    Credo sia ora di essere più lungimiranti,perché l’errore della politica attuale sta proprio nel fermarsi alla contingenza del momento.
    Ma questa lettera,nella sua importanza,non rappresenta nulla se non lo specchio dell’attuale disorientamento della nostra società ,tutta.Concordo con il punto in cui si ragiona sul vittimismo:non,serve.serve perseveranza ,equilibrio,determinazione.Senza demonizzare il maschio in generale.Conosco molte buone cose fatte dagli uomini per noi donne.Ma quelli sono coloro che già sanno “essere uomini”.Purtroppo molti tra loro ancora non sanno esserlo.Ed é lì che bisogna agire
    molti ancora non sono in questa condizione .
    E se la demonizzazione del maschile, come tu affermi, ha prodotto
    molti danni,ciò è imputabile al fatto che molte donne una vera identità non l’hanno assunta(come,del resto ,molti uomini).
    Il nuovo potere,o meglio, la nuova condizione di equilibrio di cui molte donne potrebbero beneficiare,non c’è,non si percepisce.
    Ma in questo,consentimi, molta colpa ancora è di uomini che,non volendo assolutamente prendere atto del cambiamento per iniziare una vera e propria collborazione col femminile,Hanno invece assunto una (scomoda ormai)posizione reazionaria e di vendetta.
    Naturalmente,è sempre la paura dell’ignoto che frena L’umanità.E,ahinoi,questa paura riguarda ancora molte donne.
    Cos^,se vi pare,é.Un saluto.
    Viva l’8 marzo,che mi piace ricordare col calendario giuliano.

    Sonia da Macerata

  12. enrico said

    nel post alcuni spunti interessanti e tante farneticazioni – quella poi di assimilare i Tribunali per i minori a dei veri e propri Tribunali Speciali mi pare di dubbio gusto e di grande ignoranza: da decenni nessuno più crede al giudice quale “peritus peritorum”, esperto nella sibile universo, sicchè appare giustissima sin dagli anni Settanta l’attribuzione di competenze specifiche per materia – quali il lavoro, le questioni societarie e fallimentari, la famiglia e la tutela dei minori, etc. – a sezioni specializzate del medesimo tribunale ordinario (il giudice che si occupa di decreti ingiuntivi o dell’impugnativa di una delibera condominiali potrà, senza far danni, occuparsi di materia assai più “sensibile”?) , o, in casi specifici (pubblica amministrazione, materia tributaria, etc.), ad organi ad hoc -

    al solito, l’Italia è una Repubblica fondata sulla battuta facile

  13. enrico said

    errata corrige:

    pardon, intendevo “nello scibile universo”

  14. Cristina said

    Per prima cosa non è vero che non esiste la solidarietà femminile, almeno personalmente io l’ho conosciuta e sperimentata spesso, quindi, o nella vita sono stata particolarmente fortunata o è più diffusa di quanto si pensi… e poi, se tu opprimi una categoria (qualunque categoria) per tanto tempo, quando questa categoria si ribella e ottiene dei diritti che gli erano propri, ma che nessuno voleva riconoscergli, è inevitabile che scatti una sorta di reazione opposta. Ed è inevitabile chi è stato per tanto tempo oppresso si possa trasformare in alcuni casi in un “prevaricatore”.
    Su una cosa, invece, posso essere d’accordo: le donne ancora oggi preferiscono affidare il potere agli uomini invece che ad altre donne, penso perché ritengono gli uomini ancora più autorevoli e potenti all’interno di certi ambiti, quindi, se io mi affido a qualcuno che detiene un potere forte, ho più vantaggi, che se affido a qualcuno che detiene un potere debole, di cui si possono mettere facilmente in discussione i presupposti.
    Le donne che fanno politica, per es., se sono graziose, rischiano spesso che questo aspetto venga notato più di quello che dicono, se sono brutte, si pensa che hanno votato tutta la propria vita al lavoro e che sono poco “femminili”, mentre sulla bellezza / bruttezza, capacità di vestirsi bene / vestirsi male di un uomo politico di genere maschile difficilmente si concentra l’attenzione dei media o si fanno commenti “sgradevoli”. E non parlo solo dell’Italia, pensate alle ironie sui completini gonna e giacchina avvitata con stivali della Royal qualche mese fa o alle osservazioni sui colori degli abiti che indossa la Clinton… questa mi sembra davvero un’ingiustizia. Allora le donne che vanno in televisione ad “ancheggiare” in fondo hanno capito che prima viene il loro aspetto e poi la loro “competenza” e sfruttano a proprio vantaggio questa situazione….
    Cristina

  15. Paola renzetti said

    A me sembra un po’ sterile e circoscritto questo sostare e disquisire sull’ancheggiare femminile e sui privilegi (credo peraltro riservati ad un numero ristrettissimo di donne). Mi piace di più fermare lo sguardo sulle manifestazioni di oggi per i diritti quotidiani e disattesi: lavoro, servizi, salario ecc.
    Per la difesa di una legge (non dell’aborto in sè) che riguarda tutti (ma soprattutto la donna) uno strumento che regola una situazione purtroppo preesistente alla legge.Qui non si tratta di reclamare potere (le donne da questo hanno già preso le distanze), ma di chiedere quei diritti elementari, umani di sempre e per tutti.

  16. stefania nardini said

    Il fatto che il testo sia scritto da donne, non significa essere d’accordo.
    Le donne in parlamento. Mi interessa, come per gli uomini, la qualità politica e umana della donna candidata. Se penso a donne come la Santanché rabbrividisco…. Credo che fin quando le donne in prima persona non torneranno autonomamente ad essere soggetti politici si finirà, come é accaduto, a parlare di quote e di candidature da piazzare in postazioni fragili e di difficile eleggibilità.Un contentino insomma.
    Ma una cosa c’é da dire: il movimento delle donne é come un sottomarino. C’é. Magari non si vede. Poi all’improvviso riempie le piazze.
    Forse noi donne dovremmo dare più continuità e visibilità alle nostre istanze. Ogni volta ricominciare é faticoso perché significa rimettersi in gioco in nuove fasi della storia.
    Buona serata
    E buon 8 marzo, anche a Valter
    Stefania
    Stefania

  17. Sonia da Macerata said

    La Santanché,mia cara Stefania,ho la vaga impressione(ma questa,naturalmente, è solo una mia percezione,chissà quanto distorta) che a volte si senta tanto donna quanto può esserlo il nostro affezionato Valter o Enrico e tanto uomo quanto potrei esserlo io.. se riscontrassi su di me tali sintomi potrei subitaneamente autodiagnosticarmi una “identità diffusa”..ma forse molte idee sono un po’ confuse..o forse sono solo le mie ad esserlo..chissà..Concordo su ciò che disse Enrico al punto 12:i minori hanno bisogno di organi di tutela non assimilabili ai tribunali ordinari(e già è difficile così..scherziamo?),i quali al centro devono mettere i diritti del fanciullo;i quali diritti non devono per forza coincidere
    con quelli dei genitori.Si potrebbe disquisire,a tal riguardo,su quanto questi tribunali (e con essi tutti gli organismi correlati,assistenti sociali compresi)siano nelle condizioni di lavorare al meglio delle loro possibilità..ma ciò non può farci mettere in discussione un organo nel suo insieme buono.Mi piace fare un paragone.La scuola pubblica va male:la toglieremmo per sostituirla con quella privata?Se rispondereste si,allora è conseguente anche il si sull’abolizione del TdM.
    E poi ,cara Stefania:si, il movimento donna sta proprio in quella splendida metafora che hai trovato-sottomarino-!.E siate tranquille,la storia ci ha ampiamente mostrato come, quando un cambiamento è pronto,né uomo né donna al mondo possa fermarlo,perché esso dirompe.Proprio con la forza della storia,e dei soprusi di cui essa è stata spettatrice.
    L’unica cosa che non va in tutto ciò,è che i cambiamenti spesso debbano avvenire in maniera cruenta.Questo no ,proprio non va.

    Sonia da Macerata

  18. Sonia da Macerata said

    Cristina(punto 14):
    certo che la solidarietà femminile esiste!E, dico io,per fortuna.. ma,non praticandola scientemente ogni donna esistente,è come se funzionasse a
    intermittenza.Non si può sperare che, al bisogno,una donna sia così così fortunata da incontrare la donna giusta.
    Divergo sulla teoria della fisiologicità della “prevaricazione”.Quando un diritto è acquisito,tutte le energie andranno spese per mantenerlo,e basta.Contrariamente daremmo la stura ad una serie di vendette,
    personali e non,le quali innescherebbero una spirale d’odio inutile.Israele e palestina non ci insegnano nulla?No,la prevaricazione fine a sé stessa è ingiustificabile.Ma soprattutto mal si concilia col
    femminile,che accoglie, che da’ la vita,che accarezza nel momento del dolore.Sarebbe solo,fra l’altro,uno scimmiottamento del peggior uomo.E una donna bruttacopia non è una donna.

  19. fabrizio centofanti said

    e una giornata dei preti no, eh?
    voglio almeno un 8 dicembre.
    buonanotte a tutti quelli che sognano (e che hanno tempo di dormire).
    fabry

  20. luminamenti said

    Sul tema dell’aborto tengo a precisare a Fabrizio che uomo e donna non possano avere pari diritti. E’ inaccettabile tale idea! Il corpo è una proprietà personale intoccabile.

  21. fabrizio centofanti said

    proprio ieri parlavo di questo con alcune donne, Emanuele. era chiaro che il discorso non riguardava quelle che potremmo definire le tragedie della maternità, ma le scelte di comodo, che sembra non possano esistere, ma di fatto esistono. eravamo d’accordo che lì dovrebbe intervenire una tutela del feto che è totalmente in balia di un arbitrio difficilmente giustificabile.

  22. Cristina said

    Per Sonia: io non giustificavo il fatto che chi è stato oppresso diventa per reazione un oppressore, constatavo solo che nella storia sia delle singole persone sia collettiva, a volte, le cose vanno così… e poi per quanto riguarda il resto, ma possibile che si debba parlare solo di aborto e di maternità? D’accordo che sono questioni scottanti e attuali, ma esistono anche donne che non hanno figli e che magari hanno altri problemi di tutela dei propri diritti, nell’ambito, per es, del lavoro… lasciando da parte la politica, quante donne ci sono in Italia in ambito editoriale che dirigono una collana di poesia o di saggistica, anche per case ed. piccole e medie? A me non sembra che ce ne siano molte… e non mi sembra neppure che per quelle poche che si trovano in questa posizione sia tutto facile o piano… ed anche in ambito giornalistico, c’è forse una donna alla direzione di importante quotidiano? No, ci sono tutti distinti signori tra i 50 e i 70 anni, probabilmente anche bravi e competenti, ma visto che nelle redazioni la presenza di giornaliste è numericamente elevata, possibile che nessuna di loro sia in grado di diventare direttore? Sono tutte così scarse?!

  23. vbinaghi said

    Meglio verificare che andare per sentito dire: a me risulta che tra i maggiori editor delle più importanti case editrici siano donne (Bompiani, Einaudi, Piemme). Sgarbi, Oggero, Castagnone.
    Mai sentite?
    E avete mai visto un imprenditore che affida un incarico a uno in base al sesso e non in base alla sua abilità a creare profitti?
    Certe volte il vittimismo è un velo sugli occhi.
    Si vede solo quel che si vuol vedere.

  24. Cristina said

    L’editor è una cosa diversa dal “direttore di collana”. Io parlavo di chi appare con un incarico di responsabilità non di chi sta “dietro le quinte” ed è conosciuto solo dagli addetti ai lavori e per quanto riguarda quotidiani e periodici nazionali non mi pare di aver scritto una cosa errata, visto che di direttrici donne per ora non ce ne sono, se poi me ne trovi qualcuna, che a me è afuggita, non mi dispiace di sicuro…
    Cristina

  25. Cristina said

    sfuggita… scusa l’errore di battitura… ma ti crea tanto fastidio che le donne rivendichino dei posti visibili e riconosciuti di prestigio, ma anche di responsabilità?!
    Oppure devono sempre stare in “seconda fila”?
    Gli altri vanno avanti con la propria faccia e il proprio nome e loro stanno dietro le quinte a lavorare!!!
    A me sinceramente questa situazione non va per niente bene, poi, sarò anche una femminista, però, mi sono proprio stufata di questi discorsi del tipo “Si stava meglio, quando le donne si occupavano della casa, del marito, dei bambini, etc.”
    Come se una donna fosse in grado di fare solo quello…

  26. arden said

    Articoletto foscamente insensato che potrebbe essere anche divertente, a mio parere, se non cascasse in questa cupa stagione di “moratorie.

    Quanto alla “tutela del feto”, non mi stupirei (nel contesto di questi ragionamenti) che un domani uno di loro, divenuto adulto e vittima di se stesso (come molti di noi), possa scrivere, forsanche con minore insensatezza, qualche cosa sul vittimismo fetale,”potere ricattatorio formidabile, perché occulto ed inattaccabile”; senza nutrire “alcun rispetto verso chi glielo cuce addosso per arraffare un potere manifesto”.

  27. vbinaghi said

    Cristina, prova a pubblicare qualcosa in Bompiani se la Sgarbi non vuole, o in Einaudi se non vuole la Oggero.
    E ti risulta che le donne facciano fatica a pubblicare o invece che siamo letteralmente invasi da carrettate di letteratura al femminile (spesso di bassa lega, aggiungo, ma su Moccia si può e si deve sparare a zero, invece sui romanzetti scipiti della Agus guai!)
    Visibilità? La versione intellettuale del look?
    Una delle ragioni per cui forse le donne contano poco è che si fanno prendere dagli abbagli: il potere, quello vero, sta precisamente dietro alle quinte.
    Ma che ve lo dico a fare?
    Frignate, frignate, qualcosa resterà.

  28. Paola renzetti said

    Si può lavorare per limitare al minimo le scelte di comodo (focalizzare valori comuni essenziali di uno Stato ed educare i cittadini al rispetto- fare leggi adeguate), ma non se ne può escludere a priori la possibilità. La libertà di scelta, nell’intimo della coscienza è un diritto inviolabile.Credo che anche la Chiesa su questo non venga mai meno. Cercare soluzioni estreme (tipo la rianimazione dei feti, nonostante parere contrario dei genitori)mi sembra voler estendere con la forza e l’arbitrio, principi ideali che non appartengono a tutti.
    Che il potere vero non sia mai stato delle donne, mi sembra evidente. Chi ce l’ha lo tiene ben stretto e si fonda su basi economiche.

  29. Cristina said

    “Visibilità” non significa che le persone devono sapere che faccia ho, significa, però, che se c’è scritto collana… a cura di e poi il nome e cognome di chi la dirige, io ho un ruolo riconosciuto e, se faccio delle scelte editoriali, il merito o la colpa sono miei e lo sono in modo palese per tutti coloro che prendono in mano un libro di quella collana e non solo per gli addetti ai lavori che conoscono chi sceglie cosa pubblicare e cosa no… altrimenti siamo ancora all’epoca in cui una donna poteva essere l’amante di un personaggio importante e influenzarne le scelte, ma non era mai lei che appariva come colei che decideva… io pretendo invece non solo di decidere da dietro le quinte, ma anche che sia palese a tutti che sono io che ho preso certe decisioni o fatto determinate scelte… forse ti sfugge che su questo fatto si gioca un cambio di mentalità, non da poco, e il discorso si potrebbe allargare anche all’aborto, se io decido di non tenere un bambino è perché probabilmente sono stata lasciata sola con la responsabilità di farlo nascere e poi di crescerlo, però, in quel caso si riconosce che tutta la responsabilità della scelta è la mia (forse perché è una scelta negativa o discutibile allora va bene caricarla tutta sulla donna che la fa), ma gli altri: un marito o un fidanzato e persino dei potenziali nonni possibile che non c’entrano nulla con quella scelta?!

  30. Paola renzetti said

    Non è vittimismo, ma spesso la donna deve portare da sola il peso di una scelta difficile (riguardo ai figli pensiamo anche i salti mortali che devono fare quelle che lavorano). Io sono nonna, ma non aiuto molto mia figlia, perchè lavoro a mia volta e ho esigenze mie, credo legittime. Certo ci troviamo a vivere in una dimensione in cui è difficile mettere insieme le forze e non c’è un contesto socio/culturale e di strutture che aiuti a farlo. Per quanto riguarda i risultati “vincenti” spesso la donna ha lei stessa timore a prendere ciò che le spetta. Questo giorno di pioggia invoglia a commentare. Pensavo che il potere che forse ha fascino per le donne è quello della forza di chi non conta nulla. Pensiamo a quante volte nella storia è stato grande e duraturo il messaggio della non violenza e dell’amore. Forse ci è più consono ed è per questo che la maggior parte di noi non si trova a proprio agio con la logica del potere che continua a dominare.

  31. vbinaghi said

    L’autorità è quella che gli riconosciamo (per la competenza, il rispetto, la nobiltà che sanno esprimere) il potere è quello che si prendono su di noi.
    Il primo passo di satana è fare in modo che confondiamo le due cose, combattendo la prima (che invece protegge l’ordine naturale delle cose) e finendo col tenerci il secondo. Un mondo senza autorità è in balia del denaro e/o della forza bruta.
    Nella famiglia vera l’uomo e la donna hanno autorità l’uno sull’altra, in diverse sfere di competenza, dove ci sono per entrambi possibilità di onore e santità. Se uno dei due si trasforma in padrone e/o sfruttatore, l’altro fa benissimo a ribellarsi. Ovviamente, si tratta di casi. Coppie e famiglie non vivono di questo, ma anche di altro. Storicamente la società industriale ha dignificato il salario trasformando il lavoro domestico in lavoro-ombra (vedi il libro omonimo di Ivan Illich, importantissimo su questo) e le donne hanno giustamente rivendicato una parità occupazionale. Ma anzichè trasformare in lavoratori unisex tutti gli individui, si poteva aspirare a politiche familiari adeguate. Quello che sostengo è che il movimento femminista è stato nel suo complesso incapace di guardare alla famiglia e alla comunità, utilizzando il linguaggio della rivendicazione individuale, esprimendo spesso pulsioni identitarie e narcisistiche più che autenticamente politiche, e creando anche nelle istituzioni percezioni distorte e risposte inadeguate al problema. Che la donna intelligente autrice della lettera lo fa notare, e non teme di illustrarne le sgradevoli conseguenze.
    Alle donne di casa mia ho portato mimose, e ieri sera ho presentato in un reading il libro di una carissima amica scrittrice.
    Qui faccio politica, sel senso più alto che conosco, e il mio contributo è questo.
    Ma un bacio vero, sulla mano gentile, di ogni signora.

  32. fabrizio centofanti said

    il bene può essere scelto solo liberamente. per fortuna si può ragionare su cosa sia bene.
    in questo senso è interessante l’articolo 1 della legge 194:

    Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite“.

    mi sembra una buona base su cui discutere. magari non in questo post, che non ha messo a tema l’aborto.

  33. Paola renzetti said

    L’autorità legittima è quella che nasce e viene esercitata esclusivamente su basi democratiche (con le necessarie deleghe, ma con il diritto e dovere di partecipazione più esteso possibile). Questo dovrebbe valere per la comunità sociale ma anche ispirare le comunità famigliari, dove si esercita non l’autorità dell’uno sull’altro (visione molto datata e statica) ma il rispetto del valore e dell’autonomia di ciascuno. Ci sono idee diverse ed è bene che vengano allo scoperto.Ci sono valutazioni divergenti sul movimento femminista che ha messo in crisi e rinnovato profondamente la nostra cultura, nonostante alcuni eccessi della fase iniziale. La rivendicazione è però necessaria quando si è schiacciati dal peso dell’ingiustizia e forse lo sarà ancora oggi o in futuro per le fasce più deboli. Della lettera non mi sono sembrati intelligenti nè il tono scelto, nè le argomentazioni confuse e parziali.Al di là del motivo iniziale credo che ciascuno di noi abbia fatto politica nel senso più autentico che ha sperimentato e conosce.

  34. vbinaghi said

    Assolutamente. D’altro canto le basi democratiche sono ridicole quando da una parte c’è un insegnante e dall’altra un allievo, o da una parte un regista e dall’altra un attore. Il linguaggio che usi è essenzialmente burocratico, implica non persone e rapporti naturali ma individui e contratti. Applicato alla famiglia produce lo sfacelo che tutti possono vedere. E infatti la definizione che dai non è quella di autorità, ma di consenso politico.
    Per come la vedo io, è miopia razionalistica più che daltonismo.
    Auguri e complimenti giacobini.

  35. Cristina said

    A me personalmente dà fastidio se un mio studente parla con il compagno, gioca di nascosto con il cellulare o ripassa matematica, mentre io sto spiegando italiano, non mi crea invece problemi se contesta quello che ti dico.
    Può benissimo, leggendo un testo di prosa o di poesia, farsi un’idea diversa da quella che mi sono fatta io, leggendo lo stesso testo o diversa da quello che si trova nell’antologia scolastica, basta che la sua idea abbia un fondamento logico e che non sia totalmente slegata dall’opera o dalla biografia dell’autore… mi fa innervosire molto di più uno che non mi ascolta o che è totalmente disinteressato a quello che si sta facendo in classe di uno che mi pone delle domande o che avanza delle contestazioni, perché vuole capire ed imparare…
    Non mi interessa essere un’autorità indiscutibile ed incontestabile e penso che oggi questo tipo di autorità non esiste neanche più… il problema nasce quando si è talmente poco autorevoli che si risulta indifferenti… se io urlo in classe: “Zitti, fermi e buoni.” e tutti “se ne fregano”, come se io fossi trasparente, è molto peggio dell’essere contestati, significa che io come autorità non poggio sul consenso e sulla stima dei miei studenti che è qualcosa di difficile da conquistare e da mantenere, ma è comunque una base seria di autorevolezza, ma significa che non metto più paura (come acccadeva in passato, quando si aveva un certo timore dell’insegnante e in generale di chi rappresentava l’autorità)e non sono neppure credibile, sostanzialmente significa che io non esisto.

  36. Chiara said

    Tutto il mio giovane Essere trema – alla scoperta: le donne possono dire male [e scrivere peggio] delle donne? Valter – si rende conto del trauma? Io che mi muovo nell’unico mondo [lo spettacolo] dove ESISTE la parità dei sessi [e devono *mercificare il proprio corpo* uomini, donne, pecore...] – sono letteralmente sconvolta. [Ne parlerei con i miei genitori - ma sono pluridivorzisti accaniti e dispersi per la Penisola...]. Fieramente irritata/irritante da/per ogni genere [ maschile, femminile, neutro]: il problema è la realtà dei FATTI.
    Non importa se porta la gonna, i pantaloni, il tanga CHI CAMBIA – lo Stato delle Cose.
    L’ingiustizia, il pregiudizio et cetera et altera – non hanno colore. Vanno solo: contrastati.

  37. Paola renzetti said

    questa diversità di accenti e di linguaggi io non la vedo come cosa negativa, caro Walter. Si rischia un po’ di non capirsi a fondo(non ci si conosce) ma è anche il bello delle diversità, un po’ di mistero e di non concluso. Che tutti ci siamo messi in gioco, è innegabile. Grazie (ti perdono anche i complimenti giacobini) e buonanotte

  38. vbinaghi said

    Chiara, io non ci capisco di quello che scrivi.
    Meno mossette col significante e più soggetto-predicato-complemento, no, eh?
    Questo per me è scrivere male, tanto per capirci.

  39. Chiara said

    Chiara, io non ci capisco di quello che scrivi.
    [Valter, la cosa non mi stupisce]

    Meno mossette col significante e più soggetto-predicato-complemento, no, eh?
    Se lo desidera posso chiedere una traduzione dei miei scritti all’insegnante di italiano delle elementari]

    Questo per me è scrivere male, tanto per capirci.
    [Creda: Io - SOGGETTO - SOPRAVVIVERò - predicato - A QUESTO IMMENSO DOLORE - complemento]

    Chiara Daino

    P.s. Luminoso esempio di dialogo generazionale. La comprensione è tutto.

  40. Binaghi il dono della Parola non lo si apprende genuflessi. Tanto per capirci Binaghi, meno spalle grosse.

  41. vbinaghi said

    Genuflessi al senso comune, o al narcisismo delle psuedo avanguardie. Sempre piegati si sta, noi umani.

  42. Chiara said

    Chi si PIAGA non si PIEGA.

    Impara. E’diverso. E cresce. E’oltre.

  43. Genuflesso sta per perfettamente numerato e ria-adattato. Nessuno parla di gendarmi, si è “malati gravi” per definizione. Tanto per dire che aria tira da altre parti. In piedi, su col Morale.

  44. Sonia da Macerata said

    Cristina:
    di maternità si parla perché se ne ravvisa ora l’emergenza.
    Ma io a questo punto vorrei parlare della generalità dei diritti.
    Partendo dal riferimento che ogni diritto è inviolabile(quindi figuriamoci quelli sanciti dalla legge)andiamo a capire perché tali diritti subiscono un attentato continuo.
    Credo che tuti dovremmo chiederci se siamo sempre” vigili di strada “del diritto.O se invece,quando una cosa non ci sta a cuore,noi smettiamo la divisa.Il diritto alla non aggressione verbale,ad esempio.
    Cito qui un episodio di cui fui testimone tempo fa.
    Una delle(rare)volte che salgo sull’autobus.Non ebbi il tempo di sedere che mi si presentò questa gustosa(si fa per dire)scena:posti liberi a sedere 4.Un vecchio che sale dopo di me aggredisce a male parole ed epiteti pesanti una ragazzina 14enne
    dicendole-io sono vecchio e voglio sedere qui ,ne ho diritto.Ora ti alzi e mi fai sedere-continua..la ragazzina,tutta compita,è raggelata,oramai in lacrime,non parla o balbetta ma-ma-ma-scusi-ma.l’l'uomo si esalta ancor di più e attacca col-voi giovani del cavolo-.Stop.A questo punto,gli altri-donne e uomini di età varia!-non si muovono e si vorrebbero disinteressare dell’episodio,intervengo io.In favore della ragazza.E mi arrabbio,e dico al vecchio di vergognarsi,e gli dico che non ci deve provare mai più,che dipendesse da me lo farei scendere immediatamente dal bus,che è facile fare lo smargiasso conla ragazzina timida e ben educata..Il resto dell’umanità popolante quel bus,non una parola,qualche risatina quà e là..ma per essi la vita continua come e meglio di prima.E la ragazzina è una copiosa e liberatoria lacrima.<<<unico commento di una signora-ma è vecchio ,bisogna capire-Mi dico:cosa?cosa c’è da capire?che un vecchio approfitta del suo status di anziano per fare( con le dovute proporzioni )quello che ogni domenica fa un feroce ultrà;ovvero sfogare la sua carica aggressiva col primo che capita,guarda caso una ragazzina timida?
    Signori miei,nessuno s’è mosso in difesa di quel pulcino,e chi lo fece addirittura azzardò la difesa del vecchio!
    Qui, signori miei, bisogna agire.Nel quotidiano dei diritti,dal particolare al generale,dall’individuo per approdare alla collettività.Il resto rischia di essere uno sterile esercizio per
    i parolai di mestiere.

    Così,mi pare,è.

  45. Sonia da Macerata said

    Chiara:il tuo messaggio è chiaro, lucido,tragico,definitivo,contenente aut-aut.e’ molto bello.
    Quello che vorrei dire io,se fossi in grado di fare a meno di edulcoranti.solo,a volte si ha bisogno di parole punto cardinale,e a volte anch’io,sai.Valter voleva( credo) portarti istanza,in sé legittima, di semplificazione;ma sbagliò i modi.
    Valter:i modi,quando non si ha a disposizione linguaggio non verbale ecc.,sono importanti.
    Sia come sia,io apprezzo la chiarezza del mio italiano,quello classico,il suo nitore cristallino,la quasi assenza di contrazioni.
    La lingua dove ogni cosa va al suo posto,quella che ti consente come poche di dare ed attribuire ad ogni frase un significato preciso.Quello [non altri]la cui ricchezza è infinita e indefinibile.Perché privarcene?l’unico bene non monetizzabile..e che gli investitori americani non possono comprare;ci avete pensato?
    Ma capisco anche quando si vuol dare un accento forte alle istanze,come ha voluto far Chiara.

    L’importante è non perdere ,a causa di questo,i punti di contatto
    con l’altro.Quando poi le intelligenze in gioco sono esponenziali,ciò sarebbe un grave reato.

  46. Cristina said

    Almeno Sonia ha citato un esempio concreto, come ho cercato di fare io parlando di scuola, poi se uno scrive in modo tradizionale o “sperimentale” in questo contesto non mi interessa. Nessuno di noi mi pare stia cercando di produrre testi letterari, stiamo soltanto cercando di costruire un dialogo, un confronto, ognuno con il proprio stile e le proprie opinioni, quindi non disperdiamoci sulle questioni stilistiche, ma badiamo ai contenuti.

  47. vbinaghi said

    Chiara
    @Luminoso esempio di dialogo generazionale.

    Il baby sitting è fuori dalle mie competenze. Qui faccio solo il rompicoglioni istituzionale. Non te l’hanno detto?

    @Luca
    E’ proprio perchè sono molto su col morale, che posso permettermi di non venerare il nuovo in quanto nuovo.

  48. vbinaghi said

    Però. Volete giocare col significante? Giochiamo.

    Chi si piaga non si piega
    ho visto inferni che Rimbaud mi fa una sega

  49. requiem per il prodursi in bocca di deliri manifesti,
    Salive sorprendenti che nessuno osava discutere,
    per la smania d’apparire ai piú bisognosi, modesti,
    tragici nei propri destini, calmi nelle proprie collere;

    requiem per ogni con-patirsi e biasimarsi disperati,
    per l’oscurarsi a tratti dell’ormai non-riconoscersi,
    per lo sforzo vano di supporsi affatto umanizzati,
    e per il gran bisogno di continuare a fraintendersi!

    il resto su Cieli in fieri già stracci e miseria. Il nuovo in quanto è detto si versa non si venera.

  50. Chiara said

    @Binaghi: Il baby sitting è fuori dalle mie competenze [e l'assistenza anziani fuori dalle mie].
    Qui faccio solo il rompicoglioni istituzionale [Io la generEazione]. Non te l’hanno detto? [Intuisco da sola, grazie: il suo italiano è *didascalico*]

    @Sonia: ti ringrazio e capisco – il bisogno di *chiarezza* quando si dialoga. Dipende con chi. Ora: se mi rivolgo ai miei allievi semplifico la lingua e amplifico i messaggi – ma se mi rivolgo a un Binaghi – credo [e spero] possa *intelligermi*, senza lamentarsi dell’o-stile formale.

    @Cristina: sarebbe sogno il confronto. Se viene evitato – accampando scuse di lingua – non posso far altro che ribattere – dove si vuole condurmi/ridurmi.

    Chiara

  51. il Nuovo dice: “Sottrarre senso alle parole, alle morali a vista, alle prese inconfutabili dei reconditi è la sola algebra che sarebbe bene conoscere”, e leggere di Rimbaud anche il Sonetto del buco del culo, scritto a quattro mani conl povero Lelian.

  52. Chiara said

    P.s. Visto ora l’apoteosi binaghiana del commento 48: non crede di aver passato l’età dei giochi? Sia come le pare [e non piace] – anche il *Gioco* ha le sue regole. E si regola: nel tempo.

  53. Sonia da Macerata said

    Volevo dire:

    Voi con un caso come quello capitato a me ,come vi sareste schierati?Il diritto brandito come spada sul collo di quella fanciulla era un vero diritto?

    Ovvero:non sempre ciò che ci viene presentato come diritto (perdonate il gioco di parole)deve trovare accoglienza.

    Dove invece una istanza inespressa come quella della ragazza va r-accolta nell’immediato,senza che questa debba cercar modo di palesarla.Senza indugio.

    Volevo dire:
    é nel quotidiano che si educa il collettivo

  54. vbinaghi said

    @Chiara
    Vede come la maestrina sonnecchia in lei (nonostante)?
    Ecco che mi redarguisce su tempi e modi del giocare.
    Rientro nei ranghi, subito.

    @Luca
    Il nuovo in quanto è detto si versa non si venera.

    Niente male, nonostante.

  55. Cristina said

    Cara Sonia, sono d’accordo con te: in teoria sarebbe cortese lasciare il posto ad una persona anziana, però, l’anziano non ha il diritto di alzare la voce e di mettere una disagio una ragazzina che non l’ha fatto. I nostri diritti vanno sempre bilanciati con quelli degli altri; per quanto riguarda gli altri che sono passati da una discussione sui diritti ai giochi linguistici e alle citazioni poetiche, mi verrebbe da dire che stanno perdendo tempo… mi pare che siamo nella stessa situazione di quando con la lettera di Alessandro si è partito dal discorso sull’impegno civile dei poeti e si è arrivati a ironizzare sui due strafalcioni di ortografia, capitati a Francesco Accattoli e Valerio Cuccaroni… ho visto che spesso in questo blog le discussioni cominciano in modo serio e finiscono con questo “compiacimento” stlistico da addetti ai lavori… francamente per chi capitasse per caso in questo blog non mi pare che facendo così, si dia un buon esempio e poi alla fine, al lettore viene il dubbio che si inneschi un dibattito su una questione importante solo per valutare le reazioni di chi partecipa e provocare risposte infastidite, appassionate o ironiche… insomma sembra che l’argomento serio alla fine si trasformi solo in un pretesto… o forse è solo un’impressione personale…

  56. vbinaghi said

    @Sonia
    Non avrei certo coccolato la ragazzina: se non ci arriva da sola ad alzarsi quando c’è un anziano in piedi, meglio che qualcuno glielo ricordi. Tu sei andata in soccorso del vincitore: il potere non è mai di chi sbraita, ma di chi può permettersi di ignorare.

  57. vbinaghi said

    @Cristina
    E’ il destino normale di un thread troppo lungo.
    Vedrai che tra un po’ arriva Iannozzi a darmi del Gesuita.

  58. Chiara said

    @Binaghi:
    non sono degna di redarguirla. Chi *sperimenta con la vita* – non dorme. Non insegna. Prova, si prova – è: prova.
    Non si chiuda nei ranghi del suo sdegno: il mondo ha bisogno. Di lei.

  59. http://www.youtube.com/watch?v=VJzcF0v1eOE&feature=related

    giuro che non è una provocazione. Per me il 68 ha lasciato soprattutto cose come queste.

    Si è cominciato a tentare di storicizzare il 68 10 anni dopo; ricordo bene i temi in classe nel 1978.

    goodnight, e ditemi se gli Small Faces non valevano una “messa” a maggio…
    fk

  60. Chiara said

    @Sonia: a monte – il rispetto per anziani, infortunati e donne incinte. Un corpo giovane DEVE avere una coscienza *adulta* e 14 anni non sono pochi

  61. vbinaghi said

    @Franz
    Valevano.

  62. beccalossa said

    il tempismo di fk mi stupisce (li stavo giusto ascoltando). ma per non fare torto a nessuno, visto l’argomento, allora rispondo con questa:

    http://www.youtube.com/watch?v=IMsnqQHOwFg

    al 68 femminardo i kinks risposero con una canzone sul prostituto, nè di qua, nè di la, e tutti e due insieme.
    Lola è la liberazione assoluta dei sessi o la gabbia del corpo che il cervello rifiuta?

  63. Sonia da Macerata said

    Chiara:

    non partire dall’assunto che ci sia chi, con certezza comprende(e se sceglie di non comprendere il risultato finale è poi lo stesso, il messaggio non gli è arrivato davvero…la trappola va comunque elusa)e chi no.Conosco fulgidi esempi di psichiatri (pure bravi) che prenderebbero a cazzotti chiunque per una fede calcistica o di partito.Gli stessi prodighi di consigli,gli stessi pronti a sottoporsi alla violenza di transfert,controtransfert etcetera.

    Luca:

    non la sottrazione di senso alle parole è la vera novità(l’hanno sperimentata da tempo)ma la forme di pensiero.la parola ,in forma nuova o antica, ne è solo la naturale conseguenza.potremmo citare l’Aretino,che coi suoi privilegi inattaccabili riuscì nell’intento di costruire un linguaggio sovversivo.O l’Annibal Caro.tutti maestri dell’invettiva.Vogliamo parlare dello splendore sovversivo nell’eloquio di un Oscar Wilde in un’epoca come quella vittoriana?Non smbravano emergenza qui,in questa sede,però..tutto può cambiare.A patto che non diventi”cambiare tutto per non cambiare niente”.

    Valter:
    non capisco,in questo gioco ci si arena o ci si allena per prepararsi all’arena?
    Oppure il tema importantissimo da te aperto(il 68 ,cosa resta?)
    è un pozzo già esaurito?
    Vogliamo piuttosto parlare dei privilegi che il ‘68 ci ha lasciato.Non tutti lo sono stati.
    Quando dico così penso ad esempio alla figura di una generazione
    che i privilegi li ha tolti ad una classe,ma poi non li ha distribuiti a pioggia,comportandosi allo stesso modo di ciò che fece la classe precedente.Esempio:quanti giovani in politica?
    nella mia amministrazione provinciale c’è stata una levata di scudi(a sinistra contro la sinistra!) perché il presidente della provincia ha osato dare una carica di assessore ad una 24enne,togliendola ad una signora molto più matura.Altro esempio:cosa ha fatto il movimento di quell’epoca
    per garantire l’accesso ai posti pubblici a tutti allo stesso modo?Ho notizie che a tutt’oggi in alcuni concorsi pubblici o bandi di selezione l’essere figlio di dipendente di un ente possa dare diritto a maggior punteggio.Se vorrete smentirmi,dati alla mano, prego.
    Pur in tutta la sua bontà negli intenti,alcune storture ci sono state.Io ne citai solo alcuni esempi.ma per citarli tutti non basterebbe un libro.E la scomoda eredità di giornalisti come ad es. Paolo Liguori? E’ ora di parlarne?

    Ti lascio il rovello.

  64. vbinaghi said

    @Sonia
    Quando dico così penso ad esempio alla figura di una generazione
    che i privilegi li ha tolti ad una classe,ma poi non li ha distribuiti a pioggia,comportandosi allo stesso modo di ciò che fece la classe precedente.Esempio:quanti giovani in politica?

    Siamo daccordo: infatti sarà il mio prossimo post.
    Qui, quello che avevo da dire l’ho detto, e bello chiaro.
    Poi mi piace pure cazzeggiare con questi giovinastri.

  65. Oppure al Niente darne piuttosto senso. E’ d’Unico s.fitta gora il senso di questo fondare e precipitare. Non è in discussione o a ripresa la surrealtà della visione, ma il realismo degli eccessi.

  66. Sonia da Macerata said

    Valter(per il punto 56):

    non ci siamo capiti.Io dell’italiano uso tutto ciò che è in mia disponibilità(credo non massima, ma sufficiente per farmi comprendere,comunque..),numeri arabi compresi.Ho scritto-posti a sedere liberi 4-.ovvero,4 quando è arrivato il vecchio,4 quando tutti,me compresa ,erano già seduti.Dimmi,caro Valter,perché la ragazzina,con quattro posti liberi-4-avrebbe dovuto cedergli il posto(non ho specificato anziano invalido,anzi era molto poco dimesso..)?Le bizze di un anziano non possoro tramutarsi in diritti solo
    perché le fa un esponente della terza età:chiamiamo,impariamo a guardare le cose in faccia e a dargli il vero nome.il pietismo é pure insidia nascosta nella tenerezza per il vecchio bizzoso e prevaricatore a danno di una ragazza educata.Una ragazza,quella si,che con grande probabilità avrebbe all’istante ceduto il posto,ove ne avesse ravvisato la necessità.il pietismo,come tu m’insegni ,è cosa bugiarda e nociva.

  67. Chiara said

    BINAGHI DIXIT: Poi mi piace pure cazzeggiare con questi giovinastri
    BINAGHI DIXIT: Esempio:quanti giovani in politica?

    Distingua bene: quale *giovane* e quale *giovinastro*. Questa POLIS è anche mia. E con i *come me* dovrà – dividerla. L’atto *politico* più immediato sarebbe – forse – la responsabilità dei suoi messaggi – in quanto messaggero. E pubblico.

    C.D.

  68. Sonia da Macerata said

    Chiara:
    la mia spiegazione fatta al punto 65 vale anche per te.
    e,nel caso, a tutti quelli che non avessero capito la scena del cattivo vecchio e della buona fanciulla.Il rispetto vale sempre,e se ne ha diritto anche a 14 anni.

  69. Chiara said

    Grazie Sonia – ma avevo capito.
    E continuo a pensarla allo stesso modo: se sale un anziano – anche in presenza di altri posti liberi – gli chiedo se vuole accomodarsi *COMUNQUE* e – al massimo – mi sposto io. Capisco di più l’atteggiamento scorbutico di una persona provata dai mezzi pubblici [e dalla molta maleducazione adolescenziale] e dalla vita – che l’atteggiamento di tanti [e altri] detti Adulti.

    Chiara

  70. vbinaghi said

    sonia, avevo letto troppo in fretta.
    chiara, messaggio ricevuto: esisti.

  71. Sonia da Macerata said

    Cristina(punto 55):

    e brava!tu si,sei riuscita ad andare oltre.Gli altri(ma forse non hanno capito il nr di posti liberi..)si sono lasciati abbagliare
    dallo status del vecchio.Se dessimo ragione al vecchio,allo stesso modo dovremmo darne al capoufficio bilioso(ma solo nel caso fosse anziano).Oppure,facendo idealmente ancora un salto,il Calderoli esasperato da
    stranieri che invadono la sua città(stranieri che però a tanti suoi concittadini ha fatto comodo assumere per paghe da fame col ruolo di colf etc.):è esasperato, andrebbe capito..un abbraccio.

    per il languire delle argomentazioni,è comprensibile:con questa mia siamo arrivati a 67.Anche se sui diritti di cose ce ne sarebbero..

  72. Sonia da Macerata said

    No Chiara,non ci siamo.
    Il posto che voleva il vecchio era un pretesto per aggredire un essere in inferiorità psicologica,proprio perché non poteva fregiarsi dello status di anziano.e’ questo il mondo del patriarcato,ma non quello benefico, bensì il più truce e becero.
    E’ questo lo stesso mondo di una certa borghesia trivia, che quasi ci fa rimpiangere l’aristocrazia..è questo il mondo che diciamo di aborrire, ma di cui poi ne caldeggiamo la continuità e prosperità.
    E’ questo il mondo in cui si vuole intubare un feto,ma si distruggono i diritti di un individuo che da 14 anni cerca di convincersi che la vita e l’umanità è bella(finché non arriva il vecchio di turno a ricordargli che l’uomo è pane di fiele..)

  73. Chiara said

    Binaghi: è un problema di mittente? Di referente? Di codice? Che *Lei* sappia della mia esistenza può interessarmi quanto l’ultimo intervento di chirurgia plastica – della velina di turno. Non si tratta di una *conferma* di esistenza. Sono – a prescindere da Lei. E’quando: due esseri [umani - si ipotizza] a confronto – ascoltano e rispondono. « I bimbi d’Italia
    Si chiaman Balilla ». E se urlo *Che linse?* – non urlo solo *a nome mio*. Chiaro il messaggio?

  74. Chiara said

    @Sonia: premesso che io *non c’ero* sul quel bus. La triste realtà e che – se proprio la ragazzina lo viveva come un sopruso – doveva – garbatamente rispondere [a meno di malattie e patologie gravi - che non ha specificato nel resoconto]. Non ci sarà sempre qualcuno a difenderla – sul bus come a scuola come la sera in discoteca. Quanti timidi adolescenti intoversi hanno subito angherie? [Credo sia un caso lontano e molto diverso dal ragazzo affetto dalla Sindrome di Down picchiato selvaggiamente e ripreso. La timidizza si può - anche - vincere].

    Rimango dell’idea che ognuno abbia il *diritto e il dovere* di provare [almeno provare] a difendersi da solo. E il prima possibile. Il rischio peggiore che può incorrere è – crescere con la *convinzione* che ci sarà sempre qualcuno [passanti, genitori, insegnanti, mariti/mogli, amici,...] a difenderla. Ma non è così.

    E’ così che si forma il Carattere.

  75. Sonia da Macerata said

    Soggiungo:

    il ragazzo-adolescente è adulto in nuce.Se non si sentirà difeso
    nei diritti di adolescente si sentirà a sua volta legittimato a
    prendere i modelli di autorità conferiti dallo status per applicarli ai vari casi che gli si presentino.E quando sarà adulto
    a sua volta prevaricherà chi adulto ancora non è.Il migliore dei mondi possibili,a voi!
    Per me,quella scena del vecchio e la fanciulla ha un altro significato:l’incollocabilità di un ragazzo.
    Ed è proprio qui che scatta la ricerca forsennata del potere.
    Poichè chi subisce comprende che solo acquisendo un forte potere
    non subirà più.Però a quel punto non sarà sufficente il non subire.Troppo alto sarà il rancore ,troppo il trauma patito all’epoca
    chiamerà vendetta..e la vendetta chiamerà sangue.Il migliore dei mondi possibili.
    Comunque il mio caso-esperienza limite voleva significare che il senso del diritto va educato e allenato.Non sempre basta discettare sui massimi sistemi,importanti ma in quanto prevedono che ogni individuo faccia qualcosa di suo per raggiungere l’obbiettivo.Primo comandamento:eliminare i pre-giudizi.
    Il vecchio non sempre è debole e indifeso ma può essere vigoroso e cattivo(qui non interessa stabilire esasperato e quanto).Il ragazzo non sempre è menefreghista e maleducato,ma anche sensibile e altruista.

    Così,mi pare,avrebbe avuto da esser

    Un saluto,
    Sonia da Macerata

  76. Sonia da Macerata said

    Chiara,

    Il carattere si forma bene quando la società -quella prossima-ti con-tiene.E una piccola città o un quartiere,come la scuola è la prima estensione della famiglia.POi si esplora il campo esterno,non senza la base sicura.Diversamente siamo destinati a perire.
    E se la ragazza non sapeva rispondere per le rime al vecchio,era proprio in virtù del fatto che questo era anziano,e che ci insegnano che il vecchio ha ragione a prescindere(e allora perché tale beneficio non è estensibile a prodi e berlusconi:una bella ammucchiata di senatori come ai tempi di roma).Io ,rispondendo e ribattendo punto per punto al vecchio,credo di aver detto alla ragazza:difendersi è giusto e possibile,fallo anche tu la prossima volta.Il disinteresse cosa avrebbe prodotto?nulla..
    Oppure,se questo non serve,in ultimo:a cosa serve la società?

  77. Sonia da Macerata said

    A Valter:
    come vedi non ti chiamai problematizzatore a caso:ne è venuto fuori un bel dibattito,vivi complimenti(i commenti sempre arguti,i frequentatori aperti)..per aver trascinato pure me,che ho stolida e storica avversione per l’utilizzo di questo strumento.Bravo
    Ma i temi sono scottanti e pregni di significato per il futuro.
    Sperem!

    Buona notte

  78. valter binaghi said

    @chiara
    La pecora nera è un nick.
    Chiara molto di più.
    Lo so.

  79. alessandro ghignoli said

    segnalo un libro di Violeta Varela Álvarez, una filosofa spagnola che ha scritto un saggio assai interessante

    un abbraccio

    //////

    Violeta VARELA ÁLVAREZ

    Contra la “teoría literaria” feminista.

    Crítica desde el materialismo filosófico.

    Vigo: Editorial Academia del Hispanismo, 2007. 120 págs. / 26,00 €

    ISBN: 978-84-96915-07-7

    Índice

    I
    Preliminares metodológicos

    1.1. Ontología materialista, 13
    1.2. La Teoría del Cierre Categorial, 14
    1.3. Symploké y Dialéctica, 17

    II
    La crítica literaria feminista angloamericana

    2.1. Antecedentes generales, 21
    2.2. Tentativas teóricas en el ámbito angloamericano, 29

    III
    La crítica literaria feminista francesa

    3.1. Los Padres del Feminismo francés: Lacan, Foucault, Derrida y Barthes, 41
    3.2. La deriva fideísta y mística del feminismo francés: Cixous e Irigaray, 62

    IV
    Conclusiones
    · 79 ·

    V
    Apéndice
    La controversia Newton-Einstein:
    Una interpretación fraudulenta de las filosofías contemporáneas
    · 83 ·

    VI
    Bibliografía
    · 115 ·

    “Dirigiremos nuestra mirada al ámbito de los estudios feministas. Lo que haremos será centrar nuestra atención en una serie de textos y autores ya clásicos que se sitúan como los referentes filosóficos de la ideología feminista. Nuestra revisión de estas doctrinas, más bien dogmas, irá acompañada también de abundantes citas de las distintas autoras. Se trata de textos que, en su mayoría, no necesitan de cometarios añadidos, como se verá. De todos modos, es fundamental introducir estos textos porque sirven a la perfección, sin necesidad de esas manipulaciones que tanto gustan a las teóricas feministas como Irigaray, para desenmascarar la perniciosa ideología que ha llegado a ser el feminismo. Una ideología peligrosa por su imprudencia, por su burla de temas sangrantes y por la tiranía que pretende imponer a las mujeres que, para ser consideradas como tales, deben plegarse ahora a exigencias de irracionalidad, incultura y analfabetismo. Se trata de una ideología poderosa, que cuenta con numerosas publicaciones, cátedras, masters, doctorados…, un gran negocio edificado sobre los cimientos del cinismo y la incoherencia. Toda una desfachatez intelectual” (pp. 18-19).

    “Lo de esta gente ya no es cinismo o incoherencia, es una absoluta tomadura de pelo que debe ser denunciada enérgicamente. Se trata además de una ideología poderosamente peligrosa para las mujeres. Tanto el feminismo como el posmodernismo han encontrado un importante mercado en la explotación de la miseria. Su éxito se debe a que se han alzado como portavoces de ciertas realidades sangrantes, logrando gozar así de las simpatías de esta sociedad actual, mucho más amiga de lo políticamente correcto que de las soluciones reales y de los análisis críticos. El problema es que feminismos y posmodernismos no desean hacer una teoría social, jurídica o filosófica destinada a la reflexión sistemática. Para estas teorías la eliminación de los problemas que denuncian supondría el cese del negocio. Debido a esto no encontramos en ellas análisis rigurosos, sino reflexiones fraudulentas y teorías paródicas. Su negocio es, insistimos, la explotación de la miseria en las aulas a través de retóricas y dialécticas falsas, manteniendo así los problemas que les dan de comer, por un lado, y la simpatía del público académico y de las subvenciones públicas, por otro. La denuncia de la miseria es siempre su carta de presentación (ésta es la que les granjea simpa-tías, colaboracionismos y subvenciones). He aquí su método: la explotación de la miseria. ¿Cómo entender si no que mujeres tan comprometidas se dediquen en sus libros a atacar a aquellos hombres y mujeres que trabajan por una igualdad civil y jurídica (las únicas importantes y reivindicables)? Quien dice preocuparse de temas tan dolorosos y de causas tan elevadas no debería hacer de la burla, la impostura y la parodia, sus metodologías fundamentales” (pp. 76-77).

    “En cuanto a las “metodologías” de análisis literario que nos propona el feminismo, ha de hacerse constar, desde criterios científicos y filosóficos, que únicamente sirven para delatar la psicología del crítico, psicología que eclipsa y anula por completo las Ideas presentes en la obra literaria y en la mente de las mujeres inteligentes” (pp. 76-77).

    Violeta Varela Álvarez

  80. Giocatore d'Azzardo said

    Me ne vado qualche giorno e zac, ti scoppia la discussione sul ‘68 e le donne con l’aggiunta dei vecchi che chiedono il posto sul Bus. Provo a metterla sul ridere, ma non troppo.

    1) I vecchi, quelli attuali, sono una iattura che qualcuno dovrà risolvere: giocano a fare le vittime, sempre, e a ricordare i bei vecchi tempi andati. Con una differenza drammatica, rispetto ai bei tempi andati: non muoiono mai e pretendono di continuare ad essere giovani.
    2) Molti dei vecchi, magari non solo di età, in circolazione ora [nei luoghi dove il potere, a vario titolo, è gestito] sono ex sessantottini. Maestri nel fare rete, nel creare coalizioni e nell’occupare tutti gli spazi possibili. Una ‘razza’ di opportunisti che sta creando danni a ogni livello e non intende mollare il pallino.
    3) Sta emergendo sempre più chiaramente che le loro conquiste erano a loro esclusivo vantaggio: le generazioni successive sono sempre scaricate con il solito calcione “noi, da giovani, sì che eravamo bravi, belli, intelligenti e con tanti ideali; mica questi qui”. La peggior balla che si possa raccontare e affermare: questi giovani sono molto meglio di tutti i giovani ex’ 68.

    Sul tema ‘donne’ sollevato dal post posso fare un’unica [soggettiva] considerazione: il grande ‘difetto’ delle donne è che non sanno fare squadra, giocano sempre da sole, in qualunque situazione. Pericolosissimo e molto poco efficace. E’ così anche nel gioco d’azzardo, che uno dice, cosa c’entra col fare squadra. C’entra eccome e le donne, al solito, nisba. Il resto mi paiono, scusate l’irriverenza, argomentazioni retoriche.

    Blackjack.

  81. lucy said

    caro blackjack:
    1. questi giovani sono imparagonabili con qualunque altra generazione in quanto è subentrata, per imitazione, la modificazione genetica anche nei comportamenti e nelle idealità
    2. sono anni che mi aspetto che parta la campagna “metti un nonnetto nel fornetto”: è tutto relativo, basta darsi una nuova etica e il problema “vecchi” non sussisterà più, dai posti sugli autobus al pagamento della pensione
    3. vecchi gli ex sessantottini! vacci piano e, soprattutto, non li considerare automaticamente tutti come quelli che hai descritto, altrimenti ci mettiamo a considerare tutti i trentenni dei paninari ex-edonisti-reganiani t.d.c. e non la finiamo più di buttarci addosso colpe
    4. i vecchi hanno diritto ad essere sopportati un po’ di più dei giovani, a me hanno insegnato così: dopo di che l’arroganza e la spocchia non vanno scontate a nessuno
    5. che le donne non facciano gioco di squadra è da vedere: in compenso nella mia non corta vita ho constatato che i maschi godono di una fama più che altro di derivazione letteraria quanto ad amicizia e senso del gruppo;
    in realtà sono spesso stupidamente competitivi e gonfiano i pettorali appena arriva sul terreno un maschio che percepiscono dotato di maggiore appeal intellettuale o fisico.

  82. Giocatore d'Azzardo said

    Lucy, c’è solo un modo per risolvere il problema ‘vecchi’ in Italia: farli rimanere a casa obbligatoriamente per raggiunti limiti d’età. Ma comandano loro e nessuno lo farà mai. Serve qualche esempio forse?
    Gli ex sessantottini sono vecchi: nelle idee e non solo. Basta fare quattro conti e non credo che nessuno degli ex sessantottini possa definirsi un giovane rampante: l’anagrafe non è un’opinione. O sbaglio? Che poi, gli ex sessantottini, siano ora accasati nei posti che contano, beh, basta che tu scorra, partendo dai giornali e dall’informazione, la provenienza di questi signori, e via a salire.
    Non fa piacere sentirselo dire? Non ha molta importanza mi pare: è così.

    I vecchi di ora, non parlo della nonnetta del pianerottolo, non sono come i vecchi di una volta e hanno, lo ribadisco, un grande difetto capitale: vogliono continuare a rimanere giovani e non morire mai. Sorridi!

    Che le donne non sappiano lavorare in squadra a me (opinione soggettiva) pare un dato di fatto; in caso contrario non sarebbero necessarie le leggi ‘panda’ per infilarle in politica a forza. Questo indipendentemente dal comportamento maschile, oppure affermare che i maschi sono stronzi, serve come contrappasso psicologico? Se poi la vedi diversamente beh, buon per te.

    Anche tu del partito che i “giovani d’oggi non hanno valori”? Io non sono un giovane, se la cosa ti può consolare, epperò non capisco l’ipocrisia dei miei coetanei e coetanee, che continuano ad ammantare il loro passato di gloria. Io, di glorioso, ci vedo ben poco.

    Blackjack.

  83. Paola renzetti said

    Qualcuno non più giovane probabilmente ha vissuto se non proprio il 68 (come molti di noi), ma gli anni successivi e senza parlare di gloria(sono d’accordo che non c’è niente di più stucchevole del bel ricordo dei tempi andati), sarà però “cresciuto” in quegli anni e si sarà formato nel bene e nel male. Avrà valutato almeno qualcuna di quelle esperienze come formative. Io ricordo il lavoro in fabbrica, lo studio alle serali, l’oratorio. Per chi aveva una provenienza popolare come me, erano occasioni per misurarsi con nuovi contenuti culturali e di confrontarsi fra giovani. Nessuno pretende di dire che si era meglio o peggio. Si era e basta, ma quella è storia di tutti e di ciascuno, quindi non si può azzerare. Se poi a chi è giovane ora interessa, può cercare di capirci qualcosa. Mi da un p0′ da pensare tutto questo desiderio di buttar via, soprattutto da chi c’era in quegli anni.

  84. vbinaghi said

    Come diceva Nietzsche (Sull’utilità e il danno della storia per la vita), niente di peggio di una memoria senza oblio. L’incapacità di separare il grano dal loglio, la conservazione del passato in quanto passato (nobilitato dal fatto di essere il mio passato) è la paralisi dell’azione. Secondo me arrivare a un giudizio storico e non mitologico, e liberarsene, è una condizione necessaria per avere un futuro.

  85. Paola renzetti said

    Sono d’accordo e grazie per questa citazione. Ma quanto potere ha questo passato (anche se di pochi anni)se suscita questo interesse e muove le passioni! Guarda quanti commenti in questo post! E’ vicino, forse ancora troppo vicino, per prenderne la giusta distanza. La portata dirompente è stata però notevole, tant’è che permea ancora il nostro modo di pensare e di vivere (in parte proprio quello dei giovani). Ad altre occasioni di confronto!

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