Per l’otto marzo #2
Posted by fabrizio centofanti on March 8, 2008
Giuseppe Panella
MAESTRA D’AMORE
“…e Morte non avrà più dominio”
(Dylan Thomas)
1.
… il ricordo dell’amore trascorso è comunque struggente
come lo è sempre il racconto di ciò che siamo stati una volta,
il sentimento vibrante e sicuro di non volere rinnegare più niente
(quello che ci ha a volte traditi travolti stregati
e non ci ha concesso il diritto di replica o di insegnamento)
è nella gioia e nel dolore di questo svolgimento…
qui si annida il rimpianto e il fervente
segreto del tempo ci nega ciò che si voleva
conoscere dal proprio corpo di amante…
tutti abbiamo avuto una maestra d’amore,
il sogno sepolto sotto la coltre di lana e il cuscino,
qualcosa che ci ha insegnato il sopito dolore
che sapeva di morte di gloria e di destino…
… ma chi ci ha raccontato cosa volevamo dal mondo
e ha scandito il tempo e le storie con insondato sorriso,
ci ha rimandato agli avvolgenti scenari di sfondo
(cogliendo l’oscurità del futuro, cancellandoci il pianto dal viso)
è viva ormai in ciò che non dimenticammo,
in ciò che ci ritorna in mente quando rivediamo
con gli occhi della mente, il rimpianto del cuore
tutto quello che fummo e vogliamo essere ancora…
… a vincere non è lo strazio e il dispetto di aver abbandonato
ciò che dopo tanto tempo ancora ricordiamo
ma è ciò che rimane in noi,
ancora vivi, ancora disperati,
degli attimi che ci hanno una volta conquistati…
… è stata la nostra maestra d’amore, la vita,
ora e sempre, e per tutto il tempo sempre inseguita
perché continuasse a insegnarci il diletto
e il gusto e il concetto
di poter essere amati…
2.
Love is the more majestic teaching
We receive from the life
And in its tremendous awakening
We connect the mind
To others true desire
Life is the most pathetic teacher
Of love’s restrained pain
And souls and bodies suffer
(Except in our brain)
For the denial to obtain
The well desired object
When the other reject us
And our heart results neglected
By the mean and unfair refusal’s strength…
All we want a love teacher’s nest
In which we can have the rest
We desire and sigh and want
In the moment in which we have to affront
The question of all questions
That we escape don’t
I can’t go on without rememberin’
The lost time of my youth
In which always love stayin’
On the lips of my mouth
I had a teacher then
And I didn’t have her in vain
The love isn’t only an affair
You can get anywhere…
3.
… ho conosciuto quindi
l’affanno del vivere da solo
nel momento in cui volevo
cercare l’aiuto del mondo
e ho trovato quello
- solo ma sufficiente –
di lei che mi insegnò
e mi fu maestra d’amore
(ma non soltanto nel cuore)
e mi rese edotto e lusinghiero
del gesto che libera
e trasforma i desideri
in piaceri e i piaceri
in sofferenze non risparmiate
a chi capisce che in quell’istante
misterioso e colpevole
il dolore e il piacere
non possono che essere usati
se vogliono essere durevoli…
… ho imparato a mie spese
quello che l’amore concede
a chi si offre al suo potere
e lo sostiene piegandosi
a sua volta al suo magistero
infinito e profondo,
senza pace ed eterno,
irraggiungibile e pronto…
a mia volta fui io un maestro d’amore
per chi già tutto sapeva
e illustrava il piacere a venire,
cercando di saldare la mente al corpo
e il corpo al desiderio
senza ritenere sprecato il tempo
impiegato e goduto
di quell’apprendistato infinito…
4.
Time has gone
And it shall be mine
Again and again
If I’ll be able to remain
The same kind of then…
Time has gone
And it’ll be the same day
In which I taught
The good taste of love…
Time has gone
But I cannot lose it
If I’ll be the same man
Who would teach
The nice strength
To come to Heaven and Hell
And also beyond
As they could be
in the sweetest flow…
5.
… ma il tempo prende la strada più diritta
e restituisce soltanto gli andirivieni,
gli insegnamenti giusti e quelli sbagliati,
le donne amate e quelle solo sfiorate
(anche se nel profondo),
i sogni riparatori, le conchiglie forate,
i gesti inutili e i rituali dimenticati.
i sospiri perduti, i santi invocati,
le azioni ignorate e perfette…
vorrei insegnare a tutti
il modo di vivere e di morire
così come l’amore vissuto lo ha insegnato
a me…
e congiungermi al passato vuol dire
ancora, oggi, per me, sano di mente
se non di corpo o in attesa di liquidazione,
ritornare all’insegnamento ricevuto
e farne un regalo a chi non è ancora venuto
a riceverlo in dote o in donazione…
6.
Voglio insegnare ancora a me stesso
e non smetterò mai d’imparare
il disegno perfetto
che mi porta ad ammirare
il momento insensato
che dà ragione lo stesso
al mio desiderio di voler continuare,
a comprendere e a non dimenticare…
perché così ancora una volta
Death Shall Have No Dominion…
***
Stefania Nardini
La primavera di Saorge
Il ricciolo di nuvola bacia la roccia che continua a inghiottire la luce rosa.
Le siepi lungo il sentiero sembrano sbiadirsi.
Sentiero di polvere e sassi, squarciato dal giallo ginestra che annuncia la stagione,
l’ora….
L’ora è adesso. E’ nella primavera di Saorge.
Primavera appiccata a uno spicchio di luna,
trascinata dal vento che soffia sulle mimose.
Le mimose resistono. Schiaffeggiate dal respiro del mare raccontano nuove storie.
Sono storie di pietre sbrecciate o scolpite dai passi.
Storie di dolore e d’amore. Contagiate da quella mania di vivere con gli occhi di quando eravamo giovani.
Poi il vento cambia rotta. E noi continuiamo a camminare, a marciare sulla pietra. Con la gioventù in tasca e l’attesa di un segno che inventerà il destino.
Il tempo è un attimo. E il ricciolo di nuvola non c’è più. La roccia, nuda, è rimasta sola.
***
Compiuta Donzella
Sonetto primo
a cura di Antonio Sparzani
A la stagion che ‘l mondo foglia e fiora
acresce gioia a tut[t]i fin’amanti:
vanno insieme a li giardini alora
che gli auscelletti fanno dolzi canti;
la franca gente tutta s’inamora,
e di servir ciascun trag[g]es’ inanti,
ed ogni damigella in gioia dimora;
e me, n’abondan mar[r]imenti e pianti.
Ca lo mio padre m’ha messa ‘n er[r]ore,
e tenemi sovente in forte doglia:
donar mi vole a mia forza segnore,
ed io di ciò non ho disio né voglia,
e ‘n gran tormento vivo a tutte l’ore;
però non mi ralegra fior né foglia}.
***
Ritratto di donna
di Wislawa Szymborska
a cura di Giorgio Morale
Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un’ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l’amor del cielo!
***
Tu non mi caccerai via in nessun posto
di Marina Cvetaeva
(a cura di Giorgio Morale)
Tu non mi caccerai via in nessun posto:
non si respinge la primavera!
Tu non mi toccherai, nemmeno con un dito:
troppo teneramente io canto verso il sonno.
Tu non mi diffamerai:
il mio nome è acqua per le labbra!
Tu non mi lascerai:
la porta è aperta, e la mia casa è vuota!
***
(di Luigia Sorrentino, un’altra poesia per l’8 marzo)
è così lieve il giorno sul confine
vedo le donne del mare
i loro corpi di figli
nel treno dei loro bambini
si uniscono in riva al mare
levigata da una perpetua onda
tra i sassi della spiaggia
una materia arrivata da un letto di
alghe
dono prezioso di montagna
che ora non ha più paura
di niente
qui c’è l’anima della terra
la fortezza pietrificata
esposta al sole perenne
alla spada
seduta
in una specie di acino
tra fichi d’india
lei ci guardava
emozionata

















Paola renzetti said
Grazie per queste belle poesie.
“Non si respinge la primavera!”
Un caro saluto
fabrizio centofanti said
grazie a te, Paola.
ognuno vede a suo modo questo giorno. io, più che i diritti, ci vedo il dovere di dare alla donna quello che le spetta: le stesse possibilità dell’uomo. speriamo che succeda prima della fine del mondo.
Stella Maria said
c’è un solo uomo al mondo che ha dato pari dignità ad uomo e donna considerandoli esseri umani senza distinzione di sesso e quell’uomo si chiama Gesù.
Se come dici un giorno “l’integralismo” e il maschilismo imperante finiranno, vuol dire che gli uomini avranno fatto una grande evoluzione, ma la cosa ancor più bella è che sarà veramente un mondo migliore.
perchè dedicarci una giornata se poi si cerca sempre di dominarci, ridurci al silenzio e mettere un passo dietro gli uomini? uno dei tanti controsensi di questo mondo.
comunque la mimosa è un fiore bellissimo e vale la pena ricordare le donne morte quel giorno per arrivare ad un altro problema più grande: le morti sul lavoro. il violare le leggi e le regole senza rispetto per la vita umana.
grazie soprattutto per queste bellissime poesie e per quante altre ancora per noi se ne scriveranno, in fondo basta poco per renderci felici e farci sentire importanti.
un abbraccio
Stella
elena f said
http://it.youtube.com/watch?v=Jx4wdXBhU_E&feature=related
auspicando un mondo in cui non si debba più dire la donna, l’uomo ma si possa dire noi nel rispetto ciascuno della specificità ed unicità dell’altro.
forse è un mondo possibile, con il contributo di tutti
buonanotte
elena f said
Una buona notizia, segnale in controtendenza con i dati che fanno dell’Italia il fanalino di coda dell’Europa quanto a presenza delle donne non solo nel mercato del lavoro ma anche alla guida di imprese e posti di responsabilità, segnali che fanno sperare in un futuro con più voce alle donne.
Emma Marcegaglia e’ stata eletta, con 125 voti su 135, presidente della Confindustria, prima donna a ricoprire, in Italia, questa carica.
la notizia qui
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_20011207.html