Provocazione in forma d’apologo 52
Posted by robertorossitesta on March 11, 2008
Alla fine c’erano arrivati. In un Paese dove i santi non pagano l’ICI ed i navigatori battono bandiera panamense s’erano concentrati sui poeti, facendola pagare a loro per tutti.
“Istituita l’imposta sull’inedito” strillavano i titoli dei giornali e dei notiziari radiofonici e televisivi; mentre già torme di finanzieri, come i pompieri di “Fahrenheit 451” ma con ben altro intento, battevano palmo a palmo il territorio, entravano nelle case, violavano cassetti di scrivanie e memorie di computer, stilando distinte sulla base delle quali emettevano seduta stante ingiunzioni di pagamento da onorare in tre giorni.
Erre però non era stato colto alla sprovvista.
Il cugino sottosegretario cui cedeva i suoi testi peggiori, grazie ai quali costui vinceva premi sui quali Erre non avrebbe potuto nemmeno levare lo sguardo, era sì, come scrittore, un vero cane, ma come individuo non era un ingrato, né tantomeno uno stupido. Erre perciò aveva ricevuto una soffiata in tempo utile, e si era regolato di conseguenza. Ogni traccia cartacea e magnetica delle sue opere inedite era così sparita. Ma esse sopravvivevano in rete, in uno spazio criptato presso un provider offshore, blindato contro ogni attacco informatico o legale. Certo, l’operazione non era stata indolore. Stranamente, proprio in quei giorni il costo di certi servizi era salito alle stelle; a conti fatti, il costo annuo pattuito per Erre era stato appena di un un paio d’euro inferiore a quello dell’ammontare dell’imposta che avrebbe dovuto pagare. Va detto però che insieme allo spazio quel provider forniva gadget tecnologici così esclusivi e avanzati da far schiattare d’invidia chi non ne disponeva; e inoltre, che era in gioco un principio; e infine, che cos’era mai un po’ di vile moneta rispetto alla soddisfazione di averli fregati – tutti?
















