Sine Requie
Posted by fabrizio centofanti on March 12, 2008
Di Fabrizio Corselli
In excelsis malis tenebra se magnificat tamquam refulgit lux in sublimis
Parte I: Introitus
Di quel corpo straziato, in eterno consumo
e ancora più conservo la tua testa piena di tarli
cosicché io vi inchiodi un’altra corona di spine
che Re duplice ti acclama del nulla e dell’oblio.
Ricorda…
Di un angelo caduto il cammino non s’arresta
tra muschi, erbe ed alberi di un infelice Eden
che cinereo dimette con lenta propaggine
l’ira e la funesta rabbia di colui il quale spira
al di là di un cumulo d’illibata sepoltura.
Tra fitti deserti, mari di sabbia e di dura pietra,
in mezzo alle foreste dagl’occhi di nudo smeraldo,
e al di sopra delle fluenti pieghe di torrentizio decreto
stanco, ho vagabondato alla ricerca di un solo uomo
che di un tuo miraggio professi l’illusorio artificio.
Parte II: Sine Requie
Finita per sempre è la mia ricerca!
Così ruggisce la lama e forte grida all’implorare
di un perdono, ogniqualvolta penetra di un gambo
ritorto la nuda schiena; e piange il proprio midollo,
la linfa esausta con avida forza presso un giardino
che mai conobbe di un dio distratto la fioca luce.
Nel dissotterrare corpi e scheletri, spoglie e brandelli
nulla si prova senza l’aiuto di un maestro mendace
che ai propri discenti mostri alcune semplici risposte
affinché il figlio diletto consacri di quella dottrina
dogmi e sacramenti altresì eiaculati sull’ostia digiuna.
Altro non rimane che qualche ossa rotta e logora
tra le mie dita di erede, eletto un dì molto lontano,
poiché in nervi, muscoli e spirito nulla si contrae
al piacere ordito nel domare di una santa religione
ciò che negato mi fu quando luci e grigie latebre
di un paradiso divennero severe ed alte colonne.
Parte III: (Magnificat) in Tenebris
Osserva questo luogo dimenticato da nostro Padre!
Soltanto crani fuoriescono dalla sorda e muta zolla
perché io ne calpesti orbite e intorpidite menti,
mentre logorii s’adeguano al rosso maglio artigliato
d’una falsa promessa, della quale io soltanto,
reggente, di ogni male sono primo fra tutti.
Mosche e letame s’adirano nelle floride meningi
di un sacerdote al quale l’apocalisse ogni indugio fuga
poiché termine ha lo spazio, ove cullata una pura fede
del concime altro non distingue che i semi dell’odio.
Così, adesso imbeccarli posso quei blasfemi seguaci
come rapace che ai propri infanti dal collo spezzato
ridona larve e lombrichi in inarcato riflesso,
O forse dovrei dire ancor meglio proni, e su per il retto
un’asta di cattolica sentenza le interiora divelle
finché della mente sprona la perduta sagacia
nel fiutare quali siano di un’ingannevole liturgia,
i perfidi ed incantatori lasciti per il genere umano.
Parte IV: Exsurgit Tenebra
Ma in un altro campo ancora, disseminato di buche
e fosse, come intricato alveare di esile e minuto insetto,
ogni singola cella, tralci, rovi altresì il mio fluido seme
agogna al pari di ricolme e gravide api regine,
mentre strenuo il proprio ronzio del tuo sonno strozza
la quiete di un’anima che più non dorme da lungo tempo
come annodato lenzuolo che ai piedi del letto, cheto, si stringe
nell’apprendere del proprio creato l’ineluttabile fine.
In codeste spelonche, un innocente nasce e si sviluppa
all’interno di una spinosa corazza che l’anima ingabbia
e ferisce il cuore, annerito dal cancro di una devota supplica
come un lembo di tessuto sottratto alla morsa di cinici sterpi.
Ogniqualvolta si libera una fossa dal peso della corrotta genìa
un angelo cade e le ali ivi si spezza con indomito livore;
Il paradiso più non attende dell’anima la virtù redenta
poiché come carne al mattatoio, la propria essenza
e il marcio avanzano su quell’erba altresì brulicata
da preti e pastori con tunica e falce d’impavida morte.
Parte V: Gloria in Excelsis
Del resto, orfani siamo entrambe di un comune adultéro
che le menti di un popolo di qualsivoglia razza ed etnia
feconda al pari di una menade, satura di corpi ansimanti,
più non dischiusi su di un letto bianco o alcuna ara pagana
ma su di un altare dal giogo violato con ipocrita cornucopia
di chi elargisce indulgenze e latrine innanzi agl’aurei cancelli.

















Paola renzetti said
Sembra una Religione nel suo disfacimento, vista nel suo aspetto più deteriore. Anche i simboli scelti danno questa visione appesantita. Si intuisce come un desiderio di libertà, di ricerca di una nuova strada, che può rimandare anche all’immagine iniziale di quell’Uomo incoronato di spine. Oppure è un allontanamento totale e necessario?
Stella Maria said
Fabrizio Corselli,
per non confondere con chi ha scritto il post, ma sei vero?
Devo leggere e rileggere ma non leggevo così da tempo per stile.
Quel che leggo è invece un uomo che in tutta la sua umanità si interroga e si mette a nudo sul suo essere tale e sulla sua fede e si cerca e cerca l’uomo e Dio.
Ma confesso, leggerò ancora e molto, per comprendere fino in fondo e spero di esser perdonata se non ho compreso subito.
Stella
Fabrizio Corselli said
Ciao cara Stella,
sono vero e fedele al mio stile, questo per molti sarà un grosso problema… grossissimo!
Sine Requie è un trittico poetico, bisognerebbe leggerlo tutto per comprendere meglio la tensione che esso cela…
Buona rilettura ;)
Fabrizio
Paola renzetti said
Non capire o non essere capiti, quando si tratta di comunicazione, è un inciampo molto ricorrente. E’ più facile accogliere la sintonia o il plauso, che qualcosa di diverso. Chi scrive si pone il problema di comunicare ciò che sente più profondamente, senza tradirsi. Tuttavia quando ci sono dei destinatari, si incontra necessariamente il diverso da se stessi e si instaura comunque una “relazione”, dove anche il lettore agisce e interviene con le sue “lenti” interpretative. Credo che ogni poeta si ponga il problema di non venir meno al proprio mondo interiore, con la consapevolezza che il suo testo si ricrea in chi lo legge.
Fabrizio Corselli said
Perfetto cara Paola!
sono a posto.
:)
lambertibocconi said
Notevole, mi piaci! Ma sei il nipote di Baudelaire? Anche questa comunque è una di quelle poesie che mi leggerei più volentieri su un libro… Buona notte.
Fabrizio Corselli said
Grazie cara Anna,
scrivo solo per come mi sento di scrivere…
a qualcuno farò storcere il naso ad altri allieterò, per un po’, la propria emotività; del resto, oggi scrivere è come gettare la bottiglia in mezzo al mare della vacuità, prima o poi affonda o rimane a galla, magari vi sarà anche qualcuno che la raccoglie e ancora chi la prende e la rigetterà in acqua: è questo il bello dell’esistenza.
Aspetto ancora la mia onda e la mia isola deserta.
Un abbraccio
Fabrizio