La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Domenico, Oreste, Aldo, Raffaele, Giulio, Francesco: Dentro la memoria

Posted by lapoesiaelospirito on March 16, 2008

di Elena F. Ricciardi
la-scorta.jpg moro1.jpg

16/03/1978 – 16/03/2008

Domenico Ricci, Oreste Leonardi
Aldo Moro

Raffaele Jozzino, Giulio Rivera , Francesco Zizzi

Li voglio ricordare così, a trent’anni ‘eccidio di via Fani. Ricordarli come erano schierati mentre accompagnavano in Parlamento il presidente della DC Aldo Moro, nel giorno in cui si sarebbe votata la fiducia al IV governo Andreotti, quello che avrebbe sancito, se non l’ingresso del PCI dello strappo con Mosca di Berlinguer nella maggioranza governativa, la sua collaborazione attiva per la tenuta di quel governo, per ricordare che quel giorno lo Stato italiano fu colpito al cuore non solo nella figura dello statista ma anche in quella dei cinque uomini che gli avevano giurato fedeltà giurandola allo Stato. I cinque uomini trucidati all’istante senza che avessero il tempo di difendersi, una scorta troppo esigua come si legge nel carteggio di Moro dalla prigionia, lasciavano mogli e figli nella disperazione e nella loro disperazione è inscritta tutta la disperazione dei morti di strage di prima e dopo quel giorno.
L’orrore di via Fani, il conseguente rapimento del presidente, detenuto per 55 giorni in quello che fu definito ” carcere del popolo” dai suoi aguzzini,ma che noi dobbiamo continuare a chiamare covo dei rapitori, l’efferato omicidio, lo scempio del suo corpo abbandonato come un sacco vuoto e inutile in una Renault 4 rossa in via Caetani segnarono, e ancora tracciano, il punto di non ritorno della vita politica italiana. Lo Stato non era in grado di garantire la sicurezza ai suoi cittadini a partire dai suoi uomini di governo.
I nove attentati del 9 agosto 1969 , Piazza Fontana, le bombe a Catanzaro, il rapimento Sossi con il medesimo pretesto, la liberazione di brigatisti, la bomba sul treno Italicus, l’omicidio Coco, l’agguato a Indro Montanelli e Sacralegno, tutti questi eventi (e sono solo alcuni dal lungo elenco) che hanno insanguinato il paese per i dieci anni precedenti, e quelli che lo segneranno ancora di sangue poi, corrono tutti verso questo centro catalizzatore che fu la cosiddetta strategia del terrore e tutti partono e ritornano, in una spirale infinita, dal e verso il delitto di Moro e della sua scorta. Non sono un’esperta di storia politica del nostro paese e non sta me giudicare o tentare di sbrogliare un mistero tanto intricato, ma come cittadina di uno stato che si dice democratico voglio fare memoria, voglio pronunciare i nomi di quelli che furono trucidati senza pietà, per non dimenticare, e voglio chiamare i terroristi col loro nome: assassini e puntare il dito contro uno stato che dimentica la sua storia e ammette fra le fila del suo governo ex terroristi, mafiosi, collusi (Sergio D’Elia, solo per fare un nome, ex dirigente di prima linea oggi è deputato radicale) e contro quei cittadini che votandoli ne consentono l’elezione.
La lapide che troneggia quasi dimenticata sul luogo della strage, quella che dovrebbe essere il memento ai passanti, riporta i nomi ma non il motivo per cui quegli uomini caddero. La nostra storia recente forse non è ancora finita, forse non siamo ancora alla resa dei conti, ma finché non sarà stata fatta chiarezza sul terrorismo e sulle sue stragi, finché attaccheremo ai feroci esecutori di omicidi di innocenti la figura di carbonari romantici, non ci sarà pace per le vittime, non sarà possibile la rinascita per la nostra democrazia.

Dal carteggio Moro: L’ultima lettera. L’Addio.*

“Tutto sia calmo. Le sole reazioni polemiche contro la D.C. Luca no al
funerale.

Mia dolcissima Noretta, dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione. Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo
puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto. Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è
tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi. Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli.
A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe
bellissimo. Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto. Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna Mario il piccolo non nato Agnese Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto.
Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.
Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo*”

*La lettera è priva di firma

Luca Moro

Blues in memoria del nonno Aldo.

SE ci fosse luce..
se ci fosse pace..
Su questa terra come è nei tuoi cieli lontani e alti sopra noi
Caro nonno ora tu siedi in un luogo
dove non possono più farti alcun male
dove la cattiveria, la violenza, l’odio di chi
ha tracciato il disegno del nostro orribile destino di sangue e
disperazione
non ti feriscono più
non ti feriscono più
E per quanto possano cercare di cancellare, il ricordo e di mistificare
di non avere neanche il minimo rispetto del tuo animo nobile e della tua
immensa bontà
o ricordarti soltanto come un corpo senza vita, una carica istituzionale
sepolta nel freddo bagagliaio di una maledetta macchina
I loro colpi non ti toccano più
non ti feriscono più
e lascio a te, nonno, l’ ultima parola
in questa mia specie di canzone,
perchè vorrei che tu fossi ricordato vivo
perchè la forza del tuo pensiero
a distanza di trenta lunghissimi anni
possa suonare in questo blues e cadere come una lama
sulla coscienza di chi
ancora cerca di ucciderti
“Noi non vogliamo essere gli uomini del passato,
ma quelli dell’avvenire.
Il domani non appartiene ai conservatori
ed ai tiranni,
è degli innovatori attenti, seri
e senza retorica…
Noi siamo diversi, noi vogliamo essere diversi
dagli stanchi e rari sostenitori
di un mondo ormai superato…
Solo la serena coscienza di una verità e di una gioia che accompagnano
immancabilmente la vita, che da significato e valore ad ogni vicenda umana
e, inserendo appunto ogni esperienza nell’assoluto e nell’eterno, in cui
essa
è per essere nella verità, toglie l’inganno del tempo che travolge ogni
cosa,
quello che è stato nella verità, è!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!
per ciò è bello vivere!”
……..
……

*Il carteggio dalla prigionia è reperibile Qui

27 Responses to “Domenico, Oreste, Aldo, Raffaele, Giulio, Francesco: Dentro la memoria”

  1. massimo said

    [con rispetto, con silenzio e pietà; nessun artificio retorico, solo questo; e poi la giustizia]
    m

  2. orsola puecher said

    Meno male, dopo, le parole di Moro: chiare, così lucide nel riconoscere responsabilità e colpe, senza retorica, spreco di frasi fatte, imprecisioni.

    La memoria ha valore se è precisa.

    Chi è Sacralegno?

  3. elena f said

    Casalegno (non Sacralegno) vicedirettore della stampa colpito il 16 novembre 1977. mi pedoni l’imperdonabile, signora

  4. elena f said

    La Stampa con la maiuscola, il giornale “La Satmpa”
    di nuovo sono costretta a chiederLe infinitamente perdono, Signora.

  5. claudia said

    http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=18362

    una lunga intervista di Repubblica a Miriam Mafai

  6. vbinaghi said

    @Orsola Puecher
    La retorica è la debolezza dei commossi.
    L’estetismo l’unica moralità dei frigidi.

  7. Orsola Puecher said

    Sul fatto che la commozione si esprima sempre con la retorica ho seri dubbi, che l’assenza di essa sia sempre estetismo e frigidità idem. Ma ognuno ha le sue categorie e i suoi teoremi.

    Sul caso Moro trovo retoriche, datate ed ininfluenti affermazioni come:

    “e voglio chiamare i terroristi col loro nome: assassini e puntare il dito contro uno stato che dimentica la sua storia e ammette fra le fila del suo governo ex terroristi, mafiosi, collusi…”

    “finché attaccheremo ai feroci esecutori di omicidi di innocenti la figura di carbonari romantici, non ci sarà pace per le vittime”

    Penso che il vero problema di una pace per le vittime sia che esse abbiano giustizia, e l’invettiva contro e la punizione degli esecutori materiali è solo un primo livello. Giustizia piena sarà solo quando lo stato si deciderà a togliere il segreto a molti documenti di quegli anni spostando la questione dal piano poliziesco e giudiziario a quello storico e politico.

    Inoltre, non so chi mai abbia dipinto i terroristi come “romantici carbonari”, ma il dibattito sugli anni di piombo anni ha fatto notevoli passi avanti sul chiarimento delle colpe, individuali e collettive, sulla riconquista di una dimensione etica della politica, sui cattivi maestri, sulla possibilità di una memoria condivisa per superarli che esulano da simili banalizzazioni ad effetto.

  8. Orsola Puecher said

    E.C.
    che esuli

  9. vbinaghi said

    “spostando la questione dal piano poliziesco e giudiziario a quello storico e politico”

    Questione di opinioni, signora. La politica assolve sempre i complici, e scrive la storia con la penna dei vincitori.
    La legge prova ad essere oggettiva e universale.
    E’ l’unica difesa dei deboli e degli sconfitti.

    D’Elia in parlamento è legittima spudoratezza.

  10. Orsola Puecher said

    Binaghi ma lei scrive con lo stile di un tadzebao vetero maoista.
    Mi ritiro in buon ordine.

  11. vbinaghi said

    Vedo che ha finito il vetriolo ed è a corto di cipria.
    Si accomodi pure.

  12. mauro baldrati said

    Capisco l’emotività, però questo è un argomento alquanto complesso (e doloroso); non vi è stata un’unica strategia del terrore, con una un’unica regia (come mi sembra di capire dal testo); alcune delle stragi citate (anche Piazza della Loggia di Brescia e la stazione di Bologna e l’Italicus) furono commesse da manovali fascisti con la complicità, se non l’organizzazione vera e propria, di settori deviati dei servizi segreti. I crimini delle BR non sono mai stati chiariti fino in fondo, non è mai stato chiarito veramente il ruolo dei soliti servizi deviati, e il finale cruento (l’omicidio di Moro) fu voluto da settori dello Stato, in primis la DC, che rifiutò pervicacemente ogni trattativa coi brigatisti. Questo solo per fare un po’ di chiarezza, anche se su tutti questi eventi è proprio la chiarezza che manca.

    Poi il passo: “uno stato che dimentica la sua storia e ammette fra le fila del suo governo ex terroristi, mafiosi, collusi (Sergio D’Elia, solo per fare un nome, ex dirigente di prima linea oggi è deputato radicale)” che significa? Quali ex terroristi hanno fatto o fanno parte del “governo”? Quali mafiosi hanno fatto parte o fanno parte del “governo”? e di quale governo?

  13. Orsola Puecher said

    c.v.d.
    se le opinioni diverse sono vetriolo è inutile discutere

  14. elena f said

    Art. 1.
    (Introduzione degli articoli 6-bis e 6-ter del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361).
    1. Dopo l’articolo 6 del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono inseriti i seguenti:
    «Art. 6-bis. – 1. Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato:
    a) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per il delitto previsto dall’articolo 416-bis del codice penale o per il delitto di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope previsto dall’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, o per un delitto di cui all’articolo 73 del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, concernente la produzione o il traffico di dette sostanze, o per un delitto concernente la fabbricazione, l’importazione, l’esportazione, la vendita o la cessione, nonché, nei casi in cui sia inflitta la pena della reclusione non inferiore a un anno, il porto, il trasporto e la detenzione di armi, munizioni o materie esplodenti, o per il delitto di favoreggiamento personale o reale commesso in relazione a taluno dei predetti reati;
    b) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva per uno dei delitti previsti dagli articoli 314, primo comma (peculato), 316 (peculato mediante profitto dell’errore altrui), 316-bis (malversazione a danno dello Stato), 317 (concussione), 318 (corruzione per un atto d’ufficio), 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio), 319-ter (corruzione in atti giudiziari) e 320 (corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio) del codice penale;
    c) coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva a una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo;
    d) coloro nei cui confronti il tribunale ha applicato, con provvedimento definitivo, una misura di prevenzione, in quanto indiziati di appartenere a una delle associazioni di cui all’articolo 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, e successive modificazioni.
    2. Le sentenze e i provvedimenti definitivi indicati al comma 1, emessi nei confronti di deputati in carica, sono comunicati alla Camera dei deputati per la pronunzia della decadenza.
    3. Per tutti gli effetti disciplinati dal presente articolo la sentenza emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale è equiparata a condanna.
    4. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei confronti di chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato o di chi è stato sottoposto a misura di prevenzione con provvedimento definitivo, se è concessa la riabilitazione ai sensi dell’articolo 178 del codice penale o dell’articolo 15 della legge 3 agosto 1988, n. 327.
    5. La Camera dei deputati dichiara la nullità dell’elezione dei propri componenti.

    d’Elia è stato condannato a 25 anni commutati a 12 per banda armata.

    per il resto, signor baldrati la mia era una semplice memoria da cittadina che all’epoca aveva 11 anni, viveva in una Roma blindata e per andare a scuola doveva passare accanto ad una civetta della polizia, parcheggiata davanti al portone del palazzo adiacente al suo, che faceva la scorta armata ad uno dei tanti giudici sotto il mirino dei terroristi,sono ancora una semplice cittadina che pochi anni dopo si è ritrovata a condividere i corridoi del liceo che frequentava con la scorta (sempre armata) alla figlia di una altro giudice, uno dei primi ad occuparsi del delitto Moro.
    forse è retorica anche questa, ma io che ho vissuto in quella roma, mi ritrovo trent’anni dopo senza altra verità che i nomi degli assassini(tutti in libertà nonostante gli ergastoli). imprecisa? retorica? banale? pazienza. moro e i suoi sono morti i colpevoli sono tutti a piede libero o quasi.

    buona serata

  15. mauro baldrati said

    Cara signora, gli articoli da lei citati non risolvono, se permette la frase del suo pezzo che ho citato. Essere deputati non è la stessa cosa che fare parte del governo, giusto?

    Inoltre anch’io ero a Roma in quegli anni, e una sera mentre tornavo a casa due bruti mi hanno afferrato, sbattuto contro il muro e infilato la canna di una pistola in bocca (non per dire, mi hanno anche lesionato un incisivo): digos, caga fuori i documenti, stronzo merdoso (non per dire, letterale). Erano brutti tempi. Però dobbiamo fare attenzione, credo, a mantenre la lucidità. Il terrorismo non è stata una creatura del Male uscita dallo stesso inferno, e la risposta dello Stato non è stata la stessa per tutti: le stragi fasciste sono tutte impunite, gli assassini sono tutti a piede libero, e i registi si godono la pensione nelle loro ville. Questo va detto. I brigatisti sono stati invece tutti catturati, condannati e incarcerati e, quando possibile, usati come testimonial per la propaganda anticomunista. Anche questo va detto, a titolo informativo. Alcuni hanno pagato le loro colpe, questo secondo la legge italiana, e la legge italiana ha permesso di scarcerarli, come mette fuori di galera dopo pochi anni dei pluriomicidi che hanno sterminato la propria famiglia, o ragazze che hanno trucidato una suora per divertimento, o dei pazzi che hanno ammazzato persone gettando dei sassi dai cavalcavia.

  16. vbinaghi said

    Baldrati, perchè fai finta di non capire?
    Nessuno vuole la demonizzazione perpetua del reo (soprattutto se ha pagato il suo debito con la giustizia), ma incarichi politici e visibilità culturale ad ex terroristi, è altra cosa.
    Ci sarebbe il silenzio, e il pudore, oltre la galera.

  17. mauro baldrati said

    Binaghi, non faccio finta di non capire. Se D’Elia è stata montata una campagna dai toni isterici. Non è un assassino, è stato condannato per “concorso morale” per l’omicidio di un poliziotto, in uno scontro a fuoco durante un’azione. Lui non era presente. Col concorso morale sono state commesse molte brutture negli anni di piombo, molti diritti sono stati calpestati. Quindi io non prenderei questo caso come esempio (emotivo) del lassismo dello Stato verso il terrorismo. C’è stato lassismo verso alcuni, altri invece sono stati usati per scopi politici.

  18. furlen said

    Preghiera laica
    di Francesco Forlani

    http://www.carmillaonline.com/archives/2007/03/002184.html

    Vi prego
    non cacciate la bilancia
    a misurare i morti con quell’ago
    che la si chiami storia, critica, rimpianto

    “a te di più che a me hanno fatto male”
    e via con gare tra la conta e il conto
    da presentare a un altro, che non sia se stesso
    di vittime e carnefici di stragi

    e diventare forca, cappio gogna

    in questo fare provo più vergogna
    per voi che a quell’elenco in calce dite morto
    e dei feriti a morte – urlava Bene -
    non ve ne frega nulla

    non giudicate vi prego quel fuggiasco

    e la saliva che vi sgorga dentro
    ingoiatela insieme al desiderio storto
    di vendetta e farne sputo

    o allora fatelo e comprendete me
    che insieme a lui ho bevuto birra
    ai piedi di Belleville in primavera

  19. furlen said

    era per cesare battisti
    effeffe

  20. vbinaghi said

    Ripeto: distinguerei lumana compassione per innocenti e colpevoli dal ruolo politico, la presenza nelle istituzioni.
    Pax comunque.

  21. Giovanni Nuscis said

    “Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo*”

    Probabilmente non sapeva, Aldo Moro, dalla prigionia, che Paolo VI, il 21 aprile 1978, aveva usato queste parole: “Scrivo a voi, uomini delle Brigate Rosse [...] Lo amo (Aldo Moro) come membro della grande famiglia umana [...] Vi prego in ginocchio [...] liberatelo [...] in virtù della sua dignità di comune fratello in umanità [...] Io aspetto pregando, e pur sempre amandovi…”

    Una tragedia umana e sociale che ancora commuove (”Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe
    bellissimo.”

    Una follia spietata e inutile che, fallendo politicamente e storicamente, ha portato a inasprimenti di pene e controllo sociale tali da rendere tabù anche le forme più pacifiche di dissenso e di protesta, nelle piazze e nei media, contro le istituzioni, con lo spauracchio di un’incriminazione per reati associativi di terrorismo. Una generazione bruciata, integratasi nelle università e nei posti di potere, o dissoltasi nel riflusso degli anni ‘80.

    Grazie, Elena.

    Giovanni

  22. mauro baldrati said

    Vedi, Giovanni, Moro sapeva del papa, e forse anche delle pressioni del Vaticano verso una forma di trattativa, anche minima, che gli avrebbe salvato la vita; trattativa che sempre si infranse contro l’opposizione verso qualsiasi forma di dialogo soprattutto da parte del suo stesso partito, che decise, a tavolino, che Moro faceva più comodo morto, in un’ottica di totale radicalizzazione dello scontro e quindi, ancora una volta, di un uso politico del terrorismo.

    Poi frasi come questa: “Una generazione bruciata, integratasi nelle università e nei posti di potere, o dissoltasi nel riflusso degli anni ‘80″ è certamente d’effetto, ma significa poco. Una generazione vuol dire tutte niente. C’è chi si è integrato, chi ha perduto tutto, chi ha cercato di capire, chi non ci ha capito più niente.

  23. orsola puecher said

    Roma, 16 mar. (Adnkronos) – ”Oggi è il 16 marzo ed è il giorno della morte della scorta. Credo sia doveroso che l’attenzione si soffermi sulle persone che sono morte in via Fani. Non erano dei simboli, non erano dei boia, erano delle persone, delle brave persone, persone del popolo, persone buone piene di sogni, di speranze, di affetti che sono stati stroncati quel giorno”. Così Agnese Moro, figlia di Aldo Moro, al microfono di Carla Manzocchi del GR 1 delle 8.

    Corone di fiori sono state depositate oggi in via Fani dove esattamente 30 anni fa le Brigate rosse sequestrarono il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro uccidendo i cinque agenti della sua scorta. Alla domanda se, dopo aver stretto la mano a Franceschini, stringerebbe la mano anche a Mario Moretti, mente ed esecutore della morte di suo padre, la figlia dello statista democristiano ha replicato: ”Io penso di sì. Credo dentro di me di aver.. – è una parola grossa – comunque di aver un po’ perdonato tutti. Però dovrebbero anche loro fare la loro parte. Da parte di chi ha partecipato alla lotta armata – avverte Agnese Moro – dovrebbe nascere il senso di una responsabilità nei confronti della collettività e quindi anche sentire la necessità di dire la verità su tutto quello che è successo in quegli anni”.

  24. me ricordE la bidellE a scuolE che vennE a dircE:
    “HannE rapitE MorE”.

    La ScimmiE

  25. Giovanni Nuscis said

    Non so, Mauro, fino a che punto e in quale misura Aldo Moro sapesse (nel dettaglio e in via diretta, leggendo i giornali) dei tentativi del papa (il riscatto di 10 miliardi)e, più in generale, delle diverse trattative in atto per salvarlo. La “verità giudiziaria” è quella che sappiamo e coi limiti che intuiamo. Probabilmente è stato ben di più di un oggetto di scambio, una pericolosa “banca dati”, intanto – per le istituzioni e per il suo stesso partito – da neutralizzare; e un ponte altrettanto pericoloso tra schieramenti internazionali che tali dovevano restare.
    Molto è e resterà avvolto dalla nebbia fino all’inabissamento definitivo, con la scomparsa fisica di protagonisti e testimoni.

    Quanto ho accennato nella seconda parte del mio intervento richiederebbe – certamente – una riflessione più articolata. Per un quadro storico un minimo attendibile sono sempre molti i tasselli da mettere assieme, non bastano quasi mai due mani, una sola prospettiva.

    Giovanni

  26. fabrizio centofanti said

    ci sono domande senza risposta. motivazioni così intrecciate tra loro che s’è perso il ricordo dell’origine. di vittime e carnefici, di sangue e di dolore, rischia di rimanere un puro nome, nonostante tutto.
    stat rosa pristina nomine.
    nomina nuda tenemus.

  27. Un padre deve sempre ricordare che quando morirà lascerà in questo mondo i propri figli, e che questi a loro volta vi lasceranno i propri: lasci dunque loro la maggior fama e la minor infamia possibili.
    [Proverbio cinese]

    Grazie Elena – sempre.

    Chiara

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