La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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La Vita si alimenta della Vita

Posted by emanuelegiordano on March 20, 2008

Un persona che si recasse a Calcutta presso l’istituto di Sir Jagadish Bose tornerebbe da questo viaggio letteralmente sconvolto e con problemi di comprensione filosofica e di etica completamente rovesciati. All’ingresso dell’Istituto un bronzo di Sarasvati, dea protettrice delle arti e delle scienze.
L’istituto è immerso in mezzo a un habitat naturale di inimmaginabile bellezza. Ciò che fa meraviglia è l’immensità dei laboratori nei quali si affollano strani apparecchi di sorprendente sensibilità inventati da uno degli uomini più brillanti e geniali del novecento, Sir Jagadish Bose, nei confronti del quale rimase estasiato nientemeno che Sri Aurobindo.

Sempre in questo Istituto vi è una biblioteca impressionante per contenuto di vetrini fumé sui quali sono impressi la storia di vita e di morte dei tre regni: vegetale, animale, minerale. In questo Istituto si prende atto definitivamente dell’unità del mondo organico-inorganico dimostrata legittimamente dai quarant’anni di ricerche fisico-fisiologiche di Sir Jagadish Bose.
Qualcuno dirà che questo già si poteva immaginare, eppure non è esattamente così se si guarda nei dettagli e si traggono conseguenze molto differenti. In Europa l’unità del mondo è stata ottenuta su base inorganica, inerte, morta. Il mondo sarebbe uno perché tutti i fenomeni sarebbero riconducibili, vita compresa, alla riduzione di tipo quantitativo, nonostante le differenze a livello macroscopico. Questa è la posizione di gran parte della biologia contemporanea, quella diciamo pure di stampo evoluzionista-darwiniana. La vita ridotta a una meccanica. Così l’osmosi a sentire i chimici e i fisici sarebbe un semplice processo fisico-chimico. Vi sarebbe un’identità che si basa sulla partecipazione della materia ed è guidata dalle sue leggi. Vi sarebbe una solidarietà e complicità con la parte inerte del mondo. Bose dimostra il contrario, perché ottiene questa identità attraverso la vita e non attraverso la morte e sgombra il campo a quelle fantasie oggi molto di moda che vorrebbero costruire un’etica della vita separando vita animale, vegetale, minerale, e costruendo su tale principio di separazione e morte, un’etica dell’agire differenziato nel trattare la vita animale rispetto a quella vegetale e minerale. Alla base di tale delirio fantastico vi è la fortissima tentazione di antropomorfizzare la vita animale attraverso considerazioni arbitrarie e infondate sulla vita sensitiva e su quali siano gli esseri senzienti in natura, e che contrariamente a quello che sembrano puzzano di pulsione di morte. Invece il grande fisico e botanico Bose dimostra con i suoi numerosissimi esperimenti scientifici che vi è una vita nervosa nelle piante, e che non vi è vita vegetativa negli animali e che vi sono capriccio e libertà nell’atteggiamento dei minerali e non una condotta minerale nella vita delle piante. Bisogna poi osservare che tale sintesi è ottenuta con altri elementi e in un’altra zona che le ben note e clamorose sintesi materialiste europee. Per chi voglia addentrarsi nell’affascinante mondo degli esperimenti di Bose rimando alla complessità e ricchezza dei suoi esperimenti raccolti nei principali volumi come Plant Response as a Means of Physiological Investigations, Comparative Electro-Physiology, Researches on the Irritabilità of Plants, Life Moviments in Plants, 2 voll., Response in the Living and Nonliving, The Life and Work of Sir Jagadish Bose editi tutti da Longmans Green, Londra.
Bose dimostra sulla sensibilità, a differenza da quanto sostenuto in termini di momentaneo squilibrio idro-meccanico dai fisiologi tedeschi Pfeffer e Haberlandt, che le piante sono sensibili invece per l’esistenza di una trasmissione nervosa e dimostra che in termini di sensibilità le piante hanno gradienti di percezione più ampi e più elevati rispetto a quelli della vita animale. Bose prova mediante apparecchi estremamente sensibili come per esempio il Resonant Record, utilizzato oggi in tutti i laboratori, l’identità di natura dell’impulso nervoso presso la pianta e presso l’animale.
Prova che le piante soffrono della stessa stanchezza degli animali e che gli alberi si addormentano a mezzanotte e si svegliano alle otto del mattino. Prova che sono capricciosi e che decidono se lo vogliono di non fruttificare o al contrario di abbondare se trattati bene, che ci sono piante che richiudono le foglie se letteralmente schiaffeggiate, che la traccia record punteggiata che disegna l’ago sollecitato dalle vibrazione di un muscolo di una rana ha lo stesso ritmo di una pianta eccitata; i vetrini sono comparabili, racconta e descrive in termini di neurosensibilità l’agonia di un vegetale, una mimosa intossicata dal cloroformio e poi uccisa e documenta scientificamente quanto soffra. Quando la si avvicina a un’altra placca che registra l’agonia di una ranocchia si ha difficoltà a rilevare la differenza. Lo stesso lungo combattimento, che si conclude in modo altrettanto spasmodico nell’animale che nella pianta (l’ago cade bruscamente, da cinque centimetri ad alcuni millimetri). Siccome Bose ha scoperto il segreto della vita degli alberi, ha fatto qualcosa di unico e straordinario: al fine di trapiantarne alcuni a Calcutta, li ha addormentati con narcotici e, a somiglianza degli umani che come pazienti vengono trasportati in stato di incoscienza sul tavolo operatorio, li ha trasportati nel luogo adatto. Non meno sconvolgenti sono i suoi esperimenti sui cristalli e sui minerali. Vi sono minerali che vanno in collera e rifiutano di condurre elettricità e cristalli che riflettono o rifrangono la luce a seconda del loro umore. Ricordo un professore indiano di fisica che ha ripetuto gli esperimenti mostrando come si poteva ammansire o punire un minerale o stancare il ferro. La cosa straordinaria di Bose è che lui ha lavorato per tanti anni nel suo laboratorio ignorando ogni preoccupazione filosofica e semplicemente compiendo esperimenti su ciò che era ignoto riuscendo senza ideologie a dimostrare l’unità della vita, l’unità del ritmo, e non in senso behaviorista o materialista. Ma già i Veda dicevano: Tutto è uno; la realtà è una; sono gli uomini che la chiamano con molti nomi. Capirete bene, lo comprenderebbe pure un bambino, che il radicalismo ecologico, l’animalismo più estremista, le filosofie alimentari di vegani e vegetariani diventano prive di qualsiasi fondamento ragionevole. A rigore di etica che non voglia nuocere a nulla non dovremmo fare più niente, non dovremmo toccare più nulla e non dovremmo mangiare più perché mangiare erbe, vegetali, frutti è violentare, far soffrire e uccidere la vita esattamente, con la stessa o una maggiore intensità sensibile rispetto al consumo alimentare di animali. Bose dimostra che l’idea sugli animali più sensibili delle piante è un pregiudizio culturale. Non è così che si difende la vita e la natura, tutt’altra cosa è sentirsi veramente uniti al Tutto dei Veda. C’è un rispetto della vita che si manifesta diversamente e che è limitazione della sofferenza e della morte ma accentandone l’inevitabilità fino a prova contraria, tenendo presente che nessuno conosce il futuro, e che ci vede partecipe del principio che la vita si alimenta della vita e che la morte è in sé una necessità e non quella cosa macabra corrispondente a pulsione di morte che anima i difensori a tutti i costi della vita animale, ignorando il fatto che la vita non può essere separata e distinta in categorie superiori e inferiori verso le quali rivolgersi con differente agire etico. Per vivere abbiamo bisogno della vita degli altri regni: vegetale, animale, minerale. Per vivere dobbiamo consumare questi regni, alimentarci di essi, uccidere mal volentieri ma con pietas. Se vogliamo vivere dobbiamo decidere, verbo che ha la stessa radice linguistica di uccidere. Ogni decisione è un tagliare, uccidere. Il lavoro di Bose è straordinario perché egli si è limitato a registrare una fisica della vita, con la differenza rispetto al mondo europeo che egli prova anziché la meccanica, l’esatto contrario: la sensibilità nervosa, la libertà, la personalità del mondo intero della Vita. Non è certo un caso che quello che Bose ha fatto appartiene alla cultura indiana. Ciò significa in termini antropologici che qualunque cosa faccia un uomo, quali siano i suoi sforzi per spersonalizzarsi (come nelle scienze), non può infrangere il terreno fertile della sua coscienza etnica. Termino con delle parole pronunziate da Bose che esemplificano magnificamente cos’è l’atteggiamento contemplativo che porta alla verità: Questo so, che la visione della verità può giungere solo dopo la scomparsa di tutte le fonti di distrazione, quando la mente, avendo raggiunto la massima serenità, è divenuta statica.

18 Responses to “La Vita si alimenta della Vita”

  1. orsolapuecher said

    Trovo questo pezzo di una bellezza e di una delicatezza stupefacente.

    Credo di avere provato inconsapevolmente una simile sensazione di unità parecchie volte nel silenzio della natura.

    Osservando il rudere di una casa.

    [Anno dopo anno anno se l'uomo abbandona una casa, la natura pian piano se la riprende. Gli alberi allungano i rami contro i vetri, erbe crescono nelle gronde, piogge infiltrandosi dalle tegole iniziano a deglutirne la struttura. Le case stanno di fianco agli alberi e ai prati, apparentemente convivendo. Gli avi, i temerari, se ne sono andati tranquilli, con l'intima soddisfazione di aver edificato a monumento per la progenie futura. Con quel senso di proprietà, di solidità muraria che illude l'uomo di modificare in meglio il sottile velo della crosta terrestre, in quello spazio libero che si misura dalla base dei fili d'erba agli orli delle nuvole. Ma, se disabitate, le case, negli anni, vengono inglobate di nuovo nel regno vegetale, in una assimilazione litologica. Radici aeree d'edera dissolvono i mattoni, rovi spuntano dalle fessure, trionfali ciuffi d'erba crescono sui tetti, sarmenti sradicano grondaie, reti e cancelli, semi, volati dentro da un vetro rotto, attecchiscono nelle stanze nell'esile riga di terra fra le piastrelle e sviluppandosi in alberi, divellono le persiane, per uscire all'aperto, e sfondano i soffitti e i tetti per guardare il sole negli occhi. E' solo questione di tempo e le argille strappate alle viscere per squadrare mattoni, torneranno alla terra.]

    Penso, inoltre, che solo l’uomo abbia bisogno di pietas perchè lui solo è capace di eccesso di crudeltà.

    ,\\’

  2. Luca said

    Conoscevo già il Prof. Bose ed i suoi studi, solo che il suo ragionamento mi sembra ipocrita come quello di molta gente.
    Io mi rendo conto di non poter vivere senza causare sofferenza, perchè purtroppo ho bisogno di nutrimento in forma materiale, ma questo non vuol dire che visto che soffrono le piante allora posso far soffrire qualunque cosa.
    Per quanto possa avere pietà e rispetto per quello che mi nutre ( e le assicuro che ho molta consapevolezza in questo senso), penso che la sofferenza di un animale, corrisponde alla sofferenza di un mio simile, un essere con la quale condivido affinità fondamentali.
    Naturalmente su certi argomenti potremmo discutere all’ infinito, perchè in genere ognuno resta della proprio opinione considerando assurdo il punto di vista dell’ altro.
    Quello che le posso dire è che i vegan non temono di dover raccogliere i vegetali che li nutriranno, mentre ho seri dubbi che la stragrande maggioranza degli onnivori sgozzerebbe un animale per cibarsene.
    Concludo qui un argomento che è chiaramente troppo ampio.
    Saluti,
    Luca.

  3. pamela said

    Grazie per questo delicatissimo post.
    Per fortuna questo signor Bose ci fornisce un valido alibi. Poiché anche le piante soffrono, a modo loro, è inutile e dannoso risparmiare le sofferenze degli animali. Se dobbiamo sopravvivere qualcosa dobbiamo mangiare, esclusi i capricciosi minerali, che sono anche un po’ indigesti. E allora ci buttiamo sugli animali, diamo via libera allo scannamento (l’anestesia però la riserviamo alle piante), agli allevamenti intensivi, dove potremo tagliare la coda ai maiali e il becco alle galline, potremo con maggiore tranquillità tritare vivi i pulcini maschi e far morire di fame i bufalini neonati (il latte delle loro madri serve alle nostre mozzarelle), senza neanche darci la pena di ucciderli, come fanno già certi allevatori evidentemente sensibili alle sofferenze delle piante e guai a chi gli tocca le rose. Possiamo fare gite turistiche nei mattatoi, ascoltare impassibili i muggiti e belati di terrore, anzi partecipare alla mattanza. Propongo gite scolastiche, in cui ogni scolaro possa scannare personalmente il suo vitello, il suo capretto e poi portarsi la merenda a casa, bella sanguinante. Ma per carità, non fate raccogliere ai bambini mazzolini di fiori. E’ diseducativo e crudele.

  4. luminamenti said

    E’ certamente utile ridurre la sofferenza animale. E sviluppare una cultura dei consumi alimentari che rispetti tutte le forme della natura e riduca tutti i consumi. Tutti!
    Ma questo, non c’entra niente cara Pamela con l’articolo che ho postato!
    La tesi sulla necessità di ridurre la sofferenza degli animali perché sono essere senzienti e le piante no è insostenibile. La tesi è che occorre rispettare tutto il mondo naturale tenendo presente che non possiamo fare a meno di nutrirci sia di animale che di piante per potere vivere in salute. Ma ridurre i consumi, gli abusi e le sofferenze sì!

  5. Giocatore d'Azzardo said

    Sono nato e cresciuto in una fattoria. Ho visto il primo parto di una mucca che avevo due anni, alla stessa età scuoiare conigli e sgozzare maiali o tirare il collo ai polli.

    Cose che adesso fanno inorridire e sono mascherate dall’asettica confezione dei supermercati. La differenza, fondamentale, è che non si sprecava carne, non si macellava per il gusto di farlo, per consumare senza limiti: esisteva un equilibrio da rispettare.

    Forse dovremmo davvero riportare i bambini a vedere scuoiare un coniglio, tirare il collo a un pollo e toglierli dalla morte asettica propinata dalla televisione e venduta dai McDonald di turno. Il sospetto è che molti adulti non sarebbero d’accordo: hanno paura!

    Blackjack.

  6. lucy said

    concordo con blackjack. per anni mi sono chiesta come ho fatto a sopportare la vista di tutto quello che egli ha citato. la rincorsa del maiale per fargli pompare di più il sangue fino al coltello cacciato tra l’orecchio e il collo, il bue abbattuto con una pistolettata e poi il suo grande corpo esposto, scuoiato e squartato. non potrei oggi sopportare niente del genere. la mia vista non sopporta nulla che riguardi violenza su o tra esseri umani e altri animali, ma mangio carne, con moderazione, e so che le cosce di pollo appartenevano ad un essere completo e se non fossi pigra me lo pulirei da me, sapendo dove mettere le mani. i bambini che non hanno visto pensano che la bistecca sia qualcosa di uscito da una macchina come per incanto. in compenso sono esposti da soli ad ogni tipo di violenza tra esseri umani, a morti ammazzati nel blob continuo tra film e “realtà” dei telegiornali. in compenso i documentari sull’ambiente non se li fila nessuno. e vi assicuro che ce ne sono di notevoli, in quella brutta scatola: da vedersi perchè non hanno ipocrisia e mescolano il gastronomico all’etnico senza la piaga dell’ennesima ricetta televisiva.
    mi giunge notizia di un tale *artista* che ha legato un cane e lo ha lasciato morire di stenti e inazione come forma d’arte sotto gli occhi indifferenti della gente…leggenda web? non mi stupirei se fosse vero.

  7. elena f said

    bell’articolo, grazie.
    concordo con blackjack e lucy, anch’io ho vissuto molto la vita di campagna, ho allattato al biberon vitelli appena nati e ho ascoltato il grido del maiale che sapeva la propria fine, comprendo il linguaggio delle piante (le mie) che se sto bene crescono rigogliose e se invece mi ammalo sembrano soffrire la mia medesima sofferenza per questo non credo al vegetarianismo o alle sue dottrine derivate, piuttosto credo che l’unico atteggiamento possibile nei riguardi della vita, animale e vegetale, sia quello della gratitudine perché essa sola ci mantiene in un atteggiamento di umile consapevolezza: noi dipendiamo dalla vita, senza false illusioni su presunti mali minori. essere grati alla natura, riceverla come dono da custodire e non come possesso su cui accampare qualunque indiscriminato diritto di abuso può mantenerci lontani da da ogni eccesso, lontani dal consumismo che ci ammala.

  8. orsolapuecher said

    La gratitudine per animali e vegetali è di relativamente facile comprensione e rara pratica, la gratitudine per minerali e materia inanimata assai meno scontata.
    Nessuno pensa alla sofferenza delle molecole incontaminate dell’acqua del piccolo lago, una volta guizzante di pesci gatto, mentre vengono rovesciati di notte, di nascosto, rifiuti tossici.
    La stessa sofferenza poi del pesce con il ventre gonfio rovesciato alla deriva, del bambino che nasce dopo anni nella casa infelice del paese vicino con fragili cartilagini al posto delle ossa. Perché tutto è uno.

    Cari auguri di Buona Pasqua a tutti!

    ,\\’

  9. claudia said

    la gratitudine è figlia dell’umiltà, l’umiltà è una virtù oltre che poco praticata per nulla tenuta in considerazione dal momento che viviamo nel mondo del “lei non sa chi sono io”, per questo ci sono così poche persone grate in (e di) questo nostro mondo.

    buona Pasqua a tutti!

  10. luminamenti said

    Sono contento di aver letto tanti post ricchi di spunti, di equilibrio, di angolazioni, punti di vista che ampiano la prospettiva. Anche io sono cresciuto in campagna, in mezzo a galline, maiali, cavalli e tanto verde. Ricordo quando, divenuto più grandi iniziai a lavorare con Danilo Dolci, quanta attenzione dedicò con i suoi libri ma sopratutto con i suoi seminari nelle scuole in tutta Italia ma anche all’estero dove ci recavamo, a tentare di fare capire a bambini e ragazzi che la natura non basta studiarla sui libri, occorre immergersi in essi, abitarla, e ricordo di quanto si lamentasse di come oggi i ragazzi (non) conoscono gli animali, gli alberi, le piante, i fiori tanto per sentito dire, o solo attraverso libri scolastici e documentari, mentre si è incapaci di riconoscore la specie di un fiore camminando in un parco.

  11. pamela said

    Riepilogando: Tutto è Uno, tutti sono Uno, comprese le gocce d’acqua, gli animali, le rocce e le piante, ma soprattutto le gocce d’acqua e le piante. Queste ultime, poi, dormono pure e non vanno a letto con Carosello, bensì a mezzanotte, come gli adulti non pendolari. Anch’io, anche Luminamenti siamo Uno. Vado a controllare le mie arrugginite nozioni di scienze. Si, volevo ben dire, homo sapiens è una specie che viene classificata negli hominidae, insieme ai gorilla e agli scimpanzè. Se è proprio Uno, come tutto il resto, allora bisogna girare armati e blindati, nel caso qualche malintenzionato prendesse sul serio questa faccenda dell’Uno e decidesse che è più economico ed ecologicamente utile mettere in pentola un suo simile o concimare le piante con cadaveri caldi umani.

    Stasera mi ha telefonato un amico. Ha la pancia piena di un cucciolo di pecora, un piccolo animale che non gli aveva fatto niente di male, voleva solo vivere, stare vicino alla sua mamma e magari giocare con altri neonati. Ho suggerito al mio amico, che si è mangiato Uno, un alka seltzer e gli ho raccomandato di andare subito a controllare l’accappatoio, visto che aveva appena fatto la doccia. Magari riusciva a rianimare qualche goccia d’acqua, destinata ad una misera fine. Gli ho anche ricordato di annaffiare le ortensie, non sia mai che soffrano.

    Dal sito http://www.vegan3000.info/DettInfoNutrizionali.asp?Cod=111

    [..] invocando la necessità e giustificando la liceità etica di cibarsi di animali per sopravvivere, si giunge inevitabilmente a giustificare implicitamente di potersi cibare anche di altri esseri umani. E’ il nostro senso morale che ci impedisce di farlo, non le leggi di natura da molti invocate e che invece giustificano il cannibalismo. E se il nostro senso morale ha contribuito enormemente al progresso della civiltà umana, non si capisce quindi perché detto senso morale, nell’ottica di una civiltà umana più evoluta, non debba essere esteso anche agli altri animali senzienti.

    Del resto non va dimenticato che anche l’uomo appartiene al regno animale e nutrisi di animali è assai più vicino al cannibalismo di quanto non lo sia nutrirsi di vegetali. Mangiare la carne degli altri animali anziché quella umana è una differenza di grado ma non di genere e facendolo restiamo comunque molto più prossimi al cannibalismo che non cibandoci di vegetali.

    Le più grandi conquiste della civiltà umana implicano l’estensione di nuove libertà e diritti: citiamo – ad esempio – quelli agli schiavi, alle donne, ai negri, agli omosessuali.

    Pertanto, se si ritiene che l’etica sia uno dei pilastri fondamentali dell’evoluzione umana, si dovrà inevitabilmente giungere ad accettare ciò che è eticamente più corretto, e non soltanto ciò che ci fa piacere ritenere tale e che ci fa più comodo continuare a credere e a fare.

    Quanto alla necessità di cibarsi di animali e loro derivati, come sai le due più prestigiose associazioni di dietologi American Dietetic Association e Dietitians of Canada raccomandano diete vegan, cioè prive di proteine animali.

  12. claudia said

    pari diritti e libertà a schiavi, donne, negri, omosessuali e…pecore :-( ???

  13. pamela said

    Cara claudia, come certo saprai, l’intelligenza di un animale può essere paragonata all’intelligenza di un bambino, diversa a seconda della specie. Quella di un maiale, che noi allegramente mangiamo allo spiedo o a fette nei panini, ad esempio, è paragonabile a quella di un bambino di tre anni.
    Ancora oggi, in certi paesi, alcune categorie di umani vengono trattate come esseri inferiori, come ancora trattiamo gli animali.
    In Arabia Saudita, ad esempio, (le mie informazioni risalgono a qualche anno fa, ma non penso la situazione sia cambiata) le donne non vengono neanche iscritte all’anagrafe e sono soggette ad ogni capriccio del padre, marito o chi per lui(in assenza di queste figure anche di lontani parenti maschi): se spariscono nessuno se ne preoccupa. In Iran gli omosessuali, se sgamati, vengono giustiziati. Ancora oggi nel nostro codice viene contemplato il reato di riduzione in schiavitù, che peraltro viene praticata sottobanco in molte parti del mondo.
    Gli animali da allevamento sono sempre stati resi schiavi dall’uomo, maltrattati e torturati per tutta la loro breve o brevissima vita, uccisi nei nostri mattatoi con metodi crudeli e trasformati in gustose polpette e bistecche. Il tutto nonostante sia stato introdotto recentemente nella nostra legislazione il reato di maltrattamento di animali.
    Fatti un giro in questo sito, dove troverai foto e video illuminanti.
    http://www.saicosamangi.info/

  14. claudia said

    si davvero c’è gente la cui mente ha un bisogno estremo di luce !

  15. pamela said

    Io spero che la luce della compassione per gli animali illumini sempre più menti, fino a far diventare la pratica di mangiare e sfruttare i nostri fratelli minori un lontano ricordo del passato.

  16. claudia said

    parlavo di ben altre illuminazioni e il fatto di doverlo sottolineare mi conferma nella mia idea :-)

  17. pamela said

    Avevo capito benissimo, cara Claudia, ma ho colto l’occasione per dire una cosa che mi stava a cuore. Aggiungo che non credo possa esistere alcun tipo di illuminazione disgiunta dalla compassione per gli animali. Per me questo è un illuminato:
    http://www.consapevolmente.org/site/modules/news/article.php?storyid=188

  18. antispecista razionale said

    mah, visto l’andazzo, dato che camminando sul suol della terra non si può evitare di schiacciare inavvertitamente formiche ed artropodi vari (transeat sui vegetali, che mi onoro di sacrificare giornalmente per placare il demone del gusto), tanto vale non porsi troppi scrupoli dandosi con gioia e letizia alla cacciagione di infanti di animali umani; il greve sillogismo dell’articolista non pare meriti risposta differente: se non ti avvedi della differenza che passa tra un gambo di sedano e un suino, non vi è persona che possa spiegartelo, ; siate forti nello spirito e teneri di cuore: com-passione/comprensione.

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