“Nel bosco” di Elisa Biagini
Posted by fabrizio centofanti on March 21, 2008
di Laura Pugno
Il bosco non è fuori ma dentro il corpo: è questa forse la chiave d’accesso per entrare Nel bosco, opera seconda nella collana “bianca” Einaudi ma non seconda nella bibliografia di Elisa Biagini Opera di consolidamento di quanto poeticamente già stabilito ne L’ospite, di riaffermazione di una voce, vede il corpo-centro qui declinato in un teatro di figure familiari e straniate: figure femminili, infantili, da Cappuccetto rosso nella sezione quasi omonima (“Cappuccio rosso”) a Gretel o del perdersi. Bosco-teatro, quindi, dove – in questo che è anche un romanzo, narrativo, non lirico, d’iniziazione – è necessaria la perdita, come conferma Cattafi in calce all’ultima sezione: “La mente non capisce questo amore/per certi posti remoti dell’interno,/insidiosi, inospiti,/di barbara bellezza.//Non capisce//La necessaria perdita nei boschi”. E dove, potremmo aggiungere col Calvino del “Castello dei destini incrociati”, “Il bosco è perdità di sé, mescolanza. Per unirti a noi devi perderti, strappare gli attributi di te stesso, smembrarti, trasformarti nell’indifferenziato”. È quanto minutamente avviene al sé bambina che dice io, che è sessuato e insieme colto nel momento del suo ripiegamento, fino al ritorno a uno stato indifferenziato, staminale: del resto l’embrionalità, il momento d’apertura dell’essere è presente sin dall’incipit stesso del libro, nella dedica solo apparentemente celata a Paul Celan (P.C.), morto suicida a Parigi nel 1970, l’anno di nascita di Biagini: “In quel volo/il tuo palmo//mi s’è impresso sul capo/gli ha dato/questa forma/venata di buio.//Nella notte/che comincia/col mattino/ho spinto per/due ali o/due pinne,/soffiato in dentro//a riscaldare il cuore: gli/occhi rotolati/nello scarico/t’incontrano/in quell’acqua/più nera/d’ogni inchiostro”, e giunge a maturazione nella sezione centrale, La sorpresa nell’uovo, dove si ricapitola una privata ontogenesi. Perché lo stato di perdita riporta a essere materia prima indifferenziata, DAS, pasta di pane o torta, burro, latte e soprattutto Uova, come dal titolo della raccolta pubblicata per Zona nel ’98: “controlla la/ scadenza a/queste uova/cresciute/nottetempo/come funghi,/croste bianco-midollo,/senza entrata.” Sola via d’uscita dalla morte “bianca” della nuova continua nascita è allora la scrittura: la a “mappa masticata e/risputata” dell’interno del corpo-sé si fa materialmente lingua, in coincidenza di nome e cosa come afferma la poesia-cover, che nella logica di collana della “bianca” vuole riassumere il testo che contiene: “succhio il vetro per meglio/vedere, perché la lingua/sia ascia nel fondo del/bosco:/mi mangio la mia strada/via di qui”.

















Fabrizio Corselli said
Interessante lettura!
Fabrizio
g. choukhadarian said
Interessante lettura? Fi’, è un esempio, altro che kaiser. Brava Pugno, bravissima – as usual – Biagini, che più rastremata di così non può essere (la prossima raccoltà sarà tutta in alessandrini a rime alterne)
Angèle Paoli said
VOCE SCRITTA
Voce scritta
sul vetro, pelle
affondata di
lana, unghie come
cadute sul tappeto :
ma per te ho
scarpe di
campanelli, ogni
voltarmi carta
vetrata sul tuo
muro.
Elisa Biagini, La sorpresa nell’uovo in Nel Bosco, Giulio Einaudi Editore, 2007, p. 60.
VOIX ÉCRITE
Voix écrite
sur le verre, peau
coulée de
laine, ongles comme
tombés sur le tapis :
mais pour toi j’ai
des chaussures à
clochettes, chaque
fois que je me retourne papier
de verre sur ton
mur.
Traduction Angèle Paoli
PERDUTA ?
Perduta ? è il bosco
che mi segue, che beve
la mia ombra, mi
svuota, tronco cavo :
io foglia, tra le
pagine di un libro.
Elisa Biagini, Gretel o del perdersi, in Nel Bosco, p. 110.
PERDUE ?
Perdue ? C’est le bois
qui me suit, qui boit
mon ombre, me
vide, tronc creux :
moi feuille, entre les
pages d’un livre.
Traduction Angèle Paoli
NEL BOSCO
Nel bosco
gli occhi sono
sganciati come
bottoni, la bocca
un’asola.
Il viso tutto
un pugno che
si chiude.
Elisa Biagini, Gretel o del perdersi, in Nel bosco, p. 121.
DANS LE BOIS
Dans le bois
les yeux sont
dégrafés comme
des boutons, la bouche
une boutonnière.
Le visage entier
un poing qui
se ferme.
Traduction Angèle Paoli
carmine vitale said
Erato ha forgiato composizioni che rasentano il buio scuotono
le membra chiariscono ogni isola precipitano dall’abisso
portano nel bosco portano alla luce crescono come alberi
mi lasciano sulla soglia
è vero che in un secolo forse nascono poeti da poter contare sulle dita della mano
non so quale di queste dita ti tocchi ma ci sei
cv