Notti passate, pasque - di Marco Guzzi
Posted by marcoguzzi2 on March 23, 2008
Sotto torchio
Fatti sotto.
Ho voglia di lottare.
Ho il cuore morto, e la mia lingua
Raspa sotto il torchio
Unto d’olive.
Le tue impennate
Di vento fanno il resto
Per umiliare questo poveruomo.
Non so parlare
Dolce perciò. So gracchiare
Come una vecchia baldracca che prega.
Guardia forestale
A lembi sottilissimi nel vuoto
perdo sembianze. Signore, pietà!
Anche l’azzurro può essere letale.
L’agnello scende al pascolo notturno
tra i ciliegi. E’ Pasqua.
Il fuoco brucia i veli al suo passaggio.
(La guardia forestale consigliava
Di farsi accompagnare nel ritorno.)
Il consolatore
Gli esercizi della notte
Si fanno di notte.
Non t’ingannare.
Non disperare.
Affronta
La sconfitta disarmato.
Nessuna difesa è sufficiente.
Solo la resa.
Sei nulla. E ora lo sai.
Gemente e piangente.
Valle di lacrime.
Ora che solo un dolore
Senti, è me
Che senti. Che assumi.
Presto sarà il tempo della gioia.
Credimi.
Sarà festa, sarà pensiero
Questa funesta notte di conati
Che ti scava, amore mio,
Che t’incava in me
Che t’innesta.
Credimi. Lo dico a te
Perché tu lo dica a tutti:
Io soffro in te, vomito
Con te, io gemo
In te dentro il tuo letto
Senza riposo, io muoio
Tutte le tue morti.
Ma dalla carne
Nostra una salvezza
Spunta, la tutta intera
Verità, che è una festa
Di volti, un fuoco
D’amore che il cozzo
Duro delle pietre già sprigiona.
E’ lì che vivi. E’ questo
Che ti prometto.
Amaro medicinale
Rumino come un agnello
L’impasto più amaro delle erbe
Medicinali.
Rumino per terra le mie erbe.
Con tutta questa
Amarezza mi curo.
Il regno unito
La pasqua è sforare l’orario
Togliendo alle lancette
La loro natura di patibolo
Che mozza, e di vendetta
A orologeria.
E’ lì
Nel fuoriorario
Che ogni cicatrice già risplende
Sul corpo dell’eroe che nei due mondi
Ha vinto la guerra
Per farne uno solo
Su cui regnare.
Il dolore
Il dolore è l’indicibile:
Ogni dolore.
La cartina dei dolori è il corpo:
Boschi o città in fiamme.
Come una tastiera il corpo
Batte il dolore, ed ogni nota
Acutamente stride nella carne.
Nel dolore il pensiero si spegne, oppure
Diventa preghiera, la vera.
Vorrei gridare: Basta! a volte,
Ma comprendo che il rifiuto mi distanzia
Dal fuoco, che nell’attimo
Di scarto alza il suo rogo.
Resto perciò in questa fiamma
Azzurra, contengo
L’alto fuoco
Focalizzandolo.
“ In punta
Di cesello
Opero bene.
E rossa e verde
E’ la primavera.
E rossa e nera
L’ora che precede.”











