La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Osip Emil’evič Mandel’štam

Posted by sparzani on April 21, 2008

a cura di Antonio Sparzani

Osip Emil\'evič Mandel\'štam

[Di questo corpo che m'è dato]

Di questo corpo che m’è dato, che ne farò?
Che ne farò di questo dono unico e intimo?

Ditemi chi debbo ringraziare? A chi
esser grato della tacita gioia di respirare ed esistere?

Sono un giardiniere e anche un fiore,
in questo mondo-prigione non son solo,

sui vetri dell’ eternità
già si è posato il mio caldo respiro.

Suggello di me,
sarà come un ricamo inconosciuto.

Trascorra il sedimento dell’istante –
il caro segno non si cancellerà.

1909

La conchiglia

Può darsi che non ti sia necessario,
notte; dall’abisso dell’universo
come la conchiglia senza perle
sono stato tratto alla tua riva.

Con insensibilità fai spumeggiare le onde,
e intrattabile canti;
ma amerai, stimerai
della conchiglia la menzogna vana.

Le starai accanto sulla sabbia
ne farai tua veste,
sarai solidale con l’ampia
increspata campana,

e le pareti della fragile conchiglia
come la casa di un cuore incolmato
riempirai di bisbigli di spuma,
di nebbia, di vento e di pioggia…

1911

[In cortile mi lavavo]

In cortile mi lavavo, era notte.
Di dure e grezze stelle brillava il cielo.
Il raggio delle stelle è sale sull’accetta.
Gela la botte dagli orli colmi.

La serratura del portone del cortile è ben chiusa,
la terra, secondo la coscienza, è dura.
Troverai a malapena l’ordito della verità
d’una tela fresca di bucato.

Una stella si discioglie come sale nella botte,
l’acqua gelida diventa più nera,
più pura la morte, più salata la disgrazia,
ed è più vera e più terribile la terra.

1921

[La vita è caduta]

La vita è caduta come un bagliore lontano
come ciglia nell’acqua di un bicchiere
– incallito nella menzogna
non incolpo nessuno, nessuno accuso…

Vuoi una mela della notte
vuoi sbiten‘ fresco e pastoso
vuoi che ti levi gli stivali
e li sollevi come un pelucco?

L’angelo sta in una trama luminosa
indossa dorate pelli di pecora
ed è sfiorato dal raggio di un lampione
sino all’alta spalla.

Solo una gatta trasale e d’incanto
si trasforma in una lepre
con le sue orme trapunta la strada
e sparisce non si sa dove.

Come trepidava il rosso lampone delle labbra,
come dava da bere tè al figlio,
parlava a vanvera,
vaniloqui a sproposito.

Come inavvertitamente incespicava nel parlare,
diventava bugiarda e sorrideva –
così le si accendevano i tratti
in un’ impacciata bellezza.

C’è, dietro il loglio del palazzo,
dietro la vita che freme nel giardino,
un paese oltre lo sguardo,
laddove sarai mia moglie.

Scegliendo stivali ben asciutti,
tulup dorati,
andremo mano nella mano
su quella strada.

Non daremo un’occhiata, non infastidiremo
le pietre miliari –
da un’alba all’altra,
mature luci.

1925

[Non sono ancora morto]

Non sono ancora morto, non sono ancora il solo,
mentre con l’amica mia accattona
mi diletto della vastità delle pianure
e della fame, della foschia e bufera.

In splendida miseria, nel lussuoso squallore
vivo solo – tranquillo e confortato –
¬Benedetti giorni e notti,
e l’innocente, soave voce del lavoro.

Sventurato colui che, come la sua ombra,
spaventa il latrato e il vento falcia,
e povero colui, che solo a metà vivo
l’elemosina chiede alla sua ombra.

Gennaio 1937. Voronež.

Osip Emil’evič Mandel’štam nasce nel 1891 a Varsavia in una famiglia ebraica della media borghesia. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Pietroburgo. Nel 1907 soggiorna per alcuni mesi a Parigi e frequenta la Sorbona, mentre nel 1910 segue a Heidelberg dei corsi di francese antico. Nel 1911 si iscrive alla Facoltà storico-filologica di Pietroburgo (Dipartimento germanico-romanzo). Non conseguirà la laurea. Nel 1912 partecipa alla «Gilda dei poeti acmeisti», di cui fanno parte Nikolaj Gumilëv, Anna Achmatova, Sergej Gorodeckij, e scrive Il mattino dell’acmeismo (che uscirà nel ’19). Nel ’13 pubblica, a sue spese, la raccolta Kamen’ [pietra]. Dal ’15 al ‘16 soggiorna spesso in Crimea, dove stringe amicizia con i poeti Maksimilian Vološin e Marina Cvetaeva. Nel ‘18 è accolto, con Majakovskij e Pasternak, nel Circolo linguistico di Mosca. Nel ‘19 conosce a Kiev Nadežda Jakovlevna Chazina, sua futura moglie. Nel ‘22 esce la sua seconda raccolta, Tristia. Nel ‘25 si stabilisce con la moglie a Carskoe Selo (cittadina prossima a San Pietroburgo, detta anche Puškin), dove abitano anche l’Achmatova e il marito Nikolaj Punin. Escono le prose Il rumore del tempo e quattro libretti di poesie per bambini. Nel ‘28 pubblica la raccolta Poesie, contenente versi scritti tra il 1908 e il ‘25, le prose di Il francobollo egiziano e il saggio Sulla poesia. Sfrattato dall’appartamento di Carskoe Selo, Mandel’štam si trasferisce a Mosca; le sue condizioni economiche si aggravano. Dopo un viaggio in Crimea, nel quale scrive Conversazione su Dante (che in Russia apparirà solo nel ‘67), pubblica nel ‘33 Viaggio in Armenia, e nel novembre un libello contro Stalin nel quale prende in giro “Il montanaro del Cremino” e denuncia la grave carestia provocata dalla collettivizzazione forzata; viene attaccato sulla «Pravda». Nel ‘34, per componimenti «antisovietici», è esiliato per tre anni a Cerdyn’, negli Urali, a oltre mille chilometri da Mosca. Qui, ricoverato in ospedale per una forma di miocardite, tenta il suicidio. Per intervento di Bucharin la pena è commutata in residenza coatta. Sceglie Voronež, nel sud della Russia, dove vive con la moglie dal ‘35 al ‘37. Qui compone le poesie dei «Quaderni di Voronež». Rientrato a Mosca, non ottiene il permesso di residenza; tenta di stabilirsi a Leningrado. La sua salute peggiora. Nel ‘38 è di nuovo arrestato e condannato a cinque anni di deportazione «per attività controrivoluzionaria». Internato in un lager di transito presso Vladivostok, muore – ufficialmente – il 27 dicembre. Il suo ricordo fu conservato, per lungo tempo clandestinamente, dalla moglie Nadežda che aveva imparato a memoria numerosi testi poetici del marito.

14 Responses to “Osip Emil’evič Mandel’štam”

  1. Giovanni Nuscis said

    “…e povero colui, che solo a metà vivo
    l’elemosina chiede alla sua ombra.”

    Gran bella proposta, Antonello. Grazie. Da non perdere i suoi saggi.

    Giovanni

  2. Gaja said

    che meraviglia, che meraviglia, che meraviglia!!!

    Sono entusiasta, letteralmente estasiata da questo post, Anthony.

    GRAZIE.

  3. nadia agustoni said

    Un post bellissimo. Grazie

  4. lorpat said

    Sparz ha messo su LPELS qualche poesia di Mandelstam, e io adesso sono contento come un bambino. Mi verrebbe da chiedere un bel bis tutti i mesi, ma credo che un Mandelstam trimestrale potrebbe andare anche meglio. L’importante è ricordarsi di ricordare.

  5. ramona said

    “… e nella vita che assomiglia a un sogno
    invidio tutti in segreto
    e di tutti in segreto m’innamoro.”
    (Osip Mandel’stam)

    Ho letto da poco la vita romanzata di Osip e sua moglie, vista in un certo senso dal punto di vista di lei. Una grande storia d’amore, soprattutto, che emoziona, specialmente quando si pensa che è vera. La prova sta nel fatto che solo grazie all’amore di Nadezda conosciamo queste bellissime poesie, realmente lei imparava i versi a memoria, anche perchè li trascriveva per lui, e li conservava nel cuore. E a sua volta scriveva lettere d’amore:

    “Non so dove sei. Se mi senti. Se sai quanto ti amo [...]. Sono io, Nadja. Tu dove sei?”

    Per chi voglia vivere una bella favola d’amore, autentica e difficile, segnalo il libro di Elisabetta Ray, “La scienza degli addii”.

  6. sparz said

    Grazie dei complimenti a Mandel’štam, grazie della segnalazione Ramona, me lo andrò a vedere subito, e vedrò di ricordarmi, con vero piacere, del desiderio di Lorpat.

  7. fabrizio centofanti said

    “A cantare davvero
    e in pienezza di cuore
    finalmente tutto il resto scompare:
    non rimane che spazio, stelle e voce”.

    sì, è cosa molto buona, Anthony.
    grazie
    fabry

  8. ramona said

    Ehm… scusate, la stanchezza mi ha giocato uno scherzo… Il nome dell’autrice è Elisabetta Rasy (non Ray). E il libro si legge molto volentieri. O almeno così è stato per me.

  9. Il programma del pane – è questo – cibo vero!
    Grazie Antonio

  10. Giorgio said

    E questa, che gli fu fatale, non è terribile?

    “Non ci sentiamo il paese sotto i piedi,
    a dieci passi di distanza non si sentono le voci,

    e ovunque ci sia spazio per un mezzo discorso
    salta sempre fuori il montanaro del Cremlino.

    Le sue dita dure sono grasse come vermi,
    le sue parole esatte come fili a piombo.

    Ammiccano nel riso i suoi baffetti da scarafaggio,
    brillano i suoi stivali.

    Ha intorno una marmaglia di ducetti dagli esili colli
    e si diletta dei servigi di mezzi uomini.

    Chi miagola, chi stride, chi guaisce
    se lui solo apre bocca o alza il dito.

    Forgia un decreto dopo l’altro come ferri di cavallo:
    a chi lo dà nell’inguine, a chi fra gli occhi, sulla fronte o sul muso.

    Ogni morte è una fragola per la bocca,
    di lui, osseta dalle larghe spalle”.

    Ramone, non conosco il romanzo di Rasy, però il grande romanzo su Mandel’štam e uno dei più grandi libri del Novecento l’ha scritto la moglie Nadezda: “L’epoca e i lupi”, te lo consiglio.

  11. Giorgio said

    Volevo scrivere “Ramona”, mi scuso…

  12. lorpat said

    Sono fresche di gesso o di bianco
    le vie furbette color pistacchio.
    MANDELSTAM

    Togliendomi i mari, la corsa e il volo
    e dando al piede l’appoggio di una terra coatta,
    che cosa avete ottenuto? Bel calcolo:
    non potevate amputarmi le labbra che si muovono.
    MANDELSTAM

    Visto quant’è lunga la lingua dei poeti?

  13. mariapia said

    “ed è più vera e più terribile la terra”,oppure:”povero colui che solo a metà vivo”;
    “trascorra il sedimento dell’istante il caro segno non si cancellerà”: sono gratitudine, sonosoffio vitale e divino, incarnati
    Credo che stare davanti a Osip, è già moltissimo fra i doni possibili, su questa terra.. Grazie.

    Maria Pia Q.

  14. ramona said

    Grazie Giorgio, non lo sapevo. Vedrò di rimediare. In realtà devo a un amico che mi ha regalato questo libro la conoscenza dell’esistenza di un poeta come questo, e della sua storia personale che mi ha intrigata, come ogni storia che parli d’amore (è uno mio punto debole, la panacea contro le bruttire della vita.

    In quanto al plurale, non ti preoccupare… chissà quante ramone ci sono al mondo!….

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