La quiete dopo la tempesta
Posted by sgolisch on April 22, 2008
di Franz Haas
dalla : Neue Zuercher Zeitung, 17.4.08
L’Italia si arrende davanti al potere mediatico di Berlusconi
I risultati elettorali dei due grandi partiti italiani corrispondono più o meno ai pronostici. Sorprendenti sono stati la scomparsa dal Parlamento della Sinistra radicale, il trionfo della Lega Nord e l’imperturbabilità di chi ha perso, alla fine di questa impari battaglia elettorale. Quasi nessun commentatore qui fa alcun riferimento allo schiacciante monopolio mediatico della Destra, inconcepibile in qualsiasi altra democrazia occidentale.
Negli ultimissimi giorni alcuni intrepidi artisti interrompevano la propria sobrietà politica pronunciandosi contro la sconfitta imbelle e incondizionata: sulla edizione on line della rivista Micromega il popolare scrittore Andrea Camilleri chiamava alle urne i suoi conterranei con parole severe. Anche Dario Fo, il premio Nobel che non proprio tutti prendono seriamente, faceva un appello perché si costituisse una specie di fronte popolare, per preservare l’Italia da Berlusconi.
Il regista cinematografico Nanni Moretti, in un lungo articolo su “La Repubblica”, esprimeva, a due giorni dalle elezioni, ciò che tutto il mondo conosce, ma che quasi tutti gli italiani sembrano avere già dimenticato, e cioè che la battaglia elettorale contro il monopolio televisivo di Berlusconi è una farsa, “come una corsa ai 100 metri, in cui uno degli atleti sistema il suo blocco di partenza con un vantaggio di 15 metri rispetto agli altri.” Visto così, il risultato delle elezioni può essere addirittura un piccolo miracolo, poiché il Partito democratico di Walter Veltroni si colloca di appena il 5% al di sotto del partito di Berlusconi, dal promettente nome Popolo della libertà.
Che Berlusconi si prenda moltissima libertà, lo ripete da tempo l’”Economist”, il cui europeista John Peet, dopo le prime proiezioni, commentava in un’intervista su “La Repubblica”: “Scriviamo da 15 anni che Berlusconi è inadatto a governare l’Italia, a causa del suo conflitto d’interesse e dei problemi con la giustizia; in ogni altra democrazia occidentale sarebbe improponibile.”
La solita solfa
Ma evidentemente alla gran parte degli italiani non piace più sentire questa solfa e così il monopolio dei media è stato un tema pressoché dimenticato in campagna elettorale. Uno dei pochi italiani che non si stanca di richiamare l’attenzione sull’abnorme impero mediatico di Berlusconi è il giornalista-scrittore Marco Travaglio. In un’intervista sulla berlinese “Tageszeitung” esprimeva subito dopo le elezioni l’opinione che la sconfitta fosse quasi impossibile per un candidato “che controlla due terzi della televisione pubblica e il cento per cento di quella privata.”
Infatti la televisione italiana è un unicum in Europa e, in quanto a superficialità, non teme quasi confronti in tutto il mondo. Negli anni Settanta Berlusconi cominciò a costruire il suo impero, approfittando di vuoti legislativi e oggi possiede quasi la metà del potere dell’etere. L’altra metà appartiene teoricamente allo stato, ma nel corso degli anni si è adeguata al livello della concorrenza privata e, fatta eccezione per Rai 3 (il terzo canale), ha preso talmente confidenza con le intenzioni della Destra che quasi non si riconosce la differenza: chiacchiere e signorine seminude, ovunque si guardi, propaganda politica, giochi che regalano milioni, reality-show, un circo colorato di cui molti italiani non vogliono fare a meno. Questo lo sapeva anche Walter Veltroni in campagna elettorale, e perciò ha taciuto, non nascondendo un certo nervosismo, quando il partner della sua coalizione Antonio Di Pietro ha affrontato una volta, se pur delicatamente, il conflitto d’interesse. – “Ma la gente non è scema”, così si è soliti minimizzare sulla questione del potere della televisione. E’ vero. Ma gli italiani sono influenzabili esattamente come tutti coloro che vengono esposti ad uno stordimento continuo.
Così Berlusconi si è potuto permettere di schivare un duello televisivo in diretta con Veltroni (anche questo un aspetto della peculiarità italiana) e di promettere la luna: l’eliminazione dell’ ICI e della tassa sull’auto. Che questi trucchi siano stati addirittura premiati alle urne, non depone a favore dell’ attenzione degli elettori; che il suo avversario non li abbia criticati più aspramente è un sintomo della pace inquietante che regna sulla nave Italia. Anche dopo la sua sconfitta Veltroni si è detto soddisfatto della “pacata campagna elettorale”, si è congratulato cavallerescamente con il vincitore ma non ha speso alcuna parola sulla disparità dei mezzi di propaganda a disposizione. Dunque, neanche in futuro il conflitto d’interesse potrebbe diventare un tema urgente, non con questa opposizione indulgente, né tanto meno con questi vincitori sleali e numericamente superiori.
Strumentalizzazione dei problemi
La superficiale televisione di stato e le signorine poco vestite non sono ovviamente il problema più grosso che l’Italia ha. Ben più grave è la memoria corta dell’elettorato, come ricorda il commentatore dell’”Economist”: “Resta un mistero la rapidità con cui si siano potuti dimenticare gli effetti delle due precedenti legislature di Berlusconi.” Come prossimo Capo del Governo potrà completare l’opera, badando soprattutto, come in passato, al proprio tornaconto. – Accanto alla difficile situazione economica due nuovi fattori assillano il paese dopo l’esito elettorale: la scomparsa dal Parlamento di alcuni partiti della Sinistra storica e il trionfo della xenofoba Lega Nord. Così la vede comunque Massimo Cacciari, filosofo e sindaco di Venezia, uno dei più importanti esponenti del Partito democratico. Con poca filosofia e con molto pragmatismo Cacciari fa anche autocritica in un’intervista a “Repubblica”.
La strategia elettorale del Partito democratico sarebbe stata prevalentemente quella di “spostare i mobili da una stanza all’altra”, mentre la Lega Nord si costruiva da sé il suo inquietante successo, sfruttando la paura, reale e tangibile, che gli italiani hanno degli immigrati e della criminalità. Spera che con la grande vittoria della esterofoba lega aumenti anche la responsabilità della stessa, di modo che questa non pretenda più “cose eticamente e culturalmente inaccettabili” e quindi il danno derivato dai risultati elettorali possa essere arginato.
Di tutt’ altro tenore è il commento di Oliviero Toscani, il mago della pubblicità dalle velleità artistiche, che aveva offerto i suoi servigi al Partito democratico, ma aveva ricevuto un rifiuto. Si era unito allora ai sostenitori del: “tanto peggio, tanto meglio”, che – come il comico Beppe Grillo – predicavano l’astensionismo. Toscani si dichiara contento della vittoria di Berlusconi, perché in questo modo diventerà evidente “la sua incapacità di governare.” Non della stessa opinione del pubblicitario dritto che parla dalla sua raffinata dimora di campagna sarà più di un italiano medio, a reddito fisso, nel suo casermone in periferia.
Traduzione di Adelmina Albini

















lucy said
più di uno in italia si illude che “la quiete dopo la tempesta” sia “il sabato del villaggio”.
giosby said
Ho scritto un racconto sul mio percorso nel meetup di Beppe Grillo, un’esperienza che mi ha lasciato molto perplesso, che mi ha molto cambiato, che mi ha permesso di evidenziare una realtà a me del tutto sconosciuta, dove ho scoperto che inganno e menzogna regnano nella nostra società al di sopra dell’immaginabile.
Censure, manipolazioni, sotterfugi e lati oscuri nel mondo inquieto ed inquietante di Beppe Grillo …
http://mondogrillo.net/meetup/la-ragnatela-del-grillo/
nadia agustoni said
Bello il commento Lucy. Un pò d’ironia…
mimma said
L’apprezzamento di Franz Haas per la nostra iniziativa di postare alcuni suoi scritti, pubblicati sulla “Neue Zuercher Zeitung”, ci ha incoraggiato a proporre il suo ultimo articolo. Lo presentiamo qui, sottolineando che non abbiamo alcuna intenzione polemica. A noi interessa la discussione sugli auto e etero-stereotipi.
Un caro saluto a tutti
Stefanie e Mimma
Giocatore d'Azzardo said
Ancora con questa solfa? Scusate, probabilmente vivo nel mondo delle stelle, ma negli ultimi quindici anni destra e sinistra si sono alternate al governo in Italia senza ALCUN problema e la sinistra ha perso le elezioni per le cazzate atroci che ha combinato nei due anni scarsi di governo, non per le TV, e il giorno in cui lo capirà la sinistra, Travaglino disinformato compreso, sarà sempre troppo tardi. La classe dirigente dell’attuale sinistra italiana vive sulla luna, ha perso il contatto con la realtà, è composta da incapaci incompetenti e han fatto bene a mandare a casa almeno quel gruppo di nostalgici comunisti.
Se, invece di rinnovare la classe dirigente, continuerà su questa strada, la sinistra italiana può scordarsi di tornare al governo per almeno 15 anni e non per mancanza di democrazia, ma per incapacità loro.
Il caro Haas poi racconta una balla colossale quando sostiene che Berlusconi ha evitato il confronto televisivo: l’iniziativa è stata degli spin doctor (o spin nurse) di Veltroni che hanno fatto di tutto perché non fosse possibile. Chiedete a loro perché l’hanno evitato e al tedesco sparacazzate perché si permette di scriverle!
Lo stesso per l’Economist. Possibile che diventi una fonte incontestabile quando spara su Berlusconi e inaffidabile quando pubblicava articoli sulle cagate delle finanziarie prodiane? E poi, lo ribadisco, che credibilità può avere un giornale economico che ha come corrispondente in Italia tal Tania de Zulueta e che non ha beccato, se non dopo 24 ore, nessuno dei crack finanziari degli ultimi dieci anni? Ma che mi facciano il piacere questi inglesi che salvano le banche speculatrici con i soldi statali: la smettano di dare lezioni che devono solo imparare.
Possibile che a nessuno venga in mente di pubblicare un articolo che spieghi perché, quei grandissimi cagasotto dei tedeschi, abbiano venduto il culo dell’Ucraina per 4 barili di gas bocciando, assieme alla Francia, l’ammissione dell’Ucraina all’interno della NATO lasciandola, come di fatto è successo, sotto il controllo Russo?
E basta, non se ne può più di questi illustratissimi, e non è un errore, professori/storici/sociologi/parapsicologi stranieri che non hanno di meglio da fare che sparare sentenze sull’Italia. Forse sarebbe opportuno ricordare al caro Haas che nel 2004 e 2005 la Germania ha evitato la multa della UE per il superamento dei parametri di Maastricht solo ed esclusivamente per l’opposizione dell’allora governo Berlusconi. Buon pro gli faccia.
Blackjack.
Giocatore d'Azzardo said
E il massimo, il caro Haas, lo tocca quando scrive “Infatti la televisione italiana è un unicum in Europa e, in quanto a superficialità, non teme quasi confronti in tutto il mondo.”. C’è qualcuno qui che ha la minima idea di come siano ridotte la televisione e la stampa tedesca? Il loro massimo è RTL (tette e culi a iosa) e il quotidiano più diffuso è la Bild (tette e culi pure lì) che è l’equivalente di Cronaca Vera; sì, ma con la differenza che vende milioni di copie.
Dovessi misurare la coglionaggine basandomi su questi parametri non avrei alcun dubbio: i tedeschi ci battono di gran lunga. E, visto che ’sto Hass dei miei zebedei, mi ha proprio rotto i maroni con le balle che racconta, aggiungo pure che la Germania è la nazione europea con il maggior numero di pubblicazioni sadomaso (oramai gli funziona solo a quel modo), è uno dei paesi con il più alto numero di turisti pedofili (basta scorrere le statistiche dell’Interpol sulle reti pedofile), non vince il campionato del mondo di calcio da una vita, sono anni che prende bastonate dalla Ferrari e non ha un musicista decente dai tempi dei Tangerine Dream.
Vogliamo parlare dei telefilm o della filmografia tedesca? Prego: il loro massimo sono un cane lupo tuttofare e un ispettore balengo.
Hanno in casa la Siemens condannata dalla UE per tangenti relative alle centrali nucleari e idroelettriche.
Haas, ma smazzati una buona volta le cosacce tue, che avete pure un clima schifoso, mangiate da cani, bevete peggio, per non parlare del vostro gusto, a sessant’anni siete da buttare e siete di un triste spaventoso.
A buon rendere.
Vorrei proprio incontrarlo, il buon Haas, e provare ad argomentare vis a vis, magari in inglese, sempre che lo conosca, visto che non ho alcuna intenzione di imparare il tedesco (hanno dei Casinò da schifo); se non conosce il tedesco posso sempre concedergli l’onore di impararsi l’italiano e, anche se sono un sottoacculturato giocatore d’azzardo, me lo mangio uno che è ancora fermo a queste argomentazioni da avanspettacolo.
Blackjack.
Giocatore d'Azzardo said
Sorriso e vado a dormire.
Blackjack.
lucy said
la poesia, in alternativa, potrebbe essere “a se stesso” o “il passero solitario”.
riccardo ferrazzi said
Al di là delle sguaiate osservazioni di Giocatore d’Azzardo, mi pare che Franz Haas non abbia una visione equanime. Strano che la Neue Zurcher Zeitung pubblichi articoli così schierati.
Carlo Cannella said
Continuare a insistere con questa storia del monopolio televisivo significa essenzialmente due cose:
- dover pensare a mia madre come a una stupida (lei guarda almeno 10 ore di televisione al giorno: quiz, soap opera e reality fra le sue cose preferite);
- scordarsi di sentir dire qualcosa di sovversivo e davvero intelligente dai signori di sinistra;
Potrei anche dire:
- mia madre è una signora che nonostante le ore di televisione è lucidissima. Sa a malapena leggere e scrivere ma è come tarantolata dal morbo della complessità. Fa discorsi anti-berlusconiani conditi da sapiente saggezza e non vota di sicuro per quelli delle libertà;
- Il monopolio televisivo berlusconiano esiste da un bel po’ di anni. Ciò non ha impedito al cosiddetto centro-sinistra di governare o cercare di farlo per due legislature. Il fatto che milioni di persone (affatto lobotomizzate come si vorrebbe farci credere) siano tornate fra le braccia di Berlusconi non ha niente a che vedere con le televisioni o con la mafia.
Mi pare sia giunto il momento di guardare oltre e diventare grandi.
Giorgio said
Carlo, tu che vivi in Olanda: cosa dicono i giornali olandesi della vittoria elettorale di Berlusconi? Mi piacerebbe saperlo, solo del più importante, naturalmente, o al masimo di un paio dei più importanti… Grazie!
Giorgio said
Anzi, un’altra cosa mi viene in mente: per non ascoltare solo Franz Haas, si potrebbe chiedere a qualcuno dei nostri lettori all’estero, o che ha facile accesso alla stampa estera, di dirci cosa hanno scritto su questo argomento “El pais” o il “Financial Times” o il “New York Times” o la “Frankfurter Allgemeine Zeitung”… Io non leggo giornali esteri, gliene sarei molto grato!
Carlo Cannella said
Giorgio, io non leggo i giornali locali, purtroppo ho molta difficoltà a confrontarmi con la lingua. Tuttavia non è una novità che i quotidiani olandesi (come d’altronde la maggior parte di quelli europei) e il De Volkskrant in particolare colpiscano duro contro Berlusconi e l’Italia appena viene offerta loro l’occasione. Lo hanno fatto in passato dopo le figuracce al Parlamento europeo e in occasione di vari summit dei leaders UE (celebre la sparata di Berlusconi contro Carla Del Ponte definita “un magistrato di sinistra con le gambe molli”) e probabilmente hanno avuto da ridire anche in quest’occasione. Più che altro, però, mi colpiscono i sorrisetti di compatimento che ci rivolge in strada la gente comune.
Giorgio said
Grazie, Carlo, e scusa se ti trattengo, ma mi piacerebbe sapere questo, che mi preoccupa e m’incuriosisce: a cosa sono dovuti i sorrisetti di compatimento che in Olanda ha la gente comune nei nostri confronti?
Carlo Cannella said
Qualche giorno fa, in un altro posto, ho avuto uno scontro con Sergio Baratto. Lui, si sa, sostiene “la teoria” della mutazione antropologica. In Italia la gente sarebbe ormai lobotomizzata, incapace di comprendere le gravi anomalie del sistema e di andare incontro al suo stesso bene. Penso che questa sia più o meno la sensazione che gli olandesi hanno degli italiani. Di persone senza più un briciolo di attitudine critica. Ecco perché ridono.
Permettimi però di avere qualche dubbio. Credo che il discorso portato avanti da certi intellettuali duri e puri, pur fatto in buona fede, possa rivelarsi controproducente e perfino “razzista”. Il ragionamento sarebbe: poiché gli altri sono ridotti a cavie, non possono comprendere. Io che invece non sono ancora andato al macero, ho la ragione stretta nel pugno. E’ un po’ come chiamarsi fuori.
Ho l’impressione che continuando a parlare così alla gente non si arriverà da nessuna parte.
Giorgio said
Carlo, lasciamo stare gli intellettuali duri e puri, se ci allontaniamo da polemiche contingenti magari possiamo capire meglio…
Ma come mai gli olandesi pensano le stesse cose di questi intellettuali nostrani?
Carlo Cannella said
Evidentemente perché i loro giornali parlano la stessa lingua dei nostri intellettuali. Questo lo fanno dal ‘94, ma d’altronde non sto dicendo che gli intellettuali nostrani o i giornalisti olandesi abbiano torto. Sto dicendo che nonostante le continue reiterazioni al suo potere economico, ai suoi conflitti d’interesse e agli intrallazzi mafiosi Berlusconi non riusciamo a toglierlo di mezzo. Qui si dice che è tutta colpa del monopolio televisivo. Io dico che la colpa va attribuita a un’intera classe politica, appiattita su strategie di marketing per acquisire consenso elettorale, incapace di intraprendere una lotta culturale per un nuovo modello di esistenza comune. E qui chiudo, che vado a prendermi una birra.
Giorgio said
Carlo, innanzitutto: buona birra! Anche a Milano oggi fa caldo!
Rispetto a quanto tu dici:
“Evidentemente perché i loro giornali parlano la stessa lingua dei nostri intellettuali”
mi domando: un popolo intero che parla come qualche intellettuale italiano duro e puro?
Inoltre: stamattina sono tornati dei miei colleghi da un viaggio d’istruzione in Inghilterra e mi hanno detto le stesse cose che tu dici degli olandesi: anche gli inglesi! Chissà come mai?
Paola renzetti said
Quanto ha governato in Italia la sinistra? Qualcuno ha ben detto che “ha cercato di farlo”. Questo forse si può accettare. Ma se pensiamo a quanto hanno inciso i due “diversi schieramenti”… beh, non c’è confronto. Non parliamo di amministrazioni locali, ma di governo. Credo che l’articolo fotografi bene la nostra situazione. I guasti della televisione e le opportunità sprecate, credo che non si possano più negare, soprattutto riguardo ai giovani. Di chi è la colpa? Ne ha chi ha avuto le mani in pasta, proporzionata ai differenti livelli di potere. Ne ha chi ha chi poteva intervenire e ha lasciato fare. Ciao a tutti!
Gena said
L’idea che hanno dell’italia in molti paesi stranieri è spesso dovuta a luoghi comuni, del resto noi Italiani non siamo da meno.
Per quanto riguarda lo spirito critico necessario in una democrazia compiuta, quello probabilmente non esiste, dal dopo guerra con tanti anni della DC,e via di seguito chi ha avuto il potere lo sempre usato a proprio uso e consumo.
Nussuna etica nessuna morale.
Bartolomeo Di Monaco said
Durante il primo governo Berlusconi, mi trovavo di passaggio in Francia e in una conversazione mi sentii dire che con Berlusconi al governo in Italia si era instaurata la dittatura.
Ciò era il frutto di una cattiva e dannosa per il nostro Paese campagna portata in tutta Europa da D’Alema in particolare. Spero che qualcuno lo ricordi. Ancora oggi ne paghiamo lo scotto.
In realtà, ciò che manca ancora a una parte degli italiani (mi pare più nella sinistra che nella destra) è il rispetto per gli elettori e per le scelte che vengono dalle urne. L’alternanza dei governi avvenuta in Italia, dovrebbe far capire a tutti che non siamo in presenza di alcuna dittatura, né nel 1994 né ora. Noi siamo in grado di mandare a casa qualunque governo e sostituirlo con l’opposizione. Lo abbiamo dimostrato. E allora bisogna che un po’ tutti noi ci adoperiamo a contrastare (anziché compiacercene) quelle voci che denigrano la capacità degli italiani di scegliersi i propri governanti.
Berlusconi è stato scelto dagli italiani allo stesso modo che fu scelto Prodi. La stessa democrazia ha eletto entrambi. Come ha detto già qualcuno le televisioni e il potere mediatico non c’entrano. C’entra l’insoddisfazione che ha creato nel Paese il governo Prodi, perfino tra i ceti più deboli. Ce lo siamo già dimenticato? Finché perdiamo tempo a trovare queste scuse, noi continuiamo a girare a vuoto.
Dobbiamo metterci in testa, ad onore degli italiani, che noi siamo ancora, se Dio vuole, un paese democratico, forse migliore anche di tanti altri, visto che le percentuali dei nostri votanti superano sempre quelle di molti Paesi europei e degli USA.
Cerchiamo di non farci dell’altro male, che di guai ne abbiamo già abbastanza.
Giorgio said
Bartolomeo, velocemente, prima di andare a scuola: non riesco in questi giorni a impegnarmi in una discussione politica, nella quale fra l’altro ognuno rimarrebbe delle proprie opinioni, allora circoscriverei il discorso a quello principale: come ci vedono gli “altri”, tedeschi, olandesi, spagnoli, inglesi, francesi e via dicendo. Mi interesserebbe sinceramente capirlo.
Tu dici: vedono male Berlusconi al governo per colpa di “di una cattiva e dannosa per il nostro Paese campagna portata in tutta Europa da D’Alema in particolare”.
Gena dice: “L’idea che hanno dell’italia in molti paesi stranieri è spesso dovuta a luoghi comuni”.
Carlo dice: “Evidentemente perché i loro giornali parlano la stessa lingua dei nostri intellettuali”. Il quale però avverte: d’altronde non sto dicendo che gli intellettuali nostrani o i giornalisti olandesi abbiano torto”.
(Tra parentesi: quando Carlo dice che sia necessario “intraprendere una lotta culturale per un nuovo modello di esistenza comune”, io sono d’accordo, molto d’accordo)
Allora, tornando a “come ci vedono gli altri”: stamattina ho speso una mezzora a fare una piccola ricerca in rete su cosa si è detto in Europa delle ultime elezioni italiane, questa è una sintesi:
Il 15 aprile la BBC: “Una volta si è paragonato a Gesù Cristo, sicuramente è di nuovo in sella, ma Silvio Berlusconi sarà in grado di operare i miracoli dei quali l’Italia ha bisogno?”. “E’ l’influenza che ha negli affari e nel mondo dei media che preoccupa i suoi avversari. E’ ancora coinvolto in due processi per corruzione e mantiene ancora il controllo di tre reti commerciali: un ovvio conflitto di interessi”.
Sempre il 15 aprile “The indipendent”: “l’uomo che si è messo in mostra come rappresentante dei peggiori aspetti della politica tradizionale italiana, un uomo d’affari che ha usato la sua ricchezza per acquistare i media, la sua posizione per evitare i processi con accuse di corruzionie e la sua leadership politica per alterare le leggi elettorali in suo favore” sta ritornando al potere.
Il 15 aprile il “New York Times” esprime l’idea che ora “l’Italia ritorni ad una singolare forma di politica personale con Berlusconi come protagonista indiscusso”.
Il 15 aprile “Liberation” ha un titolo a tutta pagina: “Aiuto, torna Berlusconi!”.
“El pais” del 16 aprile scrive: “Se ogni paese ha i governanti che si merita e Berlusconi la maggioranza assoluta, allora l’Italia è assolutamente corrotta”.
Il 16 aprile la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” scrive: “Se gli avversari di Berlusconi non sono riusciti a proporre un’alternativa, e se il tribunale di Milano in 14 anni con tutto il materiale contro di lui non è riuscito a farlo fuori… Si deve prendere per buono il risultato degli elettori italiani”.
Il 18 aprile “The economist”, in un articolo intitolato “Mamma mia”, dice: “Erano stati il conflitto di interessi e la sua rete di procedimenti legali che ci avevano portato a giudicare Berlusconi inadatto ad essere Primo Ministro. Il nostro punto di vista rimane quello”. “Quando suggerisce”, continua l’editoriale, “che i magistrati debbano sottoporsi a dei test sulla salute mentale, o quando uno dei suoi più vicini collaboratori, un senatore che sta ricorrendo in appello contro una condanna per associazione con la Mafia, dichiara che un killer condannato è stato un eroe, rimangono buone ragioni per sostenere che Berlusconi non dovrebbe guidare il paese”. L’articolo conclude: “nonostante le precedenti esperienze con gli sgargianti governi di Berlusconi, molte persone vogliono ancora credere nella magia che lo ha reso l’uomo più ricco d’Italia. Sperano che parte di questa magia possa essere trasmessa loro, rendendo gli italiani più ricchi”.
Il 18 aprile il “Time” scrive che Berlusconi, “un tempo un outsider della politica, appare sempre di più come un tipico politico italiano, più una parodia che un modello di statista”. Se desidera “lasciare un segno durevole”, farebbe meglio a “mettere i suoi istinti esibizionistici al servizio del paese”.
Per “Le monde” del 18 aprile: “Silvio Berlusconi, una cattiva notizia per l’Europa”.
Il 21 aprile il “Financial Times” domanda: “come può l’Italia ritornare ad essere una vibrante democrazia europea quando il suo Presidente del Consiglio sarebbe estromesso dall’incarico in tutti i paesi con i quali vuole misurarsi?”. La conclusione dell’analisi è già insita nel titolo dell’editoriale: “Berlusconi è il sintomo piuttosto che la soluzione dei mali dell’Italia”.
Il 22 aprile il “Financial Times” definisce Umberto Bossi “una reliquia italiana riportata alla vita” sottolineando l’abitudine italiana di “veder apparire nei momenti difficili leader populisti di destra”. Secondo il corrispondente Guy Dinmore, la vittoria della Lega “mostra la gravità della crisi del paese portando al potere uno dei politici più xenofobi e antistatalisti”.
Mi sono fermato… devo andare a lavorare… Tutto questo a causa di D’Alema o di un pregiudizio?
riccardo ferrazzi said
Giorgio, se leggi soltanto certi giornali avrai l’impressione che tutti la pensino così. Se un francese leggesse solo Repubblica, l’Unità e il Manifesto, si farebbe l’idea che in Italia “tutti la pensano così”. Chissà come mai quelli che la pensano così hanno perso le elezioni. Si vede che “gli altri” sono antropologicamente mutati in subumani per eccesso di tv. Forse sarebbe il caso di leggere una rassegna stampa di ogni Paese, ma io non ho tempo (e neanche voglia) di andarmi a leggere El mundo o Le Figaro. Anche perché, una volta letti, siamo daccapo: i problemi nostri ce li dobbiamo risolvere da noi.
Giorgio said
Riccardo, io ho riportato quello che ho trovato e comunque mi sono rivolto ai giornali più importanti, o almeno a quelli il cui “suono” è più ricorrente: se penso alla Francia, penso a “Le monde”, così come se penso all’Italia penso al “Corriere della sera” o a “la Repubblica” e non al “Giornale”.
In quanto a “i problemi nostri ce li dobbiamo risolvere da noi”: in parte sono d’accordo (certo, se abbiamo qualche problema qualcosa bisogna fare, fra l’altro, come dice Carlo: “intraprendere una lotta culturale per un nuovo modello di esistenza comune”); in parte no. Come dice un mio amico: “E’ per far spuntare un fiore che la stella fissa la terra”.
Gena said
Il 22 aprile il “Financial Times” definisce Umberto Bossi “una reliquia italiana riportata alla vita” sottolineando l’abitudine italiana di “veder apparire nei momenti difficili leader populisti di destra”. Secondo il corrispondente Guy Dinmore, la vittoria della Lega “mostra la gravità della crisi del paese portando al potere uno dei politici più xenofobi e antistatalisti.”
Purtroppo è vero.
Gli Italiani hanno votato a destra perchè la sinistra non ha dato un messaggio chiaro alle paure “vere o per meglio dire alle psicosi collettive”, sull’immigrazione incontrollata.
Per alcune persone, ciò che stà al di sotto di Milano è profondo sud,per cui è normale che esse si sentano rappresentate da certi politici.
Il problema più grave dell’italia è senzaltro quello economico,di cui non si vede neppure l’ombra di una soluzione, da parte di nessuna formazione politica.
Ma forse,sono troppo pessimista.
mauro baldrati said
Certo che bisogna riflettere sugli errori e le miserie della classe politica italiana, ma negare che la televisione abbia un ruolo di primo piano è negare la realtà. Perché allora i politici smaniano per apparire continuamente, e strillano se qualcuno ha più spazio, e maneggiano per insediare direttori e dirigenti a loro vicini? Con Berlusconi al potere la RAI (lasciamo perdere Mediaset che è sua) sembra la televisione sovietica, o maoista. Ci manca solo che dicano “il nostro caro leader” e siamo a posto. Faccio presente che con la sinistra al governo NON era la stessa cosa. Infatti sono stati così lungimiranti, come al solito, da lasciare il TG 2 in mano berlusconiana, la direzione di RAI 1 in mano berlusconiana (con Del Noce), e al TG 1 hanno messo uno come Gianni “Raiotta”, che in campagna elettorale ha aperto SEMPRE con le dichiarazioni di Berlusconi, ed è passato alla storia per un’intervista in cui non ha mai aperto bocca, neanche quando Berlusconi ha detto che Biagi, lui, mica voleva mandarlo via, anzi voleva tenerlo…
Gli articoli dei giornali stranieri poi sono generati anche da un senso di paura: hanno paura che anche da loro si abbatta la sventura di un miliardario populista che disprezza la democrazia che prende il potere e usa il parlamento per i suoi interessi privati.
rferrazzi said
Non voglio insistere più del necessario, ma devo far notare che la tiratura di Le Monde non è paragonabile a quella di Repubblica, così come la tiratura della Frankfurter Allgemeine non è paragonabile a quella della Bild Zeitung, e la tiratura dell’Economist non è paragonabile a quella p. es. del Mirror. Una cosa è coltivare l’opinione di alcune elite culturali, altro è credere che coincidano con l’opinione generale.
Vorrei anche far notare che, a conoscerli da vicino, gli altri europei sono molto più provinciali di come noi li immaginiamo.
Giorgio said
Riccardo, io sto cercando di capire. Tu hai detto al n. 9: “mi pare che Franz Haas non abbia una visione equanime. Strano che la Neue Zurcher Zeitung pubblichi articoli così schierati”.
Io sono andato a fare una ricerca improvvisata e ho visto che sulle sue posizioni ci sono altri dei maggiori giornali europei…
Dopo, tu dici: “Una cosa è coltivare l’opinione di alcune elite culturali, altro è credere che coincidano con l’opinione generale”.
Io mi domando: se è una élite a essere critica nei confronti di Berlusconi al governo, come mai Carlo dice che in Olanda lo “colpiscono i sorrisetti di compatimento che ci rivolge in strada la gente comune”? E come mai la stessa cosa mi dicono i miei colleghi dell’Inghilterra? Carlo e i miei colleghi hanno incontrato soltanto élites?
lucy said
durante il precedente quinquennio berlusconi tutti i miei amici francesi e inglesi mi chiedevano notizie del premier e dell’italia con il tono che si usa quando ci si informa di una grave malattia. davvero: mi trattavano come se fossi malata! e io ne ero contenta: perché pensavo che non eravamo isolati e che il malessere per le foto con le corna e il bacio all’operaia russa e le battutacce (furrrrrrrbe!) su cacciari e sua moglie (le corna sono un’ossessione) che provavo a pelle, e quello profondo per cose ben più significative non era pura ossessione “comunista”. ah, dimenticavo: generalmente questi amici stranieri non sono né gauche né labour.
rferrazzi said
Giorgio, se trovi qualche consolazione nel pensare che all’estero tutti ridano di noi, non te lo posso proibire. Io ho l’impressione che all’estero, più che altro, se ne freghino di noi e ci pensino dietro il filtro di pregiudizi secolari. Non mi pare che Prodi sia stato bene accolto quando andò a presiedere la Commissione a Bruxelles.
Ma forse sono io che mi ostino a considerare gli stranieri provinciali come e più di noi.
Giorgio said
Riccardo, hai letto prima di scrivere anche l’intervento di Lucy? Non credo, altrimenti non avresti scritto il commento n. 29. Aspetto che tu lo legga e poi faccia le tue considerazioni.
Carlo Cannella said
Che i pregiudizi siano duri a morire è vero. Che le pubblicità televisive olandesi siano ad esempio piene di “macchiette” italiane lo dimostra. Altrettanto vero è che i sorrisetti di commiserazione siano spesso l’estrinsecazione di certi pregiudizi. Fatto sta che con Berlusconi capo del governo nessuno si sente qui in dovere di mettere in dubbio certe idee ricorrenti sugli italiani.
Giorgio said
Allora, Carlo, abbiamo appurato questo: non è il solo Franz Haas ad avere certe idee; è vero che olandesi, inglesi e francesi hanno certe idee su Berlusconi al governo. E tu ammetti che “con Berlusconi capo del governo nessuno si sente qui in dovere di mettere in dubbio certe idee ricorrenti sugli italiani”.
Ringrazio intanto Stefanie e Mimma, che ci hanno dato un’occasione per approfondire certe informazioni.
Paolo Cacciolati said
Va bene, siamo stati tutti all’estero, abbiamo tutti parlato con amici/coleghi stranieri che hanno tutti fatto battute più o meno sardoniche su Berlusconi, ma non si può negare che all’estero ci sia un atteggiamento snobistico verso l’Italia sicuramente precedente all’epifania di Berlusconi.
Io per lavoro sono stato molto all’estero nella seconda metà degli anni ‘90, quando al governo non c’era Berlusconi, e i commenti sulla politica italiana erano gli stessi di quelli su Berlusconi.
La mia impressione è che resista all’estero un certo pregiudizio anti-italiano, che affonda le radici nella notte dei tempi e che probabilmente è dettato più che altro da invidia per il nostro Paese.
Comunque ciò che conta, secondo me, è che ci sia un governo (di destra o di sinistra che sia)che sappia tutelare gli interessi legittimi del nostro Paese nei confronti degli altri governi, senza avere nè più nè meno di quello che ottengono gli altri governi.
Giorgio said
Che in linea generale ci siano degli stereotipi io non lo nego, però, Paolo, per restare sul concreto: al momento non mi vengono in mente giudizi particolari, così precisi e così generalizzati come quelli che abbiamo qui letti, sulla politica italiana degli anni 90. Per rinfrescare la memoria, puoi portare qualche esempio… qualche documento d’epoca…?
Giovanni Nuscis said
Bene ha fatto Giorgio a riportare l’opinione dei maggiori quotidiani stranieri (che non sono quotidiani di nicchia!). Credo che Franz Haas, al pari degli articolisti delle testate straniere menzionate sappiano bene la differenza che passa tra “punto di vista” e fidefacenza documentale; quella, per intenderci, attestata da leggi (ad esempio, dagli artt. 2621 c.c., “Disposizioni penali in materia di società e di consorzi”, riformulati con D.L.vo n. 61 dell’11 aprile 2002), atti giudiziari e amministrativi, da supporti dove stanno impressi immagini, movimenti e discorsi. Distruggere questo patrimonio è, e sarà, vivaddio, pressochè impossibile. I timori e la paure di una parte consistente dell’elettorato sono legati proprio alla memoria di questa mole di “fatti” documentati. Continuare a ripeterli, in ogni occasione, non è sempre utile né salutare. Chi poteva informarsi, in questi anni, e in vista delle recenti consultazioni, ha avuto il tempo per farlo. Ciò che mi chiedo, però, è perché ci si meravigli, ora, di articoli come questo, o come quelli richiamati da Giorgio nella sua ampia panoramica.
L’Italia è il paese dei puzzoni, e non da ora – ah, l’indimenticabile Alberto Sordi! Ma quando questo “genio” assurge a quintessenza, a simbolo acclamato di una comunità ci sono certamente delle ragioni serie, in parte intuibili, certo, e non solo etno-antropologiche. Sono sicuro dell’onestà, del sentimento di esasperazione e della buona fede di molti conoscenti che hanno votato per l’attuale coalizione, ma se avessi una situazione personale tale da abbisognare di un condono o di una certa indulgenza dal punto di vista fiscale, mi sentirei senz’altro più garantito da questa coalizione, per nulla dimenticandone le scelte operate al riguardo. Pur senza scordare l’indegno provvedimento di clemenza emesso dal governo di sinistra, la scarsa o inesistente politica a favore delle fasce sociali più disagiate e delle famiglie, il mancato presidio di settori fondamentali come la pubblica amministrazione (alla deriva di una contrattazione affidata, ormai, a sindacati che rappresentano solo sé stessi, ma i cui contratti valgono come e più delle leggi dello Stato; disapplicate, infatti, se in contrasto con essi).
Auguri a tutti noi, dunque. Pronti, si spera, sempre, a riconoscere il buono, il meno buono e il pessimo, nelle cose: confidando di poter continuare a dircelo.
Giovanni
alessandra said
In Olanda ridono di noi per Berlusconi e anche per i luoghi comuni.
Questo accoppiamento è ben sintetizzato in una vignetta in cui un certo John dice “Fantastico, eh, un uomo che conferma tutti i pregiudizi sugli italiani?»
(vignetta visibile con traduzione qui: http://farouche.splinder.com/post/16804446/non+per+rigirare+il+coltello+n )
A voi (italiani in Italia) andrà il danno, a noi (italiani all’estero)la beffa.
Giocatore d'Azzardo said
C’è un atteggiamento, tipico degli italiani in Italia (all’estero non funzionano così), che ci porta, sempre, a prendere per oro colato quello che scrivono all’estero dell’Italia. Basta che uno sia straniero e ha ragione, comunque e dovunque. E in Italia, a differenza di quanto succede all’estero, non c’è un giornale che sia uno che tratti seriamente la politica estera e si spinga ad evidenziare ANCHE le magagne degli altri paesi.
Sempre proni e schisci.
Haas e i suoi articoli, fanno parte della categoria ‘tafazziana’ dell’oro colato. Io, personalmente, mi sono rotto le tasche, esattamente come me le sono rotte quando mi trovavo, per motivi indipendenti dal gioco d’azzardo, Siemens vincere tutte le gare europee (italiane comprese) e farmi fuori perché pagavano tangenti; già, nessuno lo sapeva e nessuno continua a saperlo nonostante una condanna pesantissima da parte dell’Unione Europea.
Danno fastidio i miei interventi diretti e senza fronzoli? Lo so, altrimenti non li scriverei, devono dare fastidio, e se qualcuno dovesse prendersi la briga di andare a verificare quello che ho scritto scoprirà che non sono incazzature momentanee: ma fatti accertabili, anche facilmente.
Sono stato troppo diretto e offensivo? Me ne scuso però mi manca un passaggio: perché osanniamo la mancanza di ‘filtri’ della stampa estera e continuamo a scrivere filtrando le parole?
Blackjack.
fabrizio centofanti said
grazie per la chiarificazione, Black.
è materia delicata, si sa: ma proprio per questo richiede un dialogo civilmente franco e sincero.
fabry
Bartolomeo Di Monaco said
Stimo Haas per l’attenzione e la vicinanza che ha sempre avuto con Anna Maria Ortese.
Ho fatto l’esempio personale di quanto mi accadde in Francia per dire che noi stessi non facciamo nulla per difendere la nostra immagine all’estero. Ho ricordato D’Alema perché
non fece un buon servizio all’Italia con l’alimentare e rinfocolare tali pregiudizi che, come ha ricordato Paolo Cacciolati, non datano dai tempi di Berlusconi ma risalgono al passato più lontano.
Nella mia rivista Parliamone (www.rivistaparliamone.it), sto pubblicando gli articoli de “Il Conciliatore” toscano, del 1849, quando si era in pieno Risorgimento. Già lì appariva la nostra Italietta i cui destini erano in mano delle grandi Potenze di allora: Austria, Francia, Inghilterra, Spagna. Lo stesso Piemonte non poteva agire se non dopo aver ricevuto l’appoggio di questi o di quello. Per non parlare di Garibaldi che era dipinto come il capo di una banda e non di un esercito.
I paesi che contano in Europa ci vedono ancora così. Del resto non è passato nemmeno un secolo e mezzo dall’Unità d’Italia. Ridono di noi perché dall’Unità d’Italia e soprattutto dal dopoguerra – con l’eccezione del solo De Gasperi – non abbiamo mai avuto governanti degni di un tale nome. Piuttosto governi litigiosi ed incapaci, i quali non hanno fatto altro che percorrere una china che ci ha condotto alla situazione debitoria massacrante di oggi. Non ci potrà essere nessun governo capace di risolvere questi nostri problemi economici. Forse la vendita di parte degli immobili scarsamente utilizzati dallo Stato potrà portare un piccolo contributo. Ma poi?
Gli stranieri lo sanno bene che nessun governo potrà far risalire la china ad un indebitamento che ci colloca come minimo nel terzo mondo, e ridono di noi quando (Berlusconi o Prodi) cercano di fare la voce grossa. Ci considerano delle pulci.
Non meraviglia quindi l’atteggiamento degli Europei nei nostri confronti, perché viene dalla scarsa considerazione in cui sempre ci hanno tenuto. Bisogna risalire a Roma perché gli stranieri si ricordino di ciò che siamo stati. Ma sono tempi troppo lontani, ed oggi possono vederne solo i resti archeologici.
Allora io mi domando: perché gli articoli di critica nei confronti dei nostri governi devono solleticarci? Perchè dobbiamo alimentare lo scherno che si continua a fare della nostra democrazia e degli italiani?
Noi abbiamo la più alta percentuale di elettori che si recano alle urne. Un’alta percentuale conseguita non sotto una dittatura (come avviene in altre parti del mondo), ma in piena democrazia.
Perché allora non vogliamo abituarci a rispettare la volontà dei nostri elettori e attendere le azioni dei nuovi governi per poi giudicarli con il voto nella prossima tornata elettorale?
Perché non difendiamo di fronte agli europei la nostra democrazia?
Quando vinse Prodi, in una lunga discussione con alcuni in rete, mi limitai a fare delle previsioni, che poi si sono avverate. Sarei stato cocntento di essere smentito. Su Berlusconi le mie previsioni sono che può fare meglio di Prodi, nonostante che l’uomo sia criticabile sotto molti punti di vista. Ma la sua capacità di agire nella concretezza sono superiori a quelle di molti politici che sono venuti su senza conoscere di fatto il nostro Paese.
Però io so che noi avremo fra cinque anni una nuova occasione di esercitare la nostra scelta: di premiare o respingere il lavoro di questo governo. Nessuno oggi può pensare di instaurare in Italia una dittatura. Le televisioni sono un alibi per chi non sa proporre niente di meglio. Le televisioni non hanno salvato Berlusconi da due sconfitte e tutte avvenute nell’alternanza. Possibile che questo non riesca a farci capire che gli italiani non sono affatto sedotti in politica dalle Tv? Sarebbe dare troppo potere a Fede sostenere che gran parte del merito della vittoria di Berlusconi vada al direttore del Tg4? Ma davvero si continua a prendere questo grosso abbaglio? invece di pensare che gli italiani premiano col voto o condannano secondo l’operato del governo?
Insomma, vediamo di liberarci dell’immagine che ancora gli europei hanno di noi risalente al periodo in cui ci consideravano una terra di sola conquista e spartizione, senza spina dorsale, da manovrare secondo le loro volontà e scelte.
Dunque, difendiamoci difendendo sempre la nostra democrazia, che è cosa certa e visibile da tutti, anche dagli stranieri. E’ uno dei grandi beni che siamo riusciti a conservare da quando siamo diventati una Nazione. Esibiamolo, perché se per il resto siamo ridotti allo sfacelo, sulla nostra democrazia nessuno può darci lezioni. Lasciamo governare gli uomini che ci siamo scelti. Difendiamoli di fronte agli stranieri (uniti in ciò, sia quelli di destra che quelli di sinistra) e facciamo capire loro che su questa difesa noi non transigiamo. Pur nel rispetto della libertà di stampa e di critica, facciamo capire loro che non permettiamo che si prendano gioco delle nostre scelte e quindi della nostra democrazia e del nostro Paese.
Paolo Cacciolati said
@Giorgio.
Perdonami, non ho potuto risponderti tempestivamente e in questi giorni non avrò tempo per ricerche di archivio. Ho voluto riportare solo alcune cose che ho visto e sentito e letto all’estero, quindi, se vuoi, “soggettive”. Ma consentimi ancora una piccola testimonianza: un paio di volte l’anno mi trovo con certi miei cugini che abitano a Nizza, i genitori emigrati nel dopoguerra dalla Valle Varaita, spesso raccontano del trattamento mortificante ricevuto dai loro genitori in Francia (simile a quello che oggi si riserva ai migranti nel nostro paese), e i giornali del tempo sempre pronti a dipingere gli italiani come un popolo di mangiaspaghetti…
@Giovanni.
Sordi, però, ha anche interpretato un film come La Grande Guerra.
@Fabry.
Bene hai fatto a richiamare l’esigenza di un dialogo franco e sincero, che è quello che ci distingue da altri luoghi internettiani teatro di risse virtuali. La spontaneità, l’essere senza filtri e il calore che mettiamo nei commenti, per sostenere le diverse opinioni, è un valore, ma deve esserlo ancora di più il rispetto reciproco. Adesso me ne vado e Vi auguro buona festa (che inizio a sentirmi addosso puzza di democristiano..;-)))
lucy said
nel primo film di fantozzi, nella scena esilarante in cui al campeggio nottetempo il ragioniere si dà una martellata sul dito e soffoca un lamento, si alza una voce scocciata da una tenda che dice “italiani zempre mandolino”. io da allora l’ho eletta come paradigma di quello che penso di tante fanfaronate, giullarate, pulcinellate, arlecchinate, che ci fanno piovere addosso critiche a non finire. dietro i pregiudizi, contrariamente a quello che siamo indotti a credere, c’è spesso una qualche verità. e la verità è che noi siamo dei gran chiacchieroni, dei mercanti, dei baroni e quanto di più maleducato, incivile e inopportuno ci sia. su tutti i fronti. ci perdoniamo da soli un mucchio di schifezze: dal sorpasso a destra che tutti critichiamo ma se lo facciamo noi eh non c’era modo di levarsi da torno la lumaca di turno…alle corna nel summit ma su via, è un regazzino! in mezzo a questi due poli c’è un mondo di cose serie che non mi fanno essere esterofila, ma misoitalica si, accidenti. e ancor di più se pensiamo alla cultura che abbiamo avuto e le grandi cose che per primi in tanti campi abbiamo prodotto. bah… seriamente: o tempora o mores!
rferrazzi said
Solo perché devo una risposta a Giorgio: il commento n29 l’avevo letto. Confermo il mio commento n30.
Giorgio said
Questa discussione, utilissima, a questo punto o fa un passo avanti o diventa viziosa.
Dico utilissima perché all’inizio di essa si metteva in dubbio la capacità di giudizio di Haas e lo si indicava come un ignorante, che esprimeva opinioni isolate che non avrebbero meritato la stampa.
Grazie a questa discussione abbiamo appurato che:
- il giudizio di Haas è condiviso da molta stampa che conta
- è condiviso anche dalla gente comune in vari Paesi d’Europa.
A questi due fatti qualcuno oppone le seguenti argomentazioni:
- che tutti hanno pregiudizi verso di noi perciò dobbiamo rifiutarci di dar loro ascolto
- che gli italiani dovrebbero smetterla di parlare male essi stessi dell’Italia.
Qualche decennio fa io rimasi molto stupito, leggendo il “Viaggio in Italia” di Montaigne, del fatto che lui trovasse l’Italia sporca: pensate, nel Cinquecento l’Italia sporca! Tanto da colpire uno straniero che vi arrivava! Per me leggere questo è stato occasione di riflessione.
Così come per me è occasione di riflessione il fatto che a “parlare male” dell’Italia siano stati anche grandi italiani, da Dante e Petrarca, a Machiavelli, a Leopardi, a Gadda.
Con questo voglio dire che mi pare che gli argomenti del pregiudizio e del non parlar male di noi stessi non abbiano molto respiro.
Allora, se non vogliamo, come la Cina, rifiutare qualsiasi critica respingendola come ingerenza esterna negli affari interni di uno stato, la discussione potrebbe proseguire riflettendo sia sul perché di tali critiche sia sull’identità italiana più in generale: potremmo insomma domandarci, come gli statunitensi dopo l’11 settembre: “Ma perché ce l’hanno con noi?”. E rispondere.
(Tra parentesi ricordo che gli europei non sono più stranieri l’uno all’altro, ma parte di una stessa Unione Europea).
Giocatore d'Azzardo said
Giorgio, qui non si tratta di rifiutare qualunque critica, ma di evidenziare bugie colossali.
1) Non è vero che Berlusconi ha rifiutato il confronto con Veltroni: è successo il contrario.
2) Non è vero che il risultato del voto è condizionato dalle TV che suggestionano tutti gli italiani ‘coglioni’; quelle tedesche sono PEGGIO di quelle italiane e quindi mettiamoci d’accordo.
Chi è ’sto Haas? Uno studioso di letteratura amico della Ortese? Un docente universitario? Ma chissenefrega! Anche gli amici della Ortese scrivono balle e anche i docenti universitari ne raccontano; tante.
Perché, invece di compiacersi che gli sia stato dato spazio, non interviene di persona? Glielo impediscono l’aplomb? il ruolo? l’eleganza? i titoli?
Ma sai quanto me ne frega; racconta e sostiene delle bugie lapalissiane e l’unica cosa che dovrebbe fare è quella di chiedere scusa e rettificare: esattamente come farebbe in Germania se avesse scritto un simile insipido e impreciso articolo, che non è altro che un ricettacolo politicizzato di luoghi comuni e bugie.
Blackjack.
stefanie golisch said
Un sincero grazie a tutti coloro che sono intervenuti qui in modo sensato e costruttivo, evitando con i loro commenti competenti e intelligenti che il tono e il contenuto della discussione degenerassero.
Stefanie Golisch