“VI RACCONTO SECOND LIFE”
Posted by marsiglia on April 24, 2008
“VI RACCONTO SECOND LIFE”
Gianluca Nicoletti racconta “Le vostre miserie, il mio splendore”
Di Stefania Nardini
E’ un mondo virtuale tridimensionale. Gli utenti sono definiti residenti e possono usare tutto cio’ che interagisce con questo spazio per creare la “Seconda vita”. Infatti si chiama “Second Life” e viene utilizzato in tutto il mondo da 12 milioni di persone.
Chi sono gli “avatar”, ovvero i personaggi che vivono in questa realtà? Gente comune, ma anche politici, rockstar, imprenditori che costruiscono il loro “mondo” utilizzando i vari “accessori”. Gianluca Nicoletti ha dedicato a “Second Life” un libro, in cui narra le vicende di un “avatar”. Nicoletti da sempre un antesiniano sulle questioni massmediologiche in “Le vostre miserie, il mio splendore” (Mondadori) guida il lettore in questo universo.
Dalla famosa trasmissione “Golem” a Bitser Scarfiotti, il tuo avatar, come vedi il tanto discusso universo di “Second Life”?
“Una parentesi interessante per approfondire la mia ricerca pluridecennale sulla comunicazione e i suoi derivati e allargare lo scenario sull’ uso di quelle che chiamo “protesi emozionali”. Penso che oggi l’ umanità reagisca alle difficoltà di relazione usando appunto “protesi” che amplifichino la possibilità che l’ uomo ha ancora di emozionarsi nell’ incontro di un proprio simile. Il telefono cellulare ne è un esempio formidabile. Senza la nostra rubrica elettronica non abbiamo la percezione delle persone che ci cercano e che fanno parte dei nostri affetti o rapporti umani. I mondi virtuali interattivi on line, sono una più avanzata maniera di ricostruire rapporti insoddisfacenti attraverso una protesi animata antropomorfa, un pupazzetto che ci riproduce, o rappresenta quello che vorremmo essere, che si muove in un mondo irreale popolato da altri umani nella stessa condizione.”
Chi é Bitser Scarfiotti?
“In questo libro ho voluto tentare un gioco letterario, che in realtà è stata anche una faticosa esperienza di sdoppiamento di personalità. Ho cercato in tutte le maniere di “pensare” come immaginavo che potesse pensare un personaggio irreale creato dal processore di un computer e come questi potesse vedere me, essere umano, che pretendeva di comandarlo nel mondo di Second Life, mondo che per lui era la patria naturale e che io usurpavo e colonizzavo. Per aiutarmi in questo ho rigorosamente scritto il libro da un ufficio di corrispondenza virtuale, e sempre sotto la forma di Scarfiotti. Un libro scritto “in immersione totale”.”
Pero’ hai un concorrente, Luca Nesti, cosa vi unisce e cosa vi divide?
“Ci divide il punto di vista sulle realtà virtuali: Quello di Nesti è il punto di vista dell’ artista che ha portato dentro, ad esempio, Irene Grandi. Luca privilegia l’ aspetto spettacolare e ludico di questo mondo e su questo abbiamo avuto un mitico scontro in una libreria di Firenze da avatar a avatar. Io invece ho preferito fare mio il punto di vista di chi da dentro Second Life vede la discesa degli umani nascosti e viziosi come la peggiore delle sciagure. Il mio libro in realtà l’ ha scritto veramente il signor bitser Scarfiotti stando per sei mesi dentro al mondo virtuale, per gran parte della giornata ad osservare e intervistare esseri umani.”
Un avatar che si aggira in un mondo virtuale. Che sta succedendo? Se ne preoccupano i sacerdoti, gli psichiatri che osservano questo universo alternativo cogliendone anche spunti di riflessione. In due parole al lettore che non conosce Second Life come lo racconterebbe?
“Oggi una gran parte degli esseri umani usa il computer per lavorare, per la prima volta però nella storia dell’ umanità la macchina di lavoro non è solo lo strumento della nostra schiavitù, ma diventa pure quello della nostra libertà. Umani al lavoro attraverso i computer accesi si incontrano in un mondo comune rappresentato come un video gioco e dove ogni individuo anima il suo personaggio, ovvero l’ ”avatar” che lo rappresenta. Gli avatar possono interagire tra loro, volare, ballare, fare l’ amore. Alla fine gli umani si identificano talmente nel gioco dei pupazzetti animati da preferirlo al gioco (faticoso) delle relazioni tra esseri in carne ed ossa.”
Perché Scarfiotti ha finito col fare il consulente matrimoniale?
“Bè è uno scherzo, ma nemmeno tanto…Pensa che il suo consultorio matrimoniale si chiama “Basta che respiri”. Comunque una ragione c’è, dopo tanto tempo passato a raccogliere confidenze e storie in Second Life sono diventato una specie di consulente per avatar, anche se non avevo più bisogno di materiale per il libro, le persone continuavano a cercarmi e raccontarmi le loro avventure, allora ho pensato di trasformare il mio ufficio di corrispondenza in un consultorio per avatar in crisi sentimentale. Alla fine la passione e il rapporto amoroso sono le vere molle di chi fugge dalla prima vita per costruirsene una seconda. Irreale come lo sono le passioni vissute solo con la testa.”


















lambertibocconi said
Che orrore, che disprezzo totale! Sbaglierò, sarò fuori epoca… ma tutto ciò mi suscita repulsione. E spiego anche le mie ragioni: la VITA è tale e possiede dignità (le conferiamo valore) quando e perché, in modo più o meno visibile, si confronta con l’autentico rischio di lasciarci la pelle. Tutto il resto è gioco e stupidata. La VITA non è gioco e stupidata perché “quel rischio”, quell’orizzonte, si instaura nel momento stesso in cui nasciamo. Il gioco dei bambini è profondamente vita perché attualizza in modo mitico psichico simbolico o che altro tutta la tragedia. Ecco, non riesco a vedere niente di questo nella Second Life.
Che differenza c’è tra i morti e gli avatar? I morti esistono duro, gli avatar no… Lo stesso valga per ippogrifi, zombi e tutto il resto della compagnia dell’”inesistente dignitoso” prodotto dalla fantasia, dal mito, dall’inconscio e non dall’alienazione di una civiltà giunta al lumicino che si masturba davanti a una macchina. Mi viene da evocare la guerra igiene del mondo!!! Scherzo, eh.
lambertibocconi said
Sono già pentita di quello che ho scritto… Ho tentato di togliere il commento ma non sono riuscita. Spero solo che nessuno si offenda. Un saluto dalla First Life.
stefania nardini said
E perché qualcuno dovrebbe offendersi?
Si fanno le interviste, ci si informa per avere opinioni. Personalmente non mi sono mai avvicinata a Second Life. Non mi interessa. Nicoletti lo ha fatto dissacrando.
Buona giornata Anna e godiamoci la First Life, o almeno proviamoci
claudia said
l’idea di protesi emozionali è disperante :-(
Plessus said
Il problema è proprio questo, che godersi la First Life risulta spesso difficile.
“Penso spesso di collocarmi fisicamente nel giusto equilibrio spazio- tempo. Mi capita invece, altrettanto spesso, di vagare mentalmente fuori dall’ordine prestabilito ed esistente del momento-tempo: vorrei stare da altre parti con qualcun altro mentre mi parla colui/colei che ho di fronte. Pensieri in fuga, risucchiati da un buco nero che riduttivamente appellerei come mancanza di concentrazione.”
Ipotizzo. Può darsi che le caratteristiche intrinseche del pc/macchina, usata come mezzo per relazionarsi agli altri, obblighino il soggetto sofferente a tenere invece alta l’attenzione sul proprio momento-tempo. A ciò-che-faccio-quello-che-dico-cosa-mi-dicono in questo istante, subito prima, o subito dopo.
Errori tecnici alla tastiera e al mouse provocherebbero un aborto dell’approccio relazionale tanto desiderato, e cercato in Second Life perché imperfetto e condizionato nella First, in quanto manca uno strumento, un qualcosa che regolamenti i rapporti con gli altri.
Raggiungo il desiderato assetto e porto finalmente ordine nella relazione con gli altri tramite il filtro perfettivo della macchina.
Nella vita reale i momenti di debolezza, di deconcentrazione, di fuga nell’iperrealtà sono facilmente mimetizzabili dal soggetto sofferente, ma dotato di un minimo di arte ipocrita.
In Second Life, no. Essa è già iperrealtà. Faccio come mi pare e farò sempre bene, sono solo un avatar (neutro, senza apostrofo?).
E ancora non è arrivata la realtà virtuale…
Qualcuno ha visto il film Atto di Forza, o ha letto il racconto di Philip Dick che ha ispirato il film?
Temo molto la fuga, ma ne sono affascinato al tempo stesso.
Oddio, mi sto pentendo anch’io di quello che ho scritto.
Sento che mi sto perdendo…
Ora submit comment, anzi, no.
Anzi, sì!
Saluti e salute
:-)
lambertibocconi said
‘Ciò che importa è la verità… Ho iniziato componendo versi ad alta voce quando avevo tre anni… Picchiavo i miei pugni sul pianoforte e componevo… Le poesie venivano come qualcosa di incredibile, che ti raggiunge e di nuovo di lascia… E questa cosa per il momento non se ne è andata. Come un sogno che non svanisce mai completamente. Quando scrivo, ho l’impressione che una persona possa fare tutto ciò che vuole… Ci sono così tante parole dentro da smarrirsi. Una persona deve capire che la vita non è lunga. E se dà valore alla propria vita, allora questa vita sarà lunga e, se davvero lo merita, sarà eterna, persino dopo la morte.‘ (Nika Turbina, poetessa russa di otto anni)
Giocatore d'Azzardo said
Anna, sono d’accordo: a me ’ste menate delle vite virtuali mi stressano. Mi ero ripromesso di andare a curiosare su Second Life, ma quando ho scoperto che dovevo scaricare e installare sul PC qualche decina di Megabyte di software, ho rinunciato e sono andato a farmi un caffè.
Ma vuoi mettere una bella, e vera, partita a carte? :-)
Blackjack.
la funambola said
non c’è nulla di più “virtule” del fare l’amore, l’Amore, intendo.
non c’è nulla di più virtuale della vita vera.
dipende solo da te stabilire la tua virtualità e dedicarti ad essa com passione.
quella che attraversa un pc è possibilità di parlare di te, di scoprirti, di concederti, in un atto di fiducia.
quella che attraversa la vita “reale” è possibilità di parlare di te, di scoprirti, di concederti, in un atto di fiducia.
siamo sempre noi, non possiamo che essere sempre e soltanto noi.
nicoletti ha pensieri sottili come lame , peccato che li dica da una radio che confonde, così libertaria, così efficente, così al passo con tutto, così…virtuale
peccato che li pubblichi, i suoi pensieri, mondadori
tanti baci
la funambola
lucy said
è sempre stato molto difficile vivere la first life, ma oggi di più perché ci sono un mucchio di vie di fuga che fino a pochi anni fa non c’erano. alla prima difficoltà si imbocca un corridoio laterale e si scappa.
non sai fare la versione di latino in classe? digiti le prime parole sul telefonino opportunamente collegato.
non conosci la strada? non ti fermi a chiedere ai passanti (che se ancora lo fai scartano impauriti): hai tom tom. ti sei appena sposato e sei già pentito? nessuno ti criticherà se divorzi.
non ti va la tua vita, te ne inventi un’altra di virtuale.
in ogni caso: responsabilità meno di zero. difficoltà? perché sopportarle, combatterle, vincerle?
si fa prima a s-gatta-iolare. appunto.
stefania nardini said
Comunque il dato agghiacciante é quanta gente é in Second Life. E questo la dice lunga su un disagio diffuso, perché alla fine non tutti utilizzano questo spazio per gioco, come ha fatto Nicoletti che si é “inventato” un eroe da raccontare.
A tale proposito é interessante il nuovo romanzo di Binaghi che affronta, alla fine della storia, il tema del virtuale.
Gena said
Sono andata su Second Life, era noiosisimo, si anche poteva svolazzare per passare da un luogo ad un’altro.Ho letto il racconto di Philip Dick e visto anche il film, in un’altra vita comunque.
Gena said
Noiosissimo, pardon.
lambertibocconi said
Che la gente stia da cani, mi pare un mesto dato di fatto…
stefania nardini said
E non mi pare poco chiedersi perché…
la funambola said
noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni, e le nostre piccole vite sono circondate da un grande sonno…
baci virtuali
la funambola
Guido Tedoldi said
Vado in controtendenza rispetto ai commenti precedenti: Second Life è cosa buona e giusta. Non è una fuga dalla realtà bensì un mezzo per esplorare realtà diverse e potenziate rispetto a quella consueta.
Dico questo parlando in generale dei mondi virtuali, non solo di quello specifico sperimentato da Gianluca Nicoletti. Ce ne sono ormai molti, sia utilizzabili come software sui computer sia fruibili direttamente collegandosi a internet. Ci sono i giochi Mmorpg, come World of Warcraft, e ci sono i mondi Mmorpg come quello legato alla saga di Guerre Stellari che sono nati per essere giochi (secondo le intenzioni dei loro creatori) e sono poi diventati altre cose (secondo le modalità d’utilizzo condivise dai loro utilizzatori).
Quello di Guerre Stellari è stato un caso eclatante. Fu lanciato in occasione dell’uscita delle sale cinematografiche di uno dei film della seconda trilogia, e aveva tutte le caratteristiche di un gioco di ruolo come altri: avventure preconfezionate, scenari già belli pronti, obiettivi di gioco prefissati pur mantenendo una certa flessibilità in modo che l’esperienza di ogni giocatore potesse essere plausibilmente unica. In poche ore si iscrissero circa 2 milioni di persone, ognuna dei quali aveva comprato il gioco e pagato l’abbonamento mensile. Ma… solo 1/10 di quelle persone si misero a giocare. Le altre, più semplicemente, si costruivano un avatar e poi andavano in esplorazione degli 11 pianeti, guardavano da fuori gli altri combattere per diventare cavalieri jedi sempre più esperti (uno degli obiettivi del gioco), oppure andavano in uno dei bar virtuali e chiacchieravano con gli altri avatar.
Dire che erano tutti dei pirloni, e consigliare loro di spegnere il computer e andare semmai in un bar vero, è una reazione plausibile.
Io però mi chiedo anche perché quelle persone (2 milioni per Guerre Stellari, 20 milioni per Wow, 12 milioni per Second Life, e molti molti altri) invece il computer lo tengono ben acceso. Quale arricchimento personale possano trovare in quei mondi. Quali espansioni della coscienza e della capacità di conoscere le altre persone. Quali stimoli intellettuali – che evidentemente nella vita reale non trovano, o non trovano così potenti e affascinanti.
Ho delle risposte, ma riguardano il mio caso personale. Ho un avatar in Second Life, l’ho utilizzato quasi quotidianamente nella seconda parte del 2007 per migliorare il mio inglese facendo conversazione con altri avatar, tra cui alcuni dei componenti di una gilda di allevatori di draghi, ma ultimamente entro meno spesso: le mie ore quotidiane di internet le impiego inseguendo altri interessi.
E ovviamente ho una vita nel mondo reale, proprio come ce l’hanno i milioni di utilizzatori delle seconde vite virtuali in tutto il mondo. Un mondo dove i computer esistono, internet esiste, i rapporti umani esistono, ecc. ecc. ecc.
Guido Tedoldi
marsiglia said
Ciao Guido,
io credo che il problema sia nell’uso che si fa di un mezzo. Il che vale per Second Life o per Internet. Sul caso in questione esistono varie scuole di pensiero. Non essendo un’appassionata di giochi faccio parte di quelli che non hanno interesse per questo genere di spazio virtuale. Ma tornando a Gianluca e al suo libro, credo che é interessante comunque capire cosa accade in questo mondo inventato. E lui ha compiuto proprio questa operazione. Ha usato il virtuale per raccontare una storia con un personaggio che si porta dietro pregi e diffetti di una persona reale.
Un saluto
stefania