La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Vietata povertà

Posted by giorgiomorale on April 27, 2008

Provvedimento valido in un raggio di 500 metri da piazze e monumenti. Blindata la città di San Francesco. D’accordo i frati del convento. Assisi vieta le chiese ai mendicanti. Il sindaco: “Tutelo i luoghi di culto”.
(da la Repubblica, 27 aprile)

Ma perch’io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso.
La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;
tanto che ‘l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo.
Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, Canto, XI, vv. 73-87)

E sul tema ricordo anche questo.

18 Responses to “Vietata povertà”

  1. lambertibocconi said

    Mah! Io sono capitata ad Assisi l’estate scorsa, e mi è parso che se fossi stata Gesù avrei preso una frusta lunga 100 metri, e avrei infuriato a scacciare i mercanti dal tempio – compresi venditori di souvenir, ristoratori più che ladri, mendicanti di mestiere e un di tutto di più da shock anafilattico – con un vigore da far tremare l’Italia intera. Certo, scacciare i mendicanti e basta mantenendo il resto si inquadra alla perfezione nella mentalità corrente (via i mendicanti da Assisi, via i rom da Milano, via i rumeni dall’Italia, e quant’altro), però vi giuro che Assisi è una città morta, ma per quella roba oscena dell’organizzazione commerciale. I mendicanti ci razzolano, ma il tutto è talmente degadradato che non fanno neanche più la vecchia, buona, sana e pelosa pietà del caso. Impressioni di Anna L.B.

  2. Paola renzetti said

    Niente di nuovo sotto il sole: succede quello che era già successo a Francesco e ai suoi poverelli, quando alle loro richieste di cibo accompagnate dal saluto di pace, ricevevano insulti e sterco.
    Mi chiedo perchè i frati si siano adeguati così facilmente. Non sarà per i richiami ricevuti dal Vaticano, per il loro schierarsi con i movimenti pacifisti?

  3. Carla said

    tutelare è importante,
    i mercanti di oggi non sono più i mercanti di ieri
    e la sacralità va scomparendo…

  4. fabrizio centofanti said

    così a caldo, potrebbe sembrare una nuova pagina delle Città invisibili: quella del Povero d’Assisi rovesciata nella città dei frati che cacciano i mendicanti. ma bisognerebbe approfondire. ad esempio, su laRepubblica.it ho letto questo.
    in ogni caso, da noi non cacciamo nessuno.

  5. Giorgio said

    Certo, Fabrizio, che lo schiavismo è una cosa gravissima… tra le più gravi in assoluto, e ancora molto diffusa.

    Il caso dei nostri sindaci, di Firenze o di Assisi, è altro: però, che impressione che la povertà, sacra o comunque rispettata da tutte le religioni, tanto, ad esempio, da essere fatta oggetto di un precetto da parte dell’Islam, sia trattata così!

    Sulla tua accoglienza, per fortuna, non dubito!

  6. fabrizio centofanti said

    da noi i poveri sono i primi, Giorgio. anche a costo di perdere la gente per bene.
    il vangelo del resto parla chiaro.
    grazie.
    fabrizio

  7. Giocatore d'Azzardo said

    E’ un argomento, quello del post, che si presta a facili strumentalizzazioni. Buttare lì una notizia di questo tipo ha solo ed esclusivamente uno scopo informativo generico e mi ricorda i ‘riempitivi’ che i giornali scrivono, estraendoli dal cassetto, sul gioco d’azzardo quando scoprono i ‘casini’ di qualche personaggio famoso o mezzo famoso. Il risultato sono un’ammucchiata di mezze verità che ognuno può commentare a proprio piacere.

    Ci servono le mezze verità?

    Blackjack.

  8. lambertibocconi said

    Caro Fabrizio, ma cosa intendi con “da noi”? Hai una comunità o qualcosa del genere? Con grande stima.

  9. fabrizio centofanti said

    abbiamo due comunità, Anna, una parrocchiale e un centro per i giovani, con moltissimi poveri che arrivano da tutta Roma e luoghi limitrofi.
    grazie
    fabrizio

  10. massimo said

    così, come un frate asino che legge e non sa i particolari e parla magari a vanvera – la prima cosa che mi chiedo è semplice: perché è diventato così difficile essere buoni? Martin Eden parte con questa frase in testa: “prendila con te, è facile essere buoni, la farai tanto felice!”. e se Martin non fa niente è solo perché è troppo depresso per fare altro che uccidersi. ora non solo è difficile, ma non si capisce più quali azioni siano le vecchie “buone azioni”. forse non vogliamo capirlo – perché (lo ricorda Fabrizio) *il Vangelo parla chiaro*…

  11. Nessuna elemosina aiuta la povertà.

  12. “dietro a lo sposo, sì la sposa piace.”

    :
    davvero TRISTO questo endecasillabo!
    peccato, una caduta del divin poeta divino.

  13. Giorgio said

    Certo che nessuna elemosina risolve la povertà, Marina, però nemmeno fare finta che non esista, o cercare di cancellarne alla vista le manifestazioni, o farla diventare reato.

  14. Giocatore d'Azzardo said

    Esiste un solo modo per sconfiggere la povertà: l’istruzione! La dimostrazione lampante ce l’ha data l’India, con la creazione del distretto formativo prima e tecnologico poi, di Calcutta. Prima ancora che l’area esplodesse, producendo i migliori programmatori del mondo o tra i migliori, il semplice fatto che il livello di istruzione della popolazione fosse superiore, consentiva a quelle persone di vivere meglio anche a parità di reddito basso.
    Ora, dopo venti anni di investimenti, il problema della povertà è notevolmente diminuito,il reddito è aumentato, e il governo indiano sta replicando il modello anche in altre aree.

    Blackjack.

  15. jolanda catalano said

    Credo che sia i frati,sia il sindaco,abbiano dimenticato l’insegnamento del Santo.
    jolanda

  16. domenico said

    qui il vangelo non c’entra molto: è la visione borghese della vita, il rifiutare anche solo la vista del povero, del mendicante, dello zingaro che incarna l’abiezione, la sporcizia insanabile, lo stupratore. è il sentirsi in diritto di passeggiare per strade pulite e asettiche, anzi si vorrebbe che la pulizia e l’ordine dei centri commerciali fossero estesi a tutti i centri storici, dove finalmente tutta le gente, anzi, come i più democratici dei nostri pretesi rappresentati ci chiamano – tutti i consumatori, potessero finalmente dedicarsi a l’unica attività collettiva democraticamente riconosciuta: il consumo. anche il termine “mutazione antropologica degli italiani” suona grottesco e approssimativo in difetto. oggi in autobus sento da una donna, dall’accento fortemente meridionale, che i peggiori sono, ora, i romeni. mi sono sentito umiliato per lei, per questa forma di umanità e di popolo; poi, sta cadendo pure ogni tabù sulle “ronde” di caccia all’immigrato, tutto diventa assolutamente legittimo e liberale, consumare e dare calci all’immigrato, potenziale attentatore al nostra pace

  17. jolanda catalano said

    @ Domenico

    Scua Domenico,ma stiamo parlando di frati,se non si riferiscono al Vangelo e all’idea di povertà di S.Francesco,mi dici a cosa dovrebbero riferirsi?
    E’ facile predicare in un modo e poi comportarsi diversamente.Altrimenti non potrebbero chiamarsi frati.

    jolanda

  18. domenico said

    cara Jolanda,

    la prima cosa che fecero i seguaci di san Francesco alla sua morte è di non seguire la Regola (la cui versione originale non fu approvata dalle autorità ecclesiastiche e che era mal vista da alcuni degli stessi neofrancescani – vedi le regole su povertà e lavoro manuale). poi fatto il santo, ucciso ed esorcizzato il rivoluzionario. vorrei solo dire che la forma mentis borghese è ormai tutt’uno con il sentire e l’agire della chiesa ufficale, quella gerarchica intendo. il singolo in teoria potrebbe comportarsi altrimenti.

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