LO STILE DELLA VITA COME ESPRESSIONE METAFISICA
Posted by emanuelegiordano on May 3, 2008
LO STILE DELLA VITA COME ESPRESSIONE METAFISICA
DALLE FORME DELLA VITA ALLE LEGGI FILOSOFICHE: LA DIREZIONE SEGUITA DA SIMMEL PER COSTRUIRE UNA STRADA VERSO LA VERITA’.
Simmel nel saggio su Rembrandt aveva contrapposto l’arte rembrandtiana, che coglie il processo per cui la vita si compone nella propria forma e affiora in essa con un “misterioso stupore”, all’arte classica, in cui l’idea platonica, come forma in sé compiuta e perfetta, domina sulla vita. Ho scelto di aprire lo scritto, dedicato al capitolo VI della Filosofia del denaro di Georg Simmel, citando questa frase, poiché in essa sono simbolicamente inscritte le due coordinate da cui partire per tracciare, sul grande grafico del pensiero contemporaneo, la figura cui corrisponde la sua riflessione sulla vita dell’uomo moderno e quindi, secondo il percorso del suo pensiero, sulla vita dell’uomo in generale, nei suoi più intrinseci significati.
Si tratta ora di chiarire la struttura di questo percorso “inusuale”, addirittura rovesciato rispetto a quello di ogni argomentazione filosofica tradizionale, da cui emerge una teoria dell’essere ricomposta attraverso frammenti di vita.
Simmel non si muove dall’universo delle idee astratte e dei concetti puramente razionali verso le molteplici forme della vita, che in quelle leggi logiche dovrebbero risolvere ogni loro misteriosa ragion d’essere. Segue il percorso inverso: il suo punto di partenza è l’analisi di singole espressioni della vita, tra le cui trasparenze e opacità egli giunge ad intravedere le leggi essenziali che governano il loro modo d’essere. Tale metodo filosofico è espresso in modo esemplare in questo passo:
da ogni punto della superficie dell’esistenza, per quanto possa sembrare che esso sia nato solo in essa e si sia sviluppato solo da essa, si può gettare uno scandaglio nelle profondità delle anime, e tutte le esteriorità, anche le più banali e apparentemente insignificanti, sono connesse in definitiva da linee direttrici alle decisioni ultime sul significato e lo stile della vita.
Esistono dei brevissimi scritti di Simmel che vanno sotto il nome di Istantanee sub specie aeternitatis, che più d’ogni argomentazione rivelano il senso di questo percorso filosofico asistematico, ma non per ciò privo di una sua coerenza rigorosa. Ne porto ad esempio uno, intitolato Poca torta, utile per dimostrare il metodo di Simmel, e significativo per comprendere il nucleo del suo pensiero:
Ho fatto visita insieme a mio figlio ad una amica adorata, la sera del giorno del suo compleanno. “Quanti sono già venuti oggi a farle gli auguri! – dissi io entrando – lo si vede dai molti fiori”. “Sì -disse Hans – e dalla poca torta!”. Questo mi colpì profondamente e mi dischiuse un pezzo di natura umana al quale non avevo mai pensato e che forse è qualcosa di più di un semplice pezzo. Non si vede forse il lavoro d’una vita di Cesare dalle molte corone d’alloro e … dai pochi capelli? Non si vede il significato artistico di Anton von Werner dalle molte onoreficenze e dal poco talento? L’efficacia dei viaggi balneari dai molti medici termali che ci vivono e dal poco denaro che si riporta indietro? Mi divenne improvvisamente chiaro che ogni significatività, sì, ogni ricchezza delle cose non si trova soltanto in ciò che possiedono, ma anche in quello che manca loro. Noi le riconosciamo come ciò che amiamo dal fatto che non sono proprio tutto, ma hanno un confine dal quale ci negano un di più. Proprio questa è l’amarezza del bello, che esso in effetti ci offre molti fiori e poca torta. Infatti se le cose fossero tutto, allora sarebbero Dio. Affinché le cose siano qualcosa per noi, devono essere soltanto qualche cosa. Dall’intera, impalpabile, inconcepibile pienezza dell’esistenza innumerevoli cose devono cessare di esistere affinché nasca proprio quello che noi possiamo stringere fra le braccia e con il quale ora certamente svanisce come nostalgica possibilità tutto il mondo che a lui è negato. Come per Hans l’intera torta, con il resto che egli pregustava con gli occhi pieni di desiderio. (c.m.)
Da qui emerge chiaramente come la contrapposizione tra vita e idea sia al centro dell’indagine simmeliana, e come tra questi due estremi si dibatta ogni diverso modo dell’essere.
Percorrerò alcune vie esemplari del capitolo Lo stile della vita, per cogliere il senso di questa contrapposizione, soffermandomi principalmente sul terzo paragrafo per sviluppare il tema dei due opposti modi di percezione e stile di vita.
MODERNITÀ: CONFIGURAZIONE CONTRADDITTORIA DELLA VITA. UN CASO ESEMPLARE IN CUI SI SPEZZA OGNI CORRISPONDENZA DI INTERNO ED ESTERNO.
Lo stile della vita è il capitolo con cui si chiude la Filosofia del denaro del 1900.
Esso è articolato in tre paragrafi la cui struttura filosofica si arricchisce progressivamente.
Simmel affida al primo paragrafo il compito di portare alla luce la coincidenza fisiognomica di denaro e intelletto: due forme di astratta oggettivazione dei contenuti della vita, che si fondano sul predominio dell’elemento quantitativo su quello qualitativo.
Nella struttura della società moderna così complessa, articolata, ed estremamente differenziata, per cui Simmel porta, tra gli altri, l’esempio della pluralità eclettica degli stili artistici, è necessario l’imporsi di una forma di identificazione oggettiva per uniformare una tale soverchiante varietà. Il denaro come denominatore comune, che rende tutto calcolabile e omogeneo nel proprio valore astratto, è causa e conseguenza di quest’esperienza moderna. In chiusura del primo paragrafo c’è un esempio molto significativo in cui si configura il carattere monocolore della vita dominata dalle forme oggettivanti di denaro e intelletto che, come specchi indifferenti della realtà, eliminano ogni diversa sfumatura cromatica tra le singole cose:
Data l’essenza calcolatrice del denaro, nel rapporto degli elementi della vita si è affermata una precisione, una certezza nella determinazione delle uguaglianze e delle disuguaglianze, un’inequivocabilità negli accordi e nelle intese pari a quella che, su un piano esteriore, risulta dalla diffusione universale degli orologi da tasca. La determinazione del tempo astratto resa possibile dagli orologi, come quella del valore astratto resa possibile dal denaro, fornisce uno schema di più sottili e sicure distinzioni e misurazioni che, assumendo in sé i contenuti della vita, conferisce a questi, almeno dal punto di vista della pratica esterna, una trasparenza e una calcolabilità altrimenti irraggiungibili. L’intellettualità calcolatrice che vive in queste forme può a sua volta ricevere da esse una parte delle energie con cui domina la vita moderna.
Il duplice ruolo dell’intelletto e del denaro: sovrapersonali in relazione al contenuto, individualistici ed egoistici in relazione alla funzione è la parte centrale, oltre che fisica, soprattutto tematica, del primo paragrafo: è qui che Simmel mostra la configurazione, ossia lo stile di vita, contraddittorio che si afferma con il trionfo di queste forme oggettive, sancito dal loro ingresso vittorioso nella vita: il denaro è lo spirito oggettivo incorporato.
Il secondo paragrafo prosegue in questa direzione, arricchendone però la struttura e avanzando un’esposizione più filosofica poggiante su una concezione relazionistica dell’essere, ad un certo punto chiaramente definita così: “le relazioni tra cultura oggettiva e soggettiva determinano lo stile della vita”. Le seguenti argomentazioni svelano il significato di tale concezione filosofica.
Lo stile della vita ha una struttura portante ricca e complessa, in quanto Simmel da un lato si ancora alla definizione fisiognomica della vita moderna lacerata tra i due estremi che la determinano; dall’altro trascende la sua analisi “epocale” per portare all’evidenza la verità dell’essere.
Partendo dal porto della modernità, osservato nei suoi scorci più caratteristici, la nave su cui viaggia il suo pensiero segue la rotta della significatività inscritta nella vita stessa, per approdare sull’isola della verità: una verità non sostanziale ma fisiognomico-espressiva, che nel terzo paragrafo è definita “in termini di reciprocità simbolica”, di “misteriosa identità formale tra fenomeni interni ed esterni”.
Simmel giunge a tale rigorosa concezione filosofica riconoscendo la totale mancanza di corrispondenza tra accadere esterno e vita interiore nell’esperienza moderna. Caso esemplare è una delle forme di vita più caratteristiche dell’epoca moderna: la divisione del lavoro, che Simmel indica come causa della separazione tra cultura soggettiva ed oggettiva.
Nel processo di meccanicizzazione che guida il sistema di divisione del lavoro della moderna produzione, cui corrisponde su un piano diverso il processo di specializzazione culturale, si è creata una profonda frattura tra l’uomo che produce e il prodotto finito. Questa lacerazione riguarda per Simmel l’armonia interna dell’individuo. Apre infatti l’argomentazione relativa alla divisione del lavoro avanzando la considerazione che lo svolgimento di un’attività unilaterale, in cui si consuma un considerevole potenziale di energia personale, piuttosto che sviluppare la personalità complessiva unitaria
la paralizza, in quanto le sottrae una quota di energia che sarebbe indispensabile per la configurazione armonica dell’Io, o, in altri casi, si sviluppa quasi separatamente dal nucleo della personalità, come una provincia dotata di autonomia illimitata, i cui proventi non affluiscono alla capitale. L’esperienza sembra mostrare che la totalità interna dell’Io si forma essenzialmente interagendo con l’armonia e la compiutezza del compito al quale è tesa la nostra vita. (c.m.)
Nel gesto del lavoratore di fabbrica non è previsto alcun significato individuale: esso trova infatti la sua completezza in una catena di gesti meccanici, anche se apparentemente estranei l’uno all’altro. Esso è pertanto un gesto frammentario, indifferente a tutti gli altri gesti della catena lavorativa, con i quali si ricompone sul piano dell’astrazione oggettiva, nel prodotto che diviene pura oggettualità esteriore. Ciò che è fondamentale riconoscere in questo stile di produzione è per Simmel la mancanza di rapporto tra l’uomo e la cosa che lui ha creato. Al punto che non solo gli diviene impossibile rispecchiarsi in essa, ma arriva addirittura a sentirla come antagonistica nei confronti della propria “conservazione individuale”, minacciosa verso ogni possibilità di autoaffermazione.
Per l’uomo il mondo diviene assoluta estraneità e indifferenza, e la propria interiorità il rifugio ideale per coltivare un’armonia che nel rapporto con l’esterno, in cui si dà vera esperienza, vede negata.
Simmel introduce la differenza per lui emblematica tra questo tipo di produzione e la creazione artistica affermando che l’essenza dell’opera d’arte
si contrappone radicalmente a quella della divisione del lavoro tra una pluralità di lavoratori, nessuno dei quali compie di per sé una prestazione totale ….. L’arte, invece, non consente a nessun elemento di avere un significato al di fuori della cornice in cui lo pone, la singola opera d’arte distrugge la polisemia delle parole e dei toni dei colori e delle forme, lasciando esistere per la coscienza soltanto il lato di essi rivolto all’opera stessa. Questa chiusura dell’opera d’arte significa però che in essa giunge ad espressione un’unità spirituale soggettiva; l’opera d’arte richiede soltanto un uomo, ma lo esige nella sua interezza, nel cuore della sua interiorità: in cambio la sua forma le permette di essere il più puro specchio e la più pura espressione del soggetto. Il rifiuto completo della divisione del lavoro è tanto causa quanto sintomo del legame tra la totalità dell’opera in sé compiuta e l’unità dell’anima. (c.m.)
Nell’opera d’arte il singolo uomo mette in gioco se stesso, è disposto a rischiare il sé per amore del tutto, nella divisione del lavoro invece ciò non avviene e l’individuo si lascia travolgere dal flusso della corrente oggettiva, chiedendo come risarcimento per tale alienazione la possibilità di conservare intatto il proprio sé entro l’involucro della dimensione privata.
Solo un paio di pagine dopo, Simmel ripropone il medesimo confronto, ma questa volta tra la specializzazione culturale richiesta dalla tecnica e dalla scienza moderna e la filosofia che, come l’opera d’arte, “si presenta interamente come opera di un’unica personalità”.
MODERNITÀ: LA CONTRADDIZIONE RIVELA IL CARATTERE DI RELATIVITA’ DELL’ESSERE. SIMMEL SI PRONUNCIA PER L’EPOCA.
Nell’esporre il carattere astratto del denaro Simmel lo confronta con le altre forme di oggettivazione universale, che hanno impresso il loro sigillo nelle epoche passate, per coglierne analogie e differenze. Molti sono per esempio i richiami all’antica metafisica e al regno platonico delle idee, perfette ed oggettivamente astratte. In un passo si legge:
Lo splendore e la grandezza della cultura moderna mostra così alcune analogie con quel radioso regno delle idee di Platone, nel quale lo spirito oggettivo delle cose si trova in uno stato di immacolata perfezione
Simmel non nega mai la tendenza insita all’uomo di riconoscersi in una forma universale, o per citarlo direttamente, non gli nega mai “il sentimento metafisico-religioso della propria necessità cosmica”.
Ma il significato profondo della sua ricerca è la distruzione di ogni illusione metafisica meramente trascendentale, come di un’idea che nella sua perfetta astrazione domina la vita. Il passo precedente mostra il rovescio della medaglia, infatti prosegue affermando che a quello splendido mondo ideale
Mancano i valori della personalità vera e propria che non si risolve in oggettività – una mancanza che la consapevolezza del carattere frammentario, irrazionale ed effimero della persona non può cancellare.
E solo nella modernità è possibile riconoscere nella vita stessa e nel suo limite, nella sua singolarità come mancanza di totalità, la capacità di autotrascendersi.
Poiché l’epoca moderna vede la realizzazione dell’antico errore metafisico nel dominio tecnico del mondo e nell’affermazione del denaro come valore uniformizzante, e produce quell’estraneità di cui prima ho esposto il senso.
Ecco perché Simmel verso la fine del capitolo, nella parte intitolata Lo sviluppo del denaro riflette e rafforza le stesse tendenze paragona il denaro alle altre tre “superpotenze oggettive” della storia: la religione, lo Stato, la metafisica; per coglierne certamente le analogie, ma soprattutto per dimostrare come:
pur nell’ambito dell’uguaglianza generale che il denaro come forma presenta con la religione, lo Stato, la spiritualità metafisica dell’essere, risalta una notevole differenza nei loro confronti.
Proprio il denaro che nega ogni rapporto tra singolarità ed universalità, realizzando entrambe nel rispettivo isolamento come estraneazione, diventa il simbolo storico della loro reciprocità. Si presta allo sviluppo autonomo di entrambe le parti del conflitto e le tiene insieme, negando ad ognuna la possibilità di risolversi nell’altra.
L’osservazione che quest’unica formazione partecipa ugualmente a entrambe quelle forme fondamentali di espressione della realtà, rimanda alla loro connessione, il loro senso è effettivamente un senso relativo, cioè ciascuna trova nell’altra la possibilità logica e psicologica di interpretare il mondo.
Solo schierandosi fino in fondo a favore del proprio tempo e delle contraddizioni estreme che esso solleva è possibile giungere alla verità, che si trova tanto poco nelle leggi logiche esteriori quanto in quelle emotive interiori. È leggendo tra le righe della storia, che ha per fondamento i diversi modi in cui queste due estremità si intrecciano, che si può riconoscere il suo segreto: l’essere è storico e relativo, quindi universale. È in questa situazione paradossale che dimora la verità.
LIBERAZIONE DELLA VITA NEL SENTIMENTO DELLA MALINCONIA. DUE OPPOSTE TENDENZE NELLA PERCEZIONE DELLA REALTÀ.
Soffermandosi su alcuni problemi sollevati nel terzo paragrafo emergerà il senso di questa ardita concezione dell’essere, che sa trovare nel limite stesso dell’uomo e della vita il suo punto di forza.
La divisione del lavoro impedendo ogni reciprocità immediata nel rapporto uomo-mondo, ne ha tuttavia resa evidente, paradossalmente proprio negandola, una spiegazione in termini di reciprocità simbolica. Con la divisione del lavoro si può considerare realizzato il processo di costante allontanamento tra i due poli estremi, che mai prima furono tanto distanti quanto estranei.
Simmel scrive che
Una delle immagini più frequenti con le quali si illustra l’organizzazione dei contenuti della vita è il loro ordinamento in un cerchio al cui centro è collocato l’individuo…possiamo definire certi rapporti dell’Io con i suoi contenuti solo mediante il simbolo visivo di una distanza determinata, o mutevole, tra i due…quella simbolizzazione deve essere estesa al punto che anche la differenza delle relazioni più intime con le cose deve essere spiegata come differenza della distanza da loro.
All’aumento della distanza provocato dalla produzione a catena dell’industria moderna, corrisponde ancora una volta lo sviluppo del suo opposto: la più assoluta vicinanza a causa dell’omogeneizzazione generale provocata dall’economia monetaria.
La distanza non è perciò riconducibile ad un concetto spaziale astratto e immutabile, è altresì un modo di percezione della realtà che cambia in rapporto al mutamento della relazione tra interno (soggetto) e esterno (oggetto).
I due opposti modi di percezione si realizzano entrambi nella modernità, sempre nei termini dell’estraneità. Ma il fatto che l’uno non si risolva nell’altro mostra appunto la loro necessaria corrispondenza.
La vita ha un proprio moto centripeto spirituale, la tendenza quindi a ricondurre a sé tutto ciò che è esterno; a questo movimento se ne oppone uno centrifugo che agisce dall’esterno e attira nel proprio vortice la vita: in questo dibattersi essa tende verso la verità
…ma il senso della vita non è certo quello di poter raggiungere di fatto permanentemente lo stato di conciliazione a cui aspira. Può persino essere importante per la tensione della nostra interiorità proprio il fatto di mantenere viva quella contraddizione, e sulla base della sua intensità…poter distinguere gli stili di vita nel modo più caratteristico.
L’opera d’arte, il cui processo formativo abbiamo visto essere antitetico rispetto a quello della divisione del lavoro, a meno che non si riduca ad un apparato esteriore di abbellimento di una vita sempre più spietatamente oggettivata, perdendo ogni rapporto con la verità, avrà insito nella sua essenza un sentimento di malinconica tensione: manterrà la sua configurazione armonica singolare in rapporto al tutto.
Se nell’opera d’arte si vuole vedere l’arte e non il suo oggetto rappresentabile, si coglierà allora “il principio vitale di ogni arte che consiste nell’avvicinarci alle cose ponendoci ad una certa distanza da esse”. Il Naturalismo per esempio, prediligendo come oggetti della rappresentazione quelli tratti dalla vita quotidiana, insignificante e banale, produce un allontanamento imprevedibile tra l’uomo e le cose e realizza in tal modo questo principio artistico vitale.
Poco dopo aver dato questa definizione dell’opera d’arte Simmel chiarisce il senso della tensione irrisolta che caratterizza lo stile artistico di un’epoca, portando ad esempio la nascita del sentimento estetico e romantico della natura nel secolo scorso. La vita metropolitana altro non è che un costante e crescente allontanamento dalla natura, e proprio per questo la condizione per una visione estetica di essa : “dalla distanza, inoltre nasce quella malinconia, quel sentimento nostalgico e di paradiso perduto che caratterizzano il sentimento romantico della natura”. (c.m.)
La singola espressione di vita, come la singola opera ha potenzialmente inscritte nel proprio stile individuale le leggi universali dell’essere, in quanto lo stile altro non è che il modo in cui la tensione tra singolarità e universalità si realizza. Per citare direttamente Simmel, dal saggio del 1908 intitolato Il problema dello stile:
…tanto meno il principio di universalità e il principio di individualità posseggono reciprocamente un ordine gerarchico. Piuttosto essi sono i poli delle possibilità creative dell’uomo, nessuno dei quali potrà venire a mancare e ciascuno dei quali determina, soltanto con il concorso dell’altro in ogni suo punto la vita, tanto interiore che esteriore, tanto attiva che goduta, sebbene in base a mescolanze infinitamente graduate.
Le due antitetiche tendenze nella percezione della realtà esterna, quella idealistica o oggettiva, paragonabile al duplice sviluppo di opposte tendenze insito alla struttura della vita moderna, e quella invece propria della vita come malinconica tensione non risolta, sono esemplificabili attraverso il confronto di due opere architettoniche che a mio parere le simboleggiano.
Mi riferisco al confronto tra il tempio greco ed il Pantheon adrianeo a Roma che, come il denaro per la nostra epoca, sono simboli storici, capaci di trascendere la loro “epocalità” e svelare il significato universale del loro essere singolare.
Lo spazio generato dal tempio greco è concepito come racchiuso, inviluppato nei rapporti proporzionali armonici tra le parti architettoniche di cui è composto, nell’intreccio di linee verticali ed orizzontali che si donano reciproco equilibrio; è uno spazio che esige di essere contemplato, e visto solo da lontano e dall’esterno: uno spazio che non richiede partecipazione, ma che nella sua perfetta bellezza è al di la della vita. Osservato a distanza manifesta in tutta la sua potenza l’esigenza essenziale di un atteggiamento contemplativo.
Lo spazio del Pantheon è invece imprevedibile e non si concede a contemplazione alcuna: in esso dobbiamo entrare, varcare la soglia, superare il confine tra noi e l’opera architettonica che abbiamo di fronte, compromettendoci a vicenda. E’ uno spazio che unisce due forze opposte, centripeta e centrifuga, senza conciliarle, ma provocando tra loro un fecondo attrito, un conflitto in cui la vita libera se stessa dal giogo della contemplazione passiva.
Tutta l’arte e tutta la vita, in una gradazione stilistica dalle infinite sfumature, si dispiegano tra queste due estremità: l’idea come forma compiuta, e la vita come malinconia.
VITA O IDEA? UNA QUESTIONE ANCORA APERTA.
La contrapposizione tra i due opposti modi di concepire il rapporto tra individualità e universalità è il punto focale di questa analisi del pensiero di Simmel, mirata soprattutto a coglierne il carattere rivoluzionario e ardito, nel rovesciamento di ogni tradizionale apriorismo ideologico.
Simmel smaschera l’inconsistenza, pur riconoscendone il fascino, di ogni forma di pensiero oggettivo tesa a dominare tutte le differenze della realtà come esperienza dell’essere; consapevole del fatto che tale fine perseguito non poteva che manifestarsi come esigenza filosofica dell’epoca contemporanea.
Soltanto ora l’uomo vede realizzato il suo antico desiderio metafisico, eppure a tale realizzazione non corrisponde, e non è possibile che ciò avvenga, un beato rispecchiamento dei singoli soggetti nelle forme oggettive del nostro tempo: il denaro, la tecnica, la cultura dell’informazione, il tempo misurato dagli orologi.
È possibile avanzare un’ipotesi, che rimane implicita, racchiusa tra le righe di questi scritti di Simmel, circa il senso più profondo dell’arte e della filosofia nel loro legame allo stile della vita.
Proprio nel momento in cui al pensiero filosofico è negato il suo carattere essenziale, e cioè quello di tendere alla verità universale dell’uomo a partire da una formulazione assolutamente individuale, esso si rivela. Nella nostra epoca la conoscibilità assoluta delle leggi della natura, dei fatti della storia, della psicologia umana, per citare alcuni esempi, sembrerebbe aver dispensato la filosofia dal suo compito ed averla definitivamente risolta nell’ambito del pensiero tecnico-scientifico, suddiviso però in tanti rami di specializzazione.
Ma proprio a questo punto si offre alla filosofia, nata in seno all’amore dell’uomo per la verità, la possibilità di far ritorno alla vita, per rivelarne la capacità di autotrascendersi.
È la modernità che apre al pensiero filosofico un nuovo orizzonte, riportandolo alla sua origine: la domanda sull’essere universale, che l’uomo si pose a partire dalla sua determinazione singolare.
La filosofia può intraprendere la strada che la conduce alla sua mera morte, ossia alla sua risoluzione nel pensiero scientifico oggettivo, o correre il rischio di incamminarsi verso nuovi sentieri non ancora battuti.
Tra le strade percorribili per mantenere in vita la domanda filosofica originaria, c’è quella tracciata dal pensiero di Simmel, che chiede alla filosofia di morire nella sua forma tradizionale per rinascere come malinconica tensione della vita, dalla singolarità alla totalità.
La filosofia e l’arte ritornano alla vita, che proprio nella sua mancanza di perfezione e universalità, ne è la rivelazione.
Come la poca torta ha richiamato alla mente di Simmel la torta nella sua forma di perfetta interezza, e l’idea di un’amarezza insita nel bello, nella verità che si offre in quanto si nasconde; come la mancanza di rapporto tra cultura soggettiva ed oggettiva nello stile della vita moderna ne rivelava la reciproca significatività e la malinconica unione; così nel saggio intitolato Ponte e porta Simmel, paragonando il movimento della porta a quello della vita umana, afferma che:
…l’uomo è l’essere-limite, che non ha limite. La determinazione del suo essere-a-casa attraverso la porta significa che egli, dall’ininterrotta unità dell’essere naturale, ha separato un frammento. Ma come l’informale delimitazione diventa una Forma, così la limitatezza di quest’ultima trova il suo senso e il suo valore soltanto in ciò che il movimento della porta rende possibile: nella possibilità di slanciarsi in ogni momento, al di fuori di questo limite, nella libertà”.
Il fascino di tale concezione filosofica riposa nell’idea che la filosofia non dimori nel regno privilegiato dei concetti puri, ma che nasca nella vita stessa, se quest’ultima sarà disposta a compromettersi in un rapporto d’amore conflittuale con la verità. Allora ogni istante, ogni singola espressione della vita, avrà in sé la potenzialità di rimandare ai significati più profondi dell’essere, proprio offrendoci dell’essere un solo punto di vista frammentario, forte di alludere al tutto.
Del resto solo nel cuore di una concezione fisiognomica e relazionistica dell’essere Simmel poteva scrivere un testo filosofico come Lo stile della vita, le cui leggi strutturali sono scoperte nelle espressioni tipiche della vita moderna.
















