Una donna scrive al Presidente della Repubblica
Posted by marsiglia on May 4, 2008
Quel figlio negato
Di Stefania Nardini
Siamo un paese povero.
Povero di civiltà. Perché, al di là delle questioni etiche o morali, il fatto che una donna, una coppia, sia costretta a rinunciare alla nascita di un figlio non puo’ che indignare. Si, perché un figlio costa. E tanto. Recentemente un settimanale ha pubblicato un’indagine: mantenere un figlio da quando nasce a quando avrà completato gli studi (ammesso che sempre ci sia la disponibilità per pagare l’Università) richiede un investimento di circa 300mila euro in 24 anni. E puo’ permetterselo una famiglia che guadagna circa 3.500 euro al mese.
E se il lavoro è precario? Se l’entrata non supera i 1300 euro al mese?
Deve prevalere la razionalità. Si ricorre all’aborto.
In Italia non esiste una politica di sostegno alla famiglia, c’è una carenza di servizi, e un’indifferenza alla quale si contrappone una polemica sull’interruzione di gravidanza che sa tanto di grottesco.
Una donna, una giovane donna napoletana ha scritto al Presidente Napolitano. E gli ha spiegato perché è costretta ad abortire. Una sorta di “necrologio” al bimbo che ha in grembo.
Questo il testo:
“Egregio Presidente,
sono incinta. Egregio Presidente, ho quasi trent’anni, ho un lavoro, sono sposata e sono incinta. Egregio Presidente, tra un paio di settimane abortirò!! Nonostante la mia non fosse una gravidanza programmata, l’aver scoperto di essere positiva al test mi ha dato un’emozione bruciante, una felicità incontenibile. L’idea di aver concepito un figlio con l’uomo che amo è qualcosa di così forte ed intimo che è impossibile da spiegare.
Ad ogni modo la mia gioia non ha visto la luce del giorno dopo. Ben presto la ragione, come spesso accade, ha preso il posto del cuore e mi ha schiaffeggiata forte, come si fa per scacciare in un colpo una forte sbronza.
La verità, mio caro Presidente, è che nonostante sia io che mio marito abbiamo un lavoro, un lavoro che ci impegna 6 giorni alla settimana e che abbiamo trovato dopo infiniti “lavoretti” che definire umilianti e sottopagati è dir poco; ebbene dopo tutto ciò, ad oggi le nostre entrate ammontano a circa 1.300 euro al mese.
Per trovare questo lavoro qualche anno fa ho rinunciato a portare a termine la mia carriera universitaria. Nonostante il profitto fosse elevato e la mia media superasse il 29, dissi addio ai miei studi e al mio praticantato da giornalista. Quest’ultima rinuncia fu per me la più dolorosa perché la verità è che, seppur i miei compiti di neofita fossero praticamente identici a quelli di un professionista, non ho mai riscosso neppure un centesimo dal quotidiano locale per il quale scrivevo. Il lavoro era splendido, ma non si può vivere solo di passione.
Purtroppo la vita mi mise di fronte ad una scelta. Mi ero innamorata e desideravo vivere insieme al mio compagno, quindi, o perseguivo la mia ambizione, che mi imponeva però di gravare ancora sulle spalle della mia famiglia, oppure spiccavo il volo e mi rimboccavo le maniche accettando qualsiasi tipo di occupazione che mi garantisse un reddito, dandomi la possibilità di coronare il mio sogno d’amore. Scelsi la seconda strada. Scelsi l’amore! Scelsi l’amore e glielo assicuro, Signor Presidente, non c’è stato un giorno, da allora, in cui io me ne sia pentita!!! Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.
Ora però è diverso…!
Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza, sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza; oppure andare su quel lettino d’ ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà via per sempre!! Non importa se ce ne saranno altri dopo di lui… Il mio bimbo non tornerà più!! Non tornerà mai più! Ma questa è la vita!! Giusto, Signor Presidente?
Si, questa è la vita! Qui non c’è nessuno che ti tende una mano, nessuno che ti aiuti quando hai veramente bisogno!! E per favore, mi risparmi banalità del tipo: “Dove si mangia in due, si mangia anche in tre!!”.
Mi risparmi la retorica, perché è l’ultima cosa di cui ho bisogno. Sa benissimo anche Lei che se ad oggi, ad esempio, decidessi di adottare un figlio, nessun Ente mi accorderebbe mai il suo consenso. Nessun assistente sociale affiderebbe a me e a mio marito un bambino e questo perché i nostri introiti verrebbero considerati insufficienti al sostentamento di un’altra persona. Nessuno si sentirebbe di condannare quell’assistente sociale per una scelta di questo tipo, giusto? Egli sarebbe considerato un professionista attento ai bisogni del minore. E allora mi chiedo e chiedo a chiunque sia pronto a dire che non si dovrebbe mai abortire, perché “se c’è l’amore c’è tutto”, io chiedo a queste persone: “Ma hanno forse più necessità i bimbi adottivi rispetto a quelli biologici?”
Credo di no, Signor Presidente! Credo proprio di no! Comunque è inutile arrovellarsi su dubbi e domande che non troveranno una risposta e che, già lo so, continueranno a tormentarmi e ad attanagliarmi l’anima per sempre!
Ma c’è una domanda, mio caro Presidente, a cui vorrei che Lei rispondesse: PERCHE’, per il solo fatto di aver avuto la sfortuna di nascere in questo paese, un Paese che detesta i giovani, che ne ha già ucciso sogni e speranze e che ha già dato in pasto ai ratti le ceneri del loro futuro; ebbene perché per il solo fatto di esser nata qui, ho dovuto rinunciare prima alla mia ambizione a crearmi una carriera soddisfacente, e cosa infinitamente più drammatica, sono costretta adesso a rinunciare al mio DIRITTO ad essere MADRE?”


















tiptop said
questa lettera è stata riportata anche su questo blog, dove ci sono anche i link al forum ed all’intervista rilasciata dalla donna.
Lì ho scritto i miei commenti.
“primo commento duro freddo sarcastico. Ha sbagliato a scrivere al presidente, se scriveva al papa o a ferrara il bambino glielo mantenevano loro. O no?
mi sembra pazzesco che in due guadagnino così poco, mi piacerebbe saperne di più, dislocazione geografica, mansioni, tipo di contratto.
Ma giustissime le considerazioni che fa, sull’adozione etc. Se poi per lavorare devi mandare il bambino a un nido anche comunale son soldi, e se si ammala pure, o stai a casa tu o baby sitter.
Ma venendo al caso personale – considerato che sto vivendo vicenda analoga, con mia figlia diciottenne maturanda in dolce attesa e con lui che lavora non arrivando a quella cifra lì…, – e tenendo conto che non tutti sono uguali e loro, avendo un’altra età e già una propria casa vorrebbero forse essere autosufficienti- ecco, ma non hanno nessun parente che li aiuti, almeno per accudire il bambino quando lavorano? perchè la spesa grossa è proprio quella iniziale… e magari con 1300 euro, una mano familiare ed un po’ di ottimismo, il bambino desiderato anche se non programmato potevano tenerlo…
Perchè lo strazio dell’aborto è in questi casi qui… quando vorresti il figlio e invece devi fare diversamente. Che poi ci sia la legge 194/78 o non ci sia è indifferente… si sono sempre fatti, quindi è inutile prendersela con una legge che li regolamenta (anche se questo è al momento fuori tema, ci tengo a riscriverlo)”
“Non avevo notato il link anche perchè ho solo poi riletto la lettera. Ma sono 39 pgine di commenti! Ne ho lette un paio. Non so se ci sono nidi gratuiti, proprio gratuiti. Però è vero, allora gli operai non dovrebbero più avere figli?
Però… con la mia esperienza personale, anche se ho alle spalle una suocera abbiente ed una madre non povera in canna, e con la mia voglia di essere autonoma e non dovere mai nulla a nessuno, c’è stato un momento in cui io lavoravo part time (il mio part time erano lit.1.300.000, e parlo di 14 anni fa) e mio marito era rimasto senza lavoro. A parte le pedate a lui perchè fosse meno inerte e si facesse venire in mente qualcosa (grazie al cielo si convinse a telefonare in una grossa aziendadove aveva lavorato in consulenza lì stavano cercando ed è riuscito a farsi assumere) mi sono resa conto di una cosa.
Se tu inizi che ti puoi permettere poco, in quel poco stai, mera sopravvivenza, rare concessioni agli extra. Se parti agiato e ti ritrovi con pochi mezzi, la tua visuale delle necessità è diversa. Per esempio,avevamo due macchine (piccole ma due)… dici non possiamo tenerne due. “ma se la vendo e domani ritrova il lavoro, quanto mi costa ricomprarla? meglio tirare avanti e vedere” e poi non riuscirei a non comprare un libro…che i libri mica sono regalati, in prestito dalla biblioteca non è o stesso, è bello tenerli. Non so se mi sono spiegata. E quindi penso che la visuale di questa mammanonmamma sia un po’ così… proveniente da famiglia agiata,k e posso capire la sua mentalità. Solo che non la condivido tanto, perchè le cose possono anche migliorare da come sono… non so ssono sempre ottimista.
I miei ragazzi hanno scelto la strada più difficile, forse anche sapendo che c’ero… Ma credo che avrebbero fatto lo stesso.”
“Letta l’intervista.
E’ sottinteso, che ognuno abbia il diritto di vivere e far vivere decentemente. Il diritto è una cosa, la realtà spesso è un’altra, la legge parla di diritti, che gli altri te li riconoscano è un altro paio di maniche.
Se la famiglia l’aiuta, non vedo perchè rinunciare, o per lo meno, vedo il perchè, il vero nodo per cui avere paura è questo:
che lei guadagna di più, che è lei a partorire e dover giocoforza assentarsi qualche mese, NON ESSENDO TUTELATA IN QUANTO PRECARIA, perderebbe sicuramente il suo lavoro, e allora con 400 euro si che non ce la si fa . Non mi sembra ci siano tutele per i precari, almeno, neanche in caso di maternità.”
E se qualcuno avesse voglia, può leggere il mio post del 18 gennaio 2008, a riprova che al mondo ci sono anche degli irresponsabili che pure fanno scelte per amore.
http://tiptop.splinder.com/post/15568746/avevo+tolto+un+post++il+7+genn
Il papà del mio nipotino (che nascerà ai primi di agosto) ha detto che finchè avrà braccia e gambe suo figlio non patirà mai la fame, e preciso con immutato orgoglio che in gioventù ho raccolto le firme col partito radicale per il referendum sull’aborto contribuendo alla nascita della legge 194/78.
Giovanni Nuscis said
Grazie, Stefania. Una situazione drammatica e rattristante che ne richiama un’altra, più ampia, collettiva.
Possiamo dire tranquillamente che una politica sulla famiglia – degna di questo nome – non esiste, almeno nel confronto con le misure adottate da altri paesi, come attesta questo articolo di Pierluigi Castagnetti ( http://www.pierluigicastagnetti.it/2008/03/non-piu-maggiori-agevolazioni-per-comprare-unauto-che-per-fare-un-figlio/ ) che ho trovto in rete, di cui riporto un estratto:
“(…)Secondo dati Eurostat del 2004 l’Italia spende 5,9 miliardi per assegni alla famiglia, rispetto ai 18 miliardi della Francia e i 40,6 miliardi della Germania. La Francia ha adottato una politica per la famiglia a trecentosessanta gradi, che non si limita al fisco – quel quoziente familiare sul quale occorre un supplemento di riflessione – e agli assegni, ma copre e tutela tutti i momenti più importanti della vita economica della famiglia e della madre, come il lavoro e il reddito, l’asilo nido, l’affitto, le spese fisse per un nuovo figlio, il sostegno alle madri sole e altro ancora.(…)
Giovanni
Giorgio said
Grazie di aver riproposto questa lettera, Stefania, che mi aveva già colpito quando l’avevo letta su “la Repubblica”. C’è da indignarsi, ma non da stupirsi.
Anche alla luce dei dati forniti da Giovanni, particolarmente per l’Italia, tra gli stati europei, mi paiono sempre più vere le parole usate in altro contesto da Vladimir Majakovskij
“In questa vita
non è difficile morire
Vivere
è di gran lunga più difficile”
Giovanni Nuscis said
Il sistema ha convertito la parentesi di chiusura in un emoticon…
tiptop said
Certo, situazione ampia e collettiva. La donna della lettera fa la commessa a 900 euro al mese e il suo uomo, cubano, a 400,contratto di apprendista. Vivono nella casa di una zia (questo emerge dall’intervista)
Come dicevo, se perde il lavoro lei, è veramente impossibile vivere con il reddito di lui.
Essenzialmente è il lavoro precario che non è tutelato, perchè io nella maternità ho avuto il mio stipendio dall’INPS, e ridotto per i mesi successivi dal terzo al nono, e le tariffe degli asili nido, e refezioni di materna ed elementari sono parametrate al reddito( e qui cade l’asino, italia paese di evasori). Non è che non c’è proprio niente, non c’è niente in primis per le lavoratrici precarie.
Ovvio, che tutto può e deve essere migliorato.
E la scelta è senza dubbio dolorosa.
Poi c’è chi fa una scelta e chi un’altra.
Gena said
Su Repubblica del 3 maggio c’è la decisione di Sandra, lei ha cambiato idea e terrà il bambino.
tiptop said
Se trovo l’articolo lo leggerò, mi interessa.
Nel suo caso anche dire poteva prendere precauzioni non cambiava sostanzialmente nulla,circa il diritto alla maternità e illavoro precario.
marsiglia said
Mi spiace che avevo postato un commento ed é scomparso.
Comunque credo che questa lettera sia emblematica di una situazione. Drammatica. Sandra terrà il suo bambino. E questa é una buona notizia. Naturalmente consapevole dei sacrifici che dovrà affrontare.
Mi piacerebbe che Napolitano, nel suo ruolo di Presidente, sostenesse una campagna per i servizi alle famiglie come ha fatto e fa con le morti bianche. Indipendentemente dalle posizioni sull’aborto.
Il rischio é che questo nostro paese invecchi. E che sempre più donne, coppie, debbano rinunciare a un figlio per quei motivi che sono di tanti.
Un saluto e grazie
stefania
Paolo Campanini said
Suggerirei di leggere Oriana Fallaci “LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO”