La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Era mio padre, di Franz Krauspenhaar

Posted by eziotarantino on May 6, 2008

di Ezio Tarantino

“I miei si conobbero nel 1955, a Sanremo, al matrimonio di Erna col sanremese Nicola Pitto, figlio del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Pitto, genovese purosangue, e di una zia della mamma, calabrese,sorella di mia nonna….”
Non comincia così Era mio padre, di Franz Krauspenhaar, infatti questo brano si trova a pagina 168. Forse avrebbe potuto. Sarebbe stato, però, un’altra cosa. Una cosa già vista, probabilmente.

Era mio padre è un memoriale atipico, un dialogo sguaiato e malinconico, un atto di dolore e di autocompiacimento. Ma è anche qualcos’altro.

La famiglia Krauspenhaar era originaria dei Sudeti, una regione tedesca incastonata nel cuore dell’imperio austro-ungarico. Una famiglia facoltosa, di commercianti. La loro storia poteva essere raccontata come un’epopea novecentesca affascinante e drammatica, una nuova Heimat multinazionale (divisa fra Boemia, Germania, Svizzera e naturalmente Italia, da San Remo alla Calabria). Oppure con il tono affettuoso, sul filo dell’avventuroso dramma epocale, di un altro Lessico famigliare.
Franz non aveva bisogno né dell’una dell’altro. Franz aveva bisogno di fare a cazzotti con la sua storia e con la sua vita, e con qualche ragione.Era mio padre è questo: una scazzottata purificatrice senza esclusione di colpi, sangue a volontà, lividi, lacrime. Una confessione sfrontata e risoluta, un cuore messo a nudo per trovarvi le ragioni del coraggio di vivere. Mica uno scherzo.
La vicenda storica della famiglia Krauspenhaar fa da sfondo meraviglioso, mitico, ma non si fa mai davvero centro della narrazione. Centro della narrazione è il rapporto fra un padre e un figlio. E quindi il racconto è strutturato su tre piani: il trapassato riferito di seconda o terza mano; il passato di una vita insieme e il presente. L’urgenza porta qualche volta FK a trasferire sulla carta lacerti di una quotidianità imbarazzante nella sua purezza e sincerità. Ma non aveva alternative. Questo non è un memoriale, né una banale seduta di psicanalisi (la scrittura che si fa medium per la redenzione privata). La scrittura, la prosa, è la terra fredda dove lasciare marcire i corpi e vivere la completa maturità, la differenza depurata dal peso dei sensi di colpa.

Il libro è il terzo protagonista del libro. Infatti, oltre alla storia di Franz e di Carl, e dell’intera famiglia Krauspenhaar, c’è anche la storia della scrittura del libro. I brani entrano ed escono dalle pagine, vanno in Rete (su Nazione Indiana, come il bellissimo brano “Affonda nella prosa” – ma non è l’unico – dove si fa emblema la natura dell’operazione: memoria, terra, ossa, scrittura, sono la stessa cosa) prima di essere piombati definitivamente sulla carta stampata; sono già commentati dalla comunità di blogger (“un OK Corral del dilettantismo dividente e imperante”, “un Far West del pensiero debole”, eppure indispensabile).

(aperta parentesi: di brani “bellissimi” ce ne sono molti. Strazianti, dolorosi, divertenti. Franz ha un talento incredibile nel cambiare registro, nel passare dalla chiacchierata fintamente “come viene” al tono lirico ed emozionante della nostalgia, come nell’epica disfatta della Wehrmacht sul fronte russo, o la prematura morte del padre di Carl e la consapevolezza di quest’ultimo di non poter mai più imparare ad andare sul kayak e che “le cose avvenivano a caso, con feroce ritardo, o con ancora più feroce anticipo”, o la dolente iterazione “Papà, che macchina è?”, epitome terminale del rapporto fra un genitore mitizzato e un figlio che del mito ha deciso di liberarsi senza tradirlo).
Insomma il libro è talmente parte della vita di Franz che ne è parte come esperienza già vissuta, che Franz ha già attraversato. Davvero non c’è alcuna distanza fra la propria esperienza e la scrittura, proprio come negli amati Céline o Henry Miller, o in un Luciano Bianciardi, che come numi tutelari ne accompagnano il cammino.

Un libro che riserva sorprese e forse imbarazzi, che, scritto davanti allo specchio, potrà risultare indigesto, narcisista e ridondante, ma che avvince per la sua urgenza. E per la sua disperata vitalità, e anche per la magistrale costruzione del pathos.

E allora: si parla molto di questi tempi, dell’invasione dell’Io nella letteratura (Walter Siti, Mauro Covacich… Giulio Mozzi torna sui suoi libri “scandalosi”). Era mio padre irrompe con la forza della assoluta sincerità e della assenza di schermi intellettuali e i raffinati depistaggi. Ma se la costruzione della trama narrativa (se così si può dire) certamente induce a pensare questo oggetto narrativo come un libro al quadrato, o un meta-libro, una autobiografia in progress, pur sempre di un libro si tratta. Il suo valore sta nella lingua, nel sapiente dosaggio di elementi costruttivi e, ad esempio, nella risalita romanzesca verso la scoperta della verità sulla tragica morte del padre. Una risalita che è un colpo basso, un colpo secco, in un finale acido e devastante, alla Dürrenmatt.

Franz Krauspenhaar, Era mio padre. Roma, Fazi, 2008. Euro 16,50

Qui la recensione di Paolo Cacciolati sulla Bottega di lettura.

22 Responses to “Era mio padre, di Franz Krauspenhaar”

  1. Gaja said

    Bella, bellissima recensione.
    Parole che rimandano a un romanzo sicuramente lacerante, una storia che desidero leggere e metabolizzare al più presto.
    La sensibilità di Franz nell’affrontare certi argomenti è nota. Quel che più mi ha colpito del tuo articolo, Ezio, è la seguente affermazione: “di brani “bellissimi” ce ne sono molti. Strazianti, dolorosi, divertenti. Franz ha un talento incredibile nel cambiare registro, nel passare dalla chiacchierata fintamente “come viene” al tono lirico ed emozionante della nostalgia”.
    Franz è un artista della parola, è scrittore profondamente vero e si dà tutto ai lettori.
    Grazie della recensione, e grazie a Franz per il suo libro, per la sincerità e la pienezza con cui riversa se stesso sulle pagine dei suoi romanzi e nei suoi pezzi in rete.

  2. sparz said

    bellissima recensione davvero, fa proprio venir voglia, se già non l’avessi ovviamente di mio, di leggerlo; cosa che spero di fare quanto prima. Quanti son venuti dai Sudeti, anche il grande fisico Pauli arrivava da là vicino, bella razza :-))

  3. vbinaghi said

    Il libro dell’anno finora, per me.

  4. jolanda catalano said

    La recensione è molto bella e sentita. Altrettanto loè il libro che sto già leggendo,con calma,lo sto centellinando come si fa con le cose che vorresti non finissero.

    Complimentisimi a Ezio e,ovviamente,alla generosità con cui si dona Franz.
    jolanda

  5. mauro baldrati said

    Sì, bella recensione. Il libro l’ho iniziato, mi ripromettevo di parlarne, ma siete più veloci della luce.

  6. fabrizio centofanti said

    procediamo impavidi, general, non ci ferma nessuno :-)

  7. lambertibocconi said

    Mi unisco al coro senza imbarazzi: il libro è bellissimo (sono a circa un quarto), la recensione anche. E ora un assolo sincero: per me Franz è il più forte degli scrittori italiani contemporanei “giovani” che conosco. Grande veramente.

  8. lambertibocconi said

    ps. Tarantino, segnalo un refuso: il titolo messo in calce alla tua recensione è sbagliato. Ciao bravure!

  9. Plessus said

    L’altro ieri l’ho visto in libreria e l’ho comprato, ieri ho letto la recensione in Bottega, oggi qui, entrambe positivamente appassionate. Che velocità davvero!
    In bocca al lupo Franz, leggerò anch’io al più presto la tua opera!

  10. nadia agustoni said

    Conto di leggerlo il prima possibile.
    E di cuore auguri allo scrittore. Bella recensione.

  11. la funambola said

    mi fido di anna e lo prenoto, ma prima lo faccio leggere a mia sorella ;)
    non vi ferma davvero nessuno, siete tutti merveieussssssssssss!!
    baci
    la funambola

  12. rferrazzi said

    L’ho appena comperato. Stasera lo attacco. Sento odore di “Le cose come stanno”!!!

  13. Ezio said

    Grazie a tutti, veramente.
    Ogni buona recensione è figlia di un buon libro.
    (Era “suo” padre: gran bel refuso. Quasi mi dispiace correggere! – vado….)

    Ezio

  14. Ciao Ezio,
    complimenti per la lettura e grazie per la segnalazione.
    Come ho detto in Bottega, speriamo che non ci accusino di fare i monopolisti, poi mandano Fabry sul satellite…;-)))

    Paolo

  15. Gena said

    La recensione è entusiasmante, spero che il libro mi arrivi nei prossimi giorni.

    G.

  16. sparz said

    Fabry sul satellite??? No, no, che poi ci guarda tutti dall’alto e più nulla gli sfugge…

  17. franz krauspenhaar said

    ringrazio tutti, soprattutto fabry, mio vecchio compagno di battaglie.

  18. fabrizio centofanti said

    vabbe’, quello di prima ero io, ero salito un momento sul satellite :-)

  19. Ringrazio tutti, anche fabrizio, mio giovane e promettente ex compagno di battaglie.

    :-)

  20. stefania nardini said

    Complimenti a Franz che sto leggendo e ad Ezio che ne ha saputo trasmettere l’emozione
    stefania

  21. Sabrina said

    Una scazzottata con la propria storia, (molto maschile, sembrerebbe, almeno, da questa recensione).
    Sono molto curiosa di leggere il libro. I cambi di registro di Franz mi affascinano anche nelle sue scritture in rete.
    Complimenti e in bocca al lupo.
    sabrina

  22. Gena said

    In questo libro ci sono diversi piani di lettura, una in chiave letteraria, una personale, quasi un diario,l’altra simile ad una cronaca. Il tutto strutturato da una tensione narrativa, sostenuta da un linguaggio diretto a volte crudo.Nel libro vengono raccontati fatti personali con grande lucidità.
    Un grande lavoro
    Bravo Franz

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