10 righe di santa infanzia
Posted by giovannichoukhadarian13 on May 7, 2008
Questa è la storia vera di una bambina rapita per 8 anni, di suo padre che la cerca, della madre che, separata dal padre, non sembra cercare né il già marito né specialmente la figlia. Paolo Di Stefano è di mestiere giornalista e, da giornalista, si è occupato di famiglie, di bambini, di genitori. Qui trae fuori il suo lavoro più maturo, incastrando a perfezione la voce del papà, quella disincantata della rapita, le testimonianze di chi ha visto e tanta voglia di parlare non l’ha. È una storia italiana di oggi, con dentro anche i rumeni falsamente (?) sospettati e la sensazione che dal grigiore diffuso non si possa uscire nemmen volendolo. Il vero protagonista del libro, però, è il rapitore. La 12enne rapita capisce presto che è lui il debole, acconsente alle sue richieste e gli fa piuttosto da mamma che da amante: perché lui la ama, questo è chiaro. Romanzo di padri e di una figlia, romanzo di dubbi, sorretto da una scrittura spietata e insieme immensamente comprensiva.


















Gaja said
Romanzo (purtroppo) di grande e dolorosa attualità. Fa tornare in mente il caso di Natasha Kampusch, rapita a dieci anni e tenuta segregata per otto.
Trovo che la penna di un giornalista – e quella di Paolo Di Stefano, in particolare – possa davvero – chirurgicamente – affondare tra le pieghe di un simile abominio e portarlo alla luce in tutta la sua lucida spietatezza.
Grazie.
tiptop said
Potrei anche farcela, a commentare un libro che non ho letto…ma non ci provo, sarò onesta.
Posso dire che è un argomento che si presta senza dubbio a molti risvolti psicologici, interessanti ed anche toccanti… E’ il titolo che mi sembra un attimino melenso, in rapporto all’argomento e trattandosi di storia vera, ma forse no…tant’è, leggerò il libro?
bevitore incallito said
Quella storia mi aveva molto colpito.
Mi chiedevo come passava i giorni quella persona rapita e chiusa in un garage o scantinato. Sì, come passava i giorni ma più spesso come passava gli anni. Uno dopo l’altro. Capitava a volte che quando ero sul lavoro, all’improvviso, mi venisse in mente questa storia e mi chiedevo “ma chi lo sa, tipo adesso, cosa fa quella tizia…”. Poi questa cosa mi è passata fino a quando non l’hanno ritrovata.
E poi anche recentemente un altro caso ma era pure peggio in quanto il padre segregava la figlia ecc..ecc….ma chi può dire, in questi casi, cosa-è peggio-rispetto-a-cosa? E’ tutto comunque mostruosamente incredibile anche se vero (o forse proprio per questo).
Ecco, però sapere che questo libro è scritto da uno che di infanzia e famiglia se ne intende, ha il vantaggio di incuriosire persone come me che di famiglia non ne hanno più ma anche di figli io non ne ho avuti e forse è stato meglio così.
e ciao….
sally said
Ovviamente non ho letto il libro. Ma ho compassione per il rapitore, mi piacerebbe poter entrare nel suo cervello e capire. Forse l’immensa solitudine.
un saluto!
giovanni choukhadarian said
La ragazza sequestrata racconta il rapitore con una sottigliezza cui solo una testa femminile può accedere (e questo è un merito ulteriore del Paolo Di Stefano)
sally said
caro Giovanni, così a sentimento, mi par di sentire che la vera vittima, come tu scrivi sia il rapitore, autore sì del gesto inconsulto, ma vittima della sottigliezza che solo una bambina può avere nell’usare chi dovrebbe comandarla. Di lì la solitudine di una persona che trova nell’unico rapporto con la bambina un po’ di luce, tanto da tenerla per sè. O forse sbaglio tutto?
Aslan Mashkadov said
Compagna Sally,
stante il perdurante raffreddamento dei compagni Breznev e Andropov, non si è ancora convocata una sessione del Soviet. Quando lo si farà, sarà data risposta socialista ai tuoi dubbi.
Fraternamente ti saluto e abbraccio, in nome di Batushka Lenin (su di lui la gloria dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche!)
sally said
Hasta la victoria. siempre.
Aslan Mashkadov said
Compagna Sally,
nella mia qualità di Presidente della Repubblica Cecena di Ichkeria
DIFFIDO TE
e chi a te è caro di profferire verbo in lingue o linguaggi di chiara ispirazione controrivoluzionaria. Non è con l’ispagnolo che condurremo a vittoria l’assalto al palazzo d’Ottobre!
Ancora ti abbraccio in fraternità socialista
sally said
Accetto il calìente abraccio hermano.
Una pregunta:ma porchè se llama revolution d’Otobre se è successa el 6-7 de novembre?soy ‘gnuranta. gracias.
Yuri Andropov said
Compagna Sally,
per il tramite dei valorosi compagni Vasili Nikitch Mitrokhin e Vladimir Vladimirovic Putin, attivi in una coraggiosa colonna del nostro Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti
APPRENDIAMO
della tua condotta non sempre, anzi parrebbe quasi mai ispirata ai valori del sano realismo socialista, della produzione e della messa in comunione ben sì di tutto, ma certo non della propria privatissima intimità. Siamo perciò costretti a
ORDINARTI
la cessazione immediata di ogni tuo comportamento che, anche di lontano, possa farti immaginare contraria allo spirito che guidò, guida e sempre guiderà i moti della nostra Rivoluzione.
Con senso di veridica fratellanza socialista, ti abbracciamo
il Capo del Presidio del Soviet Supremo
Yuri Vladimirovic Andropov
sally said
Io nel dubbio la do. Perchè è l’unica cosa che posso mettere in comunione. fate vobis.