Massimo Sannelli, Una poesia (2000-2008)
Posted by fabrizio centofanti on May 11, 2008
forma prediletta, da sempre ostaggio
Michele Ranchetti, La mente musicale
chi prende, prende umilmente,
ed è docile: Ariete visita
gli alberi, sfiora le mani; e
il filo di canto. la cosa adora:
soglia, come di bocca, e porto,
gloria, aria forte, aria: ora la piccola
governa sé; *ora* ma *storia*; Dio
è storia attiva e celeste:
l’opera è la prima cosa.
una goccia salva l’occhio nudo. un’ora
magra viene. canta il caldo
tra le mani, trova quelle, piove
sopra.
parole: *è degno*; altre: *perfezione, tavola*,
che occupa le stanze; un’altra: *il pesce*,
che crolla; anima, amara, no.
“mia figlia è malata” qui, oggi
no. in realtà si cede; e poi
l’ironia nei gesti, che sono
– fine – questa figlia nostra,
il vero padre umano, provato
in germi, il più virile e verde,
a lei il morto.

















Carla said
umilmente, a questa musicalità m’inchino
ascolto i rimandi
prendo.
massimo said
questa ospitalità è donata, come quasi tutto – grazie, a Fabrizio e a lpels. e poi: questa poesia esce da una gabbia, con sue gambe. prima no, era sincera anche 8 anni fa, ma era sempre e troppo vincolata ad altri – dolci vincoli, forse; ma pesanti alla fine. e uscire da una gabbia è dolce…
massimo
fabrizio centofanti said
grazie a te, Massimo, per ogni liberazione, da ogni gabbia.
fabrizio
robertorossitesta said
Sabato Cagnone, ieri Ranchetti…
mi sento più a casa del solito.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
michele said
l’opera è la prima cosa.
l’opera. solo l’opera.
mariapia said
E’ la lingua che canta qui, ad ore di tutte le specie,(l’opera, la prima cosa).
Ti saluto, Massimo.
Maria Pia Q.
Renata said
gabbie, gabbie, gabbie… mi rendon pensierosa…
(ma prima dell’opera, direi, la rosa)
grazie
r
massimo said
quelle gabbia ci sono – ci sono state. sono banali, sono tenute insieme da rapporti in cui non si dice tutto [nessuno ha tutte le colpe, nessuno è senza colpa]. poi le cose cambiano, prendono altre pieghe, e il teatro, e l’India, e il nuovo indirizzo della mente, e la fame, e gli impegni, tante cose. allora uno prende in mano le poesie di prima. non le trova insincere, ma bloccate. non so dirlo meglio. ma non devono scomparire, l’uomo interiore le ama ancora. devono essere ripetute. qui la prima strofa è ancora incerta, fluttua, e forse perderà altri pezzi. prima di tutto: nessuna pausa, nessun due punti dopo *adora*. la pausa non serve, se il concetto è il flusso [l'aria, che riempie lo spazio tra corpo e corpo: "quanta aria dal bel viso mi diparte"!]… grazie, davvero [intanto lavoro sulla scuola di poesia, che è diventata un insieme diverso, riscritto *parola per parola*].
oggi è l’anniversario di una Cosa importante. intanto il mondo piange, con numeri a 4 zeri, non so che cosa dire e che cosa fare]
Marco Di Pasquale said
L’opera canta e si espande in quanta parola santa, santificata e importante, mai ceduta alla pesante cadenza della cosa, forse sì, una rosa.
mdp
Renata said
(massimo, hai mai notato che la tua poesia è talmente potente che tende a *riecheggiare* nelle parole di chi posta, a ri-sondarle? i tuoi post sono sempre belli anche per questo: tutti si impegnano, ovvero prendono un impegno con le proprie parole – bello)
cose da fare: un assedio di non sapere! spero di vedere la scuola su carta presto.
abbraccio
r
lambertibocconi said
Onore al merito: anche a me che non riesco proprio a entrare nello stile di Massimo, e che – per dirla troppo facile – non piace, apprezzo e “sento” questa poesia. Il che vale in assoluto come dinamica e apre, allontanando dall’autoreferenzialità nella ricezione. Ciao!
massimo said
grazie RE – perché le mie poesie sono senza forma, diventano con il tempo, e invecchiano e chiedono riscritture; ma non all’infinito, credo di saperlo, credo e spero che ci sia una forma pari al riposo [non si tratta della morte].
una persona gentile mi ha detto: M., non scomparire, altrimenti scompariranno anche i tuoi libri. – in realtà vorrei separare le due scomparse. cioè rendere i libri simili alla vita, e rendere la vita dei libri indipendente dalla vita del frate asino.
dove io vedo instabilità, qualcuno vede un corpo. dove io cado, qualcuno può costruire – è bello. grazie, a te. e la scuola di poesia diventa un libro, completamente diverso [nella scuola parlavo in forma scritta; nel libro scrivo in forma parlata, e tutto ciò che è imperfetto cade - la parola non è uno strumento tenue non è uno strumento facile]
massimo
massimo said
…pagheranno. Pagheranno con la stessa moneta. Con più violenza pagheranno ancora. che la vita continui o no, e per quanto tempo: i libri sono scritti, l’uomo è solo, ha molto amato, ha goduto umanamente, ha viaggiato; si è esteso, gli fu detto “giglio, sei angelo, giglio, e sei maestro”. E ogni cosa è stata detta che lo esaltasse – che lo isola meglio, dopo. Che la vita continui o no, e per quanto tempo – anche a maggio c’era una pistola contro, in via Urbana a Roma; la primavera intenerisce, l’estate è calda (poi piove grandine), una volta l’anno anche a Genova cade la neve pesante. Tutto si dimentica: la bambola rossa bionda nera, la tentazione dell’uomo (che ama un uomo), l’anoressia, la depressione lunga, gli insegnanti gelosi, il padre goloso – il padre è morto, compresso a terra, in forma di ossa nere, il cui vestito intatto sarà bruciato, con silenzio alla fine. Il figlio, pezzo di giglio, non chiama più padre suo padre. Un angelo, tra ore, scenderà in una piazza alta, per leggere poesia. Tutto torna.
[da *per quanta memoria si perderà*, inedito, ospitato da Francesco in rebstein]