Provocazione in forma d’apologo 59
Posted by robertorossitesta on May 12, 2008
Correre a braccia aperte incontro a chiunque, anche a chi non pensa che a fare sgambetti e a dare cazzotti sui nasi, è certamente un eccesso. Ma ancora più pernicioso è l’eccesso opposto, il non voler capire che dolori e terrori alle volte sono soltanto messaggeri, addirittura portatori di doni. È a causa di quest’ultimo eccesso che si fugge, si fugge fin quando le occasioni migliori non sono sfumate. Peccato, peccato.
Quanto a me, a un certo punto ho voluto accettare di salire e di scendere, imparando a interrogare dolori e terrori e tutte le figure e le voci che nel basso e nell’alto si possono udire e vedere. Là subito venivo circondato da una folla che rispondeva e interrogava insieme, e come loro interrogavo e rispondevo anch’io; ma ritornando qua dimenticavo, o non credevo a ciò che avevo udito e visto, e del poco che riportavo mai nulla era preso sul serio.
Oggi però, tornando là, non ho destato più alcuna sensazione: nessuno ha chiesto, nessuno ha risposto, tutti hanno continuato a fare il quasi nulla che stavano facendo. Soltanto uno di loro, forse un vecchio compagno più fisionomista di me, mi ha preso sotto braccio e guidando i miei passi come parlando a se stesso ha mormorato: “Siedi e ascolta con noi lo sbattere dell’onda contro la riva; guarda la nebbia alzarsi dal canneto come fosse fumo”. E tutti insieme ci siamo seduti ad ascoltare e a guardare, rimanendo così lungamente, tanto a lungo da dimenticare ogni attesa.

















Carla said
Non dovremmo mai dimenticarci di questo…:
“E vanno gli uomini
ad ammirare le vette dei monti,
ed i grandi flutti del mare
ed il lungo corso dei fiumi,
e l’immensità dell’Oceano,
ed il volgere degli astri…
e si dimenticano di se medesimi.”
S. Agostino
Ciao Roberto!
Giocatore d'Azzardo said
Posso dissentire sui terrori e dolori messaggeri di doni? La metto sul personale e, se faccio un’analisi rapida dei miei (tanti) errori, mi sento nella condizione di poter dichiarare, senza tema di smentita, almeno per quanto mi riguarda, che non mi sono serviti a nulla. Continuo a ripeterli e a combinare casini.
Piuttosto sono (leggermente) migliorato, andando a ravanare fra le poche cose buone che avevo combinato.
Blackjack.
robertorossitesta said
Cara Carla,
grazie della citazione di Agostino, che esprime meglio di me un concetto non troppo distante dal mio.
Caro Giocatore d’Azzardo,
che dire? C’è il fenomeno,la sua percezione, e le infinite esegesi di ambedue.
Io credo abbastanza a ciò che ho scritto, perché me lo sento addosso e perché mi riconosco in una tradizione che lo sostiene.
Come credo che chi ha una sensazione diversa, per sua fortuna o sfortuna, non sia mai veramente affondato nei propri errori, così da non essere stato costretto a guardarli ben bene in faccia.
Poi, per carità, siamo per eccellenza nel campo dell’opinabile…
Un caro saluto,
Roberto
Giocatore d'Azzardo said
Roberto, verissimo: siamo nel campo dell’opinabile. Ciò non toglie, e mi ero dimenticato colpevolmente di scriverlo, che il tuo apologo sia, come sempre, godibilissimo.
Un poker di saluti.
Blackjack.
Giovanni Nuscis said
“…È a causa di quest’ultimo eccesso che si fugge, si fugge fin quando le occasioni migliori non sono sfumate…” E’ vero, Roberto, ma anche questo, a ben vedere, scompare nello “sbattere dell’onda contro la riva”, coi nostri errori e rimpianti.
Giovanni
robertorossitesta said
Caro Giocatore d’Azzardo (lo siamo tutti, anche senza saperlo e/o volerlo),
grazie ancora.
Caro Giovanni,
è proprio quello che intendevo io.
Un caro saluto a tutti,
Roberto
Paola renzetti said
In questo mondo bisogna essere
un po’ troppo buoni per esserlo abbastanza.
Marivaux Il gioco dell’amore e del caso
Non so se c’entra, ma a me è sembrata molto azzeccata e per questo ve la giro.
robertorossitesta said
Cara Paola Renzetti,
la citazione di Marivaux (maliziosa?) me ne fa venire in mente un’altra:
“Abbastanza oppure Troppo” scrive Blake nei “proverbi infernali”.
E la bilancia che discrimina fra quell’abbastanza e quel troppo non è una bilancia terrena.
Grazie e un saluto,
Roberto
Paola renzetti said
Fra quell’abbastanza e quel troppo ci può essere ciò che vediamo accadere: “lo sbattere dell’onda… la nebbia alzarsi dal canneto come fosse fumo”
Qualcosa che ci sfugge soprattutto quando ne siamo partecipi.
Non credo che la frase di Marivaux nascondesse ironia. L’ho trovata anch’io citata da Daniel Pennac in “Diario di scuola”.
In ogni caso mi sembra bello pensare al buono, al bene che sovrabbonda, qualunque ne sia l’origine.
Un caro saluto a te Roberto e a tutti