La bellezza di un qualunque giorno di primavera
Posted by cletus on May 17, 2008

Hai voglia a dire che i gospel sono una roba buona solo
sotto Natale. Certo non è la stessa cosa che indossare,
per sfizio, un loden a giugno. Ma a me usare le cose fuori
dal loro contesto è sempre piaciuto.
Un loden è un loden è un loden, recitava qualche poesia.
E a me sentire le voci, intonate, e organizzate di neri che
si mettono d’accordo per incidere i loro canti, fa niente
se in una chiesa, in un garage o dentro un’ovattata sala
di registrazione, piace molto !
Fuori, dopo qualche giorno di pioggia, c’e’ il sole. E insieme il vento che è come se ti dicesse….Attilio, evita di cantare vittoria troppo presto…se voglio ti sego a letto con la febbre quando e come credo.
Cosi, nemmeno si trattasse di scegliere una rotta per andare in barca, vale la pena non contraddire il vento.
Evitare di snobbarlo, semplicemente. Invece assecondarlo, come si fa con i matti.
La luce accecante mi impone di mantenere gli occhiali da sole, per pigrizia, anche nei rari luoghi al chiuso in cui capito. Poi prendo il cane al guinzaglio ed esco a fare una passeggiata.
Dal simil ipod vinto ad una riffa in parrocchia, escono le note di questi gospel, uno più bello dell’altro. Mi attrae la loro struttura.
Cosi mentre rimiro il verde brillante dei campi, e il dilagare del giallo, indizio dell’avvento dei covoni che cominceranno a disegnare il paesaggio di qui a breve, mi attardo a considerare la composizione di un gospel-tipo.
C’è una base ritmica. Ovvio. Ma questa, essendo il più delle volte composta da voci, mi spinge a considerare quanto esercizio ci sia dietro. Che gran lavoro di accordo delle voci, delle timbriche. Cosi rivaluto quell’oscuro lavoro che è il direttore di un coro di gospel.
La gran pazienza che deve avere: capire bene il capitale umano di cui dispone. Esaltare le capacità del singolo e riposizionarle in un contesto “corale”, in forza di un criterio dettato dall’armonia. Le voci di un gospel DEVONO essere armoniche.
Le tonalità basse, dominanti per la base ritmica, non devono sovrastare quelle alte, che devono potersi librare come uno stormo di cormorani tenuti in prigionia in una voliera per tutto l’inverno.
Per grazia, sarebbero da preferirgli i fenicotteri rosa. La quintessenza dell’eleganza. Ma dubito sappiano qualcosa di gospel, i fenicotteri.
Insomma, ho portato alla toeletta Ares, il mio fedele boxer. 25 euro senza nemmeno scontrino, una scheletrica signora coi capelli biondi tinti, che ad una prima occhiata non sarebbe azzardato ipotizzare come lontana parente di Crudelia de Mont.
Dopo un’ora li dentro mi ha riconsegnato Ares profumato come un’est europea.
Ares mi guardava come fossi un marziano. Erano anni che non lo portavo in toeletta. Lui adora, quando arriva questa stagione, posizionarsi direttamente sotto i getti dell’impianto di irrigazione, quando si ricorda di funzionare, in giardino.
Mentre fa caldo, a piedi, va cosi bene che i gospel, in cuffia, hanno il potere di ridimensionare il gran
giramento di culo che avrei se girassi in macchina.
Nel senso che il ciclico ripetersi di strofe, la “frase forte” come la chiamo io, che in una sorta di giaculatoria tutti i componenti del coro ripetono, ciascuno con la propria, organizzata, tonalità di voce, ha un potere ipnotico, che alla fine ti viene da cantarla mentre camminando, fai come hai visto fare a Nicholson, in Qualcosa è cambiato, e vado a tempo, col passo, facendo in modo di posizionarlo esattamente dentro le piastre che pavimentano il marciapiede.
Ho ripetuto la strada, al ritorno. Stavolta l’inclinazione dei raggi conferiva, se possibile, ancora maggiore lirismo al paesaggio.
I campi, colpiti da quella luce bassa, che c’e’ all’alba o al tramonto, quella che allunga le ombre, e con esse i pensieri, ti fa venire voglia di ringraziare qualcuno.
Quel qualcuno, se c’è, che deve essersi preso la briga di organizzare tutto questo: che a quest’ora, in questo periodo dell’anno, con questa luce, allaga tutti i campi qui intorno, e le voci dei neri che cantano il gospel nel simil ipod, il simil ipod stesso, e il mio passo malcerto, e quello di Ares, in questo eterno, caldo, ventilato, pomeriggio profumato delle rose che scoppiano nei giardini, e del deodorante di Ares, che fra un paio di giorni svanirà.

















Giocatore d'Azzardo said
Ach… profumare il cane? Noooooooooooooo :-)
Blackjack.
tiptop said
A me avevano dato il campioncino di profumo per il cane, che all’epoca era un boxer, appunto. Si vede che ispirano. Si chiamava Eau de Saint Bernard…
Ma non mi capacito come tu sia riuscito a mantenere un certo lirismo anche sulla strada del ritorno, con il profumo del cane toelettato, è una cosa che uccide i sensi.
cletus1 said
…la concorrenza dei due profumi. Il sacro e il profano. Le rose e il deodorante per cani.
A prevalere, per fortuna, stando all’aperto, è stato il primo. Dubito c’entri qualcosa la stringa di Fibonazzi, molto più probabile ascrivere alla magia dei gospel.
cletus1 said
poi magari era Fibonacci…ma tant’è…