La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


  • Le google pagerank c'est pagerank gratuit !



    eXTReMe Tracker

    Pagerank Homepage Anzeige

    Webmaster Tools

    Googlerank, pagerank di Google scream

    rank-power.de, Pagerang, Ihr Persöhnlicher Pagerank Dienst.

    Ranking Service



    Scambio Link Rank Scambio Link textlinks rank-power.com - boost your website! pagerank textlinks rank-power.com - boost your website! textlinks rank-power.com - boost your website! textlinksrank-power.com - boost your website! Suchmaschinenoptimierung mit Ranking-Hits







    METROMORFOSI infocritica


Gomorra, the movie

Posted by paolocacciolati on May 22, 2008

Sono andato a vedere Gomorra, di Matteo Garrone, positivamente impressionato da quanto letto su alcuni blog e negativamente impressionato dal battage mediatico che si è montato sul film, prodromo alla valanga delle 400 copie uscite nelle sale.
A dire il vero più infastidito da quest’ultima operazione, come un tentativo di riprodurre a tavolino alcune condizioni che hanno portato al successo editoriale del libro. Ma sul libro qui mi fermo, che voglio limitarmi a commentare il film, evitando qualunque comparazione con il testo di Saviano.
Il fatto è che, prima ancora di vederlo, il film mi è entrato in testa con questo annuncio spettacolarizzato da notte degli Oscar, tipo: Ladies ‘n Gentlemen: Gomorra, the movieee!
Ecco, mi è rimasto questo retrogusto di Hollywood misto Cannes, questo fruscio di seta e cotonature sopra red carpet, di star e starlette che luccicano denti ai fotografi, trascinando l’attenzione su un filmche non dovrebbe avere bisogno di tale glam Agit-Prop. Insomma, per questa e per altre sensazioni, il film mi è diventato Gomorrathemovie.
E chissà che questa pellicola non generi un filone di sottocopie, che non si dia la stura a un nuovo filone di camorra-western alla napoletana, operazione che si è già prodotta sul versante editoriale, dove il successo di Saviano ha indotto una sporogonia di libelli su Napoli, camorra & dintorni.
Alla fine sono uscito dal cinema nè deluso nè esaltato. Non so quali siano state le reazioni della critica militante e della stampa, non avendo avuto tempo di leggere le recensioni sui giornali, mentre ho sentito alla radio una feroce (e invero superficiale) stroncatura da parte di Enrico Ghezzi. Però non condivido le lodi sperticate lette sui blog.
Le chiamate al capolavoro si fondano sostanzialmente su queste motivazioni:

1) Il film è migliore della media dell’attuale produzione italiana, ergo è un capolavoro.

E ci vuole anche poco a migliorare, dico io, visto le mediocrità (con rare eccezioni), uscite in Italia negli ultimi anni. Mi pare evidente che un film non diventa necessariamente un capolavoro, solo perchè lo si paragona a delle schifezze.
Vorrei ricordare quello che diceva Roberto Longhi, uno dei maggiori critici d’arte del secolo scorso, nel primo numero della rivista Paragone del 1950 :”Un’opera non è mai sola , è sempre un sistema di rapporti, per cominciare, almeno un rapporto con un’altra opera d’arte. Un’opera sola al mondo non sarebbe neppure intesa come una produzione umana, ma guardata con reverenza o con orrore, come magia, come tabù, ; come opera di Dio e dello stregone, non dell’uomo. E già si è troppo sofferto dei miti degli artisti divini e divinissimi, invece che semplicemente umani”.
Questo non significa cedere, come ho visto sui blog, a una teoria di aggettivi esaltanti, non motivati : folgorante, depalmiano, tarantiniano, scorsesiano. Ma per favore, che poi a copiare gli americani non ne abbiamo mai cavato granchè.

2) Nel film si fa un uso innovativo della cinecamera, si parla di “Inquadrature che “seguono” i personaggi facendo respirare le loro azioni” ecc.

Ohibò, ma questa è un metodo vecchio come il cucco, in Italia introdotta nel dopoguerra da Zavattini con la sua tecnica del “pedinamento”.
Pedinando il personaggio, si cercava di cogliere con la cinecamera la vera realtà quotidiana, gli elementi più genuini d’un comportamento umano determinato da particolari condizioni ambientali e sociali.
E’ il modello del c.d. cinema “trasparente”, proposto da Zavattini e De Sica, che avrebbe dovuto funzionare come semplice riproduttore della realtà, con personaggi, ambienti e situazioni scelti per il loro valore emblematico, attorno al quale si costruiva la denuncia sociale e politica. Con il pedinamento il personaggio diventava il vero centro dell’azione drammatica, costituendo il filo conduttore per una rappresentazione documentaristica della realtà sociale. Ne conseguiva un’opposizione anche sul piano formale al cinema di stampo hollywoodiano con l’impiego di attori non professionisti, assenza quasi totale di scenografie, montaggio piano e discorsivo, macchina da presa mobile e forte caratterizzazione drammatica dei personaggi.
Qui però Garrone si discosta dal modello, e non so quanto volontariamente, evitando di calcare la mano sulla caratterizzazione dei personaggi, forse per non perdere il fuoco dell’attenzione sul contesto ambientale. Il risultato, però, è un appiattimento della potenziale carica poetica dei personaggi e delle loro storie.
Sicuramente siamo molto lontani dagli apici di poeticità di Zavattini e De Sica, come quelli raggiunti in Sciuscià, dove l’intensità lirica è illuminante. Come un’opera fedele al neorealismo, c’è la denuncia, ma a mio giudizio non spicca il volo, manca del lirismo che muta le vicende descritte in epopea.

3) Si esulta anche per un uso innovativo del sonoro, in quanto manca la colonna sonora, e si fa largo uso dei suoni di ambiente, forse come segno di ricerca di aderenza con il reale. A tal proposito si loda “che in Gomorra non vengano utilizzati elementi extradiegetici, in quanto Garrone lascia gridare i personaggi e i loro passi, come volontà di mostrare l’umanità in tutta la sua forza, senza troppe sovrapposizioni”.

Anche qui niente di nuovo, un compitino eseguito bene seguendo dettami e canoni del neorealismo.
Nel campo della tecnica del cinema è stata dimostrata la teoria dell’ a-sincronismo tra immagine e suono, prima con S.M. Ejzenstejn e poi con B. Balazs. Di quest’ultimo riporto quanto dice nel suo saggio Estetica del film (tradotto in Italia da Editori Riuniti, nel 1954): “perchè il suono non rimane attaccato all’immagine. E l’impressione acustica si distacca da quella ottica. C’è una soluzione di continuità tra impressione acustica e visione e cioè c’è sempre un breve periodo di tempo nel quale noi orientiamo il nostro udito sui dati della nostra visione. E in questo frattempo si attua un’inquietante e confusa dissociazione dell’unità ottico-acustica dello spettacolo. Come se noi sentissimo dei ventriloqui”.
Questo per dire che c’è sempre un commento sonoro che ha funzione extradiegetica, anche quando apparentemente sembra seguire lo sviluppo delle immagini, e in Gomorra questo commento sonoro così apparentemente legato all’azione non significa automaticamente più aderenza alla realtà, anzi, personalmente mi ha distratto e non poco dalla sequenza visiva , mi è sembrato troppo artificioso nella sua smania di riprodurre i suoni d’ambiente, financo le canzonette dei cantanti neomelodici, fino a risultare talvolta disturbante.
Ciò detto, mi ha stupito una dichiarazione attribuita a Garrone, letta sempre in internet.
“Non aspettatevi un film di denuncia, ne’ una inchiesta. Non voglio fare il moralista, e separare il bene dal male – spiega Garrone – mi soffermero’, invece, sui personaggi che il libro di Saviano racconta con delle pennellate, e tra i quali e’ approfondito solo quello del sarto. Studiare questa umanita’ e’ l’aspetto che mi interessa di piu”‘.
Io non mi permetto di negare la valenza di denuncia di questo film, pena il rischio di assomigliare al manzoniano Don Ferrante che, nei Promessi Sposi, negava alla peste natura di sostanza o di accidente. Eppure, mentre è indubitabile il portato di denuncia, mi pare che il film manchi l’obiettivo proprio nello studio dell’umanità dei suoi personaggi, soprattutto per l’eccessiva frammentazione di cui dicevo. E’ probabile che non fosse questa l’intenzione del regista, puntando più a presentare un puzzle di storie, puzzle che tuttavia rischia di impazzire come una maionese. A mio parere i limiti di questo film sono i limiti che in generale hanno segnato il rapido declino del neorealismo, dopo i capolavori dell’immediato dopoguerra: un racconto troppo frammentario e polverizzato, dove ( forse perchè manca un narratore “over” che tenga in mano i fili della storia) non basta la denuncia contro la violenza della camorra e le degenerazioni della società a dare corpo a una narrazione più strutturata, e più “suturata”, che consenta di tenere unite le storie.
Nel film ci sono cinque vicende principali seguite in contemporanea, un sarto assoldato dai cinesi per insegnare nei laboratori clandestini, un riciclatore di residui industriali tossici, una coppia di aspiranti babykiller, un ragazzino chiamato alla prova di iniziazione nel clan, un portatore della mesata per le famiglie dei detenuti, ancora contornate da una galassia di altre microstorie.
La slabbratura tra le storie mi pare evidenziata dalla volontà di andare a cogliere tutti gli strati sociali della camorra, così che gli autori si lasciano prendere la mano nel tentativo di raffigurarne tutti i livelli, dalla bassa manovalanza ai criminali in colletto bianco.
La disomogeneità emerge soprattutto tra le vicende dei protagonisti delle Vele di Scampia, questo neo basso napoletano incementato sull’illegalità, e la storia dell’imprenditore della camorra, rappresentato magistralmente da Toni Servillo. Anche la storia del sarto, interpretato dal bravissimo Salvatore Cantalupo, mi sembra poco legata alle altre, oltretutto mette sul fuoco ulteriori temi, come lo sfruttamento della manodopera, il lavoro dei clandestini e la mafia cinese, che da soli meriterebbero un film.
Io ne ho ricavato un’impressione di troppo pieno, di troppe storie compresse a forza in un contenitore troppo stretto. Tutto ciò finisce per comprimere anche la profondità dei personaggi messi in scena, un effetto sicuramente voluto da Garrone, ma che a un certo punto gli sfugge di mano.
A parte Servillo e Cantalupo, gli altri interpreti mi sembrano perdersi in un melting pot confuso della cucina camorristica, con ragazzi di strada e attori dilettanti (e purtroppo si vede) dove non emerge alcun carattere particolare, se non forse uno dei due babykiller con la faccia da pinocchio. E qui il confronto mi pare perdente con i ragazzi che hanno recitato in Mery per sempre, di Marco Risi.
D’altro canto ci sono alcuni personaggi secondari raffigurati in modo del tutto fuori luogo. Tipo l’industrialotto del nord, a cui Servillo-Franco offre di smaltire 800 tonnellate di rifiuti, che pare una macchietta similyuppie, continuando a ripetere che tutto dev’essere clean, clean, lontano dall’immagine plumbea dei veri lupi d’industria.
Mi pare quindi che uno dei limiti del film sia l’utilizzo di una sorta di zeugma applicato al campo visivo, ovvero descrivere più strati sociali con una unica visuale, cosa che funziona per i livelli cosidetti “bassi”, meno per quelli “alti”.
L’ambiente dovrebbe funzionare da legante, come nel caso del basso di cemento delle Vele di Scampia, un fondale claustrofobico che in effetti diventa il vero protagonista del film, assieme al sangue.
Devo riconoscere che la violenza, le sparatorie, gli ammazzamenti, sono rappresentanti in modo efficace, senza compiacimento, ma con una presa diretta di forte impatto.
Il dettaglio dell’insistere sulla visione del sangue non è secondario. Il film si apre con una mattanza in un centro estetico e termina con un’altra feroce esecuzione sulla spiaggia, e in entrambe le occasioni, come in tutti gli altri episodi violenti rappresentati, la maggior parte delle inquadrature non è dedicata all’azione, ma alle conseguenze dell’azione. Ci sono primi piani insistiti sui cadaveri, e soprattutto sul sangue, le pozze di sangue, il sangue spruzzato sulle pareti, il sangue nei buchi dei muri dove sono finite le pallottole che hanno attraversato i corpi.
In questo Gomorra è senz’altro efficace, anche se con un metodo affatto diverso rispetto ai soliti Tarantino e Scorsese, perchè non si tratta di un cedimento allo splatter, mi pare piuttosto una scelta per ribadire che queste morti accadono realmente, non è telegiornale, non è la solita cronaca di carta, qui c’è sangue, vita che scivola via dalle persone, dai corpi delle vittime.
In conclusione, riporto una cosa detta da quell’illuminato critico-artista che fu Ruggero Jacobbi : “l’angoscioso rimpianto dello scrittore non riguarda i progetti letterari che egli ha lasciato cadere; riguarda tutto ciò che la vita, il fuori, contiene e produce continuamente e non arriva mai a tradursi in progetto letterario”.
Bene, io credo che la stessa ansia valga per il cineasta, il regista, lo sceneggiatore, la stessa ansia di tradurre in una pellicola un progetto letterario che ha avuto così tanto successo, la stessa ansia che però, a volte, come nel caso di Gomorrathemovie, porta a fare passi falsi, o almeno, più lunghi della gamba.

46 Responses to “Gomorra, the movie”

  1. Giocatore d'Azzardo said

    Paolo, non andrò a vederlo (mi noleggerò il dvd fra un po’), ma questa tua controrecensione, molto puntigliosa, è assai coraggiosa.
    Il libro l’ho letto e, dopo le prime 50/60 pagine, mi ha anche un po’ stancato e non è stato facile arrivare in fondo; l’impressione, leggendoti, è che il film replichi questo ’schema’.

    Blackjack.

  2. tiptop said

    Non ho ancora letto il libro, pensavo di andare a vedere il film che un amico stimatissimo mi consigliava vivamente.
    Adesso lo penso ancora di più.
    Cioè, hai in mente una torta meravigliosa, pannosa, cioccolattosa, vedo che uno ne mangia una fetta e dice “Non è mica tanto buona” e allora io perennemente a dieta impazzisco se non l’assaggio “Come è possibile che non sia buona???”
    Se avesse detto che era buonissima stavo tranquilla…

    Molto bella la tua recensione.

  3. Gaja said

    Qui abbiamo l’opinione illuminata di Afef su “Gomorra” e su “Il divo”.

    http://trovacinema.repubblica.it/multimedia/cannes/Afef:-Gomorra-fa-male-allItalia/2243847/1/1?speciale=cannes2008

    abbràcciovi.

  4. Baldrus said

    Alè, ci mancava solo la siura castellana opinionista. Ma sì, nascondiamo l’avvelenamento mafioso della vita se no all’estero ci vedono troppo cattivi. Che stile.

    Ovviamente va sottolineata la necessità che invece un libro come quello di Saviano (il film non l’ho ancora visto) abbia il massimo della diffusione possibile.

  5. Gaja said

    Ovviamente, Mauro, concordo con te in tutto e per tutto.

  6. @Black
    Il paragone con il libro l’ho volutamente evitato, sarebbe ingeneroso sia nei confronti del libro che nei confronti del film.
    Sul coraggio non so, adesso chiamo Procacci, Baricco e Garrone (e Saviano) e gli chiedo se si sono offesi.
    Ciao

    @Tiptop
    grazie per i complimenti, il film vallo pure a vedere, sempre meglio che stare a casa a guardare i pacchi dentro il Grande Pacco.

  7. @Gaja e Baldrus
    Ragazzi, vi confesso che io e Afef ci siamo messi d’accordo per parlar male del film.
    C’abbiamo un filo diretto, io e lei, mi ha anche proposto di farle da ghost writer per il suo libro di memorie. Lo volevamo chiamare Crederci sempre (alle bufale che uno dice), Arrendersi mai (all’evidenza delle proprie bufale), ma la Ventura ci ha fregato il titolo. Sob.

  8. fmarotta said

    Io ho visto un altro film e letto (e riletto) un altro libro – sicuramente. Il fascino, “per-verso”, del cinema e della letteratura – insomma.

    O, volendo, una delle molteplici, “miracolose”, manifestazioni della “vita in diretta”: tanto per parafrasare – indegnamente, nevvèro – il titolo della rubrica di uno dei massimi mètr à pansè in circolazione (e che il buondio ce lo conservi).

    Stàt’v’ bbuòn’.

    fm

  9. Gaja said

    @ Paolo: soprattutto per le motivazioni, immagino… sì, lo so che sono le stesse, Paolo, lo so che tra Afef e te c’è una corrispondenza di cinematografici sensi! :-D
    (però pure tu: metterti d’accordo con Afef! non lo sai che è una donna di mondo? è una tipa mondana, suvvia… frequenta gente di spettacolo, che è sempre lì, rapace, pronta a rubare le idee!!! Sigh :-D)

  10. Signora Cenciarelli, la Sua ironia è del tutto fuori luogo, le Sue insinuazioni offendono un uomo di specchiate virtù come il sottoscritto.
    Voglia prender nota che parteciperò al nuovo talk show televisivo condotto dalla Signora Tronchetti Provera, in veste di autore unico dei testi.
    Abbiamo pensato di dedicare la prima puntata all’importanza della calza autoreggente per la ripresa dell’economia italiana.
    Inviteremo due ospiti bipartisan: Michela Vittoria Brambilla (che parlerà delle difficoltà di una giovane imprenditrice a farsi largo in autoreggenti) e Matteo Colannino (che ugualmente parlerà delle difficoltà di un giovane imprenditore a farsi largo tra le autoreggenti)
    Afef li intervisterà seduta a una scrivania di vetro, con microabito d’ordinanza, io, citando Flavia Vento, starò seduto tutto il tempo sotto la suddetta scrivania.

  11. Gaja said

    Signor Cacciolati,
    quando le lacrime avranno smesso di obnubilarmi la vista (capita ogni qualvolta ci si scompisci dalle risate. Ops, si può dire “risate”?) le potrei suggerire un ottimo argomento sul quale basare il suo talk-show: genesi, esodo, esiodo, apocalisse e travaglio (marco) delle ministre delle Pari Opportunità: da miss Italia ai giorni nostri.
    Che ne pensa?

  12. Giorgio said

    Anch’io non ho una grande stima del cinema italiano di oggi, e su questo, Paolo, concordo con te; ma questo film non l’ho visto e non posso esprimermi.

    Su questo

    “che non si dia la stura a un nuovo filone di camorra-western alla napoletana, operazione che si è già prodotta sul versante editoriale, dove il successo di Saviano ha indotto una sporogonia di libelli su Napoli, camorra & dintorni”

    però dissento.

    Per le condizioni dell’Italia di oggi sarebbero necessarie cento “Gomorra” per ogni città.

  13. isabella said

    Mi verrebbe da dire: più fatti e meno libri!
    Ma temo che qualcuno possa confondere i fatti con…fatti! Nel senso di riempirsi di sostanze “stravaganti”!
    E mi vien di tacere.

  14. Signora Cenciarelli,
    Le rispondo con una parabola tratta da un fatto reale.
    Un viandante percorre tutti i giorni una strada molto battuta dal traffico. Ogni volta che arriva a un certo incrocio, si ferma a osservare cosa succede nei due distributori-bar-autolavaggio posti ai due lati opposti della strada, entrambi appartenenti alla stessa catena, con gli stessi prezzi applicati alla pompa (si può dire?).
    Ogni volta nota con stupore che una delle due pompe è assai trafficata, il parcheggio intorno al bar sempre intasato, c’è pure la coda all’autolavaggio. Parimenti nota che la pompa dall’altro lato della strada è assai meno frequentata, poco traffico e niente coda.
    Un giorno decide di entrare nel bar della pompa trafficata e, surprise!, dietro il bancone trova tre giovani e avvenenti fanciulle.
    Uscito dal bar, lancia ancora un’occhiata al parcheggio vuoto della pompa dall’altro lato della via, e decide che no, non è manco il caso di fare la fatica di attraversare la strada, per vedere di persona.
    Morale della parabola: più miss, più business (anche al governo).

  15. Gaja said

    Signor Cacciolati, messa alle corde dalla sua logica stringente mi ritiro in buon ordine.
    Vado dietro al bancone della pompa meno frequentata: che, per l’appunto, con me RESTERA’ la meno frequentata in assoluto.
    DIXI!
    .-D

  16. @Giorgio
    Concordo sul fatto che servirebbero altri film come Gomorra per ogni città, ma a patto che lo leggiamo come un film di denuncia.
    Se però il regista dichiara: “Non aspettatevi un film di denuncia, ne’ una inchiesta ecc… Studiare questa umanita’ e’ l’aspetto che mi interessa di più”, allora i conti non mi tornano.
    E’ poi c’è questo sentore di grande operazione commerciale all’aroma di Palma d’Oro…
    Ciao

  17. Giorgio said

    Paolo, io mi riferivo al libro, poiché il film non l’ho visto.

  18. @Signora Cenciarelli

    I saggi insegnano che è meglio la qualità della quantità. Sapessi quanti buzziconi con ascella pezzata frequentano la pompa più trafficata. Magari, stando dall’altra parte, ti capita un gentleman a cavallo di una vecchia cinquecento, con cui discorrere di Frances Trollope ;-))

  19. Gaja said

    Signor Cacciolati: c’è del vero in ciò che dice.
    Dunque, aspetto e… spero! (mi rendo conto che chi di speranza vive… ;-)))

  20. Alessandro Ansuini said

    Io non ho letto il libro né visto il film. però dei pensieri mi frullano per la testa, i seguenti: il libro di saviano, e di conseguenza il film, mi pare volessero sollevare il problema della camorra in italia, della sua ramificazione e struttura, una sorta di occhio di bue che dovrebbe smuovere le coscienze a fare qualcosa, no?
    Nella nostra bella italietta mi pare che alla fine invece si copra tutto di lustrini e pailletes e la coraggiosa operazione di saviano la vedo tramutata in una spaventosa macchina-frutta-soldi.
    Risultato: camorra sempre lì, casse dei produttori belle gonfie.(fandango + mondadori se non erro)
    mah.
    Poi altra domanda. mi dicono che il film è girato nei posti del libro. ora io non so se voi avete mai girato un film, ma se io mi presento allo zen di palermo (per esempio) con quattro operatori per denunciare la mafia secondo voi esco vivo?
    Lì saranno andati con troupe di centinaia di persone.
    mah.
    Per concludere, a scanso di equivoci, sottolineo che garrone è uno dei miei registi preferiti e ho rispetto per il lavoro di saviano.

    Per mi sembra l’idea iniziale di denuncia sia andata in vacca. spero di sbagliarmi.

  21. Giovanna said

    Consiglio di leggere:

    http://www.robertosaviano.it/documenti/9335

  22. Alessandro Ansuini said

    “All’inizio quando sono iniziate le riprese, oscurando il vero nome del film, ha avuto problemi con i clan e gli ambienti camorristici che volevano leggere la sceneggiatura, porre veti. È stata la festa a risolvere tutto. La festa, mi dirai? Sì, il piacere di girare un film sulla loro realtà. Le persone hanno deciso di farlo, hanno deciso che volevano recitare e così tutti, dai ragazzi di Scampia ai ragazzini Rom, hanno preso parte al film. I boss non hanno potuto che lasciare fare. Nelle Vele, a Scampia, c’era voglia di partecipare al film. Ognuno nella parte di se stesso, o quasi.”

    E’ proprio quello che temevo, la festa. la spettacolarizzazione. così la denuncia diviene romanzo, diviene fiction. questo è proprio quello di cui avevo paura. che i bambini partecipano al “film”.
    Piena solidarietà a saviano, da parte mia, ma le mie perplessità rimangono tutte.

  23. la funambola said

    sono molto in sintonia con i pensieri di alessandro ansuini.
    siamo in un sistema “totalitario” non perchè non sia consentito denunciare lo stesso sistema, ma perchè il sistema stesso fagocita(temine desueto)ogni possibile denuncia, la sgonfia nel momento stesso che la romanza, o la vanifica, appropriandosene, enfatizzandola e banalizzandola.
    non ho letto il libro di saviano che considero persona onesta e pulita e coraggiosa, non ho visto il film.
    sono pensieri di arrivo i miei.
    ai romanzi epici, se proprio devo, preferisco informazioni di flamigni per esempio,
    un po’ di storia, e la mia testa.
    non credo che la letteratura possa farsi azione, azione consapevole, può essere solo “riconoscimento” di quello che già “sai”, se la vita ti insegna e ti ha insegnato qualcosa.
    non è facile essere persone ORGOGLIOSE fino in fondo.
    tanti baci
    la funambola

  24. Gena said

    Quando ho saputo che stava uscendo un film su Gomorra, ho avuto delle perplessità, mi sembra poco adatto ad una trasposizione cinematografica.
    Credo che le considerazioni di Paolo siano pertinenti.

  25. lambertibocconi said

    Boh. A me il film è piaciuto. Segnalo anche un articolo niente male della Stimatissima Signorissima Professoressissima Carla Benedetti su http://www.IlPrimoAmore... a proposito del libro Gomorra. E a pensarci bene sostiene il contrario di quello che dice La Funambola – cioè che la letteratura “fa”. Comunque ne sono usciti già altri di film sulla camorra e su bambini delinquenti, saranno stati fuori mezza giornata, e tutti quelli che ho visto erano belli. Mi ricordassi un titolo! Ciao a tutti.

  26. Dal sito di Saviano:
    “C’è una scena del backstage molto bella, gli attori iniziano a litigare su chi deve ammazzare in una scena. Un attore blocca tutto “li devo uccidere io”, e l’altro “mannò, Matteo avevi deciso che li dovevo ammazzare io”.

    meno male che non l’ho letto prima di vedere il film.

    e ancora:
    “I boss hanno rivolto, a chi mi odia, una specie di appello a unirsi per smontarmi, fregarmi, sbugiardarmi”
    A Savià, giuro che non ce l’ho con te, non ti odio, e non mi ha telefonato nessun boss, statt’ bbuone…

  27. Giorgio said

    Quest’ultima battuta non l’ho capita.

  28. fmarotta said

    Non ti sei perso assolutamente niente: siamo dalle parti del bagaglino…

    fm

  29. furlen said

    Ho sempre amato la effeemme, volevo dire, le radio libere
    ciao fra.
    effeffe

  30. sergio garufi said

    A me il film è piaciuto molto.

  31. vocativo said

    Procacci comprò i diritti del libro prima del boom di Saviano e Gomorra. Le cosiddette paure di “spettacolarizzazioni” semmai aiutano a far circolare (e a far parlare di) un gran film di un bravissimo regista, fin qui costretto dalle distribuzioni a passare in second’ordine, ma chi ha visto L’imbalsamatore, Estate romana e Primo amore non può non riconoscergli un tocco da vero cineasta (a mio parere il migliore in Italia degli ultimi anni), al di là della crisi del cinema italiano.
    Personalmente l’ho trovato un’aggressione all’immaginario collettivo, altro che steriotipi! Un film cinico, quasi barbaro e primitivistico, ma non per le balle che qualcuno ha raccontato circa il suo presunto o non presunto neorealismo (su questo è stato molto più chiaro Valerio Caprara, su Il Mattino, la cui recensione vi inviterei a leggere: la si trova online), in chiave zavattiniana o simili.
    Credo che quando Garrone parli di un film non di denuncia stia semplicemnete montando uno schermo per evitare paragoni azzardati e per non subire la sudditanza dal libro.
    La camera che “segue” i personaggi non mi sembra affatto la chiave registica del film, la sua novità. Tutt’altro. A me, invece, hanno impressionato alcuni campi lunghi e alcune riprese dall’alto, ossessive, glaciali. Del resto il cinema di pedinamento negli ultimi anni è tipico dei Dardenne. In Garrone invece non c’è niente di ideologico.
    Il suo girare a tratti era quello dell’entomologo, teso a raccogliere non tanto i singoli personaggi e i loro caratteri, ma l’ambiente in cui vivono. E in questo è riuscito benissimo.
    Ciò che resta è un senso di vuoto e incompiutezza voluto, cercato, come di qualcosa che non si può ulteriormente dire o mostrare.

    Sono dalla parte di chi vi ha trovato un gran film.

  32. La recensione di Valerio Caprara non è mi piaciuta, così pacifica nel gridare al capolavoro, e gli accostamenti a De Palma e Scorsese mi sembrano fuori luogo. Come mi sembra fuori luogo gridare alla rivelazione per l’interpretazione di Maria Nazionale o dei ragazzini di strada. Ripeto: mi erano sembrati più capaci i ragazzi e gli interpreti di Mery per sempre, di Marco Risi.

  33. mariapia said

    Leggo dopo, il mio commento di là, su le monnezze.
    Mi spiace, anch’io l’ho trovato un grande cinema, non so dire se di stampo neorealista, o perché l’uso delle inquadrature etc, ma la denuncia, in forma primitiva e orrifica funziona.
    Con Vocativo, trovo che per gli italiani sia davvero necessario, ci sono moltissimi ancora che cercano di non sapere, che non sanno.
    Un fatto invece: la rivolta dei giovani camorristi dal loro “altro” mondo, che è effetto di effetti ma anche che li strafotteggia, figli ribelli ai vecchi boss, padri-padroni,
    è cosa molto interessante perché traversa anche altre parti “sane” della nostra, civile, società.
    E finisce in mattanza, nel tentativo di vecchio ordine.

    Maria Pia Q.

    Maria Pia Quintavalla

  34. Gaja said

    Io credo fortemente, l’ho sempre dichiarato e lo ribadisco qui, che Roberto Saviano abbia scritto un libro imprescindibile. Sosterrò sempre, con tutte le mie forze, il suo coraggio, la sua lucidità, la *necessità* di “Gomorra”. Sosterrò sempre e con tutta me stessa, la bellezza, la crudeltà, la precisione chirurgica del suo stile. Roberto Saviano, oltre a essere autore di un libro di denuncia, è anche un grande scrittore. La potenza deflagrante di “Gomorra” è la narrazione dei fatti – già di per sé sconvolgenti – sorretti da una cifra stilistica che va dritta allo stomaco, come un pugno (non per niente la metafora del corpo ricorre spessissimo nel libro).
    Roberto Saviano ha venduto moltissimo, ed è stato questo a condannarlo agli occhi della camorra. Se “Gomorra” avesse venduto poche centinaia di copie, o poche migliaia (considerando l’editore), non sarebbe stato “vissuto” come un libro pericoloso, pur essendo – e rimanendo! – un testo imprescindibile. Per (nostra) fortuna, però, “Gomorra” ha dilagato. E Roberto ne sta pagando ogni giorno le conseguenze (insieme, per esempio, a Rosaria Capacchione). Ma sono sicura che, malgrado ciò, sia sempre più convinto di quello che ha fatto e lo rifarebbe da capo.
    Per la prima volta parlo pubblicamente di quello che ho scritto io (e mi avventuro in un paragone azzardato. Perdonatemi per questo): anche io ho pubblicato, un paio di anni fa, un libro di denuncia. Riguardava il caso di Emanuela Orlandi. Chiunque lo abbia letto, o mi abbia intervistato, mi ha chiesto: “Hai ricevuto pressioni? O minacce?”. No, ho sempre risposto. Il mio libro ha venduto pochissimo, non credo sia arrivato nemmeno a mille copie. La casa editrice che lo ha pubblicato è dignitosissima e conosciuta, ma piccola.
    Dove voglio arrivare? In effetti più a una conclusione “viscerale”, di solidarietà, di comprensione totale e sotto ogni punto di vista (personale e pubblico) nei confronti di Roberto Saviano. In qualche modo la sua vicenda ha fatto scattare dentro di me una sorta di processo di identificazione (piano con i paragoni, lo so. Me lo dico da sola, ma passatemi anche questa, vi prego): cosa avrei fatto io? come avrei reagito?
    Posso solo tentare una risposta: nel mio piccolo ho devoluto le royalty del mio libro a “Libera” di Don Ciotti, quindi credo proprio che mi sarei comportata come Roberto.
    Roberto Saviano ha tutta la mia stima, sia come uomo che come scrittore. Potrei scriverlo e gridarlo fino a perdere la voce.

    Quanto al film: non l’ho visto, ma non dubito che sia potente.
    E non sopporto, *NON SOPPORTO* che certa gentaglia (sì, è gentaglia. sì.) – e mi riferisco al link che ho postato all’inizio di questo thread – si permetta di dire che “I PANNI SPORCHI VANNO LAVATI IN CASA”.
    Forse questo è quello che FANNO LORO, in CASA LORO, perciò sono abituati così. Perché è meglio fare pubblicità ai ricci sublimi piuttosto che DENUNCIARE.
    Ma noi parliamo, invece, perché noi scriviamo, leggiamo, guardiamo oltre. Questa è la potenza delle parole.

    Scusatemi.
    Sarò stata fuori luogo, sarà stato un intervento sconclusionato, ma avevo bisogno di dirlo, mi pareva giusto dirlo – e dirlo SERIAMENTE.
    Quando si parla di “Gomorra” e di Roberto Saviano BISOGNA prendere posizione contro chi vorrebbe coprire, zittire, bruciare (come fanno con la monnezza, per l’appunto). Io, quantomeno, la penso così.

    grazie per la pazienza.

  35. stefano said

    non ho letto il post, salvo qualche riga qua e là e qualche commento, ma visto che c’è chi non avendo letto il libro di Saviano nè visto il film e si sente di dare il proprio contributo, non mi faccio nessuno scrupolo. il film è deludente, forse meno deludente di quanto mi aspettassi (non per Garrone che è un regista che stimo, ma proprio per la complessità del libro). che si sia esagerato con Gomorra è un conto (più delle traduzioni cinematografiche o teatrali mi ha colpito il cofanetto di 7 cd audio con Saviano che legge Saviano… ormai mancano solo le magliette). ma criticare il contenuto del libro e la sua qualità mi sembra semplicemente idiota.

  36. Giocatore d'Azzardo said

    Gaja, complimenti, come sempre, per il tuo intervento di cuore e pancia. Più chiara di così si muore. Personalmente non ritengo Gomorra un capolavoro letterario (mi ha annoiato dopo le prime 50 pagine), ma concordo sul fatto che è più che positivo che Gomorra abbia venduto e venda così tante copie.
    E’ proprio il numero delle copie vendute che, oltre ad aver ‘infastidito’ la camorra che non ama la pubblicità, ha creato anche un altro effetto positivo: mettere pressione anche a chi dovrebbe combattere la camorra e non ama sentirsi dire che non lo fa come si deve.

    Il libro ha avuto il grande merito di sdoganare, in tutta Italia, il problema camorra e svestirlo dell’immagine di ‘fatto napoletano’: la camorra, come la mafia, è un problema per tutta l’Italia e non solo per Napoli o la Sicilia.

    Sui pareri di Afef e compagnia, beh, stendo un velo pietoso e non li commento nemmeno. Fatica sprecata.

    Blackjack.

  37. carmine vitale said

    adesso che posso guardare a me stesso come a una terza persona ricordo semplici note a margine della mia vita dai quali in seguito ad una fenditura nel cervello cominciò a scaturire una Scrittura capace di scrivere un patto con i propri lettori ..(”perchè scrivo” b.hrabal praga 1986)da una vita senza smoking

    leggevo con attenzione la minuziosa sezionatrice analisi di cacciolati sul come perchè quando e che metodo e che tipo e che geometrie dimenticando l’imprenscindibilità(scippo Gaja) della poetica di Saviano
    si proprio cosi la poetica letargica implosiva che un ragazzo in un sud massacrato come e più degli indiani d’america ha eruttato squarciando il suo cervello fuoriscendo materia grigia che ci ha avvolto le gambe inzuppandoci fino alle ginocchia nei rifiuti nel sangue che ogni giorno invisibilmente colpevolmente disincantatamente scorreva davanti ai nostri occhi verdi azzurri castani neri come fosse il cielo

    al bando dunque le facili ideologie le false testimonianze le bacheche l’ipercriticismo costruttivo che nulla costruisce anzi annienta passa dalla parte dei cosidetti forti in una simbiosi che subdolamente si insinua lasciando lì un dubbio qui una incertezza li una macchia qui un sole un pò meno sole

    saviano è stato semplicemente Radioso adornato come solo il vento sa fare ha spazzato con coraggio incoscienza il mondo della materia e ha ridato ad ognuno di noi un pò di cielo stellato

    bisognerebbe provare a vivere dalle parti di saviano e non nelle nostre tiepide case con le nostre doppie mandate con la nostra rispetttabile sicurezza senza sapere

    se poi i commenti sul film di garrone (uno dei pochi che abbia un suo tratto) si limitano a dei paragoni con la Storia o sul diritto di precedenza bè questo è una costante cenozoica nella storia di homo sapiens
    il film come del resto il libro è invece un ulteriore atto di fede una frattura che trafigge con le sue schegge anche chi si è ostinato a non leggere e che per non vedere dovrà abbassare gli occhi davanti alle locandine che dall’alto dominano i cumuli di immondizia che saviano ha trasformato in poesia

    tanto vi dovevo
    carmine vitale

  38. furlen said

    ehi carmine (nome omen)
    ho una preghiera anch’io da farti
    mi scrivi?
    francesco.forlani@wanadoo.fr

    effeffe
    ps
    da me basta che tiri la porta…

  39. Carmine, grazie.
    Sì, anche per me Roberto Saviano è radioso.
    E lo ripeto – e hai fatto bene a scipparmi: imprescindibile.

  40. Gonzalo said

    Salve a tutti, aggiungo alla discussione l’invito a leggere quanto scritto dalla brava Mararosa Mancuso sul Foglio, ecco il link

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/353

    A me il film è piaciuto e, per quanto possa interessarvi, vi confido una cosa. Uscito dal cinema, sotto il diluvio che s’abbatteva sulla notte romana pensavo, tra le altre cose, a quanto possa ritenermi fortunato: la mia famiglia, l’educazione, il luogo dove sono nato (oltre il mare nell’isola di Sardegna) e la casa in cui ho vissuto…
    Possibilità che non ho scelto, che mi sono state donate.
    Un saluto.

  41. lisa said

    Non ho visto il film. Non credo di vederlo a breve ( la sala più vicina è a circa 25 km), prima o poi lo vedrò anche se in genere le trasposizioni di alcuni libri mi deludono sempre.
    Vorrei solo dire che anche se di Gomorra si è detto tanto spero che se ne continui a parlare perché certe situazioni non sono semplici da comprendere. Non lo sono neanche per me che da quel Sud di Saviano vivo poco distante, anche se in una realtà diversa ( almeno apparentemente), perché in questo Sud si vive da vittime e da colpevoli, ruoli che si intercambiano, sovrappongono e separano tanto da rendere difficile assolvere o condannare. Si è affetti da una sorta di sindrome di Stoccolma in cui noi ,i rapiti, ci culliamo nell’ignoranza e i rapitori, fra cui il Sud stesso, cullano la nostra ignoranza. Ecco perché
    Gomorra è stato ed è, io credo, un libro necessario soprattutto a noi che viviamo qui, e il più grosso successo che Saviano potrebbe avere non è nel tot numero di copie vendute (quante lette?), ma che alle tante parole dette segua una reale reazione e conseguentemente i fatti. E se il film può servire ad allargare l’ascolto e la consapevolezza anche lì dove la parola scritta non riesce ad arrivare, ben venga anche il film. Agli altri invece apra almeno il dubbio che in fondo il Sud va ben oltre i confini geografici e che certi mali coinvolgono tutti.
    Dopo di che si potrà parlare di letteratura e di cinema, con le dovute critiche o apprezzamenti,come è giusto che sia perchè certi argomenti non devono trasformarsi in una nuova casta d’intoccabili. Ma quella è un’altra storia.

    grazie
    lisa

  42. @Lisa: hai ragione a sottolineare “quante lette?”. ma lo stesso Saviano ha detto ad “AnnoZero” (o da Fabio Fazio, non ricordo bene: sì, forse da quest’ultimo) che il numero di copie vendute ha fatto un rumore assordante, un fracasso impossibile da ignorare. A prescindere da quanti lo abbiano letto è stato il successo di vendite (decisamente fuori dalla norma, in Italia!) a mettere sull’avviso i boss. Le numerose traduzioni che vanta in tutto il mondo, il fatto che sia stato riconosciuto come uno dei libri più importanti degli ultimi anni anche oltreoceano. Se non avesse venduto così il suo impatto non sarebbe stato altrettanto devastante. Se, poniamo, avesse venduto poche migliaia di copie suppongo che nessuno ne avrebbe avuto paura o si sarebbe sentito minacciato. E, a mio avviso, il numero di copie vendute e il risveglio delle coscienze sono due fenomeni in più d’un senso collegati (non dico in *tutti*, poiché chi già prima sentiva l’esigenza di prendere posizione non ha avuto bisogno di un libro, ovviamente. E però anche in questo caso, “Gomorra” ha avuto il merito di “unirci”).
    Ovviamente sono solo my two cents, come dicono in Albione.
    Scusa per la prolissità, Lisa. Un abbraccio.

  43. furlen said

    nomen omen , ovviamente
    amen
    effeffe

  44. lisa said

    Gaja, sono assolutamente d’accordo,tanto che da lettrice faccio fatica ad immaginare quanta tensione ci sia nel Saviano scrittore nel misurarsi col Saviano scrittore , figuriamoci se fossi un boss dovessi misurarmi con i contenuti di un suo libro.
    Quando dicevo quante lette, pensavo al fatto che oltre che in questi ambiti letterari non ho avuto modo di testare opinioni e reazioni e mi chiedevo se ci fosse in atto una sensibilizzazione pari alle copie vendute, perché è mia opinione (2cents2) che qui così come i boss devono temere Saviano anche noi non dovremmo ignorare ciò che Saviano ha avuto il coraggio di fare e quindi agire di conseguenza. Cambiare.
    Non scusarti la sintesi non è fra le mie qualità.

    grazie
    lisa

  45. francesca genti said

    il film mi è piaciuto moltissimo.
    l’ho trovato affine a “GUMMO” il capolavoro di Harmony Korine (lo conoscete?).
    soprattutto per l’idea di casting e la fotografia.
    GUMMO è ancora più nichilista, desolante e radicale.

  46. cletus1 said

    Stiamo passeggiando sulla Croisette.
    Il festival è finito da poche ore.
    Un venditore ambulante si da da fare fra cassa e fornelli con alimenti che arrecherebbero danni anche al parenchima di gente come Superman.
    Nello scintillio di strafighe, ne individuo una con dei un decolté rosso fuoco laccato da far invidia alla soubrette che è sul poster in ufficio, distesa semi discinta, su una Ferrari dentro il box di un vattelapesca chissà quale circuito.

    Si avvicina.
    Lei è il Signor Cletus ?
    Si, dovrei…dico.
    Quello della Cletus Production ?
    Certo !
    Mi scritturi !
    Cosa sa fare ?
    Delle magnifiche torte di mele, e ho letto che lei ne va matto.
    Una volta…una volta…mi schermisco…ora sto quasi sempre a dieta.
    E…allora so fare ottimi centrini da centro tavola, all’uncinetto dice con un’aria che se possibile è meno convincente di quella di una famosa signora di Cogne.

    Lei è qui per il festival ?
    Si, dice lei levandosi un qualcosa da un occhio.
    Ha occhi grandi e blu come il colore di questo mare nell’abbagliante splendore di un primo pomeriggio, finalmente caldo.
    Cosa ha fatto esattamente ?
    La manquen, risponde lei, stretta nel suo anacronistico tubino nero, alle ore quattordici di un giorno di fine maggio, e c’e’ anche una bava di vento, invero.
    I suoi capelli, sottili e lucenti come la seta, scintillano sotto i raggi del sole.
    Sto finendo di assaporare quell’illlusione, tutta terrena, di essere in contatto con un qualche dio a cui hanno messo nome PERNOD.

    A quest’ora, penso in qualche regione sperduta della Cina, stanno versando calce su ciò che resta di intieri villaggi, e, contemporaneamente, nei reparti maternità di mezz’europa, da Lisbona ad Atene, chissà quanti bambini stanno venendo al mondo.
    Lei mi guarda e mi chiede se ho figli, con la stessa inflessione di chi chiede quali programmi abbiamo per il pomeriggio.
    Si, una, rispondo e mentre penso a che ora finisce scuola oggi e a come sosterrà gli esami di terza media che ha quest’anno, mi vanno gli occhi sulla generosa scollatura della ragazza.

    Vogliamo andare da te, nel tuo albergo ? mi chiede come chi torna dalla circumnavigazione dell’antartide.
    Perché no ?

    Insieme proseguiamo, proprio come in quel quadro di Hopper, proprio con la stessa luce, lo stesso colore.

Comments are closed.