IL MIO DIARIO SEGRETO
Posted by ramona on May 24, 2008
“Caro diario, indovina cosa ho visto oggi? Una m… una mo… una mos… bravo! Una mosca! E questo ci fa capire che è arrivata la primavera.”
Cominciava così, nell’aprile del 1974 la prima pagina del mio diario.
Avevo 11 anni, ero poco più di una bambina. Quel diario mi era stato regalato qualche mese prima per il compleanno, aveva la copertina dura e il lucchetto, con una chiave minuscola che sembrava finta. Ma mi parve emblematico: se c’era il lucchetto, se c’era la chiave, voleva dire che quello che sarebbe stato scritto lì dentro doveva restare segreto.
Non sapevo quali segreti avrei dovuto raccontare a quelle pagine, non credevo di averne. Pensavo che fossero gli adulti quelli dei misteri che i bambini non devono scoprire, nemmeno se li concernono.
I grandi spesso parlano sottovoce fra loro e se tu bimbo chiedi qualcosa in merito, sono sempre argomenti che non ti riguardano.
I bambini non devono sapere le cose dei grandi.
Ma allora perché sono i grandi che regalano ai bambini i quaderni con il lucchetto e non viceversa?
Presto imparai che di pensieri segreti ne avevo eccome!
Quante domande avevo da fare!… Ai grandi non potevo porle, tutto sembrava tabù e gli altri bambini pareva non avessero alcun dubbio al mondo, erano sereni così… Io invece mi guardavo attorno, perché dovevo pur raccontare qualcosa al mio diario, e più guardavo più osservavo più mi chiedevo. E più restavo senza risposte.
Il primo giorno descrissi al mio nuovo amico il volo della mosca e la frizzante aria della primavera ormai imminente. E poi il profumo delle fresie di mia madre, quel profumo che se lo sento ancora oggi mi fa tornare in mente il minuscolo balconcino di maggio, affacciato su un vicolo assai squallido, e tuttavia molto amato da rondini festose.
Nei giorni seguenti misi al corrente il diario di qualche baruffa fraterna. Ne capitavano tutti i giorni.
Poi la scuola.
E i genitori. Contestazioni e amore.
Mi resi conto che erano i miei segreti. Non potevo condividerli, perché di certo non interessavano a nessuno.
Cosa vuoi che abbia da nascondere di così inconfessabile una bambina?
Niente, appunto.
Ma il mio niente era tutto per me.
Cominciai a cercarlo di proposito, l’appuntamento col mio diario. Io, introversa e permalosa, volevo qualcuno con cui parlare senza remore e senza timidezza.
A chi altro avrei potuto raccontare i miei pensieri fatti di nulla, le giornate in solitaria o le zuffe fra fratelli?
Chi avrebbe ascoltato volentieri le mie preoccupazioni quando vedevo i grandi che bisbigliavano di nascosto?
E se per caso il cuore mi batteva più forte o una lacrima mi premeva da dietro gli occhioni imbronciati? Come giustificare il tutto senza essere derisa, quando si sarebbe saputo che una causa per quelle lacrime non esisteva neppure?
Il mio amico diario non faceva domande, ascoltava e mi consolava. Con il suo silenzio.
Accogliente come pochi, disponibile come nessuno. Confidente, amico, più di un fratello, più di un amore.
Gli diedi un nome, dopo un po’. Lo avevo somatizzato: ormai era un individuo reale, non era più un oggetto. E nemmeno un amichetto immaginario come s’inventano tanti bambini soli. No, lui c’era.
Scelsi un nome maschile, chissà perché. Eppure non avevo sorelle, sarebbe stato facile immaginarsene una. Ma il mio diario era un maschio.
Di femmine complicate bastavo io. Era come se riconoscessi che la mia femminilità, se pure fosse stata compresa da un’altra donna, avrebbe potuto trovare in essa una rivale, o una derisione, o un ostacolo. Un diario maschio invece rimaneva, come tipico del suo sesso, semplice, schematico, pane al pane e vino al vino. Le sfumature erano e restavano solo mie.
Gli anni della preadolescenza misero alla prova la gelosia del mio maschietto… amori folli, impossibili, difficili…
Il ragazzo del bar, lo vedi che è cotto di me? Lui ha 18 anni, certo, io 11… e ancora non lo sa, caro diario, ma è proprio cotto.
Il mio maestro di musica, in parrocchia, mi dà lezioni di chitarra… per ben due volte, ci è riuscito. Poi, caro diario, mi ha baciata, e addio chitarra. Non imparerò più suonarla.
E poi c’è una persona, amico diario, un uomo…
Quest’ultimo, poveraccio, è stato il protagonista unico e del tutto inconsapevole nelle pagine che occuparono gli anni dai 15 ai 18… Suvvia, a chi non è mai capitato d’innamorarsi del suo professore? Specie se non si ha altro, se non si esce di casa, se si parla poco, se non si esiste per nessuno che non imponga un divieto.
Parlare solo di lui al mio diario era un po’ paranoico, ma anche un modo per non guardarmi intorno, per superare la consapevolezza di essere sola, disperatamente sola, alle prese con problemi dannatamente enormi per le spalle e il cuore di una ragazzina.
In una famiglia numerosa ci si può sentire soli, quando non si è considerati che bambini, ma si hanno emozioni e pensieri di un… quasi adulto.
Quando non si trova l’appiglio, la mano che ti accompagni e la voce che ti conforti, piccoli sollievi di cui senti così tanto il bisogno.
Quando ti si presentano solo enormi contraddizioni.
“Sei grande ormai! Devi capire!…”
“Sei troppo piccola per certe cose!….”
Ok, a 14 o 15 anni, si è grandi o si è piccoli?
Il mio diario non se lo chiedeva nemmeno. Lui registrava i cambiamenti in me, e li accettava come fatto naturale. Gli altri no.
Perchè lui mi ascoltava, e loro no.
Com’era facile scrivere tutto, proprio tutto!
Com’era stupido nascondere il quaderno sperando che venisse trovato e letto… C’era un grande bisogno di comunicare, di essere capita… e una grande difficoltà a parlare. E poi a chi?
Di nuovo, a chi poteva interessare cosa pensavo?
Ho smesso di scrivere il diario più o meno a 21 anni.
Dopo averlo conservato per anni, di fronte al bivio ho dovuto prendere una decisione. La mia vita cambiava, il posto per lui non c’era più. Quello materiale, almeno, perché dio solo sa quanto ancora necessitavo di lui e della sua paziente e ostinata disponibilità.
Davanti ad un caminetto acceso ho ucciso il mio diario.
Pagina dopo pagina, nel rogo, uccidevo anche una parte di me.
I miei segreti infantili, i dolori acerbi, pianti e sorrisi, felicità apocalittiche, le avventure adolescenziali, gli amori sognati, le persone incontrate, la scuola e le amicizie, i contrasti familiari, le aspirazioni e le illusioni, le grandi domande senza risposta, i perché a Dio e le vane attese di risposte.
Nella fiamma.
Insieme alle lacrime e a un senso di colpa che nemmeno un vero omicidio mi avrebbe indotto.
Un dolore immenso e inevitabile.
La stranezza è che non sono mai riuscita a ricordare l’ultima pagina del mio diario… quali saranno stati i miei ultimi pensieri, sull’ultima pagina? Cancellati, bruciati, come quelli di un condannato a morte.
Ancora oggi sono consapevole di non avere avuto scelta.
Ma il mio diario, la voglia di parlare ad un amico silenzioso c’è ancora.
Per questo, forse, ho aperto un blog, qualche anno fa.
La tecnologia avanza, internet è stata una scoperta. Soppiantava di botto carta e penna.
Mi parlarono dei blog. Lessi quello di un amico e capii. Capii che il mio vecchio diario mi stava ancora chiamando.
Quanto sarebbe stato più facile, ora, scrivere e mettere in mostra, senza neppure tentare di nascondere… non occorreva più il lucchetto e non serviva cercare un nascondiglio a prova di bomba che fosse a portata di spia.
Ma perché, ora, comincio a pensare che non sia affatto la stessa cosa?
E che niente potrà mai più avere lo stesso fascino, la stessa magia, la stessa segretezza e la dedizione assoluta e privata del mio vecchio diario di carta?















sparz said
bellissimo pezzo, cara Ramona, si legge d’un fiato e lascia un buon sapore in bocca, un alito di freschezza, sempre molto gradita e ora più che mai; dalla mosca ai 21 anni. Il problema che alcuni si chiedono è: si scrive un diario sempre solo per se stessi, o perché qualcuno a un certo punto lo trovi e lo legga, anche tu dici che avresti forse voluto che ciò accadesse. Ma lo chiudevi sempre con la famosa chiavetta?
Giocatore d'Azzardo said
Ramona, bello. Io non ho mai tenuto un diario, proprio non avevo tempo fra un disastro e l’altro (non ero uno tranquillo, anche se col tempo sono migliorato) di mettermi a scrivere; però mi sono attaccato al tuo racconto e zac… mi son ritrovato alla fine a sorridere. Bello :-)
Blackjack.
Paolo Cacciolati said
Complimenti Ramona, condivido quello che dici alla fine, il fascino della carta continua a non aver pari.
Ciao
paolo
jolanda catalano said
Cara Ramona,il racconto è bello,ma un blog non può sostituireun diario.
Anch’io ho avuto un diario,anzi,due,senza lucchetto,e i temi,bene o male erano gli stessi.Ho avuto l’infelice idea di sacrificare nel fuoco il secondo,cosa di cui ancora mi pento,ma il primo che va dall’adolescenza fin verso i 19 anni,lo conservo e qualche volta mi è stato utile nei rapporti con le mie figlie.
Non c’è lucchetto,adesso possono leggerlo anche loro per capire che un certo periodo della nostra vita forse ha più similitudini di quanto si possa pensare.
un caro saluto
jolanda
ramona said
@ Sparz: Grazie delle belle parole… il diario l’ho chiuso a chiave fino a che non si è esaurito il quadernino con il lucchetto. Dopo, già schiava del dialogo con il mio amico, senza più chiusure ufficiali ho utilizzato una valanga di normali quaderni di scuola. A volte facevo finta di studiare, e invece scrivevo sul diario. A cui ho trovato poi i nascondigli più disparati… con la speranza e il timore di essere letta. Si scrive per se stessi, caro Sparz, ma quando ci si sente soli e incompresi, e a quell’età è facilissimo sentirsi così, si ha una gran voglia di essere ascoltati e capiti.
@ Blackjack: Sono pochini i ragazzi che tengono un diario durante l’adolescenza. L’introspezione sembra essere prerogativa dell’anima femminile… Magari non sempre, ma diciamo che è più facile che sia così. Sono contenta che ti sia piaciuto questo mio ingenuo racconto. Grazie.
@ Paolo: sarà perchè il diario di carta ha più probabilità di restare segreto, mentre il blog… no? E dunque sulla carta puoi metterci veramente tutto, mentre sul blog fai, in un certo senso, una selezione? Che ne dici? Però è proprio così: carta e penna, da soli con se stessi, in preda ai propri pensieri, davanti ad un foglio bianco. E’ un’ottima scuola di scrittura, sai?… Un bacione!
Grazie a tutti, di cuore!
ramona said
Cara Jolanda, allora capisci bene il dramma di sacrificare un amico nel fuoco! Ma, accidenti, perchè devono fare tutti quella fine? Ridotti in cenere, distrutti, perchè nessuno metta gli occhi dove non deve, se non possiamo farlo più noi…
In realtà il primissimo quaderno, quello con il lucchetto, ce l’ho ancora. Sono tuti gli altri quelli che mi mancano, quelli dei miei anni più duri e più belli.
Grazie anche a te, e un abbraccio forte.
lambertibocconi said
Bello e vero, grazie anche da parte mia! Io ho una valanga di quaderni di gioventù di annotazioni varie, non proprio diario ma una specie, sono in un armadio, e lì restano. Né li butto né li guardo, a dire il vero mi fanno paura. Sono tanto pentita invece di avere gettato via il mio primo, ingenuo quaderno delle poesie, di cui mi vergognavo. Cara Ramona, che robe…
ramona said
Eh, cara Anna, che robe… l’ingenuità degli esordi sa di buono e scalda sempre il cuore. Ci si vergogna subito, quando si scrive, ma poi, nel tempo, ci facciamo, da soli, soltanto tenerezza… Sapessi io, quanto sono pentita! Ma so che non potevo fare diversamente.
Un abbraccio.
Giusy said
Cara ramona.. io sto nel età tra i 14 e 15 anni.. e come dici tu non sai se sei grande o piccola..anche io o scritto un mio diario segreto e ho sempre la paura ke qualkuno lo andrebbe a leggere.. kredo che questa sia l’eta + brutta xkè non sai cosa fare in ke strada andare.. non sai che fare da grande.. ci sono piccole sofferenze con tua mamma xk vuoi fare la grande e non puoi e la piccola allo stesso tempo! sono tanto confusa e il mio diario mi consola sempre.. e davvero bello quello che hai scritto tu sperò ke puoi darmi un consiglio da una sorella!
ramona said
Cara Giusy, il consiglio che ti posso dare, data la mia esperienza, è di continuare a scrivere, perchè ti aiuterà a vedere chiaro in te stessa, ad analizzare e sdrammatizzare quei problemi che alla tua età erano enormi anche per me… Non importa se qualcuno leggerà quello che scrivi, servirà a mostrare con chiarezza quello che sei, non averne paura.
Ma soprattutto un consiglio che mi sento di darti è di mantenere il dialogo, per quanto possibile, anche con tua madre, nonostante i contrasti: fanno parte del percorso di crescita e aiutano il confronto. Te lo dice una che la mamma l’ha persa alla tua età, e ancora la rimpiange.
Buona vita, un abbraccione!