La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica



Sigmund Freud [e i poeti]

Posted by Marina Pizzi on May 25, 2008

“I poeti sono alleati preziosi, e la loro testimonianza deve esser presa in attenta considerazione, giacché essi sanno in genere una quantità di cose fra cielo e terra che il nostro sapere accademico neppure sospetta. Particolarmente nelle scienze dello spirito essi hanno di gran lunga sorpassato noi comuni mortali, giacché attingono a fonti che non sono ancora state aperte alla scienza.”

[in: Gradiva. Il delirio e i sogni nella Gradiva di Wilhelm Jensen, 1906, traduzione di Cesare L. Musatti, Bollati Boringhieri, ristampa 1997]

13 Responses to “Sigmund Freud [e i poeti]”

  1. nadia agustoni said

    “Particolarmente nelle scienze dello spirito essi hanno di gran lunga sorpassato noi comuni mortali”

    Mah!
    C’è da stare attenti a dividere i mortali in comuni e non comuni.

  2. Paola renzetti said

    Certo è una definizione che può solleticare un certo amor proprio e portare a credere (anche solo per brevi attimi!)a una specie di elezione fra i comuni mortali. Ma per fortuna ci sono così tante situazioni (anche nello scrivere stesso) in cui si misurano grandi limiti, che solo una distorsione grave della personalità può rendere stabile una simile convinzione.

    Ormai è assodato che il talento in alcuni campi, non si estende a tutti gli altri. Si parla di diverse “intelligenze” nelle diverse zone del sapere e dell’esperienza umana.

    Forse però l’espressione di Freud poneva l’accento su una certa “capacità visionaria” del poeta e dell’artista in genere, di percorrere strade inusuali, di familiarizzare anche con emozioni “negative” quali la tristezza, l’irrequietezza ecc., che porta a intuizioni e a scoperte nuove.

    Viene spontaneo pensare a certi grandi religiosi, come San Francesco che hanno espresso con fatti della vita e con la poesia la loro relazione con la natura e con il divino.

    Non so…anche a certi scienziati o esploratori, dei quali sono state raccontate le esperienze. In alcune di queste esperienze sembra proprio che si sia varcata una misteriosa e personale linea di confine.

  3. uhm, infatti a questo mondo molte poesie sembrano più preghiere o invocazioni deliranti senza una esatta base poetica…

    nella forma del delirio preferisco la ninfoflessia.

  4. Paola renzetti said

    Confesso che andrò a prendermi il vocabolario per cercare “ninfoflessia”.

    Per il resto, è un po’ vero, soprattutto riguardo alle “invocazioni deliranti” :-)

  5. jolanda catalano said

    Qui non si trattta,secondo me,di sminuire un mortale rispetto ad un altro.
    Mi sembra,comunque,che il POETA abbia una marcia in più,un quid che lo fa pervenire,spesso in anticipo sugli altri,ad alcune verità ontologiche.
    Ma non solo,il poeta,va cercando sempre un barlume di luce che dia respiro in altura al suo pensiero trasfigurato nell’eleganza e nel sublime dei versi.
    Il poeta,anche se scrive in solitudine,non parla mai solo per se stesso,ma tenta di dar voce all’universo muto o imprigionato nel caos della parola.
    jolanda

  6. Marco Saya said

    mah, oggi il poeta dal sapere accademico “televisivo/mediatico” non mi sembra che parli o sia in grado di osservare un mondo condiviso, noto, al contrario, invece un super-ego smisurato che spaccia come ego collettivo. in questo segue quel mondo visionario e un pò “strafatto” insito nell’opera “Freudiana”.

    Marco

  7. jolanda catalano said

    Marco,proprio per quanto dici ho scritto POETA.
    un caro saluto
    jolanda

  8. vbinaghi said

    Poeta è chi restituisce al linguaggio il potere di svelare l’inedito dell Spirito, che le scienze tendono piuttosto a surgelare. Poeta come Marina, e non molti altri.

  9. Paola renzetti said

    Andiamo un po’ fuori dal seminato, ma ci sono alcuni studiosi (ad es. Bruner) che accostano e mettono in relazione il pensiero scientifico paradigmatico a quello letterario-artistico, sostenendo che all’origine, nelle intuizioni iniziali e fondanti, i due linguaggi hanno matrici più comuni di quando si possa pensare.

  10. Paola renzetti said

    Volevo anche dire che mi sembra un po’ sterile cominciare a impantanarsi sul dire chi è poeta e chi non lo è …per fortuna non ci vuole la patente:-)
    Riguardo alle “visioni” di Freud o di altri come Jung, è innegabile che abbiano esplorato territori nuovi e poco conosciuti. Questo non toglie nulla alla loro genialità e al rigore delle loro discipline (non dimentichiamo che sono stati precursori), semmai aggiunge.

  11. a. said

    “Il poeta è poeta, non oratore o predicatore, non filosofo, non istorico, non maestro, non tribuno o demagogo, non uomo di stato o di corte. E nemmeno è, sia con pace del maestro, un artiere che foggi spada e scudi e vomeri; e nemmeno, con pace di tanti altri, un artista che nielli e ceselli l’oro che altri gli porga. A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l’uno e l’altra.” (Giovanni Pascoli)

  12. Richard said

    La poesia è un’esigenza quando è necessario smettere di percorrere strade conosciute per costruirne di nuove…

  13. Luca Rossi_Monza said

    La poesia è il mezzo attraverso il quale si chiudono vecchie porte, si aprono nuove finestre che si affacciano su altri orizzonti rivolti verso l’interno o l’infinito, là dove altri guarderebbero solo ai rumori del giorno o al silenzio della notte senza capirne il senso profondo. Quando poi non è solo fine a se stessa, ma diviene strumento di riflessione per taluni ed esprime il senso della didattica, allora essa raggiunge il suo culmine, che non è solamente visionario, ma partendo dalla visione rende palese un concetto che la scienza non potrebbe altrimenti motivare.

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