Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito?
A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi.
Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”.
Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan.
Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda.
Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi.
È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza.
A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.
(Dalle impronte dei bambini rom a Emanuela Orlandi, dal Partito Democratico alle ricerche in rete)
Ho tante cose da dire in questi giorni di prima estate che non riesco a mettere bene a fuoco l’orizzonte dei miei pensieri. Ne succedono di cotte e solo di cotte mi pare. O meglio anche di crude ma sono così crude che diventano indigeste, così parto dalle cose crude giusto per mandarvi forzatamente di corpo prima. Read the rest of this entry »
Confesso che la prima cosa che mi ha direttamente colpito di Appunti dal parco di Francesca Matteoni è stata la qualità della sua voce poetica, che per me ha uno straordinario potere di evocazione.
La brevissima raccolta di liriche e prosa, da poco pubblicata da Wizarts editore, risponde alla necessità di scandire e annotare con cura non esibita, confinato in un universale parco inglese, l’insieme degli stati d’animo della poetessa (“Non scrivere, non sperare, non dire”).
Il terzo libro è “Spingendo la notte più in là” , di Mario Calabresi. Come nel caso del libro di Lenci questo libro me lo sono trovato in casa (non l’ho cioè scelto e comprato appositamente) e questa è una curiosa coincidenza. Perché l’assunto del libro del figlio del commissario Luigi Calabresi, come è noto, ha molte parentele con quello di Lenci: perché sia fatta veramente giustizia occorre dare voce alle vittime. Non è ammissibile che di quella pagina, tristissima e oscura della nostra storia, a rendere testimonianza ci siano quasi esclusivamente gli sconfitti, gli assassini.
Il punto di vista della vittima è il solo modo, sembra di capire, per provare a trovare giustizia, non solo quella privata, evidentemente indispensabile, ai parenti delle vittime, per sentirsi almeno parzialmente risarciti dallo Stato per il quale il più delle volte la vittima aveva dato la vita, ma anche per ricostituire il tessuto virtuoso della solidarietà sociale, che se non è imbastito sul fondante valore della Giustizia, cioè sul riconoscimento certo dei ruoli di vittima e colpevole, non può produrre una società sana. Read the rest of this entry »
Nell’aeroporto c’è un ordine perfetto: il picchetto dei soldati schierati in due file, una di fronte all’altra, i fotografi costretti ad ammassarsi contro la recinzione di metallo, il corteo del presidente e la sua bella moglie con gli occhiali da sole, il tailleur chiaro, aderente al punto giusto. Gli sguardi sorridono, la visita è finita, l’accordo è totale. Read the rest of this entry »
Molti sono i giornali buoni per incartare il pesce e l’insalata, ben poche le musiche capaci di sbollire la rabbia o di anestetizzare le piccole e grandi rogne della vita quotidiana. Sto dicendo una fesseria, lo so, ma in un qualche modo questo post dovevo pur incominciare, non è vero? In caso di bisogno, ecco un paio di buoni consigli da tenere a mente.
Testi e traduzioni sono tratti da: Paul Celan, Sotto il tiro di presagi. Poesie inedite 1948-1969, traduzione e cura di Michele Ranchetti e Jutta Leskien, Torino, Einaudi, “Supercoralli”, 2001 (Die Gedichte aus dem Nachlaß, Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag, 1997).
Der Andere
Tiefere Wunden als mir
schlug dir das Schweigen,
größere Sterne
spinnen dich ein in das Netz ihrer Blicke,
weißere Asche
liegt auf dem Wort, dem du glaubtest. Read the rest of this entry »
Intervento su fede e ragione, in un dibattito a Genova (il 20 giugno) con Mons. Luciano Pacomio e il Prof. Giulio Giorello
0. Parliamo stasera di prospettive d’integrazione e dialogo tra fede e ragione. Guardiamo dunque al presente e al futuro in atteggiamento positivo e costruttivo. Ma diamo al tempo stesso per scontato il significato del punto di partenza dal quale muoviamo: fede e ragione come due grandezze ben distinte, che non di rado la modernità e la contemporaneità hanno visto e vedono in conflitto tra loro. Read the rest of this entry »
– sei ipotesi di un male maggiore,
più grande, sei qualcosa di morto, e devi
essere felice, credo, per esprimere, visto che sorridi,
e devi fottere il più possibile, potendo;
tu che sei lo spettro, l’idea malata di te, questo
che mi spinge e riprende: il tuo volto come mi piace
dipingere – ed io invece che sono luce, anche se in forma
dimessa; sono l’epico dramma di un sogno,
l’eroe di quanti costretti a vagare cadono per candore,
tesi nella profonda neve, così sommersi; Read the rest of this entry »
Ti scrivo perché ho deciso di dimenticarti. Sei stato per me una splendida utopia, una magnifica sfida. Ora basta. Ti comunico che non voglio amarti più. Perché non posso amare un uomo che non mangia patate fritte.
Come vedi non ho cominciato questa lettera con “Carissimo” o “Amore mio”, o con qualsiasi altra smanceria. Sono così arrabbiata con te, con me e con il tempo che ho sprecato che non mi sento di vezzeggiarti. Avresti potuto dirlo subito del tuo odio per le patate fritte, tutto sarebbe morto ancora prima di nascere.
Non che ci sia mai stato niente, a dire il vero. Sono anni che fra noi c’è solo un gioco crudele e affascinante: il tentativo della conquista, l’innamoramento leggero, superficiale, ma tenace. Un va e vieni di emozioni che oggi crolla miseramente, senza essere riuscito a dar corpo a nulla. Ti chiarirò le idee, giacché mi sembra di vederti d’un tratto confuso, nonostante la tua grandiosa intelligenza. Read the rest of this entry »
Tra un periodo morto e uno che emette segnali – ma molti, esageratamente molti – il più caro è il secondo. Perché oscilla tra le possibilità: oboe comune, oboe d’amore, corno, flauto. Si tratta di utilizzi diversi del fiato; e dello studio che si autoimpone; non è la violenza; no: perché è voluto; sì, ma è preso, e – dopo preso – sofferto, analizzato e fatto a pezzi, ora stesso.
Dopo qualche giorno mi è stato prestato un libro, ormai fuori commercio, di Sergio Lenci, Colpo alla nuca, dal quale, nel 1995, Mimmo Calopresti trasse liberamente un film interpretato da Nanni Moretti, La seconda volta.
Sergio Lenci, architetto, specializzato nella progettazione delle carceri (Rebibbia è stata costruita – male, secondo lo stesso Lenci – su un suo progetto), era un vecchio socialista “di sinistra”. Un sabato mattina del 1980 un commando di Prima linea fece irruzione nel suo studio, e dopo averlo messo a soqquadro, in cerca di chissà cosa, lasciò l’architetto riverso nel pavimento del bagno con una pallottola conficcata nel cranio.
Miracolosamente sopravvissuto, Lenci ha piano piano ricominciato una vita più o meno normale, fra le aule dell’università La Sapienza, dove insegnava, e quelle dei tribunali, in cerca di giustizia. Ha scritto un diario, che nel 1987 ha vinto il premio di Pieve Santo Stefano pubblicato l’anno successivo dagli Editori Riuniti. Lenci morirà nel 2001. Read the rest of this entry »
Le cose che si ricordano… le sigarette di Renato, il suo panino… Aveva preso a fumare tardi, e – accidenti a lui – un po’ di quel gusto acquisito me lo aveva attaccato. Così capitava, spesso al termine di una mattina di lavoro, quattro ore filate senza pause né soste. Mi appartavo su una panchina di fronte a una chiesetta in centro, all’ombra delle piante, dove non passa molta gente. La mia piccola solitudine. Renato era ancora in America allora. Read the rest of this entry »
Da: Franz Krauspenhaar, Le cose come stanno, Milano, Baldini & Castoldi, 2003.
[…]
Ho ripreso a scrivere che è notte quasi avanzata: mi sto trasformando in uno scrittore di memorie scandite al tempo presente. Pensavo di poter dipingere, un giorno: ma me ne manca la forza, mi manca la benedetta forza di afferrare le mie budella e schiantarle, così come si trovano, contro la tela. Solo così potrei dipingere, ora. Read the rest of this entry »
Qualche giorno fa, la mia devastata attenzione è stata sollecitata da una di quelle notiziole che appaiono nelle brevi di cronaca, nelle pagine interne, di altisonanti quotidiani altrimenti alle prese con fatti e notizie di portata ben più rilevante (penso ad esempio all’opportunità o meno che Mr.DonaToni rimanga incollato alla panchina di CT della nazionale).
Tre domande e una conclusione. La prima domanda: è giusto che il papa riceva il presidente americano George Bush, principale responsabile di una guerra basata sulla menzogna delle armi di distruzione di massa, principale responsabile di chissà quante migliaia di morti, di famiglie distrutte, di corpi per sempre deformi e di menti per sempre impazzite, principale responsabile di una sistematica violazione della dignità della vita umana nei suoi fondamentali diritti giuridici nella base militare di Guantanamo? È giusto che il papa lo riceva con onori mai concessi prima a nessun altro capo di stato tra tutti quelli passati in Vaticano? Read the rest of this entry »
Nei post precedenti ho cercato di fare divulgazione, e cioè di dar conto degli argomenti pro o contro l’esistenza di Dio nel modo più obbiettivo possibile, cercando di dipanare i contorcimenti mentali di cui si compiacciono i filosofi professionisti. Ma ora devo affrontare il quinto argomento di Tommaso (che coincide con il terzo di Kant) e cioè la necessità di dare un senso alla vita umana e all’universo. Qui devo ammettere che faccio fatica a essere obbiettivo.
Il senso dell’universo, lo confesso, non è cosa che mi tolga il sonno. È un problema che mi pongo, naturalmente; ma con la stessa freddezza con cui analizzo l’argomento ontologico. Ciò che invece mi tocca profondamente è il senso della vita, la mia vita. E questo, se da un lato mi fa sospettare di essere sulla strada di un argomento convincente, dall’altro mi fa temere di non saperlo valutare in modo spassionato. Read the rest of this entry »
A Parigi, in una notte del 1119 Pietro Abelardo, celebre maestro di dialettica e retorica alla scuola episcopale di Notre Dame, dormiva profondamente in un luogo appartato della sua casa. I congiurati furono guidati al suo letto da un servo, che durante il giorno si mostrava fedele, ma alla devozione verso il padrone aveva preferito il denaro. Alla testa dei congiurati c’era Fulberto, canonico di Notre Dame e zio, forse padre, di Eloisa, la fanciulla oltraggiata. “Si vendicarono su me in quel modo così crudele e ignominioso che riempì tutti di inaudito stupore: mi amputarono la parte del corpo con la quale avevo commesso il peccato di cui si disperavano, e subito si diedero alla fuga”, scrive Abelardo molti anni più tardi, nella “Storia delle mie disgrazie”. Read the rest of this entry »
L’aria era satura di minestrone. Arrivava a fiotti dalla cucina, che era aperta in direzione del campo. Le felci ondeggiavano stancamente, e ormai erano quasi le otto. Pedro e Alonso lavoravano chini sui carciofi, sfruttando la luce che ancora indugiava nel cielo. La sagoma scabra del Montserrat si ergeva placida sul fianco della montagna, e c’erano degli uccelli notturni che già cominciavano ad aggirarsi per quel tratto di spazio. Read the rest of this entry »