Giovanni Giudici

da La vita in versi

La vita in versi

Metti in versi la vita, trascrivi
fedelmente, senza tacere
particolare alcuno, l’evidenza dei vivi.

Ma non dimenticare che vedere non è
sapere, né potere, bensì ridicolo
un altro voler essere che te.

Nel sotto e nel soprammondo s’allacciano
complicità di visceri, saettando occhiate
d’accordi. E gli astanti s’affacciano

al limbo delle intermedie balaustre:
applaudono, compiangono entrambi i sensi
del sublime – l’infame, l’illustre.

Inoltre metti in versi che morire
è possibile più che nascere
e in ogni caso l’essere è più del dire.

da Autobiologia

La Bovary c’est moi

I

Deve essere stato l’abbaglio di un momento
un tac di calamita da una parola mia o sua.
E io che ci ricasco benché lo so come sono.
Ma ti amo – mi ha ripetuto e come faccio
a non riamarlo io che non chiedo altro.
Poi tutti a bocca aperta che uno come lui
con una come me che nemmeno col pensiero avrei osato.
Continuo a domandarmi come è possibile che.
Chissà cos’ha in mente chissà in me cosa vede.
Chissà cosa ama se pure ama.

Potrei supporre di non sapere come sono
e che anche lui si domandi come è possibile che.
Ma temo sia più vero quello che so di sapere
e lui se non oggi domani riaprirà gli occhi.
Forse ci sta già pensando a come cavarsene fuori
più avanti dei miei timori.
Non devo illudermi perché dopo sarà peggio.
Meglio dirglielo subito che se ha un sospetto è vero.
Che faccia conto sia stato come uno sbaglio al telefono.
Insomma niente – e che se vuole può andarsene.

da O Beatrice

Una

Una che si svestiva con molta docilità
deponendo in bell’ordine gli indumenti
uno sull’altro senza alcuna impudicizia
e tuttavia senza il minimo dramma di pudore

Ma appena commentando con ironia e con tenerezza
primo perché sapeva essere quello il rituale
e poi perché la pazienza è nelle donne virtù
che più di noi le frena sulla china della morte

Una che conosceva tutte le lingue del silenzio
e per questo soffriva gli errori delle parole
anche se la parola non è essenza
ma paura d’assenza nell’uomo che le parla

Una che amava il sole e l’oro
e per questo portava tutto il grigio dei doveri
come chi per mancanza di denaro abbia lasciata
sul banco la bella cosa a lungo soppesata.

Alcuni

Alcuni inseguono tutta la vita
uno scopo – il disegno di un meccanismo
un seme particolare di grano un incrocio di canarini
l’attuazione di un piano la costruzione di una casa.

Alcuni in abitazioni private o in asili
psichiatrici ritentano solitari di carte
o calcoli di moto perpetuo o altre
più improbabili imprese come rivoluzioni.

Essi sono uomini o donne derisi
o tutt’al più gentilmente commiserati
sia perché l’ambizione che li muove si giudica eccessiva
sia perché appare futile l’obiettivo.

Ma io voglio dire che al confronto
non c’è impresa spaziale né invenzione
pari all’attento studio di costoro che sacrificano
alla cosa impossibile ogni raggiungibile piacere.

Essi hanno parenti amici e figli madri e padri
mogli e mariti hanno maestri e direttori di coscienza
che accampano più esperienza
e che li esortano alla quotidiana concretezza.

Essi come ognuno di noi hanno persone e cose
di cui la presenza stessa ha forza più delle parole
e gli argomenti risultano inoppugnabili
quando gli dicono – pensa a quel che fai.

Non c’è dubbio – i persuasori sono nel giusto
perché è senza conforto lo stato di questi ostinati
e agitato è il loro sonno scarsa la salute del corpo
e non hanno alleata la minima probabilità.

Non è il loro coraggio coraggio di giocatore
o rischio calcolato di trafficante
e nemmeno intuito di stratega o di capo politico
o di chirurgo all’unica estrema occasione.

Essi non hanno con sé la tradizione di una fede
anzi tradiscono a volte
sovvertono la morale fomentano il disordine
in se stessi perduti prima di ogni salvezza.

E non possono indicarti il nome di qualcuno
perché non ha fama chi è nella vera ignominia
né superbia di martirio né la gloria di un emblema
ma grazie ad essi ha un senso la specie uomo.

Pensando di loro ti scrivo queste parole
oggi che dirci insieme è dire nessuna speranza
sbarrati da ogni saggezza sbarrati dalla storia
ormai più di passato che di futuro nutribili.

E chiamandoti a un futuro di penuria
io chiedo la tua insania perché la mia abbia forza
perché si possa dire che è una cosa reale
quella che due distinte persone vedono identica.

E tutto questo è ancora poco al confronto
del nulla di chi insegue un solitario ideale.
Essere umani può anche significare rassegnarsi.
Ma essere più umani è persistere a darsi.

da Fortezza

20

Dissi chi ero e vi prego prendetemi
Benché riluttassero quelli
Al mio affranto decoro
E io non risultando nella lista -
Fu il capo a venirmi incontro
Ochèi se è lei che lo vuole
Ai suoi ordinando accendiamo
La pratica:
Dal mio triste nascondermi al nascosto non potevo
Andare oltre o tornare indietro -
Volevo un luogo dove svelarmi
Con voce calma rielencare i miei frantumi
(20-24 dicembre 1988)

da Empie stelle

L’amore dei vecchi

In una gloria di sole occidentale
Vaneggi, mente stanca:
Inseguito prodigio non s’adempie
Nell’aldiquà del fiore che s’imbianca

Ma tu, distanza, torna a ricolmarti
Tu a farti terra in questa ferma fuga
Mare di nuda promessa
Ai nostri balbettanti passi tardi

E tu, voce, rimani
Persuàdici – un poco, un poco ancora
Nostro non più domani,
Usignolo dell’aurora

(da La poesia italiana dal 1960 a oggi, Daniele Piccini cur. Bur 2005)

Biobibliografia

selezione testi di Elena F. Ricciardi

19 pensieri su “Giovanni Giudici

  1. Come si può non apprezzare un poeta che ha l’umiltà di scrivere:

    “Ma non dimenticare che vedere non è
    sapere, né potere, bensì ridicolo
    un altro voler essere che te.”

    Blackjack.

  2. Un grande autore, che può insegnare molto a chi si avvicina alla scrittura poetica per la prima volta. Nei suoi versi entra la quotidianità, la biografia, l’indirizzo di casa.
    A proposito di umiltà:
    ” e in ogni caso l’essere è più del dire ”

    Un caro saluto a Fabrizio

    Antonio

  3. La poesia di Giudici, che nei miei primi anni di letture mi riusciva poco vicina, l’ho riscoperta con grande gioia negli ultimi tempi, e lo considero davvero un maestro inarrivabile. Quando mi capita di parlarne a lezione butto lì una battuta che di solito sconcerta, ma che per me non è solo una battuta: “Giudici è il Fantozzi della poesia italiana”, per il suo grigiore, per il suo essere tentato dal tragico, per volerlo e non volerlo – e questo è tragico, almeno nel nostro tempo. Poi la sua grande maestria artigianale, il suo confrontarsi con la poesia ad un tempo come uno strumento e come un oltre irraggiungibile ma presente in maniera pressante e, ancora, tragicamente frontale. La sua poesia come codice ad un tempo dis-umano e umanissimo fino alla pietas mi sembrano davvero unici: ci fa sentire, come pochi altri, che la letteratura è ad un tempo tana difensiva e resistenza eroica, che dietro ogni poeta ci sta un pavido che non teme la paura ma la vive e la dice, e un eroe che non teme la contraddizione di una lingua che sia capace di essere tutto questo. Il suo “realismo” è davvero tale perchè non scarta il teatro, la finzione, la maschera, perchè sa che la tradizione è culla e bara/baro, perchè sa che solo in questo percorso ci è dato di fare della verità una pratica, del rito una infrazione e una construzione positiva e sprigionante senso (indistinguibile dal non senso). Particolarmente commuovente è per me un libro come “Salutz” dove il massimo dell’intellettualismo si rovescia in una umanità lacerata ma viva, consapevole eppure cieca. Da lui dovrebbero imparare molto anche quelli che si trovano sicuri nella loro presunta capacità di “dire il quotidiano”, dimenticando che il quotidiano è anche un sistema simbolico-culturale-intellettuale. Spesso, infatti, il suo magistero è stato sfruttato in direzioni a lui quasi estranee. Se dovessi fare un nome che davvero ha imparaato molto da Giudici forse mi verrebbe solo quello di De Signoribus…

    andrea ponso

  4. uno dei più grandi poeti del novecento…
    “Ti piacerebbe un giretto d’oblìo?
    Non dirmi cosa avresti risposto tu
    Perché a rispondere c’ero io –
    Alles Gute, mi vesto e sono giù”. Giudici per me è molto più che un maestro. Quando devo scrivere qualcosa di nuovo, se non mi vengono le parole, leggo due poesie di Giudici e subito nasce una nuova poesia.

  5. Veramente un grande. Io mi ricordo questa ,non so se lei se la ricorda ancora…. SE NE SCAPPA VIA COME IL VENTO, VIA LONTANO PER MAI PIU’ TORNARE, E TU PUOI ANDARTENE A RUSSARE. Molto bella..

  6. Ho un suo libro ” prove di teatro”, comprato alla stazione termini, avevo i soldi e i minuti contati.
    Amo il suo stile e la sua ironia.
    pino

  7. Leggo quest’antologia breve oggi che GIUDICI ci ha lasciato e vorrei ringraziarlo pubblicamente per lo stile delle sue poesie, per i libri di saggistica e per gli articoli giornalistici che mi hanno accompagnato negli anni settanta e un poco anche ottanta. Godevo a quel suo stile di semplicità profonda, a quell’ideologia sposata con la tenerezza e all’analisi letteraria che era sempre analisi di vita. Grazie, Antonio Lotierzo

  8. FINIS FABULAE

    Come una scia si richiude la favola
    sugli sbruffi dell’elica lussureggiante di schiuma.
    Guardala a poppavia che s’appiattisce
    levigata da diavoli mulinelli.

    L’essere è più del dire – siamo d’accordo.
    Ma non dire è talvolta anche non essere.
    Ah discreta più del dovere fu l’incoscienza.
    Presto tutte le acque saranno uguale e lisce.

  9. Sì, Giovanni, la favola finisce,
    ma la “verde mela” è stata
    “addentata” (Salutz, 1986).
    Roberto

  10. Pingback: Letteratura Necessaria – Azione 23 – Coabitazioni « letteraturanecessaria

  11. Giovanni Giudici è, come ha recentemente sostenuto Giulio Ferroni, insieme a Andrea Zanzotto, l’ultimo dei grandi poeti italiani. Nel volume che raccoglie i Versi della Vita c’è sinceramente e veramente la forza di versi che rimangono incisi nella mente e vi si ritorna. Un poeta che scrive con l’anima disciolta nell’inchiostro. Ho scritto un saggio su di lui e ho trovato numerosi documenti inediti, mi ha stupito la piena corrispondenza fra vita-biografia e versi-poesia.
    Angelo Favaro

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