Capriccio sopra l’orgoglio
Posted by lambertibocconi on July 3, 2008
L’orgoglio, il più ambiguo fra i caratteri, virtù e tara accusate anche da Cristo. Dignità se amor proprio, ma nefasto se opposto dell’umiltà; ubriacatura dell’ego e specchio maligno del fiore di narciso, o rosso del papavero sulle gote che dicono No, ma ugualmente rubino sulla gota della rosa quando altera dice Sì. Virtù e tara della timidezza, problema relazionale, affermazione di solitudine, l’orgoglio della vetta, di quella pecora che divenne aquila. Solo io, e la morte mi fa un baffo. Solo io, e la tigre mi divora ma io le rido sulle zanne.
Ne scorgo una comparsa suprema in un attimo in cui questa sfuggente virtù si rovescia su se stessa: l’orgoglio di divenire nulla e lasciarsi spezzare dietro le ginocchia di fronte a una manifestazione del trascendente. Accadde a Paolo, a Martin Lutero e persino a me, nella fede artistica, quando, anni fa, il mio orgoglio di inginocchiata echeggiò nella maestà della regina del Fado e prese le forme di uno scialle nero che volava come i corvi. C’era il mio idolo assoluto, Amalia Rodrigues, che cantava all’Arena di Milano una sera d’estate minacciosa di temporale, in quei concerti all’aperto gratuiti organizzati soprattutto per gli anziani. E io lì sull’attenti col cuore che mi batteva. C’erano poche decine di persone; lei con quello scialle nero da regina del popolo, bellissima, se ne fregava di tutto, e in mezzo al suo fado cantava anche delle strofe in italiano, senza nemmeno ricordarsi le parole; era radiosa di una bellezza oltre gli anni, scavalcava il tempo con la limpida raucedine vecchia della sua voce assoluta. Cominciò a piovere e Amalia con la mano che era libera dal microfono si afferrò a un tendone di plastica che copriva gli impianti e continuò a cantare a fonda voce coprendosi con quel telo tenuto alto, inscenando una specie di ondulamento solitario, come Vasco da Gama. Era il mio comandante dietro al quale da sempre ero andata navigando con tutto il mio ardore.
All’intervallo, per così dire, ovvero quando aveva preso a piovere un po’ più forte, mi feci coraggio (nel senso che seguii il mio impulso) e andai dietro il palco, nei camerini di compensato. E chi mi avrebbe potuto fermare? C’era un tipo del servizio d’ordine, mi chiese: “Tu chi sei?”. Io gli risposi la cosa più audace che la mia mente potesse partorire, poiché volevo veramente entrare: “Sono l’interprete di Amalia”. E così, un po’ spiazzato, il guardiano mi lasciò passare.
E quando finalmente mi trovai faccia a faccia con il mio idolo, per la prima e unica volta nella mia vita incorsi nella reazione fisica della devozione. Riuscii a dirle in un fiato: “Signora, io la ammiro moltissimo”, e in quel momento mi cedettero le gambe, e mi trovai genuflessa davanti ad Amalia Rodrigues. Lei, muovendo una mano in modo molto signorile ma nello stesso tempo confidenziale, mi fece segno di alzarmi. Poi non so assolutamente più che cosa balbettai; le parole erano solo una presa di tempo per abbeverarmi della sua presenza. Lo considero uno dei quarti d’ora più importanti della mia vita, soprattutto se voglio, come voglio, ritenere che l’Arte sia un valore.
A un certo punto, aveva smesso di piovere e l’aria si era fatta nuovamente appiccicosa; c’erano delle zanzare, Amalia le scacciava, quasi ci giocava: rideva di se stessa, dei suoi vani tentativi di farle fuori in un battimani. A un certo punto si spazientì, e allora prese la sua borsa e tirò fuori una boccetta spray di Autan. Compì questo gesto con una maestà incredibile, se ne asperse come fosse la più preziosa delle essenze (e nello stesso tempo, un gioco!), poi lo sporse verso di me offrendomelo. Così, mi feci spruzzare l’Autan da Amalia Rodrigues.
In quella sera d’estate ormai lontana della mia spiaccicata Milano si compì questo tributo alla massima essenza di una delle tante dimensioni possibili dell’orgoglio, quella estetica, che porta il suo servitore a lasciarsi cadere ai piedi dell’idolo di bellezza, entrando nudo e nullificato nel castello dei vertici dello spirito.

















nadia agustoni said
Amalia Rodriguez un mito! Grazie Anna per offircela nella memoria così. Un abbraccio a te
la funambola said
mi piacciono le persone Orgogliose, mi piace la gente che ha amor proprio.
ce ne sono poche in giro.
amor proprio significa applaudirsi e congratularsi con sè stessi, prendersi cura di sè per far star bene e accogliere chi ti è vicino.
significa guardarsi e rispettarsi, farsi delle cortesie, darsi delle carezze, prendersi in giro, ri prendere fiato.
amo le persone Orgogliose e fiere di sè, del sè dentro non del sè che ha bisogno di manifestarsi, di esibirsi.
l’orgoglio che nasce dalla consapevolezza di essere soli, fragili, irrimediabilmente orfani ma che rifiuta santi e dei, miti e utopie.
mi piacciono le persone che mostrano la loro paura, l’Orgoglio di non aver paura di mostrasi nudi, l’Orgoglio di offrirsi, di rischiare, sempre, il tradimento dell’illusione.
un Orgoglio fiero di riconoscersi impotenti di fronte a questo mistero che è la vita ma con la possibilità di trovare il divino che è in noi e negli altri.
mi piacciono le persone Ogogliose che sanno dire di no a tutto questo rumore di niente.
un bacio anna, nell’orto coltivo ravanelli insalata pomodorini melanzane peperoni piattoni dette taccole insalata basilico cetrioli…e alcune belle bimbe :)
sappi che a una di questa ho dato il nome di anna e ogni tanto le canto la canzone del chisciotte e lei sembra crescere bella forte e consapevole del servizio che dovrà rendere :)))
la funambola
robertorossitesta said
Cara lambertibocconi,
Amalia Rodrigues, ecco un’altra cosa che abbiamo in comune!
Non fui così fortunato e così bravo di fronte a un altro tipo di bellezza, quella di Sergio Quinzio, la sola volta che lo incontrai di persona. Come drogato da una situazione strana e inconsueta mi comportai da pollo vanesio. Lui giustamente non se ne accorse, ma la cosa ancora mi brucia.
Un caro saluto,
Roberto
lucy said
l’orgoglio ha due facce: una, per così dire buona e creativa, che guarda verso la dignità e il riconoscimento di ciò che di grande portiamo in noi e altri dentro di sè, l’altra, maligna e distruttiva, che guarda verso la superbia. (scrissi qui qualche tempo fa qualcosa sulla superbia, aveva a che fare con dante e con cristo).
tutte le volte che sono stata in presenza di qualcuno di grande ho provato un sentimento di devozione e gratitudine con quel grammo di follia che ti consente di parlare e agire spudoratamente. non sempre il contatto ha funzionato: qualche volta me ne sono tornata pensando che il mio “mito” era meglio fosse rimasto tale. fa niente. ma il più delle volte la mia ammirazione si è rivelata ben riposta. il calore che si prova di fronte all’arte e alla bellezza unite alla semplicità dei modi di chi le interpreta, modi tuttavia regali, è un bene prezioso.
enrico de lea said
grande Anna! che splendida (e “vera”) rappresentazione!
lambertibocconi said
Grazie a tutti. E viva Amalia, e così vi ho svelato anche la mia fede… e naturalmente sono orgogliosa di essere amaliana.