Massimo Sannelli. Prometeo (da Eschilo). Inizio
Posted by fabrizio centofanti on July 7, 2008
EFESTO
contro la mia volontà e anche contro
la tua volontà dura oggi ti lego
con catene durissime alla vetta:
è sterile, senza le voci umane
e senza ombra. il sole ardente qui
sa umiliare il fiore della pelle,
e lo farà.
la notte coprirà la luce e allora
ne avrai conforto e il nuovo sole dopo
scioglierà la rugiada e per sempre
l’assillo di questo tempo sarà contro
di te. io ti lego, oggi.
la tua rovina è l’amore per gli uomini
e la tua gloria – tanto nudi sono
e da te troppo amati e sei un dio
anche tu. e a noi – tu non hai mai pensato.
mia grande arte, come ti odio ora.
PROMETEO
e io non odio la mia.
a quegli uomini, io ho dato una testa.
con gli occhi aperti gli occhi erano vani
con buone orecchie era vano udire
popolo senza luce come i sogni
fatui non abitavano la terra
esposta al sole e nulla niente mai
sapevano del legno e si accucciavano
nel fondo nero delle grotte come
le formiche, ma senza un chiaro segno
che fosse inverno o primavera o estate;
questi non sono uomini, dicevo:
sono ombre. insegnai che cosa è il cielo
e la superba invenzione dei numeri
e l’arte che fa vincoli tra i segni
madre di Muse e memoria del mondo
e imposi i finimenti agli animali
fieri schiavi di giogo e cavaliere
e unii al carro i cavalli domati
e ho immaginato i carri con le ali
bianche di lino per correre in mare:
io ho inventato le arti dei mortali
e piango ora. piango. non mi libera
più nessuna cosa da questa piaga.
CORO
non sei degno del male che ora soffri.
PROMETEO
ad un malato non si dava cura
non vi era medicina da mangiare
o bere o come unguento e questi uomini
morivano morivano morivano
spiegai divinazione e medicina
e ho distinto e acceso nei mortali
le profezie racchiuse nelle viscere
delle bestie nel volo degli uccelli
nel fuoco che fa lampi quando parla
ho fatto queste cose e molte altre
anche il rame l’argento il ferro l’oro
chi potrà dire “li ho scoperti io”
io li ho scoperti prima e ora ti dico
Prometeo ha dato tutto, a tutti gli uomini.
CORO
non devi amare troppo
questi mortali. tu
trascuri la tua sorte
difficile – e io ho ferma
speranza che tu un giorno
sarai senza catene
e grande, come Zeus.
PROMETEO
non è ancora il momento.
quando sarò domato
veramente io
lascerò questi ceppi
terribili: non ora.
l’intelligenza è fragile,
l’obbligo non lo è.
CORO
chi governa questo obbligo?
PROMETEO
le Moire e le Erinni
hanno buona memoria
CORO
che cosa dici? Zeus
vale meno di loro?
PROMETEO
credi che Zeus sia libero?
CORO
Zeus? nostro padre? non regna per sempre?
PROMETEO
non chiedere di più.
CORO
questo segreto è grave.
PROMETEO
parlate d’altro. oggi
non è il tempo di dire
questo segreto. taci.

















Fabioletterario said
Penso che Prometeo sia una delle figue più interessanti della letteratura e della tragedia antica. Chi di noi avrebbe voluto gabbare gli dei per aiutare gli uomini, ben sapendo il destino cui sarebbe andato incontro?
sparz said
una delle tragedie più potenti e intense di Eschilo. Anche il finale con il rivolgimento di tutto l’universo è assolutamente grandioso. Oltretutto sembra che Eschilo momento per momento crei la lingua adatta ad esprimere eventi di questa portata cosmica. Un testo di fondazione dell’umanità.
renatamorresi said
l’intelligenza è fragile,
l’obbligo non lo è.
da pensare, pensare, pensare…
grazie massimo.
r
massimo said
grazie a chi crea cose che durano, durano, durano, e che suonano ancora così NUOVE – perché il nuovo *fu*. grazie a chi ci crede. e questo frammento è l’inizio di una performance, per attori dalla faccia lunga e secca [Lina Sastri - un sogno]. e il suo sottotitolo non è PRINCIPE GALEOTTO come il Decameròn cognominato, ma CERCASI ATTORI. e vivete felici
massimo
ritaflorit said
grazie a Fabrizio e a Massimo che in questo mio giorno di fuoco
(un annniversario) mi regalate una reverie sul fuoco!
rita
ang said
rif. alla figura di prometeo:
“Quando più l’artista aderisce imparzialmente al particolare, tanto più cresce l’anarchia … scompaiono ogni gerarchie e ogni subordinazione”
Charles Baudelaire, Il pittore della vita moderna, trad.it. in Scritti sull’arte, Einaudi, To 1992, pp. 291-292.
http://www.cosmoedu.net/Manet.dejeuner.750pix.jpg
nadia agustoni said
Se posso aggiungere i miei banali complimenti…
Grazie Massimo.
Sonia da Macerata said
Caro Massimo,
pèrdono,apro oggi il pc..
La cosa più bella,semplicemente estatica e disarmante.. e abbacina di oro che cola in perle..ed io,per via della mia riluttanza all’uso del computer,ho avuto due giorni in meno di bellezza …
E mi ha toccato,e mi ha ferito,e poi è stata unguento lenitivo..
Grazie,Massimo,grazie.
Sonia da Macerata
massimo said
sono quasi sempre, e sempre di più, mani di donne. senza l’enfasi delle “donne gentili”, ecc. – mani di donne.
vi prego: queste pagine sono solo l’abbozzo di un abbozzo. prima di tutto, non è completo. e poi: la pagina non dà l’idea di quello che dovrebbe essere – *per esempio* – la pronuncia dei due *io* in “li ho scoperti io – io li ho scoperti”. ora mi piace questa cosa: che la pagina non contenga tutto. e siccome NON CONTIENE TUTTO, ora non rappresenta più *me*, ma CONTIENE TUTTI, perché ognuno ci metterà la sua voce, buon (buona) perfomer e buona antenna.
l’ex tossico che camminava ieri in via Lomellini è un uomo che ha sbagliato? un peccatore? forse sì, e sì, o no, e no. o è qualcosa – cioè qualcuno – che assomiglia molto al “se non sarete come bambini…”? era la dolcezza pura, virile e infantile, nello stesso tempo: che bacia e abbraccia. nome, simbolo, forza, purezza: Salvatore. sì chi lo nega possa ‘l ver sentire!
*
[di un film]
l’unica cosa che non mi convince è che spenta la telecamera questi angeli non hanno più voce. l’obiettivo è ambizioso anche lui, e furbo e strategico: seleziona illumina registra abbandona. ma gli occhi umani non sono così – *volendo*.
ang said
-ma gli occhi umani non sono così – *volendo*-.
“… Se il cieco vedrà
per fede, le cose nude non sono
vane. Chi sembra spoglio riderà
più di tutto;…”
Massimo Sannelli, Venti sonetti. Roma, La camera verde
per la mia esperienza è una condizione impossibile, l’egocentrismo del cieco non può permettergli di avere fede, deve pensare solo a salvarsi. e salvarsi e salvezza sono due termini molto lontani.
ang/julie(tte)/mardou (fai tu, il nome non ha grande importanza a casa mia)
massimo said
non solo il cieco *potrebbe non avere fede*. anche altri potrebbero non averla. ma il cieco potrebbe anche averla. e non tutti i ciechi potrebbero negare la fede. e i volti sono diversi, le lingue anche, i casi anche, le vite idem, i nomi si alternano e comppongono facce facce facce facce facce… Osho si offese quando fu paragonato a Krsnamurti: sì, qualche parola sarà anche simile, ma non vedete che io e Krsnamurti siano persone diverse? Ecc.
ride chi non ha niente. non perché stia meglio, ma perché [un Narratore lo insegnò] chi ha dei diritti e non sa di averli è *adorabile*. dunque ["Secolo XIX" di ieri, giovedì] don Gallo non trova osceno fare da mediatore tra i trans e il Comune [che vuole risanare il Ghetto, e allontanare gli uomini-donne, benché siano lì da 30 o 40 anni, benché siano proprietari dei loro bassi]. è possibile: sapendo che qualcuno è adorabile nel suo non essere, non avere, non apparire, nell’appartenere alle “cose che non sono”, che distruggono ridicolizzano appiattiscono le “cose che sono”.
in questa stessa Città Barbara, Baget Bozzo dice che la preferenza per i poveri è gnostica, non cristiana. dualistica, non olistica. provare per credere: un’altra Narratrice disse di non aver trovato una “sorte migliore” facendo il giro delle “rosticcerie”. perché “chi sta bene non si muove”, mangia mangia mangia…
gli uomini “morivano morivano morivano” e Prometeo disse che non erano uomini, ma ombre. il dualismo è dato dalla sofferenza, non dalle azioni *contro* la sofferenza.
ang said
“[...]
è possibile tutto ciò che non cambia.”
M. Ferretti, “I versi urbani III”, da “allergia”, Marcos Y Marcos, Mi, 1994
J.M.
massimo said
altri frammenti, da un monologo (*Jinny*, da Virginia Woolf), in forma di evocazione, a distanza di centinaia di metri dalle cose “buone” o “care” o “calde”, nella realtà e in mente. la distanza non è solo di spazio. parla ciò che io non sono: una voce di donna che non ha ancora 25 anni, leziosa e preziosa – eppure l’ho voluta, l’ho ritmata in italiano. chi è? Rosaria Lo Russo è stata la prima a leggerlo, in modo eccezionale. e poi? poi chi? chi viene? chi verrà? frasi a cui non tolgo la loro parte di enfasi.
Immagina che un uomo sia davanti
alla credenza. Dici: «è vivo»; e il vivo
sta vivo tra i vasi di porcellana.
Vuole romperne uno; detto, fatto;
così distrugge mille
sterline in un istante.
A Roma lui amava una ragazza;
lei l’ha lasciato; ora lui raccoglie
vasi di porcellana e cose antiche –
la bellezza deve essere spezzata,
ogni giorno – lo so – e usata e ancora
usata e consumata,
per rimanere bella.
Ma lui è sempre fermo e la sua vita
ristagna nel suo mare
di porcellana. Strano!
è troppo strano! Prima
era giovane, stava
a bere rum per terra,
con amici soldati.
Lei l’ha lasciato; e lui è solo; e sogna:
quello che è stato è stato.
***
chi è giovane uscirà da un brutto buio,
si guarderà sicuro intorno e avanti.
e una porta si apre. una porta, dopo,
si apre sempre.
tutto è reale, tutto, e tutto è saldo,
senza vedere ombra che sia ombra,
e sulla fronte la bellezza corre!
e sulle guance…
il corpo è tutto lucido, le mani
restano poco aperte e poco chiuse:
tra non molto le mani si contraggono
in una presa.
massimo said
intanto: l’India, la povertà, i rifiuti, i rifiuti umani, la “scuola di poesia”, la “bocca in fiamme”, il passaggio ad una performance che non è più solo vocale – queste cose tagliano il mio tempo in due. ho visto un frammento del Signore degli Anelli, il film. gli Elfi sono bellissimi, incredibilmente belli. parlano in elfico, in modo incomprensibile; parlano anche la koiné di tutti, e questo non li rende meno belli. ecco, ho avuto la sensazione che molte *mie* poesie siano in elfico [a mia discolpa: la volontà di piacere ai primi amici, a M. e a G. a M. a F. a tutti - e A CHE SERVE?; a mia discolpa, dopo: il fatto che l'italiano non sia veramente parlato, se non convenzionalmente, e immeticciandosi sùbito. per esempio la lingua veneta convive con un "veneto maccheronico", italianizzante - e allora è italiano o veneto? ecc. / pensavo che un po' di artificialità *sanguigna* non avrebbe contraddetto la lingua; ma l'apparenza elfica non aiuta - e allora?].
e questo non significa che *ora* scriverò dei fiori sul balcone [le rime chiare in -are di Caproni sono quasi scientifiche, e sono l'opera di un musicista, consapevole di tutto]. significa solo che la potenza è più utile dell’assottigliamento [bisogna vedere da vicino, a distanza di centimetri, i quadri di Bacon: che dipingeva sul retro grezzo delle tele, e diceva "i like men" e beveva beveva beveva - che cosa *mancava* a Bacon? tutto e nulla]
questi scritti non sono scritti. sono solo gli appunti per un esecutore, abbastanza barbaro da dire: “è mio, non tuo”. la loro lingua è ancora lontana dal parlato comune, ma la loro apparenza formale non è più elfica. in ogni caso, le divisioni sono più immaginarie che reali – finché non c’è una comunità fitta intorno alle parole, tradizionali o di ricerca. e questo deve accadere, ed è il popolo futuro [incatesimi spari e petardi - aspettare e vedere]
ang said
“Finalmente condivido l’infinita soddisfazione, perché questi miei scritti hanno superato i limiti propri della prigione, anche di questa che, per essere un carcere di donne, mantiene ancora fino a oggi uno dei regimi di vita più restrittivi a livello internazionale, Perché questi scritti riflettono il mio mondo interiore che non sarebbe stato possibile conoscere, neanche a me stessa, se non ci fossero stati questi anni di carcere e, benché ciò suoni ironico, dietro questi muri ho vissuto i momenti più felici della mia vita, con amore e libertà.”
Milagros Chávez González-Chorrillos, novembre 2006
–Antitodo e Veleno–
Il dovere mi porta a abbandonare
Questa benedetta dipendenza
ma il mio pugno tormentato
stringe senza pietà la penna
e io continuo a drogare il mio essere.
Se dormo
mi sveglio di soprassalto
e anche al buio
scrivo sulle pareti.
Se leggo
getto via disperata il libro
e se non lo trovo
strappo il foglio.
Se cammino
mi fermo ansiosa
a bere di nuovo, tutto in sorso,
questo antidoto e veleno, un’altra volta.
Milagros Chávez González, “Ranuras de Luz”
fabrizio centofanti said
trovo assai bella l’ idea della traduzione dall’elfico. rileggersi e riscriversi: ci vuole coraggio, o più semplicemente cuore.