Su una poesia di Robert FROST – di Antonio SCAVONE
Posted by fmarotta on July 7, 2008

(Robert Frost 1874-1963)
A minor bird
I have wished a bird would fly away,
And not sing by my house all day;
Have clapped my hands at him from the door
When it seemed as if I could bear no more.
The fault must partly have been in me.
The bird was not to blame for his key.
And of course there must be something wrong
In wanting to silence any song.
*
Un uccelletto
Proprio ho sperato che volasse via,
e non cantasse sempre davanti a casa mia;
gli ho battuto le mani dal limitare
quando non l’ho potuto più sopportare.
Mio in parte il torto dev’essere stato.
L’uccelletto non era stonato.
E qualcosa non va, qualcosa manca
in chi vuol far tacere uno che canta.
(da: Robert Frost, Conoscenza della notte, traduzione di Giovanni Giudici, Torino, Einaudi, 1965)
*
“A Minor Bird” di Robert Frost ci fa pensare inevitabilmente al “passero solitario” di Leopardi o all’upupa di Montale o ancora ai gabbiani di Attilio Bertolucci sulle rive del Tevere, agli uccelli di nido che perdono la traccia nella nebbia di Luzi. Pensiamo alla natura che ci circonda, che fa da sfondo silenzioso e inerte alle nostre ansie, che si aspetta le nostre manomissioni più che le benevolenze, la nostra protervia e il nostro calcolo per una terra che dovrebbe essere il segno e il pegno del nostro ingegno e della nostra fatica. Càpita anche a noi, come ci ammalia Robert Frost, di mandar via un uccelletto che canta, di volerne fare a meno perché crediamo che non sia quello il suo posto, il davanzale della finestra o la grondaia sbilenca del tetto. Ma gli uccelli devono nutrirsi, procacciarsi il cibo anche sui cumuli dei rifiuti, adattarsi sulle stecche delle antenne televisive, farsi la guerra tra crudeli e timidi, tra rapaci affamati e prede denutrite. E così non ascoltiamo più canti o gorgheggi, ma rintocchi, segnali, grida, strepiti. Ferdinando Camon ha scritto che “la poesia comincia quando la vita è la posta”: non illudiamoci, viviamo una stagione storica dove tutto è in gioco, tranne la vita. La vita viene presentata come un titolo secondario nel mercato dei valori, contano molto di più espedienti, sotterfugi, imitazioni del reale. E all’uccelletto che non era stonato nel New England di Frost si risponde ancora, anche da noi, nella Bassa e sulle Maremme, sui golfi e le spiagge, che far tacere chi canta è una necessità ma poi diverrà un’abitudine. Qualcosa è tornato a mancarci.















Giovanni Nuscis said
“E qualcosa non va, qualcosa manca
in chi vuol far tacere uno che canta.”
…Ed anche in chi glielo permette.
Grazie, Francesco
Giovanni
la funambola said
però io voglio credere che
“quella vita che fu tenuta a freno
troppo stretta e si libera,
correrà poi per sempre, con un cauto
sguardo indietro e paura delle briglie.
il cavallo che fiuta l’erba viva
e a cui sorride il pascolo
sarà ripreso solo a fucilate,
se si potrà riprenderlo”
mi piace avere fede
un caro saluto francesco
la funambola
fmarotta said
Grazie. Un caro e grato saluto a voi.
fm