La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica



Su una poesia di Robert FROST – di Antonio SCAVONE

Posted by fmarotta on July 7, 2008

(Robert Frost 1874-1963)

A minor bird

I have wished a bird would fly away,
And not sing by my house all day;

Have clapped my hands at him from the door
When it seemed as if I could bear no more.

The fault must partly have been in me.
The bird was not to blame for his key.

And of course there must be something wrong
In wanting to silence any song.

*

Un uccelletto

Proprio ho sperato che volasse via,
e non cantasse sempre davanti a casa mia;

gli ho battuto le mani dal limitare
quando non l’ho potuto più sopportare.

Mio in parte il torto dev’essere stato.
L’uccelletto non era stonato.

E qualcosa non va, qualcosa manca
in chi vuol far tacere uno che canta.

(da: Robert Frost, Conoscenza della notte, traduzione di Giovanni Giudici, Torino, Einaudi, 1965)

*

“A Minor Bird” di Robert Frost ci fa pensare inevitabilmente al “passero solitario” di Leopardi o all’upupa di Montale o ancora ai gabbiani di Attilio Bertolucci sulle rive del Tevere, agli uccelli di nido che perdono la traccia nella nebbia di Luzi. Pensiamo alla natura che ci circonda, che fa da sfondo silenzioso e inerte alle nostre ansie, che si aspetta le nostre manomissioni più che le benevolenze, la nostra protervia e il nostro calcolo per una terra che dovrebbe essere il segno e il pegno del nostro ingegno e della nostra fatica. Càpita anche a noi, come ci ammalia Robert Frost, di mandar via un uccelletto che canta, di volerne fare a meno perché crediamo che non sia quello il suo posto, il davanzale della finestra o la grondaia sbilenca del tetto. Ma gli uccelli devono nutrirsi, procacciarsi il cibo anche sui cumuli dei rifiuti, adattarsi sulle stecche delle antenne televisive, farsi la guerra tra crudeli e timidi, tra rapaci affamati e prede denutrite. E così non ascoltiamo più canti o gorgheggi, ma rintocchi, segnali, grida, strepiti. Ferdinando Camon ha scritto che “la poesia comincia quando la vita è la posta”: non illudiamoci, viviamo una stagione storica dove tutto è in gioco, tranne la vita. La vita viene presentata come un titolo secondario nel mercato dei valori, contano molto di più espedienti, sotterfugi, imitazioni del reale. E all’uccelletto che non era stonato nel New England di Frost si risponde ancora, anche da noi, nella Bassa e sulle Maremme, sui golfi e le spiagge, che far tacere chi canta è una necessità ma poi diverrà un’abitudine. Qualcosa è tornato a mancarci.

3 Responses to “Su una poesia di Robert FROST – di Antonio SCAVONE”

  1. Giovanni Nuscis said

    “E qualcosa non va, qualcosa manca
    in chi vuol far tacere uno che canta.”

    …Ed anche in chi glielo permette.

    Grazie, Francesco

    Giovanni

  2. la funambola said

    però io voglio credere che
    “quella vita che fu tenuta a freno
    troppo stretta e si libera,
    correrà poi per sempre, con un cauto
    sguardo indietro e paura delle briglie.
    il cavallo che fiuta l’erba viva
    e a cui sorride il pascolo
    sarà ripreso solo a fucilate,
    se si potrà riprenderlo”
    mi piace avere fede
    un caro saluto francesco
    la funambola

  3. fmarotta said

    Grazie. Un caro e grato saluto a voi.

    fm

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