La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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La forza di Nietzsche, di Vito Mancuso

Posted by fabrizio centofanti on July 8, 2008

Presso la Christian Marinotti Edizioni è uscito quest’anno un libro importante, ancorché breve e di lettura scorrevole: titolo Nietzsche e il cristianesimo, autore il grande filosofo tedesco Karl Jaspers (1883-1969), traduttore e curatore dell’edizione italiana Giuseppe Dolei. Nel 1937 Jaspers, in quanto marito di un’ebrea, era stato allontanato dall’università di Heidelberg dove insegnava da oltre vent’anni prima psicologia e poi filosofia, e l’anno dopo tenne una conferenza a Hannover sul tema, particolarmente caldo per quel momento storico, del rapporto tra Nietzsche e il cristianesimo. La tesi interpretativa di fondo è che “la lotta di Nietzsche contro il cristianesimo nasce dalla sua propria essenza cristiana”, una tesi che condivido per quanto attiene alla genesi della filosofia di Nietzsche, e che però ne fa, proprio per questo, il nemico per eccellenza, colui che si impegnò nella “maledizione del cristianesimo” con la volontà esplicita di distruggerlo, perché “non esistono ai nostri occhi avversari più radicali dei teologi” (Crepuscolo degli idoli) e “l’istinto teologico è la forma propriamente sotterranea e più estesa di falsità che esista sulla terra. Quel che un teologo avverte come vero, non può non essere falso” (L’anticristo. Maledizione del cristianesimo).

Era da qualche tempo che volevo parlare di questo libro e ora mi si presenta l’occasione concreta a seguito di alcune reazioni al mio articolo di due settimane fa sul concetto di forza e i tre recenti eventi che ne sono stati ai miei occhi una palese epifania: 1) il ricevimento del presidente Bush da parte di papa Benedetto XVI con onori mai tributati prima a nessun capo di stato; 2) la decisione della Cassazione sul caso Calipari-Lozano; 3) il voto del Senato sulla sospensione dei processi concernenti reati cosiddetti minori, sospensione di cui godrebbe anche l’attuale capo del governo. Partendo da questi tre eventi io mettevo a tema nel mio articolo la logica che muove la storia del mondo e cercavo di delineare quello che a mio avviso è l’atteggiamento spirituale più maturo di fronte a essa – anzi, non “di fronte”, ma “all’interno” di essa, perché già chi ritiene di poter collocare se stesso di fronte alla storia, su un punto di appoggio esterno rispetto a essa, sbaglia; certo, un punto esterno rispetto alla storia esiste, è quello dell’Eterno, ma lo si può attingere solo misticamente, uscendo dalla storia, per poi necessariamente abbandonarlo quando poi nella storia si ritorna per agire concretamente. Persino il papa è costretto ad abbandonarlo. Anzi, a ben vedere il dramma spirituale del papato (non ci sono dubbi che il papato costituisca un lacerante dramma spirituale, basta aver studiato anche solo poche ore di storia della chiesa per essersene resi conto) sta tutto qui: nel dover parlare dell’Eterno, anzi nel voler rappresentare addirittura l’Eterno, in una struttura storicamente condizionata.

All’interno del mondo cattolico il mio articolo ha ricevuto delle critiche sia da sinistra sia da destra. Si ritiene il mio pensiero, come ha scritto da destra don Gianni Baget Bozzo, “pericoloso”. Pericolo perché? Lui non lo spiega, ma io intuisco che la pericolosità del mio articolo dipenderebbe dal fatto che parla della forza come di una realtà da cui non è dato uscire ma con cui fare i conti, a volte anche giungendo alla sottomissione. Io sostengo infatti che il mondo è governato dalla forza, da ciò che i greci chiamavano ananche e i latini necessitas, una concezione che, per alcuni cattolici, mi collocherebbe addirittura al di fuori del cristianesimo.

È esattamente questo il punto che mi ha fatto subito pensare a Nietzsche, così come lo leggo io e come l’ho visto magistralmente interpretato da Jaspers: al fatto cioè che Nietzsche accusa il cristianesimo di essere una menzogna. Per Nietzsche il cristianesimo è una menzogna non perché annunci la risurrezione o parli di miracoli che non sarebbero mai avvenuti, ma perché parla del mondo, di questo mondo sotto gli occhi di tutti, in modo sbagliato. Loda un mondo che non c’è, e non loda invece il mondo che c’è. Per questo il cristianesimo è la menzogna radicale, responsabile del nichilismo.

Per Nietzsche, filologo di formazione, la prospettiva falsa con cui il cristianesimo guarda la realtà appare anzitutto dall’interpretazione cristiana della Bibbia ebraica, un furto più che un’interpretazione, perché fa dire alle scritture ebraiche cose che esse non hanno la minima intenzione di sostenere. Il fine dei cristiani infatti è “svellere il Vecchio Testamento dalle midolla degli Ebrei” col risultato di una “inaudita farsa filologica” (Aurora, 84). Il che costituisce un problema che ancora oggi l’esegesi e l’ermeneutica biblica sono ben lontane dall’aver risolto, e che si inquadra in quello più generale del rapporto tra cristianesimo ed ebraismo, se esso sia di relativa continuità (linea Carlo Maria Martini) oppure al contrario di relativa rottura (linea Joseph Ratzinger).

Ma la falsità di cui Nietzsche accusa il cristianesimo riguarda ancor più l’incapacità di capire il mondo, come esso si muova e che cosa esso sia. Ora io chiedo a chi condivide la fede cristiana: di che mondo deve parlare la teologia? Di che mondo deve parlare il cristiano? Del mondo descritto dalla Bibbia e dalla dottrina, oppure di quello dell’esperienza quotidiana? Scriveva Karl Barth, il più influente teologo del ‘900, che “il pensiero, quando è autentico, è pensiero della vita, e perciò e in ciò è pensiero di Dio”. Il che significa che il pensiero, se non è pensiero della vita, non è neppure pensiero di Dio, non lo è perché è falso e solo la verità è pensiero di Dio. Chi intraprende il lavoro del pensare non si preoccupa se il suo pensiero possa in prima istanza risultare “pericoloso”, ma se sia o non sia “vero”, anche perché non c’è nulla di più pericoloso della falsità. La salvezza sta solo nella verità, nell’adeguazione alla terra ferma della realtà, e non c’è tensione etica più grande dell’amore per la verità e della volontà di aderire a essa, costi quel che costi. È questa la roccia su cui costruire la casa resistente dell’etica, mettendo in pratica il primo decisivo comandamento, troppo spesso dimenticato, cioè l’amore per Dio (l’assioma del pensiero teologico è: Dio = Verità, Verità = Dio; da cui discende che il culto spirituale più gradito a Dio è l’onestà intellettuale).

La teologia, e prima ancora il singolo cristiano, deve servire la verità chiamando le cose col proprio nome. E allora chiedo: lo sa o no Benedetto XVI (giustamente preoccupato per gli embrioni e i feti umani) di che cosa è responsabile Bush? Lo sa di quante vite adulte spezzate è responsabile, e quindi potenzialmente anche di quanti embrioni e quanti feti mai fatti venire alla luce, con una specie di gigantesca ecatombe di aborti preventivi? Benedetto XVI lo sa benissimo ovviamente, e non aspetta certo i moralisti di turno (me compreso) che glielo vadano a ricordare. Avrà digiunato anche lui, immagino, quel giorno che Giovanni Paolo II chiese di farlo a tutti i cattolici supplicando esplicitamente Dio (e implicitamente Bush) di evitare lo scoppio della guerra, anche se quel digiuno e quelle suppliche, come il più delle volte accade, non servirono a fermare il corso della storia. Quindi, sapendo tutto questo, Benedetto XVI prima va a visitare Bush alla Casa Bianca e non dice una sola parola sulla guerra in Iraq, poi lo riceve in Vaticano con il massimo degli onori. Che cosa devo pensare? Che ha dimenticato? Che approva? Che ne è complice magari, e lo incoraggia a iniziare la compagna d’Iran, dopo quella d’Iraq?

Io preferisco pensare quello che ho scritto due settimane fa, cioè che anche il papa è sottoposto a una logica più grande della sua volontà, quella della forza. Di essa nelle tragedie greche e prima ancora nell’Iliade si ha la più profonda esposizione, con quel disincanto amorevole che è il segno dell’anima liberata dalle ristrette visioni e passioni personali, un’anima che sa guardare dall’alto greci e troiani allo stesso modo, con lo stesso affetto, un’anima per la quale non ci sono più amici e nemici, buoni e cattivi, ma solo poveri mortali, tutti allo stesso modo mossi, agiti, trapassati, da potenze più grandi di loro.

Descrivere il mondo per quello che è. E il mondo è forza. Solo così del resto prende senso, almeno ai miei occhi, la croce. Il punto infatti è che il cristiano, sapendo che il mondo è “questo mondo”, questo mondo lo ama e lo serve, disposto a sopportare nel suo corpo e nella sua anima l’imperio della forza per immettervi se stesso come seme di bene. “Resistenza e resa”, ha scritto un uomo che all’imperio della forza, quando oltrepassò il segno e divenne brutalità, si oppose, e per questo venne impiccato nel lager di Flossenbürg, nudo, la mattina presto del 6 aprile 1945 dietro ordine personale di Adolf Hitler. Resistenza e resa: non solo resistenza alla forza, né solo resa, ma resistenza e resa insieme, cioè sinistra e destra, perché la sinistra è la traduzione politica dell’atteggiamento spirituale di chi si oppone alla forza, la destra la traduzione dell’atteggiamento di chi vi si conforma. Scriveva Dietrich Bonhoeffer dal carcere di Tegel il 21 febbraio 1944: “Mi sono chiesto molte volte dove passi il confine tra la necessaria resistenza e l’altrettanto necessaria resa davanti al destino”. Bonhoeffer diede la vita per resistere, e tuttavia vide anche la necessità della resa: “Dobbiamo affrontare decisamente il destino – trovo rilevante che questo concetto sia neutro – e sottometterci ad esso al momento opportuno”. Neutro è il destino (das Schicksal, in tedesco), come neutro è il Principio ordinatore alla guida della natura e della storia di cui parlo nei miei scritti, e di me è facile dire “non è più cristiano”, ma è difficile sostenerlo per Dietrich Bonhoeffer, o anche per Pavel Florenskij, matematico e teologo russo, che diceva le stesse cose prigioniero nel gulag staliniano dove venne fucilato l’8 dicembre 1937. Senza contare che Florenskij e Bonhoeffer non fanno che riecheggiare molti passi del Nuovo Testamento al riguardo, di capitale importanza per una vera teologia della storia. Ancora Bonhoeffer: “Dio non ci incontra solo nel «tu», ma si manifesta anche nell’«esso», e il mio problema in sostanza è come in questo «esso» (destino) possiamo trovare il tu”. Queste parole manifestano la perfetta maturità intellettuale e spirituale di chi vede la forza e, “dentro” di essa (non “di fronte”, tanto meno “di sopra”), cerca di ritrovare la provvidenza personale, il tu. Di fronte a un pensiero così, Nietzsche non avrebbe accusato il cristianesimo di menzogna. La forza del pensiero di Bonhoeffer consiste esattamente nell’aver portato in teologia le ragioni di Nietzsche.

Il dramma, e però anche il bello della vita, è che nessuno sa a priori se nella circostanza concreta occorre resistere o arrendersi: “I limiti tra resistenza e resa non si possono determinare sul piano dei principi”. Ne viene che escludere a priori uno dei due atteggiamenti, incasellandosi in modo preconcetto o nella perenne resistenza-opposizione al mondo propria della sinistra, oppure nella perenne resa-conformazione della destra, significa mortificare la libertà e spegnere la profezia.

Concludo su Nietzsche. Egli è di gran lunga il filosofo più letto, e i suoi libri si leggono perché danno il brivido di una scrittura potente, lontana dalle cerimonie accademiche e così vicina ai duelli della vita. Lo si legge a destra, e questo non è sorprendente essendo la destra la sua patria naturale; e lo si legge anche a sinistra, dove da alcuni tra i migliori intellettuali (Scalfari, Cacciari, Giorello) ho sentito parole di grande ammirazione per lui, spesso di convinta condivisione.

Nietzsche è il padre spirituale della nostra epoca. Da qui il terribile compito della teologia, che consiste nel sostenere l’assalto di questo gigante dello spirito e della sua “maledizione”. Non lo si può fare chiudendosi in una autoreferenzialità che, per provare la verità delle proprie tesi, rimanda alla Bibbia e al Magistero, come se alla coscienza contemporanea importasse ancora qualcosa di questo polveroso principio d’autorità. Né lo si può fare ristabilendo il clima di rigida contrapposizione al mondo che fu proprio dell’epoca controriformistica. Questa lotta con chi minaccia le fondamenta stessa dell’etica e della religione deve essere condotta all’altezza spirituale dell’avversario, se vuole avere qualche speranza di successo. Da essa dipende il futuro morale e spirituale dell’Occidente, e con esso del cristianesimo. L’ordine del giorno l’ha già scritto lui: “Compito futuro dei filosofi: il filosofo deve risolvere il problema del valore, deve determinare la gerarchia dei valori” (Genealogia della morale, pag. 44; corsivo di Nietzsche). Tutta la filosofia e la teologia si giocano qui. In particolare, il compito specifico della teologia non è informativo, ma performativo: come è fatto il mondo non tocca a lei dirlo, a lei tocca, all’interno di un mondo fatto così, suscitare negli uomini il desiderio di vivere nell’amore di Dio, all’insegna del bene e della giustizia. Il mondo è fatto così, è forza, e tu sei chiamato a immettervi la forma più alta e più pura della forza, che è l’amore. Il cristianesimo vivrà, se saprà rifondare il bene quale valore supremo perché dotato di maggiore “forza”. Il resto sono solo chiacchiere, sterili dispute teologiche che, extra moenia, non interessano più a nessuno.

Pubblicato su Il Foglio, 6 luglio 2008

53 Responses to “La forza di Nietzsche, di Vito Mancuso”

  1. fides et ratio said

    “Io preferisco pensare quello che ho scritto due settimane fa, cioè che anche il papa è sottoposto a una logica più grande della sua volontà,”

    la forza del cristianesimo è nella martyrìa fino al sacrificio di sé.
    se il papa non è capace di essere testimone fino allo scandalo agli occhi di questo mondo,in parole e opere, fino a dire No, nelle parole e nei fatti, a tutti coloro che usano violenza ai figli di questo mondo, allora non è papa ma uno dei tanti padroni che fanno di questo mondo il mondo della violenza e della prevaricazione. e questo qualunque cosa “preferisca” pensare un Mancuso qualunque.

  2. Roberto Plevano said

    Sarà difficile “sostenere l’assalto” di Nietzsche, il figlio del pastore luterano che fa del cristianesimo un platonismo per le masse; non di assalto si tratta ma di fulminea corrosione di ogni terreno. Nietzsche fa del compito supremo dell’uomo, la vocazione alla conoscenza, un “bisogno di cose note”: “l’istinto della paura che ci comanda a conoscere”.
    Nietzsche stabilisce che il mondo delle idee, delle parole, sia solo interpretazione, arbitraria, ad placitum, o riconducibile al corpo e alle sue malattie.
    Eppure, è il primo a riconoscere che il Cristianesimo ponga un culto della verità, sia pure, dal suo punto di vista, equivoca.
    “In realtà, noi filosofi e «spiriti liberi», alla notizia che il vecchio Dio è morto, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora… finalmente l’orizzonte torna ad apparirci libero, anche ammettendo che non è sereno…” (Gaia scienza, 343)

  3. la funambola said

    gianni baget bozzo mi fa schifo! si può dire mi fa schifo?
    e nice si rivolterà per l’ennesima volta nella sua tomba.
    tanti baci
    la fu

  4. lambertibocconi said

    Non credo che neanche con la più scivolosa (posso dire scivolosa?) abilità si possa mai riuscire a triturare il pensiero di Nietzsche fino a farlo passare nei villi intestinali del Foglio (posso dire villi intestinali?).
    Questa coppia di opposti data per buona, poi, “la sinistra è la traduzione politica dell’atteggiamento spirituale di chi si oppone alla forza, la destra la traduzione dell’atteggiamento di chi vi si conforma”; “perenne resistenza-opposizione al mondo propria della sinistra, oppure nella perenne resa-conformazione della destra”, la vedo bene in un film di Nanni Moretti: “resistere è di sinistra, arrendersi/conformarsi è di destra”.
    Carissimo Gesù, perché non vieni giù con le fruste come facesti quel giorno al Tempio! Anche questo è mercato, delle idee ma sempre mercato…

  5. la funambola said

    anna cara,
    lascia che ti slinguazzi :))
    la fu

  6. fides et ratio said

    “gianni baget bozzo mi fa schifo! si può dire mi fa schifo?
    e nice si rivolterà per l’ennesima volta nella sua tomba.
    tanti baci
    la fu”

    “Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”.
    Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan.”
    (dal colonnino di presentazione di LPELS che si legge a destra dello schermo)

  7. donmo said

    Va beh, ma quello della Fu è un genere letterario, mica un turpiloquio…
    (e allora che dire di Papini, basta leggere la sua “Storia di Cristo”, si parva licet, ovviamente).

  8. la funambola said

    chiedo venia…e slinguazzo pure Don :)
    siete una consolazione
    baci
    la fu

    chi è gianni baget bozzo?

  9. elio said

    Per me non c’è malaccio, questa volta: mi sembra tocchi punti sensibilissimi lasciando spazio e strumenti per rifletterci sopra.

  10. carmine vitale said

    mi fanno morire tutti questi presunti preti spretati spietati et affini che come donzellette nel bosco candidi come roselline presbiti precoci vanno propagandando le idee della tolleranza del buonsenso della ricerca dell’anima del ruolo del papapapà del piffero di destra e sinistra senza invece accorgersi del mare di pedofili che regna nella chiesa delle banche vaticane (sogno l’assalto dei poveri ma non di cuore ogni stramaledetta notte)dei vescovi usurai del razzismo che impera et docet degli emarginati delle anime squarciate
    altro da ggiungere ci sarebbe e troppo
    meglio soprassedere et funambolare
    saludos
    c.

  11. luminamenti said

    Nietzsche capì sin da ragazzo che il Tempo è un concetto deforme e che la Storia non può essere altro che un sistema di errori. Comprese la natura intima della tragedia e della commedia e aderì al dionisismo.

    Poi mancuso finisce: “…Benedetto XVI prima va a visitare Bush alla Casa Bianca e non dice una sola parola sulla guerra in Iraq, poi lo riceve in Vaticano con il massimo degli onori. Che cosa devo pensare? Che ha dimenticato? Che approva? Che ne è complice magari, e lo incoraggia a iniziare la compagna d’Iran, dopo quella d’Iraq?”

    Che cosa devo pensare? devo pensare che con Cristo ha molto poco in comune, che non è capace di dare esempi di questa forza dell’amore.

    Nietzsche è colui che dovrebbe assumere l’eredità di Paolo, il trasvalutatore per eccellenza. Nietzsche tentò di contrapporre alla croce Dioniso fatto a pezzi e cercò di fondare un popolo nuovo e gli diede come vangelo Così parlò Zarathustra. Nietzsche è ciato da taubes per una frase: “tutti gli uomini profondi sono unanimi nel ritenere – ne prendono coscienza Agostino, Lutero, Paolo – che la nostra moralità e i fatti di essa non coincidono con la nostra volontà consapevole”. L’amore di Paolo non è mansuetudine, ma martirio, sacrificio, lotta. Siamo lontano mille miglia dalla gerarchie ecclesiastiche. Mi risulta incomprensibile questa giustificazione data al Papa. Le cose sono molto più semplici nella realtà. Questo Papa esprime la sua Psiche e quindi si comporta secondo il modo in cui si è formata la sua Psiche. Se tutto questo discorso l’avesse fatto un psicologo, l’avrei potuto capire (e non accettare), ma detto da un teologo la cosa risulta inconciliabile con ciò che è l’essenza del Cristianesimo

  12. effeeffe said

    “Concludo su Nietzsche. Egli è di gran lunga il filosofo più letto, e i suoi libri si leggono perché danno il brivido di una scrittura potente, lontana dalle cerimonie accademiche e così vicina ai duelli della vita. Lo si legge a destra, e questo non è sorprendente essendo la destra la sua patria naturale; e lo si legge anche a sinistra, dove da alcuni tra i migliori intellettuali (Scalfari, Cacciari, Giorello) ho sentito parole di grande ammirazione per lui, spesso di convinta condivisione.”

    Questo paragrafo sembra scritto dalla sorella di Nietzsche unica artefice della nazistizzazione del filosofo. ma non tanto per la dimensione ciapaquabutalà di asserzioni come quella secondo cui la “destra sarebbe la patria naturale” del filosofo, notoriamente apatride, ma per la triade Sclafari, Cacciari, FIORELLO, proposta come garante dell’interpretazione gauchiste del compagno Federico.

    Innanzitutto cominciamo da Colli Montinari. Come tutti sanno si tratta degli autori della più importante edizione critica del filosofo, referenziata in tutte le edizioni del mondo. Perfino wkipedia riporta ainsi la chose:

    “Questa ultima operazione rappresenta senza dubbio uno dei più grandi meriti della coppia Colli-Montanari. In particolare la pubblicazione in edizione critica della “Volontà di potenza” evidenziò come la versione pubblicata nel 1901 da Elisabeth Föster Nietzsche (sorella del celebre filosofo tedesco) presentava numerose e discutibili manipolazioni in chiave razzista e xenofoba totalmente assenti nell’originale e introdotte volutamente dalla Föster”

    scopriamo allora che se è vero che Giorgio Colli non era dichiaratamente di sinistra il suo più fido allievo, Montinari era iscritto al Pci.

    col che potremmo dedurne che il Nietzsche tarocco trova fortuna e patria nella destra nazista ecc.
    mentre il Nietzsche autentico apparterrebbe storicamente alla sinistra.

    Consultando una qualsiasi bibliografia si scopre così che una serie di filosofi che hanno studiato e analizzato l’opera di Nietzsche e che pensavamo essere di sinistra erano, sempre secondo Vito Mancuso, tutti iscritti al Fronte della Gioventù:

    ADORNO T. W., Wagner. Mahler. Due studi. Trad. Dal tedesco. Einaudi Ed., Torino, 1975.

    BANFI A., Introduzione a Nietzsche. Lezioni: 1933 – 1934. A cura di Dino Formaggio. ISEDI, Milano, 1974.

    BATAILLE G., Nietzsche e i fascisti. “Il Verri”, Milano (1972) 39/40 pp. 9 – 13.

    Id. Su Nietzsche. Cappelli, Bologna, 1980.

    BERTAGGIA M., CACCIARI M., FRANK G., Crucialità del tempo. Saggi sulla concezione nietzscheana del tempo. Liguori, Napoli, 1980.

    BLANCHOT M., Riflessioni sul nichilismo. “Il Verri”, Milano (1972) 39/40 pp. 20 – 57.

    CACCIARI M., L’impolitico nietzscheano. In: Nietzsche F. Il libro del filosofo. Savelli Ed., Roma, 1978 pp. 103 – 120.

    CROCE B., Saggio sullo Hegel. Laterza, Bari, 1913.

    FOUCAULT M., Nietzsche, la genealogia e la storia. “Il Verri” Milano (1972) 39/40 pp. 69 – 82.

    GRANIER J. Nietzsche. Trad. Dal francese. Feltrinelli Ed. Milano, 1984.

    KLOSSOWSKI P., Nietzsche et le cercle vicieux. Mercure, Paris, 1969.

    Id. Nietzsche, il politeismo e la parodia. “Il Verri”, Milano (1972) 39/40 pp. 105 – 133.

    LUKACS G., La distruzione della ragione. 2 voll. Traduzione dal tedesco, per Einaudi Ed., Torino, 1974.

    MANN Th., Saggi. Schopenhauer, Nietzsche, Freud. Trad. Dal tedesco. Mondadori, Milano, 1981.

    MONTINARI M., L’ultima lettera di Nietzsche a Georges Brandes. “Adelphiana”, Milano (1971) pp. 15 – 22.

    Id. Per una discussione sulla interpretazione lukacsiana di Nietzsche. In AA.VV. Il caso Nietzsche, “Quaderni del Convegno”, Cremona, 31 maggio – 1° giugno 1972, pp. 67 – 83.

    Id. Che cosa ha veramente detto Nietzsche. Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1975.

    NEGRI A., Nietzsche. Storia e cultura. Armando Armando Ed., Roma, 1978.

    PACI E., Nietzsche. Garzanti, Milano, 1940.

    Id. L’esistenzialismo. (con un capitolo su Nietzsche). CEDAM, Padova, 1973.

    SIMMEL G., I problemi fondamentali della filosofia. Traduzione e introduzione di Antonio Banfi. Prefazione di F. Papi. Istituto Librario Internazionale, 1972.

    Ora si può amare o non amare Gianni Vattimo però “eludere” un dato di fatto che pure i liceali della Jervolino sanno, ovvero il suo essere uno dei maggiori interpreti italiani del pensiero di Nietzsche, questo mi sembra veramente allucinante.

    VATTIMO G., Nichilismo e problema del tempo in Nietzsche. “Archivio di Filosofia”, Padova (1962) 3 pp. 143 – 166.

    Id. Ipotesi su Nietzsche. Giappichelli, Torino, 1967.

    Id. Poesia e ontologia. Mursia, Milano, 1967.

    Id. Nietzsche, il Superuomo e lo spirito d’avanguardia. In: AA.VV. Il caso Nietzsche. “Quaderni del Convegno”, Cremona, 31 maggio – 1° giugno 1972, pp. 119 – 136.

    Id. Nietzsche e il problema della liberazione. “Rivista di Sociologia”, Roma (1973) 11, 1/3, pp. 83 – 110.

    Id. Il soggetto e la maschera. Bompiani & C., Milano, 1974.

    Id. Arte e identità. Sull’attualità dell’estetica di Nietzsche. “Revue Internationale de Philosophie”. Bruxelles (1974) 28, 3 pp. 353 – 390.

    Id. La volontà di potenza come arte. In: F. Nietzsche, Il libro del filosofo. Savelli Ed., Roma, 1978, pp. 165 – 190.

    Id. Al di là del soggetto. Nietzsche, Heidegger e l’ermeneutica. Feltrinelli, Milano, 1981.

    A questa bibliografia “orientata” mancava la più bella interpretazione di Nietzsche secondo me ovvero quella di un pensatore dell’estrema destra francese,

    Gilles Deleuze, Nietzsche e la filosofia” (1962), tr. Salvatore Tessinari (1978)

    Insomma,come disse il filosofo (sinistra lacaniana) Antonio de Curtiis: Ma mi faccia il piacere…

    rispettosamente ma arrabbiatamente

    francesco forlani

  13. carmine vitale said

    quoto effeffe ma alla grande

  14. carmine vitale said

    copia clandestina del menu (di papàpapa)
    dimenticavo
    zuppetta di scarola (senza scarpetta)
    branzino al vapore
    piccola selezione di formaggi
    dessert di frutta di stagione
    caffè rigorosamente senza zucchero

    un mio amico cameriere che lavora in nero e solo nelle occasioni mondane presso la santa sede è il principale indiziato della divulgazione
    sarà scomunicato….
    c.

    caffè senza zucchero

  15. sparz said

    Allez, vas-y, ancora, effeffe!

  16. la funambola said

    nice era un povero essere in cerca d’amore
    ma non ha saputo amare perchè non ha “creduto”
    il suo “onesto” pensiero se lo contendono sempre gli stessi, variamente camuffati, a secondo dell’opportunità “storica” “sociale” politica” “economica ” contingente…
    se lo contendono, dicevo, per giustificare quello che per nice sarebbe stato INGIUSTIFICABILE, di più,INUMANO.
    fanno tanta metafisica e filosofia e teologia sul dolore dei loro fratelli, carne come loro, sangue come loro. tanta metafisica per nulla, sotta la metafisica nulla se non sai riconoscere il dolore degli altri!
    povero nice.
    lui ci è morto pazzo e noi ci facciamo confondore e non abbiamo ancora capito l’antifona :)))
    nice dice…niccecchedicce…vabbè, lui dice:
    dì di SI alla Vita.
    lui non c’è riuscito fino in fondo, lui l’ha troppo pensata.
    vive l’amour e bacchettate ai giocolieri del “Sacro”
    baci e baci ebaccccci
    la funambola

  17. lambertibocconi said

    1) Brava funanmbola!
    2) Un libro che a me è piaciuto e che non vedo mai nominato: “La catastrofe di Nietzsche a Torino”, di Anacleto Verrecchia, ed. Bompiani.
    3) Dice Mancuso: “Io preferisco pensare quello che ho scritto due settimane fa, cioè che anche il papa è sottoposto a una logica più grande della sua volontà, quella della forza”. Retorica per retorica, frase fatta per frase fatta (scusate, non sono cristiana ma vi voglio bene lo stesso, scherzo solo): ma non dovrebbe essere sottoposto alla logica dell’ammmore?
    4) “essendo la destra la sua patria naturale; e lo si legge anche a sinistra…”. Sono queste asserzioni totali, ordinarie, non fondate, gettate lì così in mezzo a un discorso pomposo in modo da supportarlo con presunta astuzia, che mi fanno veramente incavolare. Parlare dei massimi sistemi e poi uscirsene con banalità del genere, inoltre molto funzionali, anzi essenziali all’economia del discorso, secondo me non solo mostra che si procede scorrettamente nell’argomentazione, ma ahimè evidenzia la grande tara del nostro teologo alla moda: il provincialismo. Il vorrei ma non posso. Ti riempi la bocca? Vuoi dire cose enormi che collegano il cristianesimo ai pilastri della cultura del Novecento? Ebbene, allora devi dirle senza una sbavatura, senza una superficialità, senza un errore. Senza una virgola di banalità. In una parola, genialmente. E ti faremo l’inchino. Altrimenti, però, rimarrai sempre quello che sei e tutti lo noteranno: un professorino della Brianza che ha avuto un colpo di fortuna (si può scrivere fortuna? ahahah… se no scrivo “culo”!).

  18. luminamenti said

    Considerarre il pensiero di Nietszche di sinistra o di destra è non avere capito proprio nulla di Nietszche

  19. elio said

    Nietzsche è divertente, Mancuso quasi per niente, entrambi (come tutti, Luminamenti compreso) non son nulla, se entriamo in una certa ottica – che per me resiste ad ogni chiacchiera. Però in controluce qui vedo emergere un “partito preso” che monta una filippica su ogni pretesto filologico, perdendo di vista il centro (problematico e scivoloso per chiunque) del ragionamento.

  20. luminamenti said

    Per fortuna che c’è il signora Elio che è Tutto! Dove manca Dio provvede!!!
    ps. In quanto alla filologia è scienza dell’esattezza e della libertà

  21. elio said

    Macché “Tutto”, e macché “signora”! :-)
    Tu Luminamenti emetti spesso dei giudizi molto netti, che si basano però su dei presupposti alquanto “mistici”, che rispetto ma non condivido. Potrò farlo anch’io, ogni tanto, sulla base dei miei, no?

  22. elio said

    Ovviamente in quell’ottica anch’io, come tutti, son nulla. Ciao

  23. luminamenti said

    Allora, ovviamente, parla per te solo. Francamente non mi sento nulla, né mi sembra una grande scelta di stile pensare questo degli altri e specie di coloro di cui non conosci proprio nulla!

  24. luminamenti said

    E poi non hai mai espresso alcun giudizio, se non quello riferito a persone (rifai l’analisi grammaticale e logica a quanto hai scritto, soggetto, complemento, oggetto ecc…), scelta di cattivo gusto. (oltre che scadenti giudizi e mancanza di conoscenze)

  25. elio said

    Ok, you win. Non voglio polemizzare con te, io rispetto le tue competenze anche se non mi risultano integrabili. Dall’intervento 19. sia quindi considerato rimosso il “Luminamenti compreso”, un inciso scherzoso che non dovevo permettermi in quanto in effetti non ti conosco, e non sento neppure il bisogno di conoscerti maggiormente dato che non hai capito nulla di quanto ho scritto: non v’era alcun giudizio sulle persone, ma una “sentenza” espressa su una convinzione ontologica: quelle di Nietzsche e quelle di Mancuso alla fine sono soltanto chiacchiere (flatus voci) che non evitano ad alcun loro emittente di marcire nella fossa e disperdersi nel nulla, come se avessero detto o scritto o fatto tutt’altro. Banale certo, ma “sento” che è vero.
    [non serve replica]

  26. lucy said

    nice padre spirituale della nostra epoca: verissimo. è infatti un’epoca debolissima di passioni tristi, pallide, di larve, di ectoplasmi. continuiamo a dire di n. che è grande, che è il padre etc. diciamo invece che è suggestivo e intrigante, talmente suggestivo e intrigante da poter essere letto a destra e a manc(uso)a con uguale entusiasmo. diciamo anche che non se ne può più delle “letture” di nice, diciamolo. soprattutto se si fa la lettura della lettura. in questo caso il libro di jaspers è per mancuso un pre-testo immediatamente dimenticato per parlare una volta di più del “padre spirituale della nostra epoca” e per tornare (niente di peggio che tornare su una propria gaffe e giustificarla) sul suo articolo che qui abbiamo senza successo attaccato. senza successo, sì. pare perché non sappiamo argomentare, perché qualcuno ha usato parolette non eccelse. subito bacchettato. a me sta storia della forza sta venendo a noia di una noia molesta come una mosca. sarà il caldo.

  27. luminamenti said

    Non vuoi polemizzare? strano! hai già polemizzato, dici di non volere polemizzare e stai continuando a polemizzare. Sì è vero non ho capito nulla di quello che avevi detto perchè in effetti non avevi detto nulla. Capisco anche che tu, lo dici tu stesso, non senti il bisogno di conoscere quelli che non ti capiscono, come dire posso solo parlare con alter-ego di me stesso. Però continui a rivolgerti con stile e cattivo gusto. In quanto al fatto che Mancaso non è stato attaccato senza successo da dove ricavi questa inferenza? suppondo sempre dal fatto che c’è chi sa tutto e chi nulla. Hai ridetto le cose di prima, anche peggio.
    Era evidente che il suo era un pre-testo. Che scoperta dell’america!
    Inoltre quando scrivi: “Nietzsche è divertente, Mancuso quasi per niente, entrambi (come tutti, Luminamenti compreso) non son nulla, se entriamo in una certa ottica – che per me resiste ad ogni chiacchiera” e se poi nel post successivo dici: “…non hai capito nulla di quanto ho scritto: non v’era alcun giudizio sulle persone, ma una “sentenza” espressa su una convinzione ontologica: quelle di Nietzsche e quelle di Mancuso alla fine sono soltanto chiacchiere (flatus voci) che non evitano ad alcun loro emittente di marcire nella fossa e disperdersi nel nulla, come se avessero detto o scritto o fatto tutt’altro. Banale certo, ma “sento” che è vero”, quello che è chiaro non è che non avevo capito nulla ma che non sai esprimerti.
    A me sembra, ancora una volta, di avere capito dietro quello che scrivi una cosa sola: che tu ti senti di aver capito tutto e gli altri nulla. La replica serve, perché non esisti solo tu, leggono pure altri (ancora una volta pensi che gli altri sono nulla!)

  28. lucy said

    luminamenti? ehilàaaa? con chi parli? con lucelio o eliuci? il #26 è mio (di lucy) e me lo gestisco io. ribadisco la forza (si può dire forza?) del concetto di pre-testo. altro che scoperta dell’america.
    se stai rispondendo come supppongo ad elio, mi permetto di osservare che anche il tuo tono è definitivo e spregiativo.

  29. elio said

    Va bene, è un fatto: non riusciamo a relazionarci nè a capirci. Tutta colpa mia, probabilmente, però facciamola finita visto che ad ogni tornata la situazione peggiora. Senza rancore, ti assicuro che l’effetto di arroganza che hai rilevato nelle mie parole perlomeno non era architettato. Si tentano vari discorsi e dialoghi, non sempre riescono, ecco tutto. Ciao

  30. luminamenti said

    @lucy per capire i toni rivolgiti a un maestro di musica, per il resto percepisci come preferisci

  31. luminamenti said

    ok elio

  32. la funambola said

    “Però in controluce qui vedo emergere un “partito preso” che monta una filippica su ogni pretesto filologico, perdendo di vista il centro (problematico e scivoloso per chiunque) del ragionamento”
    caro elio non capisco cosa tu intenda, mi fai la gentilezza di chiarire? grazie.

    nice “suggestivo ed intrigante”
    cara lucy non capisco cosa tu intenda, mi useresti la pazienza di spiegare più approfonditamente?

    “Considerarre il pensiero di Nietszche di sinistra o di destra è non avere capito proprio nulla di Nietszche”

    questo l’ho capito benissimo e concordissimo! :)
    tanti baci
    la funambola

  33. elio said

    @La Funambola
    ecco: dai commenti mi sembrava emergere la tendenza a forzare questo articolo entro la cornice polemica di quello precedente, mentre a me era parso sensibilmente diverso: mi era piaciuto quel suo arenarsi nel dilemma fra resistenza e resa, al cospetto di casi molto significativi. Qui la volontà di Mancuso di ricercare ad ogni costo la verità mi è suonata più convincente, avvertendo nel complesso persino una punta di sgomento e disperazione, aldilà delle strumentalizzazioni ben presto (e fatalmente) risorgenti dal nostro stesso stato di simbiosi con una società, cioè dal nostro essere immersi in un tessuto di “significati” impliciti ed obbligati. Mi è sembrato un po’ come se gli apparati critici e le sedimentazioni della tradizione si mostrassero in qualche modo della protezioni inutili, di fronte alla nudità di casi che rimangono, a mio modo di vedere, terribilmente ambivalenti (io per esempio non vedo nel “culto” successivamente tributato una vera redenzione dell’umiliante violenza subita). Ma questa era semplicemente la mia risposta sentimentale al testo proposto, che non preclude alcuna altra lettura. Probabilmente l’ho espressa in maniera affrettata, senza ponderare bene le parole. Ciao

  34. la funambola said

    La tesi interpretativa di fondo è che “la lotta di Nietzsche contro il cristianesimo nasce dalla sua propria essenza cristiana”, una tesi che condivido per quanto attiene alla genesi della filosofia di Nietzsche, e che però ne fa, proprio per questo, il nemico per eccellenza, colui che si impegnò nella “maledizione del cristianesimo” con la volontà esplicita di distruggerlo, perché “non esistono ai nostri occhi avversari più radicali dei teologi” (Crepuscolo degli idoli) e “l’istinto teologico è la forma propriamente sotterranea e più estesa di falsità che esista sulla terra. Quel che un teologo avverte come vero, non può non essere falso” (L’anticristo. Maledizione del cristianesimo).

    È esattamente questo il punto che mi ha fatto subito pensare a Nietzsche, così come lo leggo io e come l’ho visto magistralmente interpretato da Jaspers: al fatto cioè che Nietzsche accusa il cristianesimo di essere una menzogna. Per Nietzsche il cristianesimo è una menzogna non perché annunci la risurrezione o parli di miracoli che non sarebbero mai avvenuti, ma perché parla del mondo, di questo mondo sotto gli occhi di tutti, in modo sbagliato. Loda un mondo che non c’è, e non loda invece il mondo che c’è. Per questo il cristianesimo è la menzogna radicale, responsabile del nichilismo.

    Ma la falsità di cui Nietzsche accusa il cristianesimo riguarda ancor più l’incapacità di capire il mondo, come esso si muova e che cosa esso sia. Ora io chiedo a chi condivide la fede cristiana: di che mondo deve parlare la teologia? Di che mondo deve parlare il cristiano? Del mondo descritto dalla Bibbia e dalla dottrina, oppure di quello dell’esperienza quotidiana? Scriveva Karl Barth, il più influente teologo del ‘900, che “il pensiero, quando è autentico, è pensiero della vita, e perciò e in ciò è pensiero di Dio”. Il che significa che il pensiero, se non è pensiero della vita, non è neppure pensiero di Dio, non lo è perché è falso e solo la verità è pensiero di Dio. Chi intraprende il lavoro del pensare non si preoccupa se il suo pensiero possa in prima istanza risultare “pericoloso”, ma se sia o non sia “vero”, anche perché non c’è nulla di più pericoloso della falsità. La salvezza sta solo nella verità, nell’adeguazione alla terra ferma della realtà, e non c’è tensione etica più grande dell’amore per la verità e della volontà di aderire a essa, costi quel che costi.

    La teologia, e prima ancora il singolo cristiano, deve servire la verità chiamando le cose col proprio nome.

    lo sa o no Benedetto XVI (giustamente preoccupato per gli embrioni e i feti umani) di che cosa è responsabile Bush? Lo sa di quante vite adulte spezzate è responsabile, e quindi potenzialmente anche di quanti embrioni e quanti feti mai fatti venire alla luce, con una specie di gigantesca ecatombe di aborti preventivi? Benedetto XVI lo sa benissimo ovviamente
    Quindi, sapendo tutto questo, Benedetto XVI prima va a visitare Bush alla Casa Bianca e non dice una sola parola sulla guerra in Iraq, poi lo riceve in Vaticano con il massimo degli onori. Che cosa devo pensare? Che ha dimenticato? Che approva? Che ne è complice magari, e lo incoraggia a iniziare la compagna d’Iran, dopo quella d’Iraq?

    Descrivere il mondo per quello che è. E il mondo è forza. Solo così del resto prende senso, almeno ai miei occhi, la croce. Il punto infatti è che il cristiano, sapendo che il mondo è “questo mondo”, questo mondo lo ama e lo serve, disposto a sopportare nel suo corpo e nella sua anima l’imperio della forza per immettervi se stesso come seme di bene. “Resistenza e resa”

    Concludo su Nietzsche. Egli è di gran lunga il filosofo più letto, e i suoi libri si leggono perché danno il brivido di una scrittura potente, lontana dalle cerimonie accademiche e così vicina ai duelli della vita.

    Nietzsche è il padre spirituale della nostra epoca. Da qui il terribile compito della teologia, che consiste nel sostenere l’assalto di questo gigante dello spirito e della sua “maledizione”. Non lo si può fare chiudendosi in una autoreferenzialità che, per provare la verità delle proprie tesi, rimanda alla Bibbia e al Magistero, come se alla coscienza contemporanea importasse ancora qualcosa di questo polveroso principio d’autorità

    Il mondo è fatto così, è forza, e tu sei chiamato a immettervi la forma più alta e più pura della forza, che è l’amore.

    tutto questo popò di condivilissimo argomentare che quasi ti viene da commuoverti e abbracciare mancuso per cotanta umanità… per giustificare la Miseria e l’Orrore del Potere.

    dai elio, capisci o no l’antifona :))
    tanti baci

  35. la funambola said

    ah, dimenticavo, per Mancuso, la MISERIA E l’ORRORE si chiamamo “necessità”
    tanto per essere coerenti con quello che afferma sotto:
    “La teologia, e prima ancora il singolo cristiano, deve servire la verità chiamando le cose col proprio nome”
    se avesse scritto solo la parola teologia sarebbe stato quantomeno “onesto”
    ribaci
    la fu

  36. elio said

    @la Funambola
    Capisco che si possa vedere ciò che ci vedi tu, però non sono sicuro che corrisponda a ciò che ci voleva metter dentro Mancuso. Sulle ipotesi che egli si autoinganni in buona fede, oppure che inganni in malafede, preferisco rimanere agnostico, ma la seconda mi sembra francamente inverosimile. E poi c’è la concreta possibilità che io non ne colga il senso in maniera integrale: in effetti quando lo leggo lo apro come una cipolla, scartando le parti che fan parte della teologia che, come Borges considero più o meno “letteratura fantastica”, e sulle quali non me la sento di appoggiare alcun ragionamento. Quanto alle implicazioni politiche non credo che un articolo di giornale abbia questo grande potere di legittimazione, quindi se aprendo una simile cipolla non ci scorgessi un nucleo interessante e incontaminato, butterei via tutto quanto senza perderci troppo tempo. Qui mi sembrava che ci fosse, ma posso sbagliarmi, direi anzi che in generale l’argomento Mancuso mi ha un po’ esasperato, e preferisco lasciare la parola agli altri. Baci :-)

  37. vbinaghi said

    Quando Nietzsche parlava del Cristianesimo (religione dei risentiti, morale degli schiavi, che hanno sottomesso i forti e benriusciti nell’unico modo a loro possibile, cioè demonizzando la forza ed esaltando la debolezza) non parlava del Cristianesimo, ma di un alibi piccolo borghese, di un moralismo d’accatto ch’era giusto combattere, di Don Abbondio, non di Cristo.
    Quando Mancuso parla di Cristianesimo, di che cosa parla in realtà?
    Della muta testimonianza di un altrove dello Spirito, che resta impotente a modificare la legge della forza che trionfa nella Storia. Come se il Cristianesimo dimorasse solo nell’iconoclastia luterana (i suoi teologi preferiti sono sempre e solo i luterani Bonhoffer e Barth) e non nella Forma cattolica, che si fonda sul principio dell’analogia entis, l’unico vero e inalienabile patrimonia della metafisica occidentale, che in Tommaso incontra il Cristo epifanico.
    Ma già, quando parla di filosofi Mancuso cita Giorello.
    Il suo editore.
    Sono uscito con sofferenza da questo blog perchè stava diventando l’ennesimo pulpito da cui questo sedicente teologo “cristiano” diffonde il suo verbo.
    A quanto vedo, non piace a nessuno ma continua ad avere tutto lo spazio possibile. Questo è il potere, signori.
    Il contrario dell’autorità, che nasce dall’altrui riconoscimento.

  38. Alessandro Ansuini said

    Che accozzaglia di citazioni a casaccio. Cioè, in rapporto all’altro articolo, cosa c’entra Nietzsche? Trovo collegamenti assolutamente fantasiosi. frasi, addirittura, senza alcun senso, tipo: “Per questo il cristianesimo è la menzogna radicale, responsabile del nichilismo.”
    il cristianesimo è responsabile del nichilismo?
    Cioè, senza cristianesimo niente nichilismo?
    Poi cos’è sta cosa del papa che anancheggia alla forza di bush?
    Il papa anancheggia il dio denaro, altro che forza o crisi spirituali, sai che cazzo gliene frega, quello è uno che quando gli è caduto un anello durante una messa gli sono venuti gli occhi del terrore, manco avesse visto un bambino cadere dal terzo piano.
    in conclusione mi sembrano dei vaneggiamenti a casaccio per collocarsi lui stesso, il mancuso, in uno stato di pericolosità che giusto bozzo può vedere, e è tutto dire.
    consiglio vivamente la lettura di un solo libro, (lasciando stare Nietzsche che non legge nessuno in verità, figurarsi)
    che è l’uomo in rivolta di camus. una lettura estiva e rinfrescante.

  39. lambertibocconi said

    Usti, “L’uomo in rivolta”! Che grande libro!
    E io voglio citare un libro che non conosce nessuno e che non si trova, scritto da un ragazzo poco più che ventenne, il mio infinito amico Omar Vecchio, che purtroppo se ne è andato nel 2000 in un incidente alpinistico: “Essenza nichilistica dell’Occidente cristiano”, Società Editrice Barbarossa.
    A proposito del teologo alla moda: sulle ipotesi poste da Elio, “che egli si autoinganni in buona fede, oppure che inganni in malafede”, io metto la manina sulla griglia a mo’ di salamella a favore della seconda.

  40. Mauro Baldrati said

    Mi sembra che qui vengano ribaditi i concetti del precedente articolo, con alcune espansioni e incursioni nella teologia ecc, per cui non vi è granché da aggiungere (sulle questioni strettamente teologiche non metto becco). La mia impressione generale leggendo questo singolare compendio di sapienza teologica-filosofica, e di stranissimo e complicatissimo qualunquismo, è di un senso di vuoto. E’ poi curioso che la teoria-non teoria della resistenza e resa abbia come riferimento scritti di prigionieri in carceri orribili (naziste e staliniste), dove, probabilmente, la resistenza arrivava allo stremo. Proporla oggi, nello stato attuale, è parlare di niente, è il vuoto. Tutto si risolve in un generico appello all’amore, ma abbiamo già il festival di Sanremo che è pieno zeppo di canzoni d’amore generico. Per questo forse Mancuso in questi scritti è come l’ha definito qualcuno: alla moda. La moda del vuoto.

  41. la funambola said

    “Ne va del futuro dei nostri figli”
    l’ha scritto mancuso ed io gli rispondo così e non ho astio nel cuore
    …Quando si decide o quanto meno non si fa nulla per evitare una gravidanza significa che ti vuoi abbandonare all’ istinto della procreazione che è un bisogno fondamentale, legittimo, naturale e per naturale intendo che la Natura è più forte di noi, della nostra razionalità .

    Mettere al mondo un figlio è un atto d’amore grandissimo che facciamo nei nostri confronti, è l’EGOISMO inteso come soddisfazione di un nostro desiderio di maternità o paternità che ha origini ancestrali, è il bisogno di credere nell’immortalità, è dare un segno visibile del nostro passaggio su questa terra, è testimonianza del divino che abbiamo dentro , è sfida alla precarietà della vita ,è rivincita sulla nostra finitezza, è atto d’amore incondizionato verso la persona con la quale decidiamo di lanciare un’anima nel mistero doloroso della vita.

    La consapevolezza, più o meno grande di questo ti darà la misura in seguito della tua capacità di imparare il mestiere di padre/madre.

    Un figlio, è per sempre, perché è l’amore voluto,quello a cui abbiamo dato un corpo col nostro corpo, quello che abbiamo partorito, è l’amore che va costruito, è l’amore che richiede, quando il miracolo è compiuto prove, fatica, sangue, sudore, rinunce, sacrifici.

    Non è solo amore gratuito, non è solo amore facile, nulla ci viene dato gratis, nulla.

    È l’amore che non ammette alibi e ti inchioda e ti costringe a guardarti dentro, a riguardare il tuo essere stato figlio/a, a ripercorrere le tappe della tua vita, a chiederti la domanda che le riassume tutte, PERCHE’.

    Un figlio è il banco di prova della nostra capacità di assumerci per intero le nostre responsabilità.
    Un figlio ti costringe a crescere tuo malgrado.
    Un figlio segna una tappa fondamentale della nostra vita: la caduta di tutti gli alibi.
    E ai figli noi dobbiamo rispondere, sempre, perché sono il frutto di una nostra scelta, più o meno consapevole, di una prevaricazione,
    la prima , la più grande: l’impossibilità di scegliere.

    L’umanità intera nasce da un atto prevaricante.

    ed i figli vogliono Amore, vogliono chiarezza, vogliono autenticità, vogliono il vero.
    Vogliono la possibilità di crederci.
    Perché è quello che abbiamo voluto e desiderato noi quando siamo stati figli.

    E noi glielo dobbiamo.
    Ma prima di darlo a loro dobbiamo essere capaci di darlo a noi stessi se vogliamo che la nostra testimonianza, fatta di errori, debolezze, paure, meschinità, grandezze, slanci, ambiguità , rappresenti i punti cardinali per i nostri figli, se non vogliamo tradirli, se vogliamo che ci perdonino e imparino a perdonare, ad essere indulgenti con sè stessi che poi significherà esserlo con gli altri

    Io ti ho messo al mondo perché avevo bisogno di credere all’assoluto e non posso che darti testimonianza della mia finitezza, che è, però, finitezza orgogliosa.

    Io voglio dimostrarti che è possibile tentare di essere felici perché ho il coraggio di prendere in mano la mia vita, perché mi sono preso un impegno con te, figlio mio, che poi è l’impegno che prendiamo con noi stessi : la dignità di essere UOMINI non ostante la vita.
    Non c’è dignità nella menzogna.
    ecco, io sono tremendamente consapevole che ne va del fututo dei nostri figli, i nostri, i nostri,
    non solo i miei.
    molti baci
    la funambola
    e poi erano pensieri che già avevo pensato ieri

  42. vbinaghi said

    Chapeau, funambola.

  43. ciao

    come redattore di LPELS mi preme rispondere a Binaghi.

    “Sono uscito con sofferenza da questo blog perchè stava diventando l’ennesimo pulpito da cui questo sedicente teologo “cristiano” diffonde il suo verbo.
    A quanto vedo, non piace a nessuno ma continua ad avere tutto lo spazio possibile. Questo è il potere, signori.

    Caro Binaghi,

    la tua concezione di cultura è di una pochezza disarmante.

    La libertà di pensiero consiste nella possibilità di leggere qualunque cosa per acquisire la salvezza del significato delle parole.

    Desideri forse che LPELS censuri (Index librorum prohibitorum) Mancuso (redattore di LPELS) oppure vorresti che i redattori di LPELS si adeguino alla volontà (popolare)di alcuni lettori (forse commissionando un sondaggio)?

    Posso essere d’accordo o meno con Mancuso, ma io rivendico la libertà di poter leggere i suoi articoli su LPELS. Come anche, tu sei libero di saltare i suoi articoli.

    Per piacere, leggi il colonnino a destra del tuo schermo, respira profondamente, conta fino a mille e poi scrivi un bel commento, se ti riesce senza insulti(“Questo è il potere, signori.”)

    f.s.

  44. vbinaghi said

    Mancuso che non posta e si fa postare.
    E nemmeno si degna rispondere ai commenti.
    Il teologo accreditato cui è riservata una corsia preferenziale, non il semplice collaboratore.
    Non solo io ho provato fastidio.
    Chiedete a Krauspenhaar, chiedete a Nardini.
    Di tutti si è fatto volentieri a meno, pur di continuare a esibire il teologo à la page, che piace a Giorello e Ferrara, un po’ meno a Santa Romana Chiesa.
    Siamo alla vigilia di un quinto Evangelio?
    Questo è il potere, signori.

    P.S. Sasso, la mia concezione della cultura sarà di una pochezza disarmante (lo giudicherà chi ci legge entrambi), ma almeno a un certo punto ho rifiutato di mettere la faccia al posto di chi non ne ha il coraggio.

  45. è curioso come Binaghi abbia una specie di sesto senso sul tempo degli interventi. avevo deciso di ricuperare un minimo di energie a Loreto dopo un momento difficile per la salute, ma qui, evidentemente, sono costretto a intervenire.
    ho invitato Mancuso nel blog quando aveva venduto poche copie di “Per amore”: in tempi, quindi, assolutamente non sospetti. ho deciso di farlo partecipare perché i suoi interventi mobilitano un dibattito su temi fondamentali, il che è precisamente lo specifico di Lpels, un blog aperto a tutte le idee, purché siano espresse nel rispetto dell’altro. un blog tanto aperto che mi sono sentito di accogliere persino un Binaghi, contro il parere di molti (quasi tutti) i redattori. per questo motivo non mi dilungo oltre sulla questione: faccio solo notare l’assoluta mancanza di correttezza del Binaghi stesso, che dopo aver avuto tutte le porte aperte, risponde nel modo che tutti hanno potuto constatare. metto i suoi interventi in moderazione, perché non ho nessuna intenzione di discutere con una persona del genere.
    un saluto a tutti
    fabrizio

  46. Binaghi

    santa pazienza.

    a)”Mancuso che non posta e si fa postare.”

    Probabilmente non ha dimestichezza con il mezzo blog.
    Per esempio, in LPELS io pubblico i miei post e quelli di un altro redattore (uso la sua chiave), il quale non riesce ad impaginare i suoi articoli come si deve. Ciò ha un significato recondito secondo te?

    Inizialmente Fabrizio pubblicava con la chiave di Mancuso. Poi, alla luce di alcune polemiche sterili, ha iniziato a pubblicare i post di Mancuso con con il suo account. Dov’è il problema?

    MA se per te questa è un questione fondamentale, ricorda che non lo è per molti altri.

    b)”E nemmeno si degna rispondere ai commenti.”

    Ognuno è libero di interpretare il mezzo BLOG a suo modo. Comunque, i suoi testi sono a disposizione di tutti ed ognuno e libero di commentarli.
    Per esempio: alcuni commenti in calce agli articoli di Mancuso mi aiutano a pensare. Che vogliamo fare? Buttiamo al macero tutto, compreso l’opportunità che ho di leggere i tuoi commenti anti-mancuso.

    MA se per te questa è un questione fondamentale, ricorda che non lo è per molti altri.

    c) “Non solo io ho provato fastidio. Chiedete a Krauspenhaar, chiedete a Nardini”

    A me non risulta.

    Inoltre, ipotizzando che ne sai più di me, ciò non vorrebbe dir nulla. Invocare persone assenti è sinonimo che non hai molto da dire in merito.

    Per piacere, questa volta guarda il collonnino di sinistra e scoprirai che molti di quei nomi lavorano in LPELS con piacere e gioia.

    MA se per te questa è un questione fondamentale, ricorda che non lo è per molti altri.

    d)” ma almeno a un certo punto ho rifiutato di mettere la faccia al posto di chi non ne ha il coraggio”

    Sarà… dal mio punto di vista chi abbandona il campo ha sempre torto.

    Comunque, ripeto, se non accetti il principio espresso nella colonnina di destra, t’invito a frequentare riviste che riescono ad esprimere in pieno il tuo sentire.

    f.s.

  47. ciao

    Chiedo scusa.

    Mentre scrivevo la mia, Fabrizio ha risposto.

    f.s.

  48. Fabrizio, tu lo sai già perché te l’ho scritto in altra occasione, ma a questo punto credo di doverlo ripetere pubblicamente: non sono d’accordo con quasi tutto ciò che scrive Mancuso, ciò non toglie che ritengo importantissimo postare i suoi interventi. Se non discutiamo di queste cose, di che vogliamo discutere? Se chi solleva questi problemi lo fa in un modo che non ci piace grideremo “Anatema!” oppure lo ringrazieremo? Io lo ringrazio perché mi dà l’occasione per ripensare le mie certezze e sostenerle con argomenti. Altri forse non amano essere scossi nelle loro certezze.

  49. la funambola said

    anche io ringrazio mancuso e la sua prosa, o meglio, la sua “disperata” e “appassionata” apologia del Potere.
    non mi sento scossa nelle mie certezze perchè, a differenza del teologo non ho alcuna certezza, salvo quella disperata e appassionata del rispetto per la vita di ogni uomo.
    sono contraria ad ogni forma di censura, anche nei confronti di chi insulta l’intelligenza e la buona “fede” di chi legge ma trovo molto più scandalose le parole di un mancuso che non quelle dell’intemperante valter.
    questo è quanto.
    molti baci
    la funambola

  50. trovo Valter Binaghi persona intemperante ma coraggiosa e, a suo modo, generosa. in più profondamente convinta delle cose che va dicendo e, anche, studioso di sostanza. un antipatico col cuore tenero, per intenderci. integralista, questo sì, quindi alle volte difficile da sopportare. ma, improvvisamente, anche simpatico.

    però, caro Valter, qui potevi rimanere senza problemi, portando avanti il tuo punto di vista con un po’ più di tolleranza e, permettimelo, un po’ di sana e savia leggerezza. eri tornato ed io ne fui contenta!

    apprezzo l’onestà intellettuale di don Fabrizio Centofanti che ha postato anche articoli già pubblicati dal il Manifesto. certo de il Foglio di G. Ferrara avrei fatto a meno. ma questo lo penso io.

    non entro in questioni di teologia applicata o meno perché le sento un po’ lontane e, alle volte, anche un po’ vuote. la fede+la teologia+lo spirito+ la poesia+ la cultura, ecc.=una miscela esplosiva!

  51. Trovo molto interessante partire da Nietzsche per rinnovare la cultura cristiana.
    E’ infatti un po’ la mia storia.
    Egli è stato il mio primo maestro: vissi solo con i suoi pensieri dai 17 ai 24 anni.

    Ora Nietzsche non amava affatto questo mondo, né l’uomo che vi abita, l’ultimo degli uomini.
    Egli sognava una trasmutazione radicale, addirittura un superamento dell’umano: corda tesa tra la scimmia e il sovra-uomo, l’oltre-uomo.

    Nietzsche era carnalmente cristiano, messianico, escatologico, come il suo maestro, Hoelderlin.
    E come lui immaginò una Grecia, che in realtà rappresentava il Regno, contro le configurazioni asfittiche del cristianesimo, che aveva intorno e dentro di sé.
    Contro Cristo, Anti-Cristo, in nome di Cristo.
    Fino a firmarsi Il Crocifisso, dilaniato dalla lacerazione interiore più spaventosa.
    E a impazzire.

    Vito Mancuso sembra avere una concezione del mondo davvero premoderna, forse aristotelica.
    Immagina una mondo statico, da accettare così com’è.
    Già, ma com’è il mondo?
    Non sappiamo ormai che il mondo è un processo in divenire, in fondo connesso al nostro pensarlo, al nostro mutevole pensarlo? Non sappiamo cioè che il mondo è sempre storico e linguistico?

    E allora fermarsi ad un’idea di mondo “così com’è” non significa bloccare il pensiero? stabilizzarlo in uno stabilimento penale, in un carcere? finendo poi in contraddizioni irrisolubili e in proposte politico-culturali davvero fuori luogo?

    Mancuso cade in questo errore in quanto ritiene che l’Eterno sia fuori della storia:
    “un punto esterno rispetto alla storia esiste, è quello dell’Eterno, ma lo si può attingere solo misticamente, uscendo dalla storia, per poi necessariamente abbandonarlo quando poi nella storia si ritorna per agire concretamente”.

    Non è affatto così. Per carità di Dio, e per amore dell’Uomo…
    Noi possiamo, e anzi ormai dobbiamo custodire lo sguardo e l’esperienza dell’Eterno proprio nel nostro agire storico, feriale e quotidiano.

    Questo è il primo effetto dell’Incarnazione: la coniugazione indissolubile tra Eterno e temporalità umana.
    Questa è la rivoluzione permanente in atto.

    Da Cristo in poi perciò il mondo è sempre in trans-figurazione, in travaglio.
    E questo ce lo insegna proprio la modernità, il pensiero storico, Hegel, come poi Heidegger e l’ermenentica.
    Passaggi filosofici che mi sembra non pienamente compiuti entro la riflessione teologica di Mancuso, molto legata ad un pensiero appunto premoderno, tomistico forse. E quindi ad una forma di razionalità che non ha ancora fatto i conti con i propri limiti e appunto con la storicità delle proprie categorie.

    Un ultimo punto: quando Bonhoeffer parla di resa di fronte alla forza bruta di questo mondo, parla appunto della Croce: come Cristo anche noi a volte soccombiamo sotto l’imperio apparente e transitorio del male. Ma questa resa grida il nostro NO ancora più forte e chiaro. La nostra sofferenza,e anche la nostra morte, sono la nostra più drammatica ed estrema opposizione.
    Resa perciò in croce.
    Mai accondiscendenza ai poteri satanici di questo mondo.
    Mai accondiscendenza ad alcuna necessità naturale o storico-culturale.
    In-surrezione/Ri-surrezione permanente: questo è lo spirito della vera contemporaneità.
    Tutta da riscoprire.

    E’ comunque un peccato che Vito non partecipi al nostro dialogo.
    Auguri a tutte/i.

    Marco Guzzi

  52. Scrive Mancuso: “un punto esterno rispetto alla storia esiste, è quello dell’Eterno, ma lo si può attingere solo misticamente, uscendo dalla storia, per poi necessariamente abbandonarlo quando poi nella storia si ritorna per agire concretamente”.
    Innanzitutto, a me dà fastidio il tono assertivo di frasi così senza supporto, e mi viene da ribattere: “Ma scusa, chi l’ha detto?”. Il classico tono da “verità in tasca”, un tono che può far presa solo sugli ignoranti.
    Poi: sempre detto in soldoni, questa posizione mi pare proprio un bell’alibi al consenso. L’Eterno fuori dalla Storia è una bella scusa. Caro Mancuso, che tanto sono sicura che non leggi questi commenti: con tanta sicumera ti togli dal giudicare la guerra, anzi dici che è una necessità di forza maggiore. Ebbene, prova a fare gli stessi ragionamenti sull’aborto, che è il tabù più grande dei cattolici: vediamo se anche qui ti richiami all’ananche! Anche l’aborto fa parte “del mondo così com’è”. O no?
    “La legge morale in me”, come diceva Kant: è forse una cosa fuori dalla storia?

  53. ang said

    [...]
    E non mi piaceva tanto la letteratura quanto piuttosto i critici
    letterari; erano dei veri cazzoni, quei tizi; usavano
    un linguaggio raffinato, a suo modo splendido, per dire agli altri
    critici, agli scrittori, che erano dei rottinculo.
    Mi rincuoravano.
    ma erano i filosofi che soddisfacevano
    quel bisogno
    che si celava da qualche parte nella mia testa confusa: immergendomi
    nei loro eccessi e nel loro
    farraginoso vocabolario,
    spesso mi
    incantavano
    saltavano fuori
    con affermazioni azzardate infiammate che mi sembravano
    verità assoluta o maledettamente vicine
    alla verità assoluta,
    e questo tipo di sicurezza era quello che cercavo per la vita
    di ogni giorno, che assomigliava molto di più
    a un pezzo di cartone.

    Quei tizi erano dei grandi, mi hanno fatto sopportare
    giorni come rasoi e notti piene di ratti; mentre le donne
    tiravano sul prezzo come banditrici venute dall’Inferno.
    I miei fratelli, i filosofi, loro mi parlavano come
    nessun altro per strada o in giro aveva fatto mai; riempivano
    un vuoto immenso.
    Che bravi ragazzi, oh, davvero dei bravi
    ragazzi!
    [...]

    Charles Bukowski – “Giorni come rasoi, notti piene di ratti”

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