Vistocogliocchi
Posted by giorgiomorale on July 8, 2008

La portinaia
Mattina in una zona ad alta concentrazione di stranieri. Cammino verso la metropolitana. Si sente odore di detersivo per i pavimenti, forte, profuma di limone.
Vedo la portinaia, alza lo sguardo su di me, mi sorride come se mi conoscesse.
“Si devono essere uccisi, questa notte”.
La guardo stupita.
“Come?”.
“Dico… con tutto questo sangue”.
Guardo a terra. Cinque grossi goccioloni rossi.
“Mamma mia”, dico impressionata
“C’era sangue dappertutto, lì l’ho già tolto… quegli stranieri… devono essersi uccisi, questa notte…”, dice.
“… speriamo”, aggiunge.
E sorride, ammiccando.
(Daniela Gaddi)
Ho sposato una straniera
Ho sposato una straniera (extracomunitaria). In Sicilia.
Il giorno che le hanno dato la cittadinanza, è stato un bel giorno. Il giuramento, l’ufficiale che ha detto:
“Siamo orgogliosi che lei diventi italiana, etc…”.
Il giorno dopo, va all’ufficio comunale per fare la carta d’identità. Dà il documento dell’attribuzione di cittadinanza e l’impiegato invece di leggerlo la interroga.
“Chi sei, come ti chiami, da dove vieni?”.
Mia moglie risponde, un po’ seccata, che può leggere tutto sul documento. Quello sbotta: “Signora ma lei è venuta in Italia per rompere i coglioni?”
Sono dovuto andare al Comune e piantare un casino galattico.
A Roma.
In fila, mia moglie, alla cassa del supermercato, con una sola cosa da pagare. Una dietro s’incazza e grida:
“Ma che cazzo fa la fila per una sola cosa. E passa avanti, no?”.
“Faccio la fila, perché non devo?”.
“Anvedi è straniera. E passa passa, nunn’allungà la fila! Questi vengono qua a rompere li co…ni, pure al supermercato, nun ce basta che ce stanno a fregà er lavoro, la casa e tutto!”.
Quando è tornata a casa in lacrime, non ci potevo credere. Ci ha messo un bel po’ per tornare a far la spesa da sola.
Quando cerca lavoro la frase tipica è: “Ah, ma lei è straniera.”
Risposta: “Sì ma ho la doppia cittadinanza, anche italiana”.
Replica: “Sì, però è straniera…”.
(Ozarzand)
Un viaggio in metropolitana
All’andata, ore 16. Scendo dalla linea verde a Loreto. La scala mobile mi porta assieme a molte persone in alto. Due dell’ATM – uno grasso, dall’aria torpida, un altro giovane e ringhioso con guanti neri – stanno scacciando un uomo, che doveva essere seduto a terra – al suo posto di lavoro – chiedendo la questua.
«Fuori, ma fuori!», grida il ringhioso.
E l’uomo, quarant’anni all’incirca, gamba destra amputata (dove? quando? perché?), forzando sulla stampella s’allontana. Esegue. Ha lo sguardo fermo e freddo. Tornerà più tardi, spero.
In attesa del treno che mi porta a Duomo. Guardo la folla sulla banchina di fronte alla mia. Figure ferme o in movimenti pacati. Poi d’improvviso tre giovani (hanno carnagione bianca: rumeni? albanesi?…) spuntano da destra, lanciandosi avvertimenti. Trasportano sulle spalle grossi teloni gonfi dove avranno ammucchiato in fretta la merce che stavano vendendo. Si allontanano in fretta verso sinistra. Dopo pochi secondi spunta ancora il mastino giovane dell’ATM coi guanti neri. Avanza metodico sull’altra banchina da destra verso sinistra, puntando i tre in mezzo alla folla-alberi. Fa il suo dovere: dà falsa sicurezza alla nostra esistenza ostacolando quella dei tre fuggitivi.
Al ritorno, ore 19,45. Fermata Cimiano (MM verde). Scendo dalle scale. Urla. Una decina di ragazzi – mi sembrano sudamericani – sono già di qua, nella zona oltre lo sbarramento che lascia passare i viaggiatori quando inseriscono il biglietto. Urlano insieme, tenendosi a distanza di due, tre metri da un giovane. Lui è biondo e atletico, con una maglietta bianca aderente. In segno di sfida allarga le braccia e li aizza:
«Venite qua che v’aspetto! Venite, venite!».
Flash: il cinghiale fermo e i cani che abbaiano. Oltrepasso il gruppo dei ragazzi, sfioro con una mano il giovane e gli dico istintivamente:
«Lascia perdere».
I ragazzi s’allontanano. Nel gabbiotto il sorvegliante dell’ATM sta telefonando alla centrale, penso. Io e il giovane biondo usciamo insieme all’aperto.
«Che succedeva?».
« Non volevano pagare il biglietto e se la prendevano in dieci contro quello dell’ATM, che era uno solo».
(Ennio Abate)
Dalla parrucchiera
In un negozio di parrucchiera. Una signora peruviana viene sottoposta a un innocente interrogatorio:
“Signora quanto costa l’affitto di una casa a Lima?.
La signora peruviana risponde.
“Ah, ma non c’è molta differenza con i nostri affitti… Perché allora venite qui da noi in Italia?”.
(Anna Maria)
(vedi anche qui)

















Giocatore d'Azzardo said
Spiritoso
Lei sta camminando con la borsa della spesa, due borse della spesa. Lui è alticcio, nonostante siano solo le 5 del pomeriggio ha già bevuto e si avvicina, incurante della gente intorno e inizia a palpeggiare, vuole portare lui le borse della spesa, cerca di afferrarle. Nessuno dice nulla e lei non sa cosa fare: “Bella Signora italiana, c…o nord africa buono”.
Metropolitana Milano fermata Loreto
Vagone pieno. Entra una Signora incinta con una bimba in braccio, avrà forse due anni, un Signore si alza per cederle il posto e un gruppetto di ragazzi giovani, ukraini presumibilmente, si fionda sul posto libero spintonando e rischiando di farla cadere. Protesta solo il Signore che si era alzato ed è ricoperto di improperi.
Sabato pomeriggio
Zona pedonale, saldi, persone che fanno compere o si limitano a guardare le vetrine. Una ragazza si ferma con un’amica e osserva alcune borse esposte sul solito telo. Confabulano, trattano, non comperano.
L’Africano che gestisce il banchetto improvvisato le saluta cordialmente con un: “Puttane italiane perché non comperare da nero? Voi razziste?”. Dice proprio razziste.
Episodi. Potremmo continuare l’elenco degli episodi per giorni e non servirebbe a nulla.
Blackjack.
tiptop said
leggendo post e leggendo commento.
Considerazione scontata: la ragione non è mai da una parte sola.
E poi penso che la differenza la fanno sempre le persone, non esistono le categorie, come chi si trova male all’ASL e io mi sono sempre trovata bene.
Nei rapporti col resto dell’umanità dipende sempre molto da come ci si porge.
Mia nipote, italiana, trasferitasi col marito a New York, al super si è sentita insultare in quanto italiana immigrata…a lei è venuto il magone. Chissà, i perchè, dei vari comportamenti, dall’una e dall’altra parte.
lucy said
entrambi gli “schieramenti in campo” mostrano che forse abbiamo superato la soglia fisiologica di tolleranza che dieci quindici anni fa sembrava lontana e che il problema della convivenza è un fatto che attinge prima di tutto all’ignoranza e alla maleducazione. come cittadini siamo lasciati soli di fronte ai grandi cambiamenti epocali in uno stato perenne di confusione tra quello che le belle parole dicono e quello che ognuno sperimenta quotidianamente nel suo vivere. non è e non può essere compito del singolo capire quello che sta succedendo. l’intera società e in capo le istituzioni devono agire per garantire un livello di accettazione reciproca a partire dal linguaggio. e invece sono stati inventati il politicamente corretto e il buonismo. le foglie di fico.
la qualità della mia vita in pochi anni è peggiorata: le vie del mio quartiere sono coperte di sputi ( i bangla scaraccano in quantità) e siccome ci sono sputi i padroni italianissimi di cani, aumentati a dismisura per l’aumentata sensibilità animalista, pensano che la merda dei loro amati animali sia uno spettacolo suggestivo per i passanti. tutti insieme i fumatori pensano che posaceneri pieni di cicche e pacchetti di sigarette si possono svuotare tranquillamente per strada in mezzo a quel bendiddio di scaracchi e cartacce e cacche. le puzze di soffritto bruciato di cipolla imperversano sovrane ed entrano nella mia casa. non un vigile non un poliziotto controlla quanti stranieri abitano in un certo appartamento cucinando in modo precario e fuori legge 24 ore al giorno. per educazione e formazione culturale mi sento cittadina del mondo e considero ciò un valore di tutti. non dirò mai che “vengono qua a rompere i c……”. ma le puzze lo sporco il degrado i negozi miserabili presto abbandonati una certa aggressività che si percepisce anche non in presenza di fatti gravi queste cose, ecco, non vedo perché le devo subire e magari chiamare con altri nomi. sono diventata un’intollerante di sinistra occidentale strapaesana conservatrice e nient’affatto curiosa dei costumi altrui. a chi lo devo? vivo il mio fastidio come una sconfitta, la lotta per non scadere nelle ottusità di cui si parla nel post è oltremodo pesante.
melpunk said
http://melpunk.splinder.com/post/8201878/L%27occasione+per+essere+peggior
L’occasione per essere peggiori
Pap Khouma è nato in Senegal 47 anni fa, da 22 anni è residente a Milano e da 10 ha la cittadinanza italiana. Pap Khouma è giornalista e scrittore, si occupa di integrazione e di diritti degli immigrati, e lavora alla Fnac di via Torino.
Pap Khouma, qualche giorno fa (si veda articolo del Corriere della Sera, giovedì 25 maggio, Cronaca di Milano, pag. 6) era a bordo del tram n. 29 quando due controllori gli hanno chiesto il biglietto. Pap Khouma ha risposto che ha l’abbonamento e lo ha mostrato ai due controllori. Ma i due controllori dell’Atm continuano a chiedergli il biglietto. Poi il tram si ferma in piazza della Repubblica, Pap Khouma scende. Intanto arriva un altro tram, ne scendono altri due controllori che si uniscono ai primi e gli chiedono un’altra volta il blìiglietto. Pap Khouma continua a dire di avere l’abbonamento e a mostrarlo, i quattro continuano a chiedergli il biglietto.
A un certo punto uno degli illuminati controllori che lo circondano dice, “Ehi tu, guarda che qua non sei a casa tua. Qua tu devi fare quello che ti diciamo noi, intesi?”, e lui risponde, “Non sono a casa vostra: sono sul marciapiede”. Un controllore gli risponde “Tu devi andare a casa tua. Vai via. Tornatene da dove sei venuto. Vai a casa. Vai via tu e tua sorella”. Pap Khouma reagisce: “Vai a casa tu. E se io ci vado con mia sorella tu ci vai con tua mamma”, dice.
Dal gruppo di controllori dell’Atm parte un pugno, Pap Khouma per difendersi ne tira uno, non sa bene se sia arrivato a segno (io spero di sì), e i quattro controllori gli sono addosso, lui steso per terra, a tirargli calci sulle spalle e sulla testa. Finiscono tutti a terra tra le botte. Poi Pap Khouma vede due agenti della Polizia, qualcuno li ha chiamati, chiedono le generalità ai controllori e a Pap Khouma, che viene portato al Pronto Soccorso.
Quando dico, Dai la possibilità a un uomo di essere peggiore, lui lo sarà, credo di non sbagliare. Fare il controllore è un’ottima occasione.
Giorgio said
Ringrazio Blackjack, Tiptop e Lucy dei loro contributi e commenti.
Sì, la realtà è complessa, come è complesso l’animo umano, nero o bianco che sia, per cui capita di vedere chi subisce violenza farla ad altri.
Ciononostante, ogni fenomeno ha un suo nome: si può parlare di ubriachezza molesta, quando è l’ubriachezza a causare certi comportamenti; o di cattiva educazione, quando un branco si fionda su un posto libero senza lasciarlo a un’anziana signora: italiano o straniero che sia.
Se qualcuno invece dice: “Anvedi è straniera… Questi vengono qua a rompere li coglioni, pure al supermercato, nun ce basta che ce stanno a fregà er lavoro, la casa e tutto!”, questo, oltre che maleducazione, io lo chiamo razzismo.
Ogni fenomeno poi si manifesta in misura maggiore o minore in un certo periodo, a volte caratterizzandolo. E l’intervento di Lucy mi pare metta in rilievo che alcuni comportamenti oggi hanno una rilevanza tale da caratterizzare il momento in cui viviamo.
Il problema è culturale e politico: certo che, se a dire che gli stranieri “vengono qua a rompere i coglioni” è chi governa, questo non è stabilire regole civili di convivenza, ma istigare all’odio razziale.
g. choukhadarian said
“Quando dico, dai la possibilità a un uomo di essere peggiore, lui lo sarà, credo di non sbagliare. Fare il controllore è un’ottima occasione”.
La sentenza del semileggendario Melpunk ha il valore di sentenza ed/od brocardo (anche se è un mondo difìccile, e guardarlo da sopra un tram o un autobus, sia a Milano sia a Gardone Riviera, non aiuta a migliorarlo).
Giocatore d'Azzardo said
@Giorgio, l’intervento di Lucy è stato… illuminante. Secondo me, ma è un parere personale, i cittadini sono stati lasciati soli – con tutto il buono e il cattivo che nasce dall’essere soli – nel gestire il processo di integrazione. Abito in uno dei quartieri d’Italia a più alta concentrazione multirazziale d’Italia (circa 30.000 abitanti e più della metà non italiani) e non cambierei per nessun motivo al mondo.
Ciò non toglie che qualche problema ci sia e non si può pretendere che la soluzione sia solo sulle spalle della gente, anche perché è piazzata sulle spalle dei più deboli; di solito.
Detto questo concordo sul fatto che chi governa non debba dire che “vengono qui a rompere i coglioni”, ma non mi piace nemmeno l’atteggiamento del “venite tutti tanto c’è posto”.
Poi, detto fuori dai denti, vedo molto, ma molto meno razzismo qui da noi che nelle periferie di Parigi o nei quartieri periferici di Londra o nella civile Danimarca; tanto per citare i primi posti che mi passano per la testa. Mi sbaglierò, ma basterebbe un po’ più di controllo del territorio per migliorare, e di molto, la situazione.
@Melpunk: mi pare strano che 4 controllori (un lavoro di merda e passami il termine) prendano così di punta una persona. Scusami, non conosco Pap Khouma così come non conosco i controllori: ma mi pare strano.
A me è capitato di assistere, tempo fa, a un episodio simile dove abito. Parte la zona a traffico limitato, fra smoccoli e porconi, chi non era informato fa retromarcia dopo essere stato fermato dai Vigili e aggiornato sul cambiamento. Tutto va liscio fino a quando non arriva una rimbambita, casualmente di colore, ma la sostanza è che era e rimane una rimbambita, che senza permesso pretende di entrare e, di fronte al diniego dei Vigili inizia a distribuire del razzista a destra e a manca.
Io sono in coda per passare (abito in centro e ho il permesso) con un mobile Ikea sul portapacchi e la rimbambita prende di mira pure me con la tiritera del razzista.
Non riferisco quello che le ho detto, non mi pare bello.
Per mettere la ciliegina sulla torta la rimbambita ha buttato la storia sul razzismo e l’ha sbandierata ai 4 venti su tutti i giornali e le TV locali: un gran casino e Vigili sotto torchio ingiustamente. Non ci crederai, ma qualche giorno fa è stato un piacere vederla andare a sbattere con la macchina contro uno dei piloncini blocca ingressi che si era alzato dopo aver consentito il transito a uno autorizzato: al solito stava cercando di entrare senza permesso e non l’ha visto. Ho riso come un matto e, credimi, il colore della pelle non c’entra nulla.
Blackjack.
lambertibocconi said
Qualche giorno fa un controllore ha trattato malissimo anche me, con terribile aggressività – lo so che non avevo il biglietto, ma il bruto mi ha attaccato e mi voleva picchiare. Per due o tre volte mi è venuto sotto fino a urtarmi col braccio e poi urlava: “Non mi tocchi, che la denuncio”. C’era con lui un collega più gentile che lo disapprovava ma non diceva niente. Io sono stata sciocca e immatura come a volte capita e gli ho fatto perdere tempo prendendolo in giro e facendolo arrabbiare sempre di più. Mentre tutta la pessima scena andava avanti, mi sono trovata schizospontaneamente a pensare: “Brava, fai questo teatro perché te lo puoi permettere che sei di aspetto ariano. Se solo eri nera o marroncina, vedi quante che ne prendevi!”. La mia autostima ne è uscita male. Ma spero anche la sua. Nota bene: il collega controllore più dolce, col quale poi mi sono sfogata facendo la donnina spaventata dal bruto, ha tentato di rappezzare dicendomi: “Lo lasci perdere, un giorno o l’altro lo puniranno se continua a fare così, è solo un po’ nervoso… Cerchi di capirlo, dai, in fondo ha famiglia… è un padre…”. Cavoli ribaltati, giuda ballerino, ma si può? Dare comprensione a un bruto perché E’ UN PADRE??? Uno dei ruoli più orrendi della galleria degli orrori della storia, scena: ‘A FAMIGGHIA. Baci a tutti e fate il biglietto!
Ennio Abate said
Non è questione di pelle? Allora è questione di stupidità («la rimbambita»)?
Prima che arrivassero gli «extracomunitari», c’erano i terroni.
Se andassimo a rileggere le cronache del tempo, fatte le distinzioni di linguaggio, di situazioni, di stereotipi culturali, il succo dello scontro tra diseguali risulterebbe lo stesso: il diverso tende ad essere respinto e quasi sempre animalizzato da chi si sente civile.
Tutto naturale, appunto. Ma non siamo allo «stato di natura». Da secoli almeno.
Esistono degli Stati che gestiscono, manipolano, orientano, reprimono, incanalano i comportamenti “naturali” e oggi sempre più l’intera vita, compresa la psichica (diversi, dopo Foucault, parlano di «biopotere», «biopolitica»).
E rispetto ai singoli, da essi “rappresentati”, hanno apparati d’intervento giganteschi per farlo (dal governo, alle polizie, ai mass media).
Pensare che «come cittadini siamo lasciati soli di fronte ai grandi cambiamenti epocali in uno stato perenne di confusione» significa non cogliere in quale società sotto controllo viviamo.
Gli Stati ci stanno modellando, indirizzando, reprimendo, impaurendo, blandendo, suggerendo cosa pensare e cosa vietarci di pensare. Stanno differenziando noi comunitari da loro extracomunitari, noi civili da loro incivili, noi legali da loro illegali, noi puliti da loro sporchi, noi normali da loro anormali. I nostri comportamenti più istintivi o intimi o “naturali” sono tutti studiati, catalogati. Ogni comunicazione dei vari ministri o leader sa quali delle corde toccare per ottenere l’effetto voluto. Ogni mossa annunciata alla Tv è stata sperimentata in anticipo (ho sentito a Radio Popolare che la schedatura dei Rom a Milano da parte di vigili e polizia è avvenuta con mesi di anticipo rispetto al lancio della campagna da parte di Maroni & c.).
Allora, cari amici e care amiche, possiamo ridurci a mettere accanto all’episodio di razzismo commesso dagli italiani quello commesso dal venditore nero col banchetto? «Non servirebbe a nulla», appunto. O metterci in posizione salomonica («la ragione non è mai da una parte sola»)? O pensare che la differenza la fanno sempre le persone» o «come ci si porge»? O constatare come La Palisse d’oggi che «la realtà è complessa, come è complesso l’animo umano, nero o bianco che sia»?
Gli «schieramenti in campo» non sono soltantoo quelli che entrano in attrito sui marciapiedi, nella metropolitana, a scuola, nei quartieri. C’è uno Stato che incoraggia e agisce per la convivenza o per l’odio razziale. Davvero «se a dire che gli stranieri “vengono qua a rompere i coglioni” è chi governa», cambia parecchio; e «questo non è stabilire regole civili di convivenza, ma istigare all’odio razziale».
Prima dell’avvento di Hitler in Germania, tedeschi ed ebrei convivevano ( e non saranno mancati gli attriti tra loro). Ma quando l’intero potere di uno Stato è stato indirizzato a istigare odio, i comportamenti “naturalmente” razzisti sono diventati doveri dei cittadini tedeschi! (Precisazione: non dico che l’attuale Destra al potere è nazista. Cosa sia è tutto da studiare…).
Non possiamo discutere di razzismo quotidiano «vistocogliocchi», se i nostri occhi non vedono, non esaminano, non discutono le scelte niente affatto quotidiane dello Stato.
Ma i nostri occhi (e le nostre menti) sono abituati o attrezzati a penetrare nei meccanismi dello Stato per vedere «di che lagrime grondi e di che sangue»?
enrico de lea said
una testimonianza positiva:
sono stato in un Umbria per 6 gg. – parlando del paesino ove mi trovavo ad alloggiare (Castiglione del Lago), la sig.ra titolare del B&B, fiera del Comune (cioè di chi concretamente lo amministra) ci diceva che fin dal primo verificarsi dell’arrivo di stranieri (e anche di meridionali, desiderosi di normalità, in fuga dalle zone ad alta densità criminale, in part. Campania) le autorità comunali avevano attivato serie ed attente politiche di integrazione, intermediando in materia di lavoro, scuola, tempo libero, etc. senza aspettare – come avviene da altre parti d’Italia – che i problemi si ingigantissero, divenissero ingestibili, per magari sfruttare elettoralmente le paure del diverso che silenti o eclatanti albergano nei tanti bravi “padri di famiglia”…
l’esatto contrario di tante “tecnocratiche” ma poco illuminate amministrazioni del nord…
melpunk said
blackjack
può parerti strano, non c’è dubbio. a me non pare strano. i dipendenti dell’atm non sono nuovi a questi exploit. e poi parla la cronaca, un pronto soccorso e una denuncia. mica me lo sono inventato io.
ps
la categoria “strano” può essere “pericolosa”
alessandroseri said
Devo ammettere che l’integrazione in certe regioni funziona meglio che in altre, anzi in certe zone di certe regioni, quelle dove il conflitto sociale è attenuato dalla qualità della vita. Nei piccoli centri di Marche ed Umbria (cito solo le esperienze personali) spesso ci si conosce tutti e alla fine anche i nuovi arrivati fanno conoscenza con tutti. – illuminazione scontatissima – Forse conoscersi aiuta. Altro esempio banale banale: credo che mio figlio non sarà mai razzista solo perchè sta crescendo fin d’ora in un contesto multietnico. Mangia alla mensa dell’asilo con ragazzini che parlano italiano come lui ma hanno genitori provenienti da altri paesi. Sempre per paradosso i miei nonni emigrarono nel ‘48 in Argentina e mio padre visse da figlio di emigranti in Argentina, poi dopo aver fatto un po’ di soldi tornarono tutti in Italia nel ‘66. Bene i miei nonni non sono mai stati razzisti, mio padre invece è razzista. Io non lo so come si può risolvere tutto ciò. Per ora cerco solo di usare il buon senso.
melpunk said
ah giovanni, un saluto semileggendario (ahaha bella questa!)
mel
Paolo Cacciolati said
Giorgio, scusa l’OT, ti ho risposto per il problema su MT, se hai bisogno d’aiuto…
Paolo
luciamarchitto said
una decina di anni fa una persona mi disse: “hai rubato un posto di lavoro, una casa e pure un marito” questo perchè sono una meridionale trapiantata a Brescia che ha rubato (sposato) un bresciano. Oggi dicono le stesse cose agli extracomunitari. Ci sono persone che hanno sempre paura che qualcun altro rubi ciò che solo a loro, i privilegiati della sorte, spetta di diritto come avere un lavoro e una casa e tanto altro ancora.
Un’altra persona mi disse che lui sin da piccolo ha sempre avuto la sensazione/percezione che Dio ha creato i neri perchè ci fossero gli schiavi.
Tutte le volte che va in chiesa questo suo pensiero si rafforza.
Ciao Lucia
Giocatore d'Azzardo said
@Ennio: in Italia, al di là di tutti i clamori e le prefiche che si sollevano ad ogni più piccolo refolo di vento, spesso inutilmente, io faccio fatica a vedere il razzismo vero. Scusami se utilizzo paragoni, ma se penso alle periferie parigine o londinesi, mi pare di essere in paradiso.
Detto questo i problemi ci sono, eccome se ci sono, però ho l’impressione che sarebbe sufficiente un minimo di buona volontà da parte dei Comuni per risolvere molte cose. A livello centrale, parlo dello Stato, al di là di definire le politiche generali non si può fare molto.
Dove abito, lo ribadisco, c’è una concentrazione altissima di etnie diverse eppure si vive bene; che è diverso da sopravvivere. Merito del quartiere, ma anche di scelte politiche locali precise e mirate che, al di là della rimbambita che non guarirà mai, hanno modificato in cinque anni la vita all’interno del quartiere. Modificata talmente bene che ora sta diventando una delle zone più ambite, e per fortuna che mi ci sono trasferito 7 anni fa.
@Melpunk: ho premesso che non conoscevo il fatto, ma se veramente i controllori di Milano si comportano così… qualcuno dovrebbe dargli una lezioncina di buone maniere.
@Alessandro: nei piccoli centri è molto più semplice gestire l’integrazione per il semplice motivo che con meno persone le dinamiche sono diverse e anche la percentuale di immigrati è diversa: non si arriva al 50/60% di alcune aree metropolitane. E’ in quelle aree che si deve agire. Almeno così la vedo.
Blackjack.
Giorgio said
Ringrazio tutti gli intervenuti, in particolare Melpunk, Anna e Lucia per gli episodi raccontati, Enrico e Alessandro per le buone notizie, Ennio per l’articolata analisi.
Blackjack, dici che fai “fatica a vedere il razzismo vero”: mi pare che, come dice Ennio, “Non possiamo discutere di razzismo quotidiano «vistocogliocchi», se i nostri occhi non vedono”. Per quello che io vedo, c’è il razzismo quotidiano, ci sono gli assalti e le spedizioni punitive, ci sono leggi “razziali”.
Poi dici “se penso alle periferie parigine o londinesi, mi pare di essere in paradiso”: la differenza tra uno scoppio di violenza nelle periferie francesi e ciò che succede in Italia è che in Italia a dire che gli stranieri “vengono qua a rompere i coglioni” è chi governa, e questo è grave, da un certo punto di vista anche più grave, perché vuol dire legittimazione da parte dello stato.
In quanto alla domanda di Ennio: “Ma i nostri occhi (e le nostre menti) sono abituati o attrezzati a penetrare nei meccanismi dello Stato per vedere «di che lagrime grondi e di che sangue»?”. Proprio per questo, io ho molta fiducia nel valore della testimonianza, affinché i nostri occhi possano vedere, esaminare, discutere le scelte niente affatto quotidiane dello Stato.
Una cosa però vorrei precisare su quanto dici: questo stato, almeno a me, non sembra un persuasore occulto, le sue scelte non hanno quella sottigliezza, anzi sono fatte a colpi di martello, e proprio per questo mi stupisco che ci sia chi “non vede”.
melpunk said
Giorgio
Il problema, o uno dei problemi sta proprio in quanto tu dici. E’ da parte dello Stato, o meglio, da un aparte di esso, che viene la spinta discriminatoria: una legittimazione per ogni forma di razzismo presente nella popolazione, nella gente, nel paese, nelle abitudini, nel pensiero diffuso.
La questione dell’arrivo in Italia, come in ogni altro paese, di un numero crescente di immigrati non può non porre dei problemi o delle “questioni”. sarebbe incredibile il contrario. Quello dell’immigrazione è e dev’essere Il Problema, perchè lo è e lo sta diventando: si tratta di un problema planetario perchè originato a sua volta da problemi gravi e gravissimi, per i quali nessuna lega o altri qualunquisti simili riusciranno a trovare misure adeguate se non ringhi gutturali, offese e discriminazioni da quattro sldi
tiptop said
Giusto, rispetto ai limiti del mio precedente commento, il risalto di Ennio Abate sul ruolo dello stato e delle politiche nell’incoraggiare certi comportamenti. E’ ovvio che ne fa uso, e usa i mezzi di comunicazione per accentrare l’attenzione sull’argomento. Resta sempre la risposta dell’individuo.
Ricordo quando mio figlio era piccolo e portaa gli occhiali, mi aveva detto che un compagno non voleva giocare con lui perchè portava gli occhiali. I razzismi sono piccoli e fin da piccoli.
Mia figlia aveva un’amica sudamericanabrasiliana che veniva con la sorellina spesso da noi, in attesa della mamma che faceva un sacco di lavori. Una mia vicina mi ha detto di stare attenta che aveva visto extracomunitari aggirarsi nel condominio, e poi ho capito che erano le due bambine. Questo, dieci anni fa…
Lavoro in una zona di Milano che sembra la kasbah, pizzeria Aladino, parrucchiere cinese (chissà se ha fantasia, i cinesi son pettinati tutti uguali) … ma non ho avuto particolari problemi, una volta ho visto un ubriaco tenuto fermo da un poliziotto, ma era patrimonio nazionale.
La differenza la facciamo noi.
Giocatore d'Azzardo said
Giorgio, scusami se sarò un po’ confuso, ma sono sveglio da stamattina alle 5 e torno ora. Può anche essere – e sicuramente è – che si veda solo ciò che vogliamo vedere e non mi dipingo sicuramente di obiettività, ma non mi pare che la situazione sia drammatica come la si dipinge: da controllare ma non drammatica.
Ma da quanto tempo non vai a farti un paio di settimane a Parigi o a Londra o nella socialista Madrid? Non da turista più o meno interessato ai luoghi e all’arte, ma a cercare casa nei quartieri (ghetti?) monorazziali!!! che colorano queste ‘civilissime’ città: lì si respira il razzismo vero, a mio parere.
Al di là dei ‘grandi disegni’ legati a pianificazioni legislative che non serviranno a nulla (non puoi vuotare un oceano con un secchiello e nemmeno con un’idrovora), vedo una carenza pesante nella gestione della quotidianità e, almeno fino ad ora e senza NESSUNA distinzione politica (tranne lodevoli casi isolati buoni per dipingersi di bianco), la soluzione praticata da tutte le forze politiche è stata quella di scaricare il problema immigrazione in aree già problematiche. Affrontare questo tema seriamente, a livello locale, sarebbe già un primo passo significativo.
Poi, oh, i grandi ideali e i grandi piani salvamondo sono bellissimi, ci si può parlare per ore. Assomigliano molto ai discorsi dei giocatori al bar dei Casinò: tutti hanno visto almeno una volta saltare un banco e tutti raccontano la loro fetta d’emozione, come se fossero stati loro i vincitori.
In più di vent’anni di ‘onorata’ carriera, facciamo 25, mi è capitato 4 volte di assistere alla scena di un banco che saltava e la quasi totalità dei problemi dei giocatori sarebbero risolti se riuscissero a vincere il 5% del capitale che investono: molto meno di quello che li emoziona e li attira come mosche sul miele.
Non so perché, ma vedo uno strano parallelismo fra questo esempio e le discussioni su temi importanti: tutti hanno visto saltare il banco e tutti ambiscono a far saltare il banco, dimenticando che basterebbe un piccolo 5%.
Blackjack.
cristina sebastiani said
caro giorgio, intanto grazie per avermi segnalato questo spazio che sostiene una riflessione pacata e intelligente, come troppo poco avviene.
ho “visto con gli occhi” tanti episodi di razzismo, grandi e soprattutto piccoli, logoranti, meschini, quotidiani, quasi digeriti e ritenuti banali.
in coda al supermercato (chissà perchè sembra che in coda al supermercato scorra più vita che altrove) faccio una carezza al mio fidanzato e una signora, che voleva essere anche carina, ci dice tutta giuliva ma anche un po’ perplessa: “ma che volete fare voi due, la juventus?!”
devo rinnovare il contratto di affitto della casa dove abito da otto anni, e scopro che il proprietario sta brontolando nei corridoi da tempo perchè non ha motivi per negarmelo, ma il via vai dei miei amici africani lo infastidisce non poco.
discuto con un’amica (mamma di una bimba mulatta) di un programma televisivo con intervista a un gruppo di famiglie rom, intervista bieca, melensa, al limite dell’idiozia falsobuonista; e la mia amica fa un commento, scherzoso e acido, sulla presentatrice “si sarà rincoglionita, del resto ha sposato un senegalese!”
potrei continuare all’infinito.
però ho visto anche tanti episodi buoni, sani, caldi e confortanti che mi tengo stretti come una coperta di linus quando proprio mi sembra di affogare – e penso che dobbiamo tutti avere la nostra coperta, per non dimenticarci che il razzismo si combatte, e si combatte con una semplicità estrema: smettendo di guardare il colore della pelle dell’altro.
e se smetto di guardare il colore della pelle allora non vi posso più raccontare nulla, perchè un gesto gentile torna ad essere solo un gesto gentile, l’impegno civile e politico ritorna a sè stesso, una famiglia italiana che decide di condividere casa con una famiglia rom in difficolta (e da tre persone in due stanze ne sono diventate sette! per fortuna solo temporaneamente) è solo una famiglia che ne aiuta un’altra, e un venditore ambulante che dà della puttana ad una cliente è solo un pessimo commerciante!
credo che possiamo arrivarci.
nel frattempo è bene ricordarci l’un l’altro quello che avviene e riflettere molto su quello che leggiamo, e ascoltiamo e vediamo con gli occhi, per evitare che il fatto di non percepire i macro disastri che cita Blackjack ci faccia pensare che siamo al sicuro.
cri
Rocchina Spellecchia said
E’ vero non siamo più allo “stato di natura”, è vero altresì che l’istinto animalesco e di demarcazione del territorio è insito nel nostro DNA. La biopolitica è un concetto a suo modo affascinante, sarebbe di sicuro piaciuto a Rosseau e Orwell ne è stato un precursore con il suo 1984, io, tuttavia penso che ciò che ci fa dire che siamo, per fortuna lontani dallo stato di natura è la nostra, seppur inquinata dai tanti differenti imput che ci giungono, capacità di discernere . E’ la prevalenza di uno stato (animalesco) sull’altro(civile) a fare la differenza. Siccome tutti i commenti hanno portato delle testimonianze di vita quotidiana riporto anch’io un episodio della mia personale esperienza di figlia di emigranti in Germania nel 1973. Mi ero appena trasferita con i miei genitori, che già vi abitavano e lavoravano da un pò di anni, ed ero tutta entusiasta del fatto di dover vivere questa nuova avventura in una nuova scuola. La realtà fu ben diversa, mi ritrovai indietro di una classe perché non conoscevo la lingua e mi sentii subito come un pesce fuor d’acqua. Legai molto con gli altri bambini stranieri come me: slavi, turchi, greci mentre vedevo, per influenze ricevute, i tedeschi come il nemico. Ricordo un giorno, durante il corso del terzo livello di inglese(le discipline erano divise per livelli, al terzo appartenevano gli svogliati o incapaci con scarse capacità e gli stranieri che non conoscevano la lingua) come reazione ad un bimbo tedesco che mi prendeva in giro per un qualche motivo che ora non mi sovviene lo rimbeccai con una frase che non sono più riuscita a dimenticare e di cui non sono mai stata fiera:”Ihr Deutsche seid alle Sheisse!” Letteralmente:Voi Tedeschi siete tutti merda! Devo dire che poi, a ben pensarci quel bambino, di cui ricordo ancora il nome:Detlef, era uno dei pochi bambini tedeschi con cui andavo maggiormente d’accordo. Ora, in quel caso aveva prevalso lo stato animalesco e quindi istintivo che nei bambini è maggiormente presente. In seguito, la mia capacità di discernere, la mia educazione, non sempre moralmente ed eticamente guidata in modo ineccepibile, mi hanno condotta ad essere quella che sono oggi. Io non dubiterei molto sulla capacità dei nostri occhi di discernere, avrei più paura del lato animalesco che è in noi, sempre più presente, e qui mi trovo d’accordo con Ennio Abate,anche e soprattutto per i bombardamenti informativi che ci arrivano dai mezzi di informazione.
Giorgio said
Ringrazio gli ultimi intervenuti, in particolare Cri e Rocchina, che con i loro racconti e le loro considerazioni contribuiscono efficacemente a questa “riflessione pacata”, come dice Cristina.
Tante cose sono emerse: si tratta di discernere il “lato animalesco che è in noi” e di analizzare criticamente “i bombardamenti informativi che ci arrivano dai mezzi di informazione”, di smettere “di guardare il colore della pelle dell’altro” e di attrezzarci “a penetrare nei meccanismi dello Stato per vedere «di che lagrime grondi e di che sangue»”…
Per intanto, chi avesse episodi da raccontare per un eventuale prossimo vistocogliocchi può scrivermi a questo indirizzo email: g_morale@hotmail.com.
barbara34 said
@ lucy #3: capisco e condivido il tuo profondo sgomento per la puzza di soffritto di cipolle, deve essere un supplizio atroce. Che inciviltà, che gente, ma veramente, non si può vivere con loro.
Tu che fai, ti alimenti solo a base di pillole?
lucy said
barbara 34: guarda che caschi male se pensi di fare la spiritosa con me su questi temi. ribadisco che la tolleranza (parola orrenda peraltro) non può passare per la sopportazione e l’abbandono forzato di uno stile di vita inteso all’igiene e alla riservatezza per uno rumoroso e puzzolente. chiamiamo le cose con il loro nome. la puzza è puzza e gli scaracchi sono scaracchi. tu hai stranieri nel tuo condominio? sul mio pianerottolo gli appartamenti sono tre: io sono in minoranza. ho una stanza da letto che non può essere arieggiata che fugacemente alle sei di mattina se no dal bagnetto confinante (evidentemente utilizzato come seconda cucina) entra un odore di fritto rancido terrificante. tu ce l’hai in casa l’odore di fritto 23 ore al giorno? in quanti abitate nella tua casa? noi in tre. i miei vicini ambo i lati sono oltre venti per parte e si aggiungono sempre facce nuove. io saluto tutti e sorrido e loro a me. non credo che nel mio condominio ricevano altrettanta doverosa cortesia.
io me la cavo in cucina e mi piace ma non infastidisco nessuno con odori continui e densi. con rumori alle due tre di notte perché vengono ospitati tutti quelli che arrivano o passano di qui e vengono aperte e sbattute porte allestiti letti etc.
com’è facile (vero?) visto da fuori. tu hai mai avuto dipendenti extracomunitari? mio marito sì e i rapporti sono/sono rimasti ottimi. ma se uno si lava poco o nuota nel fritto PUZZA: molti italiani puzzano.
tu non condividi e non capisci proprio niente.
credi che il tuo debolissimo tono ironico mi faccia passare per razzista? dovresti togliermi trentacinque anni di studio e riflessioni in merito per farmi diventare anche solo l’ombra di quello che vorresti suggerire nel tuo commento.
ho detto solo quello che ho detto.
cletus1 said
in merito alla crociata contro l’odore di cipolle, vorrei porre qui il mio timido contributo. Sgombro il campo sostenendo che a me la cipolla, in ogni caso, piace. Non ne faccio un alimento insostituibile, ma ognitanto l’adopero (magari ricorrendo ad un succedaneo: lo scalogno, più gentile e meno acre). Ciò detto, pur abitando fuori città, e non in un condominio, da qualche mese, nel terreno confinante, si è insediato un gruppo (ignoro quanti siano) di stranieri. Credo si tratti, dall’accento delle loro voci che giungono, allegre, ad ogni ora del giorno, di est europei. Ebbene, la sera, ogni maledetta sera (per parafrasare il famoso film di AL Pacino) la brezza che arriva dal mare, porta con se questo odore nauseabondo. Non uso condizionatori. In casa ci sono solo persiane. Gioco con i vetri, nell’illusoria speranza di ventilare in questo modo l’abitazione. Ma la sera sono costretto a chiudere i vetri (vi lascio immaginare la temperatura interna) pur di non soccombere ai nauseabondi odori che provengono dalla loro cucina. Mi sono chiesto se questa mia insofferenza si inquadri a pieno titolo in sentimenti razzisti. Esercizio vano. Per me potrebbero pure essere connazionali. E’ che non auguro nemmeno al mio peggior nemico di esser sottoposto a questa sorta di aerosol terapia.
Piuttosto, una riflessione. Passiamo, e non a torto, come una delle nazioni al mondo, dotate della miglior cucina. La nostra dieta cosidetta mediterranea, viene additata da molti, anche all’estero, come modello per una sana alimentazione. Mi chiedo, anche volendo sposare in toto l’imperativo dell’accoglienza, ma che cosa diavolo abbiamo da imparare da chi, con le narici evidentemente ormai inabilitate a svolgere alcuna funzione, si strafà ogni sera, di questi mefitici intrugli ?
lucy said
grazie, cletus! anch’io uso le cipolle e l’aglio e le erbe. vado farmi due spaghi al pomodoro fresco e basilico. olio extravergine crudo, naturalmente.
barbara34 said
ragazzi, mi dispiace dirvelo, ma per l’olfatto passa una delle più radicate forme di entocentrismo che vi siano, ossia, nel connotare in modo negativo gli odori altrui. Lucy, tu poi ci aggiungi anche la connotazione douglasiana dello sporco per tracciare confini sociali, insomma, ricadi in pieno nella casistica. E il fumo di sigaretta che fa puzzare un italiano a dieci metri dove lo metti?
In quanto a me, abito in un condominio dove ci sono molti immigrati, e i loro odori anziché nausearmi mi incuriosiscono, così come anche quelli di fritto che provengono da cucine italiane. Un po’ di vita, vivaddio, in questo mortorio milanese dove vengono anestetizzati anche i sensi. Una volta sono scesa per prendere un lenzuolo caduto da una coppia di ucraini. Stavano friggendo una tonnellata di polpette. Incredibile, ma la cosa non mi ha infastidito. E’ il valore che voi attribuite a questo odore che non è naturale, ma è costruito da voi. Io mi preoccuperei più dell’inquinamento stradale.
Mi dispiace ragazzi, ma credo che la vostra preoccupazione principale non sia quella di non essere razzisti, ma di non essere definiti tali. Rientrate a questo proposito perfettamente nella casistica di van Dijk, “Communicating racism”, sui modelli cognitivi di pregiudizio. Del tipo “premesso che non sono razzista, sono quelli lì che sono inferiori”…
Cletus, la dieta mediterranea mica è perfetta, i cereali raffinati fanno male e la pasta gonfia. -Io prediligo il riso pilaf, peraltro scondito e del tutto inodore. Anche con l’olio extravergine. Ritenersi superiori agli altri per abitudini culinarie farebbe ridere, se non fosse solo un’altra insidiosa forma di inferiorizzazione dell’altro. E datti una calmata Lucy, vedo che non ci vuole molto e renderti aggressiva. Pensi che abbia paura a tirare fuori esplicitamente la parola razzismo? La tiro fuori eccome. Infuriati quanto vuoi, ma penso che sia giusto che la gente come te, come voi, ci sbatta la faccia contro i suoi pregiudizi, che sappia che è disapprovata, invece di sentirsi pure rassicurata e spalleggiata.
melpunk said
sono pefettamente d’accordo con july per quanto riguarda la questione della puzza.
faccio un esempio. nella scala del mio palazzo c’è la signora gallivanoni che cucina i cavoli. si sente una puzza terribile all’ora di cena una puzza insopportabile. ho scoperto che nè i vicini ucraini nè quelli marocchini della stessa scala sopportano quell’orribile puzzo. una cosa da voltastomaco! ora stiamo pensando di dare vita a una serie di atteggiamenti discriminatori nei confronti della signora gallivanoni, perchè la puzza di cavolo è davvero intollerante. tutti insime, io gli ucraini e i marocchini troveremo qualche espediente per mettere in difficoltà la signora gallivanoni!!!!!
barbara34 said
ah lucy, ti è mai venuto in mente che queste persone che ti fanno sentire in minoranza magari abitano in tante perché non possono permettersi un alloggio comodo come il tuo? o che non si possono lavare bene perché vivono in condizioni igienico-sanitarie pessime? Magari perché non gli proponete una bella disinfezione forzata? Altro che ironia, sono indignata. E questa sarebbe “condivisione”? Hai la faccia tosta di chiamarla tale? Guarda che io ho condiviso la vita di gente che abitava in case autocostruite, senza acqua corrente. Forse farebbe bene anche a te, un’esperienza di questo tipo. Voglio vedere come te la cavi.
barbara34 said
melpunk, questa cucina lombarda mi ispira diffidenza. Pensiamo alla cassoeula e ai rifiuti di cui è costituita. A tutti i tristissimi lessi. All’anodinità della polenta e e alla grevità del pizocchero. Ma questi non sanno cucinare niente di meglio? Vah, mi vado a fare un bell’hummus, tutti ingredienti naturali, freschi e crudi.
Ah, qua mi suggeriscono che l’olio d’oliva quando viene depurato in frantoio puzza. E puzzano pure quelli che ci lavorano. Sarà che sono inferiori anche loro? mmhh, e ora che ci penso, gli odori di concia delle vostre fighissime scarpettine e borsettine di pelle?
melpunk said
RAZZISMO CULTURALE
Vicina al razzismo vero e proprio (genetico) esiste una convinzione che è abbastanza ampia e diffusa: si pensa in questo caso che la diversità non risieda nel patrimonio genetico ma nella diversa cultura che si assorbe fin dall’infanzia nel proprio gruppo di appartenenza. Non si tratta di razzismo perchè non si pensa che la differenza risieda in un fatto biologico, genetico ma gli effetti sono abbastanza simili. Per esemplificare riferiamoci al paragone classico ottocentesco del parigino (l’uomo civilizzato) e l’ottentotto (il selvaggio). Si ammette che un ottentotto adottato in fasce da parigini diventi un parigino come gli altri (e viceversa) e quindi si rifiuta il razzismo. Però si può pensare che dal momento in cui ha assorbito la cultura degli ottentotti non sarà mai in grado di diventare un parigino: si ammette che gli ottentotti potrebbero diventare parigini ma occorrerebbero molte generazioni, un tempo indefinito per cui in effetti i parigini restano parigini e gli ottentotti restano ottentotti nei tempi brevi della umana vita che noi possiamo considerare.
Di conseguenza anche se tutti gli uomini sono teoricamente “uguali” pur tuttavia la prima educazione incide profondante, da una impronta indelebile che poi difficilmente può essere superata. Quindi ad esempio un immigrato anche se adotta tutti i nostri parametri di pensiero tuttavia in fondo in fondo appartiene alla sua cultura di origine, malgrado ogni apparenza.
Il discorso si fonda su un fatto che è indiscutibilmente vero che va approfondito ed esaminato attentamente: l’importanza dei primi anni di vita.
Si pensi come sia importante per un bambino di tre anni che gli venga insegnato a mettersi in fila davanti a uno scivolo o che gli venga invece detto che deve essere più furbo e passare davanti agli altri oppure che apprenda a vedere il mondo in modo magico animistico o in modo causalistico, scientifico.
Si pensi anche ai ruoli dei sessi: il modello di base è quello dei genitori: i mariti paragonano anche involontariamente la moglie alla madre (che è il prototipo femminile introiettato dall’infanzia) e forse da questo nasce anche la proverbiale difficoltà nuora- suocera.
Una formazione di base, appresa nella famiglia e nell’ambiente d’origine (non un fattore genetico) verrebbe quindi a determinare la natura di ogni popolo o gruppo.
Con tutti i limiti che prima abbiamo delineato possiamo dire che in generale effettivamente la cultura appresa dall’infanzia è qualcosa di importante che non può essere ignorata: quindi effettivamente individui provenienti da culture diverse possono avere atteggiamenti profondi che si rifanno a quei modelli anche quando pare che questo siano stati completamente abbandonati.
Tuttavia è del tutto smentito dalla esperienza storica che un popolo conservi a lungo caratteri culturali quando le condizioni socio-ambientali siano mutate: la culture cambiano rapidamente quando cambiano le condizioni.
Anzi è fenomeno sociologico ampiamente conosciuto che sono proprio individui che provengono da ambienti diversi ad essere i più radicali sostenitori della cultura acquisita, per essi nuova: basta pensare allo zelo dei neofiti o ai cosi detti “ parvenu”.
Pensiamo ai contadini italiani immigrati in USA. Fin quando erano in Italia le possibilità di migliorare le proprie condizioni economiche erano praticamente nulle in una società stratificata e immobile e pertanto essi aderivano a una antica concezione fatalistica per cui un oscuro “ananche” (destino, tanto ben descritto dal Verga) assegnava a ognuno un propria sorte che non si poteva, anzi non si doveva cambiare.
Ma una volta giunti in America, terra dalle grandi possibilità in una società non stratificata, che premiava lo spirito di iniziativa, quei contadini abbandonarono immediatamente ogni idea di un destino prefissato, furono presi dalla voglia e dall’ansia di riuscire: quando tornavano al loro paesello volevano mostrare i segni del successo mettendo bene in mostra il livello di benessere raggiunto.
Analogamente gli svizzeri che fino al 1800 fornirono soldati mercenari a tutta l’Europa poi nel corso di qualche generazione avendo raggiunto un buon livello di vita divennero il popolo della pace per antonomasia.
Non si può negare quindi che l’appartenenza a una particolare cultura sia un dato essenziale ma non bisogna enfatizzarne le conseguenze perchè nessuna cultura permane immobile per sempre, ma tutte mutano incessantemente, a volte lentamente ma altre volte molto rapidamente e tumultuosamente .
melpunk said
l’italia che dovrebbe pensare è un’italia che ha paura. la paura è di quelli che hanno paura che il loro piccolo orticello venga calpestato. che il nitore delle loro case tenute a specchio con compulsiva maniacalità ordinatrice possano essere messi in “discussione” anche da odori “inopportuni”. è la chiusura della piccola borghesia-saracinesca che muore in se stessa.
Rocchina Spellecchia said
Non sarei così sentenziatrice o giudicatrice, non si può da un commento lasciato in un blog definire il carattere e i pensieri di una persona. Posso ipotizzare, ma per rispetto nei confronti di un mio simile cercherei di portare avanti la discussione in un modo più pacato, cercando di conoscere meglio il mio interlocutore.Io, per una mia personale ipotesi credo che Lucy e Barbara abbiano molto in comune: tutte e due si scaldano facilmente se pensano di essere attaccate ingiustamente, tutte e due difendono le loro idee a spada tratta….di sicuro sulla questione odori non hanno lo stesso naso. Non è a mio parere una questione di diversità razziale o culturale(anche se Melpunk fa un’analisi molto equilibrata e interessante),come in tutte le convivenze qui si tratta di sopportazione. Noi abbbiamo spesso difficoltà nel cambiare noi stessi, figurarsi il prossimo.Anche nel mio condominio, e precisamente sotto il mio appartamento posto al quinto piano, abitano degli extracomunitari, sono dei peruviani. All’inizio era una coppia con un bambino,ma via via ho visto anche altre persone per cui non so in quanti vi abitino. Mi ricordano un pò i miei genitori emigrati tamti anni or sono in Germania, e il comportamento degli uomini è un pò simile a quello dei nostri avi(ma spesso, non serve andare così lontano, anche degli uomini della nostra cosidetta società civile): quattro giorni fa ho dovuto chiamare la polizia perché sentivo una donna urlare in un modo spaventoso(nella confusione di appartamenti pensavo che le urla provenissero dal sesto piano per cui ho indirizzato lì l’ambulanza che è arrivata con la volante, invece provenivano dal quarto:il marito ubriaco aveva picchiato la moglie. Anche dal loro appartamento, con grande indignazione di mio marito, che ha un naso fine come quello di Lucy(devo dire che anch’io ce l’ho fine, ma lui di più), giungono odori di fritture bruciate che salgono dal quarto al quinto piano e allora si bisogna chiudere i balconi. Lui vuole mandare lettere all’aministratore…scendere per dirglielo…io lo tengo calmo dicendo che sono le loro abitudini che non è il caso, lui ribadisce che non capisce com’è che non gli scoppia il fegato e così via…il tempo passa e conversazione dopo conversazione cerca di sopportare, anche se lui non ha sviluppato come me il concetto di ospitalità, in lui è più forte il senso di demarcazione del territorio(per dirla con il commento che ho lasciato al punto 21). Comunque è bravo:sopporta anche i miei “piedi difettosi” (come li chiama lui per non offendere la mia sensibilità),che curo con creme e ciprie adeguate perché so che potrebbero infastire il suo naso fine, ma anche il mio che è altrettanto fine. Io penso che ognuno di noi, sia esso bianco, nero, giallo, verde o arcobaleno, ha qualcosa di particolare, di diverso che nessun altro possiede: ecco ognuno dovrebbe cercare i lati positivi di chi ci sta di fronte. Certo no possiamo farlo con gli estranei, ma possiamo provarci con chi si ha uno scambio di vedute.
barbara34 said
Rocchina, io non mi sento affatto attaccata, è il razzismo incipriato altrui che mi irrita. E poi su questa roba dei conflitti sugli odori mi è capitato pure di imbattermi in attività di ricerca. Infine non si tratta di “mie idee” personali, ma di posizioni condivise all’interno di una comunità scientifica. Comunque rilevo due fattori di grande importanza. Uno è che la frittura tra gli immigrati si pone come uno dei problemi basilari di convivenza. Due, per sillogismo, è che sembra che gli immigrati sono gli unici che friggono e che la frittura sia una pratica moralmente disgustosa. Ora, io ieri mi sono fatta una frittata di cipollotti ispirata ad un classico delle cucina spagnola, la tortilla. Meno male che non mi sono trovata condomini inferociti coi forconi alla porta… Io peraltro aborro la frittura, che però mi sembra una pratica universale e molto mcdonaldizzata. Insomma questa migrantizzazione della frittura mi sembra veramente ridicola. Il nostro fritto sono sicura, puzza meno. A quando il decreto legge contro la parmigiana? Da quando in qua l’intolleranza viene spacciata come “naso fine”? A me è proprio questo camuffamento della discriminazione che mi irrita.
Poi, gli immigrati sono come i nostri avi: quindi arretati, tipica argomentazione evoluzionistica. Infine sono ubriachi e picchiano le mogli, mentre quei civiloni degli europei mica queste cose le fanno. Infatti mica le statistiche dicono che in Europa una donna su cinque subisce violenze domestiche! Mica siamo quel continente in cui un famoso cantante, Bertrand Cantat, massacra di botte la compagna attrice, Marie Trintignant. Nooo, molto più facile trasferire la violenza sull’altro.
Devo dire che mi fa piacere avere il dito nella piaga. Considero la rete un ottimo osservatorio sul pregiudizio e l’intolleranza, tantopiù in quanto per motivi che a me in parte sfuggono le persone si sentono molto meno vulnerabili al giudizio sociale e molto più sicure di sé nello sbandierare il loro pregiudizio. E più andiamo avanti più ne vengono fuori. Solo che in questo caso ammetto che non mi sforso né di essere empatica né neutrale rispetto ai soggetti che mi fanno da fonte di informazione. Dico chiaramente quello che penso e almento in questo ambito non i frega niente di essere pedagogica. Ben venga un sano conflitto sociale e che se ne dicano di santa ragione. Pane a pane e vino al vino. Il razzismo è razzismo e il pregiudizio pregiudizio. Che se poi la cosa non la mandate giù, cioé chiamare le cose con il loro nome, affari vostri.
la funambola said
chi non è razzista scagli la prima pietra.
il mio amico samba mi dice che i senegalesi dicono che noi puzziamo e per esprimere il massimo del disprezzo per uno che gli sta sui coglioni lo apostrofano con questo dire: puzzi come un bianco!
io gli dico, ehi samba, siete dei razzisti dimmerda e lui mi risponde, ehi ciccia: pensate di avere il primato anche su questo?
io confesso di sentire paura dello “sconosciuto” poi grazzieaddiio c’è la ragione, e il cuore, e c’è l’insofferenza, e la vita e i cazzi e i mazzi.
voglio dire che quando c’è paura c’è aggressività e c’è razzismo,comunque, dovunque, e con chiunque.
anche qui nè :)
molti baci di razza
la funambola
Rocchina Spellecchia said
Cara Barbara(ti spiace se ti chiamo cara anche se non ti conosco? mi piace interloquire in questo modo con le persone con cui comunico per iscritto) sono d’accordo con te sulla violenza verso le mogli, che non è una prerogativa degli stranieri, infatti lo dico, se leggi bene, nel mio commento. Solo, io non riesco ad essere così estremista nelle mie conclusioni, pur essendo(ahimé)di sinistra(non mi chiedere quale). Sono d’accordo anche con la funambola molto spesso il razzismo non è verso lo straniero, ma verso lo sconosciuto, il diverso…e qui il discorso, se si vuole continuare è di una portata enorme e allo stesso tempo minima,come lo è il sottile filo che separa il normale dall’anormale. E’ bello chiamare le cose con il loro nome, ma così facendo spesso rischiamo, come dice Ennio, di generare in altri comportamenti estremi, che altrimenti potrebbero tranquillamente essere sotto controllo. La conciliazione, la mediazione sono a mio avviso l’arma migliore nel risolvere i falsi problemi, che il più delle volte non sono tali, ma solo uno scambio acceso di vedute.
barbara34 said
l’etnocentrismo possono averlo tutti, certo. ma proprio per questo attaccare gli altri su faccende apparentemente leggere come l’odore, la cucina, e dargli in questo modo dei selvaggi, rivendicando poi il primato di una cucina “mediterranea” che però non è mica anche la loro, ma solo la nostra, il tutto con un tono di irrisione, non rende questo fenomeno meno grave, anzi, ancora più insidioso, in quanto il lazzo si vuole assolutamente legittimato e non tacciato di critica da alcuno. se si vuole poi tacciare di aggressività solo la forma e non il contenuto fate voi. Ma ammetto che a volte non si riesce a resistere alla tentazione di essere intolleranti con gli intolleranti, noto problema filosofico. Se poi tutto questo putiferio si scatena perché ci si vede criticati beh, mi spiace ma è anche giusto che quando si fanno affermazioni etnocentriche possa capitare di sentirsi messi in discussione. Non credo che il fatto di fare tali affermazioni in questo blog dal tenore culturale “alto” debba far sentire le persone al riparo da critiche, nè che essere di sinistra salvi dal pregiudizio. Se è per questo ho visto operatori sociali insultare un rifugiato che aveva dormito tre giorni in aeroporto e in evidente stato di difficoltà psicologica. Tutto può accadere.
Poi sono d’accordo che l’estraneo può essere visto come pericoloso a causa della paura di ciò che è ignoto, ma il razzismo è razzismo, connotato da precise modalità storico-culturali. Le persone potranno aggredirmi forse ma nessuno mi dirà che puzzo o che sono sporca anche se magari faccio le abluzioni cinque volte al giorno.
Mi spiace, ma non recedo. Per me si tratta di affermazioni etnocentriche, quasiasi sia la salsa in cui si vuole condire questa affermazione. Che poi a rischio lo siamo tutti anche questo è vero. Ma proprio per questo bisogna essere disposti a mettersi in discussione. Aggredire l’altro o spalleggiare chi fa certe affermazioni perché poi quello che conta è salvare la faccia ed essere definiti razzisti è più grave che esserlo, perché ci perdiamo la nostra bella maschera sociale e privata no, non mi sta bene. tutto sommato avere qualche crepa nella maschera fa bene a tutti.
melpunk said
ritengo che ricordare che anche i senegalesi (o gli inuit, o i kwatiutl, o i banande) possano essere razzisti sia interessante (oltre che scientificamente “scontato”). ma ai fini del discorso, di questo discorso, di questo problema, del tutto marginale. il problema è che la maggior parte delle persone, che per un motivo o per l’altro, si trova a parlare di razzismo, nella maggior parte dei casi non hanno nemmeno presente un’idea precisa, definita e articolata di cosa sia il razzismo e di quali siano le sue manifestazioni. In questa sede, e barbara ha fatto un ottimo lavoro, vanno distinte le difficoltà che possono sorgere dalla convivenza quotidiana con persone che arrivano da altri contesti culturali e un tendenziale, strisciante o cripto-razzismo. Le osservazioni sull’odore e le considrazioni di “disagio” riportate da lucy (molto interessanti per chi studia questi fenomeni) si avvicinano in maniera (ripeto) molto interessante alla sfera del razzismo culturale strisciante. sono lì che pencolano. C’è di peggio, naturalmente, molto peggio, ma un occhio addestrato alla palestra antropologica e al lavoro con gli immigrati queste cose le riconsoce subito. credo
saluti alla compagnia
melpunk
lucy said
torno a rivedere il blog dopo alcuni giorni e che ti vedo? una marea di definizioni suscitate da un fatto peraltro definito “leggero” da me citato come motivo di disagio. non mi ci metto nanche a ribattere e a rilanciare a mia volta definizioni sul conto di chi si permette di qualificare ciò che pensa una persona ben al di là di alcune considerazioni “leggere” (che io non considero tali: il puzzo si taglia con l’accetta) da lei fatte. ho detto molte altre cose che sono state ignorate perché non in linea con una più succosa immagine di razzisno “strisciante” da attaccare. definire un persona sul piano delle idee a partire da UNA cosa che ha detto non è molto diverso che basarsi sul colore della pelle per rifiutare un individuo. forse dovete crescere un po’ barbara e melpunk.
bye!
la funambola said
ben detto lucy, io te l’appoggio :)
du coioni sti atteggiamenti da maesrini dalla penna rossa con l’autocertificazione di antirazzismo docg!
baci
la funambola
barbara34 said
funambola, ma che fai, mi diventi aggressiva? hai paura del diverso? allora è una forma di razzismo? e tu lucy, il fatto di crescere, ma ti pensi che accetto un giudizio da una che è impermeabile a ogni tipo di messa in discussione? ma non avete argomenti migliori?
ciao ciao, io vado a cena… tutto crudo…
lucy said
vedi barbarella sei “de cocio”: tu ti permetti di giudicarmi (ancora mi definisci impermeabile etc.) ma salti su se ti dico che devi crescere. tu metti mai in discussione le tue certezze granitiche che ti fanno definire gli altri razzisti e te stessa una praticamente che ha capito tutto? ma chi sei? ma va là…
melpunk said
puerile
la funambola said
mentre voi distribuite patentini e con questo fate un “buon lavoro”
come dice melpunk :) io mi limito a rispondere che, uno, sono aggressiva e due sono anche consapevolmente razzista.
io lo so e mi dipiaccio molto con me quando mi attraversano pensieri “contaminati” dalla vita, mi dipiaccio e ci lavoro sopra.
con pazienza e un po’ di indulgenza.
io mi voglio bene, a volte rieco ad essere innamoratissima di me stessa e questo mi fa stare molto in ascolto, perchè gli innamorati, si sa, sono anche un po’ “stupidi”
bona, puerile sarai tu melpunk e tua sorella :))) così…tanto per palesare il mio criptico e strisciante razzismo nei confronti di due anime “belle” ma un po’ miopi/e
tanti baci
un due tre…stella!
la funambola
barbara34 said
alle due psicologhe: trovo i vostri argomenti veramente poveri e così il vostro lessico. ma mi fa piacere che vi compiacciate della vostra aggressività. è tanto libberatorio…state meglio ora? la violenza verbale vi piace? bene, siete su un’ottima strada… funambola, il tuo ombelicalismo mi delizia, è bello essere innamorati di se stessi e attribuirsi patentini da soli, e voi lo sapete fare molto bene. mi piace vedere come le persone messe alle strette ricorrono a modalità primordiali di comunicazione, lo sto trovando un esperimento in vivo veramente interessante… :) questo dimostra, direi semmai ce ne sia bisogno, che siete proprio aggressive e intolleranti…questo è il vostro oroscopo del giorno… ecco, potevate trovare argomentazioni più eleganti sì, insomma, veramente, mi sembrano retoriche un po’ leghiste tutto sommato… non avete niente di meglio nel vostro repertorio? mi aspetto che al prossimo commento cacciate qualche bello stereotipo, ancora non ci siete arrivate?
comunque, non ho mai detto di essere esente dai pregiudizi. ad esempio, ho il limite di non sopportare gli stupidi e di cercare di evitarli quanto possibile praticando rigorose forme di apartheid, oltre che alcuni habitus difficili da conciliare con altri diversi, per cui mi metto in discussione eccome… ma al livello di adontarmi per la puzza del cibo per gli altri minacciando interventi polizieschi dell’amministratore e di dire che gli altri puzzano, non ci sono mai arrivata… i miei pregiudizi sono di ordine più intellettuale, tipo la rapidità dei tempi, le forme di comunicazione, cose così… :))
lucy, i tuoi fastidi in fondo te li crea la tua intolleranza e te li meriti. magari se parlassi con le persone scopriresti che ci sono aspetti di umanità che vanno oltre il loro regime alimentare. ma quello che ti meriti è continuare a soffrire per il tuo eccesso di attenzione a sputi cacche e odori. buon proseguimento, anzi direi, affina ancor di più le tue osservazioni, osserva ancora più da vicino, misura, conta, elabora statistiche ;)!
e ora vado a fare colazione con pakora e samosa grondanti olio e olezzanti, giusto come atto politico… poi mi metto a lavorare, magari a qualche progetto di educazione interculturale che passi anche attraverso lo scambio alimentare… magari incontri in cui si mangia tutti con le mani dallo stesso piatto, e a ltre forme di barbarie di questo tipo. bye
lucy said
a ba’ e basta! l’unica razza che non sopporto sono i troll.
barbara34 said
tesoro basta sì, ma perché con la gente come te non perdo certo altro tempo, ho di meglio da fare… ciao ciao, la ricreazione è finita, vai a sfoggiare le tue recriminazioni da signora bene (a parte le pessime maniere) e nutrizionalmente equilibrata da altre parti. a proposito, oltre che la moglie di imprenditore hai altro da fare nella vita? bene, allora occupati…
la funambola said
barbara,
ti sei spiegata benissimo.
sei tutta lì da leggere.
piacere di averti/mi fatto da specchio che la parola cavia mi fa un po’ senso.
la fu
barbara34 said
fu grazie,senza di te non avrei capito chi sono, ora lo so e te ne sono grata. cambierò vita, la prima cosa che faccio sarà mettermi a infierire sugli immigrati puzzoni, e mai più attenterò alla fragilità psicologica delle signore con la puzza al naso… così magari prendi anche le mie difese… cià cià
la funambola said
è basso il cielo, misere le nubi,
ed un fiocco di neve vagabondo
è incerto se passare
dal fienile o dal solco delle ruote.
l’esile vento tutto il giorno geme
per la miseria in cui l’hanno trattato.
come noi la Natura si fa a volte sorprendere
senza diadema.
me/te la dedico barbara perchè: uno, ho fatto un voto a maria, stasera, due perchè ho visto “una storia vera” di david lynch, stasera, tre perchè anche se non sono nera e extracomunitaria e “clandestina” e “diversa” mi sentirei bene “sentire” la tua fiducia, stasera, e anche dopo :)
molti baci serafici
la funambola
Giorgio said
Mi ricollego precariamente, per problemi al PC, e vedo il proseguimento della discussione, che negli ultimi giorni non ho potuto seguire.
Molto brevemente: mi pare che anche gli ultimi scambi, anche quelli più polemici, forse per il tono di alcune affermazioni più che per il loro contenuto, evidenzino necessità che possono convergere. Tanto più, direi, considerato il lavoro che ognuno di noi sempre fa su se stesso, come dice La Funambola: penso infatti che sempre, quando mi capiteranno situazioni analoghe a quelle raccontate da Lucy, ripenserò alle parole di Melpunk e di Barbara sugli odori, e penso che lo stesso capiterà a chi magari sulle prime è stato irritato.
E anche per questo, per il fatto cioè che sento che è stata un’occasione di crescita e che avrà qualche conseguenza, ringrazio ancora tutti di questa discussione.