3 prose nuove [per alta voce] , di Massimo Sannelli
Posted by fabrizio centofanti on July 18, 2008
1
Questo è il tentativo dell’unisono.
La bambina dice *bicotti*, non biscotti. *bicotti*, la C marcata, parla la bambina ripete la parola, il padre sente ride, gioisce del petèl. Ma prima: contro i calci solo le parole, contro le parole altre parole e parti di silenzio – *riuscirò a farmi odiare* – e come? Non da lui. a lui dirà: in fondo tu non ami nessuno, sei giusto con tutti, fino all’estrema chiarezza. E dice (enfasi): tu esci in trionfo tu senza mestiere sei libero! E da quando. Perché. Perché. E da quando. E ancora. L’uomo, poco forte, si adegua al rumore. Così ascolta il petèl dei *bicotti* – come? se è per pietà che lo fai, che faccio, non è vero? Non è pietà. Questo è l’osso duro mirabile, esteso in anni. Vi è un ruolo che non odia.
2
le tracce dei nostri simili, la traccia della nostra simile – il cui nome è semplice, il cui nome è anche chiaro, anche bestiale – i nomi sono legati al senso [al sesso no], ed è certo; le tracce delle nostre simili e i nomi.
Queste tracce della prosa leggera acuta, e non vile, sono QUI, ancora, e le donne sono QUI – con giustizia ricordi Isabella ricordi l’aria ricordi Paola ricordi Francesca (tu non le amavi bene loro non ti amavano) ricordi le altre e gli altri escluse esclusi, non nel giro perfetto, perché uno ama uno è amato uno resta uno guarda uno ama l’*altro*, aspetta…
Per eccitazione – perché «la solitudine è il miglior conforto» – per spezzare «il frutto guasto» consumare uscire e non uccidere. Non ucciderle più. Tu sei quasi morto – per loro.
Era arte e poesia il *segno sulla parete*, era arte e poesia correre
devotamente incontro devotamente cercare la punta
delle labbra e baciarle; e servire e servire chi *non* ci sarà, dopo. I nomi le tracce dei nostri simili, certo – come assomigliamo in tutto, non perfettamente –, e delle nostre simili: questi sono prose, che studiamo, tutti; queste prose, incredibili, sono persone, non circoscritte.
3
in una cellula politica – dove si dice ancora *voi, compagni*; che A. parla della lotta, né lotterebbe; che P. parla delle compagne dell’aborto e non amavamo quella legge, non noi,
e R. è operaio
a sera il freddo, il film prosegue lungo, informazioni incerte, su Salvador Puig lo strazio la garrota le falsità del film, i dubbi di chi vede, noi qui.
Niente mi è negato, che tu – Dio – non voglia. Tutto è santo. È necessario che io ti dica questo. Stabiliamo: quelli sono i nemici. Ho paura. Gli stessi che hanno mangiato alla tua tavola – quelli come te, i nemici. O che mangiano da te, ciò che è tuo. Ho paura.
Non è simile a questi compagni il nostro animo – e mi dispero, torno, c’è vero il desiderio del telefono della voce della buona persona, o anima, intorno, dentro: con questo pensiero, facile, «senza vergogna in volto», io posso confrontare
con un periodo una cadenza? con «lievi mani» una cosa *più grande*?

















massimo said
in fretta, ma con il cuore – devo ringraziare Fabrizio e Lpels tutta; e Patrizia Bianchi, a cui devo alcune parole frasi suoni – coraggio e luce sempre
massimo
Stella Maria said
solo un grande amore che non si rivela perchè non deve o non può, ti ferisce fino alla morte. del suo stesso amore/dolore si nutre e se si riscopre nell’altro si fa odiare per amare di più e ama oltre l’amore, oltre il corpo.
per farsi odiare serve amare di un amore più grande che può esprimersi in ogni modo ma non si compie in baci, carezze,appagamento del desiderio della carne, estasi solo dei sensi. Anzi a volte la fisicità deve negarsi per necessità imposte.
chiedimi se mi sento amata, ti rispondo NO. non sento e non vedo l’amore SOLO perchè non mi arriva come volevo che fosse. Amo? NO perchè l’ogetto del mio desiderio non si sente padrone di me, non conosce i miei pensieri, non sono a sua immagine e somiglianza.
chi è il mio nemico? L’uomo (donna) ha un solo nemico, se stesso.
prendi uno specchio, guarda la tua immagine riflessa e affronta il tuo nemico. alla tua destra l’Arcangelo Michele sguaina la spada lucente, sconfiggi ombre e fantasmi e mentre ti senti precipitare come vittima sacrificale nell’abisso, non cercare di vedere con gli occhi il fuoco dell’inferno ma guarda in alto la luce e afferra la mano che si tende.
Dio non nega, tutto è santo, basta un “sì” come all’Arcangelo Gabriele alla tua sinistra. se poni condizioni Dio non si rivela e sembra che Lui neghi ciò che tu stesso respingi.
L’uomo porta la croce ma Uno solo vi è stato inchiodato.
i chiodi nelle nostre mani, nei nostri piedi li piantiamo noi, Uno solo li toglie.
per amore si vive, per amore si muore.
chi sono i compagni che hanno mangiato alla sua tavola? i tuoi stessi compagni? coloro in cui riconosci ciò che di te odi.
sei libero solo se ami e solo allora non hai più paura ma non chiederti se ti amano. si è sempre troppo ciechi per riconoscerlo solo perchè non è conforme alla nostra idea dell’amore.
Tentativo dell’unisono? strano, ermetico ma riuscito.
mi prostro, e quello che doveva essere un religioso silenzio è stato parole. Mi prostro di fronte all’arte, alla poesia e alla bellezza, e non ho saputo rimaner muta.
scusami
Stella
massimo said
si rimane muti solo di fronte a parole *definitive* – le mie non lo sono. grazie di aver parlato. intanto il lavoro della lima ha ricominciato a (ri)scrivere, due giorni dopo. ecco la prima variante:
e mi dispero. torno, c’è vero il desiderio del telefono, con la buona persona, o anima, intorno, dentro: con questo pensiero, facile, «senza vergogna in volto», io posso confrontare
…
il problema è che molte cose e persone vengono e riempiono (la vita, la mente, il cuore, il tempo) – nessuno si ferma. o non può o non vuole. e io non so se questo sia celeste (non si riunisce ciò che Dio divide) o no. è il campo della poesia, dunque: due cose parallele e contemporanee. il fatto che accanto ci sia *lo stesso* uomo non conta: i fenomeni e la lingua sono *più grandi di lui*. así sea!
Marco Di Pasquale said
Non oso avvicinare alle parole di Massimo le mie. Soltanto, mi sembra di ritrovare continuamente in lui un anelito chiaro, appassionato e vulnerabile all’intreccio di un dialogo, di qualsiasi categoria ed importanza, ma che poi senza difese viene abbattuto dalla contraerea della diffidenza, dell’incomprensione, forse dell’incomprensibilità di due menti, di due lingue che parlano diverse e hanno gesti estranei l’una all’altra.
Non delusione, solo un grumo di solitudine che non si riesce ad espellere dal quotidiano e che imprime la spinta della paura agli incontri, alle discussioni, ai confronti tra umani e i fenomeni che intessono la loro vita.
mdp
massimo said
caro Marco, è proprio questo. in fondo, Saffo e Pavese, e noi, cercano (cerchiamo) le stesse cose. il mondo è sempre questo, il corpo ha sempre due mani un cuore una mente – il desiderio non smette di essere desiderio. e poi ci si trova, ognuno nel suo piccolo, come nelle *Notti bianche* di Dostoevskij o in *Quattro notti di un sognatore* di Bresson – la parola chiara non è chiara, il discorso soggetto-verbo-complemento non è elementare -non è una tragedia, semplicemente Marta e Jacques *non sono fatti per capirsi*. in *The Dreamers* non ci si assomiglia nemmeno se si va a letto insieme. [*soprattutto* perché si va a letto insieme, credo: Isa non ama il suo amico, ama suo fratello]
le cose elementari, la semplicità, ecc. – tutto questo non va eliminato, anzi – si tratta DI TUTTA LA VITA e di come la si vive *veramente*. ma tutto è sempre nuovo, il tempo non passa, l’amica di Saffo dice “contro mia voglia mi separo da te”, ma poi si separa. queste cose si possono portare su mille altri piani, anche mondiali: non ci si intende. ma quando ci si intende, quando le parole sono condivise – questa è luce…
intanto riscrivo riscrivo riscrivo la “scuola di poesia”. è diventata due volte un’altra cosa, e alla terza riscrittura ha cambiato me. si è imposta, è ancora un altro libro. a quest’ora, le mie sorelle – non scherzo – scendono in strada, iniziano un lavoro che il mondo disprezza e [secondo il proverbio, *vero*] il mondo compra -
nadia agustoni said
caro Massimo personalmente ho solo dubbi, ma hai belle parole e le sento sincere. Un saluto
Stella Maria said
scrivi e (ri)scrivi Massimo se scrivi così.
forse bisogna leggere più volte perchè all’apparenza siamo tutti diversi ma se si scende oltre la corazza si è molto più simili di quel che crediamo.
hai ragione tu, nulla è eterno, nulla immutabile e anche Dio chissà, forse cambia idea. a volte persone (anime) si incontrano perchè è necessario che accada per comprendere qualcos’altro, a volte contro il nostro volere se ne vanno o ce ne andiamo, la missione è compiuta. andare, venire … dipende da quale parte rivolgiamo le spalle.
un amico, oggi cantautore famoso, nel 1994 scrisse una canzone dal titolo “I ricordi e le persone”.
il ritornello dice così: “…i ricordi e le persone
fanno parte di noi
ma solo poche cose belle
rimangono nel cuore…”
e quel tuo desiderio di sentire un’anima, una persona all’altro capo del telefono è bello e accomuna molti.
mentre tu scrivi e (ri)scrivi io vorrei iniziare a (ri)leggere.
buona domenica anche alle tue sorelle che forse ora riposano all’ombra della calura estiva.
Stella
massimo said
negli intervalla insaniae – oppure: editing – penso: c’è chi legge queste righe e tace, o per stanchezza o per delusione o perché non vuole parlare insieme ad altri o perché “Jenny è stanca”. e io penso: non basterà mai, ci sarà sempre un non-fare-abbastanza [parlo di me] che non consola…
penso questo, da una parte. dall’altra: fare il possibile, quello che si sa e si può – non so se sia abbastanza.
Turoldo pregava e si interrogava su un Dio infelice, che non può costringere nessuno ad amarLo. ancora meno può l’uomo. e questo ricade nella poesia, leggo e rileggo le citazioni da inserire nella “scuola di poesia”-libro e penso: o sono brutte o sono retoriche. come se la poesia l’amore il sesso l’amicizia non fosse vecchi di millenni, ma NUOVI – al punto che non sappiamo come usarli…
ma se Jenny è stanca e vuole dormire – che cosa può darle pace? il sonno. sì, il sonno. e poi? a me l’India i poveri le sorelle il silenzio. a lei? ancora una volta – non sto vivendo la *mia* vita, ecc.
ang said
magari Jenny era come me una studentessa distratta col capo rivolto -fuori- verso la finestra, tra le nuvole.
una scuola di poesia in cui ci sono nomi, persone, dubbi, limature: -Vita-: non può che essermi vicina.
magari Jenny -nel silenzio- condivide.
massimo said
non so se Jenny sia uno nessuno centomila. Jenny è Jenny: da Vasco alla Merca. la scuola di poesia è fatta quasi solo di nomi, sia come declinazioni del Nome sia come esempi umani troppo umani. la scuola ha creato divisioni, in me e fuori. mi ha fatto capire che sto ancora usando la lingua per fini privati – anche qui, anche ora in queste 3 prose. ecco una pagina della scuola riscritta – da una notte che è stata nox irae e da una mattina non inferiore alla notte. [mancano i corsivi, questa volta]
***
Per me, tu non sei mai un pubblico generico. Sei un solo uomo e una sola donna, in uno spazio vero. Ti è dovuto tutto, in nome dell’amore che mi hai dato – prima.
Quello che scrivo ora abbandona e compromette uno stile. Vedrai che i cedimenti – rispetto ad uno Stile elevato, che per me era religione – saranno molti, fin dall’inizio. C’è sempre un’URGENZA, che preme sugli «strani giorni», e fa sbagliare. E da parte mia: il FIATO SUL COLLO; perciò correre.
Chi insegna si basa sui libri che ha scritto: non ha quasi altro, nel mondo, e niente lo accredita, nel mondo. Eppure: il mondo non conosce i suoi libri. Oppure: il mondo li conosce, e li giudica validi. Oppure il mondo li conosce, ma li annulla. Eppure io sono la stessa persona. Imparo che l’odio e l’ammirazione non riguardano le opere, ma la psicologia; e che questa scuola è un patto di amicizia, e tanto basta. Il patto vale anche quando usiamo l’indicativo e diciamo no.
Posso fidarmi, perché le «Mani che non vedo» hanno fiducia in me. Nessuno toglierà niente a nessuno. Se la fiducia declina, il libro della mia presenza sarà chiuso: in questo caso, mio fallimento.
*
I libri devono assomigliare all’uomo interiore. E questo è un libro.
Tutto deve essere unito, il più possibile: né il riso senza riflessione, né la riflessione senza l’ironia, né l’amore come pura posa, né le pose del corpo e della parola senza la garanzia che siano, giuste o imperfette, una forma di vita. Da qui in poi si può iniziare, con lealtà. [scrivevo in fretta, ex abundantia cordis – e questa fretta, ancora, va tradotta in forme più selvatiche e/o morbide. E poi ho riscritto questa pagina, diciotto mesi dopo; e senza cassare l’idea della «fretta». Quello che il primo giorno fu un salto – di strada in strada di computer in computer – ora è uno stato interno: esitazione o fluidità, o altri nomi liquidi. niente è definitivo, anche se non è immaturo, quindi le riscritture sono continue: ognuna sembra tranquilla, come i momenti domestici in cui la revisione nasce.
In effetti il corpo appare fermo, a parte le mani. Gli occhi sono tesi verso lo schermo. L’uomo interiore non è così: fugge sempre, per l’antico fiato sul collo, che è sempre identico; e la mente corre; vi è sempre amore, però – e l’amore non si tradisce.
*
Le nozioni metriche si possono apprendere ovunque. Le nozioni filosofiche, anche – più o meno. Ma il rapporto del corpo con il testo; del testo con la biologia e la biografia; il potere delle parole, se esiste; il ruolo della voce [aria intonata: spirito; e spartito in fieri] – queste cose non sono astratte, e sono lo slancio di un essere vivo.
Il re Davide era un massacratore e un poeta per il suo Dio. La poesia è un’aggiunta al soggetto, ma non lo santifica (Davide uccide e pecca): lo espone. Ecco, direi che lo espone – che la poesia lo pubblica, pubblicando i suoi atti. La poesia – che non ha orecchie gambe braccia naso sesso – ha bisogno di strumenti o di noi.
Alessandro Ansuini said
“La poesia non serve ma si fa servire per nobilità”.
ang said
la purezza segue percorsi anche subdoli/bassi.
massimo said
sì, bassi. perché le differenze ESISTONO: chi getta non è il gettato, chi uccide non è l’ucciso, ecc.
chi azzanna, anche stamattina, e ieri mattina, dal corpo di un telefono – non ne ha colpa. ma il colpo è ugualmente grande. ecc., mentre mi sollecitano, chiudere il computer, ecc.
massimo said
[continuazione - frammento dalla Scuola di poesia]
intorno alla semplicità e alla trasgressione – fiumi di parole. ma Davide si denudò e danzò «di fronte al Signore». e fu criticato: il re d’Israele? proprio lui. nudo? certo. e davanti alle serve? sì. per l’onore di Dio, questo e altro, e anche peggio – risponde Davide. siamo sempre a quel punto: trasgressione del ruolo, servitù felice, poesia che si piega e contorce e ride, corpi nudi… e la paura che la poesia sia TUTTO, mentre – per coerenza con tutte le precarietà possibili – la poesia deve essere solo una parte. oppure no.
***
9
diario. il centro di Via Prè. questo sembra un ventre caldo, di madre o di balena [vi sta Giona, per volontà di altri]. senza metafora [il mondo culturale vive ancora di allusioni sottilissime: io stesso ne facevo, magari con anafore che si rivolgevano ad uno o ad una].
10
non voglio essere né bandiera né ombra, per il successo o l’insuccesso di altri.
11
Dante, Purgatorio. la «femmina balba» è quasi Matelda al contrario (entrambe cantano: una per distruggere e l’altra «come donna innamorata»). le parole cantate sono poesie: dunque Matelda e Sirena sono voci della poesia. una rovina, l’altra no.
«esse e erre mancano all’infanzia, / la bocca è balba, ricordiamo». qui il delirante parla a nome suo [suo di lei]; e chi seduce è sempre l’Esposta, che non si impone più, che si espone sola. io stesso ho avuto problemi di parola.
12
ho sempre detto e scritto, e spiegato anche ai ragazzi della scuola [e quello che dico loro – è ciò a cui credo di più, sempre]: un poeta non scrive singole poesie, ma LIBRI; libri che sono percorsi; libri che sono secondi terzi quarti corpi; questi libri, se sono buoni, non esprimono ma HANNO una personalità. eppure: i singoli testi esistono ancora [come membra del corpo], le parole esistono [come cellule del corpo], e i sintagmi, e – ancora – esiste la forma [l’epidermide intesa come struttura dell’identità: si potrebbe studiare il testo come opera di somiglianza e di nuova identità; un tatuaggio? forse]
13
ciò che consola il cuore, quando si capisce che i bei vincoli, gli antichi vincoli, cambiano segno, e chi fu vincolato va oltre. non deve essere odiato l’amore umano; tutt’altro; ma voglio riconoscere il mio. senza emozione, nulla. senza cultura, nulla. senza passione, nulla. senza corpo, nulla. senza voglia di morire su due parole, nulla. senza un luogo in cui andare, nulla.
ang said
a proposito di vittima-carnefice i ruoli si possono invertire: Giuditta prega prima di compiere il gesto estremo. lo stesso vale per gli scrupoli di cui parlavi sulla ricerca della purezza: lo scrittore deve avere le mani sporche di terra, per tracciare dei segni profondi, – in questo senso sinceri – anche se falsati.
Chiara Daino said
*Silenzio. Generale Silenzio. Ancora silenzio, quel dannato silenzio. Jenny odiava il silenzio: speculare*.
@Ang: Jenny non era. Jenny è. Il Nome/Nume è: CONTRATTO. Tra le vocali chiare I e O.
In mezzo? Lo spazio che segna.
@Massimo: la Fatìca è Fàtica quando l’accento muta. E si sa, e lo sai: sono i passi contro. Fuori tempo.
Fuori campo.
Fu…
massimo said
@ Chiara
non è la bestemmia a spaventarmi, e neanche la violenza, ecc. – ma la MANCANZA DI GRAZIA. c’è una grazia anche in certe bestemmie, in certe cose gridate dai nostri fratelli ebrei; ma noi? tu hai visto Massimo che sussurra: “sono nervoso… non ne posso più…”. per quella *mancanza di grazia*, che porta le persone a dire le cose più brutte: chi manca di grazia dice quelle cose e non ci crede. e allora perché?
la risposta alla domanda “ti voglio bene” è “perché?”. un narratore dice: dov’è il tuo amore? in un istante, in un istante solo si vuole la reazione a molte offese – disse un narratore. poeti, ci siamo messi tutte le maschere – disse un altro. è finito il tuo tempo di poeta – disse un altro. un altro Narratore, lo Scrittore, le cui iniziali sono AB, ha scritto: cercavo di fare l’amore con l’uomo che amavo e di amare l’uomo con cui facevo l’amore; e poi vidi che non aveva senso (”e in culo anche ai miei, di marroni”, dice alla fine di *Un cuore di troppo*).
Busi, lo Scrittore, notò una *mancanza di grazia*. per il suo cinismo disperato decise che *non era importante*. e il popolo futuro si accampa. e il soffio di qualcosa che verrà – anche. di sollievo in sollievo, ecc. [tutto è già stato sentito e provato, da uomini e donne *più grandi di noi*: tutto è già citato, già narrato, il nuovo fu]
massimo said
[altri frammenti, dalla SDP]
non tutta la poesia è la stessa poesia. Heidegger Maritain Blanchot si adattano bene ad Hölderlin Rimbaud Celan – i più citati. e Laforgue? e Apollinaire? di quale essere Anne Sexton sarebbe la «pastora»? di quale «conoscenza» sarebbe portatore Palazzeschi? o Sexton non è poeta o i critici non sono critici sufficienti a tutto. infatti i livelli sono molti, compresenti, contemporanei, opposti. l’ignoranza non li mette a fuoco e non li divide. non tutta la poesia è la stessa poesia. la critica, anche grande, fa di tutta la poesia una sola poesia: non divide opere da opere, azioni da azioni, stili da stili.
2
la poesia esiste. la poesia può toccare molti. si vanta e si gonfia [a differenza della carità], e spezza il silenzio. la poesia rimane in piazza e in chiesa: nella voce di Benigni e di Bene [meglio quella di Bene; ma Benigni si è dato di più]. e si piega al nostro delirio e non ci rimane [Kurtz legge Eliot alla fine di Apocalypse Now: «siamo gli uomini vuoti», e l’aria assomiglia a quel testo, e Kurtz non si distingue dal luogo folle e dal testo lucido].
3
Amelia Rosselli dichiarò all’«Espresso» che la sua poesia non era prosa. per contrasto Sanguineti scrisse: la poesia fu una secrezione, oggi è un copròlito. le due possibilità sono parallele, e non si tratta solo di un problema stilistico. dire che la poesia non è prosa è una finta ovvietà. ci ricorda, senza garbo, che non abbiamo in mano una fotocopiatrice, ma uno STRUMENTO (anche musicale).
3
ci siamo commossi sul «diritto alla morte» e sulla «morte contenta» che Blanchot trova in Kafka. ma Kafka ebbe Brod. [ammesso che Kafka sia morto felice]. toccherà anche a noi – alle nostre pagine – senza Brod. chi avrà cura dei nostri libri? uomini e donne invisibili hanno scritto libri invisibili. molta memoria si perderà, presto o tardi.
la poesia deve essere studiata da professori o esaltata da un pubblico? non si sa. non ha fruitori precisi, quindi [nella nostra parte di mondo] non ha né un obiettivo né uno stile. non ha faccia: non avendola, non può neanche perderla.
4
se si scrive per essere letti – si pecca di superbia. se si scrive per non essere letti – ci si rappresenta umili.
il più vitale rimprovera il meno vitale. se il vitale si lamenta – è virile. se tace – è un silenzio virile, ha la dignità. se il meno vitale si lamenta – è effeminato… piagnucola… se il meno vitale tace: non ha spina dorsale o coglioni. se il meno vitale alza la voce: chi crede di essere? [seguono altri paragrafi, con intenzione diversa e un’altra voce]
5
Un giorno invochi quello che non c’è. Ne scriverai presto, perché la bruciatura non passa sùbito. Scrivendone, vedrai che tutto è in tutto, nel bene e nel male. Allora non sarà più la mancanza di uno, rispetto all’altro. Sembrerà la mancanza del capezzolo al cucciolo [anche umano] [e fame]; e il silenzio di Dio a chi lo cerca [più fame]; e la mancanza di cibo e acqua ad una bocca che li chiede, non per vizio ma per vivere ancora [una fame infinita]. La prima assenza diventerà l’eccesso di ciò che non sazia, perché non tocca. [la fame è grandissima]. Un’assenza scritta implica tutte le assenze del mondo. Una presenza scritta racconta tutte le assenze del mondo.
6
Questo o quello, questo e quello, matrimonio, guerra tra me e te, pace tra me e te. Contraddizione forte [«La poesia rivela questo mondo; ne crea un altro. Pane degli eletti; alimento maledetto. Isola; unisce; Invito al viaggio; ritorno alla terra natale» ; «luce della luce dei corpi senza luce / luce dell’essere dei corpi senza essere» ; «Genova vecchia e ragazza», «Genova dove non vivo» «Genova mio domicilio», nella Litania di Giorgio Caproni; «travagliata, e insieme pura felicità» ]. Ripetizione, anche voluta [che riempie il tempo e crea la storia: la sua figura è l’anafora]. L’antico ossimoro [«la prepotenza del sacerdote è la sua debolezza» ]. La bella analogia, profana o sacra [«chi vede me vede il Padre»]. E la similitudine o la discordanza irrazionale e simmetrica [«ed io come te non ho come padre il padre / né come madre la madre»; «Io non dico queste cose / per non dire sono io quello che dico» ]. Una cosa invocata è tutte le cose invocate. Una cosa che manca è la somma di tutte le assenze. Il miracolo – lo è veramente – è la riduzione delle fasi vitali a poche righe, buone. L’uno guarda l’altro, 1 guarda 2.
ang said
sulla sottrazione della parola:
“ho scritto poco, avrei voluto scrivere ancor meno”
cristina campo/vittoria guerrini
(ps. le maiuscole non mi sono mai andate a genio, omologherei tutto a un terreno-livello).
ang
ang said
la completezza del silenzio.
c.campo, nel capodanno del 1990, scrive: “sono rimasta sola per 25 gg in una solitudine così completa e in un silenzio così totale come mai forse nella mia vita. e dio, trovandomi finalmente disponibile, ha cominciato a dirmi le mille cose che non gli avevo mai consetito dirmi”
**********
e.dickinson così si diverte a difendere la sua natura: negandola!
“io non sono nssuno! tu chi sei?
anche tu–sei–nessuno?
bene allora saremo in due!
Ma non dirlo a nessuno!
Ci caccerebbero – e tu lo sai!
che orrore–essere–qualcuno!
che volgarità –come una rana–
[...]“
massimo said
chi va molto avanti, come Emily, capisce che la maggior parte della sapienza (umana) è una serie di giochi di parole, magari belli, più spesso brutti come slogan – “pura teratologia”, come disse un Narratore. Busi disse: le cose da dire sono sempre e solo 3 o 4, per tutti, bisogna solo vedere le intenzioni. io non so niente. so solo che ci sono azioni da fare o che è meglio fare, di circostanza in circostanza. e tanto basta – “altrimenti uno parla da solo”. manca l’allegria, e se c’è manca la carità; manca la carità, e se c’è manca l’allegria – ma anche questo chiasmo è un gioco di parole -
“non voglio esser solo” è vero. non è parola di vate, è parola di Eugenio Finardi. e dice tutto -
Alessandro Ansuini said
“Non c’è niente qui.”
“Come?”
“Non c’è niente”
“Guarda meglio.”
“…”
“…”
“Niente. Non c’è niente”
Conversazione fra due vigili urbani
“E’ senz’altro meglio non avere una moglie epilettica
Che scrivere la Terra Desolata, Thomas”
Biglietto di Groucho Marx indirizzato a T.S.Eliot
1
La poesia contemporanea funziona così:
(nel migliore dei casi)
Invece di dire il gatto
Ti ha mangiato la lingua
Diventa
Il gatto si è mangiato la lingua.
2
Le biografie: ha partecipato: ha vinto.
È arrivato secondo.
La poesia non è uno sport, si pratica
Da fermi, e senza muovere nulla.
E sicuramente il poeta non vince mai niente.
3
Il tuo nome sul libro. Quello vuoi.
Che altri con altri nomi sui libri
Dicano
Ci sei anche tu.
Poi c’è una forchetta di critici
Dicono molto preziosa
Che pesca a caso dal piatto di maccheroni.
Ne tira su due.
Loro sono molto contenti.
In fondo erano pieni di sugo.
Li divora.
Li digerisce.
Quando li evacua
Loro esultano.
4
Un problema enorme come l’inquinamento
È il fatto che per scrivere bastano
Un foglio e una penna.
Propongo che un poeta venga riconosciuto tale
Solo se dopo aver scalato una montagna
Riesca a incidere su una pietra levigata i suoi versi.
I suoi lettori dovrebbero fare la stessa fatica
Perlomeno per arrivare
Dove è arrivato lui.
5
Lettura di poesia: un poeta con un foglietto
In mano. Davanti a lui altri dieci poeti.
Seduti, con le gambe accavallate.
Il poeta legge con voce tremante,
con mani tremanti. Che sia maschio
o femmina non importa. Le mani
tremano a tutti.
I poeti che gli sono davanti hanno
Lo sguardo fisso in terra
Verso destra
O verso sinistra.
Alcuni s’accorgono dei tetti, sembra
Li scoprano per la prima volta
Alzando gli occhi al cielo
Trovandoli interessantissimi.
Il poeta finisce di leggere.
Gli altri poeti battono le mani.
Uno di loro si alza, ora tocca a lui.
Il poeta che ha letto si mette seduto.
Si può riconoscere il prossimo che leggerà
Perché durante la lettura
Non guarda in basso a destra
Né a sinistra, né in alto.
Ha un libro aperto in grembo e ripassa.
6
Se non ti piacciono le letture di poesia
Così come sono, organizzane tu.
Invita chi vuoi, scegli gli intermezzi
Che preferisci investi
In effetti speciali e ricordati
Di comprare del vino
E di allestire un buffet.
Potrebbe venire molto bene
Tutti si potrebbero divertire
Alcuni si potrebbero incontrare
E sposarsi, c’è chi dirà che c’era
Un’atmosfera da tomba di Giulietta pronta
Per tutte le parole già dette e per quelle
Ancora da dire. Poi la serata finirà.
Spero che tu ti sia divertito.
Perché domani c’è un’altra lettura
E purtroppo pare sarà piena di poeti
Anche quella.
7
Vuoi essere ricordato da morto.
Hai quest’ansia.
Sai da cosa viene?
Che in realtà vorresti essere
Ricordato da vivo ma
Devi accontentarti.
8
La poesia non esiste. Una mucca
Non la riconosce. Se colpisci
Una mucca con una scultura
Puoi ucciderla.
Ora prova a colpirla con una libro.
Ma mira agli occhi.
9
Mi rimangio quello che ho detto.
Mi sono tagliato un dito
Con un foglio di carta sottilissimo
Su cui avevo scarabocchiato.
10
La poesia contemporanea funziona così:
(nel peggiore dei casi)
Un signore di 43 anni si alza la mattina
Ha sognato qualcosa che gli ha lasciato
Una stranissima sensazione.
Improvvisamente sente il bisogno di condividere
Questa sua sensazione.
Ma i pennelli e la tela costano troppo.
La roccia è difficile da scolpire.
Un pianoforte in soggiorno non ci starebbe.
La pellicola costa carissima e
I sogni non si fotografano.
Prova a parlare con la moglie
Del sogno ma
Le parole gli escono slegate
E lei non ha molto tempo di stare lì
Ad ascoltarlo.
Allora trova un foglio di carta e una penna e
Scrive.
Sa che c’è un esercito di poeti
Là fuori
Pronti ad assumerlo.
ang said
doppia la spunta: cadavere a occorrenza
e/o libera radice
lo scrollo del distacco volontario
–risacca di sogni ben confinati, e in più.
lorenzo said
semplice e bello il n. 22 di ansuini!
lorenzo
massimo said
la parola “poeta” andrà risparmiata. è troppo vecchia. è troppo nuova. così le parole Dio amore e tutte le altre su cui si fonda [o sfonda] il piccolo mondo. sulla parola Dio – scrive Martin Buber, non un fedele “né ardente né freddo”, ma Martin Buber – e dice che è la parola più rischiosa, più difficile, quasi inutilizzabile, ecc.
tutto è vecchio e tutto sembra nuovo. e ora non si toglie quel senso di piccolo mondo e piccola famiglia intorno alle “letture di poesia”. manca – ripeto – la GRAZIA. i testi assomigliano ai corpi e alle intenzioni – ecc.
dopo le letture di poesia, impegnatissimi e quasi compunti, si va a mangiare. il disastro arriva lì: “non mangiare è come fare l’amore e non leccare le tette”. gli umanisti parlano anche così. tutto ciò che è unto e che unge, all strange away -
che cce puoi fa’? ma tutto ce puoi fa’, con l’aiuto del Signore – dice santo Francesco in *Uccellacci e uccellini*. ci conto, sempre.
ang said
la chanson -le ragazze di Osaka- mi ha fatto venire in mente una ragazza di nome marie: la solitudine ha sempre un volto duplice.
http://it.youtube.com/watch?v=Tktq-Wwk2lo