Burma-Shave, Tom Waits
Posted by robertoplevano on July 23, 2008

From: errepi
Subject: proposta finalizzata
Date: Sunday, March 21, 2007 8:36 AM
To: Pierpi
Pierpi,
Posso finalmente spedirti il manoscritto. In questi due mesi ho modificato parecchie cose e ridotto il numero di pagine.
Rispetto al nostro scambio di messaggi di dicembre, devo confessarti che ho tanti dubbi in più. In Italia si pubblicano troppe cose inutili, e la mia, temo, sarebbe una di più.
Quando avrai tra le mani l’opus, discuteremo del tuo… ehm… onorario.
Cordialmente,
Roberto Paranzo
Mi sono scoperto un insospettabile talento di tipografo. Stampare, piegare (non mi piace la cartella singola, uso due pagine per foglio, fronte/retro ordine di stampa 4,1,2,3 eccetera) incollare, serrare con morsetti, copertinare, e via (un volume, anche piacevole da sfogliare, in mezz’oretta). Tengo in mano l’idea incarnata del mio libro per la prima volta, è bello. Chi ha bisogno di lulu.com? Mi sembra di tornare bambino col bricolage. Sperimento impaginazioni sempre più elaborate, copertine con colori mauve, neri, marmorizzati. Dò sfogo alla medesima ansia che mi prendeva nei periodi passati a scrivere, un’ansia inclusiva di esperienze. Questo sintagma, tra l’altro, è la fotografia perfetta della totalità degli esseri umani che ho incontrato nella mia vita. Sto rimbambendo in fretta, e solo questione di tempo e sarò svanito completamente: ansietà o non ansietà, non sarò più io. La lettera di presentazione è minimalista. Il malloppo è spedito, fanno € 5,20 di spese postali (posta prioritaria oltre 350 g, userò carta velina in futuro). Resisto in tabaccheria alla seduzione del pacchetto di sigarette e reprimo la voglia. Questa sera me ne starò tranquillo a casa con un po’ di buona musica, come il mio personaggio narrante Luca.
Pierpi Pilonza
Edizioni TAUSIGMA – http://www.edizioniTauSigma.com
Piazza del Carro 26 - 29
43100 Parma
Pierpi,
questo romanzo, a cui ho dato come titolo l’esilio, è centrato sull’esperienza dell’andare per funghi. Le passeggiate, i boschi, la dimensione montana. A mia conoscenza, non esistono (ancora) opere narrative che abbiano la raccolta dei funghi di bosco come spunto principale o comunque importante fonte di ispirazione. Nel leggere questo testo, è bene tenere a mente che in Italia molta gente va per funghi. È un’abitudine che viene romanticizzata parecchio. Il libro potrebbe trovare un suo pubblico a cominciare da qui. È il cercatore che trova la brisa, o è la brisa a farsi trovare? Prodotto di nicchia.
Non pensare tuttavia che io abbia alta considerazione di esso. Ci ho perso sopra molto tempo, è vero, ma è robetta. Il testo esplicita la finzione narrativa: dialoghi artefatti, eccessive digressioni (sicuramente motivate da un’ansia inclusiva di esperienze), mancanza di veri punti focali e di gestione narrativa in alcune sezioni, stile pretenzioso della prosa. L’autore (qui ego sum) sembra aver scritto non tanto per farsi leggere, ma indotto dal mero piacere di scrivere, o da un qualche altro inconfessato fine. Tali considerazioni indurrebbero un editor con cojones a cassare con molta rapidità il tutto.
Confido comunque che tu sia uomo di mentalità critica, priva di pregiudizi. Proseguirai la lettura fino alla fine?
Dammi un parere, per favore.
Cordialmente,
Roberto Paranzo
P.S. allego a questa mia copia del versamento di € 75 per tassa (?) di lettura
***
Re minore settima, do maggiore settima, re minore settima, do maggiore settima, fa minore settima, mi bemolle, sol diesis, do maggiore settima
Licorice tattoo turned a gun metal blue scrawled across the shoulders
of a dying town took the one eyed jacks across the railroad tracks
and the scar on its belly pulled a stranger passing through
he was a juvenile delinquent never learned how to behave
but the cops would never think to look in
burma shave
Un romanzo per metà on the road, così avevo scritto nel ’98. In realtà poi le storie avevano preso tutt’un’altra piega e di una lontana ispirazione beat non era rimasto nulla ne l’esilio, giusto il titolo e una citazione di Ginsberg. Mi domando se la musica che ascoltavo nel ’98 sia entrata in qualche modo nel ritmo delle mie parole. No, non dò la lista degli ascolti consigliati, come fanno gli scrittori alla moda. I libri è meglio leggerli in silenzio. Questa però la facevo suonare spesso. L’attacco di Burma-Shave pare scritto da George Gershwin, Kerouac deve essere disceso da un qualche cielo di alta gradazione alcolica a dare una mano al testo. Cosa c’è adesso, qualcuno aspetta la traduzione? Ma come si fa? Sono associazioni di idee, di immagini, non c’è connessione logica, ognuno faccia la traduzione che crede
tatuaggi di liquirizia diventati blu come canne di fucile scarabocchiati sulle spalle di una città che muore (questa dove ci vivo invece…) e attirava Jack di cuori e picche sui binari della ferrovia e la cicatrice sul suo ventre richiamò uno straniero di passaggio (… uno straniero di passaggio, come in un esilio?) era un pregiudicato ancora minorenne non aveva mai imparato a comportarsi bene ma la pula non avrebbe mai pensato di guardare in Burma Shave
scritto come se non ci fosse stato nemmeno il tempo di darci una seconda guardata, figuriamoci correzioni, revisioni, limature, il tempo è per vivere, non per correggere aggettivi e ripetizioni. Tutta il carattere geografico del testo è tratto da un film del 1949, They Live By Night. Il titolo della canzone è familiare per ogni americano, sono i cartelloni pubblicitari messi sulle Highways americane negli anni Trenta, Quaranta, da una ditta di prodotti da barba, un cartello ogni cinque o dieci miglia che compone una microstoria e tiene agganciata l’attenzione dell’automobilista.
HIS FACE
WAS LOVED
BY JUST HIS MOTHER
HE BURMA-SHAVED
AND NOW –
OH, BROTHER
Intanto sono passate una trentina di miglia tra un messaggio e l’altro.
E bisogna averle fatte quelle autostrade in Pennsylvania, nell’Indiana, nel Missouri, campi e campi e boschi e il piano ondulato, stazioni di servizio, diners e nient’altro davanti che la strada era come un nastro e la luna era come un osso
and the road was like a ribbon and the moon was like a bone
la storia procede, Burma Shave da cartello pubblicitario diventa il nome di una città lontano da quella che muore (a differenza della mia, non c’è dubbio), una battuta da fighetto, perché il pregiudicato minorenne trova una squinzia locale: «Dove vai?», chiede. «Dipende da quello che vuoi dire», risponde lui, «mi sono fermato qui solo per fare benzina», con rima enfatizzata what you mean e gasoline. «Vado da quella parte, credo, finché c’è strada, potresti dire che vado verso Burma Shave!» (detto con tono sardonico)
how far are you going he said depends on what you mean
he says i’m only stoppin’ here to get some gasoline
I guess I am going thataway just as long as it’s paved
now i guess you’d say I’m on my way to
burma shave
i due salgono in macchina e vanno incontro a una morte stupida, sulla strada appunto. Vivere veloci, morire giovani. Prima di fermarsi, discorsi da minorenni. «Ci sono notti in cui il mio cuore batte come un tuono, non capisco perché non esplode, perché tutti in questa città marcia hanno un piede nella fossa, e allora preferisco tentare la sorte in Burma Shave»
some night my heart pounds just like thunder
i don’t know why it don’t explode
’cause everyone in this stinking town has got one foot in the grave
and i’d rather take my chances out in
burma shave.
Dopo l’incidente la Ford Mustang è un rottame, ma quando la tirano fuori, lei ha ancora addosso gli occhiali da sole
and when they pulled her from the wreck you know she
still had on her shades
they say that dreams are growing wild just this side of
burma shave.
Sogni selvaggi, dicono. Io non ho mai avuto il culto della macchina, per me le auto sono come elettrodomestici, devono solo funzionare e stare fuori dalle balle. Finito il pezzo di Waits, scende il silenzio nel mio studio. Il malloppo de l’esilio, sulla via per Parma, su una strada, come la Mustang del pregiudicato minorenne. Finalmente avrò, se Dio vuole, un parere sul romanzo, non solo su qualche pagina, e una scheda critica. Non sto più nella pelle, ho bisogno di antidepressivi. Perché non ho preso le sigarette dal tabaccaio? Chissà se Babi fuma ancora come un diesel.
Bisognerebbe prendere un impegno, fare una promessa, solenne (nella misura in cui la risoluzione rimane salda, misura assottigliata di recente). Non parlare più di musica, anche se sembra convenzione consolidata che ogni scrittore under 55 debba ficcare nelle sue opere riferimento a uno o più pezzi che, a loro dire, catturano lo Zeitgeist, e lo Spirito della Coscienza Più Interiore, e quant’altro, e danno pregnanza e ritmo al movimento narrativo con l’associazione a un’impressione extra-testuale. Sono gli stessi che ascoltano Clapton e fanno il gesto di suonare una chitarra invisibile (air guitar playing, traduttori prendete nota) a ogni assolo.
Tutta roba assolutamente innocua e legale tra l’altro, l’air guitar playing e soprattutto ascoltare Burma Shave, direttamente dal CD acquistato di seconda mano (previously enjoyed) al tempo dei primi soggiorni all’estero, prima di Internet, prima di Napster e dei p2p, prima del tutto immediatamente disponibile. Allora io, i miei coetanei, avevamo collezioni di musiche, il frutto di frequentazione di negozi di dischi, letture di periodici, di attenta selezione, eravamo fieri dei nostri gusti raffinati.
From: Pierpi
Subject: manoscritto
Date: March 28, 2007 06:13:19 PM EST
To: robertopi@mac.com
ciao Roberto,
ho ritirato oggi il tuo dattiloscritto. Io sono un editor con cojones, ma ti garantisco che leggerò per intero il tuo testo.
a presto.
pierpi
Ansietà. Mi sa che non è mica stata una buona idea andare allo sbaraglio così, spedire all’editor un brogliaccio ancora provvisorio, potevo prendere tempo per altre correzioni, revisioni, limature, selezioni, raffinamenti, rilievi critici, miglioramenti sintattici e strutturali, aggiustamenti, ripensamenti, ristrutturazioni, annichilazioni. Da passarci lunghi anni, e altri anni ancora.
E già, non si può nascere così e andare allo sbaraglio nella vita, come si è, allo stato grezzo, senza aggiustamenti, senza avere un’idea di che cosa aspetta là fuori.
Buttar giù un ultimo sorso e lanciarsi in sorpassi alla cieca, con la fretta di arrivare prima che il sole faccia capolino, là in Burma Shave
why don’t you have another swig
and pass that car if you’re so brave
i wanna get there before the sun comes up
Ci sarà allora qualcuno? Qualcuno che sappia pur riconoscermi quando mi estrarranno dai rottami? (when they pull me from the wreck)
(traduzione parziale, divagazioni di Roberto Plevano)











