La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

L’ospite incallito

Posted by Stefania Mola on July 24, 2008

[…] La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.
Potete respingere, non portare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

 

 

È il 13 Luglio. Sono sdraiato nella mia tenda e provo a continuare a leggere. Ma non riesco a concentrarmi, la mia mente è fissata su quella parete. La parete Rakhiot, su quel stramaledetto seracco in mezzo alla parete. In quella fascia di ghiaccio, che ci ostruisce la via di salita.
Un mese fa quando arrivammo al campo base, questa parete mi fece paura. Le foto invece, danno l’impressione che faccia parte del mondo delle fiabe. La parete vista da “Fairy Meadows” si erge con tutta la sua maestosità per 3 chilometri verso il cielo.
Ben 9 chilometri di placconata separano la vetta del Ganalo Peak ad ovest dalla vetta di Rakhiot ad est. Però sono le scariche di ghiaccio che mi procurano paura.
Sono appesi dappertutto su questa montagna, sicuramente già da secoli fanno tremare tutta la valle ed inducono la gente del paese ad avere rispetto e sacralità. Dal basso mi è parsa una montagna ostica, tanto da lasciarmi perplesso e scettico per tutto il periodo che siamo qui.

[...] Fin’ora tutto è andato come da programma, mica ci tireremo indietro adesso? Domani al mattino saliamo alla morena, lo zaino sarà abbastanza pesantello, in più abbiamo gli sci da portare. Aspetteremo fino a quando sarà buio, perché di giorno fa troppo caldo. Se non è nuvolo, la luna sarà dalla nostra parte. Il seracco intermedio deve fare il “bravo” da 8 a 10 ore, non chiediamo poi tanto?! Sfrutteremo una costola nevosa fino sotto la fascia di rocce. Essa non dovrebbe creare problemi. Se poi nella giornata di martedì riusciamo a saltare sopra al “nostro” seracco intermedio allora saremo a cavallo del pilastro! Dopodiché toccherà a noi! A resistere alla fatica e a superare la parete con maestria. Una volta che avremo raggiunto il pianoro sommatale, punteremo la vetta. Abbiamo viveri e gas per sciogliere neve per almeno 5 giorni… speriamo in bene! La discesa è prevista per la via di Hermann Buhl del ‘53. Il nostro staff al campo base ci consiglia invece di scendere dalla via “normale”, per la parete Diamir. Chissà: “forse” gli ho detto, tutto dipenderà da tanti fattori. Inshallah!!! (Come Dio vorrà)
[...]
Siamo nati e un giorno moriremo. In mezzo c’è la vita. Io la chiamo il mistero, del quale nessuno di noi ha la chiave. Siamo nelle mani di Dio… e se ci chiama… dobbiamo andare. Sono cosciente che l’opinione pubblica non è del mio parere, poiché se veramente non dovessimo più ritornare, sarebbero in tanti a dire: “Cosa sono andati a cercare là? … Ma chi glielo ha fatto fare? “.
Una sola cosa è certa, chi non vive la montagna, non lo saprà mai! La montagna chiama!

***

Non c’è ombra di sopraffazione e di conquista, né delirio d’onnipotenza nel diario di un alpinista estremo come Karl Unterkircher. Ciò che colpisce – al contrario – è il muoversi con circospezione e cautela, con quel rispetto che è percezione chiara della fragilità delle cose. Tanto che il coincidere di questo atteggiamento – del “modo” di scalare le montagne, in punta di dita, sfiorando e infilando un appiglio dopo l’altro senza distrazione o indugio, guidati da una sorta di “attrazione celeste” – con la poesia dell’ultima raccolta di De Luca è casuale fino a un certo punto.

[...]
L’attrazione celeste sbalza le catene montuose, suscita le maree,
spinge l’albero in su, il fuoco a sollevarsi,
una corrente d’aria a risalire una parete al sole.
Sta nell’alpinista e nei disegni di Leonardo,
nelle preghiere, nelle serenate, nell’astronomo,
nel moribondo, nel lievito, nel mosto,
nella gola del lupo, nelle ossa del piede,
nell’eruzione, nel gas dei palloncini,
in un grido di pena, nel lancio di un cappello.

[...]

E oltremodo rafforzata dalla presenza di versi dedicati alla memoria di Stefano Zavka, perdutosi nella notte un anno fa dopo aver raggiunto la vetta del K2.

Perduta l’ombra, all’uomo servirebbero le ali
per planare in fondo alla discesa
dove l’azoto è più stretto dell’ossigeno.
Stefano scese al buio dalla cima toccata nel tramonto.

[...]
L’ombra si è persa in cima dopo l’ultima foto all’orizzonte.
Mai perdere l’ombra in una più grande.

[...]

Perché ovunque si avverta forte il senso del passaggio e la precarietà della condizione transitoria lì c’è un ospite, incallito come un peccatore, un criminale, un fumatore… Uno che non è padrone del tempo e dello spazio che separano le opposte sponde dei suoi attraversamenti, e lo sa: ospite della propria e dell’altrui lingua, della terra natìa, dell’amore, del tempo di chi legge le sue scritture. Uno per nulla disposto a rinunciare a questa condizione d’ascolto, nomade, di “cittadino aggiunto”, di “ultimo inquilino” che consente persino di levarsi – come “voce di polvere sottile” – nel silenzio lasciato vuoto da Dio.

E disse: un diluvio di volte nella scrittura sacra si legge della divinità: «E disse». La poesia comincia quando quella smette di dire. [...] C’è un punto nell’orecchio, un ossicino detto labirinto. Lì succede lo scambio tra la divinità che smette e la poesia che inizia come proseguimento. Nel vestibolo dell’osso labirinto le due voci si danno il cambio. [...] Spetta al poeta, che sbanda dentro l’osso labirinto, aggiungere una linea a quello che non disse.

Si è ospiti anche della poesia, colei che parla quando Dio tace ed ha la nostra voce e il ritmo del nostro respiro, lì dove la morte – nonostante tutto – non ha l’ultima parola.

Fai come il lanciatore di coltelli, che tira intorno al corpo.
Scrivi di amore senza nominarlo, la precisione sta nell’evitare.
Distràiti dal vocabolo solenne, già abbuffato,
punta al bordo, costeggia,
il lanciatore di coltelli tocca da lontano,
l’errore è di raggiungere il bersaglio, la grazia è di mancarlo
.

***

Erri De Luca
L’ospite incallito
Einaudi, Torino 2008

4 Responses to “L’ospite incallito”

  1. francescomarotta Says:

    Un pezzo splendido, Stefania, come non ne leggevo da tempo. Complimenti e grazie.
    E che la “grazia” stia sempre nel “mancare” il bersaglio.

    fm

  2. fabrizio centofanti Says:

    anch’io ti ringrazio, Stefania, per aver fatto balenare in quest’orizzonte opaco un ospite così particolare.
    fabry

  3. L’ospite incallito « Squilibri Says:

    [...] ho scritto qualcosa qui. Erri De Luca L’ospite incallito Einaudi, Torino [...]

  4. Stefania Mola Says:

    Francesco e Fabrizio,

    sono contenta che abbiate gradito questo piccolo assaggio. Non ho saputo resistere alla “coincidenza” tra un fatto di cronaca che mi ha colpito particolarmente e la recente lettura di quest’ultimo De Luca, la cui passione per l’ascesa e le cime condivido: “La cima è un vicolo cieco, dove si sbatte contro lo sbarramento del cielo“.

    Tutto qui. Grazie.

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