IL COMPLEANNO DELLA NONNA.

La Nonna compiva gli anni. Non pochi, visto che si era ormai giunti all’ottantasettesimo genetliaco. Come sempre, da quando si era intrufolata nella categoria degli ottuagenari, aveva radunato i nipoti davanti ad una gran torta, e non solo. Era un giorno speciale, quello, in cui amava rimanere a tu per tu con la discendenza più giovane, saltando una generazione. Rifuggiva perfino dagli auguri di sorelle e fratelli, ben dieci, tutti viventi e in buona salute. Quel giorno era consacrato ai figli dei figli, il sangue del suo sangue. Nove fra giovanissimi e un po’ meno freschi ragazzi; diciamo dai diciotto ai quarant’anni. I quali non riuscivano mai a sottrarsi all’imperioso invito. Forse nemmeno lo volevano.

La Nonna in questione non aveva l’aspetto né l’atteggiamento della classica nonnina, smemorata e tremante, consumata dal tempo, ingobbita dagli anni di fatica e dalle vicende della vita, con una fitta ragnatela di dolore sul viso incorniciato dai candidi capelli. No, la Nonna, a dispetto dell’età e del ruolo, era un’altra cosa. D’accordo, era rotondetta, un po’ in sovrappeso e un tantino sorda. Ma i capelli neri erano appena intinti nell’argento, acconciati con cura. La schiena ritta sosteneva i chili in eccesso con disinvoltura e il viso era pieno e liscio. Soprattutto non era rimbambita, anzi, la mente funzionava a pieno regime, alimentata da una notevole scaltrezza. A causa di tutto questo, e per altro ancora, era la Nonna. Con la maiuscola.

I nove nipoti erano tutti combattuti tra un doveroso senso d’amore filiale, il rispetto per l’età e la voglia di piantare in asso la matrona seduta stante. Ognuno di loro le aveva riconosciuto lo status di matriarca non appena aveva raggiunto l’età della ragione, pur venendo a mano a mano a conoscenza di certe gesta non sempre epiche, di difetti a volte proprio enormi, di colpe mai ammesse. C’era chi avrebbe avuto validi motivi per disertare la festa, ma nessuno lo faceva mai. Eccoli tutti lì, al pantagruelico pranzo, aspettando il dulcis in fundo.

Tovaglia ricamata a mano, bicchieri di cristallo, posate di fine argento. Un look di gran gala.
Il menu non variava mai: lasagne al forno, arrosto di maiale, peperonata, carciofi ripieni, coniglio in umido e parmigiana. C’era di che rimanere uccisi da tanta grazia. Proibitissimo lasciare qualcosa nel piatto o saltare una pietanza. La Nonna aveva preparato tutto con le proprie mani, rifiutare sarebbe stato controproducente: avrebbe insistito con pedante premura fino a sfinire il malcapitato, che quindi avrebbe dovuto ingozzarsi ugualmente. Bisogna dire a onor del vero che il sacrificio era compiuto religiosamente da tutti i presenti, giacché ogni cosa era squisita. Un punto a favore: la Nonna era una gran cuoca.
“Mi domando come possa farcela!”, pensò Teresa, una delle nipoti più grandi. In effetti, da sempre la Nonna aveva l’abitudine di lamentarsi per le sofferenze più misteriose. Acciacchi non documentabili, ma assai feroci, l’aggredivano in tale varietà e intensità che capitava spesso di chiedersi come facesse a sopravvivere. Per non parlare poi di come potesse organizzare feste e pranzi, o svolgere lavori anche pesanti, tipo rivoluzionare la disposizione dei mobili, o le grandi pulizie di primavera e così via. Sempre senza aiuto. Anzi, quando i figli le avevano procurata una donna per le faccende più gravose, lei si premuniva di farle trovare tutto lucidissimo, perché non si dicesse che casa sua era sporca. Col risultato di lavorare più di prima. E quindi si dovette rinunciare alla domestica.

Era fatale restare allibiti. Poi ci si ricordava che era la Nonna, con la maiuscola, e allora tutto riacquistava il senso della normalità.
Non sarebbe forse mai giunto per lei il momento di andare a fare due chiacchiere con Belzebù.
La Nonna era un mito.

Come il suo vezzo di allestire un altarino privato sul comò della camera da letto con foto e santini dei morti in famiglia. Nel corso di una vita così lunga tanti suoi parenti e conoscenti, compari e comari, se n’erano già andati, giovani e meno giovani, per malattia o incidente o sfinimento. Lei raccoglieva scrupolosamente ogni foto in cornice e la disponeva sul comò. Non mancava una preghiera, un fiore e un lumino sempre acceso. Tutti i nipoti sapevano che ogni sera passava i defunti in rassegna uno per uno, con l’affetto e il rispetto che si deve a chi non è più. Poco importava se quand’erano in vita non aveva risparmiato loro malignità e frecciatine, con quell’aria materna e sorniona. Che c’entra, quando si è morti si è tutti santi, prima no.
E nessuno di loro ignorava lo stupore della Nonna quando, all’ennesimo caro estinto, scopriva che c’era ancora posto, su quel comò. La Nonna, forse, era anche addolorata, ma non si chiedeva mai se era ormai il caso di tenere un angolino vuoto per sé. No di certo.
“Eh, sono vecchia!”, diceva sempre, a chiunque, per farsi coccolare. E subito dopo, in un bisbiglio, la frase storica, un mito a prescindere, la meraviglia fatta persona, la cospirazione fatta vecchiezza, il segreto di Pulcinella in poche scarne parole: “Lo sai chi è morto?!…”.
No, decisamente Belzebù non poteva prendersela, ancora. La Nonna doveva tenere l’anagrafe familiare e informarne il mondo.

Le portate intanto si susseguivano, nel pranzo di compleanno, le repliche non si contavano e Lei, arrancando ostentatamente tra cucina e sala da pranzo, sorrideva compiaciuta.

Giorgia, sorella di Teresa, quel giorno era stata illuminata da una rivelazione. Aveva sottratto, piuttosto distrattamente, gli anni di papà da quelli che compiva la Nonna. Aveva ricavato 17. Vale a dire l’età in cui la Nonna aveva partorito il suo primo figlio. Un brivido di compatimento l’aveva attraversata alla conclusione del calcolo: lei di anni ne aveva quasi trenta e non era nemmeno fidanzata…
Chissà com’era stata la Nonna adolescente. Come aveva conosciuto il nonno? Com’era nato l’amore? Perché mai nessuno della famiglia conosceva i particolari di questa storia d’amore del tempo che fu? La Nonna era sempre stata molto riservata in proposito, non parlava mai della sua giovinezza o dei propri amori. Certo, se qualcuno proprio ci teneva, poteva ricostruire da sé l’ambientazione dell’epoca. Un paese del profondo Sud di oltre settant’anni fa non era poi così diverso da oggi, almeno per certi aspetti. Mancavano le auto, è vero, si girava a piedi, o a dorso d’asino, solo i più ricchi avevano un carretto da utilizzare come carrozza. E le ragazze, come talvolta ancora accade, erano corteggiate in casa e dovevano chiedere il permesso prima di parlare. Giorgia si figurava il nonno, alto, bruno e bello, chiedere ai futuri suoceri la mano della figlia. E Lei, così bambina, così altera, sperare che l’ottenesse. Perché, sebbene il nonno fosse di più umili origini, era prestante e prometteva di essere un prolifico capofamiglia.
Giorgia immaginava soltanto, non avendo prove, che fosse andata così, e in realtà ci aveva azzeccato.

Qualche rancore covava alla mensa dell’anziana progenitrice. Tre dei suoi nipoti, fratelli tra loro, figli della secondogenita, avevano dovuto assistere al fallimento matrimoniale dei genitori. A causa della Nonna. Lei, che aveva sempre posto l’accento sulla fragilità emotiva e fisica della figlia, si era da subito assestata nella casa della fresca sposina. Lei le aveva alleggerito le spalle da qualsiasi responsabilità, da ogni incombenza domestica. Lei lavava, stirava, cucinava, badava ai bambini. Lei aveva portato all’esasperazione il genero con la sua assillante e non troppo silenziosa presenza, con il troppo e sbagliato amore, invadendo la privacy e rompendo l’equilibrio di una coppia già instabile. Inevitabile il divorzio e le sofferenze dei ragazzi, ormai grandi, che solo ora capivano qual era stata la vera causa di tutto. Ma neanche per questo sarebbero mancati all’appuntamento con la fatidica ricorrenza. Anch’essi, oggi, avrebbero brindato alla salute della Nonna. Che, come tutti, adoravano.
Ed ecco la torta: al cioccolato, alta, soffice, ripiena di crema, anch’essa al cioccolato e guarnita di panna. Il clone di quella dell’anno precedente. E la Nonna? Gli occhi lucidi, l’aria umile, faceva tenerezza. Tutti i nipoti l’applaudivano mentre si ritagliava una discreta fetta di torta, nonostante il diabete che sosteneva di avere. Anche in questo era unica. Capace di dire qualcosa e di fare il contrario. Di raccontare bugie enormi con tale candore da crederci per prima. Custodiva gelosamente i propri segreti, ma s’intrometteva con soavità nei fatti altrui. Riusciva a creare con innocenti affermazioni malcontenti e dissidi in seno a famiglie saldissime. Era abile nel lanciare il sasso nello stagno quieto, provocando maremoti e nascondendo la mano.

Al levar dei calici con lo spumante i nipoti, satolli e beati, avevano messo da parte eventuali rancori e festeggiavano partecipi la loro Nonna. Che non era cattiva, solo un po’ pettegola. Non invadente, solo curiosa. Non altezzosa, ma fiera della sua famiglia. E generosa: elargiva paghette e consigli con imparziale equità.
Perché i nipoti erano davvero tutto per Lei. Rappresentavano la prosecuzione della sua stirpe all’infinito, con uguali difetti, virtù e tratti somatici. Capelli scuri, buone maniere, orgoglio. Un marchio che avrebbe lasciato loro impresso, indelebile. Un marchio di qualità. Li aveva plasmati affinché sviluppassero la sua stessa capacità di destreggiarsi, si era prodigata in mille modi per insegnar loro che erano i migliori.
Adesso avrebbe cercato di convincere tutti quelli che non lo avevano già fatto, a contrarre buoni matrimoni, per lo meno con qualche promettente professionista, ecco: un avvocato, un ingegnere, un architetto, un’insegnante…I suoi discendenti meritavano di vivere nell’agio, più di com’era vissuta lei stessa, e la famiglia doveva accrescere di prestigio.

Si era alla fine. La Nonna sorrideva e regalava ad ognuno un ricordino, da lei stessa confezionato all’uncinetto.
Perché nessuno la dimenticasse.
Ma tanto lo sapeva, con finta modestia, che era impossibile dimenticarsi di lei.
Lei era la Nonna. Con la maiuscola.

2 pensieri su “IL COMPLEANNO DELLA NONNA.

  1. ramona: conosco il tipo di nonna pur non avendo avuto nonne e nonni perché nata da genitori quasi cinquantenni in un’epoca in cui non usava. quella nonna è mia madre, un po’ più vecchia addirittura di questa Nonna e fornita del doppio di nipoti con cui io, sua ultima nata, mi confondevo. è morta qualche mese fa dopo molti compleanni come questo.
    mutatis mutandis, le donne di quell’epoca (sarei tentata di dire “era”) si assomigliano tutte. fiere orgogliose testarde. capaci di farsi agnellino e lupo in men che non si dica. sanissime e sempre afflitte da mille acciacchi. mai lamentarsi in loro presenza di mal di schiena testa gambe: nessuno poteva stare male quanto loro alle ossa, stanotte avresti dovuto sentire, non ho chiuso occhio. problemi di cuore? su su: gli uomini sono così. sbagli a confidarti: devi raccontare una cosa e tacerne due. gli uomini vanno guidati. e così via. mi sono sempre rifiutata di aderire a questo modo di intendere l’amore la famiglia le relazioni umane: ma non ci ho guadagnato granché.
    che avessero ragione con la loro furbizia, il loro impicciarsi, il loro tirare l’acqua al loro mulino? la mia mamma-Nonna è campata fino a novantatre anni. io non credo che ci arriverò.

  2. Lucy, mi dispiace molto per la tua perdita così fresca, eppure un po’ invidio il tuo aver avuto una mamma per tanto tempo, chè la mia è mancata quando avevo appena 14 anni (e lei 38).
    Resta il fatto che hai perfettamente ragione: quelle donne sono di un’altra epoca e se vivono, o hanno vissuto, tanto, è perchè sono fatte di acciaio rivestito di velluto.
    Si fanno credere deboli e perseguitate dalla sorte, ma in realtà dirigono loro il proprio destino e quello degli altri.
    Anche a me questo modo di concepire la famiglia non è mai piaciuto molto e con mia nonna ci ho pure litigato… ma è la Nonna! Quando se ne andrà, spero tra cent’anni (ma probabilmente sarà lei a deciderlo…), mi mancherà molto, anche se viviamo lontane. Sarà la fine di un’epoca.
    Grazie per i tuoi sentimenti condivisi. Un abbraccio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...