2 agosto 1980 – 2 agosto 2008: per non dimenticare.
Posted by Gaja Cenciarelli on August 2, 2008
[questo articolo è firmato da Demetrio Paolin, autore del libro Una tragedia negata, edito dal Maestrale. Mi permetto di aggiungere due parole solo per dire che condivido in tutto e per tutto l'intenzione di non dimenticare le vittime né di questa né di qualsiasi altra strage. In tema di diritti umani, ad esempio, mi piacerebbe parlare - e non sarebbe una discussione serena, bensì profondamente indignata - delle prossime Olimpiadi, ma non è questa la sede: forse prossimamente, se il tempo me lo consentirà. Gaja Cenciarelli]
di Demetrio Paolin
Fateglielo scrivere a loro un libro
“È proprio che non lo voglio leggere il nome di fioravanti valerio [sic] e di quelli come lui in fondo a un articolo di giornale. Non sono eroi e non sono vittime. È gente che uccideva e si sentiva importante […]. Non dico che dovrebbero stare in fondo a un pozzo, ma certo non vivere di rendita delle loro atrocità.
Sono ormai persone diverse?
Buon per loro. Mi viene il dubbio che oggi sarebbero diverse pure le persone che hanno ammazzato, magari avrebbero un passato alle spalle invece che una croce vicino alla fotografia. […] I nomi di valerio fioravanti e di francesca mambro [sic] li conoscono tutti, questi invece non li conosce nessuno.
Antonella Ceci, di anni 19
Angela Marino, di anni 23
Leo Luca Marino, di anni 24
Domenica Marino, di anni 26
Errica Frigerio in Diomede Fresa, di anni 57
Vito Diomede Fresa, di anni 62
Cesare Francesco Diomede Fresa, di anni 14
Anna Maria Bosio in Mauri, di anni 28
Carlo Mauri, di anni 32
Luca Mauri, di anni 6
Eckhardt Mader, di anni 14
Margret Rohrs in Mader, di anni 39
Kai Mader, di anni 8
Sonia Burri, di anni 7
Patrizia Messineo, di anni 18
Silvana Serravalli in Barbera, di anni 34
Manuela Gallon, di anni 11
Natalia Agostini in Gallon, di anni 40
Marina Antonella Trolese, di anni 16
Anna Maria Salvagnini in Trolese, di anni 51
Roberto De Marchi, di anni 21
Elisabetta Manea Ved. De Marchi, di anni 60
Eleonora Geraci in Vaccaro, di anni 46
Vittorio Vaccaro, di anni 24
Velia Carli in Lauro, di anni 50
Salvatore Lauro, di anni 57
Paolo Zecchi, di anni 23
Viviana Bugamelli in Zecchi, di anni 23
Catherine Helen Mitchell, di anni 22
John Andrew Kolpinski, di anni 22
Angela Fresu, di anni 3
Maria Fresu, di anni 24
Loredana Molina in Sacrati, di anni 44
Angelica Tarsi, di anni 72
Katia Bertasi, di anni 34
Mirella Fornasari, di anni 36
Euridia Bergianti, di anni 49
Nilla Natali, di anni 25
Franca Dall’Olio, di anni 20
Rita Verde, di anni 23
Flavia Casadei, di anni 18
Giuseppe Patruno, di anni 18
Rossella Marceddu, di anni 19
Davide Caprioli, di anni 20
Vito Ales, di anni 20
Iwao Sekiguchi, di anni 20
Brigitte Drouhard, di anni 21
Roberto Procelli, di anni 21
Mauro Alganon, di anni 22
Maria Angela Marangon, di anni 22
Verdiana Bivona, di anni 22
Francesco Gomez Martinez, di anni 23
Mauro Di Vittorio, di anni 24
Sergio Secci, di anni 24
Roberto Gaiola, di anni 25
Angelo Priore, di anni 26
Onofrio Zappala’, di anni 27
Pio Carmine Remollino, di anni 31
Gaetano Roda, di anni 31
Antonino Di Paola, di anni 32
Mirco Castellaro, di anni 33
Nazzareno Basso, di anni 33
Vincenzo Petteni, di anni 34
Salvatore Seminara, di anni 34
Carla Gozzi, di anni 36
Umberto Lugli, di anni 38
Fausto Venturi, di anni 38
Argeo Bonora, di anni 42
Francesco Betti, di anni 44
Mario Sica, di anni 44
Pier Francesco Laurenti, di anni 44
Paolino Bianchi, di anni 50
Vincenzina Sala in Zanetti, di anni 50
Berta Ebner, di anni 50
Vincenzo Lanconelli, di anni 51
Lina Ferretti in Mannocci, di anni 53
Romeo Ruozi, di anni 54
Amorveno Marzagalli, di anni 54
Antonio Francesco Lascala, di anni 56
Rosina Barbaro in Montani, di anni 58
Irene Breton in Boudouban, di anni 61
Pietro Galassi, di anni 66
Lidia Olla in Cardillo, di anni 67
Maria Idria Avati, di anni 80
Antonio Montanari, di anni 86
Sono 85 nomi, 85 persone, uomini, donne, ragazzi, ragazze, bambini, vecchi: fateglielo scrivere a loro un libro se ci riuscite”.
Duccio Cimatti, Piombo (Piemme), pp.92-96

















Sandra said
Grazie, Gaja. Io c’ero, non dimenticherò MAI.
Ricordo sempre, ogni anno, come un simbolo, la piccola Angela Fresu: oggi avrebbe 31 anni.
Però vorrei anche ricordare la ferita aperta nel cuore della mia città, che sanguina ancora e sanguinerà sempre, fino a che non sarà fatta piena luce su tutta la vicenda e non si scoprirà chi erano i mandanti. Lo faccio con le parole di un poeta nostrano, il grande Francesco Guccini.
“… Bologna capace d’amore, capace di morte
che sa quel che conta e che vale
che sa dov’è il sugo del sale
che calcola il giusto la vita
e che sa stare in piedi
per quanto colpita…”
gaja said
Cara Sandra, è stato doveroso da parte mia pubblicare questo contributo di Paolin.
Ascoltavo prima il telegiornale: è ormai provato che la strage di Bologna sia stata una strage fascista, coperta dalla P2 e dai servizi segreti deviati (che in più di un senso coincidevano).
Il ministro di Grazia e Giustizia Alfano ha rinunciato a intervenire, il Governo ha designato un altro autorevole rappresentante dell’esecutivo guidato da Berlusconi, ovvero Rotondi.
Mi par di ricordare che Berlusconi figurasse, insieme ad altri, tra gli iscritti alla P2.
“Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?”
un abbraccio, sandra.
la memoria è fondamentale. non dobbiamo dimenticare *mai*.
nadia agustoni said
Grazie Gaja, non tutti han voglia di ricordare.
gaja said
È proprio per questo che abbiamo il dovere doppio, anche triplo di questi tempi, di farlo. alla faccia di chi non vuole.
Grazie a te, cara Nadia.
carmine vitale said
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.
Ho svolto solo attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione,
un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa…
(W. Szymborska, 2005)
È proprio per questo che abbiamo il dovere doppio, anche triplo di questi tempi, di farlo. alla faccia di chi non vuole
grande Gaja
c.
gaja said
grande tu, Carmine, per aver trascritto una delle innumerevoli meravigliose poesie dell’immensa Szymborska. La riporterò sul mio blog.
La voce di chi ricorda – e che si RIFIUTA di farsi riempire la testa di chiacchiere – deve risuonare cristallina e determinata, in questo periodo.
grazie di cuore, Carmine.
Marina Pizzi said
Gentile Gaja Cenciarelli,
per pura umiltà e forse anche di mero buon gusto, non avrei postato presso la categoria “Gajamente” ["a te espressamente e prontamente dedicata"] né, tanto meno, presso quella di “Annunci”. qui si ricorda una TRAGEDIA per mano di nazifascisti. nulla di “gaio” o “gajo” in nessun senso.
manca la “categoria”? basta aggiungerla! E’ una recensione e, allora, recensione. e, poi, “tragedia negata”!: è AVVENUTA. solo i delinquenti possono negarla.
GRAZIE, comunque, di averLa ricordata.
gaja said
Gentile Marina Pizzi,
Gaja è il mio nome, il che non rimanda necessariamente ad alcunché di gajo (in italiano, per l’appunto, la grafia corretta sarebbe “gaio”). Mi è parso quindi più che opportuno inserire un post che ho pubblicato io nella mia categoria, e nella categoria degli annunci. Ché dell’annuncio di un anniversario – ovvero: RICORDIAMO UNA TRAGEDIA – si tratta. Non è una recensione, come avrà capito, avendo letto con attenzione il post. La tragedia, purtroppo, come dice anche lei, è già avvenuta.
Di molte altre cose faccio difetto, ma l’umiltà e il buon gusto proprio non mi mancano, per fortuna.
cordialmente.
Marina Pizzi said
Gentile Gaja Cenciarelli,
“gajo” è la grafia antiquata di gaio.
vedo che tu non accetti la critica, peccato. qui le parole sono più SIGNIFICANTI/SIGNIFICATIVE del solito (post).
Tu segnali UN LIBRO quindi è, anche, una recensione.
in più le “categorie” possono/potrebbero non essere necessarie: in questo caso lasciarla in BIANCO o inventarne una più idonea e rispettosa della STRAGE sarebbe stato meglio per es., solo per esempio: permettimi!
sai, ma NON volermene, anche CRISTO, si narra, inciampò!
gaja said
Il paragone tra me e Cristo mi pare quanto mai inopportuno. E di certo non sono stata io a farlo.
La prego di rileggere CON ATTENZIONE il mio post: ho semplicemente messo due parole di presentazione a Demetrio Paolin, ricordando chi è e cosa ha fatto. Le pare una recensione, questa? E la citazione di Duccio Cimatti è una recensione? No, è per l’appunto, una citazione presa “a pretesto” per RICORDARE l’anniversario di una strage.
IL MIO RISPETTO NEI CONFRONTI DELLA STRAGE È TOTALE, assoluto. Tanto è vero che l’ho ricordata. Non le permetto in ALCUN MODO di mettere in dubbio una cosa del genere, né l’umiltà con la quale mi rivolgo sempre a tutti e a braccetto della quale mi vanto di camminare. E RIVENDICO il diritto di inserire nelle categorie in cui l’ho inserita questa comunicazione. Con la massima ONESTA’ INTELLETTUALE, di cui vado fiera. Per me la discussione finisce qui. Liberissima di pensare di me quello che vuole.
Il piacere sarà reciproco.
Marina Pizzi said
l’aceto sul costato? nessun paragone e nessuna intenzione! un ricordo dell’inciampo di un GRANDE RIVOLUZIONARIO.
qui, nello SPECIFICO ultra tragico, la categoria “Gajamente” è, davvero, fuori luogo, ribadisco.
“Annunci”, come ricordò a suo tempo il responsabile pricipale del litblog, qui andrebbe usata per cose ben più “leggere”, addirittura di pubblicità, per intenderci. tu l’hai interpretata come annuncio di una ricorrenza, passi. altresì, questa categoria, è esonerata dall’orario dei postare proprio per la sua portata di strillo/diffusione di notizia contingente.
tu travisi, e t’inquieti TROPPO solo per una semplice dimostrazione di una scarsa SENSIBILITA’ postataria, la tua. andavi di corsa? non ci ha pensato? AMEN e goditi la vita. mi sono “permessa” di fartelo notare, punto.
ti auguro le cose migliori e la gioia nella gaiezza.
gaja said
Marina, ti faccio presente soltanto che *prima* di postare questo annuncio, ho chiesto espressamente il permesso e il consenso a chi il blog lo gestisce e lo cura.
Sulla scarsa sensibilità – postataria o meno -, ribadisco: la tua osservazione mi sembra del tutto fuori luogo.
Godersi la vita nella gioia e nella gaiezza con tutto il dolore e il male che ci circonda mi pare un’utopia. Ma forse proprio per questo, proprio perché troppi non hanno la possibilità di apprezzarla, avremmo il dovere di farlo noi. Dipende, per l’appunto, dal grado di sensibilità e di empatia.
Un saluto.
demetrio said
intervengo.
dicendo due cose.
1 -La mia intenzione, e Gaja è stata così gentile da aiutarmi, era di ricordare i nomi degli 85 morti della strage. E di ricordarlo in un modo particolare attraverso il libro di Duccio. Dico una cosa a me sta cosa delle categorie, dei tags e di tutte questa buffonate da web me ne frega il giusto. Leggi il brano, se lo trovi di tuo gradimento bene, poi in quale categoria sia messo non mi frega. e non dovrebbe fregartene.
Sembra tipo mia madre, che se vado a presentare un libro in libreria posso essere casual, ma se vado a tenere un intervento in università devo mettermi la giacca. Sempre le stesse tre cose dico.
2 – Uno prima di parlare di un libro dovrebbe se non leggerlo, leggerne la sinossi e capirebbe, che
2a) è un libro saggistico sulla letteratura che parla del terrorismo che dice una cosa semplice che “la letteratura italiana ha negato, nei suoi racconti, la tragicità (intesa come genere letterario) degli accadimenti degli anni ‘70 e inizo anni ‘80).
2b) è un libro che dice proprio che questi fatti avrebbero dovuto avere ben altro trattamento a partire dal rispetto delle vittime e dal loro ricordo.
ergo marina mi pare che non ci hai capito niente, bisognerebbe leggere più attentamente anche quando si tratta di una citazione.
saluti
d.
Marina Pizzi said
ho letto l’ambiguità del post e ciò che lei dice non c’entra nulla con la STRAGE. ribadisco: la categoria “Gajamente” la trovo addirittura offensiva.
gaja said
Be’, Marina, offenditi pure. Parlare con i sordi non è mai stata un’attività gratificante per me. GAJA è il MIO NOME.
Ti entra in testa questo semplicissimo concetto?
A quanto pare no, quindi offenditi.
Fai due fatiche.
gaja said
E tra l’altro, visto che sono abbastanza stufa di questo stupido botta e risposta che certamente non ho né cercato né voluto, proverei a riportare la discussione sul tema che per l’appunto mi interessa, il motivo per il quale ho pubblicato questo post.
sulla home page di repubblica oggi c’è questo articolo:
http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/strage-bologna/alemanno-no-verita-comodo/alemanno-no-verita-comodo.html
ecco, QUESTO è OFFENSIVO. QUESTO è un INSULTO. All’intelligenza di tutti e al dolore. e alla VERITA’.
carmine vitale said
Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima
cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei
pochissime cose sul serio (JL Borges.)
per commemorare ricordare si può fare a meno delle maestrine e delle regole
basta avere il cuore!
c.
gaja said
Grazie, Carmine. Splendida anche questa poesia. (ho pubblicato la grande Wislawa, come promesso, e ora credo che aggiungerò anche Borges).
Grazie ancora.
renatamorresi said
Qualche giorno fa io e mio figlio ci siamo fermati un’oretta alla stazione di Bologna aspettando una coincidenza, e ho pensato di portarlo a vedere lo squarcio nel muro, la leggera incavatura del pavimento dove è scoppiata la bomba, i nomi delle vittime che stanno lì sopra. Era un gesto simbolico, non è che potessi raccontare questa storia *esattamente* al mio bimbo di 4 anni. Ma è stato difficilissimo, non credevo che potesse essere così difficile. Mi pare importante difendere questa memoria dalle aggressioni fantapolitiche di Alemanno & co. (come si fa veramente a farlo, non lo so, vista la loro invadenza, vista la diffusa dimenticanza). Quindi, ecco, grazie.
ps: io tra l’altro le categorie non le guardo mica mai
gaja said
Cara Renata, non è semplice raccontare a un bimbo di quattro anni una tragedia di questa portata (il punto è che poi bisognerebbe spiegargli anche lo scandalo delle coperture e della disinformatjia in atto oggigiorno: come si fa?): sei stata coraggiosa ed esemplare. se le piccole e i piccoli di oggi cresceranno non proprio come recipienti vuoti lo si dovrà anche alle mamme e alle donne come te. Ti abbraccio e ti ringrazio.
lucy said
vorrei spendere due parole su “gajamente”. questa è la “rubrica” di gaja (nome che si scrive così, dal momento che così le è stato attribuito, non è un vezzo da star: della “gei” peraltro si scusò quando la conobbi). quando gaja posta per qualcuno, gli articoli, i racconti, le recensioni vengono catalogati così.
io lo leggo come un genitivo sassone anche se gioca con l’avverbio, ma non mi pare un’offesa se si fa contenitore di un argomento così drammatico. offensivo è tanto silenzio e tanto revisionismo.