“Scrivi poesia, quindi sei gay”: 20enne violentato in carcere da otto mafiosi
Posted by Giovanni Nuscis on August 6, 2008
«Il giovane è ancora in carcere, ma per quell’episodio non ci fu alcuna conseguenza o punizione per gli aggressori»
CATANIA – «Scrivere poesie è da omossessuali». Sarebbe stata questa la motivazione con la quale due anni fa 8 mafiosi reclusi del carcere di piazza Lanza a Catania avrebbero violentato un ventenne detenuto, pure lui affiliato a una cosca. L’episodio è avvenuto due anni fa ma è reso noto soltanto adesso dal legale della vittima, l’avvocato Antonio Fiumefreddo, intervistato durante “Klauscondicio”, la trasmissione di Klaus Davi su YouTube.
LE CONSEGUENZE – «Il ragazzo – ricorda Fiumefreddo – scriveva poesie e aveva modi che potremmo definire effeminati. Non so nemmeno se fosse omosessuale, ma così venne ritenuto dagli altri detenuti e fu trattato in carcere come tale. Fu violentato – rievoca il penalista – da un gruppo di otto detenuti, tutti in carcere per gli stessi reati, e fu costretto al ricovero in infermeria con nove punti di sutura all’ano». «Il giovane – rivela Fiumefreddo – è ancora in carcere, ma per quell’episodio non ci fu alcuna conseguenza o punizione per i suoi aggressori». Secondo il legale queso è dovuto a «un problema che attiene all’ipocrisia del sistema». «L’episodio conclude Fiumefreddo – non è l’unico, credo che sia accaduto anche molte altre volte».
LE REAZIONI – «La barbarie mafiosa è figlia di una società che non rispetta la diversità» dice Anna Paola Concia, deputata Pd. «Lo stigma sociale verso l’omosessualità è patrimonio delle società arcaiche – aggiunge Concia -, dove era ammessa la forza bruta per punire comportamenti giudicati non corretti. La politica ha il dovere di educare al riconoscimento ed all’affermazione del valore sociale della omosessualità. In Germania come in Spagna, due paesi dove gli omosessuali hanno diritti riconosciuti e tutele dalle discriminazioni, ho visto con i miei occhi che lo stato non perde occasione per sostenere campagne contro l’omofobia. Nel nostro paese la politica ha il dovere di educare alla cittadinanza, al rispetto reciproco. Per stare dentro la cittadinanza bisogna avere diritti e doveri. Rispettare le regole. Finchè nel nostro paese sarà ammesso che una donna può rischiare la vita a causa di un molestatore ledendo le sue libertà fondamentali e un omosessuale può essere picchiato e violentato, l’Italia non sarà un paese che può definirsi civile. Infatti in Europa non ci considerano tali».
«Riteniamo stupefacente che si venga a conoscenza dopo due anni, grazie alla denuncia dell’avvocato Fiumefreddo, che un ragazzo appartenente ad un clan mafioso, sia stato stuprato da altri appartenenti al clan perchè ritenuto omosessuale». Lo afferma Arcigay. «Chiediamo immediati ragguagli alle autorità competenti; chiediamo di conoscere le attuali condizioni di vita della vittima all’interno dell’Istituto di Pena di Catania, Piazza Lanza; chiediamo, al di là dei crimini commessi dal giovane, se e quali siano le misure messe in atto per la sua protezione».
03 agosto 2008
(Tratto da Il Corriere della sera.it)


















rdp said
Il punto è che nemmeno il ragazzo ha sporto denuncia(notizia apparsa su L’Unità di lunedì). E con questo sia chiaro che non intendo giustificare alcun atto, solo meditare sul sistema culturale. Purtroppo di educazione a qualsiasi tipo di legalità e cittadinanza in Italia non si parla.
Si preferisce cavalcare l’onda populista e mettere l’esercito in piazza.
rdp
robertorossitesta said
Mio padre non ha mai accettato i miei modi e i miei interessi. Pur sapendomi attratto soltanto dalle donne, il fatto che avessi rapporti solo per amore invece di fare il “cacciatore” e scrivessi libri di poesia invece di diventare ingegnere alla Fiat era per lui cosa che mi poneva automaticamente in sospetto di “diversità”.
Ovviamente la mia esperienza è ben lontana da quella di cui si parla nel post, ma se in ambienti cosiddetti normali avvengono certe cose non bisogna stupirsi se in quelli degradati ne avvengono ben altre, che delle prime in fondo non sono che la naturale conseguenza.
Quanto al “comune sentire”, purtroppo le peraltro rare evoluzioni positive dei costumi sono soltanto un sottilissimo strato di vernice, pronto a squagliarsi alla prima acquerugiola. E le istituzioni, rette da politici col problema di farsi rieleggere, si comportano come chi tutte le mattine mette la mano fuori della finestra per sentire da che parte tira il vento.
Un caro saluto,
Roberto
tiptop said
Sottoscrivo le parole della Concia riportate dal Corriere.
Conosco e bene parecchi omosessuali, uomini e donne, e non hanno nulla di diverso dagli etero nel vivere e nel sentire. Anzi, credo sia vero che spesso hanno punti in più per creatività e sensibilità, forse affinata dal sentirsi giocoforza “diversi”.
Accusandolo di omosessualità lo hanno punito, immagino traendone piacere da bestie quali sono, puro sfogo brutale, per quella via che gli rimproveravano. Mi fanno schifo, non so quanto.
lucy said
in un’area d’italia molto propensa all’ideologia politica celodurista, un alunno del biennio superiore, qualche annetto fa, disse ad un mio collega: “leggere un libro io? mica sono recchione”… (eppure, geograficamente ed ideologicamente parlando, avremmo dovuto essere agli antipodi della mafia).
come insegnanti fummo sopraffatti: eravamo completamente sprovvisti di argomenti. lo sono tutt’ora. lo sarei ancora di fronte ad uno studente che la pensasse come questi “veri uomini” della mafia. temo anzi che un bel po’ di diffidenza verso la poesia e l’arte in genere serpeggi ancora in molti ambienti.
demetrio said
le poesia come erano? qualcuno le ha lette? per capire se almeno queste valevano la pena delle botte.
d.
francescomarotta said
?
fm
lucy said
non le pare di essere poco poco cinico, demetrio?
botte? ha letto attentamente? oppure in quanto uomo (maschio, vir, anèr) ha rimosso l’atto?
Marco Di Pasquale said
Appare davvero trogloditico un mondo in cui leggere o scrivere, non importa se poesia o altro, sia ancora visto con sospetto, con quella diffidenza denigratoria, umiliatrice che costa ad un povero ragazzo la brutalizzazione sessuale. Ma che costa anche a qualcun’altro sentirsi dire: se leggo un libro divento recchione. Ma che razza di opinione ha la nostra società di chi lavora con l’intelletto? Non sarà che qualcuno aizza le masse (che tutti sappiamo pecoresche nella maggior parte dei casi) contro chiunque possa disturbare i loro comodi traffici? Perché pensare e far pensare impedisce che i prevaricatori e i violenti e i delinquenti di ogni categoria abbiano territorio fertile di paura e sottomissione.
mdp
demetrio said
cinismo o/e sarcasmo.
(e che quando vedo l’ondata di buoni sentimenti, di politicamente corretto mhhh non mi piace.)
io mi ricordo che quando avevo intorno ai 15 anni, andai ad un camposcuola. Come faccio sempre mi portai dietro un libro, il libro in questione erano le Liriche del Cavalcanti (ho iniziato a leggere i libri pesanti presto ) – e certe volte dopo pranzo mi mettevo lì e leggevo una o due poesie. Un animatore, in cuor suo facendo cosa pia e giusta, venne e mi disse: demetrio se sei gay non c’è problema, se ti senti diverso non c’è problema.
io l’ho guardato e ho pensato: coglione, e poi ho risposto: non sono gay, ma amo leggere mezzora dopo pranzo.
d.
lucy said
buoni sentimenti? politicamente corretto? a furia di non arrabbiarci stupirci indignarci più in nome e per conto del politically correct finiamo come descrive bene l’articolo di fofi, riportato qui questa mattina.
io mi sento in imbarazzo perché mi ha urtato di più la relazione, bestiale dal punto di vista mafioso, poesia-omosessualità, perché sento che mi manca di individuare limpidamente che cosa c’è che non mi quadra e mi vergogno perché in questo frangente è retrocessa l’indignazione per la violenza in sè…si figuri un po’, demetrio. capita tuttavia a tutti di uscirsene in modo poco felice una volta, fa niente.
demetrio said
a me indignerà sicuramente che da qualche parte qualcuno prenderà ste poesie, che potrebbero essere orribili, e le pubblicherà. Mi verrà lo sdegno anche di quest’altra violenza.
perché succederà, perché siamo un paese così.
Marco Di Pasquale said
Ma perché diavolo poeta significa automaticamente gay? mi pare che sia un’esperienza che si ripete per molti con frequenza. Un’equazione ricorrente…
A me sinceramente non è mai successo, nonostante che da ragazzino sbandierassi e mi vantassi con tutti del fatto che leggevo molto e che scrivevo poesie.
Mi rendo conto solo ora di essere stato molto fortunato a non essere stato discriminato(!!!).
mdp
ramona said
E se io dicessi che quando ero piccola mia madre, e la maestra, erano preoccupate perchè “leggevo troppo” e giocavo poco?… Non è che qualche volta i pregiudizi nascono nelle famiglie e nelle istituzioni?
Ora sono altri tempi e forse c’è una tendenza inversa. Si legge poco. Oggi una maestra non ti rimprovera se hai un libro in mano, perchè tanto il libro non ce l’hai.
Detto ciò, rimane la bestialità del gesto compiuto ai danni di questo ragazzo, indipendentemente che sia legato al fatto che scrivesse poesie. Probabilmente gli avrebbero fatto la stessa cosa anche se avesse scritto, potendo farlo, la lista della spesa. La poesia era un pretesto. Lo avevano preso di mira. Se avesse inghiottito le sue poesie, lo avrebbero massacrato lo stesso. Queste violenze accadono spesso nelle carceri, a prescindere dalle poesie. Non c’è difesa per i più deboli, che siano letterati o ignoranti. Come ovunque, del resto.
alessandroseri said
Mi sto confrontando via email con due ragazzi marchigiani di 16 e 18 anni. Scrivono poesie, sono i migliori delle loro classi, sono strepitosi.
Nel primo caso un professore che conosco molto bene (andavo persino a cena a casa sua come amico di famiglia) esprimeva al sottoscritto peplessità sui sui gusti sessuali del ragazzo perchè scriveva poesie (era il professore di lettere). Nell’altro la famiglia è stata consigliata dai docenti di provvedere alla anormalità e ai silenzi del giovane facendolo ricoverare per un bel po’ di tempo in un reparto psichiatrico di un grande ospedale pubblico.
Siamo noi che ci facciamo sopraffarre dalla cultura dominante. A diciassette anni (quando mi bocciarono per condotta) il mio professore di chimica mi sbeffeggiò in classe perchè scrivevo peoesie. Il giorno dopo trovò sopra la cattedra un lumino di quelli che si mettono sulle lapidi dei morti. Era il mio avvertimento. Mi bocciò ma non osò più dire nulla. Bisogna reagire, ora ancor di più.
alberto said
ma quello sporcaccione del direttore del carcere ed i suoi loschi collaboratori si sono divertiti anche loro a violentarlo? Pavero ragazzo in che mani è caduto!