La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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Intervista a Maurizio Bossi sul volume “Raccontare la periferia”

Posted by giovanniag on August 11, 2008

di Giovanni Agnoloni

Oggi vi propongo una mia intervista a Maurizio Bossi, Direttore del Centro Romantico del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, storica istituzione culturale fiorentina. L’occasione è rappresentata dalla recente uscita del volume Raccontare la periferia (Premio di diaristica e di testimonianze narrative inedite) (“Antologia Vieusseux”, ed. Polistampa – Firenze, 2008, pp. 246), che raccoglie i racconti premiati nella seconda edizione dell’omonimo concorso letterario, oltre agli atti del congresso, tenutosi parallelamente alla premiazione, nel dicembre 2006, “Periferie delle città europee: derive o futuri centri?”

Che cosa ci può dire sui contenuti e sui valori espressi da questo volume?

È un volume molto ricco, che raccoglie sia pagine diaristiche e narrative inedite, sia gli interventi al convegno dedicato al tema delle periferie.
Abbiamo quindi da una parte delle testimonianze dirette di persone che vivono nelle periferie, e dall’altra una riflessione portata avanti da esperti e osservatori della società (tra gli altri, il sociologo francese Marco Oberti e lo scrittore romano Marco Lodoli), che abbiamo ritenuto opportuno inserire. Infatti, nella prima edizione del premio era emerso soprattutto il senso di periferia come ‘terra di confine’, in cui vi è sofferenza e disagio, ma avvengono incontri importanti e si presentano grandi potenzialità di crescita umana e sociale; oltre a tutto questo, la seconda edizione ha messo in particolare evidenza l’interrogativo di ‘che cosa’ sia realmente la periferia.

Sono infatti ancora in corso diverse presentazioni del libro, presso istituzioni culturali e luoghi di vita pubblica nonché sedi di svolgimento di attività dalla rilevanza sociale, a Firenze, Prato e dintorni. Nel corso di questi appuntamenti, sono emersi diversi approcci al concetto di periferia, e nello strumento letterario si è visto non solo uno strumento per raccontare questa realtà, ma un mezzo per proporre soluzioni nuove di approccio a questa dimensione (non solamente geografica) dell’esistenza.

È un aspetto molto importante, perché noi vogliamo proprio che emergano le varie voci del disagio di chi abita le periferie; ma ci interessa molto anche dare espressione alle potenzialità che tali situazioni in realtà offrono. La testimonianza diaristico-narrativa, in quest’ottica, riesce a trasmettere degli orizzonti, delle prospettive, oltre ad offrire un’opportunità di farsi sentire a chi, altrimenti, non avrebbe modo di essere ascoltato. Adesso è già uscito il nuovo bando per la terza edizione del concorso, e ci aspettiamo un’ulteriore evoluzione nei contenuti del premio. Confidiamo che i partecipanti possano essere numerosi non solo nella sezione riservata agli adulti, ma anche in quella destinata agli scritti di autori sotto i 18 anni di età, cui teniamo particolarmente. Dalla prima alla seconda edizione avevamo già assistito ad uno ‘spostamento’ dalla concezione strettamente geografica del termine periferia ad una più ricca e variegata, che prende in considerazione anche una sua accezione ideale (come terra di confine del ricordo, o luogo dell’emarginazione umana, per esempio nel carcere, realtà su cui si concentra il racconto vincitore della seconda edizione). Sono certo che anche nella terza edizione del premio si manifesteranno degli sviluppi, a dimostrazione della varietà e dell’imprevedibilità di contenuti non solo di una realtà in continuo movimento come la periferia, ma della vita in genere.

Perché il Gabinetto Vieusseux si è fatto promotore di questa iniziativa? Qual è il rapporto tra le tradizionali attività svolte dall’istituto e le finalità del concorso?

Il Gabinetto Vieusseux è nato nel 1819 precisamente allo scopo di mettere in contatto Firenze e l’Italia con le altre culture, quindi è del tutto logico che l’istituto intervenga in un’area di contatto privilegiato tra ‘mondi’ diversi, come le periferie. Il concorso è nato da un incontro tra il Gabinetto Vieusseux e la Comunità di Base delle Piagge di Don Alessandro Santoro, nonché con il giornale delle periferie, “L’altra città”. Da qui è nato uno sforzo comune, cui poi si sono aggiunti altri attori, per poter dar voce a queste realtà. Il connubio fra tali diversi soggetti promotori è il segno di una continuità tra il passato (rappresentato dalle radici storiche dell’attività del Gabinetto Vieusseux), il presente e il futuro. Questa è, già di per sé, una caratteristica di rilievo, necessariamente presente in tutte le iniziative culturali dense di contenuti.

Per chi fosse interessato a partecipare alla nuova edizione del premio, si ricorda che i dattiloscritti non potranno superare le 35 cartelle di 2.000 battute ciascuna, e dovranno
giungere anonimi; ogni dattiloscritto recherà in copertina soltanto il titolo e un motto che
dovranno essere ripetuti su una busta sigillata che conterrà all’interno il nome e l’indirizzo
dell’autore (che può anche corrispondere a un soggetto collettivo, come una classe scolastica, una
famiglia, un gruppo). I dattiloscritti non verranno restituiti.
Il termine per la consegna dei testi presso il Gabinetto Vieusseux (Piazza e Palazzo Strozzi,
50123 Firenze) è fissato al 10 giugno 2008 per le scuole (purtroppo ormai scaduto) e al 30 settembre 2008 per gli altri partecipanti, e l’assegnazione dei premi avrà luogo sabato 10 gennaio 2009.

3 Responses to “Intervista a Maurizio Bossi sul volume “Raccontare la periferia””

  1. [...] Plattenbauten,  i casoni prefabbricati dell’ex Germania Orientale che risalgono al periodo comunista stanno [...]

  2. Un saluto a Giovanni e al dottor Bossi, che ho avuto l’onore di conoscere a Firenze verso la fine di maggio.

    Franz

  3. Giovanni A. said

    Grazie mille, Franz, dalla calda e, ahime’, iperturistica Corsica.

    A presto,
    Giovanni

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