L’Ombra del dubbio
Posted by emanuelegiordano on August 13, 2008
Il puro momento della negatività è lo spauracchio col quale si vorrebbe arrestare chiunque osi pensare: “in fondo, anche nell’uomo più laido c’è una scintilla divina”. “E’ impossibile che tutto un popolo sbagli”, se volessi potrei anch’io recitarvi questa filastrocca, ma lo fanno già così bene tutti gli altri che forse è superfluo. Non conosco esempi di pura negatività assunti dall’industria culturale: sempre c’è nei suoi autori un barlume di consolazione, “la casina illuminata in fondo al bosco”, se non altro nello stile bonario, com’è il caso di certi critici della civiltà di massa che scrivono per “New Yorker”. Ciò che stupisce è che, per la prima volta nella storia, si pretenda in modo così unanime di essere consolati, rassicurati, si voglia a ogni costo essere confortati dalla “positività”. Non credete che sia un brutto segno? Perché non c’è libro o trasmissione che non consoli, eppure non basta, coloro che vorrebbero fare qualcosa di meno doveroso, vengono anche loro a spendere una parola di incoraggiamento (Elémire Zolla).
Non si può certo dire che Giulio Mozzi si sia fatto influenzare dall’industria culturale nel senso indicato qui sopra da Elémire Zolla, quando ha pubblicato nella collana indicativo presente della Sironi Editore, L’Ombra del dubbio di Renzo Tomatis. Non amo fare le recensioni e così ho pensato di inserirlo nella sezione Letture e provo solo a dire qualcosa e dare coraggio alla lettura. Ma chi è Tomatis? beh, forse è conosciuto da pochi, morto nel 2007. Nel mondo scientifico è stato un uomo impegnato in prima linea, medico conosciuto sopratutto dagli addetti ai lavori, con un ruolo impegnativo e gravoso, ha lavorato a Lione e Chicago dove ha diretto per un decennio l’Agenzia per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità. Ma qui, in questo libro, s’intreccia la sua vita di scienziato con il pregevole narratore che lui è stato, ammirato e ben descritto come scrittore di razza rara da Claudio Magris che ne ha curato la prefazione, riconoscendo quello che io vado pensando da tempo in merito al fatto che oggi una delle frontiere più avanzate della letteratura è quella fra scienza e letteratura, tra le più valide per capire dove sta andando il mondo e quali rischi corre l’uomo. Il libro è composto di quattro storie, tutte investite di quella sua carica morale che deve continuamente fare i conti con le ambivalenze della ricerca scientifica e come lui stesso scrive in un colloquio riportato a inizio libro: “penso che vi sia una diversità notevole tra scrittori che, prima e oltre a descrivere gli eventi con i quali si confrontano li analizzano con metodo scientifico e mirabile precisione – come Musil – e scrittori come Cechov, per i quali l’esperienza scientifica costituisce un arricchimento delle conoscenze, ma non condiziona la loro visione e interpretazione degli eventi”. Il libro mette a nudo attraverso i protagonisti dei racconti, le contraddizioni dell’establishement scientifico, “dominato da interessi economici e una volontà di potere di impronta baconiana, secondo la quale il fine ultimo di scienza e tecnica è quello di accrescere il potere dell’uomo sull’uomo, così dice Tomatis a Claudio Magris riferendosi a un altro libro pubblicato dalla Sironi, Il Fuoriuscito. Ciò che racconta Tomatis nelle sue storie, filtrate dalle sue esperienze di uomo e scienziato inserito nel grande ingranaggio dell’industria scientifica, è agghiacciante e nello stesso tempo illuminante delle derive umane giocate tra poteri che ti schiacciano e non ti fanno dormire i sonni tranquilli della coscienza. Si leggono con grande prontezza, trascinando facilmente il lettore quasi proiettandolo – grazie a indubbie e notevoli capacità narrative -all’interno delle storie, percependo, quasi tastando le situazioni come se scivolassero sulla pelle di un mondo lì fuori ignaro di giochi più grandi di noi. Da un lato c’è il mondo chiuso delle stanze dove si decide, dall’altro lato il mondo dove si subiscono le decisioni e in mezzo l’ambiguità di molti attori. All’interno del libro c’è tutto lo spessore morale di Tomatis, testimoniato anche da un intervento di Paolo Vineis, noto epidemiologo e revisore di epistemologia medica, autore di diversi libri, che riconosce a Tomatis una grande coerenza, come quando l’ha portato a condurre una battaglia anche contro l’Agenzia che aveva diretto, quando accusava di conflitti di interessi e di morbidezza nei confronti dell’industria la gestione delle “Monografie IARC”, la più prestigiosa attività di valutazione sistematica della cancerogenicità delle esposizioni umane. Ma non solo sul piano narrativo Tomatis è encomiabile, ma anche direttamente sul piano civile quando s’impegnò in tribunale in battaglie civili, per esempio in cause per morti per cancro di operai o episodi di inquinamento ambientale che oggi si cerca di minimizzare rispetto al diritto alla salute delle popolazioni e a conoscere la verità. Uno scrittore da leggere e per testimoniare la verità.
su questo link trovate delle interessanti e istruttive recensioni che travalicano il mondo narrativo per calarsi nel mondo reale
http://www.sironieditore.it/sezioni/archarticolo.php?ID_libro=978-88-518-0097-0&ID_collana=X

















diana said
Caro Emanuele, leggerò con piacere questo libro. So quanto è importante per te stare in prima linea contro la disinformazione scientifica. Ho letto i tuoi articoli di antropologia e vedo che sei sempre aggiornatissimo