Le Olimpiadi, allora.
Posted by sparzani on August 14, 2008
«Fiore dolce d’imprese eccelse… … …»
Un buon modo di datazione sul quale gli antichi Greci erano faticosamente riusciti a mettersi d’accordo era quello basato sulle Olimpiadi. Così chiamate dal nome di Olimpia, naturalmente, dove si tenevano i giochi – ma potremmo dire tranquillamente le feste – più importanti di tutta l’Ellade. A Olimpia sorgeva uno straordinario tempio di Zeus, contenente una statua in oro e avorio del dio, opera di Fidia, una delle sette meraviglie del mondo antico.
Lo stabilirsi del rito delle Olimpiadi fu un processo lungo, dapprima con valore solo locale, e poi, un po’ alla volta, perfino i Greci, litigiosi com’erano, riuscirono a trovare un accordo: le Olimpiadi divennero un patrimonio di vita e di cultura comuni; in quei giorni si conveniva di sospendere qualsiasi eventuale attività bellica.
E così, a partire circa dalla metà del VI secolo a.C., si instaurarono scadenze abbastanza stabili: ogni quattro anni – al plenilunio di agosto – si svolgevano a Olimpia i giochi più importanti, in onore di Zeus.
A partire da un anno che corrisponde, nella datazione degli storici posteriori, al 776 a.C., si conservò traccia scritta degli elenchi dei vincitori nelle varie gare, e gli anni si designarono indicando il numero dell’Olimpiade immediatamente precedente e indicando poi “in che anno si era di quell’Olimpiade”, intendendo così, dato che nell’aritmetica greca il numero zero non trovava posto, che, ad esempio, “l’anno 1 dell’Olimpiade II” era il 772, cioè l’anno stesso in cui si era svolta appunto l’Olimpiade seconda e invece “l’anno 4 dell’Olimpiade II” era il 769 – che noi indicheremmo con “tre anni dopo”: ci potrà sembrare un po’ strano, ma è del tutto coerente con il loro modo di contare come 1, e non come 0, l’anno stesso dell’Olimpiade. Per questo motivo i Greci dicevano che ogni Olimpiade si svolgeva nell’anno 5 della precedente e alludevano a questa periodicità con la parola pentaetērikói che vale il latino quinquennales.
Le altre feste si svolgevano con questo schema (per notizie più dettagliate si veda qui): ogni quattro anni, ma spostati di due anni rispetto ai giochi di Olimpia (ovvero nell’anno 3 di ogni Olimpiade) si svolgevano a Delfi, in onore di Apollo i giochi Pitici; ogni due anni, nell’anno 2 e nell’anno 4 di ogni Olimpiade, si tenevano poi, in mesi diversi, a Corinto in onore di Poseidone i giochi Istmici, e a Nemea, in Argolide, in onore di Zeus i giochi Nemei. In qualche modo, ogni anno c’erano gare e feste.
Pindaro (518 – 438 a.C.) visse nel grande periodo di ascesa dello splendore di Atene, vide e cantò le vittorie sui Persiani, assistette alle più gloriose Olimpiadi e morì diec’anni prima dell’infausta morte di Pericle, che segnò l’inizio dei guai per la democrazia ateniese. Della sua immensa produzione ci rimangono quasi soltanto gli epinici, cioè i canti per celebrare una vittoria. I suoi epinici si dividono quindi in Olimpiche, Pitiche, Istmiche e Nemee. Vi riscrivo qui la V Olimpica, una delle più brevi, scritta per celebrare la vittoria, nell’Olimpiade LXXXI (dunque nel 456 a.C.), di Psaumis di Camarina (sulla costa sud della Sicilia, tra Gela e Marina di Ragusa) non si è certi se nella quadriga, gara assai prestigiosa, o nella corsa con il carro trainato da mule.
Ecco il testo di Pindaro:
Fiore dolce d’imprese eccelse
e di ghirlande olimpiche accogli
con cuore ridente, figlia dell’Oceano:
doni di Psaumis
e del carro dai piedi instancabili.
Lui, o Camàrina, accrebbe la tua città
popolosa, quando i sei duplici altari
onorò alla festa suprema dei Numi
con sacrifici di armenti
e in lotta in gare di cinque giorni:
quadriga e mule e cavallo montato. Ed a te
dedicò vincitore una gloria
soave e il nome del padre bandì –
di Ákron – e della patria or ora risorta.
Viene dall’amabile terra
d’Oinòmaos e Pelope, e canta, o Pallade
poliade, il tuo bosco puro
e il corso dell’Óanos e
il lago di questo paese,
e i sacri canali onde l’Hìpparis
bagna le genti e veloce
salda una selva di tetti
robusti, traendo un’intera
città dalla penuria alla luce.
Sempre combattono tesi al successo
sforzo e denaro, a una meta per sempre
velata di rischio. Ma è saggio
anche per i concittadini chi riesce.
Zeus salvatore alto tra i nembi,
tu che abiti il colle Kronios e onori
il maestoso Alfeiòs e l’antro augusto
sull’Ida, supplice tuo cantando,
al suono di flauti lidî io giungo:
adorna, ti prego, di schiere di forti
questa città. E a te, vincitore
d’Olimpia, conceda il dio tra i cavalli
di Poseidone la gioia d’un’età
fino in fondo serena, attorniato
di figli, o Psaumis. Chi irriga
una sana fortuna
e ai beni, appagato, aggiunge
la gloria, non chieda di farsi dio.
[Óanos e Hìpparis sono due fiumi di Camarina. L'immagine è quella di un Cavaliere, frammento in terracotta ritrovato nella zona sacra dell’acropoli di Camarina]
Allora le Olimpiadi andavano così. Onore e gloria grandi ai vincitori, Pindaro cantava per loro, tutta la Grecia era in festa, si smetteva di combattere. Allora.
[edizione Garzanti, Milano 1981, traduzione e lettura critica di Luigi Lehnus; il testo di tutte le odi olimpiche è disponibile in rete qui]
Quesito per i lettori estivi: datate col sistema delle Olimpiadi, l’anno dell’uccisione di Cesare, quello della scoperta dell’America e l’anno in corso. Attenzione! Occorre sapere che l’anno 0 non è mai esistito (se non nelle datazioni degli astronomi): si passa direttamente dall’anno -1 all’anno +1. Ai solutori ricchi premi e cotillons. Ai non solutori ancor più ricchi complimenti!


















Roberto Plevano said
Si smetteva di combattere, allora. Dici bene. Tra V e IV secolo la vita pubblica in Grecia era scandita da queste feste/celebrazioni/rappresentazioni che erano viste come il culmine delle manifestazioni della vita associata dei Greci, espressione di una koiné civile prima ancora che culturale.
È interessante osservare che ognuno dei giochi panellenici si svolgeva sotto l’egida di un nume: Zeus, Apollo, Poseidone. Mi pare che ci fosse anche un elemento di assoluta continuità tra giochi, dionisie e agoni tragici, come una serie ininterrotta di manifestazioni e celebrazioni di identità civile. Tutti sotto la protezione di una divinità.
Certo, è facile mitizzare il passato. Molte contraddizioni del vivere associato degli individui e delle nazioni hanno la loro origine nelle litigiosissime assemblee cittadine greche. La stessa anormalità degli indici di alfabetizzazione della popolazione nelle città greche (altissimi in relazione al mondo antico, paragonabili a quelli del mondo attuale) erano forse un modo di rimuovere i conflitti dal piano delle armi e porli su quello della parola, quindi un fenomeno politico in senso stretto. E purtuttavia i conflitti reali continuarono senza pause. Eppure c’è un fascino intramontabile nel mondo greco: parola, rappresentazione di sé, consacrazione al nume. Tutta la vita dei Greci pareva svolgersi sotto coordinate di armonia tra mondo uranico e mondo umano, come ci fa capire Solone davanti a Creso, raccontandogli la vita di Tello, il più felice degli uomini (e sbeffeggiando con un’ironia senza pari la protervia del potente).
Bellissimo contributo.
fides&ratio said
grazie, gran bel post.
fabrizio centofanti said
grazie, Anthony. al quesito non rispondo per allergia alla matematica, ma il quesito più importante, come hai sottolineato tu, e come ribadisce Roberto, è quello del rapporto tra Olimpiche gare e drammi terreni. un quesito quanto mai attuale. la novità oggi, è l’inquietante coincidenza delle date: va bene, perché Putin era a Pechino, perché doveva essere un colpo di mano da consumare in fretta. ma resta lo stridore tragico tra l’armonia dei corpi e la disarmonia delle menti. oggi Pindaro avrebbe pochi motivi per cantare.
fabry
Roberto Plevano said
Sì, mi ha colpito molto la scena dei sorrisi e delle strette di mano tra capi di stato all’inaugurazione dei giochi a Pechino. Putin aveva i suoi piani di attacco pronti da mesi, ha aspettato il momento buono. Il ragazzo ha stoffa.
Bush aveva detto di Putin (mi pare, potrei sbagliarmi) un paio di anni fa “l’ho guardato negli occhi e ho capito che mi potevo fidare”. Il governo italiano si affida alla “moral suesion”, campo in cui mi pare particolarmente autorevole.
(perdonate il sarcasmo. Ciao Fabry, ciao Sparz, mi sa che siamo concitadini)
sparz said
ebbene sì, caro Roberto, vicentini di gran pregio, perbacco. Grazie specialmente del tuo primo commento, molto centrato. Sì, il giovine Putin ha stoffa, ma tessuta su un ordito lontano dall’umanità che avrei in mente io. La disarmonia delle menti, dici bene, Fabry, contrasta molto con l’armonia meravigliosa dei corpi, ma è un segno del nostro tempo sulle cui ragioni profonde si potrebbe naturalmente a lungo discettare.
Gaja said
Sono molto d’accordo con Roberto Plevano e con Anthony.
Non ho null’altro da aggiungere perché la penso esattamente come loro: voglio solo fare i complimenti ad Anthony per il post che ho letteralmente divorato (e di cui si sentiva il bisogno).
grazie per la puntualità e la pacata limpidezza con cui sempre scrivi e ti esprimi.
scarlet kisses ;-)*
Giovanni Nuscis said
Ottimo contributo, Antonio, colpito anch’io, tra le altre cose, da questo passaggio “I Greci, litigiosi com’erano, riuscirono a trovare un accordo: le Olimpiadi divennero un patrimonio di vita e di cultura comuni; in quei giorni si conveniva di sospendere qualsiasi eventuale attività bellica.”
Se lo spirito più volte richiamato vorrebbe essere davvero quello delle origini, gli attuali giochi sono dunque altro, come del resto sospettavamo.
E poi questi versi di Pindaro:
“Chi irriga
una sana fortuna
e ai beni, appagato, aggiunge
la gloria, non chieda di farsi dio.”
Un richiamo all’umiltà non si rado assente, negli atleti, che dovrebbe valere anche e soprattutto nel mondo del calcio.
Giovanni
fforlani said
w le piadi!!!!
Sparzo per questo tuo post ti impresterò la mia torcia olimpica vinta sul campo (olimpiadi invernali di Torino) per farci un giro a Piacenza.
effeffe
Stella maria said
Caro Antonio,
complimenti per il post perchè all’epoca l’importante era giocare ed era solo un momento di festa, per i vincitori sicuramente più che per i vinti ma comunque una festa. Ma soprattutto grazie per avermi erudito in materia e fattomi conoscere questo testo di Pindaro.
Io però sono una lettrice non estiva perchè vi leggo sempre ma pur sempre una lettrice sebbene mi piaccia scrivere ma … “scribacchio”
in matematica me la cavavo molto bene, non a caso ho scelto una laurea definita scientifica, ma bando alle chiacchiere e veniamo alla soluzione del problemino.
Forse, e sottolineo forse, il tuo quesito non è messo in modo chiaro oppure semplicemente non sono così brava.
Ammettendo di non escludere la datazione occidentale che si basa sulla nascita di Cristo io ti dico che:
il 776 a.c in realtà è il 970 a.C.
se questa assunzione è vera allora:
Giulio Cesare muore nel 42/41 a.C. e non nel 33 a.C.
Cristoforo Colombo scopre l’America non nel 1492 d.C. bensì nel 1865 d.C.
e ora siamo nell’anno 2510 d.C.
se hai il risultato e coincide, ti dico anche il ragionamento logico, viceversa non saprò mai se ci ho indovinato e sono un piccolo “Fibonacci”. Se però neanche tu hai la risposta, aspetto i ricchi premi e cotillions perchè finora sono l’unica che si è cimentata nel ragionamento, che tradotto vuol dire mi paghi un caffè quando passi di qua (Roma)pur rimanendomi il dubbio ma …
ora sono stanca poi ci riprovo, forse :-)
se non ho capito un tubo mi aspetto i complimenti:-)
buonanotte a tutti, in fondo contare è un vecchio metodo per addormentarsi o ricordo male?
Stella
sparz said
cara Stella Maria, ti ringrazio delle tue parole.
Sai che proprio non ho capito le tue risposte numeriche, a cominciare dall’inizio:
“il 776 a.c in realtà è il 970 a.C.”, ma perché, mi sfugge completamente questo punto e quindi tutti i numeri successivi. Prova a illuminarmi. Nella datazione greca il 776 a. C. è l’anno 1 della prima Olimpiade, non ho proprio capito il tuo ragionamento. Dimmi qualcosa. Grazie comunque e molti complimenti. Ciao.
Stella maria said
CIAO Antonio,
hai ragione questo era il secondo ragionamento che volevo inserire nel post, che esclude però che esista l’anno della nascita di Cristo.
in questo modo posto il 776 pari a 1
Giulio Cesare viene ucciso nel 928 circa
Cristoforo Colombo scopre l’America nel 2834 e siamo nel 3479.
è evidente che il calcolo è più complesso del mio semplicistico ragionamento ma forse, e sottolineo forse, al quesito manca qualcosa o ripeto non sono brava io.
cerco di spiegarti comunque cosa è alla base rifacendomi al tuo post:
il 776 è l’anno 1, i greci non hanno l’anno zero e per loro l’anno dell’olimpiade è il primo e non lo zero come è per noi, di conseguenza come dici, le olimpiadi erano quinquennali.
a questo punto se ipotizziamo l’anno 776 pari a uno fino al 33 a. C. passano 743 anni. ogni 4 anni però io dovrei contarne 5 quindi divido 743 per 4 e lo moltiplico per 5. da qui facendo il calcolo appena detto Giulio cesare muore verso la fine del 928.
considerato che non c’è un A.C. e un d.C devo eliminare un anno il famoso anno zero che non esiste neanche nel calendario convenzionale
facciamo così perchè rischio di incartarmi te lo traduco in numeri:
776=1
(776-33)= 743 (anni che intercorrono dalla prima olimpiade alla morte di Cesare)
(743:4)x 5 = 928,75 morte di Cesare secondo il metodo di conto delle olimpiadi
(776:4)X 5 = 970 e arrivo all’anno -1
Naturalmente escludo che per convenzione si formi il calendario nuovo con la nascita di Cristo per cui:
[[470 + (1492:4)x5]-1] = 2834 (scusa non ricordo come si fanno le parentesi graffe sulla tastiera)
oggi:[[970 + (2008:4)x5]-1] = 3479.
Mi manca però un particolare e mi scuso per la mia ignoranza, ho fatto una breve ricerca ma non ne sono venuta a capo, il quesito è questo: i greci iniziano a contare da 1 ma poi aggiungono lo zero ad ogni decina oppure proprio non esiste? in questo caso è necessario un algoritmo complesso che tenga conto del fatto che per loro il decennio non esiste e bisogna rapportare tutto il discorso rimpostandolo sul novennale oltre che sul conto dell’anno zero come uno e quindi di olimpiadi quinquennali.
A questo punto però se hai la soluzione ed è diversa dalla mia me la dici e me la dimostri? te ne sarei infinitamente grata, considerato che mi sta venendo il mal di testa.
il discorso della divisione per 4 e moltiplicazione per 5 è identico nel primo commento con l’unica differenza che si va a ritroso fino all’anno della nascita di Gesù e poi si va in avanti.
buonanotte Antonio, spero di esser stata chiara anche se il ragiomamento può essere errato.
Stella
Stella maria said
Antonio,
mi sto rodendo nel dubbio hai la soluzione o mi fai i complimenti perchè sono una “capra”?
un sorriso
Stella