Numeri
Posted by fabrizio centofanti on August 15, 2008
In fondo è facile: ritagli i quadratini di carta, ci scrivi i numeri da uno a nove, li scegli dal mazzetto, formando coppie o cifre singole. Non dev’essere a caso: accarezzi i ritagli, vedi dove la mano è attratta fatalmente, e finalmente peschi. Sono arrivato a questo metodo dopo aver passato in rassegna tutti gli altri: i numeri più e meno frequenti nel sito della Sisal, l’abbinamento con i sogni, l’estrazione dal sacchetto della tombola, le targhe, le temperature del giorno e della notte etc etc.
Prima o poi questi sistemi risultano estrinseci, e quindi non soddisfano. E’ la partecipazione interiore che ci vuole, un passaggio di energie che generi numeri sensati, che faccia sentire la vita messa in gioco, i numeri che scelgono te, guidandoti dove tu non riusciresti a spingerti.
La trasmissione TV è un rito trisettimanale. L’attesa, all’inizio, è impercettibile; poi, quando gli spazi si riempiono di cifre, si fa spasmodica. Stai pensando a come organizzarti in caso di vittoria: a chi dirlo, a chi nasconderlo. E’ qui che si riconoscono gli amici. O l’amico: quello a cui telefoneresti senza lasciar passare una frazione di secondo. Cavolo, Mario, organizzati, che ho vinto!
Sono già in strada: la prima cosa che voglio è un’auto nuova. La macchina è vita: guidare, in sogno, è tenere le redini di tutto. Mario, mi senti? Sto andando alla Jaguar! Sento il corpo totalmente libero. L’autostrada è mia, potrei comprarne un pezzo firmando un solo assegno. Potrei comprare tutto, perfino l’amore di Rachele, che eluderebbe di slancio ogni riserva. Corro, corro, non mi ferma più nessuno, ora che i gesti lenti della mano hanno toccato i quadratini giusti, ora che ogni numero era il mio, e me lo sentivo, come un’oscura profezia. Mario, Mario, non sono mai stato così bene!
Sto correndo, ma sento di volare. Non sono come gli altri autisti, incollati ai sedili di esistenze sempre uguali. Io sono diverso, io sono un fortunato. L’orizzonte è sgombro, corro a occhi semichiusi sull’autostrada per Venezia, verso il primo acquisto, simbolo di una vita che comincia. Corro, Mario, corro, sto volando!
Volo, volo, e in questo volo interminabile sento che qualcuno mi sta venendo incontro, come un’oscura profezia, qualcuno che è partito per il mio stesso viaggio, con la stessa incoscienza dei giorni felici e senza ombre, un Tir bianco ed enorme, come il seno di Rachele che finalmente ha vinto ogni riserva, come il grido che nasce dalla gola, inavvertitamente: pensa a un numero, Carlo, pensa a un numero! Quarantasette, sì, quarantasette. La corsa è diventata un frastuono indescrivibile, quel Tir enorme e bianco, che ha travolto il guard rail come un fuscello, ora forma con me una nuvola di fuoco. Quarantasette, quarantasette! Lo giocherò sulla ruota di Venezia, sì, una Venezia che dovrà pur apparire all’orizzonte di una nebbia così fitta che sembra di poter tagliare e ritagliare, in quadratini numerati da uno a nove.
versione audio
















sparz said
come sempre folgorante, Fabry, non si riesce a smettere. Mi vien da dire, ma povero, adesso che aveva vinto….
Roberto R. Corsi said
io invece, in caso di vincita, opterei per “uno scomparire ben dosato” (Cioran), magari polinesiano.
Gena said
In tema col ferragosto, un lieto fine no!
fabrizio centofanti said
Anthony, grazie assai. sì, poveraccio, è una vittima dei miei racconti estremi.
Roberto, mi accontenterei dell’abbazia di Fiastra.
Gena, lieto fine? no, grazie.
ma non vorrei fare la fine di Paul Sheldon.
jolanda catalano said
Mio padre giocava al lotto per potermi comprare una casa. Non c’è riuscito.
Io, ogni due-tre mesi circa, sacrifico qualche spicciolo, che di più non è possibile, e gioco per un progetto molto ambizioso, dunque irrealizzabile : trasformare la vecchia casa di mio padre nella CASA DEL POETA.
Solo che mio padre diceva pure che chi gioca per buoni progetti di solito non vince. Io la penso allo stesso modo. Ma ogni tanto sognare,tenendo nello stesso tempo i piedi per terra, può anche giovare nell’alternarsi dei giorni.
carissimi saluti a tutti
jolanda
fabrizio centofanti said
Jolanda, spero di smentire la tesi di tuo padre: io gioco un euro alla volta per fini edificanti.
un abbraccio
fabrizio
lucy said
jolanda: prova a barare (è un gioco, no?) impegnandoti a pensare a un mucchio di cose squallide da fare con i soldi. pellicce gioielli viaggi (dentro a treni e aerei di lusso, obviously), case di favola.
poi, quando avrai i soldi in mano, in punta di piedi darai inizio ai lavori di ristrutturazione della vecchia casa. è un giochetto, proprio un giochetto. la fortuna è una divinità un po’ scema, ci cascherà. se non è scema, da quello che si vede, è proprio s…..a.
jolanda catalano said
Cara Lucy, il fatto è che se la fortuna è scema, io lo sono di più perchè non mi riesce proprio pensare a quelle cose squallide di cui parli. Il tuo consiglio è giusto e ti ringrazio ma si vede che per ora non è cosa!
un carissimo saluto a te
jolanda
jolanda catalano said
Fabrizio, mio padre ha giocato al lotto per più di 50 anni, ma spero anch’io che tu possa smentire la sua tesi. Sarebbe ora che la dea bendata si avvicinasse a chi ha buoni propositi.
ciao ciao
jolanda
lorpat said
“Chi gioca per buoni progetti di solito non vince”, ma di solito non vince neanche chi gioca per cattivi progetti. Gli unici a vincere sempre sono quelli che non hanno progetti. Ecco una delle poche cose al mondo che mette sempre tutti d’accordo. Ovviamente c’è anche un “però”, sempre così umano e così inadeguato… Mi sa che ho fatto bene a smetterla con il lotto. La prima volta che ho giocato, sai, ho puntato cinquemila lire e ho vinto un milione e duecentocinquantamila lire. La seconda volta (giuro che è vero) mi è successo la stessa cosa. Convinto di aver finalmente trovato la gallina dalle uova d’oro, ho incominciato a fare anch’io dei progetti. Per prima cosa bisognava passare dall’ambo al terno secco, e poi la puntata doveva essere di ventimila lire, e poi c’era da studiare la cabala, l’alea, Cage, Mallarmé, senza dimenticare certi numeri che Joseph Campbell aveva tirato fuori dagli scritti di James Joyce. Insomma, per farla corta, mi sono svenato e scervellato per un paio di anni, fiducioso che la fortuna mi avrebbe guardato di nuovo con favore. Volete sapere com’è andata a finire? Semplicemente un bel giorno Lora (mia moglie) ha preteso di vincere anche lei. Soltanto che il suo progetto di vincere coincideva con il mio smettere di giocare. Volete sapere se adesso viviamo poveri e felici? Yes! Ma non ditelo in giro: ci farebbero fare la fine di Emily Dickinson. Però, ecco che torna il “però”, se una volta (si fa tanto per parlare) mi capitasse di giocare un paio di numeretti…credo saprei poi utilizzarli per un buon progetto, o almeno spero…
fabrizio centofanti said
tutte testimonianze interessanti, grazie.
raccogliere esperienze su questo tema potrebbe essere utile: magari ci facciamo una giocata insieme e vinciamo.
Loris, vuoi dare il primo numero?
per ora mi sembri il più fortunato, nonostante il black out.
lorpat said
Il primo numero? Ho appeno visto la finale dei 100 metri. Usain Bolt ha fatto il nuovo record del mondo: 9,69. I miei numeri di oggi sono questi. Sai, sono un ex centometrista, ovviamente ancora in estasi per la straordinaria impresa di Bolt. Ciao a tutti Loris
jolanda catalano said
17-47-90
ed ecco la cinquina.
in bocca al lupo!
jolanda
fabrizio centofanti said
italia 2 a 3 col belgio (mannaggia)
la sestina per il superenalotto:
17-47-90-9-69-23.
jolanda catalano said
Mi raccomando, non svenatevi, bastano pochi spiccioli!
Ci risentiamo stasera
ciao ciao
jolanda
tiptop said
Oggi è il 19… o siete scappati tutti, o mi sa che non avete vinto…
Anch’io ho giocato al lotto, ed ho vinto qualcosa, ma non puntavo a “cambiarmi la vita”, giocavo qualche terno su tutte le ruote, e mi sono presa ogni tanto 800.000 circa,il top è stato quando è uscito un terno che per errore mi avevano giocato due volte in ricevitoria, e non me ne ero accorta. 29.11.85 poi mi piaceva 11.23.39. Ho una mia teoria sui numeri, quelli dispari sono monelli e simpatici, i numeri pari sono saccenti ed un po’ secchioni, sanno sempre tutto e fanno tutto giusto.
ora non gioco, mi basta la schedina dell’ufficio, vinciamo a volte 80 euro divisi in 23…circa, eh.