Polli e galline
Posted by pamelacanali on August 22, 2008
Polli e galline
Fonte: Federica
Chi sono?
I polli sono animali interessanti e curiosi, intelligenti quanto i mammiferi, come i cani, i gatti e anche i primati. Sono molto socievoli e amano passare il tempo insieme, razzolando in cerca di cibo, pulendosi le piume in bagni di polvere, appollaiandosi sugli alberi e stando distesi al sole. I polli sono animali precoci. Le galline comunicano coi piccoli non ancora nati, i quali rispondono pigolando da dentro l’uovo!
Quando vivono liberi, i polli formano gerarchie sociali complesse, note come “ordine di beccata” e ogni pollo conosce il suo posto nella scala sociale e ricorda le facce e il “grado” di oltre 100 volatili. Chi ha passato del tempo coi polli sa che ogni volatile ha la sua personalità che spesso è legata al suo ordine di beccata – alcuni sono gregari e senza timori, mentre altri sono più timidi e stanno in guardia; alcuni polli apprezzano la compagnia umana, mentre altri amano stare per conto proprio, o sono timidi o anche un po’ aggressivi. Proprio come i cani, i gatti, e gli stessi umani, ogni pollo è un individuo con una sua specifica personalità.
« I galli domestici che hanno la possibilità di vivere liberi, secondo Valerie Porter, esperta di volatili domestici, sanno “esprimersi” come i loro antenati selvatici, e sono in grado di emettere diversi richiami per indicare “scoperta di cibo, allarme, rivendicazioni territoriali, preoccupazione, paura, piacere, frustrazione, dominanza, appagamento e così via”. Quando un gallo trova qualcosa di prelibato da mangiare chiama la sua femmina preferita, con un tono sommesso e una voce particolare riservata solo a questa occasione. La femmina a sua volta fa lo stesso per guidare l’attenzione dei pulcini verso un cibo specifico. [Masson] »
Storie e aneddoti
« Karen Davis, autrice del libro “Prisoned Chickens, Poisoned Eggs” (Polli imprigionati, uova avvelenate), racconta che la sua gallina, Muffie, aveva fatto amicizia con una tacchina, Mila. “Uno dei loro rituali preferiti” racconta Karen “aveva luogo di sera, quando riempivo le ciotole col tubo dell’acqua. Muffie e Mila seguivano insieme i rivoletti sul terreno per abbeverarsi, Muffie sfrecciando e bevendo come una vispa fatina marrone, Mila dondolandosi e sorseggiando trasognata, emettendo a intermittenza note flautate”. Non erano cresciute insieme, eppure avevano creato un legame molto forte. Sapevano di essere diverse, ma questo non pareva fare alcuna differenza per la loro amicizia. Era chiaro che si piacevano. [Masson] »
William Grimes, autore di un libro sull’intenso rapporto con un grosso pollo Black Autralorp, che un bel giorno si è insediato nel giardino di casa sua, afferma che alcuni polli hanno un senso dell’umorismo notevolmente sviluppato. Grimes scrive che Chicken (l’ha battezzato così) sembrava avere una gran voglia di giocare:
« “Era per puro caso che arrivava di soppiatto alle spalle di Yowzer, un gatto che aveva una crisi di nervi tutte le volte che veniva colto di sorpresa? Ho osservato più e più volte Chicken avvicinarsi cautamente mentre Yowzer era girato dall’altra parte, lanciare un paio di strilli e poi rimanere a guardare mentre il gatto faceva un salto verticale di oltre mezzo metro. Dopo un agguato ben riuscito, Chicken correva via baldanzoso, con un coccodè che pareva una risatina”. [Masson] »
Susanna, della provincia di Roma, ci parla della gallina Fernanda:
« Due anni fa tornando a casa ho trovato una gallina nuova nel recinto… C’erano Cocca, Clara, Serafina, Rosalba, Bianca e Bianchina, e poi c’era lei: una gallina più scura delle altre in disparte… Mio nonno mi disse che ce l’aveva portata un nostro vicino di casa.
Le altre galline l’allontanavano (hanno una gerarchia molto “severa”) e così
lei ha cominciato a seguirmi. Ha imparato il suo nome e ora anche se è integrata nel gruppo quando la chiamo viene, quando corro mi segue e quando la voglio prendere in braccio non scappa e mi viene incontro.
E’ bellissimo avere la fiducia di una gallina.
Ora Fernanda ha 6 anni, conosce il suo nome e va pazza per la scarola e le foglie di cavolo, ed è per me una gallina speciale! »
Valter, dalla provincia di Torino, ci racconta un fatto successo qualche anno fa:
« Una sera c’era stata una di quelle nevicate improvvise, quelle che arrivano dall’est, quando alla mattina c’è il sole e nel giro di un paio d’ore ti trovi il cielo coperto e trenta centimetri di neve. Le galline non erano rientrate come al solito nella loro casina e temetti subito un assalto delle faine, anche se di giorno era strano. Presa la torcia ho provato a cercarle nel prato, a chiamarle, e con mia sorpresa le ho trovate disperse qua e là, sparpagliate nel candido della neve fresca; accoccolate e tremanti sotto la luce della torcia e il pallore della luna che si faceva di nuovo vedere tra le fronde nere degli alberi. Si sono fatte prendere docilmente, e stringendomele al petto potevo sentire il loro cuoricino battere forte per poi tranquillizzarsi. Quando erano di nuovo tutte nella loro casetta e le guardavo sistemarsi per la nanna, ho provato forse per la prima volta, intensamente, la vergogna di un “buon brodo di gallina”. Ho capito che non sono tanto diverse dai gatti o dai cani, che non sono “carne”, ma creature capaci di emozioni, paure e felicità come ogni essere su questa Terra. »
Racconta Federica, che vive in campagna con vari animali:
« Ho una gallina molto timida, è con noi ormai da 6 anni, ma non è per niente abituata a noi! E’ una chioccia maldestra, con un grande istinto di covare, ma dopo la nascita dei pulcini, non è mai stata molto in gamba nel crescerli. Se li perdeva in giro per il giardino, si dimenticava di averli al seguito e andava per i fatti suoi, mentre loro pigolavano come dei disperati. Avendo dei galli c’è sempre il pensiero che le uova possano essere fecondate e in famiglia dobbiamo ricordarci di controllare ogni giorno che non ci sia qualche gallina che cova, altrimenti ci ritroveremmo sommersi dalle galline (infatti i 6 galli sono il risultato di alcune covate e non conoscendo nessuno interessato a prenderli e NON mangiarli, ce li siamo tenuti tutti). Ma lei, niente da fare, piuttosto si nasconde sotto la casetta dei conigli, ma se vuole covare, DEVE covare.
Tre anni fa, poverina, siamo riusciti nell’intento di non farle covare le uova, tra me e mio figlio siamo riusciti a toglierle tutte. Anche l’oca aveva fatto delle uova e così la gallina, come ultima spiaggia, ha deciso di covarle. Non mi sono sentita di toglierle anche quelle. Così ha covato le uova d’oca! Quando sono nati i piccoli, lei, chissà come, ha trovato l’istinto che le mancava! Li ha tirati su bene, cercando di insegnar loro a razzolare, tenendoli sempre d’occhio. E poverina, come si spaventava se li mettevamo nel laghetto! Quando sono diventati grossi come lei, non li ha più curati e loro sono andati automaticamente dai genitori “biologici”. In questi ultimi anni ha ancora avuto modo di covare qualche uovo (uno questa primavera) e finalmente è diventata una brava chioccia. »
Masson, nel suo libro parla di Kim Sturla, del rifugio californiano Animal Place, che racconta di una gallina trovata in una discarica cittadina, una gallina anziana col becco gravemente danneggiato da uno “sbeccamento” riuscito male. L’operazione di taglio del becco è sempre molto dolorosa per gli animali, viene praticata senza anestesia e, dato che viene sempre svolta in fretta, a volte causa lesioni permanenti che causano molta sofferenza all’animale. Kim portò la gallina, che chiamo Mary, al suo rifugio, dove fece amicizia con Notorius Boy, un giovane gallo. Anche senza attrazione sessuale, data l’età di Mary, i due si volevano molto bene, e passavano tutto il tempo assieme, ignorando gli altri animali. Prendevano il sole, cercavamo il cibo, dormivano, tutto sempre insieme.
Racconta Kim:
« “Il loro luogo preferito per dormire era lontano dal pollaio: avevano scelto un tavolo da pic-nic fuori dalla finestra della cucina. Quando arrivarono le prime piogge invernali e iniziò a diluviare, Kim uscì per portarli al coperto. Li trovò rannicchiati insieme, Notorius Boy con un’ala avvolta intorno a Mary per proteggerla dal vento e dalla pioggia, proprio come una chioccia che protegge i suoi pulcini.” [Masson] »
:
Vuoi salvarli?
Così è come questi animali potrebbero vivere se fossero liberi o vivessero a contatto con l’uomo in un rifugio o in stato di semi libertà. Invece, questi animali vivono quasi tutti in allevamenti intensivi, e non è loro lasciata alcuna possibilità di esprimere le loro caratteristiche naturali. Nei prossimi paragrafi verrà spiegato come vivono e come muoiono questi bellissimi e affettuosi animali nella realtà. Ma ricorda che…
La differenza sei TU!
Se vuoi salvare questi animali il modo migliore è… smettere di mangiarli!
Non mangiare loro e i loro prodotti (uova e tutti i prodotti che contengono uova), ottenuti comunque attraverso la loro sofferenza e la loro morte, ti permette di salvare innumerevoli vite innocenti e anche… di migliorare notevolmente la tua salute!
E’ facile, ecco come fare: Salva questi animali!
Tutti questi animali, così simpatici, affascinanti, belli, mansueti o vivaci, sono costretti a una vita orribile e a una morte cruenta
Ma salvarli sta a noi. Non a un ordine che arriva dall’alto, a una legge cui ubbidire, sta solo a noi. Abbiamo il potere, e dunque la responsabilità, di salvarli.
E’ facile. Basta smettere di mangiarli.
Come vivono nella realtà…
Per la produzione di uova, le galline sono costrette a vivere (fino a gruppi di quattro) in gabbie delle dimensioni di un foglio A3. Le loro ali si atrofizzano a causa dell’immobilità forzata; crescendo a contatto della griglia di ferro della pavimentazione, le loro zampe crescono deformi. Per aumentare il profitto, molti allevatori usano razze manipolate geneticamente, destinate a soffrire ulteriormente, a causa di dolorosi disturbi ossei e difetti della spina dorsale.
Negli allevamenti che producono galline ovaiole, i pulcini maschi (inutili al mercato in quanto non in grado di produrre uova, né adatti alla produzione di carne di pollo) sono gettati vivi in un tritacarne, o soffocati in buste di plastica, o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime, mentre a quelli femmina viene tagliato il becco per impedire loro di beccare a morte le compagne. Questa procedura, che comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie, è così dolorosa che molti pulcini muoiono per lo shock. Inoltre, questa operazione lascia spesso scoperti i terminali nervosi presenti nel becco, determinando così un dolore continuo per tutta la vita dell’animale.
Non appena la produttività delle galline diminuisce sotto il livello fissato, di solito dopo 2 anni, sono sgozzate per diventare carne di seconda scelta.
I polli “da carne” non godono certo di un trattamento migliore: sono allevati in capannoni affollatissimi, fino a 10-15 polli per metro quadrato, sotto la luce sempre accesa, perché crescano in fretta. In 38 giorni gli animali raggiungono il peso ottimale per la vendita, un peso enorme raggiunto in troppo poco tempo, così che la struttura ossea non riesce a rinforzarsi a sufficienza per reggerlo. A 45 giorni vengono ammazzati, mentre in natura potrebbero vivere fino a 7 anni.
La stessa sorte tocca ai tacchini. Le oche sono ancora più sfortunate, perché vengono sottoposte al “gavage”: immobilizzate, vengono ingozzate con un imbuto fino a che il loro fegato si spappola, per produrre così il famoso “paté de foie gras”. Anche i fagiani sono allevati in batteria, per poi essere liberati e poter servire da bersaglio ai cacciatori, o, nella migliore delle ipotesi, ai predatori che si trovano nelle riserve di caccia. Se non uccisi da cacciatori o predatori, muoiono ugualmente dopo pochi giorni perché non sanno procurarsi il cibo da soli.
Racconta Masson nel suo libro, in relazione a una sua visita a un allevamento di “broiler”, cioè i polli “da carne”:
« Nessuno immaginerebbe mai cosa c’era in quei giganteschi capannoni verdi. Ognuno di essi ospitava venticinquemila polli broiler più o meno per un mese. Il giorno della nascita, i pulcini vengono consegnati da un camion e scaraventati in uno di quegli enormi depositi, dove vivono il loro unico mese di ‘vita’, fino a quando non sono condotti al mattatoio. [...] Mi ero aspettato baccano e un odore tremendo. Invece c’era una quiete mortale; la quiete, mi è sembrato, della disperazione, non dell’appagamento. [...] L’obiettivo è farli mangiare il più possibile, soprattutto durante l’ultima settimana, così raggiungono il peso idoneo in brevissimo tempo e con un investimento minimo. Computer distribuiscono il cibo, computer sollevano le mangiatoie regolandole all’altezza giusta man mano che i polli crescono; tutto è curato, come si addice alla gestione d’una merce. [...]
Tony mi ha spiegato che, ogni giorno, attraversa quel capannone affollato e soffocante per raccogliere i polli morti e moribondi ed eliminarli. [...] Tony ha detto: ‘raccatto anche quelli che non crescono. Non vale la pena tenerli. Non c’è guadagno, sono inutili bocche da sfamare’.”. Aveva quattro capannoni, quindi centomila polli. Ognuno valeva circa venticinque centesimi. Così poco? ‘Beh, bisogna fare la somma: centomila al mese, anno dopo anno. Ma il capannone con i computer e le macchine sofisticate costa più di mezzo milione di dollari.” [Masson] »
… e come muoiono nella realtà
Quando è ora di andare al macello, questi poveri animali sono inscatolati in malo modo in gabbie in cui sono così stretti che non riescono nemmeno a respirare, le gabbie sono messe l’una sopra l’altra, così che gli escrementi degli animali nelle gabbie che stanno più in alto finiscono addosso a quelli che stanno sotto, e poi inizia il calvario del viaggio.
Una volta giunti al macello, gli animali vengono appesi a testa in giù ai ganci metallici della “catena di smontaggio”, terrorizzati e sofferenti. Se i lavoratori del macello hanno pietà e intendono seguire le norme, vengono poi storditi con ossido di carbonio, altrimenti vengono direttamente sgozzati a vivo.
Salvali…
Dipende solo da te.
Polli e galline
(tratto dal sito http://www.incontraglianimali.org/

















Roberto Plevano said
Cara Pamela,
(a parte il comune interesse per i pennuti) ho l’impressione che molti racconti/resoconti/scritti che abbiano come tema il mondo animale siano intrisi di sentimentalismo. Il rapporto che gli uomini hanno con gli animali è non solo condizionato dalla cultura (a partire dal precetto della Genesi che l’uomo praesit piscibus maris et volatilibus caeli et bestiis universaeque terrae omnique reptili quod movetur in terra) ma fortemente (direi inevitabilmente) metaforizzato, a partire dall’attribuzione di emozioni e stati d’animo (Cosa significa dire “alcuni polli hanno un senso dell’umorismo notevolmente sviluppato”?).
Anche la classificazione dei regni del vivente (con annessa gerarchia) è culturalmente condizionato. Di questo passo, tu capirai, mi farò scrupolo a raccogliere l’insalatina dall’orto: non è pur sempre una vita che si spezza?
lucy said
i cinesi, che popolo!
mangiano tutto.
tutto quello vola cielo tlanne aelei
tutto quello di male tlanne navi balche
tutto quello di tella tlanne macchine
hihihihihihihihihihihihihihi!
no gelalchìa! mangiale vivele plospelàle.
la nonna uccideva le galline ficcando la loro testa nel cassetto e ne traeva un brodo squisito.
a me interessa la violenza su altri esseri viventi, quei “cosi con due gambe”: spesso stupidi più di una gallina, pericolosi più di un toro infuriato, ma più spesso inermi deboli stanchi disperati ammalati abbandonati segregati discriminati umiliati torturati “quasi” quanto i poveri polli.
J.A. Baker said
Diritti umani agli animali. Pauroso degrado intellettuale
6 Agosto 2008
Autore:Roberto de Mattei
Il processo di degradazione intellettuale del nostro tempo vorrebbe trasformare gli uomini in bestie, negando loro la natura spirituale, e gli animali in umani, attribuendo loro la dignità di persone. È questa la logica ugualitaria del “Progetto Grande Scimmia”, proposto dall’australiano Peter Singer (nella foto, a destra… ovviamente) e dall’italiana Paola Cavalieri, recentemente, recepito persino dal Parlamento spagnolo. I due animalisti sostengono che tra uomini e animali non esisterebbero confini, né biologici né morali. Ciò che è più aberrante non sono tuttavia queste tesi, ma il fatto che le elucubrazioni di intelletti sviati possano diventare leggi di uno Stato che fa parte dell’Unione Europea, proprio quella del Trattato di Lisbona e della sua annessa Carta dei Diritti Fondamentali…
Riportiamo un articolo del professor Roberto de Mattei, pubblicato sulla rivista Radici Cristiane.
Lo scempio amorale di un Occidente infedele
La notizia dell’approvazione da parte del Parlamento spagnolo (il 26 giugno 2008), di una legge che estende alle “Grandi scimmie” (gorilla, scimpanzé, oranghi) alcuni diritti umani, a cominciare da quello alla vita, deve essere accolta con tutta la repulsione che merita una norma profondamente innaturale e immorale.
Tra gli animali e gli uomini esiste infatti una differenza non accidentale o quantitativa, ma sostanziale e qualitatitiva. L’uomo a differenza di tutti gli animali, comprese le scimmie più evolute, è un essere intelligente e libero, ha un’anima spirituale e un destino soprannaturale. Solo agli uomini spetta la dignità di persona umana, con i conseguenti diritti che ne derivano.
Gli animali non sono “persone”, proprio perché non sono capaci di intendere e di volere: non hanno diritti perché non hanno doveri. I loro comportamenti seguono la legge dell’istinto, impressa dal Signore nella loro natura.
L’uomo ha in comune con gli animali la natura fisica, ma ciò che da essi lo distingue è la natura razionale. Questa natura fa sì che l’uomo non assecondi tutti gli istinti del suo corpo, ma li reprima, li ordini, li finalizzi. La legge naturale non è dunque la legge zoologica degli esseri viventi, ma l’ordine morale e metafisico del creato che l’uomo può scoprire con la sua ragione.
La scimmia è simile all’uomo, ma ne rappresenta l’animalità: è una bestia maligna, subdola, lussuriosa, in cui l’uomo vede per così dire riflesse la propria degenerazione, quando si allontana dal rispetto della legge naturale. Oltre ad essere la caricatura ridicola dell’uomo, la scimmia è stata sempre considerata anche un’immagine di Satana, grottesca controfigura di Dio.
I Padri della Chiesa chiamavano Satana “simia dei”, ossia “scimmia di Dio”, perché Satana scimmiotta Dio ma non potrà mai essere Dio, né uguagliare le sue opere. Tra le opere più conosciute di Albrecht Durer, c’è un’incisione che raffigura la Vergine con una scimmia incatenata ai suoi piedi. Questo è il destino del demonio, che pretende sfidare Dio, e liberarsi di Lui, ma resta eternamente prigioniero della sua Volontà.
Il processo di degradazione intellettuale del nostro tempo vorrebbe trasformare gli uomini in bestie, negando loro la natura spirituale, e gli animali in umani, attribuendo loro la dignità di persone. Per chi si oppone alle idee evoluzioniste è già pronto lo “zoo”. Un ultradarwinista come Daniel Dennett, propone, in coerenza con i suoi principi, di mettere in gabbia tutte le religioni per proteggere il pianeta dai fanatismi del fondamentalismo, da qualunque parte provengano (L’idea pericolosa di Darwin, Bollati Boringhieri, Torino 2004).
È questa la logica ugualitaria del “Progetto Grande Scimmia”, proposto dall’australiano Peter Singer e dall’italiana Paola Cavalieri e recepito dal premier spagnolo Zapatero. I due animalisti in questa ed in altre opere sostengono che tra uomini e animali non esisterebbero confini, né biologici né morali. Ciò che attribuisce diritti ad un essere vivente non è, secondo loro, la ragione e la volontà, ma la “autocoscienza” e la capacità di soffrire e di godere.
Uno scimpanzé, ma anche un cane un maiale, avrebbero un grado di autocoscienza maggiore di un bambino gravemente ritardato o di un individuo cerebroleso. I feti, gli handicappati, i neonati, gli anziani privi di reale coscienza, possono per loro essere considerati essere viventi, ma non persone.
Per contro, potrà essere attribuita la qualifica di persone, con conseguenti diritti, a scimpanzé, balene, delfini, cani, gatti, maiali, foche, orsi, e forse alle galline: una lista che Singer definisce “incompleta”, ma che seleziona “specie dotate di facoltà mentali sviluppate” (cfr. Etica pratica, Liguori, Napoli 1989.p. 108 e passim).
Le conseguenze di queste premesse sono inesorabili. La vita non solo di un feto, ma di un neonato, ha meno valore della vita di un cane o di uno scimpanzé. Un bambino appena nato, sostiene Singer, vale quanto una lumaca. Se il valore della vita di una persona è legato alla sua autocoscienza e alla sua capacità di avere desideri circa il suo futuro, «uccidere una lumaca o un neonato di un giorno non frustra alcun desiderio di questo tipo, perché lumache e neonati sono incapaci di avere tali desideri» (Etica pratica cit., p. 133).
Ciò che è più aberrante non sono tuttavia queste tesi, ma il fatto che le elucubrazioni di intelletti sviati possano diventare leggi di uno Stato che fa parte dell’Unione Europea: oggi la Spagna, domani altre nazioni in cui le idee ecologiche ed animaliste possano attecchire.
I princìpi animalisti hanno del resto una serie incontrollabile di devastanti conseguenze. Se gli scimpanzé hanno il diritto alla vita, perché negare loro quello all’uso del sesso? Ma se tra essi e gli umani non esistono differenze qualitative non si potrà impedire il congiungimento sessuale di uomini e bestie.
Tale abominio è ricordato dal Catechismo della Chiesa Cattolica, e ancor prima dalla comune coscienza umana, come peccato di “bestialità”: il peccato che più di ogni altri infrange le leggi della natura umana e grida “vendetta” al cospetto di Dio (San Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, II-IIae, q. 154, a. 12, a. 4).
L’aberrante pratica è più diffusa di quanto possa immaginarsi, anche in Italia, soprattutto nei circoli satanisti, e rischia di essere tutelata dalla Carta dei Diritti di Nizza, allegata al nuovo Trattato europeo di Lisbona. Nell”articolo 21 di questa Carta, l’”orientamento sessuale” è riconosciuto come fondamento di non-discriminazione, con la distinzione che vi è posta tra il sesso fisico-biologico e la “preferenza” sessuale.
La sessualità, in questo modo, diventa non un dato di natura, ma una scelta “culturale”, puramente soggettiva. Tutte le tendenze sessuali innaturali, dall’omosessualità all’incesto, dalla necrofilia alla bestialità ne risultano automaticamente tutelate. L’omosessualità, che ieri provocava disgusto, oggi è entrata nel costume e nelle leggi. La bestialità, che ancora oggi suscita ribrezzo, inizia ad essere indirettamente accolta dalle istituzioni europee, per entrare anch’essa un giorno nelle abitudini e nella mentalità
Sopravviverà l’Europa a questo scempio morale? Sarà l’Islam lo strumento di cui la Divina Provvidenza si servirà, per purificare, attraverso profonde sofferenze, l’Occidente infedele? Non si troveranno uomini di buona volontà che, corrispondendo alla Grazia, siano autori di una rinascita religiosa e morale che dal fango faccia risorgere una civiltà? Solo il Signore conosce la risposta a queste inquietanti domande incise a lettere di fuoco sul nostro futuro.
http://www.lozuavopontificio.net/osservatorio/2008/08/06/diritti-umani-agli-animali-pauroso-degrado-intellettuale/
Fonte: Radici Cristiane n. 37 – Ago/Set 2008
pamela said
Caro Roberto, vedo che parti da lontano. Se dovessimo soltanto tener conto dei nostri condizionamenti culturali fin da tempi biblici, potremmo considerare di reintrodurre la schiavitù, visto anche la difficoltà di reperire maggiordomi e governanti affidabili. Riesumerei anche la buona abitudine di gettare neonati di costituzione malsana e gracile dalle rupi, dare in pasto ai leoni avversari politici e sportivi perdenti, mettere a sacco qualche città non simpatica, gettando dalle finestre sulle casualmente sottostanti picche donne e bambini, ma anche uomini, perché no.
Forse l’umanità ha fatto un po’ di strada, da quei bei tempi.
Chiunque abbia un animale domestico può constatare che un gatto e un cane hanno emozioni e stati d’animo molto simili a quelli umani. Potrei farti mille esempi, parlandoti delle mie gatte. Si offendono, si arrabbiano, mi perdonano. Quando, esclusivamente per la loro incolumità, interrompevo bruscamente qualche attività per loro particolarmente piacevole, filavano in camera loro (la stanza che ritenevano il loro rifugio più sicuro) e non si facevano vedere per ore e anche giorni, a seconda della gravità della mia mancanza, comparendo esclusivamente e brevemente all’ora dei pasti (loro).
Le mie non erano particolarmente spiritose, ma ho raccolto parecchi racconti di scherzi da gatto. (parlo al passato perché una delle gatte è morta un paio d’anni fa)
Quindi posso ben credere che anche una gallina, possa fare scherzi e avere il senso dell’umorismo. Non credo che noi umani abbiamo il monopolio dei sentimenti e delle emozioni.
Con alcuni animali l’uomo ha una difficoltà di comunicazione. Se tu ridi, ad esempio, un gatto si spaventa, perché per lui allargare la bocca è un segnale di aggressività. A volte, per capire cosa sta cercando di manifestare un animale, bisogna studiare, leggere e soprattutto osservarlo.
Quanto all’insalatina nell’orto, mi sorprendi. Ormai da anni sento parlare di carote che soffrono, la lattuga era un po’ trascurata.
Ti confesso che non mi faccio scrupoli a mangiare vegetali, che sono il mio cibo naturale. Inoltre con l’alimentazione vegan si risparmia l’enorme consumo di vegetali da parte di animali di allevamento, fatti nascere per essere mangiati. Quindi un’alimentazione vegan riduce notevolmente anche l’eventuale sofferenza vegetale che, comunque, sinceramente, non riesco a mettere sullo stesso piano di quella animale. Tra un maiale o una gallina e un cespo di insalata credo che la differenza sia evidente. Aggiungo che personalmente non mi preoccupo troppo di virus e batteri, che cerco allegramente di sterminare, almeno nei miei dintorni.
pamela said
Cara Lucy, mi risulta che in Cina sia pratica comune allevare cani e gatti a scopo alimentare, proprio come noi facciamo con i polli, maiali ecc. Tu hai un gatto o un cane?
L’interesse per la difesa degli animali non esclude l’interesse per la difesa degli umani. I vegan sono contro ogni tipo di violenza.
Spesso chi fa questo tipo di obiezioni, ma non è sicuramente il caso di Lucy, non fa niente né per gli uomini, né per gli animali.
lucy said
non posso avere gatti perché potrei morire, non c’è vaccino che tenga. ho avuto cani, andavo a cavallo e me la intendo piuttosto bene a parlare con loro, sussurrare sarebbe troppo. alle piante sussurro, e dico agli ortaggi mi dispiace quando li taglio e li cuocio. ma a quel punto loro forse sono già in coma. ho avuto un agnellino che mi seguiva belando fino in chiesa cercandomi tra i banchi, delle tortore che liberavo e loro tornavano tutte le sere da me. io per me mangio pochissima carne, purtroppo pollo, manzo, maiale, quasi tutti i pesci, però non riesco a mangiare nessun altro mammifero nessun altro volatile. probabilmente potrei eliminare anche quel poco di ex-vivo che mangio, ma lo stesso non me la sento di sposare le posizioni vegan. inoltre conosco troppa gente vegetariana che ama follemente e difende gli animali, ma bistratta gli esseri umani con cui ha a che fare tutti i giorni. e tanta ne vedo che si è fatta idolo del proprio cane per cui pensa che i suoi escrementi siano una benedizione per i marciapiedi antistanti le altrui abitazioni. prima di tutto viene il rispetto dei miei simili.
luciamarchitto said
provengo da un ambiente contadino, ho visto mio padre e mia madre tirare il collo a polli, papere e conigli però prima di morire questi polli e questi conigli vivevano all’aperto, correvano si beccavano ecc… i polli che compriamo al supermercato provengono da allevamenti in cui sono costretti in stie strettissime e non riescono neanche a fare un passo e le galline costrette a fare uova fino a schiattare. Ora io non so cosa provi una gallina, un pollo o un coniglio o un qualsiasi altro animale, ma non mi interessa saperlo, mi interessa il fatto che vengono sottoposti a vere e proprie torture e questo è veramente una crudeltà. Personalmente compro solo uova da galline allevate all’aperto e polli lasciati liberi. Non compro carne di vitello perchè i vitelli sono sottopostianche loro a tortura: legati appena nati così stretti non solo da non potersi muovere ma neanche mangiare, infatti per rendere la loro carne più rosea e tenera li rendono anemici. Crudeltà, questa è crudeltà. C’è da dire che mangio poca carne, ma quella che mangio quando la compro leggo bene l’etichetta sulla confezione. Ciao Lucia
pamela said
Gentile J.A. Baker
Non tutti i vegan condividono totalmente il pensiero di Singer. Esistono molte posizioni diverse e anche altri filosofi, Kaplan e Regan, ad esempio.
Ti ringrazio per avermi stimolato ad approfondire questa notizia riguardante i primati. Ho trovato molto interessante questo scritto:
http://www.promiseland.it/view.php?id=210
Il prof. Mattei mi sembra, diciamo, esageratamente apprensivo. Per gli animalisti e vegan è urgente salvare le scimmie, che vengono utilizzate per la vivisezione, possono essere uccise e mangiate (il che sa un po’ di antropofago, non trova?) e perfino utilizzate a fini sessuali.
Io penso che nessun animale dovrebbe essere ucciso, torturato o maltrattato da un appartenente alla specie dominante, che, proprio perché dominante, ha delle responsabilità nei confronti degli altri esseri senzienti. Se per ottenere questo sono necessarie leggi che li mettano sotto tutela speciale, non ho nulla in contrario.
Il Prof. Mattei scrive:
“La scimmia è simile all’uomo, ma ne rappresenta l’animalità: è una bestia maligna, subdola, lussuriosa, in cui l’uomo vede per così dire riflesse la propria degenerazione, quando si allontana dal rispetto della legge naturale.”
Chi è maligno, subdolo, lussurioso? Guarda questo articolo:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog=51&ID_articolo=38&ID_sezione=108&sezione=Articoli
Se si parla di Satana, non so che dire: non conosco questo signore. Nella mia vita terrena cerco di arrecare il minor disturbo possibile ai miei simili, agli animali e al pianeta.
Quanto alla cosiddetta anima, che pure propendo a credere che esista, in qualche forma, forse però non in tutti gli umani, non sono del tutto certa che gli animali ne siano privi.
pamela said
Cara Lucy, purtroppo essere vegetariani non garantisce un buon carattere e disposizione amichevole verso gli altri, però aiuta. Ognuno ha il suo percorso e la vita non sempre è facile, ma è bellissimo sentirsi in armonia con la natura e i suoi abitanti.
A me è rimasta nel cuore una capretta che ho visto in Marocco, legata ad un albero, vicino ad un bar in mezzo al nulla. Il suo belato era simile al pianto di un neonato e chiamava proprio me, guardava me. Se avessi potuto l’avrei riscattata e portata via, in salvo.
Cara Lucia, so di molte persone che hanno smesso di mangiare uova quando hanno saputo che fine fanno i pulcini maschi. Negli allevamenti i maschi sono pochi, perché non servono. Vengono eliminati poco dopo la nascita con metodi crudeli.
Giorni fa una mia cugina, refrattaria ai miei discorsi e priva di pc, mi ha raccontato di aver visto qualcosa in televisione sugli allevamenti. Era indignata. Forse non diventerà vegetariana, non subito, ma ridurrà drasticamente la quota di proteine animali.
Ciao
pamela
Anna said
Secondo me non ci sono motivi di sentirsi tanto in conflitto. Certo sono d’accordo con la necessità che si deve fare il possibile per ridurre l’uccisione e la sofferenza animale, ma non esageriamo, il cibo animale è necessario e fa bene.
Proprio in relazione alla verifica dello stato nutrizionale delle persone che hanno scelto un regime vegetariano stretto (escludendo
totalmente la carne e tutti i derivati animali) sono nati alcuni studi sperimentali in Europa.Più precisamente, in Olanda, presso la Wageningen Agricultural University, un gruppo di ricercatori che appartiene alla Divisone di Nutrizione Umana ed Epidemiologia, ha seguito, sin dal 1985, lo stato
nutrizionale di una coorte di famiglie selezionate che hanno adottato regimi vegetariani stretti e che indirizzavano anche i loro figli verso tali abitudini alimentari, sin dalla tenera infanzia (dallo svezzamento).
Dal 1985 ad oggi, i bambini nati nelle famiglie vegetariane, ora adolescenti, sono tenuti costantemente in osservazione presso lo
stesso centro di ricerca. E nel lungo corso dello studio sono stati periodicamente richiamati per la verifica di alcuni parametri biochimico-clinici (ritenuti indicativi dello stato della B12 ) e di test psicometrici e psico-attitudinali (test vari validati per indagare le funzioni cognitive e alcune funzioni intellettive).Il presupposto teorico per il disegno sperimentale, già dal 1985,era l’osservazione da lavori diversi condotti in altri paesi, che uno stato carenziale della cobalamina, essenzialmente causato da restrizione
della dieta con esclusione dei cibi carnei (vegani, soggetti che seguono una dieta macrobiotica) potesse essere anche coinvolto nella eziopatogenesi di sindromi neurologiche di diversa entità. La relazione tra funzioni cognitive e deficit alimentare di B12 era stata già indagata dallo stesso gruppo di ricerca diretto da Marijke van Dusseldorp*. Questa ricercatrice in diverse pubblicazioni (dal 1995 al 1999) aveva rafforzato l’ipotesi di partenza (del 1985) e confermato gli attesi disordini
delle funzioni cognitive in bambini in cui venivano rilevati livelli di cobalamina significativamente più bassi se paragonati a bambini onnivori. Tutti i ragazzi rianalizzati nel 2000 provenivano da quella coorte di famiglie olandesi già citata e dichiaravano abitudini alimentari vegetariane strette (1995). Da quelle stesse famiglie furono ulteriormente isolati e reclutati 195 ragazzi che osservavano un regime macrobiotico (92 maschi e 103 femmine).Da questo grande gruppo delle primitive osservazioni, vennero in seguito separati 43 ragazzi e 50 ragazze, che nel 1995 avevano mostrato una riduzione della massa (densità) ossea, insieme con un basso livello plasmatico di cobalamina. Nel 2000, l’età dei partecipanti allo studio era compresa tra i 9 e i 15 anni.Inoltre, il campione di popolazione selezionato già nel 1985 copriva circa oltre l’80% della popolazione olandese che riferiva una dieta macrobiotica. Quindi, la scelta del campione era molto rappresentativa per la scelta dello stile di vita vegetariano, rispetto al resto della popolazione olandese che è sostanzialmente onnivora. La prima osservazione significativa ha generato la necessità di una
ulteriore suddivisone del gruppo totale dei ragazzi analizzati, in due sottogruppi che si identificavano in due cluster distinti da due livelli differenti di acido metilmalonico sierico (un gruppo si posizionava subito sopra e il secondo, subito sotto, gli intervalli di confidenza dei limiti dei valori considerati normali per la popolazione olandese). L’elaborazione analitica e statistica di questa suddivisione ha mostrato chiaramente che l’acido metilmalonico è notevolmente superiore nel gruppo dei macrobiotici; anche se complessivamente il livello sierico della vitamina B12 era molto più basso nel gruppo dei soggetti
a regime macrobiotico. I punteggi derivati dai test psico–attitudinali sono stati dapprima correlati ai livelli di acido metilmalonico, quindi ai livelli di vitamina B12. I soggetti con un livello di acido metilmalonico elevato hanno dato
risultati peggiori in quasi tutti i test psicologici rispetto ai soggetti del gruppo di controllo mostranti valori bassi di metilmalonico. Queste differenze erano abbastanza pronunciate in alcuni test (il block design test, il digit span test, il digit symbol e il test di Raven). Questo fenomeno ha creato difficoltà analitiche nel confronto del gruppo macrobiotico con il gruppo di controllo, perché ci possono essere “caratteristiche interne”, nel gruppo macrobiotico, che confondono le misure del livello di vitamina B12 in relazione alle funzioni psico-attitudinali e cognitive. Per questo motivo, i ricercatori hanno ritenuto più efficace utilizzare come raffronto unico e complessivo, tutto lo spettro dei livelli di vitamina B12 e i risultati dei test psicologici, piuttosto che l’oscillazione del metilmalonico. L’utilizzo di un’analisi regressiva ha permesso di abbattere l’errore per le differenze di età, sesso, e anche per le eventuali differenze nel livello di ferritina.
I risultati dell’analisi regressiva, quindi, che prendono in esame tutti i 72 soggetti che hanno portato a termine i test e sono stati prelevati, sono basati su un coefficiente beta (coefficiente di correzione dell’errore), interpretandolo come il solo coefficiente di correlazione tra i punteggi dei test psicologici e il livello della vitamina B12. La prima evidenza statisticamente significativa era quella di una correlazione diretta tra il livello sierico di vitamina B12 ed i punteggi
ottenuti col test di Raven. Questo significa che peggiorando lo stato della vitamina B12, decresce il punteggio del test di Raven.
Con un basso livello di vitamina B12 si comprometteva significativamente la capacità di formulare un pensiero astratto.
Pure significativa era la correlazione diretta tra i punteggi assegnati per il block design test ed un corrispondente basso livello sierico della B12, che sta ad indicare una compromissione anche della capacità di orientamento spaziale.
Visto che lo stato del ferro è stato in passato correlato alla
performance cognitiva, anche in questo lavoro si era cercata l’esistenza di una possibile correlazione tra il livello di ferro di questi soggetti e i punteggi dei loro test psicologici.
Un’analisi regressiva, che ha fissato lo stato di ferritina come variabile indipendente, ha confermato l’esistenza di una correlazione significativa tra i punteggi del digit symbol test e lo stato del ferro (ferritina). Allo stesso modo, si era evidenziata una correlazione significativa anche tra il word recall test e lo stato del ferro.Va ancora ricordato che alcuni dei ragazzi appartenenti al gruppo del regime macrobiotico, avevano abbandonato il regime vegetariano stretto
ed avevano adottato un regime più permissivo verso il latte, le uova e altri prodotti caseari. E questi cambiamenti dello stile di vita avrebbero potuto influenzare quei parametri che non si sono dimostrati significativamente differenti nei due gruppi posti a confronto (emoglobina,MCV e RBC non hanno mostrato differenza degne di nota).
Proprio Marijke van Dusseldorp ha recentemente riferito e rimarcato (durante un congresso tenutosi nel gennaio 2002 a Milano)che, seppure alcuni che erano stati analizzati nel 2000 abbiano, oggi, abbandonato il regime vegetariano, per passare in alcuni casi addirittura ad una dieta onnivora, i deficit dello stato della vitamina B12 (ricontrollati dopo) non sono stati compensati. Lo stesso vale per la permanenza di alcuni deficit delle funzioni cognitive e psico-attitudinali, specie per l’intelligenza fluida e per la capacità di formulare un pensiero
completo, che risultano, ad oggi, compromessi al punto che i ragazzi,ora giovani e adolescenti, si sono impiegati in lavori semplici e alcuni di loro hanno avuto difficoltà a terminare gli studi superiori.Per concludere, sempre secondo la van Dusseldorp, è bene controllare attentamente la tendenza alimentare dei bambini in tenera età che seguono fedelmente (secondo l’indirizzo dei familiari) un dieta vegetariana stretta. Quanto è stato rilevato dalla ricercatrice olandese nel suo costante ed eccellente lavoro, dimostra che una dieta totalmente priva di carne e derivati, se cominciata sin dalla tenera infanzia, potrebbe avere un impatto fortemente negativo sullo sviluppo cognitivo anche durante l’adolescenza.
sparz said
mi permetto di segnalare il bellissimo libro Cervello di gallina, scritto dallo scienziato
Giorgio Vallortigara, che dal suo punto di vista propone un modo per rivalutare i polli.
http://www.ibs.it/code/9788833916101/vallortigara-giorgio/cervello-gallina-visite.html
J.A. Baker said
Non ci sono dubbi sul fatto che leggendo libri sugli animali ci si accorga di quanto siamo ignoranti sulla loro natura, di quanti pregiudizi abbiamo su di essi. Ma proprio quel libro mostra anche l’abissale differenza che c’è con il cervello umano. E’ probabile che dobbiamo ridimensionare la visione antropocentrica che ci metteva al centro dell’universo (ammesso che sia falsa), ma da qui ad equipararci a una gallina, a uno scimpanzé, a un cane o a un gatto ce ne corre. Se poi volessimo considerarci a tutti gli effetti animali come gli altri, allora non si vede perchè non dovremmo comportarci da animali e continuare a seguire il nostro istinto primordiale di uomini che cacciano e si nutrono di carne. Ma, allora, se non siamo solo animali e dobbiamo comportarci come uomini – che sono qualcosa di più che essere solo animali – allora il nostro status deve consentirci di riflettere se possiamo rinunziare al cibo animale senza averne conseguenze negative. Non ci si può chiedere di suicidarci. Se poi volessi seguire la teoria dell’evoluzione e della selezione, allora di nuovo non ci sono ragioni per non continuare a nutrirci anche di animali. Se invece ci attribuiamo anima e la neghiamo agli animali, allora abbiamo ancora un motivo quantomeno sufficiente per usarli ai fini alimentari se è una ncessità per la nostra sopravvivenza.
Qui sotto riporto un saggio intervento di Dennett che toglie ogni tentazioni di usare un libro intelligente sul cervello di gallina per non tirarle più il collo per fare un buon brodo.
Fortunatamente, per le persone con senso critico, c’è ancora la possibilità per fuggire dai sensi di colpa che gli animalisti vogliono instillarci nella mente. Da parte mia, sono un animalista che non sta con gli animalisti. Poi, come mai gli animalisti parlano sempre di carne e mai di pesce o lumache o uova che dovrebbero essere covate invece che mangiate? E’ evidente che ci sono delle proiezioni che nascondono ben altre angoscie e come ricorda Davide Le Breton in Il sapore del Mondo: solo un’infima parte del regno animale presente nell’ecosistema di una società è considerata commestibile.
Il falso parallelo con l’ape regina
Le costruzioni più strane e più meravigliose dell’intero mondo animale sono le stupefacenti e intricate costruzioni realizzate dal primate homo sapiens. Ogni individuo normale di questa specie crea un sé. Con il suo cervello tesse una rete di parole e di atti, e, come altre creature, non deve sapere cosa sta facendo; semplicemente, lo fa. Questa rete lo protegge, come la conchiglia della lumaca; e gli fornisce i mezzi di sostentamento, come la rete del ragno; e incrementa le sue fortune sessuali, come la capanna dell’uccello giardiniere. A differenza del ragno, un individuo umano non secerne semplicemente la sua rete; più simile a un castoro, lavora sodo per procurarsi il materiale con cui costruire la sua fortezza protettiva. Come l’uccello giardiniere, si appropria di molti oggetti trovati che piacciono a lui – o alla sua compagna – compresi quelli che sono stati progettati da altri per altri scopi.
Questa «ragnatela di discorsi», come viene chiamata da Robyn, alla fine del capitolo precedente, è un prodotto biologico come qualunque altra costruzione trovata nel mondo animale. Spogliato di essa, un essere umano è altrettanto incompleto di un uccello senza piume, di una tartaruga senza conchiglia. (Anche i vestiti sono parte del fenotipo esteso dell’homo sapiens in quasi tutte le nicchie abitate da questa specie. Un’enciclopedia illustrata di zoologia non avrebbe una giustificazione maggiore. a raffigurare l’homo sapiens nudo di quanto non ne abbia a raffigurare l’ursus arctos – l’orso bruno – con un vestito da pagliaccio e a cavalcioni di una bicicletta.)
L’organizzazione di una colonia di termiti è così meravigliosa che alcuni osservatori hanno pensato che ogni colonia deve avere un’anima (Marais, 1937). Noi ora comprendiamo che la sua organizzazione è semplicemente il risultato di un milione di piccoli agenti semi-indipendenti, ognuno un automa che svolge il suo lavoro. L’organizzazione di un sé umano è così meravigliosa che molti osservatori hanno pensato che anche ogni essere umano abbia un’anima: un benevolo Dittatore che governa dal Quartier Generale.
In ogni alveare e in ogni termitaio c’è, sicuramente, un’ape regina e una termite regina, ma questi individui sono più passivi che attivi, assomigliano di più ai gioielli della corona da proteggere che ai capi delle forze di protezione – infatti il loro appellativo regale è più adatto oggi che nel passato, giacché assomigliano di più alla regina Elisabetta Il che alla regina Elisabetta I. Non c’è un’ape Margaret Thatcher, una termite George Bush, un ufficio presidenziale nel formicaio.
I nostri sé, i nostri complessi sé egoici, mostrano la stessa permeabilità e flessibilità di confini dei sé più semplici delle altre creature? Espandiamo i nostri confini personali – i confini dei nostri sé – per comprendere tutta la nostra «roba»? In generale, forse, no, ma ci sono occasioni in cui sembra vero, psicologicamente. Per esempio, sebbene alcune persone si limitino semplicemente ad essere i possessori e i guidatori delle loro automobili, altri sono automobilisti; l’automobilista incallito preferisce essere un agente consumatore di benzina a quattro ruote piuttosto che un agente consumatore di cibo a due gambe, e il suo uso della prima persona tradisce questa identificazione:
Ho qualche problema nelle curve quando piove perché i miei pneumatici sono troppo consumati.
Così qualche volta allarghiamo i nostri confini; altre volte, in risposta a difficoltà reali o immaginarie, lasciamo che i nostri confini si restringano:
Non l’ho detto io! Non era il vero me che parlava. Sì, le parole sono uscite dalla mia bocca, ma rifiuto di riconoscerle come mie.
Ho ricordato questi discorsi familiari per attirare l’attenzione sulle analogie tra i nostri sé e i sé delle formiche e dei paguri, ma i discorsi attirano l’attenzione anche sulla differenza più importante: formiche e paguri non parlano. Il paguro è fatto in un modo tale che assicura a lui l’acquisizione di una conchiglia. La sua organizzazione, potremmo dire, implica una conchiglia, e quindi, in un senso molto debole, rappresenta tacitamente il paguro fornito di conchiglia, ma il paguro stesso non deve, in nessun senso più forte, rappresentare se stesso fornito di conchiglia. Non si dedica affatto all’auto-rappresentazione.
Dennet, “Coscienza”, Rizzoli, pag. 463
pamela said
Cara Anna, stai facendo un po’ di confusione. La dieta macrobiotica non è affatto vegetariana, è una dieta che comprende pesce e uova (solo fertilizzate) e invece esclude la frutta, tranne le mele, da consumare, comunque, in minima quantità. Il macrobiotico mangia quasi esclusivamente cereali, legumi e pesce (le uova fertilizzate non credo siano facili da trovare) e verdura in misura molto minore, tra l’altro escludendone alcuni tipi.
E’ una dieta che ho provato, nella mia adolescenza, quando mia madre l’ha scoperta e l’ha imposta in via sperimentale a tutta la famiglia, per fortuna con molte eccezioni. Io la trovo particolarmente squilibrata, ma approfitto delle sue ottime ricette giapponesi.
Comunque i bambini vegan, come gli adulti vegan, in effetti hanno bisogno di integrare la vit. B12, che in natura è prodotta da batteri, funghi, alghe. Le condizioni igieniche attuali impediscono di assumerla naturalmente: sbucciamo la frutta, laviamo con cura la verdura, prima di mangiarla.
Tutti i vegan integrano la vit. B12. Chi adotta una dieta comprendente proteine animali, ottiene da questi alimenti la vit. B12, che è presente solo perché agli animali vengono somministrati integratori che la contengono. Nessuno, nel mondo occidentale, assume naturalmente la vit. B12. Il modo naturale di assumerla potrebbe essere mangiare frutta non lavata e sbucciata, verdura non lavata, ma le condizioni igieniche occidentali e l’avvento dei pesticidi lo impediscono.
http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=1078
Io non ho figli, ma so che i bambini vegan godono di ottima salute.
Ecco un link: http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/vrg/bambini.html
L’American Dietetic Association ed i Dietitians of Canada, le due più grandi e prestigiose associazioni di dietisti del mondo raccomandano la dieta vegetariana
http://www.vegan3000.info/DettInfoNutrizionali.asp?Cod=319
Con questo link rispondo anche al timore di J.A. Baker, che vuole evitare il suicidio a mezzo dieta vegan. Se il signor Baker si facesse un giro sui forum vegan, troverebbe molti aspiranti suicidi che praticano arti marziali, palestra, sport vari, studiano, lavorano, mettono su famiglia e trovano anche il tempo di fare attivismo e volontariato in favore degli animali.
Sulla questione dell’anima preferisco non addentrarmi. Penso che ogni vegan abbia la sua opinione in merito, tra noi ci sono credenti e non credenti, persone che professano religioni diverse o nessuna. Non è la presenza o meno di anima negli animali che ci porta ad evitare di ucciderli, mangiarli, sfruttarli, ma il fatto che essi sono esseri senzienti, caratterizzati da un sistema nervoso e un cervello sviluppato, esseri che sentono il dolore e hanno sentimenti, proprio come noi.
Che i primi uomini fossero cacciatori è una teoria, smentita dalla nostra dentatura e dal nostro apparato digerente, nonché dal fatto che non possediamo l’enzima ericase, che serve a digerire la carne.
Mi sembra che Dennett ignori l’esistenza dei naturisti. Probabilmente lui si sente a posto solo se indossa un doppiopetto con cravatta, io riesco ad essere me stessa anche nuda. Non soffro di crisi di identità anche se non possiedo un’automobile.
Quanto alla parola che ci distingue dagli altri animali, il problema, come dimostra il link che ho fornito sopra, a proposito dei primati, è solo di maggiore o minore complessità di corde vocali.
Ringrazio Sparz per la segnalazione. Leggerò al più presto il libro che consiglia.
pamela
robertorossitesta said
Non mangio carne, solo ogni tanto un uovo della galline che razzolano libere (libere anche di covare se ne hanno voglia, nel qual caso vengono lasciate in pace)nel grande prato davanti alla casa della mia donna.
Con queste galline intercorrono rapporti molto soddisfacenti per me e, ho motivo di credere, anche per loro.
La mia donna dice che guardo galline cagne gatte lucertole femmine come non ho mai guardato nessuna donna e può avere ragione.
Ci deve essere qualcosa di sbagliato in me, e nell’essere umano in generale.
Pamela è un po’ talebana, ma al mondo è difficile trovare equilibrio; dovessi forzatamente scegliere fra le talebanitudini in campo, sceglierei la sua.
Un caro saluto,
Roberto
Anna said
Ho l’impressione che fai tanta confusione e ti sia fatta illusioni, come me le ero fatte io un tempo. La sintesi dello studio che ho riportato distingue bene tra vegani, vegetariani e macrobiotici. Inoltre se i macrobiotici si alimentassero come dici tu almeno su loro non avrebbero trovato livelli insufficienti di b12. Invece non è andata così e lo stesso sui vegani e sui vegetariani. Inoltre lo studio è stato fatto su un campione molto alto di persone e seguite per tanti anni proprio perchè o ricercatori sapevano benissimo che ci sono tanti modi di essere vegani, vegetariani e macrobiotici.Inoltre le cose che dici dei macrobiotici non sono vere, basta leggere il libro la Dieta Macrobiotica di Ohsawa per vedere che ci sono ben 10 regimi alimentari proposti. In ogni caso anche se fosse come dici tu la ricerca che ho indicato smentisce. Credevo anche io nell’affermazioni dell’associazioni che mi citi con i link. Purtroppo mi sono accorta a mie spese che le informazioni
che diffondono non sono supportate da studi e ricerche ampie come quella che ti ho indicato. Si basano su ricerche condotte per brevi periodi, viziate metodologicamente e su un numero di
persone basso. Purtroppo mi sono resa conto, quando vi credevo, come è facile illudersi, mentre appena si approfondisce, si comincia a capire come deve essere condotto uno studio per dare
sufficienti garanzie, le cose cambino. Inoltre, la ricerca indica che dopo diversi anni con livelli patologici dei nutrienti, persino il ritorno a un regime misto animale-vegetale, ha comportato molte difficoltà a ripristinare una situazione di salute che rimaneva alterata. Gli integratori non funzionano
esattemente come il cibo, non è la stessa cosa introdurre la vitamina b12 con il cibo o in pillole. La vitamina b12 inserita nel cibo funziona molto meglio di quella sintetica. E poi non c’è solo la b12, il problema c’è anche con la carnitina, con la carnosina, con lo zinco, se poi uno non inserisce il
latte si altera il rapporto calcio-fosforo che nel latte è equilibrato, mentre nei vegetali no. Inoltre, proprio di recente ricercatori, hanno affermato che la carenza di ferro colisce dal 20% al 50 % della popolazione mondiale, costituendo la più comune deficienza nutrizionale nelle popolazioni dei paesi industrializzati e dei paesi sottosviluppati e che la soluzione non è quello di fornire loro ferro come minerale o come sale inorganico, ma di adeguare la dieta alla biologia umana, in particolare l’apporto carneo o d’alimenti di origine animale nella misura di 1,5-2 grammi di proteina per chilo di peso corporeo, un apporto che è stato calcolato, è quello dei nostri antenati neolitici (Beard e Rebecca Stoltzfus)
Non è neanche vero che la dentatura e l’apparato digerente indica che l’uomo è vegetariano. Ormai è certo che biologicamente l’uomo è adatto a un regime equilibrato misto tra cibo animale e cibo vegetale. E quella che tu chiami teoria ormai è supportata da moltissimi dati sperimentali. Ormai sappiamo bene che in base a :
1. caratteristriche dei denti; 2. risultati delle ricerche sull’usura dei denti; 3. risultati delle determinazioni degli isotopi del carbonio e dello stronzio nelle ossa umana fossili; 4. resti di alimenti o di loro parti negli insediamenti umani, ivi compresi le deiezioni fossili (coproliti); 5. tipo
di utensili e tracce da loro trasciate, ad esempio sulle ossa, sia animali che umane (cannibalismo), si è dimostrato che il regime alimentare è sempre stato misto (Delluc G, Diamond)
Inoltre lo stomaco e l’intestino dell’uomo non sono certo strutturati come quello degli erbivori, lo studio recente della flora probiotica indica una presenza betterica di batteri
aerobi-anaerobi adatto a una alimentazione mista. Inoltre non è vero che non abbiamo gli enzimi per digerire la carne. Anzi, che se ne fa l’uomo della pepsina che è un enzima troppo forte, che non sarebbe necessario per digerire le proteine vegetali? Invece noi l’abbiamo perché è perfettamente adatto alla digestione della carne. La pepsina è un enzima, appartenente alla classe delle idrolasi, prodotto in forma inattiva (o pepsinogeno) sotto l’azione dell’HCl, e insieme ad H2O ed HCl dalle ghiandole dello stomaco, più esattamente dalle cellule principali, costituisce i succhi gastrici contenuti nello stomaco.Essa provvede alla digestione parziale delle proteine (enzima proteolitico),trasformandole in frammenti più piccoli chiamati peptidi. La digestione delle proteine deve per forza essere svolta con l’aiuto dell’acido cloridrico prodotto dalle ghiandole dello stomaco. Le ghiandole, inoltre, producono un
muco che protegge il tessuto muscolare dall’acido cloridrico.
Inoltre il nostro organismo produce il fattore intrinseco proprio per assorbire bene la b12 del e dal cibo animale. Anche questo è dimostrato. Come dice il massimo studioso al mondo dell’apparato
gastrointestinale Michael D. Gershon nel suo libro il Secondo Cervello, il fattore intrinseco è l’unica sostanza assolutamente indispensabile, è prodotta dallo stomaco e serve proprio per
estrarre la b12 ma solo dal cibo animale. Quindi non si può assolutamente dire che non possiamo digerire la carne, che poi contraddisce l’esperienza più elemantare di tutti quelli che mangiano carne e la digeriscono bene. Quella che non si può digerire non è mica la carne, ma la cellulosa dei vegetali (che spesso provoca gas, gonfiore intestinale e fermentazione) che è però utile perché di questa si nutre la flora batterica che ci è utile. Il fattore intrinseco è un proteina. La carne, purché
non si esageri, ma questo vale per qualsiasi altro alimento viene digerita molto bene e assorbiti molto bene lo zinco, la carnosina, la carnitina, il coenzima Q che contiene e che sono tutte sostanze scarsamente presenti o assenti nel mondo vegetale e che oggi sono considerate fondamentali per i mitocondri, il cuore, la pelle e come fattori antiage. Il popolo più longevo al mondo consuma molto pesce.
Riporto degli articoli di un persona come Eugenio del Toma, presidente della Società italiana di dietetica e nutrizione clinica, usciti su Repubblica salute.
VITELLO? CARNE BUONA E SANA
Repubblica — 07 ottobre 1995 pagina 13 sezione: SALUTE
Su alcuni quotidiani sono state riportate, con grande rilievo ed allarmismo, le motivazioni con cui la Lega Antivivisezione ha promosso una delle ricorrenti campagne anti-carne. Il boicottaggio, stavolta, è mirato alla carne di vitello più che al generico e tradizionale bersaglio delle carni bovine. Nulla da dire sull’ impostazione ideologica di chi rifiuta di mangiare le carni animali (non dimentichiamo, però, che anche il pesce è “carne”). E’ innegabile che il vegetarianismo è compatibile con un ottimo stato di salute, almeno fin quando l’ esasperazione concettuale non porti anche al rifiuto di latte, formaggi e uova. Nulla da dire sulla richiesta della Lav di migliorare le condizioni in cui i vitelli vengono stabulati. Ma qualche riserva va pur fatta sul terrorismo con cui vengono dati per scontati i “pericoli per la salute umana” quando ci si azzardi a consumare “carne bianca” di vitello. Le battaglie ideologiche vanno combattute con argomenti pertinenti e senza brandire armi improprie, come si è fatto in questo caso adombrando un rischio biologico, inesistente o improbabile (comunque non riconosciuto dalle Autorità competenti), legato al consumo di carni bianche. Bisogna che i consumatori sappiano che le carni sono in realtà l’ alimento più controllato e più controllabile e che il muscolo degli animali, siano vitelli o bovini adulti, è perfettamente commestibile quando il prodotto viene acquistato nei locali autorizzati. Magari potessero disporre di queste carni i molti milioni di persone che vivono nei paesi a basso reddito dove la malnutrizione proteica è tuttora una realtà mortale. Purtroppo, i nutrizionisti condividono ben maggiori preoccupazioni per gli alimenti vegetali e soprattutto per le verdure che vengono mangiate crude, con un lavaggio che poco o nulla può fare sui residui di pesticidi o sui troppi inquinanti che l’ uomo civilizzato, novello apprendista stregone, sta spargendo a piene mani nell’ ambiente. C’ è il timore di una contraddizione tra teoria e realtà quando, in base alle più recenti acquisizioni scientifiche sul ruolo degli antiossidanti e delle fibre, i nutrizionisti debbono consigliare un maggior consumo di verdure, sapendo poi quanto siano difficili e occasionali i controlli sui prodotti vegetali. Utilizzare additivi oggi vietati dalla legge, nell’ allevamento dei vitelli, è un illecito che comporterebbe dei rischi troppo gravi per qualsiasi azienda di rilievo. Ma utilizzare pesticidi in agricoltura è consentito con una serie di avvertenze, sul dosaggio e sui tempi, che possono essere falsate, per ignoranza o per volontà, con pochissime probabilità di incappare in uno specificio controllo. La campagna della Lav, pur meritoria per quanto riguarda le condizioni di allevamento dei vitelli (ma nessuno prende mai le difese dei pesci che si ammassano nelle vasche di acquacoltura o dei conigli o dei tacchini), è destinata a svalutarsi quando cerca sostegno in particolarità scientificamente irrilevanti. Che i vitelli vengano nutriti con una dieta liquida non ha alcun significato negativo per chi sa bene quante persone, dopo gravi interventi chirurgici sull’ apparato digerente, vengono alimentate per anni con tecniche analoghe, senza che per questo si manifestino carenze nutrizionali. Allora perché non prendersela anche con gli allevatori di suini che negli ultimi anni, inseguendo il bersaglio proposto dai medici, hanno ridotto il contenuto di grasso e di colesterolo nei maiali ma propinando loro dei mangimi calibrati, frutto di un’ esasperata ricerca scientifica a cui la natura è quasi del tutto estranea. Il fatto, poi, che le carni dei vitelli abbiano un minor tasso di emoglobina non può essere definito un “effetto dannoso” ma semmai un minor apporto di quel ferro di cui altre carni sono più ricche. Se così non fosse dovremmo considerare dannosi tutti gli alimenti che non contengono ferro o che ne hanno quantità assai più modeste. Neppure è credibile che un allevatore rischi di perdere un capo di bestiame per averlo sottoposto a trattamenti che ne riducono le difese immunitarie, tanto da facilitare malattie ed epidemie di quel bestiame da cui intende ricavare un guadagno economico. In tema di alimentazione esistono ancora disinformazione e pregiudizi e non è il caso di confondere ulteriormente un pubblico che, non avendo potuto apprendere nella scuola dell’ obbligo le nozioni base, è costretto ad ascoltare e a leggere ogni sorta di affermazioni, spesso contraddittorie, e per lo più prive dei necessari riscontri sperimentali ed epidemiologici. L’ uomo è un onnivoro che dalle carni ricava molti vantaggi nutrizionali: insegniamogli a scegliere più consapevolmente le varietà più nutrienti in base alle tabelle di composizione degli alimenti e non per finalità che poco o nulla hanno a che fare con la Scienza dell’ Alimentazione. EUGENIO DEL TOMA Primario del Servizio Diabetologia e Dietologia, Azienda Ospedaliera’ Nicholas Green’ , Roma – di EUGENIO DEL TOMA
Pericolose forzature ideologiche
Repubblica — 21 giugno 1998 pagina 9 sezione: CRONACA
ROMA (o.l.r.) – “Forzature ideologiche prive di qualsiasi validità scientifica e, per di più, pericolose per la salute dei bambini”. Il professor Eugenio Del Toma, primario nutrizionista dell’ ospedale Forlanini di Roma, non ha dubbi: teorizzare, come fa il professor Spock nel suo testamento, una alimentazione vegetariana per i bambini dopo i due anni è una “provocazione ideologica che, se applicata alla lettera, è un pericolo per la salute”. Perché, dottor Del Toma, le tesi di Spock sono “pericolose”? “Perché l’ uomo è un onnivoro e non può rinunciare agli alimenti-base come la carne e il latte. Come in tutte le cose, anche nell’ alimentazione ci vuole un giusto equilibrio nella scelta delle cose da mangiare, senza nulla togliere all’ importanza dei vegetali”. Spock nella sua provocazione post mortem sostiene la necessità di evitare per i bambini dopo i due anni il latte e i suoi derivati. Pericoloso anche questo? “Certamente. è di fondamentale importanza che i bambini almeno fino ai sei mesi, ma ci sono tanti altri illustri colleghi che suggeriscono fino al primo anno di vita, vengano alimentati col latte materno. Dopo, nella fase dello svezzamento è bene che vengano abituati a ingerire pappette complete di pasta, carni, verdure appositamente tritate, e bere latte vaccino. Teorizzare il contrario è fuorviante e pericoloso: costringere i bambini ad una alimentazione solo vegetariana significherebbe, tra l’ altro, esporli ai pericoli di uno sviluppo poco armonico e a possibili forme di allergie”. Lei teme altre forme di danno per la salute dei bambini? “Con una alimentazione vegetariana si danneggia, soprattutto, le femminucce. Il fisico delle bambine avrà gravi problemi nella fase mestruale perché il loro organismo, in conseguenza di una alimentazione esclusivamente vegetariana, non ha ferro a sufficienza per affrontare una fase così delicata della crescita”. E i bambini? “Anche i bambini, se costretti ad una alimentazione vegetariana, hanno problemi. Così pure i ragazzi e gli adulti. Ad esempio, gli atleti totalmente vegetariani vanno sempre incontro a disastrosi disturbi. Il fisico dell’ uomo ha bisogno di tutto, con misura, equilibrio, ma di tutto. Non vanno criminalizzati i vegetali, ma nemmeno la carne e il latte. Queste tesi di Spock non hanno una condivisione scientifica. Vanno solo respinte”.
Eugenio del Toma, presidente della Società italiana di dietetica e nutrizione clinica, mette in guardia contro il mito del genuino: “In epoche di sicura genuinità l’ uomo moriva di denutrizione e soffriva di una serie di malattie collegate all’ igiene o alle carenze alimentari. Bere una ‘ genuina’ tazza di latte appena munto poteva causare una genuina brucellosi, e perfino una tubercolosi”. E non basta. “I cancerogeni naturali”, prosegue Del Toma, “sono molto più diffusi e più attivi di quelli che residuano ad un corretto impiego dei sussidi chimici”. Non occorre scomodare la cicuta di Socrate per ricordare che anche la natura può essere pericolosa. Estrogeni naturali si trovano in molti vegetali. Altre piante, e anche qualche animale come ostriche, lumache e granchi, secernono pesticidi naturali per difendersi dai predatori. Alimenti ricchi di tiramina – formaggi fermentati, ma anche vino rosso, cacao e pesce secco – possono provocare forti mal di testa e ipertensione. E accanto alle sostanze “prodotte” da piante e animali, ci sono quelle assorbite dall’ esterno. Meglio evitare di consumare in dosi eccessive fegato, rognoni e funghi. Si tratta di vere e proprie “spugne” della natura, impregnate di pesticidi e di metalli pesanti. E’ insomma consigliabile variare il più possibile la propria dieta, in modo da compensare pregi e difetti di ciascun alimento. A chi decidesse di abbandonarsi senza ritegno alla “chimica nel piatto”, resta almeno una soddisfazione. Dal gennaio scorso, gli additivi alimentari sono in libera vendita. Chi se la sente di rischiare può arricchire la propria dispensa con tutti i coloranti e conservanti previsti dalla legge. – di PAOLA EMILIA CICERONE Hypothesis
Repubblica — 24 ottobre 1994 pagina 22 sezione: SOCIETA’
Il gradimento degli stranieri per la cucina italiana potrebbe far sembrare pleonastico ogni interrogativo sulla cultura gastronomica e sulla razionalità delle nostre scelte alimentari. Tuttavia, esistono molte perplessità sulla gestione di questo patrimonio e sull’ attaccamento dei giovani alle tradizioni alimentari. In effetti, la stessa raffinatezza sensoriale del “gusto” è sovrastata da prioritarie esigenze salutistiche ma anche da atteggiamenti dietetici preconcetti, come nel caso dei vegetariani o perfino dei cultori del genuino e del cosiddetto “biologico”…Eugenio Del Toma
Diana said
Tratto da http://www.runners.it/RUNNERS3/Articoli
Vegetariani e corsa
di Roberto Albanesi, direttore del sito Runny, il sito per vivere meglio – http://www.albanesi.it
Il concetto di dieta vegetariana non è molto preciso. È dunque il caso di introdurre alcune definizioni.
Iniziamo con il dire che tutte le diete vegetariane hanno in comune l’astensione completa dal consumo di carne e di pesce, cioè il consumo diretto di animali. Il falso vegetariano – Non si possono considerare pertanto vegetariani coloro che si astengono
dalla carne (magari solo per motivi di appetibilità), ma si cibano di pesce. Questa considerazione è molto importante a fini statistici in quanto molti sono convinti di essere vegetariani “perché non mangiano carne”. In quest’ottica non è, per esempio, vegetariana la dieta macrobiotica che non esclude il consumo di carne e soprattutto di pesce. Non sono vegetariani nemmeno quelli che lo sono “di massima”, salvo poi, quando pranzano fuori, non farsi problemi di fronte a un bel piatto di pasta al ragù o di spaghetti alle vongole.Il vegetariano – La grande suddivisione delle diete vegetariane è fra coloro che assumono
comunque proteine animali (ovolattovegetariani, uova, latte e latticini, lattevegetariani, latte e latticini, ma non uova, ovovegetariani, uova, ma non latte e latticini) e chi esclude dalla propria dieta qualunque fonte animale. Chi esclude carne e pesce, ma consuma proteine animali è vegetariano.
Il vegano (vegetaliano) – Chi esclude ogni fonte animale (attenzione: anche il miele è alimento di origine animale) è detto invece vegano o vegetaliano.
Il vegetariano
Poiché aboliscono solo l’uso di quegli alimenti che comportano l’uccisione dell’animale, le diete vegetariane non rappresentano una scelta alimentare, ma di coscienza e, non operando restrizioni particolari sui macronutrienti, possono essere perfettamente accettate. In realtà non si possono
nemmeno chiamare diete, ma scelte esistenziali che limitano (in misura nemmeno così eclatante)solo il ricettario degli alimenti a disposizione.Da un punto di vista salutistico il fatto di non cibarsi di carne non migliora il quadro. Infatti nelle
uova, nel latte, nei latticini (ma anche nei grassi vegetali e nell’olio di oliva) sono contenuti gli stessi grassi saturi delle parti grasse della carne.In sostanza il maggior problema del vegetariano non attento alla propria alimentazione è di avere
una dieta troppo ricca di carboidrati e scarsa in grassi e proteine. Inoltre, non consumando pesce,spesso il vegetariano deve fare attenzione ad assumere una giusta quantità di acidi grassi essenziali.
Con un po’ di attenzione è però possibile risolvere facilmente questi problemi e si può concludere che un vegetariano con coscienza alimentare (cioè attento alla sua alimentazione, che sa cosa e quanto mangiare) può tranquillamente correre senza nessuna forma di penalizzazione.
Il vegano
Per il vegano che non assume proteine animali il quadro cambia completamente; se è vero che i vegani non arrivano all’1% della popolazione è pur vero che molti di loro praticano sport ed è
pertanto importante capire i limiti di questo tipo di alimentazione nei riguardi della corsa e dello
sport di resistenza in generale.
Ho seguito personalmente l’evoluzione atletica di diversi vegani per quasi vent’anni e posso sicuramente concludere che non solo non esiste nessun vantaggio, ma addirittura che un tale tipo
di alimentazione è penalizzante. Se si può discutere la penalizzazione nella quotidianità di un sedentario, in uno sportivo di resistenza l’handicap è certo. Si concretizza soprattutto attraverso un metabolismo che è troppo orientato ai carboidrati con:• scarse capacità di recupero;
• scarsa capacità di ricorrere al protein burning cioè all’impiego delle proteine a fini energetici.
Nel breve periodo il primo punto porta a un allenamento non ottimale, caratterizzato da ampie pause di recupero; nel lungo periodo a un invecchiamento atletico decisamente maggiore.
Probabilmente è possibile ovviare a tali inconvenienti, ma il vegano è spesso troppo legato al concetto che la sua alimentazione sia il non plus ultra ed è pertanto restio all’assunzione di integratori alimentari che compensino le carenze.Vediamo i problemi “sportivi” del modello alimentare vegano dal punto di vista teorico.
Ferro – Non si tratta solo di avere meno fonti di ferro a disposizione, ma soprattutto del fatto che
la biodisponibilità del ferro di provenienza vegetale è molto bassa, risultando meno di un terzo di
quella del ferro di origine animale. Il ricorso a integratori (di origine vegetale) può non migliorare significativamente la situazione perché la biodisponibilità di tali integratori è comunque insufficiente. Probabilmente è per questo che negli sport di resistenza non esistono atleti a livello
mondiale che seguono un’alimentazione vegana: l’organismo si abitua a una carenza cronica di ferro e l’eritropoiesi si adegua di conseguenza, generando valori ematici normali tendenti al basso,non comunque da campione.
C’è da dire che i vegani sono soliti citare elenchi di sportivi a suffragio della loro scelta. In realtà:
• tali elenchi mischiano vegetariani e vegani (a questo punto dell’articolo dovrebbe essere evidente l’enorme differenza fra le due scelte);• citano pochi atleti di sport di resistenza;
• molti sportivi non hanno mai fatto professione di alimentazione vegana mentre erano in attività;• molti sportivi sono stati inseriti a loro completa insaputa e senza che si verificasse veramente il loro status.
Per chiarire l’ultimo punto, nell’elenco di personaggi famosi vegetariani (o vegani) figura ancora il nome di Madonna, mentre ormai da anni la rockstar si ciba di carne ed è diventata addirittura cacciatrice!
In ogni caso negli elenchi dei primi cento maratoneti a livello mondiale o europei non figurano vegani. Sarebbe interessante verificarlo anche sui primi cento atleti italiani.
Altri minerali – L’assorbimento di alcuni minerali (come lo zinco) è reso difficoltoso dall’alto contenuto di fibre e dalla presenza di sostanze (come i tannini e i fitati). In altri casi (calcio) viene meno la fonte principale di approvvigionamento (latte e derivati).Vitamine – Molti ricercatori ritengono che l’alimentazione non sia sufficiente per coprire il
fabbisogno vitaminico per contrastare processi degenerativi come l’invecchiamento; con un’alimentazione vegana la situazione peggiora perché vengono meno le fonti principali di vitamine
del gruppo B (soprattutto la cianocobalamina) e di vitamina D. Lo scarso apporto di vitamina D e di calcio dalla dieta predispone il soggetto all’osteoporosi. Non a caso chi segue un’alimentazione vegana appare raramente di aspetto giovanile, con riflessi rallentati, tipici di un’età più matura.
Le proteine – Poiché mediamente i cibi vegetali hanno un contenuto proteico molto più basso dei
cibi animali, chi si alimenta in modo vegano arriva spesso ad assumere non più del 10% di proteine. Se tale percentuale può essere accettabile per un sedentario, è assolutamente
insufficiente per uno sportivo. Avere una bassa quota proteica nell’alimentazione significa avere uno scarso recupero, aumentare le probabilità di infortunio (soprattutto muscolare) e non essere orientati a utilizzare le proteine come supporto energetico. Il vegano inoltre è spesso carente muscolarmente perché l’ipertrofia muscolare è praticamente impossibile in un tal modello alimentare.
Cosa dicono i vegani
La posizione espressa in questo articolo non è solo la mia personale, ma è condivisa da gran parte
della scienza alimentare moderna. I vegani contestano molti punti citando “casi particolari” come esempi positivi. Alla base di ciò c’è un profondo errore logico. Per capirlo, un esempio
immaginario. Immaginiamo che Baldini diventi vegano; probabilmente invece di correre la maratona in 2h07’ la correrebbe in 2h10’, un tempo sempre di caratura internazionale e
decisamente impensabile per la stragrande maggioranza di noi mortali. L’atleta italiano però scivolerebbe indietro nelle classifiche mondiali; la cosa sarebbe meno eclatante a livello italiano dove comunque ci sarebbe un certo declassamento. Più si restringe l’insieme considerato, più la situazione passerebbe inosservata. Ecco perché dire che “il forte atleta Tizio è vegano” ha poco senso, scientificamente parlando, quando “forte” non è rapportato a un’eccellenza (le liste dei primi nel mondo), ma a una situazione più “provinciale” con la quale si può barare giocando su altri fattori extra-alimentari (per esempio la classe intrinseca dell’atleta). Per capirci fino in fondo,
se analizzo le prime cento maratonete mondiali non trovo nessuna atleta donna cinquantenne, mentre se analizzo i dati della provincia italiana X è possibile addirittura che una cinquantenne sia la più veloce: a causa del ristretto campo d’azione ho falsato la statistica e potrei assurdamente concludere che a cinquant’anni si può andare forte come a trenta.
Quindi, consiglio a tutti i runner. Rispettiamo pure gli animali, ma non neghiamoci un uovo o un bicchiere di latte.
pamela said
Mi erano sfuggite le poche righe dedicate ai vegetariani. Questo studio scopre l’acqua calda: ai vegan manca la vitamina b12, che mancherebbe a tutti se non fosse somministrata agli animali d’allevamento. Come ho già detto, nessuno in Occidente assume la vit. B12 da fonti naturali, a meno che non sia solito aggirarsi intorno agli alberi da frutto e mangiare frutta sporca di terra e mangiare direttamente nell’orto del vicino i cespi di lattuga, il tutto condito di saporiti vermetti. Quanto alla macrobiotica, non mi interessa discuterne, perché non è una dieta che sostengo. Non ho letto il libro di Ohsawa perché non ho tempo da perdere con le ***, ma da secoli girava a casa dei miei un libro di Stampa Alternativa che riportava alcuni modelli di dieta. Ho inoltre diversi amici macrobiotici, che tento di dissuadereEsistono studi pro e contro l’alimentazione a base vegetale, ma una parola definitiva viene dalle posizioni dell’ American Dietetic Association e dai Dietitians of Canada. Naturalmente c’è chi fa finta di niente e continua a difendere delle posizioni perdenti, estraendo dal cappello a cilindro studi e controstudi.
Sull’apparato digerente:
http://www.scienzavegetariana.it/argomentinbreve/atti_1_forumveg.html#art2
Oh, no, Albanesi no! Ha fatto rotolare dalle risate un intero forum vegan, sostenendo che tra i vegan esiste la categoria dei granivori (forse parenti di Topo Gigio).
Scusate, care commentatrici, se non leggo proprio tutto quello che avete scritto. Preferisco andarmi a rileggere la posizione dei Dietitians of Canada. A proposito, siete mica sorelle?
pamela said
Caro Roberto, grazie per quello che dici, lo prendo come un grande complimento. Io mi rimprovero di non fare abbastanza per gli animali e rischio volentieri il fuggi fuggi generale dovunque mi presenti.
Essere considerata talebana per me vuol dire che forse sono stata abbastanza insistente, al limite dell’odioso e insopportabile.
Un abbraccio
pamela
Qibli said
Marcello Giovannini
Direttore della clinica pediatrica presso l’ospedale San Paolo
dell’Università di Milano
Il ruolo della carne nell’alimentazione
della gestante e nell’infanzia
Prima di parlare dell’importanza della carne
bovina nell’alimentazione della donna durante
gravidanza e allattamento, è importante
valutare la durata della gravidanza, i vari
fattori che possono influenzarla, il deficit o la presenza
di certe sostanze come l’acido rachidonico di cui
parlerò più avanti, il mantenimento delle riserve materne
durante la gravidanza e l’allattamento, ricordando
chiaramente che una corretta alimentazione durante
la gravidanza è preferibile a una somministrazione
di integratori, visto che occorre molto
più tempo per assimilarli e metabolizzarli. È importante
che le gestanti e le giovani madri non
facciano la spesa in farmacia bensì usino alimenti
ricchi di elementi utili per la crescita del feto o del
bambino. Occorre tener presente l’importanza dell’arricchimento
del latte materno e quanto esso dipenda
dall’alimentazione: parleremo di acido arachidonico
come fattore di crescita. La carenza di acido rachidonico
si trova nei funicoli dei bambini che hanno una
rallentata crescita fetale. Parleremo dell’intake di ferro
e di zinco, di cui si parla poco oggi, ma che è
importante per la crescita e per lo sviluppo neurocomportamentale
del bambino. Le ultime ricerche del
gruppo dell’Inta di Santiago del Cile hanno visto
quanto la carenza di ferro può influenzare lo sviluppo
neurocomportamentale e i potenziali visivi e
acustici dei bambini cileni con carenza di carne
nell’alimentazione. E la quantità di acido rachidonico
che possiamo trovare nella carne, è anche maggiore
di quella presente del latte materno e seconda
rispetto a quella dell’uovo.
Quali sono i fattori di crescita che caratterizzano
la carne bovina? Ferro, zinco, acido rachidonico:
per il contenuto, la forma biologica, l’assorbimento
e la biodisponibilità (tabella 1). Dobbiamo
valutare tutti questi elementi e finirla di parlare di
diete che stressano il fisico. L’uomo è onnivoro e
deve mangiare di tutto un po’, come ha detto un
grande nutrizionista, David Crechevsky, che ha dedicato
una vita a questo tipo di studi. Ricordiamoci
anche che l’uomo divenne erectus quando divenne
onnivoro e cominciò a mangiare la carne.
La gravidanza e l’infanzia: occorre un’alimentazione
in cui la quantità giusta di calorie sia rispettata,
e l’apporto degli alimenti traccia dei minerali sia
portato in maniera naturale. Non deve essere dimenticato
l’acido rachidonico, che è fattore di crescita
importante. Tutto questo per una crescita armonica
del feto e del bambino. Il latte materno deve avere
un divezzamento diverso: il bambino allattato al
seno necessita di un divezzamento carneo.
Anche la ragazza adolescente deve avere un
apporto carneo, non limitarsi ad assumere ferro
sotto forma di farmaco visto che ha una minor
biodisponibilità.
Ferro e gravidanza: per evitare l’anemia materna
e il parto pre termine (tabella 2), è importante
un’alimentazione completa che comprenda il ferro
alimentare e lo zinco di origine vegetale, che è
maggiormente biodisponibile se mescolato alla carne.
Ci sono infatti dei fattori nella carne, che
ancora non vengono studiati, ma che permettono
di assorbire meglio il ferro vegetale. Quando abbiamo
una gestante che presenta valori serici più bassi,
rischiamo di avere bambini a basso peso, con spese
per la comunità e parti a rischio. Abbiamo la possibili-
Tabella 2 – Ferro e Gravidanza
l La supplementazione routinaria con ferro previene stati
di anemia materna e può prevenire il parto pretermine
Villar J et al, Who World Bank, Obstet Gynecol Surv 1998; 53:575
l Nel caso di anemia ferropriva (ferritina serica <12
microgrammi/L) il rischio di basso peso alla nascita
viene triplicato e quello di parto prematuro viene più
che raddoppiato
Scholl To et al, Am J Clin Nutr 1992; 55:985-8
Atti del Convegno Internazionale sulla carne bovina
12
Tabella 3 – E gli effetti funzionali
possono persistere…
l Confronto a 4 anni fra 41 bambini con anemia
ferropriva nei primi due anni (Hgb <10g/dL a 6 mesi
e <11g/dL a 12 e 18 mesi) e 43 controlli
l Indagini: potenziali evocati uditivi e/o visivi
l Risultati: latenze delle onde prolungate ai potenziali
evocati sia uditivi che visivi nei confronti della
popolazione controllo
l Speculazione: possibile effetto negativo sullo sviluppo
psicocomportamentale generale?
Algarin C et al, Pediatr Res 2003; 53:217-23
abbiamo la possibilità di prevenire certi problemi, con un’alimentazione
corretta senza andare in farmacia. Il bambino pre
termine non ha riserve di ferro e quindi necessita,
dopo il divezzamento, che nella sua alimentazione sia
presente il ferro, ferro alimentare e non farmacologico.
Questa necessità si è evidenziata soprattutto nei
Paesi in via di sviluppo. Stiamo facendo uno studio in
Cambogia: stiamo valutando dei bambini nell’ambito
di una campagna contro la tubercolosi e per la prevenzione
della malaria. Valutiamo anche la crescita, e
chiediamo la preparazione di prodotti galenici per
fare un’integrazione di ferro, zinco e calcio: in quei
Paesi infatti, stiamo valutando la differenza della
crescita proprio di quei bambini che seguono questa
integrazione.
Qual è il fabbisogno di ferro? Somministrando dai
6 agli 8 mmg al giorno riusciremo ad avere un
fabbisogno di ferro dagli 0,75 a un milligrammo al
giorno. Il professor Williams ha pubblicato sul British
Medical Journal uno studio effettuato su 85 bambini
randomizzati abitanti in aree urbane: la supplementazione
con ferro attraverso formule arricchite
previene il declino dei punteggi di sviluppo psicomotorio
e l’anemia sideropenica.
Quali sono gli effetti funzionali che possono persistere
in caso di anemia? In un confronto tra bambini
di 4 anni (tabella 3) con anemia ferro priva nei
primi due anni e bambini supplementati o in quelli
che avevano un’alimentazione corretta comprendente
la carne in cui era presente il ferro, i potenziali
evocativi uditivi e/o visivi di questi ultimi
erano migliori. Gli studi sono stati pubblicati su
Pediatric Research del mese di febbraio. La carenza
di ferro in una dieta non corretta, carente di
carne, può portare effetti negativi sullo sviluppo
psicocomportamentale generale. Una volta, per questo
genere di sviluppo si pensava soprattutto al fosforo
contenuto nel pesce; adesso si è notato che il ferro
è importante, soprattutto nella femmina pre-adolescenziale
e durante l’adolescenza.
Come si assorbe il ferro? Il latte materno ha un
assorbimento basso ma è altamente biodisponibile.
La quantità di ferro eme nella carne bovina è
seconda solo a quella contenuta nel latte materno,ed è superiore alla quantità contenuta nel latte
artificiale.
La carne bovina ha un effetto positivo sullo stato
marziale in quanto contiene ferro nella forma eme,
che è altamente biodisponibile, e perché ha un effetto
positivo sulla forma di ferro non eme presente in
altri alimenti nello stesso pasto. Questo è uno dei
motivi per cui secondo le linee guida dell’Organizzazione
della Sanità europea, il baby food non deve
essere 100% carne ma in proporzioni di 51% e 49
per cento. Così, la biodisponibilità di ferro contenuto
in alimenti vegetali può essere notevolmente
incrementata con l’aggiunta di quantitativi anche
limitati di carne bovina.
Uno studio del professor Michaelsen ha dimostrato
l’associazione positiva tra ferritina serica ed assunzione
di carne tra i sei e i nove mesi di vita del
bambino, mantenendo i valori di ferritina plasmatica
costanti e non variabili, e questo è molto importante
in un bambino che raddoppia il peso a sei mesi e lo
triplica a un anno. Uno studio condotto dal professor
Engelmann compiuto su 42 bambini randomizzati
dell’età di 8 mesi, ha dimostrato che si raggiungono
valori di emoglobina più stabili grazie a una somministrazione
di 27 grammi al giorno di carne invece
che di 10. Lo stesso Engelmann ha compiuto uno
studio sugli isotopi stabili su otto bambini dell’età di
dieci mesi, notando che l’aggiunta di dieci grammi
di carne a 100 grammi di purea vegetale aumenta di
2,7 volte la quantità di ferro assorbito.
Quali sono le sostanze contenute nella carne bovina?
Da valutare il meat factor, vale a dire l’insieme
di componenti che ancora non si conoscono ma che
contribuiscono a mantenere il ferro in una forma
solubile e quindi biodisponibile: probabilmente certi
peptidi di basso peso molecolare che si producono
durante la digestione della carne e della istidina in
essi contenuta.
Altro importante elemento contenuto nella carne
è lo zinco, che abbiamo visto essere fondamentale
per la crescita del bambino. Abbiamo carenze
di zinco nei bambini pre termine anche se
Tabella 4 – Zinco e gravidanza
l Un basso intake di zinco si associa a un aumento di
circa due volte il rischio di basso peso alla nascita
(< 2.500 grammi)
l Il rischio di parto pretermine (< 37 settimane)
aumenta a sua volta, soprattutto in caso di rottura
prematura delle membrane
l Un basso intake di zinco nelle fasi precoci della
gravidanza si associa a un rischio tre volte superiore
di parto molto prematuro
(< 33 settimane)
l Il rischio aumenta in associazione ad anemia
ferro-priva
Scholl To et al, Am J Epidemiol 1993; 137:1115
Tabella 3 – E gli effetti funzionali
possono persistere…
l Confronto a 4 anni fra 41 bambini con anemia
ferropriva nei primi due anni (Hgb <10g/dL a 6 mesi
e <11g/dL a 12 e 18 mesi) e 43 controlli
l Indagini: potenziali evocati uditivi e/o visivi
l Risultati: latenze delle onde prolungate ai potenziali
evocati sia uditivi che visivi nei confronti della
popolazione controllo
l Speculazione: possibile effetto negativo sullo sviluppo
psicocomportamentale generale?
Algarin C et al, Pediatr Res 2003; 53:217-23
Atti del Convegno Internazionale Assocarni sulla carne bovina
13
allattati al seno e anche se nel latte materno
dovrebbe essere contenuto zinco. (tabella 4). È
importante che la dieta della gestante contenga
questo elemento: rischia quindi la donna vegetariana,
ma se la donna è onnivora deve assumere la
carne rossa che è ricca di zinco, ferro e acido
arachidonico. Se la donna ha un basso intake di
zinco, il rischio di basso peso alla nascita aumenta
di circa due volte. Aumenta il rischio di parto pre
termine soprattutto in caso di rottura prematura delle
membrane. Un basso intake di zinco nella fase
precoce della gravidanza si associa a un rischio tre
volte maggiore di un parto molto prematuro. Il
rischio aumenta in associazione ad anemia ferro
priva.
Da valutare anche l’importanza dello zinco
nell’infanzia: la condizione e il ruolo di questo
elemento sono analoghi a quelli del ferro, come
l’associazione con gli indici di crescita e sviluppo
non dose dipendente: i bambini pre termine sono i
più esposti. Occorrono circa 5 milligrammi al giorno:
è stato visto che le diete ad alto tenore di cereali
non raffinati non estrusi portano solo al 15% dell’assorbimento,
mentre diete con cereali raffinati e carne
portano al 50% dell’assorbimento dello zinco.
Ricordiamoci quindi che è utilissima la fibra nell’alimentazione,
è importante la sua capacità di modulazione
intestinale ma ricordiamoci anche che le fibre
inibiscono l’assorbimento, quindi la dieta va valutata
con quote giuste.
Riguardo allo zinco, in uno degli ultimi numeri
del British Medical Journal si dice che è conosciuto
da 40 anni ma ignorato dalle organizzazioni mondiali
per la salute, nel senso che non ci sono ancora
globali osservazioni sul suo ruolo.
Secondo la meta-analisi di 33 studi di intervento,
la supplementazione di zinco da sola migliora la
crescita lineare e l’incremento ponderale. Secondo
alcuni scienziati americani che lavorano in oriente,
la supplementazione di zinco ha migliorato gli
indici di sviluppo neurocomportamentale dei
bambini cinesi (tabella 5). L’apporto ottimale tra i
6 e 12 mesi evoca indici di sviluppo ottimali anche in bambini cileni secondo il gruppo di studi dell’Inta
di Santiago del Cile.
Dov’è contenuto lo zinco? Le quantità maggiori
si trovano nel manzo (8 mg/100gr), nell’albume
abbiamo 0,02 mg/100gr, nel latte materno abbiamo
alta biodisponibilità ma 0,12 mg/100gr. Il manzo
contiene otto volte la quantità di zinco rispetto al
pollo. È uno dei motivi per cui è preferibile dare
ai bambini il manzo, che è meglio del vitello e
molto meglio del pollo.
Per quanto riguarda la carne bovina e l’assorbimento
di zinco nell’infanzia, è stato fatto uno studio
con isotopi stabili in due gruppi di bambini a 7 mesi:
a un gruppo è stato somministrato latte materno
associato a vegetali, all’altro latte materno e carne.
L’assorbimento di zinco è migliore quando abbiamo
latte materno associato a carne.
L’importanza dell’acido arachidonico: abbiamo
due grassi essenziali, il linoleico e l’alfa linolenico,
con tutto un insieme di enzimi. L’n-6 e l’arachidonico,
fattore di crescita, in cui dovrebbe stare in equilibrio
con l’epa che arriva dalla serie n-3, che è la
cosiddetta serie del mare (alghe, pesce): ma devono
stare in equilibrio, perché entrambe si depositano a
livello cerebrale ed entrambi influenzano le funzioni
neurocognitive e neurocomportamentali. Quindi si
dicono essenziali perché non sono sintetizzati dall’organismo,
sia il linoleico che l’alfa linolenico. In certi
momenti nel primo anno di vita, durante l’allattamento
il bambino riceve l’arachidonico dal latte materno,
ed è importante un divezzamento al sesto
mese con una presenza della carne di manzo nel
baby food proprio per la presenza dell’acido arachidonico.
Quindi questi acidi grassi a semi-essenzialità,
possono essere forniti con l’alimentazione.
Durante la gravidanza abbiamo visto che nei bambini
a rallentata crescita fetale avevamo dei tassi più
bassi di acido arachidonico attraverso la fonicolocentesi.
Anche altre ricerche come quelle del professor
Kolezko in Germania e del professor Leaf nel Regno
Unito hanno trovato un’associazione tra l’acido arachidonico
nei lipidi del funicolo e gli indici antropometrici
nel prematuro e nel neonato a termine.
L’acido arachidonico quindi migliora la performance
nel bambino, e viene assorbito soprattutto
con un divezzamento con alimenti a origine animale.
Nella carne bovina abbiamo presenza sia di
acido linoleico che alfa linolenico, e la presenza
dell’arachidonico è seconda solo a quella contenuta
nelle uova e leggermente superiore a quella nel
latte materno (tabella 6).
La carne bovina quindi contiene acido arachidonico
nei fosfolipidi e nei trigliceridi. È importante per
sottolineare che il miglior legame per questo acido è
il fosfolipide che si trova nella carne bovina magra.
Non dimentichiamo quindi che in una dieta la
qualità proteica della carne bovina innalza anche
la qualità proteica di altri alimenti (come proteine
vegetali) presenti nello stesso pasto.
Tabella 5 – Zinco, crescita e sviluppo
l Meta-analisi di 33 studi di intervento: la
supplementazione di zinco migliora la crescita lineare
e l’incremento ponderale
Brown KH et al, Am J Clin Nutr 2002; 75:1062-71
l La supplementazione di zinco migliora gli indici di
sviluppo neurocomportamentale in bambini cinesi con
deficit di zinco
Sandstead HH et al, Am J Clin Nutr 1998; 68:S470-75
l L’apporto ottimale di zinco tra 6 e 12 mesi attraverso
supplementazione evoca indici di sviluppo ottimali in
bambini cileni
Castillo-Duràn C et al, J Pediatr 2001; 138:229-235
Tabella 6 – Acido arachidonico nell’infanzia
l L’acido arachidonico si accumula elettivamente in aree
cerebrali associative, insieme all’acido
docosaeaenoico
Farquharson J et al, Lancet 1992; 340:810
l Associazione tra livelli di acido arachidonico nei lipidi
circolanti e indici di sviluppo psicointellettivo a 4 mesi
e 24 mesi
Agostoni C et al, Pediatr Res 1995; 38:262-6
Agostoni C et al, Arch Dis Child 1997; 76:421
In conclusione: ferro, zinco e acido arachidonico
rappresentano fattori di crescita con importanti effetti
sulla crescita strutturale e funzionale dei tessuti, in
particolare del sistema nervoso centrale, nel corso
della vita fetale e dell’infanzia. La carne bovina è
la principale fonte di ferro e zinco, apporta acido
arachidonico e aumenta il valore biologico delle
proteine degli alimenti vegetali assunti contemporaneamente.
Rappresenta poi un elemento insostituibile
per una alimentazione completa ed equilibrata
nella gravidanza e nell’infanzia, fino a tutta
l’adolescenza. Non dimentichiamocelo mai:
l’uomo è onnivoro e deve mangiare di tutto. (tabella 7)
Tabella 7 – Conclusioni
La carne bovina:
l è la principale fonte di ferro e zinco
l apporta acido arachidonico
l aumenta il valore biologico delle proteine degli alimenti
vegetali assunti cintemporaneamente
l e rappresenta un alimento insostituibile per una
alimentazione completa ed equilibrata nella gravidanza
e nell’infanzia… fino a tutta l’adolescenza!
Curriculum Vitae
Marcello Giovannini
Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di
Bologna.
Specializzato in Pediatria presso l’Università di Pavia.
Professore incaricato di Clinica Pediatrica – Università
di Milano dal 1976.
Professore ordinario di Pediatria presso l’Università di
Milano dal 1980.
Direttore Clinica Pediatrica – Direttore di Medicina -
Chirurgia – Odontoiatria – Ospedale S.Paolo – Università
di Milano.
Direttore III Scuola di Specializzazione di Pediatria -
Università di Milano.
Presidente Società Italiana di Nutrizione Pediatrica.
Già Presidente Società Italiana di Pediatria Preventiva
e Sociale (dal 1988 al 1996).
Presidente Società Italiana Studio Malattie Metaboliche
Ereditarie dal 1993 al 1995.
Presidente dell’Istituto Scientifico Danone Italia, per la
ricerca e la cultura della Nutrizione.
Direttore Scientifico della Rivista «Doctor Pediatria»
(mensile di medicina e di cultura per il pediatra).
Promotore, organizzatore, presidente di Congressi Internazionali
biennali «Milano Pediatria» dedicati a Nutrizione,
genetica, ambiente.
Organizzatore del Congresso Mondiale «Inborn Errors
Metabolism» Milano, maggio 1994.
Vincitore del Premio Invernizzi nel 1999 per le «Scienze
alimentari».
Curriculum Vitae
Marcello Giovannini
Atti del Convegno Internazionale Assocarni sulla carne bovina
15
cochi&renato said
La gallina
non è un animale
intelligente.
Lo si capisce
lo si capisce
da come
guarda la gente.
Cesare said
La gallina non intelligente
è solo quella allevata
da un uomo deficiente.
pamela said
Scusa Qibli, ti dispiacerebbe avvertire l’American Dietetic Associatione e i Dietitians of Canada che qui c’è un medico, un professore, che non la pensa come loro? Chissà che non cambino idea e comincino a pensarla come Qibli.
Perché non lo faccio io? Non posso ho da fare, ho chiamato i pompieri a causa del fiume di sangue che sta uscendo dallo schermo del pc, da quando ho letto, nelle ultime due righe, la parola Assocarni.
giancarlo said
Carissima Pamela cosa ti aspettavi potessero dire”gli addetti ai lavori” in un convegno di assocarni, solo cose compiacenti.
Il fatto che sia o sia stato presidente istituto scientifico danone non lo rende certo indipendente!
Qibli said
Come geriatra e come internista ho avuto l’onore
di avere come maestro Luigi Condorelli e di
dirigere la prima clinica medica dell’Università
di Roma per tanti anni. Ho fondato un dipartimento
di Scienza dell’invecchiamento, che studia le capacità
dell’uomo di invecchiare fino al massimo della propria
capacità (cioè 120 anni) in buone condizioni di salute, per
poi morire di morte naturale, senza sofferenze. Questo è il
nostro progetto e l’alimentazione è senz’altro una delle
chiavi per realizzarlo. Noi internisti riteniamo che la medicina
e la chirurgia abbiamo già fatto tanto, e quindi il
problema è evitare che ci sia usura del nostro corpo e che
questa usura porti a una morte prematura.
La longevità è esplosa in questi anni: è la prima volta
che sulla faccia della terra l’uomo ha sperimentato la
capacità di invecchiare fino ai limiti estremi. Insieme ai
miei collaboratori sto studiando il più grosso gruppo di
centenari in tutto il mondo: abbiamo elementi per dire che
la capacità di invecchiare è legata sì alle conquiste della
medicina, ma oltre una certa età la ragione per cui si è ultra
centenari e in buone condizioni fisiche è da ricercare nello
stile di vita, unito a fattori ambientali e genetici: i centenari
non sono uomini eccezionali, sono semplicemente
persone che hanno rispettato quell’orologio biologico
che circuita ogni giorno nel nostro corpo. Se noi lo
facciamo funzionare al ritmo giusto ci può portare fino
a 120 anni.
Il problema a questo punto è vedere come riuscire ad
esplicitare questo programma. Togliamo il problema delle
malattie, e diamo per scontato che i medici ormai siano
capaci di eliminarle: dobbiamo cercare di fare prevenzione,
evitare che un organo si inginocchi, per esempio il polmone
con il fumo (ma questo è un compito che ognuno di noi
ha nei confronti di se stesso) e far sì che la nutrizione possa
mantenere in efficienza i vari organi e apparati, e non
«inginocchiare» un organo attraverso la malattia che poi
possa portare a quella che è l’accelerazione dell’orologio
biologico. Sarebbe come se un orologio impostato a 120
anni si fermi improvvisamente a 50, perché qualcuno gli ha
messo una carica troppo forte e lo ha fatto girare troppo
velocemente.
Quali sono i fabbisogni nutritivi? E come hanno mangiato
i centenari? I centenari e gli anziani hanno gli stessi
fabbisogni nutritivi di un giovane o di un adulto normale,
quindi le raccomandazioni sono uguali anche per
loro (tabella 1): mantenere sempre il peso ideale, mangiare
in maniera varia, frazionare i pasti, non aggiungere
sale, bere limitando il consumo di bevande alcoliche,
fare attività fisica e poter contare su un aiuto in caso di
persona disabile. Spesso infatti un anziano non mangia
carne solo perché non dispone di una dentizione normale:
ecco perché occorre l’aiuto nei confronti di questa persona,
che è disabile nella funzione masticatoria. L’aiuto consiste
nel dargli dei cibi già preparati e già tritati. Oppure se una
persona ha avuto un incidente e non può muovere un
braccio occorre dargli delle posate che possano essere
utilizzate con l’altro braccio. Tutti noi sappiamo che i
bambini hanno cucchiai con l’estremità ritorta, ma nessuno
ha mai pensato di darla a qualcuno che per esempio ha
avuto un incidente sul lavoro quand’era giovane.
I fabbisogni nutritivi degli anziani quindi, sono uguali a
quelli dei persone giovani o adulte. Andiamo a vedere
allora che cosa serve agli anziani: (tabella 2) i protidi
per esempio, che devono essere in parte animali e in
parte vegetali. La carenza di proteine può dare riduzione
delle difese immunitarie fino al 60%, può provocare
aumento delle infezioni e può portare anche altre importanti
alterazioni. Vi sono poi i lipidi, che possono essere
assunti sia attraverso la carne che altri alimenti: la carenza
dei lipidi può portare a una carenza minerale ossea, che a
sua volta può portare l’osteoporosi dopo i 50 anni. (tabella
3) Al di là del fabbisogno energetico totale ci interessa il
fatto che alcuni oligoelementi che sono fonte essenziale
per il benessere, e nella maggior parte dei casi presenti
nella carne, sono quelli che rendono un anziano normale
e non un anziano fragile: un anziano fragile è quello
che si sveglia la mattina e si sente stanco, non riesce più a
camminare con la velocità a cui era abituato e che potrebbe
essere normale per la sua età, che non ha più la voglia di
Tabella 1 – Raccomandazioni
l Mantenere o ristabilire il peso ideale
l Mangiare in modo vario senza eliminare nessun
alimento
l Frazionare i pasti
l Fare un uso moderato del sale
l Introdurre un’adeguata quantità di acqua
l Limitare il consumo di bevande alcoliche
l Mantenere un’adeguata attività fisica
l Fornire aiuto in caso di persona disabile
Tabella 2 – Protidi (dieta 2000 Kcal)
15% del fabbisogno calorico = 75 g
La carne bovina nell’alimentazione dell’anziano
Vincenzo Marigliano
Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento
Università di Roma «La Sapienza»
L’anziano fragile, secondo
quanto è stato stabilito da noi geriatri in diversi simposi, ha
un’aspettativa di vita di soli altri due anni. Se noi andiamo
ad analizzare, la mancanza di forze spesso è legata alla
mancanza di questi oligoelementi, tra cui il ferro contenuto
soprattutto nella carne. Il calo di peso, altro elemento
della fragilità dell’anziano, può essere dovuto non tanto
all’apporto calorico quanto all’apporto di alcuni di questi
oligoelementi essenziali, senza i quali il nostro corpo non
può vivere. L’elenco di questi elementi è lungo. (tabelle 4 -
5 – 6 accorpate) Possiamo citare il ferro, il manganese, lo
zinco, il rame, tutti importantissimi: basti pensare che
lo zinco è indispensabile per i processi di difesa sia
neoplastici sia infettivi. La fonte di questo elemento è
soprattutto la carne, ultimamente criminalizzata ma
che invece va utilizzata nei rapporti giusti e nella quantità
giusta. Importantissimi anche magnesio e selenio: la
mancanza di selenio porta malattie cardiovascolari e rischio
di neoplasie, comportando un’accelerazione di quell’orologio
biologico, che porta il nostro anziano al rischio
di non poter vivere ancora più a lungo.
Un apporto proteico giusto può ridurre un quadro devastante
della situazione geriatrica nel nostro Paese, che
come tutti sanno è tra i più vecchi del mondo. Da due anni
abbiamo superato il Giappone e da 4 anni in Italia le
persone sopra i 65 anni sono più numerose dei giovani con
meno di 19 anni: il nostro è un paese di persone anziane,
che fortunatamente hanno vissuto a lungo ma che devono
essere mantenute in salute. Se noi andiamo a vedere
quanti di questi anziani sono malnutriti, ci accorgiamo
che affollano gli ospedali: il 45% degli anziani ospedalizzati
sono malnutriti. Lo sono perché si trovano in ospedale,
o sono ricoverati in quanto malnutriti? La risposta
è semplice: vengono in ospedale principalmente
perché sono malnutriti. Se poi vengono istituzionalizzati
e messi in gabbie dorate, il 70% di questi soggetti mangia
male, assorbe meno sostanze nutritive e non ha una dieta
intelligente. I fattori della malnutrizione sono tanti, e malnutrizione
significa mancata capacità di invecchiare in salute.
I fattori sono tanti perché di diverse categorie, compresi
quelli sociologici, come per esempio la presenza di barriere
architettoniche intorno all’anziano. Se un anziano non può
uscire tutti i giorni per comprarsi la fettina di carne o
vegetali freschi, deve avere un sistema di mantenimento
dei cibi nel proprio domicilio. Vi sono poi fattori neuro
psichiatrici, come la solitudine e la depressione o altre
situazioni psicotiche, che influiscono anche sulla nutrizione,
che viene trascurata. Anche alcune malattie del cavo
orale influiscono, e fanno scegliere a un anziano di mangiare
la classica minestrina con un po’ di pasta e un formaggino
sciolto dentro: un tipo di alimentazione che è l’anticamera
della disabilità e della fragilità.
Il problema sarà far sì che noi medici, invece di dare
soluzioni farmacologiche che impediscono una dieta,
stimoliamo invece i nostri anziani ad arrivare oltre i
100 anni in perfette condizioni di vita. E l’elemento
principale è una buona nutrizione. Tutti i centenari che
noi abbiamo studiato e che continuiamo a studiare (ogni
sei mesi li andiamo a trovare) hanno sempre avuto un peso
stabile e hanno sempre mantenuto l’alimentazione in relazione
al loro consumo energetico. Abbiamo fatto uno
Tabella 3 – Lipidi (dieta 2000 Kcal)
30% del fabbisogno calorico = 66,6 g
Tabelle 4 – 5 – 6
Oligoelementi
essenziali Fonti Fabbisogno
giornaliero (adulti) Carenza
Ferro Carne, pesce, legumi, vegetali, uova 10-15 mg Astenia, anemia
Manganese Cereali, noci, carne, legumi, pesce 1-10 mg Calo di peso, <crescita peli
Zinco Frutta secca, carne, legumi, uova, frutti di
mare 7-10 mg 1-2 mcg Anemia, gozzo
Cromo Cereali, carne, frutta, ortaggi 50-200 mg Iperinsulinemia, iperlipoprotein.
Molibdeno Carne, legumi, cereali 50-100 mcg Irritabilità, tachicardia, danni cerebrali,
tumori esofago
Fluoro Acqua, vino, caffè, soia, pesce, ortaggi 1,5-4 mg >Carie
Atti del Convegno Internazionale Assocarni sulla carne bovina
22
studio in tutta Italia, raggiungendo un numero notevolissimo
di centenari e abbiamo messo in evidenza che spesso
la loro dieta è quella mediterranea, che non è, come
solitamente si crede, basata su pasta, pizza e pomodoro: in
realtà è una dieta in cui l’apporto proteico è discreto ed è
congruo, così come l’apporto di fibre e vegetali e di
carboidrati. Al di là delle malattie, che è compito della
medicina curare ed eliminare, l’invecchiare si basa su
quattro elementi: la dieta è l’elemento principale. Seguono
il controllo dello stress, inteso come la maniera di incamerare
le novità di tutti i giorni, l’esercizio fisico, l’assenza
del vizio del fumo e la moderazione nell’assunzione delle
bevande alcoliche. Ma con una dieta giusta la possibilità di
invecchiare è sicura: tutti i centenari hanno sempre mangiato
nella maniera giusta. L’esplosione della longevità è
dovuta sicuramente anche a una maggiore disponibilità
di carne, soprattutto bovina: 100 grammi di carne
bovina forniscono dai 18 ai 22 grammi di proteine, ed è
quello che serve, oltre a fornire in misura giusta i
grassi, che sono utili.
Le piaghe da decubito che affliggono gli anziani,
sono dovute al fatto che spesso vengono portati a letto
in ospedale, e sottoposti a una serie di esami la mattina
dopo, magari all’ora di pranzo: bastano 48 ore di
digiuno per causare piaghe da decubito non dovute allo
stare a letto ma alla malnutrizione e alla mancanza
dell’apporto calorico proteico giusto.
L’altro aspetto che vorrei richiamare è quello della
Bse, che è un falso problema: la probabilità di morire di
Bse è una su 4 milioni e 402mila, ma non in Italia, in altri
Paesi, quindi il problema Bse non deve essere un deterrente
per chi vuole mangiare carne.
Per concludere, porto ancora una volta l’esempio dei
nostri centenari: hanno sempre avuto un giusto rapporto
calorico rispetto all’attività fisica e al tipo di lavoro che
svolgevano. Hanno sempre avuto, anche in periodi in cui la
carne era difficile da reperire, un apporto proteico di almeno
una volta alla settimana derivante dalla carne (tabella 7),
e comunque incameravano proteine con i legumi e i derivati
del latte. Se oggi noi arriviamo con facilità ai 100 anni,
speriamo anche 120 (gli uomini forse non ce la faranno ma
le donne sì), lo dobbiamo sicuramente all’apporto alimentare
e alla disponibilità alimentare che abbiamo. Il problema
è scegliere e coordinare i cibi giusti e nel rapporto giusto.
Il prof. Vincenzo Marigliano è nato a Roma il 21 gennaio
1942. È coniugato e ha tre figli, laureato il 28 luglio 1966 a
pieni voti con lode, presso l’Università degli Studi di Roma
«La Sapienza».
Si è specializzato presso la stessa Università nelle seguenti
discipline: Medicina Interna, Cardiologia, Geriatria e Gerontologia,
Malattie Infettive, Patologia Generale, Tisiologia e
Malattia dell’Apparato Respiratorio.
Dal 1986 come Professore Straordinario e dal 1990 come
Professore Ordinario di Geriatria e Gerontologia è titolare
della Cattedra di Geriatria e Gerontologia dell’Università
degli Studi di Roma «La Sapienza».
Dal 1989 è Direttore della Scuola di Specializzazione in
Geriatria.
Dal 1994 a marzo del 2000 è stato Direttore dell’Istituto di
Clinica Medica Generale e Terapia Medica dell’Università
La Sapienza di Roma.
Da marzo 2000 è Direttore del Dipartimento di Scienze
dell’Invecchiamento dell’Università di Roma «La Sapienza».
È docente in varie Scuole di Specializzazione della stessa
Università.
È titolare dell’insegnamento di Geriatria nel corso integrato
di Medicina Clinica e della Disabilità nel Corso di Diploma
Universitario di Infermiere.
È direttore dei seguenti Corsi di Perfezionamento: Geriatria,
Oncologia Geriatria, Riabilitazione Geriatria.
Ha promosso e coordinato in vari comuni dei Castelli Romani
un Progetto di Assistenza Geriatria Globale Integrata,
denominato Progetto Nestore, ispirato ai principi della centralità,
autodeterminazione e partecipazione dell’anziano all’autogestione
della vecchiaia.
È presidente dell’Istituto Superiore di Studi Geriatrici e
Gerontologici (Isgeg), associazione liberamente costituita
avente lo scopo di promuovere e incoraggiare gli studi e le
ricerche in Italia e all’estero nel campo della Gerontologia e
Geriatria e in campi affini. Con il patrocinio del Comune di
Roma, Assessorato ai Servizi Sociali, ha curato e promosso il
Progetto Didattico di Medicina Preventiva e Geragogia «Invecchiare
bene è possibile».
È Rettore dell’Università Sperimentale (Unisped), Università
intergenerazionale istituita dall’Opera Diocesana di Assistenza
Roma.
Dal 2000 è Presidente della Sezione Lazio della Società
Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg).
È membro del consiglio direttivo della Società Italiana di
Medicina Interna.
È il Delegato della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
presso la sezione Europea della International Association
of Gerontology Iag.
È coordinatore dello Studio Multicentrico Italiano della Longevità
Estrema, Smiles, al quale partecipano Centri Universitari
e Ospedalieri distribuiti sul territorio nazionale, la cui
finalità è quella di delineare un profilo dei longevi italiani
mediante una valutazione complessiva di ordine medico,
sociale ed economico.
È il coordinatore del gruppo di ricerca che collabora con lo
Studio Nazionale Multicentrico del Grande Vecchio mediante
l’inclusione di un campione di 40 centenari residenti a
Roma.
Dal 1992 è Clinical Professor presso il «Department of
Comunità Health Science» dell’Università dello Stato del
Michigan (Usa).
È membro del Consiglio Direttivo del Gruppo Italiano di
Oncologia Geriatria (Gioger).
Tabella 7 – Aspetti nutrizionali
della carne bovina
l Amminoacidi essenziali (isoleucina, leucina, lisina,
metionina, fenilalanina, treonina, triptofano, valina) in
rapporto percentuale ottimale
l 100 grammi di carne bovina forniscono dai 18 ai 22
grammi di proteine, in funzione del taglio prescelto
l Fonte importante di vitamine, PP, A, ma soprattutto di
vitamine del gruppo B (B1, B2, B6) e in particolar
modo di vitamina B12
l Contengono numerosi minerali quali lo zinco, il selenio
e il ferro in forma più biodisponibile rispetto a quella
presente nei vegetali
Curriculum Vitae
Qibli said
Giorgio Calabrese
Docente Università Cattolica S. Cuore di Piacenza ed
Università di Torino – Membro Efsa – Authority europea
sulla sicurezza alimentare
Desidero affrontare la questione nella doppia veste
di nutrizionista clinico e di membro dell’Authority
europea della sicurezza alimentare, soffermandomi
su un aspetto della carne che è
sempre stato poco dibattuto. Molte volte si parla della
carne bovina come un qualcosa che è diventato un
lusso: viviamo in una società che è malnutrita in termini
proteici ma in tanti si rifiutano di assumere tutti gli
alimenti che sono gli apportatori veri delle proteine
importanti, che permettono al nostro organismo di reagire
positivamente. Qual è la spiegazione di questo fenomeno?
Spesso il problema è di tipo igienico. Ricordiamoci
che non esiste la capacità di esprimere anticorpi se non
esiste la capacità di introdurre alimenti che sanno far
produrre all’organismo endogenamente l’anticorpo. Se noi
vogliamo addurre il concetto della produzione anticorpale
soltanto a qualcosa che è farmacologico o comunque esogeno,
noi finiamo per trasformare il corpo umano in una
macchina che invece di autodifendersi ha bisogno di andare
a prestito altrove, soprattutto a livello farmacologico, per
poter esprimere ciò che potrebbe benissimo fare da solo.
È molto importante capire alcuni meccanismi di costruzione
delle proteine: andiamo dalla carne di vitello che può fornire
l’1% di grassi con un 21% di proteine, al bovino più grasso che
può andare dal magro al 3% al grasso al 18 per cento. Occorre
poi vedere quali caratteristiche questi grassi hanno nei confronti
di alcuni elementi.
Mi occupo della nutrizione di una squadra di calcio di
serie A: facciamo determinati tipi di impostazioni dietetiche
proprio non per fornire aminoacidi ramificati o
addizionati come integratori, ma sostanze che sono naturalmente
presenti in alcuni alimenti. Parliamo per esempio
della carnitina: tutti ricordano quel fantastico Mondiale
di calcio dell’’82, quando vinse la Coppa la nostra
squadra nazionale. Il collega Vecchiet, medico sportivo al
seguito della compagine azzurra, disse che avevano usato
la carnitina come integratore per i calciatori. Questa pubblicità
ovviamente fece felice la casa farmaceutica che in quel
momento si trovava a trattare questo aminoacido con una
certa indifferenza, e da allora in poi si trovò invece tra le
mani un farmaco considerato improvvisamente la panacea
di tutti gli sportivi del mondo. In effetti il concetto era il
seguente: dopo aver disputato quattro partite dai risultati
appena sufficienti bisognava inventare qualcosa.
Ma era più la carne che veniva data che faceva effetto,
piuttosto che la carnitina in termini di farmaco (tabella
1).
La carne di pecora e agnello ne contiene in maggiori
quantità rispetto alla carne bovina che ne contiene comunque
una quantità elevata. Sappiamo però che pecora e
agnello non fanno parte della nutrizione giornaliera del
nostro modo di vivere quanto la carne bovina, che è anche
più facilmente reperibile attraverso la classica bistecca.
Quando noi parliamo di una quota di L-carnetina di 64
milligrammi stiamo parlando della possibilità di esprimere
una capacità energetica della cellula nel mitocondrio e che
sfrutta al massimo la possibilità della vitamina C presente
nel nostro organismo, per dare alla membrana di questa
cellula la capacità di esprimere molte energie introducendo
pochi grassi, anzi traducendo questi grassi in energia senza
dover sovraccaricare i carboidrati. È importante dire che si
è sempre pensato che ci fosse un rapporto dei grassi tra
saturi, monosaturi e polisaturi molto a favore dei grassi
saturi, cioè di quelli che oggi noi critichiamo sempre di più
(perché, ad esempio, con questi viene addizionato il cioccolato):
proprio per la perizia delle scuole di veterinaria, in
cui si è fatto uno studio accentuato sull’utilizzazione dei
grassi saturi nell’alimentazione, la carne bovina è stata
modificata in modo da diminuire i grassi saturi e aumentare
i grassi monosaturi e polisaturi (tabella 2); la nuova
carne bovina degli ultimi anni quindi, grazie a una
sapiente alimentazione, è paragonabile a un olio extravergine
d’oliva, ovviamente sotto altra forma: questo è
fondamentale, perché quando noi parliamo di Cla e parliamo
di acido oleico e cioè di monosaturo (di omega 9) noi
cominciamo a mettere le basi non più delle proteine
viste semplicemente come elemento proteico, ma come
proteina che metabolizzano meglio perché c’è una quota
di acidi grassi monosaturi che cambia la partecipazione del
rapporto con i polisaturi, non favorendo più la quota satura.
Studiando il modo di cucinare la carne ci rendiamo
conto subito di una cosa: quando parliamo di vitello parliamo
di un alimento che è più ricco di acqua, che una volta
cotto concentra di più la sua quota di colesterolo, che
seppur bassa nei 150 grammi che si danno giornalmente,
può concentrarsi di più. Il bovino adulto invece sulla
griglia arriva a 35/45 milligrammi di colesterolo, il roast
beef arriva a 50, non superano i 75 l’arrosto e il bollito.
Attenzione: questi meccanismi nascono dalla tecnica culinaria
che ormai non è più del cuoco ma deriva da uno studio
ingegneristico e chimico-fisico che ci sta portando a riguardare
le nuove tecniche di cucina: queste non nascono dalla
semplice gastronomia ma da una dietetica gastronomica
che presta al cuoco determinate tecniche per migliorare la
qualità dell’alimentazione e quindi della vita.
Gli aminoacidi ramificati non devono per forza essere
introdotti in palestra sotto forma di integratori alimentari:
noi dobbiamo portare i nostri atleti a nutrirsi
in maniera equilibrata (con l’aggiunta quindi del corretto
quantitativo di carne) senza integratori limitandosi a
integrare ciò che la nutrizione regolare non sa fornire.
Carne bovina, valore nutrizionale e sicurezza
Giorgio Calabrese
Docente Università Cattolica S. Cuore di Piacenza ed
Università di Torino – Membro Efsa – Authority europea
sulla sicurezza alimentare
Tabella 1
l Concentrazione
l In L-carnitina
l Carni rosse:
l Pecora 210 mg
l Agnello 78 mg
l Bovino 64 mg
Atti del Convegno Internazionale Assocarni sulla carne bovina
24
Molto spesso abbiamo il problema di introdurre sostanze
che facciano abbassare gli eccessi di un’integrazione, che
quando è fornita senza un riscontro emato chimico rischia
di portare pericolosi sovraccarichi.
La carne ci permette di avere un alto contenuto di
aminoacidi ramificati. Non dimentichiamo poi che specie
nella fase adolescenziale abbiamo un bisogno tre
volte superiore di queste sostanze. È noto in pediatria il
ruolo dell’arginina che favorisce la crescita: consideriamo
anche che con l’età dell’animale aumentano i contenuti
di arginina oltre che di valina, di meteonina e
isoleucina (tabella 3). Si tratta di aminoacidi che hanno
una loro connotazione specifica, che consiste nel condensare
in poco spazio molte di quelle sostanze che sono alla
base della capacità di invecchiare in salute.
Non dimentichiamo che i vegetariani non sbagliano
quando assumono verdura e legumi in quantità: sbagliano
solo quando non assumono la carne. Il loro problema
è legato a questa grave carenza di vitamina B12
(tabella 4). Noi lo stiamo repertando attraverso studi e vari
tipi di esperienze: in passato io stesso mi sono trovato in
tribunale a fare da perito per situazioni in cui alcuni
vegetariani avevano esasperato in modo integralistico la
loro dieta. Loro ci hanno dato la positività di saper
sfruttare nel nostro organismo legumi, cereali, frutta e
verdura. Ma quando noi togliamo il cibo proteico abbiamo
una carenza di B 12 e cobalto, importanti per la
produzione di globuli rossi e quindi miglior espressività
nell’uso dell’ossigeno, e ci priviamo di sostanze importantissime
quali ferro, zinco e selenio.
Lo studio statistico del consumo pro capite di
carne nel 2002 è interessante: in Europa noi siamo i
penultimi nel consumo di carne ma siamo quelli con
il miglior rapporto tra le diverse specie di carne
consumata (con un quantitativo più elevato di carne
bovina) (tabella 5). Possiamo quindi dire che anche
da questo punto di vista la dieta italiana è tra le
migliori in assoluto. Purtroppo abbiamo imputato alla
carne bovina tutti i problemi possibili, e abbiamo sbagliato:
non dimentichiamo che mangiar carne significa
assumere proteine essenziali per il nostro organismo.
Noi possiamo mangiare anche 250 grammi di carne al
giorno, la cosa importante è differenziare l’introduzione
delle proteine animali, considerando il ruolo fondamentale
della carne rossa che deve essere però alternata ad
altri tipi di carne, pesce, latticini e uova: in questo modo
possiamo dire che mangiare più carne non vuol dire
addizionare l’apporto dei grassi nel nostro organismo
ma significa solo introdurre la quota giusta di proteine
che può permettere al nostro fegato e al nostro cuore di
stare meglio.
Tabella 2 – I tagli del bovino adulto italiano percentuale di grasso per taglio
40% ca grassi saturi; 40% ca grassi monoinsaturi e 20% ca grassi polinsaturi
Tabella 3
Con l’età dell’animale aumentano i contenuti di:
l Arginina
l Valina
l Metionina
l Isoleucina
l Fenilalanina
Tabella 4
l Le carni contengono alcune vitamine del gruppo «B»
specie la:
l vitamina «B12»
l Ma contengono anche le vitamine liposolubili:
«A» – «D» – «E»
Atti del Convegno Internazionale Assocarni sulla carne bovina
25
Tabella 5 – Europa
Consumo pro capite di carni nel 2002 (in kg)
Nato a Rosolini (Sr), il 3/8\/1951
Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università
degli Studi di Catania (1977) e Specialista
in Scienza dell’Alimentazione presso l’Università
degli Studi di Pavia (1987).
È docente presso l’Università Cattolica del S.Cuore
di Piacenza dal 1994 (Istituto di Scienza degli
Alimenti – Direttore Prof. G. Piva) e presso l’Università
degli Studi di Torino (1994).
È Visiting Professor presso la Boston University
School of Medicine (1998).
È membro dell’Authority Europea della sicurezza
alimentare, quale unico rappresentante italiano.
È Active Member of New York Accademy of Sciences.
È Active Member dell’American Association for
the Advancement of Science (A.A.A.S).
È Active Member dell’American Diabetes Association
(A.D.A.).
Collabora inoltre con le seguenti Università americane:
Boston University
Columbia University di New York
New York University of New York
Rockfeller University of New York
È membro della Commissione Mondiale «Nutrition
et Santé» dell’O.I.V di Parigi
È componente della commissione scientifica alimentazione
e salute del ministro Sirchia.
È componente della commissione scientifica sicurezza
alimentare del Ministro Delle Politiche
Agricole Alemanno.
Fa parte della European Commission of Health
per le ricerche scientifiche della Ce.
Ha al suo attivo pubblicazioni scientifiche pubblicate
su riviste nazionali e internazionali.
È stato relatore in diversi Convegni Scientifici in
Italia e all’Estero e ha pubblicato a livello nazionale
e internazionale Papers su Cibo e Salute.
È consulente dietologo della squadra calcistica di
serie A Juventus F.C.
È Consulente dietologo di alcune squadre di Serie
A di volley, pallamano e di tamburello; di
marciatori della Nazionale italiana, di alcuni
sciatori della Nazionale azzurra e di piloti centauri
del Campionato europeo di Motocross ed Endurance.
È consulente dietologo del Comune di Torino (dal
1999) per la gestione delle mense scolastiche di
tutto il territorio.
Curriculum Vitae
Giorgio Calabrese
Andrea Strata
Professore di Nutrizione Clinica della Facoltà di Medicina
dell’Università di Parma
Èintuitivo che un’alimentazione equilibrata e
corretta è senza dubbio di importanza fondamentale
per un buono stato di nutrizione. Ancor
di più durante la fase di accrescimento
e in particolare durante la fase dell’adolescenza, un
congruo apporto proteico è elemento indispensabile
quale substrato per l’aumento della massa corporea.
Le fonti proteiche di origine animale (carne uova,
latte, pesce) sono sicuramente privilegiate rispetto a
quelle di origine vegetale. Da 100 grammi di proteine
è possibile la sintesi di 74 grammi di proteine per
l’organismo umano assumendo carne bovina, e soltanto
45 per esempio, assumendo lenticchie. È chiaro
anche che la carne bovina può, attraverso il suo particolare
spettro aminoacidico, complementarizzare lo spettro
aminoacidico del complesso proteico vegetale o
cereale: ne deriva un complesso globale che viene valorizzato
con effetto sinergico sul possibile utilizzo anche
delle proteine vegetali. Ma in particolare la carne
bovina assume un ruolo rilevante per una serie di
prerogative che possono essere individuate nelle sue
caratteristiche organolettiche e nei suoi contenuti
bromatologici. Si tratta di contenuti di proteine a elevato
valore biologico che la carne è in grado di offrire
proprio nella fase delicata di crescita degli adolescenti:
per esempio, la correlazione tra assunzione di carne
bovina e accrescimento staturale può essere facilmente
colta attraverso la lettura dell’andamento dei consumi
a partire dagli anni ’50 fino agli anni ’90: in
questo periodo ha avuto un incremento il consumo di
carne bovina e sempre dagli anni ’50 agli anni ’90
c’è stato un netto aumento della statura media degli
italiani. (tabella 1) Sicuramente esistono fattori associati
che hanno contribuito al fenomeno dell’innalzamento
della statura della nostra popolazione, come il miglioramento
dell’alimentazione in generale, il miglioramento
delle condizioni igienico-sanitarie, il miglioramento dello
stile di vita. Ma è certo che l’andamento dei due
grafici è così suggestivo che non si può non vedere una
stretta correlazione.
Nonostante ciò, da quando con il miglioramento
delle condizioni socio-economiche del Paese dagli
anni ’50 agli anni ’90, la carne bovina è diventata
abbondante sulle nostre tavole, si sono sviluppati di
pari passo, nei confronti di questo prodotto, dei
pregiudizi ingiustificati, della paure inspiegabili, delle
leggende metropolitane, difficilmente comprensibili.
Una di queste è che la bistecca contenga una quantità
enorme di antibiotici, o sia imbottita di farmaci, o di
estrogeni, quando le disposizioni legislative relative ai
controlli su tale alimento sono più rigide rispetto a
qualsiasi altro alimento. Inoltre, proprio i produttori
sono i primi a controllare la filiera produttiva per evitare
di incappare in incidenti di percorso o in scandali che
lederebbero irrimediabilmente l’immagine, senza considerare
le conseguenze penali a cui andrebbero incontro.
Il controllo c’è ed è assoluto. Ogni tanto si legge sui
giornali, e fa notizia, il caso singolo, ma io porterei ad
esempio un fatto di tutti i giorni: è severamente proibito
rapinare le banche, però tutti i giorni ce ne sono almeno
due o tre rapinate. Così allo stesso modo, ci può essere
qualche allevatore disonesto che non rispetta le regole e
le disposizioni legislative che disciplinano il controllo
dell’allevamento e della filiera produttiva. Ciò non fa
altro che dimostrare la particolare rigidità ed efficacia
dei controlli su tale alimento.
Ma ancora, tante volte, è stato richiamato il concetto
della bistecca ai ferri che sarebbe dotata di effetti
cancerogeni, legati alle modificazioni del complesso
proteico a cui andrebbe incontro in conseguenza delle
sollecitazioni termiche: non si capisce perché il fenomeno
sia esclusivamente ascrivibile alla carne rossa e non
per esempio, al pesce, al pollo o al maiale, le cui
proteine vanno a volte incontro alle stesse modificazioni
della carne bovina durante il periodo di cottura.
La carne rossa viene messa sotto accusa anche per il
suo contenuto in grassi, che sarebbe causa di aterosclerosi:
ma se noi andiamo a esaminare i contenuti di
grassi saturi vediamo che con la carne bovina ne
introduciamo una quantità relativamente modesta:
il contenuto di grassi in una bistecca è tra il 3 e il
6%, per cui se mangiamo una bistecca di 200 grammi,
assumiamo 3-5 grammi di acidi grassi saturi che
non sono dannosi e rappresentano la stessa quantità
contenuta nella carne di pollo, di tacchino e di coniglio.
E nessuno mette sotto accusa i formaggi che a loro
volta contengono grassi saturi ma in quantità di gran
lunga superiore: un etto di stracchino, che è un formaggio
che nell’immaginifico popolare ha, non si sa
perché, delle valenze salutistiche, contiene 25 grammi
di grasso: quando mangiamo un etto di stracchino
assumiamo 15 grammi di acidi saturi contro i 3-4
contenuti in 200 grammi di carne bovina. Molto
spesso è stato messo sotto accusa il contenuto di
colesterolo nella carne bovina: ma il contenuto è tale
quale a quello della carne di pollo, di tacchino e di
pesce. Ci vorrebbe ogni tanto un po’ di umiltà e occorrerebbe
studiare le tavole di composizione degli alimenti
edito dall’Istituto Nazionale della Nutrizione, prima di
pontificare sugli effetti dannosi degli alimenti.
Nella carne sono contenuti in realtà tutta una
serie di sostanze con valenze nutrizionali e salutistiche
eccezionali al di là del contenuto proteico, come
Andrea Strata
Professore di Nutrizione Clinica della Facoltà di Medicina
dell’Università di Parma
Atti del Convegno Internazionale Assocarni sulla carne bovina
16
Tabella 1 – La statura degli italiani
Analisi sui giovani di leva
il ferro, lo zinco, le vitamine del complesso B. Ma
tutto questo troppo spesso è stato dimenticato e si sono
create delle leggende urbane che, in certe situazioni,
hanno fatto contrarre i consumi della carne bovina. Il
colpo peggiore è stato ricevuto dalla Bse: non sto a
ricordarvelo, su questo vorrei dirvi solo due cose: io
personalmente sin dall’inizio continuavo a imperversare
su giornali e reti televisive affermando che non c’era
nessun rischio per la fettina di carne e che il troppo
allarmismo era ingiustificato; da qualche altra parte non
si è fatto certo un bel servizio. Per esempio un’intervista
rilasciata dall’allora ministro della Sanità non giovò
all’informazione: a un certo punto dell’intervista il Ministro
suggeriva di diventare tutti vegetariani, perché questo
accorgimento ci avrebbe consentito di prevenire la
diffusione della Bse. Sicuramente questo fatto non è
passato inosservato e ha avuto delle indubbie conseguenze
sul piano pratico, per esempio a livello familiare. I
genitori hanno costretto spesso le autorità scolastiche a
togliere la carne dal menu delle mense scolastiche, ed è
successo in gran parte del Paese, dove magari anche
altri siti di ristorazione collettiva hanno tolto dal proprio
menu la carne bovina, nel timore che potesse causare
non so quali danni, anche se questi danni non erano
affatto dimostrati.
Vorrei ricordarvi come purtroppo queste prese di
posizione e questa disinformazione hanno facile presa
su una particolare fascia di popolazione, rappresentata
dai nostri adolescenti. Questa fase è particolare, psicologicamente
fragile, perché è un momento in cui si è pieni
di incertezze, di timori, di paure, ci si vede brutti, ci si
controlla per la prima volta a livello dietetico per salvaguardare
la propria “linea”; soprattutto le fanciulle,
spesso in questa fase diventano vegetariane: rifiutano
la carne rossa proprio nel momento in cui ne
avrebbero più bisogno, proprio perché spesso in
questa fase, con l’anticipo del menarca, che è passato
da un’età di 14/15 anni ai 12 anni, è necessaria la
reintegrazione delle perdite ematiche con un maggior
apporto di proteine, di ferro e zinco e vitamina
B12 per evitare un’anemia che è abbastanza frequente
nella fase adolescenziale.
Gli adolescenti sono spesso confusi e disorientati,
soprattutto nelle loro scelte. In un’indagine effettuata
qualche mese fa dalla Coldiretti (dal titolo «Dimmi
come mangi e ti dirò come cresci») emerge che, su
26mila bambini dai 7 ai 13 anni scelti in tutto il
territorio nazionale, il 60% circa dedica meno di 5
minuti alla prima colazione, il 60% dedica meno di 30
minuti al pranzo e quasi il 50% dedica meno di 30
minuti alla cena serale: oggi si mangia di corsa, affrettatamente
e non si bada più neanche a quello che si
mangia. A questi bambini è stato poi chiesto di dare un
voto ai cibi: al primo posto troviamo la pizza, i gelati, le
patatine fritte, la pasta asciutta, le torte e le bibite. Con
un punteggio che va da 6,5 a 7, viene inserita tutta una
serie di alimenti tra i quali c’è la carne, il latte, le
merendine, la frutta, il pane e i biscotti. All’ultimo
posto, con il punteggio di 4, ci sono le verdure, che
invece dovrebbero costituire un largo spazio nell’alimentazione
dei nostri adolescenti e dei nostri bambini. Non
so quale sarà il futuro dal punto di vista salutistico se
questa è la scelta che fanno e se non interveniamo in
tempo a correggere questi errori.
È importante nell’adolescenza l’apporto di carne
bovina soprattutto per la fanciulle proprio perché
oltre alle prime perdite mestruali che necessitano
una reintegrazione proteica di ferro e di vitamine
B12 che solo la carne può dare, spesso in questa fase
dello sviluppo compaiono i caratteri sessuali secondari.
Cioè c’è una distribuzione distrettuale di grassi in
determinate sedi corporee che mette in crisi molto spesso
le adolescenti perché si vedono grasse, complessate,
e ricorrono a restrizioni dietetiche, si muovono meno
perché passano dai giochi di movimento infantili a una
vita più sedentaria, ingrassano e diventano flaccide, e
l’alimento che viene penalizzato di più è proprio la
carne bovina, che eviterebbe invece molti di tali
problemi di sovrappeso. Il fenomeno si verifica anche
nei maschi, perché proprio in questa fase del ciclo vitale
si riduce l’attività fisica e d’altra parte è stato dimostrato
che un aumento dell’apporto proteico associato a
un aumento dell’attività fisica, comporta uno stimolo
alla produzione dell’ormone della crescita. E c’è una
stretta correlazione dimostrata scientificamente tra riduzione
dell’apporto di zuccheri, in particolare quelli semplici,
e produzione dell’ormone della crescita. Questo
non è irrilevante dal punto di vista pratico, proprio se
vogliamo ottenere quel risultato sulla statura e sul buono
stato di salute dei nostri ragazzi.
Molto recentemente un grande interesse ha suscitato
il riscontro della presenza nella carne bovina di
un particolare acido grasso (acido linoleico coniugato
– Cla) (tabella 2 – tabella 3), che nelle prime
ricerche sperimentali ha dimostrato di possedere effetti
biologici di estrema importanza: stimolazione del sistema
immunitario, attività anticancerogena, azione antiaterosclerotica
ma soprattutto assai utile, in rapporto a
soggetti in fase di crescita, un’attività di stimolo allo
sviluppo della massa magra con riduzione della massa
adiposa.
Dalle prime ricerche condotte in campo clinico parrebbe
che questi effetti si manifestino anche nell’uomo.
Questo riscontro rappresenta evidentemente una grande
speranza per tutta quella fascia di adolescenti che in
rapporto allo stile di vita caratterizzato da una ridotta
attività fisica e un aumento degli introiti calorici, sono
oggi soggetti a un’alterazione dello sviluppo caratterizzata
da una tendenza al soprappeso, se non all’obesità,
per aumento della massa adiposa con riduzione della
massa magra.
In tal senso la carne bovina rivestirebbe un ruolo
del tutto particolare di cui non sono dotate le altre
carni (suine e avicunicole) né i pesci o le uova, fonti
cioè tradizionali di proteine animali.
Atti del Convegno Internazionale Assocarni sulla carne bovina
17
Tabella 2 – Contenuto in Cla
% sulla materia grassa in vari prodotti alimentari
Latte intero 0,24-1,77 Agnello 0,56
Burro 0,47-0,90 Pollo 0,09
Formaggi 0,36-0,80 Coniglio 0,11
Yogurt 0,38-0,47 Maiale 0,12-0,15
Olio d’oliva 0,02 Tacchino 0,20
Olio Girasole 0,04 Salmone 0,05
Manzo 0,65 Trota 0,03
Vitello 0,56 Merluzzo 0,03
Fegato di manzo 0,43 Scampi 0,06
Questa caratteristica è infatti appannaggio esclusivo
dei ruminanti, a opera di un batterio (Butyrivibrio fibriosolvente)
che si trova nel rumine ed è in grado di
attivare la conversione dell’acido linoleico in Cla, dotato
appunto di questi utili effetti biologici. Le ricerche
cliniche sul Cla sono tuttora in corso ed è possibile che
nel prossimo futuro vengano meglio chiariti i reali
effetti e possa trovare largo campo di applicazione nella
nostra alimentazione.
Sta di fatto che, sulla base dei primi dati sperimentali
e clinici, non vi è dubbio che questi primi rilievi
rappresentino un ulteriore stimolo a un maggior
impiego della carne bovina proprio negli adolescenti
in fase di crescita.
D’altra parte esistono documentazioni cliniche che
dimostrano uno stimolo alla produzione dell’ormone
della crescita degli adolescenti in soprappeso od obesi
dopo un breve esercizio fisico, e tale effetto viene
ulteriormente stimolato da una riduzione di carboidrati,
in particolare semplici (dolci) associata a un adeguato
apporto di proteine nella loro razione alimentare.
Risulta quindi ulteriormente evidente che la carne
bovina rappresenta proprio l’alimento ideale per
ridurre la massa adiposa e stimolare lo sviluppo
della massa magra nell’età adolescenziale, specialmente
quando, come troppo spesso si verifica nei nostri
ragazzi, è presente una diffusa tendenza al soprappeso o
a uno squilibrio tra massa magra e massa grassa.
Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1959, con il
massimo dei voti e lode.
Assistente (1960-1972) e poi aiuto (1972-1978) presso
la Clinica Medica dell’Università di Parma.
Dal 1973 Professore incaricato di Scienza dell’Alimentazione
e della Dietetica, e, dal 1980, Professore di
Nutrizione Clinica presso la Facoltà di Medicina di
Parma.
Direttore del Servizio di Malattie del Ricambio e
Diabetologia dell’Ospedale in Convenzione con l’Università
(1978-2001).
Specialista in Medicina Generale, Geriatria, Endocrinologia
e Malattie del Ricambio, ha conseguito la
Libera Docenza in Patologia Speciale Medica (1965)
e in Clinica Medica Generale e Terapia Medica
(1969).
Ha incarichi di insegnamento presso varie Scuole di
Specializzazione (Medicina Generale, Endocrinologia
e Malattie del Ricambio, Idrologia Medica, Igiene e
Medicina Preventiva, Gastroenterologia).
Dal 1984 membro della «Commissione Consultiva per
i Prodotti Destinati a un’alimentazione Particolare
del Ministero della Salute».
Componente:
della «Consulta Nazionale per la Nutrizione e la
Sicurezza degli Alimenti e l’Educazione Alimentare»
(Ministero della Sanità,1992-1995);
del Comitato Scientifico della Nutrition Foundation of
Italy;
del Gruppo di Lavoro per la revisione delle «Linee
Guida per una sana Alimentazione italiana (2002)»
(Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la
Nutrizione – Ministero delle Politiche Agricole e Forestali);
della Commissione Interministeriale per la Valutazione
dei Nuovi Prodotti e nuovi Ingredienti Alimentari
(Novel Foods).
Membro di numerose Società Scientifiche Nazionali
ed Internazionali.
Autore di oltre 300 Pubblicazioni Scientifiche.
Ha tenuto numerosissime Relazioni e Conferenze a
Simposi e Congressi Nazionali e Internazionali.
Tabella 3 – Conjugated Linoleic Acid
Mean Fat Cla Content of food produced in Germany
Curriculum Vitae
Andrea Strata
Fat
content
Cla
content
Cla
content
g/100 g
food mg/g fat mg/100 g
food
Butter 80,0 4,7 376
Condensed milk 10,0 7,0 70
Milk, homogenized 3,5 5,5 19
Yogurt, natural 3,5 5,1 17
Cottage cheese 4,3 4,5 19
Mozzarella cheese 11,5 4,7 54
Gouda cheese 30,0 6,3 189
Beef tallow 96,5 2,6 251
Roast beef 8,9 2,9 26
Ground meat 14,0 4,3 60
Veal, chop 3,1 5,6 17
Lamb, chop 32,0 2,7 86
Pork, chop 13,0 0,6 8
Qibli said
“A pranzo e a cena, alternate la carne rossa e il pesce d’altura (tre volte alla settimana l’una e tre volte l’altro) e concedetevi frutti di mare più volte al mese” (Jean Marie Bourre)
http://ok.corriere.it/articoli/18/1.shtml
Veltins said
Queste discussioni sono veramente entusiasmanti. Io voglio racciontarvi la mia esperienza; premetto che non sono vegetariana, ma che faccio molta attenzione a ciò che mangio, e vivendo in campagna riesco a mangiare una grossa maggioranza di cibi prodotti da me, con metodi assolutamente biologici.Pur vivendo in campagna da molti anni, fino all’anno scorso non avevo mai preso in considerazione l’eventualità di allevare degli animali per poi mangiarli, mi frenava quel gesto dell’uccisione, ma… poi considerando che la carne la vado a comprare e non so che provenienza abbia, ho deciso di prendere delle galline. il risultato è stato ottimo. I miei animali, le galline per le uova e i polli cosidetti da ingrasso, vivono razzolando all’aria aperta, trascorrendo le giornate in un placido pascolare, le galline mi danno cinque uova al giorno, e i polli quando è il momento li mangio. Cero è stato molto duro il gesto di ucciderli e di spennarli, per noi carnivori che da generazioni ormai ci siamo disabituati a questi gesti, io rispetto alle miei problematiche sono riuscita a darmi una risposta. La carner che compramio dal macellaio, proviene da animali uccisi da altre persone, quindi noi deleghiamo l’atto di uccidere ad altri e così sentiamo di avere la coscienza a posto. Ebbene nel mmomento in cui io ho ucciso i miei polli e quando poi ne ho mangiato la carne mi sono sentita un po’ più cosciente, inoltre i miei animali fanno una vita serena mangiando cibo sano. Quello del cibo è poi tutto un’altro filone, all’inizio da neofita chiedevo consiglio ai rivenditori, ma pi leggendo gli ingredienti ho cominciato a ragionare. Ebbene nel mangime c’è di tutto, a paetre la soia transgenica, grassi a nimali e oli vegetali trattati in vario modo, più gli ormoni per le galline. Alla fine sono riuscita trovare mangime a base solo di granaglie.
Quindi concordo con Pamela, per avere la coscienza a posto bisognerebbe divenire vegetariani.
veltins
8avio said
Chuck Norris è vegetariano, non perchè ama gli animali ma perche ODIA LE PIANTE
Diana said
A proposito di nuove scoperte sulle proteine animali del latte, che io consumo in abbondanza…
Un importante fattore che determina la qualità nutrizionale delle proteine alimentari oltre alla composizione aminoacidica e la digeribilità, è la potenziale attività regolatoria dei peptidi bioattivi contenuti nella sequenza aminoacidica.
Infatti, recenti studi hanno dimostrato che alcuni peptidi contenuti all’interno della sequenza primaria delle proteine e rilasciati in seguito ad idrolisi enzimatica o in vitro, nel corso dei processi di produzione degli alimenti che le contengono, o in vivo, durante la digestione possono esercitare importanti funzioni biologiche ossia sono fisiologicamente attivi.
Attualmente, il maggior numero di peptidi bioattivi studiati sono stati ottenuti dalle proteine del latte e dei suoi derivati, in particolare alle caseine α, β, κ.
Attività antimicrobica
Si tratta di peptidi derivati dalla degradazione della lattoferrina, una glicoproteina legante il ferro ad attività antibatterica. Il frammento N-terminale di questa proteina, originato dall’azione idrolitica della pepsina, è caratterizzato dalla presenza di un ponte disolfuro intramolecolare e mostra una forte attività antibatterica. La modalità di azione battericida e la natura peptidica di queste molecole è molto simile a quella delle più note batteriocine batteriche.Alcuni ricercatori stanno valutando l’ipotesi di accrescere la sicurezza alimentare addizionando gli alimenti con peptidi ad azione antimicrobica.
Attività antitrombotica
I peptidi (Caseoplateline), derivanti dal κ-caseina, hanno una sequenza caratterizzata dalla presenza di alcuni residui aminoacidici (Ile-108, Lys-112, Asp-115) analoga a quella presente nella sequenza della catena γ del fibrinogeno. Si pensa quindi che questi peptidi svolgano la loro azione anticoagulante competendo con il fibrinogeno per il legame alle piastrine.
Impedendo la formazione del coagulo tali peptidi possono risultare di interesse nel prevenire alcuni disturbi a livello cardiaco e cerebrale.
La scoperta di tali effetti ha stimolato la possibilità di introdurre artificialmente tali peptidi anche all’interno di alimenti che ne sono naturalmente privi per trasformarli nei cosiddetti cibi funzionali, ossia alimenti in grado di esercitare una funzione fisiologica, oltre che nutrizionale. Un esempio in commercio in Italia è Evolus, un nuovo latte fermentato contenente di peptidi bioattivi che favoriscono il controllo dell’ipertensione. Messo a punto dalla ricerca di Emmi, societa’ svizzera leader nella produzione lattiero casearia, Evolus e’ un latte fermentato con Lactobacillus helveticus.
Per chi vuole saperne di piu…
Bioactive peptides and proteins from foods: indication for health effects
The possible roles of food-derived bioactive peptides in reducing the risk of cardiovascular disease
A New Frontier in Soy Bioactive Peptides that May Prevent Age-related Chronic Diseases
pamela said
Veltins e 8avio, siete poveri e condividete lo stesso pc? Oppure siete gemellini siamesi, come Anna e Diana, creature unite dal mouse e dal pc? Vedi mangiare carne che effetto fa, la moltiplicazione delle personalità o il dimezzamento dei pc.
Caro/a Veltins, certo è lodevole uccidere un animale che hai visto crescere, hai visto neonato e si è affezionato a te, ha fiducia in te.
Ucciderlo è un buon modo di ricambiare la sua fiducia.
Quibli, non mi attribuire parole che non mi sono mai sognata di dire.
Purtroppo non ho tempo di telefonare a nessuno, sto bruciando incensi ed essenze varie per eliminare l’effluvio misto di pecorino, yogurt di latte vaccino, gorgonzola e mille altri formaggi moltiplicati, migliaia di formaggi diversi, che ha invaso la stanza quando ho letto le parole Danone e Invernizzi. Ai muggiti di dolore che sento, di mucche tormentate dalla mastite, ai muggiti di disperazione per vedersi strappato un neonato che ha bisogno di loro e del loro latte, ai suoni più leggeri, simili al pianto di un bambino, di cuccioli malnutriti perché le loro carni rimangano bianche, ci penserò dopo, forse chiamerò un esorcista.
Tu che hai avuto questa brillante idea, perché non telefoni o scrivi agli scienziati della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, o anche a tutti i Dietitians of Canada e a quelli dell’American Dietetic Association, saranno migliaia, forse decine di migliaia, ma anche potresti contattare il Physicians Comettee for Responsible Medicine, sai sono solo un po’ più di cinquemila fra medici e scienziati. Loro sono americani, puoi anche dar loro del tu. Puoi dire tranquillamente ad ognuno di loro che poiché hai copiaincollato delle dichiarazioni contrarie alle loro posizioni, per favore, adesso devono cambiare idea.
A proposito, fornisci i link di quello che hai postato. Sai che non si possono copiaicollare da internet testi senza mettere il link? Anzi, il link andrebbe messo alla homepage del sito da cui copi. Ti devo proprio insegnare tutto.
vegetariano pentito said
«La carne è necessaria all’organismo»
BENVENUTO CESTARO
Direttore della Scuola di specializzazione in Scienza dell’alimentazione dell’Università di Milano
Eliminarla del tutto dalla dieta è uno sbaglio. Maiale, coniglio, cavallo possono essere una buona alternativa ai bovini
A tutt’oggi le conoscenze scientifiche sia sull’encefalopatia spongiforme bovina, sia sulla variante umana di questa malattia sono modeste. È quindi difficile affrontare l’argomento in modo rigoroso e dare indicazioni motivate su ricerche sperimentali degne di nota. In ogni caso, anche se non c’è la prova sicura della trasmissione bovino–uomo, il sospetto che possa avvenire è assolutamente fondato. Infatti le due malattie, la forma bovina e quella umana, sono molto simili sia dal punto di vista della sintomatologia sia da quello delle alterazioni istologiche che provocano. La cautela dunque è d’obbligo ed è indispensabile scegliere con attenzione la carne da portare in tavola, perché eliminarla del tutto dalla dieta è uno sbaglio.
Il motivo? Rappresenta dal punto di vista proteico il meglio che si può avere, perché contiene proteine ad alto valore biologico, cioè complete di tutti i ventidue aminoacidi indispensabili a mantenere sano e attivo il corpo. Inoltre soltanto il ferro contenuto nella carne è in una forma completamente utilizzabile dall’organismo: ben dieci volte più assorbibile di quello contenuto nei vegetali. La carne contiene poi la carnitina, una sostanza che facilita la produzione di energia da parte del metabolismo, e la colina che è importante per il benessere del sistema nervoso. Rispetto ad altri cibi è anche quello che ha la più elevata concentrazione di glutammina, un particolare aminoacido che ha un ruolo fondamentale nel mantenere in perfetta efficienza la funzionalità e l’assorbimento intestinale. Infine solo nella carne ci sono alcuni speciali antiossidanti assai potenti contro i temibili radicali liberi, e delle sostanze che stimolano il sistema immunitario e che sono dotate di azione antitumorale. Tutti questi contenuti si ritrovano però anche nella carne di maiale, coniglio e cavallo, che possono allora essere una valida alternativa a quella bovina. Per quanto riguarda il pollame, invece, non può essere l’unico tipo di carne che si porta in tavola in quanto è una buona fonte di proteine, ma non allo stesso livello della carne bovina. Un’ottima soluzione è il pesce, che fornisce proteine di elevato valore biologico come quelle della carne e che in più ha un minor contenuto di colesterolo e più acidi grassi polinsaturi che favoriscono il metabolismo del colesterolo e ne impediscono l’accumulo.
link http://www.stpauls.it/club3_03/0103c3/0103c322.htm
a proposito di link vedere: http://books.google.it/books?id=eTh978y2hwwC&pg=PA170&lpg=PA170&dq=carenza+di+carnitina+nei+vegetariani&source=web&ots=Zk_g0rXtCN&sig=ovHkJNrV52XbZrhBFrxDiJyjlsg&hl=it&sa=X&oi=book_result&resnum=1&ct=result
e poi: Stanchezza Una ricerca americana puntualizza gli effetti negativi sull’ organismo di una carenza piuttosto frequente
Se la salute non è di ferro
Stanchezza Una ricerca americana puntualizza gli effetti negativi sull’ organismo di una carenza piuttosto frequente Se la salute non è di ferro La concentrazione del minerale condiziona la resistenza fisica e mentale Poco ferro nell’ organismo rende difficile praticare esercizio fisico. Il motivo: un’ insufficiente presenza di ferro non consente lo sviluppo della resistenza allo sforzo. A questa conclusione è giunto uno studio pubblicato sulla rivista «Journal of Applied Physiology». Secondo i ricercatori, inoltre, un’ insufficiente presenza di ferro nell’ organismo può compromettere le performance intellettive, riducendo in particolare negli adolescenti la capacità di memorizzare e di acquisire nuovi elementi di conoscenza per via verbale. Non solo anemia La professoressa Nancy Schlegel, direttore della Division of Nutritional Sciences a Cornell, negli Usa, autrice dello studio, specifica che i risultati si riferiscono a soggetti non anemici, ma con semplice insufficienza di ferro nell’ organismo. Secondo quanto è emerso dalla ricerca, che ha coinvolto pazienti in esercizi aerobici con cyclette per mezz’ ora al giorno, per cinque giorni alla settimana, chi aveva valori normali di ferro nell’ organismo migliorava la propria resistenza al punto da poter prolungare, dopo un mese di pedalate, il tempo di allenamento di un minuto e mezzo. Al contrario, le donne con carenza di ferro, avevano dovuto ridurre l’ esercizio di 3.5 minuti, l’ equivalente di 15 chilometri. «Questo significa – spiega la ricercatrice Pamela Hinton – che chi soffre di moderata carenza di ferro può non ottenere tutti i benefici derivanti dall’ attività di fitness». Come evitare di cadere in questa condizione? La prevenzione consiste soprattutto nel seguire una dieta appropriata. Il consiglio vale in particolare per le donne in età fertile (perdite col ciclo mestruale), per quelle in gravidanza, per i ragazzi di entrambi i sessi nella fase di sviluppo e per i convalescenti (perché hanno un metabolismo accelerato rispettivamente per crescere e per recuperare le funzionalità dopo una patologia). Il motivo della stanchezza? Il ferro non è solo un costituente fondamentale della emoglobina (la proteina dei globuli rossi che traporta l’ ossigeno ai tessuti), ma pure di un’ altra proteina, la mioglobina, che consente di fissare l’ ossigeno nei tessuti. Tutto ciò che può alterare una fisiologica concentrazione di ferro contribuisce a rallentare il flusso dell’ ossigeno, la sua utilizzazione e l’ impiego delle riserve energetiche. Da qui deriva la sensazione di stanchezza, il maggior affaticamento e il debito d’ ossigeno cui il soggetto va incontro durante l’ esercizio fisico aerobico. Per porre rimedio alla situazione va premesso che il ferro in natura è presente in due forme chimiche, la ridotta e l’ ossidata. «E’ importante nutrirsi con alimenti che contengano il ferro allo stato ridotto, l’ unica forma nella quale siamo in grado di assorbire l’ elemento», spiega Benvenuto Cestaro, direttore della scuola di specializzazione in scienza dell’ alimentazione dell’ Università di Milano. «Di fatto – purtroppo c’ è da dire in questo periodo di “mucca pazza” – è la carne, specialmente quella rossa, l’ unica fonte davvero valida di ferro alimentare: contiene infatti l’ emoglobina o la mioglobina, che a loro volta contengono il ferro nella forma ridotta». Una spremuta aiuta E c’ è un consiglio in più: per favorire il mantenimento del ferro allo stato ridotto è opportuno predisporre nello stomaco un ambiente acido.«Per questo – continua l’ esperto – si consiglia di assumere carne in associazione con spremute di agrumi, aceto o sughi a base di aceto». Per evitare riduzioni nell’ assorbimento è bene invece non esagerare nell’ assumere certi vegetali e cereali che contengono l’ acido fitico, che «lega» il ferro impedendone l’ assorbimento. Ecco perché è bene seguire una dieta dissociata. «E’ bene per esempio assumere la carne a mezzogiorno e i vegetali la sera, o viceversa, a seconda delle preferenze», consiglia Cestaro. Gianluca Bruttomesso Non sempre fa bene *Per troppa libertà Non tutto il ferro è utile. Quello nella forma ossidata e non legata ad altri composti può, infatti, scatenare reazioni dannose per i tessuti. Il ferro, quando è allo stato libero, in soluzione, è estremamente pericoloso. Tant’ è che il ferro nell’ organismo sano è sempre «legato» in varie forme: nell’ emoglobina nel sangue, nella mioglobina nei muscoli, e trasportato nel sangue da particolari proteine. Ecco perché negli integratori alimentari il ferro deve essere in forma legata, meglio se a proteine. Il ruolo delle vitamine * Non fartele mancare La stanchezza durante l’ esercizio può essere dovuta anche ad altre carenze. Per esempio di calcio (importante per la contrazione muscolare), di rame e selenio (antiossidanti), di magnesio (implicato nei meccanismi biochimici di trasferimento dell’ energia). Anche le vitamine – spiega il professor Cestaro – sono essenziali, perché aiutano a mantenere integra la funzione del mitocondrio, organo cellulare fondamentale per il metabolismo energetico e perché fungono da coenzimi, essenziali per molte reazioni chimiche dell’ organismo.
Prof. Benvenuto Cestaro, Docente di
Biochimica e Direttore della Scuola di
Specializzazione in Scienze
dell’Alimentazione, Università degli Studi di
Milano
Bruttomesso Gianluca
Pagina 11
(26 novembre 2000) – Corriere Salute
link http://archiviostorico.corriere.it/2000/novembre/26/salute_non_ferro_cs_0_001126973.shtml
e poi Ecco le regole dell’American Heart Association per dimagrire e mantenere il peso forma che includono anche la carne. A Esercizio fisico. Provate a camminare per una mezzora quasi tutti i giorni della settimana. B Per diminuire di peso, le donne dovrebbero assimilare circa 1.200 – 1.500 calorie al giorno mentre gli uomini 1.500 – 1.800. C Tenete presente che il ritmo con cui si dimagrisce varia da individuo a individuo, a seconda di quanto peso dovete perdere. D Le persone che perdono peso gradualmente, di solito sono quelle che riescono poi a mantenere i risultati. E Per mantenere il peso forma, moltiplicate il vostro numero di chili per 30 calorie. La cifra che risulta rappresenta il numero di calorie in media che vengono consumate da un individuo con una moderata attivita’ fisica. F Cercate di non mangiare grassi per piu’ del 30 per cento delle calorie totali. Il 30 per cento equivale circa a 40 grammi di grasso in una dieta da 1.200 calorie. G Includete almeno 5 porzioni di frutta e verdura nella vostra dieta giornaliera. H Date preferenza alla frutta, alla verdura, ai cereali, ai prodotti caseari a basso contenuto di grasso, alla carne magra, al pesce e al pollo.
link http://archiviostorico.corriere.it/1997/maggio/12/Perdi_peso_non_salute_co_0_9705126254.shtml
Riportiamo di seguito un sunto degli interventi di questo secondo convegno, “La carne dei forti”, tenutosi il 1° giugno all�interno del Palazzo Vermexio a Siracusa.
Nutrizione e immunità
Intervento del prof. Giovanni Ballarini (Presidente Centro Studi Franco Marengo, Accademia Italiana della Cucina e dell�Istituto Nazionale delle Conserve Alimentari � Parma, Università degli Studi di Parma)
Nell�antichità la grande maggioranza delle persone credeva che la denutrizione aprisse la via alle malattie infettive, perciò, semplicemente, fame e peste andavano di pari passo.
Giovanni Ballarini
Il professor Giovanni Ballarini.
Da tempo è stato riconosciuto che i collegamenti tra nutrizione e malattie infettive sono molto più complessi e sono stati precisati nuovi elementi nutrizionali importanti per un corretto funzionamento del sistema immunitario.
Nell�ambito dell�immunologia nutrizionale la carne ha avuto e mantiene un ruolo di primo piano, sia come nutriente, sia come alimento protettivo, vale a dire capace di correggere deficienze ed errori nutrizionali.
Oggi, per una buona immunità, bisogna affermare l�importanza della quota proteica alimentare ed in particolare di taluni aminoacidi, ad esempio metionina ed arginina, e dei grassi presenti nella dieta, tra i quali soprattutto alcuni acidi, come il linoleico.
Sempre più complesse associazioni di vitamine, aminoacidi, acidi grassi e minerali sono proposti per stimolare le risposte immunitarie antinfettive, ma i risultati non sono ancora completamente soddisfacenti.
Una risposta forse può venire dalla recente scoperta del ruolo che hanno, per la difesa immunitaria, dell�acido linoleico coniugato (noto anche con la sigla ALC), dei nucleotidi, oltre che del ferro, dello zinco e del cromo alimentari, tutti fattori presenti nella carne.
Nell�uomo il rapporto positivo tra la presenza della carne nell�alimentazione e la difesa contro le malattie, in particolare quelle infettive, sia pure nebulosamente era stata vista da tempo.
In tempi a noi relativamente più vicini si era enfatizzata la relazione tra una buona alimentazione, comprendente anche la carne, e una migliore difesa contro la tubercolosi. Più recentemente si sono avuti risultati che hanno chiarito in modo più soddisfacente i rapporti positivi tra la presenza della carne in un�alimentazione corretta ed equilibrata e le difese antinfettive.
Oggi bisogna ritenere che in una dieta equilibrata la carne è importante anche per le attività pro-immunitarie svolte dalle seguenti molecole: Acido Linoleico Coniugato, Nucleotidi, Ferro sotto forma organica, molto assorbibile e biodisponibile, Zinco e cromo sotto forma organica, molto assorbibile e biodisponibile.
La carne quindi è indispensabile per una buona resistenza contro le malattie infettive e rende “forti”: quindi la carne dei forti.
Composizione corporea dell�uomo e carne bovina
Intervento della prof.ssa Simona Bertoli (ICANS � International Center for the Assessment of Nutritional Status, Università degli studi di Milano)
La valutazione dello stato nutrizionale di un soggetto o di una popolazione si è basata per molti anni sull�analisi dell�assunzione dei nutrienti, sulla misurazione di semplici parametri antropometrici come il peso e l�altezza e il dosaggio di alcuni markers nutrizionali nel sangue. Più recentemente nella pratica clinica della valutazione dello stato di nutrizione è stato introdotto lo studio della composizione corporea con l�individuazione di nuovi indici quali la massa lipidica totale “FAT Mass” e la massa magra “FAT FREE Mass”.
In condizioni fisiologiche, la FAT Mass costituisce circa il 15-18% del peso corporeo totale nei maschi e il 25-28% nelle femmine.
Le proteine della carne possono solo in parte modificare la composizione corporea. Infatti, mentre in soggetti normopeso, qualora il fabbisogno proteico giornaliero sia soddisfatto, non esistono differenze significative tra vegetariani e onnivori in termini di composizione corporea, in alcune condizioni, quali soggetti in crescita e anziani, una dieta contenente proteine della carne comporta un aumento della massa magra e della forza muscolare.
Dietetica estiva e produzione di carne bovina
Intervento del prof. Vittorio Dell�Orto (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Veterinarie per la Sicurezza Alimentare, Università degli studi di Milano)
Il prof. Vittorio Dell�Orto ha discusso gli effetti di un “clima forte”, quale quello della Sicilia nel periodo estivo, sull�assetto fisio-metabolico, sulla riduzione dell�appetito, sull�aumento dell�assunzione idrica e di conseguenza sulla variazione delle performance di crescita e sulle caratteristiche qualitative della carne bovina.
In particolare sono state individuate strategie per fronteggiare gli effetti negativi delle alte temperature con semplici interventi di tipo ambientale, quali l�ombreggiamento, la nebulizzazione dell�acqua ed eventuale ventilazione, e di ordine dietetico-nutrizionale, attraverso una modifica della razione al fine di aumentare l�ingestione, l�impiego di specifici alimenti e foraggi, la diversificazione degli orari di somministrazione della dieta, nonché attraverso l�impiego di nutrienti specifici atti alla riduzione dell�impatto negativo dell�azione dinamico-specifica, ovvero extracalore corporeo.
Il prof. Dell�Orto ha ribadito il ruolo fondamentale del controllo di tutta la filiera ed enfatizzata l�importanza delle corrette procedure di macellazione, in relazione al periodo considerato, con la finalità di garantire un elevato e costante standard qualitativo della carne.
Come esempi estremi, l�autore ha richiamato il fenomeno della putrefazione profonda o “puzzo d�osso” e la produzione del “kobe beef”, carne riservata agli uomini forti quali i guerrieri giapponesi prima della battaglia, che attraverso l�impiego della birra e del massaggio permette di modificare in maniera radicale la composizione e tenerezza delle carni, aprendo una parentesi su come anche una carne come quella bovina può essere oggetto di ampia rivisitazione.
I lettori interessati a contattare l’autore per proseguire il confronto sui temi dell’articolo possono usare il tramite di Pubblicità Italia, scrivendo a info@pubblicitaitalia.com e specificando nell’oggetto l’articolo a cui si fa riferimento.
link http://www.pubblicitaitalia.com/cocoon/pubit/riviste/articolo.html?idArticolo=5465&Testata=1
e poi Chi non mangia carne . sottolinea lo scienziato . e’ quindi un soggetto a rischio di aggressivita’ . E se una persona e’ a rischio in modo tale da avere dei problemi che lo portano da uno psichiatra puo’ essere che abbia carenze di triptofano…”
link http://archiviostorico.corriere.it/1993/luglio/18/carne_verdura_cattiveria_co_0_930718550.shtml
riccardo said
Sulla carne nell’evoluzione biologica umana e come energia extra per il cervello, consiglio la lettura del libro del professore Gilberto Corbellini EBM Medicina basata sull’evoluzione edito da Laterza. Per chi non lo sapesse il professore Corbellini insegna storia della medicina e della bioetica, autore di numerosi saggi sul pensiero immunologico, sull’oncologia.
A proposito dele origini e della resistenza all’insulina e al diabete mellito è molto interessante la sua affermazione che il latte, alimento suppongo detestato dai vegani, il suo consumo ha favorito la tolleranza al lattosio, che ha contribuito a tenere basso il tasso di diabete.
Dice anche che il nostro pool genetico rimane adatto alle condizioni di vita ancestrale. Dopo la transizione all’agricoltura i nostri geni non hanno avuto di adattarsi a questa transizione. le uniche modifiche sono da attribuire alle malattie infettive.
8avio said
Pamela, a volte accade che in una casa ci sia un solo computer e che varie persone lo utilizzino, che so? una madre ed un figlio che coltivano l’interesse comune per questo lodevole sito che è LPELS. Queste volte accade che la madre ed il figlio scrivono sulla stessa tastiera e inviano le proprie parole attraverso lo stesso indirizzo ip, questo ad alcuni può sembrare strano, forse espressione del troppo consumo di carne o di povertà, io non credo che avendo a disposizione molti più euro acquisterei un altro pc e mi farei istallare un’altra rete adsl per poter dimostrare di averli, al limite potrei istallare(gratis) Tor e chiudere la bocca a chi pratica questi (mi spiace molto)poveri e squallidi attacchi personali senza forza o incisività che lo confesso mi è parso davvero strano trovare in questo luogo.
Per quanto riguarda la tua discussione con mia madre mi permetto di intromettermi, mia madre non ha detto che le fa piacere o la riempe di orgoglio uccidere gli animali da lei(da noi) cresciuti, ha detto che nelle condizioni in cui ci troviamo tutti noi le pare un atto di maggiore responsabilità, un prendere coscienza dei meccanismi che stanno molto spesso dietro la nostra quotidianità, che a volte per semplicità fingiamo di ignorare e le cui incombenze deleghiamo ad altri. Attaccare chi tenta di compiere un atto necessariamente richiestole da una famiglia non certo vegetariana(convinci tu 3 ragazzotti fra 14 e 20 anni a rinunciare al sangue che scivola sulle braci da una bistecca) nel modo più consapevole non mi pare un modo per portare avanti una riflessione, a chi lo fa si potrebbe rispondere che anche mangiando vegetariano non ci si cura (e non lo si fa, non è possibile) di quella parte di fauna che viene danneggiata dal processo normale di coltivazione, o di quella che viene distrutta nel processo di produzione dell’energia elettrica che serve che so a far funzionare i numerosi computer di cui fa usa Pamela, o in altri modi, ma sorvolando ribadisco solo che quel che è stato detto nel commento 33 è molto deludente per un assiduo frequentatore del sito, molto poco adatto al tono generale e all’atmosfera(meravigliosa) che è solitamente fra le parole visualizzate su queste pagine.
8avio
olimpionica said
Veltins ha ragione
A proposito di allevamenti alternativi
http://www.dsz.unito.it/parliamodi/Parliamodi…,2003.pdf
Mica occorrevano tutte queste prove per spiegare ai vegetariani che polli e galline non c’è nulla di male se finiscono nello stomaco, c’è solo da sorridere degli atleti vegetariani, basterebbe vedere quello che hanno fatto gli atleti giamaicani in queste olimpiadi. Ne hanno parlato in tutti i giornali e
in tutte le tv di quanto l’alimentazione giamaicana sia ricca di proteine animali. E quel pezzo di figliolo di phelps che ha battuto tutti i record che impazzisce per i bastoncini fritti di pollo. Mi spiace per i polli, ma dato lo spettacolo che ha dato Phelp non si può che gioirne. E vorrà dire che per la legge del contrappasso in una prossima vita Phelps restituirà il favore facendo la vita da pollo. Vi sembra che questi atleti giamaicani non stiano bene in salute? scoppiano di salute e che
muscoli asciutti, senza grasso, impossibile con le diete vegetariane. Il giamaicano recordman nei 100 metri mangia pollo fritto prima delle gare.
A sentire di queste mode vegetariane, che vengono dall’america, sopratutto dalla California (piena di food vegetariani e pieni di malati di cuore), dovremmo abbandonare il parmiggiano reggiano, il prosciutto di parma, il culatello, il pecorino sardo, le mortadelle e tutta quella ricchezza grastronomica di cui è ricca l’Italia e che se gestita oculatamente dal consumatore non contribuisce certo alla cattiva salute, oltre che dare lavoro ancora a tanti artigiani e industriali del cibo made in Italy che gli hippy californiani tutti presi dall’alternativo neanche sanno nemmeno nei loro sogni di cosa significa mangiare bene mettendo insieme piacere e salute (come se fossero poca roba)
Consiglio ai vegetariani per guarire di fare un visitina qui sotto all’Osteria del Divino Porcello
http://associazione.slowfood.it/associazione_ita/ita/scelti/osterie_dettaglio08.lasso?cod=1274
Inoltre, in questi ultimi anni, poi, si sta a abbattendo sul mondo una piaga più grave e micidiale: i
semi transgenici. Sbandierati come liberatori dalla fame, sono solo una truffa commerciale. Gli Stati Uniti, che sono i principali (e più potenti) produttori di diavolerie demenziali, attualmente stanno esercitando una massiccia pressione sui governi europei affinché ne consentano la diffusione commerciale e l’uso agricolo in tutta Europa(…)La famigerata Monsanto ha previsto la produzione di semi transgenici sterili(…)Nei semi della supersoia è stato introdotto un gene in grado di rilasciare tossine sia contro i principali parassiti sia contro le erbe infestanti. Quale spirito ecologico! Si era ipotizzato che, come ricaduta, si sarebbe ridotto nettamente l’impiego dei pesticidi e dierbanti, a tutto vantaggio della nostra povera Terra malata. Bene: sono nati super infestanti che necessitano di diserbanti più potenti e, per l’occasione specifici prodotti della stessa
azienda che distribuisce i semi transgenici. Le tossine difensive della super soia, inoltre, sono passate nel terreno dove, in breve tempo, stanno distruggendo l’humus e rendendo sterile la terra. un terzo del territorio americano è coltivato in questo modo (Tratto dal magnifico libro del Dott Massimo Pandiani, fellow dell’international college of Applied Nutrition, membro della British for Nutritional Medicine, presidente dell’associazione medicina funzionale Perché s’ingrassa, pag 63)
Sempre in questo libro è spiegato molto bene scientificamente la ragione per cui i vegetariani sono spesso stanchi e non digeriscono bene le proteine e perchè fa male la dieta vegetariana (pag 62-67)Insomma un sacco di problemi e con il via libera ai cibi transgenici, ai semi transgenici, l’infestazione dei campi vicini è assicurato e il già non entusiasmante mercato del biologico diverrà un ibrido. Beh dire diverrà è voler esser troppo buoni e ottimisti dato che già casi di queste infestazioni sono iniziate…
Sempre nel libro citato troverete una lista di vegetali ricchi in residui di pesticidi. Naturalmente c’è anche una lista di quelli poveri di pesticidi.
Su Ma cosa mangiano i giamaicani nel sito
http://www.eurosalus.com/notizie/ultime/ma-cosa-mangiano-i-giamaicani.html
In Inghilterra sempre meno latte bio
06/08/2008 – Sloweb
Il mercato del cibo biologico fino a poco tempo fa stava attraversando un periodo d’oro in Inghilterra. Oggi, a causa del caro cibo e della instabilità dell’economia mondiale, le cose stanno rapidamente cambiando.
Primi fra tutti, i produttori di latte organico, che in massa stanno voltando le spalle al settore bio per riabbracciare i metodi convenzionali: quest’anno centinaia di allevatori, capaci immettere sul mercato 5 milioni di litri di latte bio, si sono riconvertiti a metodi intensivi.
La ragione principale è il rialzo dell’80% in un anno del prezzo del mangime biologico (arrivato a 505 euro la tonnellata), legato all’impennata dei prezzi dei cereali.
D’altra parte il mercato britannico ha fatto il resto: il latte bio viene pagato al produttore 0.45 euro al litro, una somma che ormai fatica a coprire le spese, mentre il litro di latte convenzionale, pagato 0.35 euro con un incremento di 15 cent in un anno (42% in più), è diventato irresistibilmente appetibile per le tasche degli allevatori.
I produttori bio affermano che è necessario almeno un rialzo di 5 centesimi a litro sul prezzo loro corrisposto per riportare il mercato del latte organico economicamente vantaggioso.
E’ la prima volta che il settore del biologico segnala una grave crisi. Dal 2002 infatti il suo giro di affari è cresciuto del 70%, arrivando a muovere 2,1 miliardi di euro l’anno. Nonostante questa espansione, il settore rappresenta ancora solo il 2% delle vendite di alimenti nel Regno Unito.
Se la situazione non cambia però, da adesso la percentuale è destinata a calare.
Fonte :
The Independent
Luca Bernardini
l.bernardini@slowfood.it
http://sloweb.slowfood.it/sloweb/ita/dettaglio.lasso?cod=3E6E345B13ae01BC9CHxH3E599BE
lucy said
a proposito di vegetali transgenici. noi importiamo farine perché non copriamo il nostro fabbisogno e i produttori nostrani sono parecchio arrabbiati perché coltivano specie naturali in concorrenza con produttori esteri che hanno governi più ben disposti agli ogm (che arrivano, checché se ne pensi, sotto forme diverse, sulle nostre tavole). vogliono, anche se non lo affermano per il momento con vigore, gli ogm anche loro: resa più ricca, sicura, a costi inferiori. se dovessimo massicciamente modificare la nostra dieta in direzione vegetariana, sappiamo cosa lasciamo, ma non ciò a cui andremmmo incontro, alla faccia del biologico e del naturale e del sano. non sono una mangiatrice di carne, tutt’altro: ma stasera sono ko e vado a mangiare un filetto di chianina al sangue con un bicchiere di refosco docg. quanno ce vo’ ce vo’.
qibli said
il mio messaggio numero 34 non esiste più. Riporto i link che mi sono stati chiesti
http://www.assocarni.it/index.php?action=convegno&id=1
http://ok.corriere.it/articoli/18/1.shtml
pamela said
8avio, poiché in questo thread assisto ad una curiosa moltiplicazione di personalità o condivisione di pc: Diana=Anna, Diana=Quibli, pensavo fosse una nuova moda. Non conoscendo personalmente gruppi familiari che usufruiscono dello stesso pc, ma piuttosto singoli che possiedono due o anche tre pc, mi ero meravigliata di questo nuovo costume. Nessun attacco, comunque, la mia era solo una battuta. Se anche l’hai vissuto come attacco, e me ne dispiace, non potrebbe mai essere personale: per essere personale bisognerebbe che ci fosse una o più persone con il loro nome, al posto dei nick.
Se avessi in casa tre ragazzi come quelli che descrivi, io li metterei a dieta vegan, che anzi avrei imposto fin dall’infanzia. In realtà nelle famiglie vegan non c’è alcun bisogno di imposizione, perché sono i cibi vegetali quelli preferiti dai bambini.
Non c’è differenza sostanziale tra gli animali d’affezione e gli altri animali: uccidere una gallina, un capretto o un vitello equivale ad uccidere un cagnolino o un gattino. Se vieni nel mio post, il post di una vegan e dichiari che uccidi le tue galline, la risposta non può essere che quella che ho dato e pazienza se ti offendi, mi preoccupa molto di più la vita degli esseri senzienti, compresi gli umani, naturalmente.
Olimpionica, dovresti aprirti un blog tuo in cui esternare le tue considerazioni sul biologico e gli OGM, che non sono oggetto di questo post.
Se lo apri, fammelo sapere, così lo evito.
Non seguo le Olimpiadi, anche se avessi la televisione non le seguirei, ma per rinfrescarti la memoria ecco un elenco di atleti vegan e vegetariani:
http://www.scienzavegetariana.it/sport/schede_famosi.html
E’ lodevole la tua preoccupazione per gli artigiani (macellai?) e industriali del settore carni, lavori forse nel ramo? Io mi preoccupo per le sofferenze terribili e la morte prematura degli animali nei lager.
Sono costretta a contraddire il libro che citi, perché i vegan sono nella stragrande maggioranza in ottima forma fisica (salvo patologie preesistenti all’adozione della dieta vegan), mentre lo stesso non si può dire di coloro che si nutrono di carne animale.
http://www.healthline.com/blogs/exercise_fitness/2007/11/world-vegan-day-is-november-1.html
Se mangi tutti gli alimenti che citi, ti consiglio di farti ogni tanto delle analisi, magari un checkup, sai, per prudenza. A proposito, i malati di cuore della California, non sono certo vegan.
A Riccardo: diabete e dieta vegan:
http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=226
http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=854
A Vegetariano Pentito:
http://www.ivu.org/italian/trans/vrg-iron.html
vegetariano pentito said
Sull’ultimo numero di Ok Salute, quello uscito adesso, di settembre, ci sono altri articoli sull’importanza del pesce e carni bianche proprio nel diabete:
“mangiare spesso pesce e carni bianche”, di professori di scienza dell’alimentazione (professore Luigi Rossi, specialista in scienza dell’alimentazione università di siena, dott Giuseppe Fatati, presidente dell’associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica).
Sì, grazie Canali, sono al corrente di tutti i link che hai inserito. Sono un ottimo esempio per essere un vegetariano pentito, data l’insufficienza dei contenuti. Del resto non esistono ricerche condotte tanto a lungo come quelle postate da Anna e Diana. La ricerca postata da Anna, gli articoli dei più importanti professori universitari postati da qibli, sono abbondantemente esaurienti e tolgono ogni dubbio. Non parliamo poi di quanto è stato postato qui che riguarda il Professore Cestaro, una delle persone più serie e indipendenti che ci siano in Italia che chiude iol discorso sul ferro. D’altra parte, i nomi postati sono tutti di professori prestigiosi dell’Università Italiana, i loro lavori a centinaia sono pubblicati sulle più importanti riviste scientifiche del mondo, non so proprio che farmene di quei striminziti contenuti dei link vegetariani,fortunatamente abbiamo fior fior di professori universitari che si occupano di nutrizione in Italia, come tra gli altri il professore Strata dell’università di parma, una delle più prestigiose università del mondo in scienza della nutrizione. E, poi, dovremmo abbandonare la gastronomia italiana e fare gli hippy che mangiano seitan, tofu, che sono alimenti altamente elaborati, persino uno come Carlo Guglielmo, nel suo bel libro Il grande Libro dell’ecodieta, con la prefazione tra l’altro del dott. Franco Berrino, che è direttore de dipartimento di medicina preventiva e predittiva Istituto Nazionale per la Studio e la cura dei Tmori di milano, dice di limitare cibi che sono una eccessiva trasformazione della soia, e propone un’alimentazione equilibrata, dove sono presenti anche in piccole quantità il cibo animale. Sul ferro tutti quegli studi nel link che hai riportato sono stati smentiti. Oltre a quanto ho trovato qui scritto dal professore Cestaro, sul ferro, basterebbe pensare a quanto ha scritto a pagina 244-247 il Professore Ballarini nel suo straordianrio libro Alimentazione e Patologia darwiniana sul ferro, con una bibliografia imponenente su questo argomento che fa sorridere rispetto a quella presente nel link vegetariano.
E poi come già è stato detto qui c’è il fattore intrinseco che serve proprio per assimilare la b12 dal cibo animale.
Provare a vedere sul ferro il lavoro gigantesco, niente che posa reggere il confronto con gli studi vegetariani sul ferro, di questi due ricercatori (Iron-Deficiency Anemia: Reexamining the Nature and Magnitude of the Public Healt Problem, The Journal of Nutrition, 131, Beard e Stoltzfus)
E poi ancora pubblicati sulla più importante rivista di nutrizione del mondo
http://jn.nutrition.org/cgi/reprint/131/2/564S.pdf
http://jn.nutrition.org/cgi/reprint/131/2/565S.pdf
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11160600
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11263408
http://www.nature.com/ejcn/journal/vaop/ncurrent/full/1602919a.html
http://www.nature.com/ejcn/journal/v60/n4/full/1602336a.html
Inoltre persino aggiungendo nella dieta vegetariania sali inorganici di ferro si hanno cmq carenze di ferro (Professore Ballarini, pagina 245 del volume citato)
Indagini recenti sono state condotte anche da Hallberg e coll. sulla validità di una dieta per prevenire le carenze di ferro e si è concluso che la presenza della carne nella dieta è indispensabile (vedi sempre lo stesso libro e il riferimento bibliografico della ricerca di Hallberg).
“inoltre come è stato ricordato nel capitolo sulla carne, Mann, con un articolo dal titolo Dietary lean red meat and human evolution afferma che si è raggiunta l’evidenza scientifica che la carne magra non costituisce rischi sanitario e che diete con elevate quantità di carne rossa magra apportano signifcative quantità di di ferro, zinco e vitamina b12. La storia alimentare dell’uomo e dei preumani dimostra che per un periodo almeno di due milioni i nostri antenati hanno mangiato quantitativi crescenti di carne (tratto sempre dal libro citato)
Il dott Michael Colgan, presidente del Colgan Institute of Nutritional Science; san Diego dice: Il miglior ferro eme ottenuto dalla carne viene assorbito solo per il 10%. Per il ferro non eme contenuto in vegetali, l’assorbimento può essere più basso, fino all’1% (tratto da Sport Nutrition Guide). La differenze è enorme.
Inoltre molte sostanze nei vegetali possono ostacolare l’assorbimento di ferro
Inoltre ora si è scoperta l’importanza nella carnosina e carnitina e creatina che sono quasi esclusivamente contenuti nella carne.
L’acido linoleico coniugato, abbondante nella carne che aiuta a dimagrire e regolarizzare il colesterolo (prof Strata)
Sempre Colgan sottolinea l’importanza che oggi ha la biotina, di cui è molto ricca le sardine, il tuorlo d’uovo, il fegato.
Sempre Colgan scrive dell’importanza della b12 e cita come fonti carne di bue, uova, latte, formaggi
Infine segnalo un nuovo campo di studi ancora inesplorato ma promettente, quello dei rimedi animali (alimenti medicina di origine animale)
http://www.andreapieroni.eu/Pieroni%20and%20Grazzini,%201999.pdf
Ma poi che vuoi proporre di alimentazione vegetariania per gli atleti, i fatti, quelli dei giamaicano che hanno vinto alle Olimpiadi e che mangiano tanto cibo animale parlano da soli.
qubli said
Come nel link da me riportato su ok corriere il professore Bourre spiega bene che la dieta non deve escludere nulla, tre volte alla settimana pesce, tre volte alla settimana carne. Mangiare carne scientificamente non fa male.
anna said
Grazie a chi ha riconosciuto quanto sia imponente quello studio.
Sul nick posso solo dire – dato che c’è già chi ha dato risposta e non vale la pena spiegare, che quello che conta sono i contenuti dei post, con tanto di link, citazioni di libri e bibliografia e nomi e cognomi di professori esistenti e viventi. Così, ognuno può verificare. ho letto anche io il manuale del carnivoro di cui è stato dato il link, veramente un libro molto istruttivo
giorgio said
Un nuovo elemento che si affaccia nel
panorama scientifico nutrizionale di questi anni è l’acido Sialico: esso, di concerto con il DHA, è
indispensabile per lo sviluppo della mielina e delle sinapsi (Wang,, 2003); è contenuto nel latte
materno ed in natura, nella variante caratteristica del genere umano (A. N-acetil-neuraminico), solo
apparentemente nell’uovo di gallina (Varki 2002, Yarema 2002-2006, Chou 2002).
Sulla necessità della carne nell’alimentazione dell’infanzia
Articolo di Marcello Giovannini
Direttore della clinica pediatrica presso l’ospedale San Paolo
dell’Università di Milano
Prima di parlare dell’importanza della carne
bovina nell’alimentazione della donna durante
gravidanza e allattamento, è importante
valutare la durata della gravidanza, i vari
fattori che possono influenzarla, il deficit o la presenza
di certe sostanze come l’acido rachidonico di cui
parlerò più avanti, il mantenimento delle riserve materne
durante la gravidanza e l’allattamento, ricordando
chiaramente che una corretta alimentazione durante
la gravidanza è preferibile a una somministrazione
di integratori, visto che occorre molto
più tempo per assimilarli e metabolizzarli. È importante
che le gestanti e le giovani madri non
facciano la spesa in farmacia bensì usino alimenti
ricchi di elementi utili per la crescita del feto o del
bambino. Occorre tener presente l’importanza dell’arricchimento
del latte materno e quanto esso dipenda
dall’alimentazione: parleremo di acido arachidonico
come fattore di crescita. La carenza di acido arachidonico
si trova nei funicoli dei bambini che hanno una
rallentata crescita fetale. Parleremo dell’intake di ferro
e di zinco, di cui si parla poco oggi, ma che è
importante per la crescita e per lo sviluppo neurocomportamentale
del bambino. Le ultime ricerche del
gruppo dell’Inta di Santiago del Cile hanno visto
quanto la carenza di ferro può influenzare lo sviluppo
neurocomportamentale e i potenziali visivi e
acustici dei bambini cileni con carenza di carne
nell’alimentazione. E la quantità di acido rachidonico
che possiamo trovare nella carne, è anche maggiore
di quella presente del latte materno e seconda
rispetto a quella dell’uovo.
Quali sono i fattori di crescita che caratterizzano
la carne bovina? Ferro, zinco, acido rachidonico:
per il contenuto, la forma biologica, l’assorbimento
e la biodisponibilità (tabella 1). Dobbiamo
valutare tutti questi elementi e finirla di parlare di
diete che stressano il fisico. L’uomo è onnivoro e
deve mangiare di tutto un po’, come ha detto un
grande nutrizionista, David Crechevsky, che ha dedicato
una vita a questo tipo di studi. Ricordiamoci
anche che l’uomo divenne erectus quando divenne
onnivoro e cominciò a mangiare la carne.
La gravidanza e l’infanzia: occorre un’alimentazione
in cui la quantità giusta di calorie sia rispettata,
e l’apporto degli alimenti traccia dei minerali sia
portato in maniera naturale. Non deve essere dimenticato
l’acido rachidonico, che è fattore di crescita
importante. Tutto questo per una crescita armonica
del feto e del bambino. Il latte materno deve avere
un divezzamento diverso: il bambino allattato al
seno necessita di un divezzamento carneo.
Anche la ragazza adolescente deve avere un
apporto carneo, non limitarsi ad assumere ferro
sotto forma di farmaco visto che ha una minor
biodisponibilità.
Ferro e gravidanza: per evitare l’anemia materna
e il parto pre termine (tabella 2), è importante
un’alimentazione completa che comprenda il ferro
alimentare e lo zinco di origine vegetale, che è
maggiormente biodisponibile se mescolato alla carne.
Ci sono infatti dei fattori nella carne, che
ancora non vengono studiati, ma che permettono
di assorbire meglio il ferro vegetale. Quando abbiamo
una gestante che presenta valori serici più bassi,
rischiamo di avere bambini a basso peso, con spese
per la comunità e parti a rischio. Abbiamo la possibilità di prevenire certi problemi, con un’alimentazione
corretta senza andare in farmacia. Il bambino pre
termine non ha riserve di ferro e quindi necessita,
dopo il divezzamento, che nella sua alimentazione sia
presente il ferro, ferro alimentare e non farmacologico.
Questa necessità si è evidenziata soprattutto nei
Paesi in via di sviluppo. Stiamo facendo uno studio in
Cambogia: stiamo valutando dei bambini nell’ambito
di una campagna contro la tubercolosi e per la prevenzione
della malaria. Valutiamo anche la crescita, e
chiediamo la preparazione di prodotti galenici per
fare un’integrazione di ferro, zinco e calcio: in quei
Paesi infatti, stiamo valutando la differenza della
crescita proprio di quei bambini che seguono questa
integrazione.
Qual è il fabbisogno di ferro? Somministrando dai
6 agli 8 mmg al giorno riusciremo ad avere un
fabbisogno di ferro dagli 0,75 a un milligrammo al
giorno. Il professor Williams ha pubblicato sul British
Medical Journal uno studio effettuato su 85 bambini
randomizzati abitanti in aree urbane: la supplementazione
con ferro attraverso formule arricchite
previene il declino dei punteggi di sviluppo psicomotorio
e l’anemia sideropenica.
Quali sono gli effetti funzionali che possono persistere
in caso di anemia? In un confronto tra bambini
di 4 anni (tabella 3) con anemia ferro priva nei
primi due anni e bambini supplementati o in quelli
che avevano un’alimentazione corretta comprendente
la carne in cui era presente il ferro, i potenziali
evocativi uditivi e/o visivi di questi ultimi
erano migliori. Gli studi sono stati pubblicati su
Pediatric Research del mese di febbraio. La carenza
di ferro in una dieta non corretta, carente di
carne, può portare effetti negativi sullo sviluppo
psicocomportamentale generale. Una volta, per questo
genere di sviluppo si pensava soprattutto al fosforo
contenuto nel pesce; adesso si è notato che il ferro
è importante, soprattutto nella femmina pre-adolescenziale
e durante l’adolescenza.
Come si assorbe il ferro? Il latte materno ha un
assorbimento basso ma è altamente biodisponibile.
La quantità di ferro eme nella carne bovina è ed è superiore alla quantità contenuta nel latte
artificiale.
La carne bovina ha un effetto positivo sullo stato
marziale in quanto contiene ferro nella forma eme,
che è altamente biodisponibile, e perché ha un effetto
positivo sulla forma di ferro non eme presente in
altri alimenti nello stesso pasto. Questo è uno dei
motivi per cui secondo le linee guida dell’Organizzazione
della Sanità europea, il baby food non deve
essere 100% carne ma in proporzioni di 51% e 49
per cento. Così, la biodisponibilità di ferro contenuto
in alimenti vegetali può essere notevolmente
incrementata con l’aggiunta di quantitativi anche
limitati di carne bovina.
Uno studio del professor Michaelsen ha dimostrato
l’associazione positiva tra ferritina serica ed assunzione
di carne tra i sei e i nove mesi di vita del
bambino, mantenendo i valori di ferritina plasmatica
costanti e non variabili, e questo è molto importante
in un bambino che raddoppia il peso a sei mesi e lo
triplica a un anno. Uno studio condotto dal professor
Engelmann compiuto su 42 bambini randomizzati
dell’età di 8 mesi, ha dimostrato che si raggiungono
valori di emoglobina più stabili grazie a una somministrazione
di 27 grammi al giorno di carne invece
che di 10. Lo stesso Engelmann ha compiuto uno
studio sugli isotopi stabili su otto bambini dell’età di
dieci mesi, notando che l’aggiunta di dieci grammi
di carne a 100 grammi di purea vegetale aumenta di
2,7 volte la quantità di ferro assorbito.
Quali sono le sostanze contenute nella carne bovina?
Da valutare il meat factor, vale a dire l’insieme
di componenti che ancora non si conoscono ma che
contribuiscono a mantenere il ferro in una forma
solubile e quindi biodisponibile: probabilmente certi
peptidi di basso peso molecolare che si producono
durante la digestione della carne e della istidina in
essi contenuta.
Altro importante elemento contenuto nella carne
è lo zinco, che abbiamo visto essere fondamentale
per la crescita del bambino. Abbiamo carenze
di zinco nei bambini pre termine anche se allattati al seno e anche se nel latte materno
dovrebbe essere contenuto zinco. (tabella 4). È
importante che la dieta della gestante contenga
questo elemento: rischia quindi la donna vegetariana,
ma se la donna è onnivora deve assumere la
carne rossa che è ricca di zinco, ferro e acido
arachidonico. Se la donna ha un basso intake di
zinco, il rischio di basso peso alla nascita aumenta
di circa due volte. Aumenta il rischio di parto pre
termine soprattutto in caso di rottura prematura delle
membrane. Un basso intake di zinco nella fase
precoce della gravidanza si associa a un rischio tre
volte maggiore di un parto molto prematuro. Il
rischio aumenta in associazione ad anemia ferro
priva.
Da valutare anche l’importanza dello zinco
nell’infanzia: la condizione e il ruolo di questo
elemento sono analoghi a quelli del ferro, come
l’associazione con gli indici di crescita e sviluppo
non dose dipendente: i bambini pre termine sono i
più esposti. Occorrono circa 5 milligrammi al giorno:
è stato visto che le diete ad alto tenore di cereali
non raffinati non estrusi portano solo al 15% dell’assorbimento,
mentre diete con cereali raffinati e carne
portano al 50% dell’assorbimento dello zinco.
Ricordiamoci quindi che è utilissima la fibra nell’alimentazione,
è importante la sua capacità di modulazione
intestinale ma ricordiamoci anche che le fibre
inibiscono l’assorbimento, quindi la dieta va valutata
con quote giuste.
Riguardo allo zinco, in uno degli ultimi numeri
del British Medical Journal si dice che è conosciuto
da 40 anni ma ignorato dalle organizzazioni mondiali
per la salute, nel senso che non ci sono ancora
globali osservazioni sul suo ruolo.
Secondo la meta-analisi di 33 studi di intervento,
la supplementazione di zinco da sola migliora la
crescita lineare e l’incremento ponderale. Secondo
alcuni scienziati americani che lavorano in oriente,
la supplementazione di zinco ha migliorato gli
indici di sviluppo neurocomportamentale dei
bambini cinesi (tabella 5). L’apporto ottimale tra i
6 e 12 mesi evoca indici di sviluppo ottimali anche
in bambini cileni secondo il gruppo di studi dell’Inta
di Santiago del Cile.
Dov’è contenuto lo zinco? Le quantità maggiori
si trovano nel manzo (8 mg/100gr), nell’albume
abbiamo 0,02 mg/100gr, nel latte materno abbiamo
alta biodisponibilità ma 0,12 mg/100gr. Il manzo
contiene otto volte la quantità di zinco rispetto al
pollo. È uno dei motivi per cui è preferibile dare
ai bambini il manzo, che è meglio del vitello e
molto meglio del pollo.
Per quanto riguarda la carne bovina e l’assorbimento
di zinco nell’infanzia, è stato fatto uno studio
con isotopi stabili in due gruppi di bambini a 7 mesi:
a un gruppo è stato somministrato latte materno
associato a vegetali, all’altro latte materno e carne.
L’assorbimento di zinco è migliore quando abbiamo
latte materno associato a carne.
L’importanza dell’acido arachidonico: abbiamo
due grassi essenziali, il linoleico e l’alfa linolenico,
con tutto un insieme di enzimi. L’n-6 e l’arachidonico,
fattore di crescita, in cui dovrebbe stare in equilibrio
con l’epa che arriva dalla serie n-3, che è la
cosiddetta serie del mare (alghe, pesce): ma devono
stare in equilibrio, perché entrambe si depositano a
livello cerebrale ed entrambi influenzano le funzioni
neurocognitive e neurocomportamentali. Quindi si
dicono essenziali perché non sono sintetizzati dall’organismo,
sia il linoleico che l’alfa linolenico. In certi
momenti nel primo anno di vita, durante l’allattamento
il bambino riceve l’arachidonico dal latte materno,
ed è importante un divezzamento al sesto
mese con una presenza della carne di manzo nel
baby food proprio per la presenza dell’acido arachidonico.
Quindi questi acidi grassi a semi-essenzialità,
possono essere forniti con l’alimentazione.
Durante la gravidanza abbiamo visto che nei bambini
a rallentata crescita fetale avevamo dei tassi più
bassi di acido arachidonico attraverso la fonicolocentesi.
Anche altre ricerche come quelle del professor
Kolezko in Germania e del professor Leaf nel Regno
Unito hanno trovato un’associazione tra l’acido arachidonico
nei lipidi del funicolo e gli indici antropometrici
nel prematuro e nel neonato a termine.
L’acido arachidonico quindi migliora la performance
nel bambino, e viene assorbito soprattutto
con un divezzamento con alimenti a origine animale.
Nella carne bovina abbiamo presenza sia di
acido linoleico che alfa linolenico, e la presenza
dell’arachidonico è seconda solo a quella contenuta
nelle uova e leggermente superiore a quella nel
latte materno (tabella 6).
La carne bovina quindi contiene acido arachidonico
nei fosfolipidi e nei trigliceridi. È importante per
sottolineare che il miglior legame per questo acido è
il fosfolipide che si trova nella carne bovina magra.
Non dimentichiamo quindi che in una dieta la
qualità proteica della carne bovina innalza anche
la qualità proteica di altri alimenti (come proteine vegetali) presenti nello stesso pasto. In conclusione: ferro, zinco e acido arachidonico
rappresentano fattori di crescita con importanti effetti
sulla crescita strutturale e funzionale dei tessuti, in
particolare del sistema nervoso centrale, nel corso
della vita fetale e dell’infanzia. La carne bovina è
la principale fonte di ferro e zinco, apporta acido
arachidonico e aumenta il valore biologico delle
proteine degli alimenti vegetali assunti contemporaneamente.
Rappresenta poi un elemento insostituibile
per una alimentazione completa ed equilibrata
nella gravidanza e nell’infanzia, fino a tutta
l’adolescenza. Non dimentichiamocelo mai:
l’uomo è onnivoro e deve mangiare di tutto.
Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di
Bologna.
Specializzato in Pediatria presso l’Università di Pavia.
Professore incaricato di Clinica Pediatrica – Università
di Milano dal 1976.
Professore ordinario di Pediatria presso l’Università di
Milano dal 1980.
Direttore Clinica Pediatrica – Direttore di Medicina -
Chirurgia – Odontoiatria – Ospedale S.Paolo – Università
di Milano.
Direttore III Scuola di Specializzazione di Pediatria -
Università di Milano.
Presidente Società Italiana di Nutrizione Pediatrica.
Già Presidente Società Italiana di Pediatria Preventiva
e Sociale (dal 1988 al 1996).
Presidente Società Italiana Studio Malattie Metaboliche
Ereditarie dal 1993 al 1995.
Presidente dell’Istituto Scientifico Danone Italia, per la
ricerca e la cultura della Nutrizione.
Direttore Scientifico della Rivista «Doctor Pediatria»
(mensile di medicina e di cultura per il pediatra).
Promotore, organizzatore, presidente di Congressi Internazionali
biennali «Milano Pediatria» dedicati a Nutrizione,
genetica, ambiente.
Organizzatore del Congresso Mondiale «Inborn Errors
Metabolism» Milano, maggio 1994.
Vincitore del Premio Invernizzi nel 1999 per le «Scienze
alimentari».
anna said
Qui sotto l’imponente numero di studi con le prove dell’onnivorismo, niente che possa reggere il confronto per qualità e quantità con le valutazioni vegetariane
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anna said
TO RECONSTRUCT what early humans ate, researchers have traditionally studied
features on their fossilized teeth and skulls, archaeological remains of food-related
activities, and the diets of living humans and apes. Increasingly, however,
investigators have been tapping another source of data: the chemical composition
of fossil bones. This approach has yielded some especially intriguing findings with
regard to the Neandertals.
Michael Richards, now at the University of Bradford in England, and his colleagues
recently examined isotopes of carbon (13C) and nitrogen (15N) in 29,000-year-old
Neandertal bones from Vindija Cave in Croatia. The relative proportions of these
isotopes in the protein part of human bone, known as collagen, directly reflect their
proportions in the protein of the individual’s diet. Thus, by comparing the isotopic
“signatures” of the Neandertal bones to those of other animals living in the same
environments, the authors were able to determine whether the Neandertals were
deriving the bulk of their protein from plants or from animals.
The analyses show that the Vindija Neandertals had 15N levels comparable to
those seen in northern carnivores such as foxes and wolves, indicating that they
obtained almost all their dietary protein from animal foods. Earlier work hinted that
inefficient foraging might have been a factor in the subsequent demise of the
Neandertals. But Richards and his collaborators argue that in order to consume as
much animal food as they apparently did, the Neandertals had to have been skilled
hunters. These findings are part of a growing body of literature that suggests
Neandertal subsistence behavior was more complex than previously thought [see
“Who Were the Neandertals?” by Kate Wong; SCIENTIFIC AMERICAN, April 2000]. —W.R.L.
riccardo said
La dieta meditterranea è riconosciuta un tutto il mondo come la migliore dieta, non c’è bisogno di cambiare la nostra alimentazione tradizionale. Qui riporto un link istruttivo sulla varietà della dieta
http://it.health.yahoo.net/c_special.asp?Id=10042&s=1&c=7
riccardo said
La scienza riabilita la carne. un articolo sul sole 24 ore
http://www.salumi-italiani.it/pdf/050824%20sole24ore.pdf
pamela said
Una personalità multiforme, oppure una famiglia sodale, unita dallo scannamento di animali, sta postando nei commenti del mio post, con discrezione ed eleganza, un’apologia della dieta carnivora. A tutt’oggi possiamo attribuirgli quattro identità diverse: quibli, anna, diana, vegetariano pentito e chissà che altre non se ne aggiungano nei giorni a venire, visto che egli sembra voler monopolizzare un post che non gli appartiene, in un blog che non gli appartiene.
Non voglio credere alla coalizione di un’intera famiglia, nonno bisnonno, nipotine o forse cognata e zia, nella persecuzione di poveri animali innocenti e indifesi: inseguimento, cattura, uccisione e divoramento sul posto, ancora caldi.
Saranno gli eventuali lettori a stabilire quale credito attribuire ad un essere che non ha neanche il coraggio del suo anonimo nick, che sente il bisogno di differenziare le identità, forse è un insicuro, forse le sue numerose personalità si affollano e chiedono di apparire.
Con discrezione ed educazione esemplari posta pagine su pagine, tra cui mezzo convegno assocarni, inducendo i lettori a perdere tempo e pazienza, mentre la sfacciataggine e l’invadenza suggerirebbero di mettere dei link, che chi vuole può andare ad esaminare.
Tutti questi commenti, che presumibilmente nessuno si curerà di leggere, resteranno nei secoli e nei millenni ad illustrare la fosca personalità dell’essere quibli-anna-diana-vegetariano pentito e chi più ne ha più ne metta. Forse, nei secoli e nei millenni si dirà: “ecco il mostro carnivoro a molte teste” e i bambini si stringeranno alle madri, tremanti e pronuceranno la loro prima parola: troll.
Poiché l’essere dai molti nomi continuerà a postare per l’eternità in questo post e io lo lascerò fare perché ciò sia di monito gli esagerati, ai logorroici, ai confusi, agli sconvolti, mi limiterò, nella mia infinita maleducazione e invadenza, a dare dei link, che chi vuole potrà consultare e che riporta le posizioni delle più grandi associazioni di dietisti del mondo. Questo chiuderà definitivamente tutte le bocche del mostro carnivoro, ma egli non se ne accorgerà.
http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/ADA_ital.htm
http://www.pcrm.org/
anna said
Dimenticavo, chiedo scusa. Io mi sono postata come Anna. Se mi chiamassi baldassare cambierebbe qualcosa? se ciò che ho postato l’avessi postato come fiammetta sarebbe meno vero? Lei si chiama Pamela Canali ma se si chiamasse in un altro modo il contenuto dei suoi post sarebbe lo stesso. Per esser certi che lei si chiama Pamela Canali dovrei vedere la sua carta d’identità.Ma non vedo perchè mi dovrebbe interessare.
Se lei guarda i nick e non legge i contenuti è ovvio che parlerà solo dei nick, che non c’è nulla di male a usare.
Non c’è nulla di osceno o di offensivo nei contenuti dei post che meriti quest’impellente bisogno di sapere. Il sapere è nei contenuti, con tanto di nomi e cognomi di professori universitari a cui chiunque può rivolgersi per verificare. E poi ci sono i loor link, i loro libri, le loro pubblicazioni.
Questo è quello che veramente conta.
lucy said
è vero che c’è un’abominevole abitudine a moltiplicare i propri interventi mediante più nick, però è anche vero che scrivere un post e non tollerare le obiezioni, negare o ignorare la validità di punti di vista diversi non è operazione di grande lungimiranza. non accade solo in questo post o solo in questo blog. però accade e in nessun caso è bello vedere che coloro cui “non appartiene” il blog o la pensano diversamente dall’estensore dell’articolo vengono quasi pregati di non dire le loro sciocchezze, oppure bypassati anche quando ne sanno ben di più di altri più accreditati commentatori.
allora il blog è meglio evitarlo o renderlo fruibile mediante chiave di accesso per i soli amici e amici degli amici. una cosa è il troll sempre in agguato, una cosa è un’opinione divergente. sbaglia anna (e/o parentado) ad agire così, al limite del trollismo, ma non è corretto in quanto vegetariani dare del poco serio a chi consuma carne estendendo un giudizio di scorrettezza formale di uno a tutti. io mangio carne e pretendo di non essere considerata un mostro sanguinario.
pamela said
Cara Lucy, ti prego di rileggere l’ultimo commento di Giancarlo, che hai male interpretato: l’accusa di essere poco serio non si riferisce al consumo di carne, ma all’uso di molteplici nick. Il signor uno e quadrino ha avuto ampio modo di esternare le sue opinioni e ha anche abusato della facoltà che gli viene data. Il blog, come certo saprai, non appartiene a me ma ad una cinquantina di altri coinquilini, solo i miei post mi appartengono. Veramente pensi, cara Lucy che questo essere nikkoso ne sappia più di altri?
Quando ho parlato di mostro, riferendomi al multiplo nick, avevo l’immagine di un essere a quattro teste. Tu come lo chiameresti, diverso, non biologicamente allineato? Se il termine mostro ti disturba, lo chiameremo come vuoi tu, anzi non lo chiameremo, perché personalmente spero di non interagire mai più con lui.
Sanguinario è, per me, chi difende con accanimento ormai superato dalla scienza (vedi link che ho postato nel precedente commento) le brutali uccisioni di animali che avvengono nei macelli e le torture loro inflitte precedentemente. Non potrei definire sanguinaria te, che sei allineata ad una maggioranza onnivora, e non prendi posizioni estreme. Naturalmente mi auguro che il consumo di carne diventi sempre minore, in modo che sia sempre più ridotto il numero di animali che soffrono e muoiono, animali che vengono fatti nascere esclusivamente per soffrire, morire e finire sulle nostre tavole.
lucy said
grazie per la precisazione.
vegetariano pentito said
Signor nick giancarlo, il professore Cestaro, Bourre, Cannella, Strata, Del Toma, Ballarini, Calabrese, Rossi, fatati, giovannini sono persone serissime. E i vari commentatori hanno lasciato parlare loro. La sua obiezione non sembra neanche esistere di fronte all’evidenza di quello che è stato inserito nei commenti.
Si contraddisce da solo.
annamaria said
Ho postato altri due commenti che non sono apparsi, forse compariranno dopo, volevo dire a lucy che i contenuti dei post sono tutti differenti, è il contenuto quello che conta.
Il discorso viene ovviamente spostato sui nick perché sui contenuti- che sono di professori universitari, il loro pensiero è di dominio pubblico – non si riesce a dire niente e quindi si vuole squalificare gli interlocutori, i nick, come se questo cancellasse gli studi fatti con tanto di nomi e cognomi, da una moltitudine di ricercatori. Chi persegue la verità e sopratutto chi scrive il post, dovrebbe gioire della ricchezza di questi contenuti, per potere così liberamente giudicare, invece pensare ai nick mostra la paura di chi pensa che le persone che leggano questi contenuti possano avere a disposizione del materiale per farsi una idea più precisa e libera e consapevole
vegetariano pentito said
La signora Canali non comprende che l’onnivorismo non è il carnivorismo, non si tratta di consumare molta carne, che fa male quanto mangiare molta frutta e verdura (come diceva Del Toma che è stato citato, i nutrizionisti hanno molte preoccupazioni sulla presenza di sostanze tossiche nei vegetali, per non parlare delle sostanze anti-nutrizionali in essi contenuti).
Tutti i cibi, quelli animali compresi, hanno ognuno i suoi pro e i suoi contro. Per esempio, il tuorlo d’uovo è vero che è ricco di colesterolo e ricco di acido arachidonico che in eccesso è un proinfiammatore, ma è anche vero che il tuorlo d’uovo è ricco anche di vitamina A e di colina e lecitine. E’ vero che troppo acido arachidonico infiamma e aumenta l’aggregazione piastrinica, ma è anche vero che senza acido arachidonico le membrane delle cellule nervose diventano rigide e non funzionerebbero bene. Quindi il problema non è di essere pro o contro ma quello di proporzioni, equilibri, che da onnivori possono essere ben raggiunti se si mangia di tutto ma nelle giuste quantità. insomma chi mangia molta carne fa male, chi mangia molta verdura fa pure male. Ma la carne è necessaria come la verdura.
marcello said
Ho seguito con interesse e passione tutta la discussione, è raro vedere tante notizie tutti insieme di fronte a certi siti dove i commenti sono solo ghigni di risare e battutine. Apprezzo molto la poesia e lo spirito. Mangio da schifo, ma non riesco a mangiare altrimenti, vado pazzo per i dolci e la pasta.
Per gli animali mi può dispiacere ma senza gli animali non ci sarebbero neanche le medicine, che spesso salvano la vita.
Come si sarebbe potuto arrivare ai trapianti di cuore senza primo studiarli sugli animali? E gli anestetici che oggi la chirurgia usa?
giancarlo said
Ribadisco che non è questo il luogo adatto per una discussione scientifica sulla migliore dieta. Se il signore dai vari nick fornisce la sua provincia di residenza e la sua mail si può provare a metterlo in contatto con medici che consigliano e sostengono una dieta vegetariana.
Se invece vogliamo continuare come al solito, non arrivando da nessuna parte, ecco un elenco di articoli recenti a firma di illustrissimi professori universitari a conforto di quanto da me sostenuto:
Adebamowo CA, Spiegelman D, Danby FW, Frazier AL, Willett WC, Holmes MD
High school dietary dairy intake and teenage acne.
J Am Acad Dermatol 2005 Feb;52(2):207-14.
American Dietetic Association; Dietitians of Canada
Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: Vegetarian diets
J Am Diet Assoc. 2003 Jun;103(6):748-65.
American Dietetic Association; Dietitians of Canada
Position of the American Dietetic Association and Dietitians of Canada: vegetarian diets
Can J Diet Pract Res. 2003 Summer;64(2):62-81.
Arjmandi BH, Smith BJ
Soy isoflavones’ osteoprotective role in postmenopausal women: mechanism of action
J Nutr Biochem. 2002 Mar;13(3):130-137.
Barnard ND, Scialli AR, Turner-McGrievy G, Lanou AJ, Glass J.
The effects of a low-fat, plant-based dietary intervention on body weight, metabolism, and insulin sensitivity. 16164885
Am J Med 2005 Sep;118(9):991-7
Berkey CS, Rockett HR, Willett WC, Colditz GA.
Milk, dairy fat, dietary calcium, and weight gain: a longitudinal study of adolescents.
Arch Pediatr Adolesc Med. 2005 Jun;159(6):543-50
Berkow SE, Barnard ND
Blood pressure regulation and vegetarian diets
Nutr Rev. 2005 Jan;63(1):1-8.
Blackberry I, Kouris-Blazos A, Wahlqvist ML, Steen B, Lukito W, Horie Y
Legumes: the most important dietary predictor of survival in older people of different ethnicities
Asia Pac J Clin Nutr. 2004 ;13(Suppl):S126.
Booth SL, Broe KE, Gagnon DR, Tucker KL, Hannan MT, McLean RR, Dawson-Hughes B, Wilson PW, Cupples LA, Kiel DP
Vitamin K intake and bone mineral density in women and men
Am J Clin Nutr. 2003 Feb;77(2):512-6.
Carmel R, Mallidi PV, Vinarskiy S, Brar S, Frouhar Z
Hyperhomocysteinemia and cobalamin deficiency in young Asian Indians in the United States
Am J Hematol 2002 Jun;70(2):107-14
Davey GK, Spencer EA, Appleby PN, Allen NE, Knox KH, Key TJ
EPIC-Oxford: lifestyle characteristics and nutrient intakes in a cohort of 33 883 meat-eaters and 31 546 non meat-eaters in the UK
Public Health Nutr. 2003 May;6(3):259-69.
Dubnov G, Constantini NW
Prevalence of iron depletion and anemia in top-level basketball players
Int J Sport Nutr Exerc Metab. 2004 Feb;14(1):30-7.
Facchini FS, Hua NW, Reaven GM, Stoohs RA
Hyperinsulinemia: the missing link among oxidative stress and age-related diseases?
Free Radic Biol Med 2000 Dec 15;29(12):1302-6
Gunther AL, Remer T, Kroke A, Buyken AE.
Early protein intake and later obesity risk: which protein sources at which time points throughout infancy and childhood are important for body mass index and body fat percentage at 7 y of age?
Am J Clin Nutr. 2007 Dec;86(6):1765-72
Hertzler AA, Anderson HL
Food guides in the United States. An historical review
J Am Diet Assoc. 1974 Jan;64(1):19-28.
Hua NW, Stoohs RA, Facchini FS
Low iron status and enhanced insulin sensitivity in lacto-ovo vegetarians.
Br J Nutr 2001 Oct;86(4):515-9
Hung HC, Joshipura KJ, Jiang R, Hu FB, Hunter D, Smith-Warner SA, Colditz GA, Rosner B, Spiegelman D, Willett WC
Fruit and vegetable intake and risk of major chronic disease
J Natl Cancer Inst. 2004 Nov 3;96(21):1577-84.
Ikeda Y, Suehiro T, Yamanaka S, Kumon Y, Takata H, Inada S, Ogami N, Osaki F, Inoue M, Arii K, Hashimoto K
Association between serum ferritin and circulating oxidized low-density lipoprotein levels in patients with type 2 diabetes.
Endocr J 2006 Oct;53(5):665-70
Key TJ, Appleby PN, Davey GK, Allen NE, Spencer EA, Travis RC
Mortality in British vegetarians: review and preliminary results from EPIC-Oxford
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Taurine And Cobalamin Status of Cats Fed Vegetarian Diets.
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Potrei citare altri 1000 testi, ma mi interessava solo far capire il concetto di inutilità in questa sede di quanto scritto nei post chilometrici del multi-nick.
Senza voler offendere nessuno, a mio modesto parere, invadere in quella maniera questo spazio dedicato ad altro è solo maleducazione!!
anna said
Ho riletto la sua bibliografia signor giancarlo. Potrebbe gentilmente dirmi quali di queste ricerche è stata sottoposta a metanalisi e quale a EBM?
Pamela said
Invito Giancarlo a non continuare la discussione. Siamo di fronte a questo essere alle cui identità si sono aggiunti Anna Maria, Maria, Marcello. Queste sette personalità diverse inscenano un teatrino, dialogano fra loro, si lodano e si sbrodano, si danno consigli a vicenda. Ognuno può trarre le sue conclusioni. Lasciamolo nella sua affollata solitudine.