La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

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Intervista a Dacia Maraini

Pubblicato da massimomaugeri su settembre 2, 2008

Una donna e un viaggio attraverso il dolore: questo il tema che accompagna il nuovo romanzo di Dacia Maraini: “Il treno dell’ultima notte” (Rizzoli, pagg. 430, € 21). Una storia che affronta gli abissi dei totalitarismi del Novecento, collegando la tragedia della Shoah a quella della rivoluzione di Budapest del ‘56. La protagonista del libro, Amara Sironi, giovane giornalista inviata nell’Est europeo come corrispondente, inizia un viaggio in treno che la porterà da Auschwitz a Cracovia, da Vienna a Budapest (nel bel mezzo della rivolta popolare contro l’oppressione sovietica). Ma il suo è anche un personale “viaggio della speranza” per ritrovare un amico d’infanzia di cui conserva le preziose lettere: Emanuele, figlio di un ebreo austriaco trapiantato a Firenze, deportato nel campo di Lodz e poi scomparso.
Ne abbiamo discusso con l’autrice.

“Il treno dell’ultima notte” viaggia tra le tragedie del Novecento: dalla Shoah alla rivoluzione di Budapest del ’56. Quando ha pensato per la prima volta di voler scrivere questo libro? E perché?
Ci penso da anni. Prima ancora di cominciare il penultimo romanzo, “Colomba”, covavo l’idea di questo libro. Appena ho finito di scrivere l’altro, ho cominciato subito questo. Ci ho messo quattro anni, ma infine ci sono riuscita. Viveva sotto la cenere da tempo.

Un libro che racconta un viaggio, una narrazione che scorre sui binari di un treno. In quarta di copertina leggiamo la seguente frase: “Ogni treno in fondo viaggia verso il regno dei trapassati”? Cosa significa?
Il percorso sul treno, come tutti i viaggi, è un tragitto di vita. Ma la vita non è eterna, ha una fine. E il treno in qualche modo, come il flusso della nostra esistenza, ci conduce verso la morte. Niente di lugubre. “Threnum” in greco antico significa canto per i morti.

Ci descriva la protagonista del libro. Chi è Amara Sironi?
Amara è una ragazza ingenua, sincera, un poco imbranata ma di buona volontà. È gentile verso gli altri. Crede che l’amore duri immutabile per sempre e questo viaggio le insegnerà che invece tutto muta, anche l’amore più tenero.

Nella prima pagina del romanzo il direttore del giornale domanda ad Amara: “Cosa rimane delle sofferenze della Seconda Guerra Mondiale? Cosa del ricordo della Shoah”? Dacia Maraini cosa risponderebbe oggi?
Noi siamo i figli di quelle terribili esperienze, anche se non ce ne rendiamo conto. I giovani credono di nascere da se stessi. E invece no. Le radici le portiamo sempre appresso, anche quando pensiamo di non averne affatto. Senza radici del resto una persona diventa un minerale. Nemmeno un vegetale, perché la vegetazione vive di radici. Solo un’anima disperata e arrogante può pensare di non avere niente dietro di sé.

Lei ha vissuto due anni della sua vita in un campo di concentramento in Giappone. Questa sua esperienza emerge, in un modo o nell’altro, tra le righe di questo libro?
Direi di sì. In quel campo di concentramento giapponese è stata rinchiusa tutta la famiglia Maraini, per due anni, per non avere voluto firmare l’adesione alla Repubblica di Salò. Non era un campo di sterminio; ma la fame, il freddo, la paura e le malattie erano tali e quali a quelle dei campi nazisti. D’altronde i giapponesi sono sempre stati considerati i tedeschi d’oriente.

So che nel corso della scrittura si è trovata ad affrontare un evento drammatico e luttuoso. Ce ne vuole parlare? In che modo ha influito – se ha influito – sulla storia?
Mentre scrivevo questo libro il mio compagno, Giuseppe Moretti, regista di teatro e attore di grande talento, si è ammalato gravemente e poi è morto. L’entrare e uscire dall’ospedale ogni giorno, la frequentazione dei tanti malati e infine la morte inaspettata e dolorosa di colui che amavo, mi hanno ferita. La storia che racconto nel libro non è autobiografica, ma l’atmosfera di dolore di questi due anni sono in qualche molto arrivati sulla pagina . Le ferite si sentono.

A proposito di tragedie (sociali) attuali e nostrane: cosa pensa della questione “monnezza”?
Penso che tutta l’Italia manchi di una cultura ambientale: troppo pochi rifiuti differenziati, troppo poco interesse al territorio, ciascuno preso dai suoi piccoli egoistici traffici per sfuggire alle regole comunitarie: costruire la casetta sul mare, non pagare le tasse dovute, non usare i filtri, gettare tutto dove capita, ecc. Certo le colpe peggiori toccano alla camorra, ma dobbiamo anche riconoscere che chi doveva controllare, non l’ha fatto, magari per non dispiacere a questo e quello. E c’è stato un silenzio da parte della collettività che ha oggettivamente aiutato i criminali. Perchè in quattordici anni nessuno ha detto una parola contro le centinaia di discariche abusive in cui si gettava di tutto? Chi doveva mettere come prioritaria la lotta contro la malavita organizzata non l’ha fatto, cominciando dai vari governi che si sono succeduti in Parlamento. La sicurezza in Italia non riguarda gli stranieri ma la malavita… dalla mafia alla n’drangheta, alla camorra, regioni intere abbandonate alle loro prepotenze. Ma la cosa ancora piu grave è che ci sono state collusioni, infiltrazioni, connivenze pericolosissime. Ancora oggi il Parlamento è pieno di deputati inquisiti per collusione con la mafia o con la camorra. Una cosa inaccettabile. Lo so che la giustizia è lenta e che non si può aspettare. Ma la correttezza vorrebbe che fino a quando ci sono dei sospetti, ci si sospenda da tutti gli incarichi pubblici.

“Il treno dell’ultima notte” è il miglior romanzo di Dacia Maraini?
Non lo so. Non spetta a me dirlo. Sono i lettori che giudicano e alla fine è il loro parere, nell’insieme, che fa vivere un libro oltre i pochi mesi di rumore, oppure lo relega all’oblio.

Massimo Maugeri

11 Risposte to “Intervista a Dacia Maraini”

  1. Carla detto

    Ammiro molto la scrittura di Dacia Maraini, di lei ho letto: La lunga vita di Marianna Ucrìa e Dolce per sè, deliziosi…
    intervista interessante, il treno è da sempre metafora di passaggio, vita e morte insieme…

  2. non ho mai letto la Maraini, ma ho apprezzato questa intervista. Bravo Massimo.

  3. grazie anche da parte mia, Massimo, un contributo davvero prezioso.

  4. Complimenti a Massimo per la bella intervista.
    Ciao
    Paolo

  5. Scusate il ritardo, ma riesco a intervenire solo adesso.

  6. @ Carla
    Grazie, Carla.
    “La lunga vita di Marianna Ucrìa” è il romanzo più celebre della Maraini. E questo “Il treno dell’ultima notte” rientra di certo tra i suoi grandi romanzi.
    Come hai letto nell’intervista ho provato a farla sbilanciare con la domanda “Il treno dell’ultima notte è il miglior romanzo di Dacia Maraini?”
    Ma lei, giustamente, non si è sbilanciata.
    Ai lettori l’ardua sentenza!

  7. @ Antonio Consoli
    Grazie a te, Antonio.
    Si è sempre in tempo per cominciare a leggere un autore, non trovi?
    :)

  8. E, naturalmente,grazie mille ai cari Fabrizio e Paolo.

  9. Forse qualcuno di voi si sarà domandato come mai quella domanda sulla “monnezza”.
    Uno dei motivi è che questa intervista è stata pubblicata in forma cartacea su “La Tribuna del Mezzogiorno”, un quindicinale campano (di Napoli).

  10. [...] Su “La poesia e lo spirito” potete leggere questa intervista che mi ha rilasciato Dacia [...]

  11. marzia zini detto

    Amo molto lo stile letterario della Maraini,la Sua cultura e il Suo impegno sociale.Condivido la dimensione interiore e la sesibilità verso la vita e ciò che la rappresenta.Nell’ultimo libro “La seduzione dell’altrove”,si evince un profonda empatia per la diversità culturale e sociale e l’amore per la conscenza, vissuto attraverso il viaggio,;sono più portata per il viagggio interiore ma leggendo le Sue esperienze mi è tornato il desidrio di un grande viaggio per esplorare il fuori dame…Grazie e Buon Natale!

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