L’ultimo giorno felice, di Tullio Avoledo
Posted by giovannichoukhadarian13 on October 9, 2008
“Facendosi la barba, quel mattino, Francesco Salvador si era tagliato due volte. Non gli capitava spesso. Quel giorno era più nervoso del solito. Anche se ancora non lo sapeva, quello sarebbe stato l’ultimo giorno felice della sua vita”. Al sesto romanzo in 5 anni, Tullio Avoledo è arrivato a un grado altissimo di concentrazione di senso e significato nelle parole. Capace di storie le più fantasiose e fantastiche, fin dall’esordio dell’Elenco telefonico di Atlantide (Sironi, 2003), il giurista Avoledo è in realtà il narratore fornito della logica più acuminata e sarcastica che si legga oggi in Italia. Niente, nei suoi romanzi e neppure in questo L’ultimo giorno felice (Ambiente, pagg. 234, 10 euro) sfugge a un rigore che con troppa facilità si attribuirebbe al mestiere di giurista – e difatti il risvolto di copertina fa cenno ai suoi due mestieri precedenti: copywriter e giornalista. Stavolta Avoledo accetta la scommessa di scrivere in una collana a tema (Verde & Nero), parlando cioè in chiave noir-gialla d’ecomafie. In apparenza, niente di più lontano dall’inventore favoloso del Mare di Bering (Sironi, 2003) e, per la verità, anche dall’apocalittico La ragazza di Vajont (Einaudi, 2008). Non è così vero. C’è, per cominciare, una storia raccontata con un gusto per gli ambienti e i loro dettagli del tutto singolare. Tornano anche qui i riferimenti musicali esoterici: Avoledo si compiace di far conoscere al lettore gruppi inglesi e americani, ovvero anche cantanti che non passano su Mtv (e intanto, si capisce che segue pure quella). Ancora: pure in questo libro, come in tutti gli altri, ci sono figure di donne memorabili. Se Jean Pierre Léaud era, per Truffaut, l’uomo che ama le donne, così Avoledo è colui il quale le racconta. Fornito di ogni possibile sottigliezza, ha per la donna un timore e tremore che lo apparenterebbero a D. H. Lawrence poeta – se la sua scrittura non fosse però imbevuta di riferimenti ad alcuni americani di varia importanza del secolo passato (Bellow, Le Carré e Irving, per esempio). Se però questo giallo-verde d’ambiente friulano, con accluso delitto, storie di seduzione e gli immancabili bambini rimanda a qualcuno, allora occorre un altro nome, poco frequentato ormai in Italia: John Updike. Per l’abilità nell’intreccio e per la scorrevolezza della prosa, è lui e non altri il referente primo di Avoledo. Non è corretto svelare i fatti narrati, in un testo che si nutre anche di suspence. E’ invece necessario sottolineare un’altra dimensione ricorrente nella produzione di Avoledo, e qui per forza di cose più marcate: quella etica. La descrizione di una borghesia molto arricchita a Nordest e di quanto danno possa fare a una terra finora incontaminata come la Venezia Giulia. Il trattto etico di Avoledo esclude però ogni deriva moralistica. Qui non si racconta di buoni e cattivi: tutti sono coinvolti, escluse forse le donne (ma non è certo; o il loro coinvolgimento è d’altro tipo e tenore). L’ultimo giorno felice è insieme un racconto politico, una storia d’amore complicato e un poema in prosa su un tema del genere: com’era verde la mia valle. E’ quindi un prodotto unico, nel romanzo italiano recente, cui non sarebbe stato inutile un lavoro di editing: c’è qualche ripetizione di fatti e concetti e alcune delle citazioni musicali sono lievemente imprecise (magari però l’autore ha fatto apposta, chi lo sa), nel complesso. Buon libro, Tullio Avoledo resta una garanzia di svago intelligente e divertito.
Pubblicato su Il Giornale, 5 ottobre 2008.
















vbinaghi said
Due di Avoledo in un anno?
Ullallà, è una cuccagna.
Segnalo « Esquisse - il blog di antonio consoli said
[...] E Segnalo la recensione di Giovanni Choukhadarian dell’ultimo libro di Tullio Avoledo, L’ultimo giorno felice. [...]
tiptop said
Una recensione di quelle che fa venir voglia di leggere il libro, non capita di frequente.
bevitore incallito said
ultimamente il signor Choukhadarian scrive delle vere e proprie perle che, perlomeno, riesco a capire pure io (si può scirevere perle-perlomeno?).
va beh, saluti!
giovanni choukhadarian said
Pezzo destinato a inserto letterario di quotidiano, quindi molto inadatto a lettura su monitor. Indagine critica d’altronde piuttosto corrìva. Grazie tuttavia dei generosi commenti.